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Lo stato della natura in UE. Rivoluzione bio

Lo stato della natura in UE. Rivoluzione bio

stato della natura

La Commissione europea, nella propria relazione su Lo stato della natura nell’Unione Europea nel 2020, ha confermato come l’agricoltura rappresenti la più grave minaccia per gli habitat e le specie, floristiche e faunistiche.

La salute degli ecosistemi è precaria e continua a peggiorare. (1)

Le Strategie UE Farm to Fork e Biodiversity 2030 dichiarano di voler introdurre rimedi, ma i finanziamenti sono deviati altrove. Solo i consumAttori possono invertire la rotta, acquistando in via esclusiva gli alimenti biologici del territorio. Senza compromessi. E allora sì che l’offerta sul mercato – e l’agricoltura a monte – saranno costretti alla svolta ecologica. Rivoluzione bio.

Lo stato della natura in UE nel 2020

La relazione dell’Esecutivo europeo, nel riconoscere le gravi minacce causate dall’agricoltura agli ecosistemi e la biodiversità, registrano minime aree di miglioramento rispetto alle rilevazioni del 2015. Si evidenza, al contrario, un diffuso peggioramento generale dello stato di conservazione degli habitat agricoli:

– le aree agricole classificate in buono stato di conservazione sono scese dal 14% al 12%. Mentre quelle in cattivo stato di conservazione sono aumentate dal 39 al 45%,

– gli habitat agricoli in tendenziale miglioramento sono soltanto l’8%, a fronte di un 45% che sta invece peggiorando il proprio status. Con una perdita netta in biodiversità che si esprime in rarefazione e messa in pericolo delle specie animali e vegetali.

Lo stato della natura in Italia

I residui di pesticidi nelle acque in Italia hanno raggiunto livelli abominevoli, come attestato da ISPRA nel proprio rapporto 2020. Il 77,3% delle acque superficiali e il 32,2% di quelle di falda sono contaminate da cocktail di agrotossici le cui azioni variano dall’interferenza endocrina alla genotossiche, oltreché cancerogene.

L’effetto deriva degli agrotossici su habitat esterni alle coltivazioni è stato mostrato nel recente studio della Libera Università di Bolzano sui meleti locali. Lo studio di ISPRA e Università Roma Tre sui noccioleti nel viterbese mostra a sua volta i danni delle coltivazioni ‘a lotta integrata’ sui suoli e le specie animali.

Lotta integrata, il fallimento

La c.d. ‘lotta integrata’ – tecnica agronomica volta a ridurre al minimo i consumi di prodotti agrochimici – venne introdotta in Italia già nel 2012, prima ancora di divenire obbligatoria in UE l’1.1.14. Dalle parole ai fatti, i consumi ufficiali di agrotossici in Italia sono pari al 240% rispetto alla media europea.

Il marchio di ‘produzione integrata certificata’ con SQNPI (Sistema Qualità Nazionale Produzione Integrata), introdotto con DM 8.5.14, rappresenta a sua volta un espediente per drenare finanziamenti pubblici in nome di una ipotetica ‘sostenibilità’ smentita dai dati. Con la complicità del governo italiano che si ostina a ritardare l’aggiornamento del Piano di Azione Nazionale (PAN) sui pesticidi.

Agricoltura biologica, l’unica via di salvezza

L’agricoltura biologica è l’unica via di salvezza. La sinergia delle sole attività agricole rispettose della natura con gli ecosistemi locali ne stimola infatti la rigenerazione, favorendo la conservazione e l’aumento di esemplari e varietà floristiche e faunistiche. E la garanzia di continuità delle catene trofiche – vale a dire, l’insieme dei rapporti tra gli organismi degli ecosistemi – è in grado di rimediare ai vuoti di sterilità ecologica causati dall’agrochimica.

La diffusione di pratiche agricole ristorative migliora altresì le condizioni ambientali dei territori circostanti, a beneficio delle popolazioni floristiche e faunistiche. La rigenerazione dei paesaggi apporta poi valore alla salute e il benessere degli esseri umani, sotto diversi punti di vista. In antitesi all’inquinamento di suoli, acque e aria provocati dall’agricoltura convenzionale, se pure (falsamente) targata come ‘sostenibile’. (2)

Strategie altisonanti

Le strategie per la tutela degli ecosistemi, presentate a Bruxelles il 20.5.20 in vista del 2030, sono davvero altisonanti:

– adottare il sistema biologico su almeno il 25% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) e

– dedicare al 10% dei terreni agricoli elementi caratteristici del paesaggio ad elevata diversità biologica (strategia UE Biodiversità 2030),

– dimezzare l’impiego di pesticidi e altri agrotossici (es. erbicidi, antifungini) in agricoltura (strategia UE Farm to Fork).

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Finanziamenti deviati

Moriremo di chiacchiere. Teresa Bellanova e Paolo De Castro si sono spesi ampiamente per addolcire i bocconi avvelenati imposti dalle grandi lobby dell’agricoltura industriale e dell’agrochimica alla (non-)riforma della PAC (Politica Agricola Comune), e al Recovery Plan, poi rinominato #NextGenerationEU.

I finanziamenti indispensabili alla transizione ecologica sono stati deviati al business as usual, laddove una spennellata di verde (greenwashing) sui veleni per sottrarre le risorse che dovevano venire destinate al sistema biologico. La Corte dei Conti UE, nel proprio rapporto speciale 2020 sulla biodiversità, aveva già denunciato come gli strumenti previsti dalla PAC fossero inidonei a raggiungere gli obiettivi di biodiversità stabiliti per il decennio precedente.

Rivoluzione bio

La rivoluzione bio non ha bisogno delle lobby miliardarie dei monopolisti dei pesticidi e sementi (Big 4). Giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, scegliamo di acquistare alimenti biologici prodotti nelle vicinanze, il più possibile direttamente dagli agricoltori in modo da garantire a loro una remunerazione equa e a noi un ecologico risparmio.

Il manifesto del biologico è solidale, ecologico, etico. Come vogliamo che sia la società inclusiva ove far crescere i nostri figli. AltrAgricoltura, Rete per la Terra, Égalité.

Dario Dongo e Giulia Orsi

Note

(1) Commissione europea (2020). Lo stato della natura nell’Unione europea Relazione sullo stato e sulle tendenze delle specie e dei tipi di habitat protetti dalle direttive Uccelli e Habitat nel periodo 2013-2018. COM/2020/635 final, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=COM:2020:635:FIN

(1) Margherita D’Amico, https://www.rivistadiagraria.org/articoli/anno-2021/xylella-olivicoltura-quanto-dannosa-lambiente-la-favolosa-intensivo/

Laureata in Giurisprudenza all'università di Bologna, ora iscritta al master di diritto dei mercati agroalimentari all'università di Torino. Praticante avvocato.

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