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	<title>Istat Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Istat. L’Italia invecchia, tra solitudine e fragilità</title>
		<link>https://www.egalite.org/istat-italia-vecchiaia-fragilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 15:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[disabili]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia sta vivendo una transizione demografica e sociale senza precedenti. Le ultime previsioni demografiche diffuse da ISTAT il 28 luglio 2025 fotografano un Paese in rapido invecchiamento e con una<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia sta vivendo una transizione demografica e sociale senza precedenti. Le ultime previsioni demografiche diffuse da <strong>ISTAT</strong> il 28 luglio 2025 fotografano un Paese in rapido invecchiamento e con una popolazione in progressivo declino: dagli attuali 59 milioni di residenti si scenderà a 54,7 milioni <strong>entro il 2050</strong>, con una quota di <strong>ultra-65enni</strong> e più che passerà <strong>dal 24,3% al 34,6%</strong>.</p>
<p>Il <strong>Rapporto annuale ISTAT 2025</strong> evidenzia al contempo come la disabilità, l’isolamento e la fragilità economica colpiscano in modo crescente la popolazione più anziana, alimentando disuguaglianze già radicate.</p>
<h2>Italia, una società sempre più anziana e sola</h2>
<p>Il processo di invecchiamento è già in atto: l’<strong>età media</strong> della popolazione salirà <strong>dai 46,6 anni</strong> nel 2024 <strong>ai 50,8 anni</strong> entro il 2050. Particolarmente significativo è l’aumento degli <strong>ultra-85enni</strong> &#8211; fascia ove si concentra la maggior parte delle fragilità e delle limitazioni funzionali &#8211; <strong>dal 3,9%</strong> (2024) <strong>al 7,2%</strong> della popolazione (2050).</p>
<p>La trasformazione non riguarda solo l’età anagrafica, ma anche le forme familiari. Le coppie con figli, che oggi rappresentano meno di tre famiglie su dieci, scenderanno a poco più di due su dieci nel 2050. Al contrario, cresceranno le <strong>persone sole: da</strong> <strong>9,7 milioni</strong> nel 2024 <strong>a 11 milioni</strong> nel 2050, con aumento particolarmente marcato tra le donne anziane. Gli <strong>ultra-65enni soli</strong>, già 4,6 milioni nel 2024, diventeranno 6,5 milioni nel 2050.</p>
<p>Questi dati mostrano come l’Italia sia destinata a diventare una società sempre più segnata dalla <strong>solitudine involontaria</strong>, con conseguenze dirette sulla qualità della vita, soprattutto per gli anziani che necessitano di assistenza quotidiana.</p>
<h2>Disabilità e salute: una fragilità crescente</h2>
<p>Il Rapporto annuale ISTAT 2025, pubblicato a maggio 2025, stima in <strong>2,9 milioni</strong> le <strong>persone con disabilità in Italia</strong>, pari al <strong>5%</strong> della popolazione. Si tratta in larga parte di anziani, e la loro condizione è aggravata da due fattori: il calo degli anni di vita in buona salute e la ridotta partecipazione sociale.</p>
<p>Se da un lato l’aspettativa di vita ha toccato il massimo storico (81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne), dall’altro la <strong>speranza di vita in buona salute</strong> è ferma a <strong>59,8 anni per gli uomini e 56,6 per le donne</strong>, valore minimo dal 2014. Ciò significa che molti italiani vivono più a lungo, ma trascorrono una parte crescente della vecchiaia con limitazioni legate a condizioni critiche di salute.</p>
<p>ISTAT sottolinea che il <strong>57,3% delle persone con disabilità dichiara di stare male o molto male</strong>, mentre solo il 9,8% afferma di stare bene. A questo si aggiunge la <strong>difficoltà di accesso ai servizi sanitari</strong>: una persona su dieci rinuncia a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle <a href="https://www.egalite.org/45-anni-di-sistema-sanitario-nazionale-le-iniziative-di-gimbe-per-rilanciarlo/">lunghe liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico</a> o per i costi troppo elevati della sanità privata.</p>
<h2>Barriere architettoniche e sociali</h2>
<p>Nonostante il <strong>Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche</strong> (PEBA) sia stato introdotto già nel 1986, la realtà mostra che ostacoli fisici e infrastrutturali permangono in larga parte dei comuni italiani. Ciò limita fortemente la possibilità per le persone con disabilità e per molti anziani di vivere una vita indipendente e di partecipare alla vita sociale, come ribadito nella <a href="https://www.egalite.org/giornata-mondiale-della-disabilita-ora-basta-lettera-aperta/">lettera aperta</a> del presidente di Égalité, Dario Dongo, in occasione della Giornata mondiale della disabilità, che cade il 3 dicembre.</p>
<p>L’isolamento, dunque, non è solo una questione demografica, ma anche di <strong>inadeguata assistenza e inclusione</strong>. L’Italia registra ritardi nella piena applicazione delle politiche di accessibilità universale, che potrebbero ridurre l’emarginazione e favorire una migliore qualità della vita.</p>
<h2>Povertà e caregiver: un sistema al limite</h2>
<p>Alla fragilità sanitaria e sociale si aggiunge quella economica. Nel 2023 <strong>5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta</strong>, con un aumento di 2,8 punti percentuali rispetto al 2014. La povertà colpisce in modo particolare le famiglie con minori, i giovani, gli stranieri e i residenti nel Mezzogiorno, aggravando le disuguaglianze territoriali.</p>
<p>In questo contesto, l’assistenza alle persone non autosufficienti ricade in larga misura sulle famiglie, e soprattutto sui <a href="https://www.egalite.org/se-questo-e-uno-stato-disabilita-gravi-e-caregiver-familiari/"><strong>caregiver familiari</strong></a>. Tuttavia, la crescente frammentazione delle famiglie, la diminuzione del numero di figli e l’uscita ritardata dei giovani dalla casa dei genitori rendono sempre più difficile sostenere un modello basato quasi esclusivamente sull’assistenza familiare. Per molti nuclei è impensabile ricorrere a un caregiver esterno a pagamento, dato l’elevato costo e la precarietà economica diffusa.</p>
<h2>Un futuro da ripensare</h2>
<p>L’Italia si trova davanti a una sfida epocale. Le previsioni demografiche e sociali mostrano che senza politiche adeguate il rischio è quello di una società sempre più vecchia, isolata e diseguale.</p>
<p>Occorrono investimenti strutturali in <strong>assistenza domiciliare, servizi sanitari accessibili, abbattimento delle barriere architettoniche</strong> e sostegno ai caregiver. In parallelo bisogna affrontare il nodo della natalità e del sostegno alle giovani generazioni, per evitare un ulteriore squilibrio tra popolazione attiva e anziana.</p>
<p>In un Paese che nel 2050 vedrà <strong>un anziano ogni tre cittadini</strong>, il tema non riguarda solo chi oggi è fragile, ma l’intera società: il modo in cui l’Italia saprà affrontare la questione dell’invecchiamento determinerà non solo il futuro del <em>welfare</em>, ma anche la coesione sociale e il benessere collettivo.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<p><i>Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)</i></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Istat. Italia 2050: sfide e prospettive di una società in transizione. 28 luglio 2025 <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/07/Report_Previsioni-della-popolazione-residente-e-delle-famiglie_Base-Base-112024.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/07/Report_Previsioni-della-popolazione-residente-e-delle-famiglie_Base-Base-112024.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1756479696699000&amp;usg=AOvVaw0fX-f-L33l1LSl5v_RDK1T">https://www.istat.it/wp-<wbr />content/uploads/2025/07/<wbr />Report_Previsioni-della-<wbr />popolazione-residente-e-delle-<wbr />famiglie_Base-Base-112024.pdf</a></li>
<li>Istat. Rapporto annuale 2025. 21 maggio 2025 <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Rapporto-Annuale-2025-integrale.pdf" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/Rapporto-Annuale-2025-integrale.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1756479696699000&amp;usg=AOvVaw1gcX99uniiq00ipesdcnbq">https://www.istat.it/wp-<wbr />content/uploads/2025/05/<wbr />Rapporto-Annuale-2025-<wbr />integrale.pdf</a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapporto ISTAT 2024: povertà e disuguaglianze in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-istat-2024-poverta-disuguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 04:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo rapporto ISTAT sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie (2023-2024) dipinge un quadro allarmante: povertà in aumento, redditi erosi dall’inflazione e disuguaglianze record. (1)<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-istat-2024-poverta-disuguaglianze/">Rapporto ISTAT 2024: povertà e disuguaglianze in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo rapporto ISTAT sulle <strong>condizioni di vita e reddito delle famiglie</strong> (2023-2024) dipinge un quadro allarmante: <strong>povertà in aumento, redditi erosi dall’inflazione e disuguaglianze record</strong>. (1) Questo articolo analizza i dati ufficiali, evidenziando le cause strutturali della crisi e proponendo soluzioni per un’economia più giusta.</p>
<h2>1. Povertà ed esclusione sociale: l’emergenza in Italia</h2>
<h3>1.1. Il 23,1% degli Italiani è a rischio di povertà</h3>
<p>Nel 2024, <strong>13,5 milioni di persone</strong> (23,1% della popolazione) vivono in condizioni di <strong>rischio di povertà o esclusione sociale</strong>, in aumento rispetto al 22,8% del 2023. Questo indicatore comprende:</p>
<ul>
<li>rischio di <strong>povertà monetaria (18,9%)</strong>. Famiglie con reddito inferiore a <strong>€12.363 annui</strong> (60% della mediana);</li>
<li><strong>bassa intensità lavorativa (9,2%)</strong>: nuclei in cui gli adulti lavorano meno del 20% del tempo disponibile;</li>
<li><strong>grave deprivazione materiale e sociale (4,6%)</strong>. Impossibilità di affrontare spese di base.</li>
</ul>
<h3>1.2. Grave deprivazione materiale e sociale</h3>
<p>Secondo l’ISTAT, <strong>2,7 milioni </strong>di italiani soffrono di <strong>grave deprivazione</strong>, con almeno <strong>7 su 13</strong> indicatori di difficoltà familiari e/o individuali, secondo i criteri stabiliti da Eurostat:</p>
<ul>
<li>non poter affrontare spese impreviste (es. riparazioni urgenti);</li>
<li>rinunciare a una settimana di vacanza annuale;</li>
<li>ritardi nel pagamento di affitto, bollette o mutui;</li>
<li>non assumere proteine (carne, pesce o alternative) almeno ogni due giorni;</li>
<li>non riscaldare adeguatamente casa;</li>
<li>non potersi permettere un’auto;</li>
<li>non poter sostituire mobili rotti;</li>
<li>nessuna connessione internet a casa.</li>
<li>abiti logori e impossibilità di comprarne di nuovi.</li>
<li>meno di due paia di scarpe in buono stato;</li>
<li>non poter spendere piccole somme per sé stessi;</li>
<li>rinunciare a svaghi fuori casa (cinema, ristoranti).</li>
<li>non poter incontrare amici/familiari almeno una volta al mese.</li>
</ul>
<h3>1.3. Chi soffre di più?</h3>
<ul>
<li><strong>Genitori single</strong>: 32,1% a rischio (+2,9% dal 2023).</li>
<li><strong>Famiglie con 3+ figli:</strong> 34,8% (+2,8%).</li>
<li><strong>Anziani soli</strong>: 29,5% (+2,3%).</li>
<li><strong>Mezzogiorno</strong>: 39,2% a rischio (vs. 11,2% nel Nord-Est).</li>
</ul>
<h2><span style="font-size: 30px;">2. Redditi in caduta libera: l’inflazione divora i salari</span></h2>
<h3>2.1. Potere d’acquisto reale</h3>
<ul>
<li><strong>Reddito medio familiare</strong>: €37.511 lordi annui (+4,2% nominale, ma 1,6% reale con l’inflazione al 5,9%).</li>
<li><strong>Reddito mediano</strong>: €30.039 (il 50% delle famiglie guadagna meno di <strong>€2.503</strong> al mese).</li>
<li><strong>Crollo storico</strong>: dal 2007, i redditi reali sono calati dell’<strong>8,7%</strong> (-17,5% per i lavoratori autonomi).</li>
</ul>
<h3>2.2. Disparità territoriali</h3>
<ul>
<li><strong>Nord-Est</strong>: -4,6% di reddito reale (peggiore flessione).</li>
<li><strong>Sud</strong>: reddito mediano inferiore del <strong>28%</strong> rispetto al Nord-Est.</li>
</ul>
<h2>3. Disuguaglianza record: il 20% più ricco guadagna 5,5 volte di più</h2>
<h3>3.1. Dati choc sulla distribuzione della ricchezza</h3>
<ul>
<li><strong>Divario ricchi-poveri</strong>: il 20% più ricco guadagna <strong>5,5 volte</strong> rispetto al 20% più povero (era 5,3 nel 2022).</li>
<li><strong>Indice di Gini</strong>: salito a <strong>0,323</strong> (0 = massima uguaglianza), con picchi al Sud (0,339). (2)</li>
<li><strong>Cause</strong>: precariato, tagli al welfare, fiscalità regressiva.</li>
</ul>
<h2>4. Lavoro precario = povertà garantita</h2>
<h3>4.1. Un occupato su dieci è ‘working poor’</h3>
<ul>
<li><strong>21% dei lavoratori</strong> guadagna meno di <strong>€12.188/anno</strong> (€1.015/mese).</li>
<li><strong>Donne</strong>: 26,6% a basso reddito (vs. 16,8% uomini).</li>
<li><strong>Stranieri</strong>: 35,2% (vs. 19,3% italiani).</li>
<li><strong>Settori più sfruttati:</strong></li>
</ul>
<p>&#8211; <strong>servizi alla persona</strong>: 44,5% <em>low-paid</em>.</p>
<p><strong>&#8211; Contratti temporanei:</strong> 46,6% a basso reddito (vs. 11,6% indeterminati).</p>
<h3>4.2. Povertà lavorativa in aumento (10,3%)</h3>
<ul>
<li><strong>Migranti</strong>: 22,6% a rischio (vs. 8,9% italiani).</li>
<li><strong>Famiglie monoreddito</strong>: 20,1% (vs. 5,5% con 3+ percettori).</li>
</ul>
<h2>5. Emergenza abitativa: affitti e mutui soffocano le famiglie</h2>
<ul>
<li><strong>20% delle famiglie</strong> in affitto spende fino al <strong>40% del reddito</strong> per la casa.</li>
<li><strong>Redditi da capitale</strong>: -22,6% dal 2007, ma concentrati nel <strong>10% più ricco</strong>.</li>
</ul>
<h2>6. Cosa fare? Proposte per un cambiamento reale</h2>
<ul>
<li><a href="https://www.egalite.org/reddito-minimo-poverta-ed-esclusione-sociale/"><strong>Reddito minimo garantito</strong></a>, con il supporto di misure di intervento sociale da finanziare anche con fondi UE dedicati, già a disposizione degli Stati membri (es. FSE+, FESR, InvestEU).</li>
<li><strong>Fiscalità progressiva</strong>: tassare i grandi patrimoni per affrontare l’emergenza sociale con strumenti concreti.</li>
<li><strong>Welfare universale</strong>: reddito di base e servizi pubblici gratuiti per le fasce di reddito più basse;</li>
<li><strong>Lotta al precariato</strong>: misure di sostegno (es. crediti fiscali) alla stabilizzazione dei contratti.</li>
</ul>
<h2>7. Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Gli investimenti pubblici devono venire dedicati alla <strong>protezione</strong> della società rispetto ai nemici reali di povertà e diseguaglianze, anziché alla <strong>difesa</strong> militare da nemici immaginari.</p>
<p>Égalité si oppone fermamente al piano ‘<strong>Rearm Europe</strong>’, che aggraverà i guai sopra accennati a esclusivo vantaggio delle oligarchie finanziarie impegnate nell’industria delle armi.</p>
<p>#Égalité, #PaceTerraDignità</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) ISTAT. Nel 2023 il reddito delle famiglie diminuisce in termini reali. 26 marzo 2025 <a href="https://tinyurl.com/2s4yjnh3">https://tinyurl.com/2s4yjnh3</a></p>
<p>(2) Indice di concentrazione di <strong>Gini</strong>: misura il <strong>grado di diseguaglianza</strong> della <strong>distribuzione del reddito</strong> (un valore pari a 0 indica che tutte le unità ricevono lo stesso reddito, un valore pari a 1 indica che il reddito totale è percepito da una sola unità). Nel rapporto ISTAT in esame l’indice di Gini è calcolato su base individuale, attribuendo a ogni individuo il reddito netto equivalente della famiglia di appartenenza. L’indice è calcolato in base al reddito netto familiare senza componenti figurative e in natura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-istat-2024-poverta-disuguaglianze/">Rapporto ISTAT 2024: povertà e disuguaglianze in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia, povertà assoluta in crescita nel 2023. Rapporto ISTAT</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-poverta-assoluta-in-crescita-nel-2023-rapporto-istat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 14:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto ISTAT sulla povertà in Italia rivela trend in crescita, nel 2023. (1) Ristrettezze economiche e difficoltà di risparmio, potere d’acquisto eroso dall’inflazione. La povertà<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/italia-poverta-assoluta-in-crescita-nel-2023-rapporto-istat/">Italia, povertà assoluta in crescita nel 2023. Rapporto ISTAT</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto ISTAT sulla povertà in Italia rivela trend in crescita, nel 2023. (1) Ristrettezze economiche e difficoltà di risparmio, potere d’acquisto eroso dall’inflazione.</p>
<p>La povertà assoluta affligge quasi 1,3 milioni di under-17 anni, oltre a famiglie numerose, operaie e con persone straniere. Neppure il lavoro salva più dalla povertà.</p>
<h2>1) Italia, 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 8,4 milioni in povertà relativa</h2>
<p><strong>ISTAT</strong> stima che la <a href="https://www.egalite.org/poverta-alimentare-la-crisi-in-italia-rapporto-action-aid/">povertà assoluta</a> abbia raggiunto, nel 2023, 5,7 milioni di individui e poco più di 2,2 milioni di famiglie residenti in Italia.  Le famiglie in povertà assoluta sono il 10,2% nel Mezzogiorno, il 7,9% al Nord e il 6,7% al Centro. <em>‘L’impatto dell&#8217;inflazione ha contrastato la possibile riduzione dell’incidenza di famiglie e individui in povertà assoluta’</em> rileva ISTAT.</p>
<p><strong>Le diseguaglianze</strong> espresse dalle condizioni di povertà relativa riguardano invece 8,4 milioni di individui (14,5%, +0,5% rispetto al 2022) e 2,8 milioni di famiglie. <em>‘Le spese per consumi di questo gruppo di famiglie, che include anche quelle in povertà assoluta, non hanno tenuto il passo dell’inflazione e, pur in forte crescita in termini correnti, hanno subito un calo dell’1,5% in termini reali della spesa equivalente’.</em></p>
<p><strong>Nei fatti,</strong> tra povertà assoluta e povertà relativa almeno 8 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di deprivazione materiale o sociale e <a href="https://www.egalite.org/poverta-alimentare-la-crisi-in-italia-rapporto-action-aid/">‘povertà alimentare’,</a> come già documentato da Action Aid.</p>
<h2>2) ISTAT, quasi 1,3 milioni di minori in povertà assoluta</h2>
<p><em><strong>‘L’incidenza</strong> di povertà assoluta fra i minori si attesta al 13,8% (quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi, dal 13,4% del 2022) – valore più elevato della serie storica dal 2014 &#8211; mentre è all’11,8% fra i giovani di 18-34 anni (pari a circa 1 milione 145mila individui, stabile rispetto al 2022); per i 35-64 enni si conferma al 9,4%, anch’esso valore massimo raggiunto dalla serie storica’</em>.</p>
<p><strong>L’analisi</strong> per classi di età rivela che la povertà assoluta colpisce:</p>
<p>-13,4% dei bambini fino a 3 anni;</p>
<p>-14,8% nella fascia di età 4-6 anni;</p>
<p>-14,5% dei minori tra 7 e 13 anni;</p>
<p>-12,7% degli adolescenti tra 14 e 17 anni.</p>
<p>Le famiglie in povertà assoluta ove sono presenti minori sono quasi 748mila, pari al 12,4% del totale.</p>
<h2>3) Famiglie numerose e mono-genitore</h2>
<p><strong>Le difficoltà</strong> aumentano anche per le famiglie numerose e mono-genitore, ove la povertà assoluta raggiunge:</p>
<p>-20,1% tra le famiglie con cinque e più componenti, che a loro volta rappresentano una famiglia su cinque;</p>
<p>-21,6% delle famiglie con tre o più figli minori;</p>
<p>-18% delle coppie con tre o più figli;</p>
<p>-15,9% delle famiglie ove coabitano più nuclei familiari o componenti aggregati;</p>
<p>-12,5% delle famiglie monogenitoriali.</p>
<h2>4) Famiglie con operai e stranieri</h2>
<p><strong>La povertà lavorativa</strong> è sempre più diffusa. La povertà assoluta incide infatti sul 16,5% (+1,8% rispetto al 2022) delle famiglie ove la persona di riferimento è operaio/a o svolge funzioni analoghe.</p>
<p><strong>Gli stranieri</strong> sono poi i primi protagonisti della povertà assoluta, che colpisce il 30,4% delle famiglie con almeno un cittadino non italiano.</p>
<h2>5) Povertà e casa in affitto</h2>
<p>Sono circa un milione le famiglie povere con casa in affitto, il 46,5% di tutte le famiglie povere. L’incidenza della povertà assoluta è più che quadrupla nelle famiglie che vivono nelle case in affitto rispetto a quelle che risiedono in abitazioni di proprietà (21,6% e 4,7%, rispettivamente).</p>
<h2>6) Conclusioni provvisorie</h2>
<p><strong>Gli ultimi dati ISTAT</strong> su reddito e condizioni di vita (EU-SILC) indicano che già nel periodo 2021-2022 il 24,4% della popolazione italiana era a rischio di povertà ed esclusione sociale (all’8º posto in UE). (2)</p>
<p><strong>Il rapporto ISTAT</strong> in esame mostra il peggioramento di questa situazione, rispetto alla quale né la politica italiana né quella europea hanno finora introdotto idonee misure di mitigazione.</p>
<p><strong>International Monetary Fund</strong> ha frattanto riveduto al ribasso (-0,3%) le già magre previsioni di crescita per l’economia della zona euro &#8211; che ora si attestano all’1,2% &#8211; a causa della persistente crisi produttiva in Germania e Italia. Le politiche industriali, come quelle sociali, rimangono però inaudite.</p>
<p><em>#PaceTerraDignità</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sabrina Bergamini e Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Le statistiche dell’ISTAT sulla povertà in Italia, anno 2023 <a href="https://tinyurl.com/2p3esh9n">https://tinyurl.com/2p3esh9n</a></p>
<p>(2) Dario Dongo, Andrea Adelmo Della Penna. <a href="https://www.egalite.org/reddito-minimo-poverta-ed-esclusione-sociale/">Reddito minimo, povertà ed esclusione sociale</a>. Égalité. 19.3.24</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/italia-poverta-assoluta-in-crescita-nel-2023-rapporto-istat/">Italia, povertà assoluta in crescita nel 2023. Rapporto ISTAT</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Inclusione scolastica degli alunni con disabilità, un miraggio in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/inclusione-scolastica-degli-alunni-con-disabilita-un-miraggio-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 May 2023 08:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[barriere architettoniche]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inclusione degli alunni con disabilità delle scuole in Italia rimane un miraggio, con il 66% dei plessi scolastici inaccessibile ai bambini e ragazzi con disabilità fisiche<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/inclusione-scolastica-degli-alunni-con-disabilita-un-miraggio-in-italia/">Inclusione scolastica degli alunni con disabilità, un miraggio in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inclusione degli alunni con disabilità delle scuole in Italia rimane un miraggio, con il 66% dei plessi scolastici inaccessibile ai bambini e ragazzi con disabilità fisiche e neurologiche associate, il 98,5% a quelli con disabilità sensoriali. Ogni parte politica è indifferente alle barriere culturali e architettoniche.</p>
<p>Il rapporto ISTAT sull’anno scolastico 2021-2022 conferma infatti l’assenza di progressi rispetto ai due anni precedenti (1,2). E la legge di bilancio 2023 ha dedicato pochi spiccioli alle migliaia di infrastrutture scolastiche, talora fatiscenti, nonché ai piani di eliminazione delle barriere architettoniche. (3)</p>
<h2>1) Barriere architettoniche, accessibile una scuola su tre</h2>
<p><span style="color: #ff0000;">&#8216;<em>Nell’anno scolastico 2021-2022 nelle scuole sono ancora presenti molte barriere fisiche: soltanto <strong>una scuola su tre</strong> risulta <strong>accessibile per gli alunni con disabilità motoria</strong>.</em></span></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">La situazione è migliore nel <strong>Nord</strong> del Paese dove i valori sono superiori alla media nazionale (39,5% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i livelli più bassi, nel <strong>Mezzogiorno</strong> (31,8%).</span></em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em>La regione più virtuosa è la <strong>Valle d’Aosta</strong>/Vallée d&#8217;Aoste, con il 58,4% di scuole accessibili, di contro la Provincia autonoma di <strong>Bolzano</strong>/Bozen si distingue per la presenza più elevata di barriere fisiche (soltanto il 19% di scuole accessibili)</em>’. (1)</span></p>
<h2>1.1) Barriere architettoniche per gli alunni con disabilità fisica, cosa manca</h2>
<p><em>‘L’assenza di un <strong>ascensore</strong> o la mancanza di un ascensore adeguato al trasporto delle persone con disabilità rappresenta la barriera più diffusa (45%). Numerose anche le scuole sprovviste di <strong>servoscala</strong> interno (31%) o di <strong>bagni</strong> a norma (24%). </em></p>
<p><em>All’interno degli edifici, invece, raramente le <strong>scale</strong> o le <strong>porte</strong> non sono a norma (rispettivamente 6% e 3 % dei casi)</em>’. (1)</p>
<h2>1.2) Accessibilità per gli alunni con disabilità sensoriale, il guaio assoluto</h2>
<p>‘<em>L’accessibilità degli spazi deve comprendere anche gli <strong>ausili senso-percettivivi</strong> destinati all’<strong>orientamento</strong> degli alunni con disabilità sensoriali all’interno del plesso scolastico: solo il 16% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia, mentre le <strong>mappe a rilievo</strong> e i <strong>percorsi tattili</strong>, necessari a rendere gli spazi accessibili agli alunni con cecità o ipovisione, sono <strong>presenti solo nell’1,5% delle scuole</strong>.</em></p>
<p><em>La situazione riguarda <strong>tutto il territorio nazionale</strong>, con poche differenze tra il Nord e il Sud.</em><br />
<em>Nonostante si rilevi ancora un grave ritardo nei livelli di accessibilità, solo il 19% delle scuole ha effettuato, nel corso dell’anno scolastico, lavori finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche mentre il 17% dichiara di non averlo fatto anche se l’edificio ne avrebbe avuto bisogno</em>’. (1)</p>
<h2>2) Eliminazione delle barriere architettoniche, le regole in vigore dal 1978</h2>
<p><strong>La legge 28 febbraio 1986 n. 41</strong> ha introdotto i divieti di:</p>
<p><strong>– approvare ‘<em>progetti</em></strong><em> di costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del <strong>DPR 27 aprile 1978, n. 384</strong>, in materia di superamento delle barriere architettoniche</em>’,</p>
<p><strong>– erogare contributi o agevolazioni</strong>, da parte dello Stato e altri enti pubblici, per la realizzazione di progetti in contrasto con le norme del predetto DPR 384/78.</p>
<h2>2.1) Accessibilità di spazi, edifici e servizi pubblici. Inclusione nelle scuole</h2>
<p><strong>Il DPR 24 luglio 1996 n. 503</strong> ha prescritto di eliminare le barriere architettoniche in <strong>tutti gli edifici, spazi e servizi pubblici </strong>in Italia. Garantire l’inclusione, nelle scuole come in altri edifici pubblici, comporta il rispetto di alcuni requisiti minimi di accessibilità. Alcuni esempi:</p>
<p>&#8211; accesso dall&#8217;esterno con <strong>rampe di pendenza &lt;8%</strong>,</p>
<p>&#8211; <strong>scale a norma</strong>, cioè con alzata &lt;16 cm, pedata &gt;30 cm),</p>
<p>&#8211; <strong>ascensori</strong> per il trasporto di persone con disabilità, misure minime <strong>140&#215;110</strong> cm,</p>
<p>&#8211; piattaforme elevatrici,</p>
<p>&#8211; <strong>bagni a norma</strong> per le persone con disabilità,</p>
<p>&#8211; <strong>porte</strong> di larghezza minima <strong>90 cm</strong>.</p>
<h2>2.2) Requisiti di accessibilità per le persone con disabilità sensoriali</h2>
<p><strong>I requisiti di accessibilità </strong>comprendono ausili senso-percettivivi per le persone e gli alunni con disabilità sensoriali. Quali:</p>
<p><strong>&#8211; segnali visivi e acustici</strong> per segnalare emergenze ed evacuazioni,</p>
<p><strong>&#8211; mappe a rilievo e/o percorsi tattili</strong> su ogni piano, ove indicare i luoghi di uso comune e le uscite di emergenza.</p>
<p><strong>I percorsi tattili </strong>in gomma speciale, a pavimento, devono:</p>
<p>&#8211; collegare tutti i locali, inclusi uffici e servizi comuni (es. palestra, spogliatoi, aula informatica, bagni),</p>
<p>&#8211; indicare i percorsi e le aree che collegano le aule, le aule con i bagni e le aule con altri spazi frequentati dagli alunni,</p>
<p>&#8211; segnalare con continuità i percorsi esterni all’edificio scolastico, inclusi ad esempio i campetti sportivi e il percorso dal cancello all’edificio scolastico.</p>
<h2>3) <em>Special Education Needs</em></h2>
<p><strong>Gli <em>Special Educational Needs</em></strong> (o Bisogni Educativi Speciali, BES): comprendono tre aree:</p>
<p>&#8211; disabilità,<br />
&#8211; disturbi evolutivi specifici, (4)<br />
&#8211; svantaggi legati all’ambiente socio-economico, linguistico e culturale di provenienza.</p>
<p><strong>Gli alunni </strong>con<em> Special Education Needs</em> in Italia, nell’anno scolastico 2021-2022, hanno superato l’8% degli iscritti complessivi, con un aumento del +23%, pari a 113.000 alunni, rispetto al 2017-2018. Con prevalenza dei disturbi specifici dell’apprendimento (51,8%) sui casi di alunni con svantaggi socio-economici, linguistici e culturali (35,4%). (1)</p>
<h2>3.1) Bisogni educativi speciali maggiori nella scuola secondaria</h2>
<p><strong>I Bisogni educativi speciali</strong> &#8211; senza considerare quelli degli alunni con disabilità, rappresentano il 12,3% degli iscritti nella scuola secondaria di secondo grado, con un incremento di circa 85.000 unità negli ultimi 4 anni. La maggiore concentrazione è negli istituti professionali e di tipo artistico, ove gli alunni con BES (o <em>Special Education Needs</em>) rappresentano il 17,5% e il 16,6% degli iscritti, rispettivamente. Molto inferiore la loro presenza all’interno nei licei classico e scientifico (5%).</p>
<p><strong>La scuola primaria </strong>registra il 7% degli alunni con Bisogno educativo sociale, che è in aumento anche nella scuola dell’infanzia (asili), dallo 0,9% all’1,3% dei bambini negli ultimi quattro anni. Le scuole devono quindi predisporre e attuare un Piano didattico personalizzato (PDP) per ciascun alunno con <em>Special Education Needs</em>.</p>
<h2>3.2) Piani annuali per l&#8217;inclusività, ancora scarsa la programmazione</h2>
<p><strong>L’esistenza di alunni con disabilità</strong> e altri bisogni educativi speciali &#8211; un dato ineluttabile &#8211; suggerisce la stesura, da parte delle scuole, dei piani annuali (e pluriennali) per l’inclusività. Il PAI è ‘<em>uno strumento che consente alla scuola di programmare e organizzare in tempo le risorse necessarie per i propri alunni e contribuisce ad accrescere la consapevolezza dell’intera comunità educante sulla centralità e la trasversalità dei processi inclusivi</em>’.</p>
<p><strong>La programmazione </strong>annuale o pluriennale dei piani per l&#8217;inclusività rimane tuttavia in ampia parte sottoutilizzata, atteso che nell’anno scolastico 2021-2022:</p>
<p>&#8211; solo il 45% delle scuole ha attuato una programmazione a lungo termine (per l’anno scolastico in corso e quello successivo),</p>
<p>&#8211; il 32% delle scuole ha eseguito una programmazione a breve termine, provvedendo alla stesura del PAI per un solo anno scolastico (32%),</p>
<p>&#8211; almeno il 6% delle scuole, 8% al Nord, non ricorre ad alcuna programmazione. In aggiunta al 18% degli istituti che non ha neppure fornito l’informazione richiesta da ISTAT.</p>
<h2>4) Scenario Italia &#8211; Unione Europea. Meno scuole e più armi</h2>
<p><strong>L’unico investimento</strong> in (d)istruzione dichiarato dal governo riguarda la formazione militare degli ucraini in Italia. (5) Il ministro della difesa Crosetto ha poi ribadito la volontà di dedicare alle spese militari il 2% del PIL e annunciato € 1,5 miliardi di spesa in sommergibili (6,7). Una somma pari a 1500 volte le spese dedicate alla messa in sicurezza dell’edilizia scolastica in Italia verrebbe spesa solo per i due sottomarini militari.</p>
<p><strong>La Commissione europea</strong> a sua volta ha deciso di destinare alle giovani generazioni &#8211; attraverso il #RecoveryFund, rinominato #NextGenerationEU &#8211; ricche dotazioni di armi di distruzione di massa. (8) E la sua presidente non eletta Ursula Von der Leyen attribuisce priorità all’ASAP (<em>Act in support of ammunition production</em>), spese pubbliche miliardarie per produrre munizioni da utilizzare in Ucraina. (9)</p>
<p>L’educazione è un vero un disastro.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) <em>ISTAT</em>. L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Anno scolastico 2021-2022. <a href="https://www.istat.it/it/files//2022/12/Alunni-con-disabilita-AS-2021-2022.pdf">https://www.istat.it/it/files//2022/12/Alunni-con-disabilita-AS-2021-2022.pdf</a> 2.12.22</p>
<p>(2) Dario Dongo, Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/2-scuole-su-3-inaccessibili-agli-alunni-con-disabilita-rapporto-istat/">2 scuole su 3 inaccessibili agli alunni con disabilità. Rapporto ISTAT</a>. <em>Égalité</em>. 12.2.20</p>
<p>(3) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/scuole-barriere-architettoniche-piste-ciclabili-nessuna-priorita-in-italia/">Scuole, barriere architettoniche, piste ciclabili. Nessuna priorità in Italia</a>. <em>Égalité</em>. 18.2.23</p>
<p>(4) I disturbi specifici dell’apprendimento DSA (<em>Specific Learning Disorders</em>) comprendono la sindrome da deficit dell’attenzione (ADHD, <em>Attention deficit hyperactivity disorder.</em> V. <a href="https://bit.ly/41dJmj7">https://bit.ly/41dJmj7</a>). V. anche legge 8 ottobre 2010, n. 170</p>
<p>(5) &#8216;Glad&#8217; to be able to train Ukrainian soldiers &#8211; Crosetto. <a href="https://www.ansa.it/english/news/general_news/2023/03/29/glad-to-be-able-to-train-ukrainian-soldiers-crosetto_24b8e5a8-c2a9-41e7-8ee6-b0a42472fb57.html">https://www.ansa.it/english/news/general_news/2023/03/29/glad-to-be-able-to-train-ukrainian-soldiers-crosetto_24b8e5a8-c2a9-41e7-8ee6-b0a42472fb57.html</a> <em>ANSA</em>. 29.3.23</p>
<p>(6) Difesa. Crosetto, spese a 1,38% Pil, rischio Italia &#8216;Pierino&#8217; Nato. <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/02/16/difesacrosetto-spese-a-138-pilrischio-italia-pierino-nato_eb3b0310-d712-42eb-9150-c94866c5c3d1.html">https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2023/02/16/difesacrosetto-spese-a-138-pilrischio-italia-pierino-nato_eb3b0310-d712-42eb-9150-c94866c5c3d1.html</a> <em>ANSA</em>. 16.3.23</p>
<p>(7) Pronti 1,3 miliardi per due nuovi sottomarini. <a href="https://www.lanotiziagiornale.it/pronti-13-miliardi-per-due-nuovi-sottomarini/">https://www.lanotiziagiornale.it/pronti-13-miliardi-per-due-nuovi-sottomarini/</a> <em>La Notizia</em>. 13.4.23</p>
<p>(8) Ue, &#8216;i fondi del Pnrr utilizzabili per produrre munizioni&#8217;. https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/europa/2023/05/03/ue-i-fondi-del-pnrr-utilizzabili-per-produrre-munizioni_eb43a669-cd5f-49bf-985d-1bedaccf67e4.html <em>ANSA</em>. 3.5.23</p>
<p>(9) La Commissione lancia il fondo che accelera la produzione di munizioni per l&#8217;Ucraina. <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2023/05/03/la-commissione-lancia-il-fondo-che-accelera-la-produzione-di-munizioni-per-lucraina_2de1ac93-8821-4f5c-bf2f-5a92e6628b2d.html">https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2023/05/03/la-commissione-lancia-il-fondo-che-accelera-la-produzione-di-munizioni-per-lucraina_2de1ac93-8821-4f5c-bf2f-5a92e6628b2d.html</a> <em>ANSA</em>. 3.5.23</p>
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		<title>Italia, un popolo di anziani e disabili. Rapporto ISTAT 2022</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-un-popolo-di-anziani-e-disabili-rapporto-istat-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 07:52:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli indicatori demografici per l’anno 2022, pubblicati da ISTAT il 7 aprile 2023, confermano le tendenze in crescita della prevalenza in Italia di anziani, e così anche di disabili. (1)<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli indicatori demografici per l’anno 2022, pubblicati da ISTAT il 7 aprile 2023, confermano le tendenze in crescita della prevalenza in Italia di anziani, e così anche di disabili. (1)</p>
<p>Il sistema di <em>welfare</em> &#8211; la cui spesa tuttora si basa sulle pensioni (94%, a fronte di una media europea del 70%. V. nota 2) &#8211; va ripensato in una logica di inclusione e servizi di assistenza.</p>
<h2>1) ISTAT, record demografici in Italia</h2>
<p><strong>‘<em>Nel 2022</em></strong><em> i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, attestandosi a 393mila</em>’. Questo fenomeno è attribuito, tra l’altro, al ‘<em>progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni)</em>’.</p>
<p><strong>Gli ultracentenari</strong> a loro volta raggiungono nel 2022 il più alto livello storico, sfiorando la soglia delle 22mila unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente. ‘<em>Nel corso degli ultimi 20 anni, grazie a un incremento di 15mila unità, il numero di ultracentenari è triplicato</em>’.</p>
<h2>1.1) <em>Over</em>-65, uno su quattro</h2>
<p><em><strong>‘Il processo di invecchiamento</strong> della popolazione è proseguito, portando l’età media della popolazione da 45,7 anni a 46,4 anni tra l’inizio del 2020 e l’inizio del 2023</em>.’</p>
<p><strong>Gli <em>over</em>-65</strong> a inizio 2023 sono 14,177 milioni di individui, pari al 24,1% della popolazione totale (+0,3% rispetto al 2022). La loro concentrazione è maggiore al Centro e Nord Italia (24,7%, 24,6%), inferiore al Sud (23%).</p>
<p><strong>Gli <em>over</em>-80</strong> sono 4,530 milioni, cioè il 7,7% della popolazione totale (+0,1%, nonostante la super-mortalità innescata da Covid). L’8,2% della popolazione totale al Nord e al Centro, il 6,8% nel Mezzogiorno.</p>
<h2>1.2) Regioni con più e meno anziani</h2>
<p><strong>La Liguria</strong> è la regione più anziana, con il 28,9% di <em>over</em>-65 e il 10,4% di ultra 80enni. A seguire il Friuli-Venezia Giulia (26,9% e 9,1%) e l’Umbria (26,8% e 9,2%).</p>
<p><strong>La Campania </strong>è invece la Regione con le percentuali più basse di <em>over</em>-65 e <em>over</em>-80 (20,6% e 5,6%), seguita da Trentino-Alto Adige (21,8% e 7%) e Sicilia (22,9 e 6,7%).</p>
<p><a href="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-6874 size-large" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-1024x475.jpg" alt="percentuale anziani nelle regioni italiane" width="1024" height="475" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-1024x475.jpg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-300x139.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-768x356.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-260x120.jpg 260w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-50x23.jpg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-150x70.jpg 150w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-1280x595.jpg 1280w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna.jpg 1284w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>1.3) Giovani e persone in età attiva</h2>
<p><strong>I giovani</strong> e le persone in età attiva diminuiscono di pari passo:</p>
<ul>
<li>i 15-64enni scendono da 37,489 milioni (2021) a 37,339mila (63,4%),</li>
<li><span style="font-size: 14px;">i ragazzi (&lt;15 anni di età) scendono da 7 milioni 490mila (12,7%) a 7,334 milioni (12,5%).</span></li>
</ul>
<h2>2) Anziani e disabili in Italia, Osservatorio sulla Salute</h2>
<p><span style="color: #ff0000;">‘<em>Sono quasi 13 milioni, spesso vivono da sole e i servizi loro dedicati sono scarsi, come pure le risorse stanziate a loro favore (28 miliardi di euro, quasi tutti impiegati per erogare pensioni. Dati 2018) le persone disabili in Italia, assistite spesso da famiglie sempre più in difficoltà, perché devono sopperire alle mancanze delle istituzioni nazionali e locali. In più, nel nostro Paese quasi una persona disabile su tre (32,1%) è a rischio di povertà</em>’. (2)</span></p>
<p><strong>L’Osservatorio Nazionale</strong> sulla Salute nelle Regioni Italiane &#8211; diretto dal professor Walter Ricciardi, presso la sede di Roma dell’Università Cattolica &#8211; offre i dati aggiornati su disabili e anziani, condizioni di salute ed economiche, prestazioni sanitarie e assistenziali. Lo scenario in Italia è ancor più cupo di quanto non potesse apparire dalla semplice aggregazione dei dati ISTAT. (3)</p>
<h2>2.1) Disabilità gravi, la metà tra gli <em>over</em>-75</h2>
<p><strong>3 milioni di persone </strong>in Italia vivono in condizione di grave disabilità, e tra queste quasi 1 milione e 500 mila ha una età superiore a 75 anni. (4)</p>
<p><strong>‘<em>La disabilità </em></strong><em>è una condizione che interesserà sempre più italiani, grazie al costante allungamento della aspettativa di vita, per questo il nostro sistema di welfare si troverà ad affrontare una domanda crescente di servizi per assicurare a queste persone l’assistenza sanitaria e sociale e il diritto a vivere una vita indipendente.</em></p>
<p><em>Una sfida che il welfare moderno deve superare abbandonando l’approccio risarcitorio che caratterizza molti degli interventi di protezione sociale del nostro Paese, basati quasi esclusivamente sui trasferimenti monetari, trascurando completamente se questi siano efficaci ad assicurare loro il diritto a vivere la vita al pari delle altre persone</em>’ (Alessandro Solipaca, responsabile scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane).</p>
<h2>2.2) Disabilità, disoccupazione e povertà</h2>
<p><strong>‘<em>Solo l’11,9%</em></strong><em> delle persone con disabilità è occupato e la scarsa partecipazione al mondo del lavoro, quindi la ridotta capacità di produrre reddito, fa sì che le famiglie in cui vivono persone con disabilità abbiano seri problemi economici. A questo proposito i dati evidenziano che una famiglia con almeno una persona con disabilità percepisce, mediamente, un reddito medio equivalente pari a 19.500 euro annui, circa 1.000 euro in meno di quello delle famiglie senza persone con disabilità, pari a 20.589 euro.</em></p>
<p><em>Inoltre, per effetto delle ingenti spese che le famiglie devono sostenere per le cure e l’assistenza, il reddito è largamente insufficiente per il loro fabbisogno. Infatti, il 32,1% delle persone con disabilità è a rischio di povertà o di esclusione sociale e circa un quinto è in condizione di grave deprivazione materiale. Si tratta di famiglie che non sono in grado di spendere per riscaldare adeguatamente l’abitazione, affrontare una spesa imprevista di 800 euro, di consumare un pasto adeguato&#8217;</em>. (2)</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) ISTAT. Indicatori demografici, anno 2022.La popolazione cala ancora ma non al livello del biennio 2020-21. Aumentano gli stranieri. <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/04/indicatori-anno-2022.pdf">https://www.istat.it/it/files//2023/04/indicatori-anno-2022.pdf</a> 7.4.23<br />
(2) Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane. Quasi 13 milioni le persone con disabilità nel nostro Paese, oltre 3 milioni di queste in condizioni gravi. Quasi una su tre è a rischio di povertà. <a href="https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2022/12/30-novembre-2022-Focus-Disabilita.pdf">https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2022/12/30-novembre-2022-Focus-Disabilita.pdf</a> 2.12.22<br />
(3) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/giornata-mondiale-della-disabilita-ora-basta-lettera-aperta/">Giornata mondiale della disabilità, ora Basta! Lettera aperta</a>. <em>Égalité</em>. 3.12.22<br />
(4) ISTAT, la disabilità in cifre <a href="https://disabilitaincifre.istat.it/">https://disabilitaincifre.istat.it/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/italia-un-popolo-di-anziani-e-disabili-rapporto-istat-2022/">Italia, un popolo di anziani e disabili. Rapporto ISTAT 2022</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>2 scuole su 3 inaccessibili agli alunni con disabilità. Rapporto ISTAT</title>
		<link>https://www.egalite.org/2-scuole-su-3-inaccessibili-agli-alunni-con-disabilita-rapporto-istat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 09:45:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[barriere architettoniche]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due scuole italiane su tre sono inaccessibili agli alunni con disabilità motorie. Quasi nessuna dispone degli ausili per i deficit sensoriali. I numeri della #vergogna nel rapporto Istat 6.2.20, relativo all’anno scolastico<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/2-scuole-su-3-inaccessibili-agli-alunni-con-disabilita-rapporto-istat/">2 scuole su 3 inaccessibili agli alunni con disabilità. Rapporto ISTAT</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Due scuole italiane su tre sono inaccessibili agli alunni con disabilità motorie. Quasi nessuna dispone degli ausili per i deficit sensoriali. I numeri della #vergogna nel rapporto Istat 6.2.20, relativo all’anno scolastico 2018/2019. (1)</p>
<h2>Italia, scuole inaccessibili ed esclusione scolastica</h2>
<p><strong>Gli alunni con disabilità</strong> sono oggi in Italia poco più di 284 mila, pari al 3,3% del totale degli iscritti. Il 47,1% in più rispetto a 10 anni prima (193 mila), con un aumento che Istat attribuisce alla maggiore attenzione nella diagnosi di alcune patologie e al maggiore accesso alle certificazioni. Le scuole italiane, però, sono spesso inaccessibili.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>Scarsa l’accessibilità per gli alunni </em></strong><em>con disabilità motoria, garantita soltanto dal 34% delle scuole, e particolarmente critica la disponibilità di ausili per gli alunni con disabilità sensoriale (il 2% delle scuole). Soltanto nel 15% degli edifici scolastici sono stati effettuati lavori per abbattere barriere architettoniche</em>’.</span></p>
<h2>Barriere architettoniche</h2>
<p><strong>Le barriere architettoniche</strong> nelle scuole italiane rimangono ubiquitarie. ‘<em>Nell’anno scolastico 2018-2019 sono ancora troppe le barriere fisiche presenti nelle scuole italiane: solamente una scuola su 3 risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria</em>’.</p>
<p><strong>Il divario Nord-Sud</strong> aggrava ancor più la vita dei bambini e ragazzi svantaggiati. Al meridione gli edifici scolastici accessibili raggiungono a malapena il 29%, a raffronto con il 38% in media al settentrione. Con ulteriori variabili su base regionale e provinciale che possono comportare l’esclusione dei giovani con disabilità dal sistema scolastico. A meno che le loro famiglie non possano permettersi di emigrare a proprie spese in qualche oasi di civiltà elementare.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>‘<em>La mancanza di un ascensore</em></strong><em> o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (46%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di rampe per il superamento di dislivelli (33%) o bagni a norma (29%). Rari invece i casi in cui si riscontra la presenza di scale o porte non a norma (rispettivamente 6% e 3%)</em>’.</span></p>
<h2>Buio nero</h2>
<p><strong>Le disabilità sensoriali</strong> incontrano i più gravi ostacoli nella scuola italiana. Segnali acustici per ipovedenti, segnalazioni visive per le persone sorde, mappe a rilievo e percorsi tattili sono presenti complessivamente nel 2% delle scuole (!). Solo il 18% degli istituti dispone invece di almeno uno dei predetti ausili, una formalità priva di sostanza.</p>
<p><strong>Gli alunni con disabilità</strong> sensoriali sono dunque i più penalizzati, costretti a muoversi nel buio assoluto e nell’incertezza del silenzio. E la disponibilità di una postazione informatica adattata, che è infatti presente in tre scuole su quattro, non vale certo a risolvere i problemi cruciali dell’infrastruttura. Come se un piccolo estintore potesse supplire alla carenza di un impianto antincendio.</p>
<h2>Nessun dorma</h2>
<p><strong>Gite</strong> con pernottamento, uscite didattiche e attività extrascolastiche presentano a loro volta ‘<em>molte problematicità</em>’. Un eufemismo per indicare che i piccoli incontrano tante difficoltà nell’ambiente esterno da dover rinunciare alle gite che prevedano una o più notti fuori. Come pure a musica, teatro, scacchi e altre attività extra-didattiche organizzate dalla scuola all’interno dell’orario scolastico.</p>
<p><strong>Il 66%</strong> degli studenti con disabilità, l’81% al Sud, non partecipa alle gite con pernottamento. ‘La rinuncia dipende proprio dalla presenza della disabilità’, chiarisce Istat. Il 43% dei ragazzi svantaggiati a sua volta non partecipa ad altre attività extra-didattiche. La solidarietà diffusa di compagni, genitori e corpo docente non basta a superare gli ostacoli di infrastrutture e servizi.</p>
<h2>#Égalité</h2>
<p><strong>Lo Stato italiano</strong> è responsabile di una grave inadempienza ai doveri assunti con la ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. (2) E ancor prima, al <a href="https://www.egalite.org/disabilita/">principio di eguaglianza</a> cristallizzato nell’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana.</p>
<p><strong>‘<em>Inclusione</em>’, ‘<em>buona scuola</em>’</strong> restano parole al vento di cialtroni acchiappa-voti di ogni colore, mangiapane a tradimento dopo avere conquistato gli scranni. L’attenzione alla disabilità non può ridursi alle campagne elettorali e a <a href="https://www.egalite.org/world-disability-day-3-dicembre/">quel giorno di calendario a essa dedicato</a>. Perché la disabilità &#8211; come la condizione femminile e <a href="https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/">quella di madre</a>, per citare solo un paio di esempi di discriminazioni in questa società troglodita &#8211; è un fenomeno permanente, 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno.</p>
<p><strong>Servono investimenti</strong> cospicui, pubblici e privati. Affinché le persone con disabilità possano condurre un’esistenza dignitosa, in ogni fase della vita. E le loro famiglie, i <a href="https://www.egalite.org/se-questo-e-uno-stato-disabilita-gravi-e-caregiver-familiari/"><em>caregiver</em></a> non siano costretti a immolare le loro risorse personali e patrimoniali per supplire alle carenze della politica e della pubblica amministrazione. Se questo è uno Stato, ed è tale dal secondo dopoguerra, è ora di cambiarlo.</p>
<p>#Égalité!</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) Istat (2020). <a href="https://www.istat.it/it/files//2020/02/Alunni-con-disabilita-2018-19.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità, anno scolastico 2018/2019</em></a></p>
<p>(2) <a href="https://www.un.org/development/desa/disabilities/convention-on-the-rights-of-persons-with-disabilities/article-9-accessibility.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Convention on the Rights of People with Disabilities </em>(CRPD), articolo 9 &#8211; <em>accessibility</em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/2-scuole-su-3-inaccessibili-agli-alunni-con-disabilita-rapporto-istat/">2 scuole su 3 inaccessibili agli alunni con disabilità. Rapporto ISTAT</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Conoscere la disabilità. Rapporti Istat ed Eurostat</title>
		<link>https://www.egalite.org/conoscere-la-disabilita-rapporti-istat-ed-eurostat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2019 11:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Eurostat]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Mattarella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo International Day of Persons with Disabilities (IDPD), il 3 dicembre, (1) offre occasione per ‘Conoscere la disabilità’. Con alcuni dati, almeno. Quelli offerti da Istat, nell’omonimo rapporto. E quelli<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/conoscere-la-disabilita-rapporti-istat-ed-eurostat/">Conoscere la disabilità. Rapporti Istat ed Eurostat</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <em>International Day of Persons with Disabilities</em> (IDPD), il 3 dicembre, (1) offre occasione per ‘<em>Conoscere la disabilità</em>’. Con alcuni dati, almeno. Quelli offerti da Istat, nell’omonimo rapporto. E quelli di Eurostat, su disabili e povertà. I numeri della vergogna, a seguire.</p>
<h2>‘<em>Conoscere la disabilità</em>’, il rapporto Istat</h2>
<p><strong>3,1 milioni di individui</strong> in Italia &#8211; pari al 5,2% della popolazione &#8211; soffrono gravi limitazioni nella vita quotidiana, a causa di problemi di salute. Persone con disabilità, appunto. In una delle sue tante e singolari espressioni. Con prevalenza relativa nella fascia di età degli ultra-settantacinquenni (quasi 1 milione e mezzo di disabili, di cui 990 mila donne).</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>‘Negli ambiti di vita</strong> analizzati emergono ancora <strong>significativi svantaggi</strong> delle persone con disabilità rispetto al resto della popolazione (&#8230;). Ad esempio, le <strong>politiche di welfare</strong>, attuate in larga parte attraverso trasferimenti monetari, (&#8230;) non hanno risolto il problema della <strong>deprivazione materiale</strong> di cui soffrono le persone con disabilità. (&#8230;)</span></em></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>I livelli occupazionali </strong>sono ancora molto al di sotto della media nazionale e spesso i lavoratori con disabilità vengono relegati a svolgere mansioni secondarie’</em> (Istat, rapporto ‘<em>Conoscere la disabilità</em>’. V. nota 2).</span></p>
<p><strong>La discriminazione</strong> fotografata a ottobre nel <a href="https://www.egalite.org/discriminazioni-in-ue-la-storia-infinita-eurobarometro-2019/">rapporto dell’Eurobarometro</a> trova dunque attualità. La barriera culturale nei confronti dei disabili &#8211; impregnata di ignoranza e pietismo &#8211; è un dato reale e incide in misura determinante sulla loro partecipazione alla vita sociale.</p>
<h2>Inclusione sociale in Italia, la grande assente</h2>
<p><strong>L’inclusione sociale</strong> in Italia è rarefatta e frammentaria. Si registrano gravi squilibri nella gestione dei servizi prestati ai disabili e alle loro famiglie, che variano atrocemente da una Regione e un Comune all’altro. Quanto si è accennato con riguardo alla <a href="https://www.egalite.org/mobilita-personale-dei-disabili-diritti-negati-e-blackout-a-roma/">mobilità personale</a> vale ancor più per l’assistenza individuale, che è cruciale per i disabili gravi eppure scarsissima.</p>
<p><span style="color: #800000;"><em><strong>‘Nel nostro Paese le famiglie</strong> continuano a svolgere un ruolo cruciale attorno al quale le Istituzioni hanno costruito una rete di interventi complementari, di natura sociale ed assistenziale. In prospettiva, però, la rarefazione delle reti familiari e il progressivo invecchiamento della popolazione rischiano di mettere in crisi la sostenibilità di questo modello di welfare’</em>. (3)</span></p>
<h2>Deprivazione materiale e isolamento</h2>
<p><strong>La deprivazione materiale</strong> colpisce quasi 1 su 3 famiglie con uno o più membri disabili (28,7%), a fronte del 18% del dato medio nazionale.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘Il 67% delle famiglie</strong> nelle quali vive almeno una persona con disabilità non può permettersi una settimana di vacanza all’anno lontano da casa, il 53,7% non è in grado di affrontare una spesa imprevista di 800 euro, più di un quinto non può riscaldare sufficientemente l’abitazione o consumare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni’ (rapporto Istat).</span></p>
<p><strong>L’isolamento</strong> riguarda invece ‘<em>oltre 600 mila persone con limitazioni gravi’, le quali ‘vivono in una situazione di grande, senza alcuna rete su cui poter contare in caso di bisogno. Di queste, ben 204 mila vivono completamente sole</em>’.</p>
<h2>Eurostat, disabili e povertà</h2>
<p><strong>Il 28,7%</strong> delle persone con disabilità dai 16 anni in su &#8211; a livello europeo &#8211; è a rischio di povertà o di esclusione sociale (19,2% i non disabili). E un ulteriore 68,1% si troverebbe in situazione di rischio povertà, se non fruisse di prestazioni sociali, indennità o pensioni. (4)</p>
<p><strong>L’indice AROPE</strong> (<em>At Risk of Poverty or social Exclusion</em>) comprende tre indicatori:</p>
<p><strong>&#8211; deprivazione materiale</strong>, 9,4% dei disabili (D) vs. 5% dei non disabili (ND),</p>
<p><strong>&#8211; rischio di povertà</strong>, 20,9% D vs. 15% ND,</p>
<p><strong>&#8211; bassa intensità di lavoro</strong>, 22,5% famiglie con disabilità vs. 7,1% di quelle senza.</p>
<h2>Europa, la classifica delle discriminazioni</h2>
<p><strong>La grave deprivazione materiale</strong> dei disabili, secondo Eurostat, è prevalente nei Paesi dell’Est Europa. Con apice in Bulgaria (35,9%). Sul fronte opposto della classifica si trovano invece la Svezia &#8211; che ancora mantiene un apprezzabile livello di <em>welfare</em> (3,8%) &#8211; e il minuscolo Lussemburgo (2,1%).</p>
<p><strong>La discriminazione</strong> espressa dal rischio di povertà o di esclusione sociale dei D rispetto ai ND è altresì spiccata in Bulgaria (49,4% vs. 29,9%), Lettonia (43,6% vs. 21,2%) e Lituania (43% vs. 22,5%). Anche la Germania di Wolfgang Schäuble &#8211; politico di lungo corso, ora presidente del Bundestag (Parlamento federale), paraplegico dal 1990 a seguito di un tentato omicidio &#8211; registra un <em>gap</em> significativo.</p>
<p><strong>In Germania</strong> infatti il 31,2% delle persone con disabilità è a rischio di povertà o esclusione sociale (vs. 16,1% dei ND). La situazione è altrettanto drammatica in Belgio (30,5% vs. 15,3%). Un po’ meglio in Danimarca (23,5% vs. 15,6%), Spagna (31,1% vs. 24,1%), Francia (21% vs. 14,3%).</p>
<h2>Italia, politica sotto zero</h2>
<p><strong>Il primo governo</strong> a guida di Giuseppe Conte si era dotato di un ministro leghista, senza portafoglio, con delega alla famiglia e alla disabilità. Non vale la pena ricordarne il nome poiché non ha fatto assolutamente nulla, neppure per mitigare una delle tante aree di disagio sofferte dai disabili e le loro famiglie in Italia.</p>
<p><strong>Giuseppe Conte</strong> &#8211; nel celebrare la giornata mondiale della disabilità &#8211; ha annunciato l’apertura di un ‘<em>ufficio permanente per le persone con disabilità</em>’. A palazzo Chigi, dall&#8217;1.1.20. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invece invocato la ‘Barbie’ con il volto di Bebe Vio (citata anche dal ministro delle Sport e delle politiche giovanili Vincenzo Spadafora). Per invitare ‘<em>tutti i nostri concittadini con disabilità, senza disabilità o con disabilità non apparente</em>’ a praticare attività sportive.</p>
<p><strong>Bene farebbero</strong>, i vertici della politica in Italia, a leggere il rapporto appena divulgato dall’Istat. Magari anche a uscire dai loro palazzi e incontrare gli ultimi degli ultimi. Poiché è questa la condizione in cui oggi vivono in Italia le persone con disabilità, le quali &#8211; al di fuori dei pochi casi di formidabili paralimpici &#8211; spesso non possono neppure uscire di casa a causa di barriere architettoniche onnipresenti. Né andare a scuola, con 2/3 degli istituti inaccessibili.</p>
<p><em>No one left behind?</em> Vergogna!</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1)<em> <a href="https://www.egalite.org/world-disability-day-3-dicembre/">International Day of Persons with Disabilities</a></em> (IDPD), 3 dicembre</p>
<p>(2) Istat (2019). <a href="https://www.istat.it/it/files//2019/12/NOTA-STAMPA-RAPPORTO-DISABILITA.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Conoscere la disabilità</em></a></p>
<p>(3) Va altresì evidenziata la precarietà in cui si trovano i <em>caregiver</em> familiari, privi in Italia di alcuna tutela. V. <a href="https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/">https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/</a></p>
<p>(4) Eurostat (2019). <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Disability_statistics_-_poverty_and_income_inequalities#In-work_poverty:_people_with_activity_limitation_more_exposed_than_people_with_no_limitation" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Disability statistics &#8211; poverty and income inequalities</em></a>.</p>
<p>Su povertà e diseguaglianze, si vedano anche i precedenti articoli <a href="https://www.egalite.org/poverta-1-su-5-a-rischio-in-europa-1-su-4-in-italia-il-rapporto-eurostat/">https://www.egalite.org/poverta-1-su-5-a-rischio-in-europa-1-su-4-in-italia-il-rapporto-eurostat/</a>, <a href="https://www.egalite.org/poverta-ed-esclusione-sociale/">https://www.egalite.org/poverta-ed-esclusione-sociale/</a></p>
<p>(5) Giornata internazionale della disabilità. Mattarella: &#8216;<em>Bisogna garantire la realizzazione e le opportunità. Pensate alla Barbie di Bebe Vio</em>&#8216;. <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2019/12/03/news/disabili_papa_giornata-242491625/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La Repubblica, 3.12.19</a>,</p>
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		<title>Italia, madri e caregiver senza tutela</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 19:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[INPS]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[madri]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia non è un Paese per madri. Né per l’insieme più ampio dei c.d. caregiver, coloro cioè che si prendono cura dei figli ma anche di familiari malati,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia non è un Paese per madri. Né per l’insieme più ampio dei c.d. <em>caregiver</em>, coloro cioè che si prendono cura dei figli ma anche di familiari malati, anziani e/o con disabilità. I quali esprimono 1 italiano su 3, nonché il 40% della forza lavoro. Nel rapporto Istat ‘<em>Conciliazione tra lavoro e famiglia, anno 2018’</em>, pubblicato il 18.11.19, lo scenario del disastro sociale italiano. (1)</p>
<h2>Maternità e lavoro, il binomio mancante</h2>
<p><strong>Precarietà e contratti a termine</strong> riducono drasticamente, nei fatti, le <em>chance</em> di mantenere il lavoro dopo la maternità. Non è un caso se il tasso di occupazione delle madri con figli piccoli (57%, nella fascia di età 25-54) sia inferiore alla media femminile (72,1%).</p>
<p><strong>Le donne</strong> che non hanno mai lavorato per potersi prendere cura di almeno un figlio sono il triplo, in Italia (11,1%), rispetto alla media in Unione europea (3,7%). Addirittura, nel Mezzogiorno, ‘<em>una donna su cinque con almeno un figlio dichiara di non aver mai lavorato per potersene prendere cura</em>’.</p>
<p>I tassi di occupazione più bassi si registrano tra le madri di bimbi in età prescolare, ‘<em>53% per le donne con figli di 0-2 anni e 55,7% per quelle con figli di 3-5 anni</em>’. Con abissali differenze:</p>
<p>&#8211; tra il Sud Italia (35,9%) e il resto del Paese (65,1% al Centro e 69,4% al Nord),</p>
<p>&#8211; in relazione al titolo di studio. Supera l’80% il tasso di occupazione delle madri laureate, a fronte del 34% di quelle con titolo di studio pari o inferiore alla licenza media.</p>
<h2>Figli e lavoro, conciliare è arduo</h2>
<p><strong>Le difficoltà</strong> di conciliazione sono più evidenti nei primi 5 anni di età dei bambini. Ostacoli si registrano nel 46,7% delle donne che lavorano a tempo pieno, (39% di quelle a part-time) con bambini in età prescolare (quasi un milione e 300 mila in tutto).</p>
<p><strong>Le madri italiane</strong> &#8211; quand’anche riescano a lavorare ‘<em>nonostante i figli</em>’ (e le discriminazioni di molti datori di lavoro) &#8211; sono spesso costrette a ridurre gli orari e/o cambiare mansioni. Ciò che accade nel 38,3% dei casi, in presenza di prole infra-15enne. E in misura inferiore (11,9%) anche ai padri. Con pregiudizio alla retribuzione e alle opportunità di carriera, che vanno ad aggravare il <em>gender gap</em>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>Tra i genitori occupati</em></strong><em> con figli minori di 15 anni il 35,9% delle madri e il 34,6% dei padri lamentano problemi di conciliazione tra il lavoro e la famiglia. Poco meno di un terzo dei nuclei familiari con figli minori usa i servizi, il 38% conta sull’aiuto di familiari, soprattutto dei nonni, oppure di amici</em>’. (1)</span></p>
<h2>Servizio pubblico, il caro estinto</h2>
<p><strong>Lo Stato, le Regioni </strong>e i Comuni latitano. I <a href="https://www.egalite.org/asilo-nido-e-poverta-educativa-in-italia/">servizi per l’infanzia</a> , pubblici e privati, sono accessibili solo a tre famiglie su dieci. E questi ultimi sono comunque onerosi, insostenibili per le non poche famiglie &#8211; <a href="https://www.egalite.org/poverta-1-su-5-a-rischio-in-europa-1-su-4-in-italia-il-rapporto-eurostat/">una su tre in Italia</a> &#8211; che già ora, in presenza di figli minori, si trovano a rischio di povertà o esclusione sociale. La rete di salvataggio è così rappresentata da nonni, parenti e amici.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>Il 31% dei nuclei familiari</em></strong><em> con figli coabitanti di 0-14 anni si avvale regolarmente per almeno uno dei figli di servizi pubblici o privati, come asili nido, scuole materne, pre o post scuola, ludoteche, baby-sitter o altro. La percentuale è più alta al Nord (34,5%) e al Centro (33,3%), più bassa nel Mezzogiorno (24,9%). All’aiuto per la cura fornito regolarmente da parenti o amici ricorre il 38% dei nuclei familiari con figli di 0-14enni, in nove casi su dieci a dare il supporto sono i nonni (34,4%)</em>’.</span></p>
<h2>Cure in famiglia e lavoro, l’impatto sulla società italiana</h2>
<p><strong>12 milioni e 746 mila</strong> persone tra i 18 e i 64 anni &#8211; vale a dire più di un terzo degli abitanti in Italia (34,6%), quattro lavoratori su dieci &#8211; nel 2018 hanno avuto cura di figli minori di 15 anni ovvero di parenti malati, disabili o anziani.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>‘<em>Tra gli occupati, quasi il 40%</em></strong><em> dei 18-64enni svolge attività di cura. Essere impegnati in un’attività lavorativa e allo stesso tempo doversi occupare di figli piccoli o parenti non autosufficienti comporta una modulazione dei tempi da dedicare al lavoro e alla famiglia che può riflettersi sulla partecipazione degli individui al mercato del lavoro, soprattutto delle donne, le quali hanno un maggiore carico di tali responsabilità</em>’.</span></p>
<h2><em>Madri e caregiver </em>senza tutela, gli angeli senza patria</h2>
<p><strong>Oltre 2 milioni e 800 mila</strong> sono le persone che prestano regolarmente ‘attività di cura’ a figli over-15 o altri parenti in quanto malati, disabili o anziani. (2) La responsabilità di cura grava sul 9,4% delle donne e il 5,9% degli uomini tra i 18 e i 64 anni. Con prevalenza nella fascia d’età 45-64 anni (12,2%) e tra gli ‘inattivi’ (9%).</p>
<p><strong>I <em>caregiver</em> </strong>&#8211; gli ‘angeli’ di familiari malati, anziani e/o con disabilità &#8211; suppliscono alle inaccettabili carenze del sistema pubblico. La Repubblica italiana ha infatti il dovere di fornire un’assistenza appropriata a coloro che versino in condizioni di malattia e disabilità, sulla base delle <a href="https://www.egalite.org/disabilita/">Convenzioni ONU puntualmente ratificate</a>.</p>
<p><strong>Lo Stato</strong> viene però sistematicamente meno ai propri doveri di assistenza sociale ed è solo grazie all’impegno dei <em>care-giver</em> che le persone svantaggiate possono vivere con dignità. Questi benefattori nei casi più gravi sono costretti a rinunciare al lavoro ed entrano così nella categoria degli ‘<em>inattivi</em>’, nel cinismo della statistica. Il loro sacrificio supplisce alla latitanza delle istituzioni, che tuttavia li lasciano privi di alcuna forma di tutela. (3) Sotto entrambi i profili del reddito e della previdenza.</p>
<h2>La beffa della politica italiana ai <em>caregiver</em> familiari</h2>
<p><strong>La beffa</strong> ai <em>caregiver</em> familiari è costituita dalla mancata attuazione delle misure stabilite nella legge di bilancio 2018. (4) Ove per la prima volta, meglio tardi che mai, è stato istituito il ‘Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del <em>caregiver</em> familiare’. (5) La citata legge ha invero previsto una dotazione annuale &#8211; per il triennio 2018-2020 &#8211; di 20 milioni di euro.</p>
<p><strong>Il Ministero dell’Economia</strong> e Finanze tuttavia &#8211; nei due anni e tre governi frattanto trascorsi &#8211; non ha adottato il decreto indispensabile a reperire in bilancio le risorse per finanziare il c.d. ‘Fondo <em>Caregiver</em>’. L’INPS, a sua volta, ha omesso di pubblicare la circolare necessaria a definire le modalità di accesso al predetto fondo.</p>
<p><strong>La politica e i vertici della pubblica amministrazione</strong> in Italia non devono solo vergognarsi, per la violazione dei diritti umani fondamentali e le omissioni di atti d’ufficio di cui sopra. Devono piuttosto smettere di ingannare gli elettori ed eseguire il loro lavoro.</p>
<p>#Égalité!</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini</em></p>
<h2><strong>Note</strong></h2>
<p>(1) Istat (2019). <a href="https://www.istat.it/it/files//2019/11/Report-Conciliazione-lavoro-e-famiglia.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Conciliazione tra lavoro e famiglia, anno 2018</em></a></p>
<p>(2) Per ‘attività di cura’ si intendono quelle fornite regolarmente:</p>
<p>&#8211; nei confronti dei bambini, le cure personali (aiuto a lavarsi, vestirsi, mangiare, <em>etc.</em>), l’accompagnamento a scuola, gli aiuti nei compiti scolastici, le attività di compagnia (es. gioco, lettura di favole), attività di sorveglianza o di gestione quotidiana, <em>etc</em>.</p>
<p>&#8211; nei confronti dei familiari over-15 anni e malati, disabili o anziani, le prestazioni sanitarie (es. iniezioni, medicazioni, etc.), accudimento e assistenza (aiuto a lavarsi, vestirsi, mangiare, <em>etc</em>.), aiuto nelle attività domestiche (es. lavare, stirare, fare la spesa, preparare i pasti, ecc.), compagnia, accompagnamento, espletamento di attività lavorative extra-domestiche, aiuto nello studio, <em>etc</em>.</p>
<p>(3) Le misure stabilite quasi 30 anni fa con la legge 104/1992 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) consentono al <em>caregiver</em> alcune facilitazioni e permessi di lavoro per l’assistenza del familiare invalido. Ma tali permessi presuppongono che, al di fuori di quelle ore di permesso, l’invalido grave riceva un servizio pubblico gratuito di cura e assistenza. Ciò che purtroppo non avviene, al di là delle ipotesi di ricoveri in ospedali o strutture dedicate</p>
<p>(4) Cfr. legge 205/17, articolo 1, comma 254-256</p>
<p>(6) ‘<em>Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell&#8217;altra parte dell&#8217;unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall&#8217;articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell&#8217;articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18</em>’ (legge 205/17, articolo 1, comma 255)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/">Italia, madri e caregiver senza tutela</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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