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	<title>maternità Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Italia, madri e caregiver senza tutela</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 19:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[caregiver]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia non è un Paese per madri. Né per l’insieme più ampio dei c.d. <em>caregiver</em>, coloro cioè che si prendono cura dei figli ma anche di familiari malati, anziani e/o con disabilità. I quali esprimono 1 italiano su 3, nonché il 40% della forza lavoro. Nel rapporto Istat ‘<em>Conciliazione tra lavoro e famiglia, anno 2018’</em>, pubblicato il 18.11.19, lo scenario del disastro sociale italiano. (1)</p>
<h2>Maternità e lavoro, il binomio mancante</h2>
<p><strong>Precarietà e contratti a termine</strong> riducono drasticamente, nei fatti, le <em>chance</em> di mantenere il lavoro dopo la maternità. Non è un caso se il tasso di occupazione delle madri con figli piccoli (57%, nella fascia di età 25-54) sia inferiore alla media femminile (72,1%).</p>
<p><strong>Le donne</strong> che non hanno mai lavorato per potersi prendere cura di almeno un figlio sono il triplo, in Italia (11,1%), rispetto alla media in Unione europea (3,7%). Addirittura, nel Mezzogiorno, ‘<em>una donna su cinque con almeno un figlio dichiara di non aver mai lavorato per potersene prendere cura</em>’.</p>
<p>I tassi di occupazione più bassi si registrano tra le madri di bimbi in età prescolare, ‘<em>53% per le donne con figli di 0-2 anni e 55,7% per quelle con figli di 3-5 anni</em>’. Con abissali differenze:</p>
<p>&#8211; tra il Sud Italia (35,9%) e il resto del Paese (65,1% al Centro e 69,4% al Nord),</p>
<p>&#8211; in relazione al titolo di studio. Supera l’80% il tasso di occupazione delle madri laureate, a fronte del 34% di quelle con titolo di studio pari o inferiore alla licenza media.</p>
<h2>Figli e lavoro, conciliare è arduo</h2>
<p><strong>Le difficoltà</strong> di conciliazione sono più evidenti nei primi 5 anni di età dei bambini. Ostacoli si registrano nel 46,7% delle donne che lavorano a tempo pieno, (39% di quelle a part-time) con bambini in età prescolare (quasi un milione e 300 mila in tutto).</p>
<p><strong>Le madri italiane</strong> &#8211; quand’anche riescano a lavorare ‘<em>nonostante i figli</em>’ (e le discriminazioni di molti datori di lavoro) &#8211; sono spesso costrette a ridurre gli orari e/o cambiare mansioni. Ciò che accade nel 38,3% dei casi, in presenza di prole infra-15enne. E in misura inferiore (11,9%) anche ai padri. Con pregiudizio alla retribuzione e alle opportunità di carriera, che vanno ad aggravare il <em>gender gap</em>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>Tra i genitori occupati</em></strong><em> con figli minori di 15 anni il 35,9% delle madri e il 34,6% dei padri lamentano problemi di conciliazione tra il lavoro e la famiglia. Poco meno di un terzo dei nuclei familiari con figli minori usa i servizi, il 38% conta sull’aiuto di familiari, soprattutto dei nonni, oppure di amici</em>’. (1)</span></p>
<h2>Servizio pubblico, il caro estinto</h2>
<p><strong>Lo Stato, le Regioni </strong>e i Comuni latitano. I <a href="https://www.egalite.org/asilo-nido-e-poverta-educativa-in-italia/">servizi per l’infanzia</a> , pubblici e privati, sono accessibili solo a tre famiglie su dieci. E questi ultimi sono comunque onerosi, insostenibili per le non poche famiglie &#8211; <a href="https://www.egalite.org/poverta-1-su-5-a-rischio-in-europa-1-su-4-in-italia-il-rapporto-eurostat/">una su tre in Italia</a> &#8211; che già ora, in presenza di figli minori, si trovano a rischio di povertà o esclusione sociale. La rete di salvataggio è così rappresentata da nonni, parenti e amici.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>Il 31% dei nuclei familiari</em></strong><em> con figli coabitanti di 0-14 anni si avvale regolarmente per almeno uno dei figli di servizi pubblici o privati, come asili nido, scuole materne, pre o post scuola, ludoteche, baby-sitter o altro. La percentuale è più alta al Nord (34,5%) e al Centro (33,3%), più bassa nel Mezzogiorno (24,9%). All’aiuto per la cura fornito regolarmente da parenti o amici ricorre il 38% dei nuclei familiari con figli di 0-14enni, in nove casi su dieci a dare il supporto sono i nonni (34,4%)</em>’.</span></p>
<h2>Cure in famiglia e lavoro, l’impatto sulla società italiana</h2>
<p><strong>12 milioni e 746 mila</strong> persone tra i 18 e i 64 anni &#8211; vale a dire più di un terzo degli abitanti in Italia (34,6%), quattro lavoratori su dieci &#8211; nel 2018 hanno avuto cura di figli minori di 15 anni ovvero di parenti malati, disabili o anziani.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>‘<em>Tra gli occupati, quasi il 40%</em></strong><em> dei 18-64enni svolge attività di cura. Essere impegnati in un’attività lavorativa e allo stesso tempo doversi occupare di figli piccoli o parenti non autosufficienti comporta una modulazione dei tempi da dedicare al lavoro e alla famiglia che può riflettersi sulla partecipazione degli individui al mercato del lavoro, soprattutto delle donne, le quali hanno un maggiore carico di tali responsabilità</em>’.</span></p>
<h2><em>Madri e caregiver </em>senza tutela, gli angeli senza patria</h2>
<p><strong>Oltre 2 milioni e 800 mila</strong> sono le persone che prestano regolarmente ‘attività di cura’ a figli over-15 o altri parenti in quanto malati, disabili o anziani. (2) La responsabilità di cura grava sul 9,4% delle donne e il 5,9% degli uomini tra i 18 e i 64 anni. Con prevalenza nella fascia d’età 45-64 anni (12,2%) e tra gli ‘inattivi’ (9%).</p>
<p><strong>I <em>caregiver</em> </strong>&#8211; gli ‘angeli’ di familiari malati, anziani e/o con disabilità &#8211; suppliscono alle inaccettabili carenze del sistema pubblico. La Repubblica italiana ha infatti il dovere di fornire un’assistenza appropriata a coloro che versino in condizioni di malattia e disabilità, sulla base delle <a href="https://www.egalite.org/disabilita/">Convenzioni ONU puntualmente ratificate</a>.</p>
<p><strong>Lo Stato</strong> viene però sistematicamente meno ai propri doveri di assistenza sociale ed è solo grazie all’impegno dei <em>care-giver</em> che le persone svantaggiate possono vivere con dignità. Questi benefattori nei casi più gravi sono costretti a rinunciare al lavoro ed entrano così nella categoria degli ‘<em>inattivi</em>’, nel cinismo della statistica. Il loro sacrificio supplisce alla latitanza delle istituzioni, che tuttavia li lasciano privi di alcuna forma di tutela. (3) Sotto entrambi i profili del reddito e della previdenza.</p>
<h2>La beffa della politica italiana ai <em>caregiver</em> familiari</h2>
<p><strong>La beffa</strong> ai <em>caregiver</em> familiari è costituita dalla mancata attuazione delle misure stabilite nella legge di bilancio 2018. (4) Ove per la prima volta, meglio tardi che mai, è stato istituito il ‘Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del <em>caregiver</em> familiare’. (5) La citata legge ha invero previsto una dotazione annuale &#8211; per il triennio 2018-2020 &#8211; di 20 milioni di euro.</p>
<p><strong>Il Ministero dell’Economia</strong> e Finanze tuttavia &#8211; nei due anni e tre governi frattanto trascorsi &#8211; non ha adottato il decreto indispensabile a reperire in bilancio le risorse per finanziare il c.d. ‘Fondo <em>Caregiver</em>’. L’INPS, a sua volta, ha omesso di pubblicare la circolare necessaria a definire le modalità di accesso al predetto fondo.</p>
<p><strong>La politica e i vertici della pubblica amministrazione</strong> in Italia non devono solo vergognarsi, per la violazione dei diritti umani fondamentali e le omissioni di atti d’ufficio di cui sopra. Devono piuttosto smettere di ingannare gli elettori ed eseguire il loro lavoro.</p>
<p>#Égalité!</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini</em></p>
<h2><strong>Note</strong></h2>
<p>(1) Istat (2019). <a href="https://www.istat.it/it/files//2019/11/Report-Conciliazione-lavoro-e-famiglia.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Conciliazione tra lavoro e famiglia, anno 2018</em></a></p>
<p>(2) Per ‘attività di cura’ si intendono quelle fornite regolarmente:</p>
<p>&#8211; nei confronti dei bambini, le cure personali (aiuto a lavarsi, vestirsi, mangiare, <em>etc.</em>), l’accompagnamento a scuola, gli aiuti nei compiti scolastici, le attività di compagnia (es. gioco, lettura di favole), attività di sorveglianza o di gestione quotidiana, <em>etc</em>.</p>
<p>&#8211; nei confronti dei familiari over-15 anni e malati, disabili o anziani, le prestazioni sanitarie (es. iniezioni, medicazioni, etc.), accudimento e assistenza (aiuto a lavarsi, vestirsi, mangiare, <em>etc</em>.), aiuto nelle attività domestiche (es. lavare, stirare, fare la spesa, preparare i pasti, ecc.), compagnia, accompagnamento, espletamento di attività lavorative extra-domestiche, aiuto nello studio, <em>etc</em>.</p>
<p>(3) Le misure stabilite quasi 30 anni fa con la legge 104/1992 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) consentono al <em>caregiver</em> alcune facilitazioni e permessi di lavoro per l’assistenza del familiare invalido. Ma tali permessi presuppongono che, al di fuori di quelle ore di permesso, l’invalido grave riceva un servizio pubblico gratuito di cura e assistenza. Ciò che purtroppo non avviene, al di là delle ipotesi di ricoveri in ospedali o strutture dedicate</p>
<p>(4) Cfr. legge 205/17, articolo 1, comma 254-256</p>
<p>(6) ‘<em>Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell&#8217;altra parte dell&#8217;unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall&#8217;articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell&#8217;articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18</em>’ (legge 205/17, articolo 1, comma 255)</p>
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