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	<title>Cop29 Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 15:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il summit della finanza climatica (1) si ferma a quota 300. Alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, la Cop29 che si è chiusa nei giorni scorsi a Baku, i Paesi industrializzati si impegnano a finanziare la lotta globale contro la crisi climatica nei Paesi in via di sviluppo mobilitando solo 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, all’interno di un vago traguardo di 1.300 miliardi che dovrebbe essere raggiunto attraverso il contributo di attori pubblici e privati. I Paesi in via di sviluppo e quelli più colpiti dai disastri climatici avevano chiesto almeno 1000 miliardi di dollari l’anno.</p>
<h2>L’accordo sui soldi scontenta i paesi vulnerabili</h2>
<p><strong>L’accordo</strong> “<em>invita tutti gli attori a collaborare per consentire l&#8217;aumento dei finanziamenti ai Paesi parti per l&#8217;azione per il clima da tutte le fonti pubbliche e private ad almeno 1,3 USD trilioni all&#8217;anno entro il 2035</em>”.</p>
<p><strong>Negli anni scorsi</strong> i Paesi industrializzati avevano accettato di pagare 100 miliardi di finanziamenti per il clima all’anno entro il 2020; alla cifra si è arrivati solo più tardi ma con varie controversie perché gli importi sono stati raggiunti soprattutto attraverso prestiti e non mediante sovvenzioni.</p>
<p><strong>Ora l’accordo raggiunto</strong> a Baku, come si legge nello statement ufficiale, prevede di “<em>triplicare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, passando dal precedente obiettivo di 100 miliardi di dollari annui a 300 miliardi di dollari annui entro il 2035; garantire gli sforzi di tutti gli attori affinché lavorino insieme per aumentare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, da fonti pubbliche e private, fino a raggiungere un importo di 1,3 trilioni di dollari all&#8217;anno entro il 2035</em>”. (2)</p>
<h2>Le critiche alle conclusioni della Cop29</h2>
<p><strong>Troppo poco</strong>, da troppe fonti, con un’agenda climatica disastrosa e con quello che Oxfam international indica come “uno schema Ponzi globale”.</p>
<p><strong>Le critiche</strong> all’accordo si sono moltiplicate perché i finanziamenti sono ritenuti troppo bassi, se non offensivi, e inadatti ad affrontare la crisi climatica nei Paesi che meno vi prendono parte (come le piccole nazioni insulari) ma di più rischiano di venire spazzate via dai disastri sempre più devastanti.</p>
<p><strong>Paesi</strong> come la Bolivia e la Nigeria hanno espresso profonda delusione per quello che hanno definito un obiettivo di finanziamento “insulsamente basso” e per il fatto che il testo concordato non sia riuscito a sviluppare in modo significativo l’accordo raggiunto alla COP28 di Dubai, che chiedeva alle nazioni di “abbandonare i combustibili fossili”. Un rappresentante di un gruppo di piccole nazioni insulari ha dichiarato: “<em>Dopo la fine di questa COP29, non possiamo semplicemente salpare verso il tramonto. Stiamo letteralmente affondando</em>”. (3)</p>
<p><strong>Ha scritto</strong> su X il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres: “<em>Raggiungere un accordo alla COP29 era essenziale per mantenere il limite di 1,5°C di riscaldamento globale. Avevo sperato in un risultato più ambizioso &#8211; sia sul piano finanziario che su quello della mitigazione &#8211; per affrontare la portata della grande sfida che abbiamo di fronte, ma l&#8217;accordo raggiunto fornisce una base su cui costruire. Deve essere rispettato in pieno e nei tempi previsti. Faccio appello ai governi affinché lo facciano con urgenza</em>”. (4)</p>
<h2>Le “false soluzioni” di un’agenda climatica “disastrosa”</h2>
<p><strong>Il vertice è considerato fallimentare</strong> perché ha solo evitato il disastro diplomatico e si è chiuso con una cifra che è “troppo poco, troppo tardi, da troppe fonti” (Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico) anche perché non è fatto solo di finanziamenti pubblici, tutt’altro.</p>
<p><strong>Servono almeno 1000 miliardi</strong> di dollari l’anno fra loss&amp;damage, adattamento e mitigazione ma servono (servirebbero) sotto forma di risorse pubbliche, quindi di sovvenzioni. Secondo Legambiente “<em>gli aiuti ricevuti sino ad ora sono stati soprattutto (69% nel 2022) sotto forma di prestiti</em>” e questo aggrava la crisi debitoria dei Paesi vulnerabili.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>La presunta “COP della finanza climatica”</strong> si è trasformata in “COP di false soluzioni”. Il terribile accordo sulla finanza distrugge la nozione di responsabilità storica dei ricchi grandi paesi inquinanti e spinge il debito privato a creare finanziamenti</em>”, commenta Kirtana Chandrasekaran di Friends of the Earth International. (5)</p>
<p><strong>La Via Campesina</strong> denuncia una serie di storture in spazi di confronto che risultano dominati dagli interessi delle multinazionali e del Nord globale – alle Cop non a caso arrivano centinaia e centinaia di lobbisti delle industrie di idrocarburi.</p>
<p><strong>Le comunità di contadini</strong>, lavoratori rurali e popoli indigeni denunciano sistema agroalimentare industriale, modelli estrattivi, schemi di “greenwashing” aziendale, neoliberismo, soluzioni basate sul mercato, sugli interessi delle imprese e delle nazioni ricche, spesso avvolte nella retorica della green economy, che finiscono per riprodurre sfruttamento e disuguaglianze.</p>
<p><strong>Per la via Campesina</strong> “<em>l’attuale agenda climatica è a dir poco disastrosa. Le false soluzioni, tra cui i mercati del carbonio, i sistemi di compensazione, le colture geneticamente modificate, i megaprogetti di geoingegneria, &#8220;Agricoltura intelligente per il clima&#8221; e le &#8220;Soluzioni basate sulla natura&#8221;, sono promosse come strumenti di mitigazione del clima, ma non riescono ad affrontare le cause profonde della crisi. Questi approcci rafforzano un’agenda di sviluppo imperialista, approfondendo il colonialismo, il patriarcato e il degrado ambientale</em>”. (6)</p>
<h2>Questione di soldi, Oxfam: “Schema Ponzi globale”</h2>
<p><strong>Non solo le risorse sono poche</strong>. Ma non sono neanche “vero denaro”, sferza Oxfam International (7).</p>
<p>Sostiene Nafkote Dabi, responsabile delle politiche sui cambiamenti climatici di Oxfam International: &#8220;<em>Il terribile verdetto dei colloqui di Baku sul clima dimostra che i Paesi ricchi considerano il Sud del mondo come sacrificabile in ultima analisi, come pedine su una scacchiera (&#8230;) E per quanto riguarda le promesse di finanziamenti futuri? Sono vuote tanto quanto l&#8217;accordo stesso. I soldi sul tavolo non sono solo una miseria in confronto a ciò di cui c’è realmente bisogno, non sono nemmeno “soldi” veri e propri. Piuttosto, è un mix eterogeneo di prestiti e investimenti privatizzati, uno schema Ponzi globale che gli avvoltoi del private equity e gli addetti alle pubbliche relazioni ora sfrutteranno</em>&#8220;.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a>. Égalité. 15.11.24</p>
<p>(2) COP29 UN Climate Conference Agrees to Triple Finance to Developing Countries, Protecting Lives and Livelihoods <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(3) COP29: la conferenza si chiude con un impegno di $300 miliardi <a href="https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/">https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/</a></p>
<p>(4) UN Secretary-General Statement on COP29 <a href="https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29">https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29</a></p>
<p>(5) COP29 closing: Pennies for climate finance, billions in false solutions, complicity in genocide <a href="https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/">https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/  </a></p>
<p>(6) “Current climate agenda is nothing short of disastrous as false solutions are promoted as climate mitigation tools” – warns Via Campesina <a href="https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/">https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/</a></p>
<p>(7) COP29 deal is a “global Ponzi scheme”: Oxfam <a href="https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam">https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam</a></p>
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		<title>Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</title>
		<link>https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 09:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop29]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà la Conferenza della finanza e delle defezioni da parte dei grandi, un appuntamento con la crisi climatica che mette al centro soprattutto il tema della<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà la Conferenza della finanza e delle defezioni da parte dei grandi, un appuntamento con la crisi climatica che mette al centro soprattutto il tema della finanza climatica e di quello che va sotto il nome di Loss &amp; Damage , perdite e danni. La Cop29, la 29ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si svolge a Baku, in Azerbaigian, fino al 22 novembre (1).</p>
<p>Non si è aperta con grandi aspettative, considerando le annunciate defezioni, e sconta il fatto di essere ospitata in un Paese che è grande esportatore di combustibili fossili. La Cop29 è stata è chiamata la “conferenza del denaro” in quanto si porrà l&#8217;accento sugli approcci finanziari per rimediare e mitigare le conseguenze delle catastrofi climatiche, comprese le “false soluzioni guidate dalle aziende” che finiscono solo per perpetuare la crisi climatica.</p>
<p>Spiega invece FIAN International, organizzazione globale per i diritti umani, che si batte per il diritto all&#8217;alimentazione e alla nutrizione: “<em>Le soluzioni guidate dalle popolazioni dovrebbero essere considerate prioritarie nei colloqui sui cambiamenti climatici e coloro che hanno responsabilità storiche della crisi climatica devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni. Le persone più colpite devono avere accesso a rimedi efficaci per Loss and Damage, in linea con il diritto internazionale. La COP29 dovrebbe promuovere l&#8217;implementazione di una vera e radicale trasformazione dei sistemi alimentari, inclusa una giusta transizione all&#8217;agroecologia</em>” (2).</p>
<h2>Il summit della finanza e l&#8217;assunzione di responsabilità</h2>
<p><strong>Il “Summit della finanza”</strong> è chiamato ad affrontare le cause profonde della <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">crisi climatica</a>, compreso l&#8217;impatto della produzione alimentare, che secondo le stime rappresenta la fonte di un terzo di tutte le emissioni di gas serra.</p>
<p><strong>A Baku</strong> si dovrà rinnovare la promessa di 100 miliardi di dollari annui a sostegno dei Paesi in via di sviluppo, di quelli a basso reddito e più esposti alle conseguenze della crisi climatica (ma meno responsabilità) nell&#8217;affrontare “perdite e danni”, con molti, come l&#8217;Unione Africana, che vorrebbero arrivare a 1000 miliardi l&#8217;anno.</p>
<p><strong>La finanza climatica</strong> rimanda al modo in cui i Paesi più ricchi sono chiamati a finanziare i Paesi più vulnerabili agli effetti della crisi climatica, contrastando gli effetti dei cambiamenti che in prima persona hanno contribuito a causare. Quello che si chiede è un&#8217;assunzione di responsabilità.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>In linea con il diritto internazionale</strong> dei diritti umani, i Paesi che hanno responsabilità storiche per la catastrofe climatica devono fornire un&#8217;adeguata riparazione e un risarcimento per le perdite ei danni, che comprenda restituzione, compensazione, riabilitazione, soddisfazione e garanzie di non ripetizione. Ciò include la cancellazione del debito e riforme fondamentali dell&#8217;infrastruttura finanziaria internazionale</em>”, spiega FIAN International.</p>
<p><strong>Quello che si chiede</strong> sono risarcimenti e creazione di flussi finanziari reali per i Paesi del Sud globale.</p>
<p><strong>“<em>Il fondo per perdite e danni </em></strong><em>deve garantire la mobilitazione dei fondi e l&#8217;accesso diretto delle comunità e deve impedire la creazione di nuovi debiti che vadano ad aggravare l&#8217;onere dei Paesi del Sud globale vulnerabili all&#8217;impatto delle perdite e dei danni</em>”. (2)</p>
<h2>Formazione e sviluppo</h2>
<p><strong>Perdite e danni</strong>, si diceva. Con l&#8217;espressione Loss and Damage (L&amp;D) si intendono i potenziali effetti negativi che si verificano nei Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>“<em>L&amp;D include una grande varietà di impatti</em></strong><em>, alcuni dei quali possono essere quantificati ed espressi in termini monetari (per esempio, gli impatti sulle infrastrutture o sulla produzione agricola) e altri che sono sempre più spesso indicati come “perdite non economiche”, inclusa la perdita di biodiversità, territorio, patrimonio e identità culturale, conoscenze indigene, e che abbracciano la problematica emergente della mobilità umana indotta dal clima</em>” (3. IPCC Italia).</p>
<h2>Crisi climatica e false soluzioni</h2>
<p><strong>Le “false soluzioni” </strong>che denunciano attivisti della società civile, ambientalisti e associazioni che si occupano di diritto al cibo e di contrasto all&#8217;accaparramento delle terre sono invece quelle che rimandano al commercio dei crediti di carbonio e agli interventi che diventano greenwashing.</p>
<p><strong>“<em>Molte false soluzioni climatiche</em></strong><em> guidate dalle imprese, come i mercati del carbonio, la compensazione o le nuove tecnologie per la protezione del clima come la geoingegneria, sono pericolose distrazioni da una vera azione per il clima e scuse per continuare nel business as usual</em>”, afferma FIAN.</p>
<p><strong>La richiesta alternativa</strong> è di</p>
<ul>
<li>salvaguardare i diritti umani dei contadini e delle comunità rurali,</li>
<li>evitare la mercificazione della natura,</li>
<li>promuovere modelli basati sulla tutela degli ecosistemi e della biodiversità;</li>
<li>garantire “il riconoscimento, la restituzione, la ridistribuzione e il ripristino della terra”;</li>
<li>passare all&#8217;agroecologia e valorizzare conoscenze, competenze e diritti dei piccoli produttori alimentari e delle comunità rurali.</li>
</ul>
<p><strong>Il pericolo</strong> denunciato è che si dia il via libera, invece, a una nuova onda di compensazioni nel mercato del carbonio, mentre l&#8217;azione per il ripristino del terreno degradato richiede di lavorare con le comunità rurali e rafforzare i diritti di piccoli e medi coltivatori (no dunque alla finanziarizzazione della terra) contro il green grab, colonialismo verde, accaparramento delle terre per finalità ecologiche.</p>
<p><strong>“<em>Numerosi processi</em></strong><em> dell&#8217;UNFCCC sono legati ai sistemi alimentari e all&#8217;agricoltura. È fondamentale che la COP29 avanzi con approcci basati sui diritti umani dei popoli, come la transizione all&#8217;agroecologia, e che si eviti il greenwashing degli attori aziendali agroindustriali</em>”, dice Sabine Pabst, coordinatrice per il clima e l&#8217;ecodistruzione del FIAN International.</p>
<h2>Giustizia climatica e giustizia sociale</h2>
<p><strong>Giustizia climatica</strong> chiama giustizia sociale. Non a caso questo è tema affrontato dal Climate Pride, mobilitazione di sabato 16 novembre a Roma.</p>
<p><strong>Nella piattaforma</strong> della mobilitazione si legge: “<em>La COP29, se vuole salvaguardare la vita nel pianeta, deve garantire adeguate risorse finanziarie ai Most Affected People and Areas (MAPA), le persone e i territori più colpiti dalla crisi climatica, per accelerare una transizione ecologica globale veramente in grado di superare la crisi climatica e contenere il surriscaldamento del Pianeta entro la soglia critica di 1,5°C. Come proposto dall&#8217;Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS), servono almeno 1.000 miliardi di dollari l&#8217;anno (di cui 400 per loss&amp;damage e 300 sia per l&#8217;adattamento che la mitigazione) di sole risorse pubbliche da parte dei Paesi industrializzati</em>”.</p>
<p><strong>Oltre 50 associazioni e movimenti</strong> della società civile chiedono di cancellare il debito dei Paesi più colpiti dalla crisi climatica; stabilire che il fondo “ Perdita e Danno” segua criteri di proporzionalità riparativa in base ai danni già subiti da alcuni Paesi; prevedere meccanismi di trasferimento e scambio delle tecnologie e conoscenze ai Paesi più colpiti dalla crisi climatica; e appunto “<em>porre fine al mercato dei crediti del carbonio e dei crediti di biodiversità invece di procedere alla sua estensione e inclusione di sempre più settori</em>”.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Nota</h3>
<p>(1) Cop29 <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(2) FIAN. La COP 29 dovrebbe concentrarsi sulle soluzioni guidate dalle persone e sulla richiesta di responsabilità ai responsabili <a href="http://bit.ly/40NAp3A">http://bit.ly/40NAp3A</a></p>
<p>(3) Perdita e danno <a href="https://ipccitalia.cmcc.it/loss-and-damage-perdite-e-danni/">https://ipccitalia.cmcc.it/loss-and-damage-perdite-e-danni/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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