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	<title>microplastiche Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Fast fashion, quando la moda devasta l’ambiente</title>
		<link>https://www.egalite.org/fast-fashion-quando-la-moda-devasta-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 20:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli eccessi di produzione e consumo rendono opachi i numeri della moda. L’eccesso di offerta di capi low cost è ‘lo sporco segreto dell’industria tessile’ e<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/fast-fashion-quando-la-moda-devasta-lambiente/">Fast fashion, quando la moda devasta l’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli eccessi di produzione e consumo rendono opachi i numeri della moda. L’eccesso di offerta di capi low cost è ‘<em>lo sporco segreto dell’industria tessile</em>’ e fonte di disastri ambientali. Una recente inchiesta del Guardian approfondisce il tema della fast fashion vista dal versante della eccessiva produzione, o meglio dell’eccesso di offerta. Che ha numeri enormi ma al tempo stesso sconosciuti. (1)</p>
<h2>Il ciclo vizioso della fast fashion</h2>
<p><strong>Da un canto</strong>, dilaga la produzione di capi usa e getta, di bassa qualità, che vengono usati pochissimo. Talvolta mai, vengono gettati con il cartellino del prezzo. Merci inutili, che finiscono nelle discariche dell’Africa, in paesi come Ghana e Nepal, e spargono nell’ambiente particelle di inquinanti, coloranti ma anche micro e nanoplastiche, trovate ovunque, nei mari, nell’ambiente, nel sangue umano. (2)</p>
<p><strong>L’altra faccia</strong> del fenomeno è l’eccesso di consumo, alimentato anche da un marketing pervasivo che riproduce un ciclo di promozioni, sconti e campagne mirate per invitare i consumatori a continuare a comprare di continuo nuovo abbigliamento.</p>
<h2>Mistero sui numeri della fast fashion</h2>
<p><strong>I numeri</strong> in ballo sono in realtà solo stime. Fra il 10% e il 40% degli indumenti prodotti ogni anno non viene venduto. Ma quanti siano gli indumenti prodotti nessuno al momento lo sa con certezza.</p>
<p><strong>Il Guardian</strong> scrive che, secondo le statistiche a oggi disponibili, <em>‘ogni anno vengono realizzati tra 80 e 150 miliardi di indumenti’</em>. La percentuale di vestiti invenduti corrisponderebbe a un numero che varia fra 8 miliardi o 60 miliardi di indumenti all’anno.</p>
<p><em><strong>‘Nessuno sa</strong> esattamente quanti cappotti, jeans, magliette e scarpe da ginnastica vengono prodotti ogni anno, il che significa che nessuno sa quanti capi rimangono invenduti nei magazzini, destinati alla discarica o alla distruzione. Senza queste informazioni, cercare di ridurre l&#8217;impronta di carbonio dell&#8217;industria della moda è un po&#8217; come cercare di risolvere un puzzle al buio</em>’, (The Guardian).</p>
<h2>L’opacità dei dati</h2>
<p><strong>Uno dei problemi</strong> del settore tessile è la misinformation, denuncia Vox. (3). Più che di disinformazione o dell’abusata espressione ‘fake news’ si tratta di cattiva informazione, incompleta, fuorviante, basata su statistiche discutibili, con fonti di studi opache e non troppo chiare. Con il risultato di non avere definito il quadro in cui ci si deve muovere per chiedere nuove legislazioni o azioni effettive di tutela dell’ambiente.</p>
<p><strong>‘<em>L&#8217;8-10% delle emissioni globali</em></strong><em> di gas serra proviene dall&#8217;industria della moda, che è più delle industrie dell&#8217;aviazione e del trasporto marittimo messe insieme. L&#8217;industria della moda produce e vende tra gli 80 e i 150 miliardi di capi all&#8217;anno a livello globale. Quasi tre quinti di tutti i capi di abbigliamento prodotti finiscono negli inceneritori o nelle discariche entro pochi anni dalla produzione</em>’, sottolinea Vox.</p>
<p><strong>La forchetta di numeri</strong> è certo troppo ampia per assumere un significato univoco e dare vita ad azioni significative. Ma le prove che qualcosa non quadra sono tante, dai cumuli di rifiuti tessili in Africa alle acque potabili inquinate dalle microplastiche. ‘<em>La statistica secondo cui il 4% dei rifiuti globali proviene dall&#8217;industria della moda</em>’ è il fatto più documentato, secondo Vox.</p>
<h2>Un sistema di produzione ‘arcaico’</h2>
<p><strong>Alla base della sovrapproduzione</strong> di vestiti, secondo il Guardian, risiedono diversi motivi:</p>
<p>&#8211; i produttori insistono su quantità minime d’ordine,</p>
<p>&#8211; il ciclo di vendite è sempre più veloce,</p>
<p>&#8211; c’è una certa incapacità di interpretare il mercato, di prevedere la domanda dei consumatori.</p>
<p><strong>Un fenomeno</strong> sintomatico di un sistema di produzione arcaico, che incentiva il volume: più magliette vengono ordinate, più economico è il prezzo per ogni capo. Anche perché il fattore di costo più elevato riguarda i macchinari, non i lavoratori o i tessuti.</p>
<p><strong>Il risultato</strong> è uno spreco esorbitante. Ad alimentarlo controbuisce una domanda creata e alimentata dal marketing sui social media, dagli annunci digitali, dalle campagne email e da un ciclo apparentemente infinito di sconti e promozioni.</p>
<h2>Fast fashion out of fashion?</h2>
<p><strong>L’eccessivo consumo</strong> di abbigliamento low cost suscita anche riflessioni sulla responsabilità e la consapevolezza dei consumatori. Prima ancora, della politica.</p>
<p><strong>La legislazione europea</strong> ancora in sospeso sulla responsabilità estesa del produttore ‘<em>non arriverà mai abbastanza presto</em>’, secondo The Guardian.</p>
<p><strong>La Strategia europea per prodotti tessili</strong> sostenibili e circolari (4) stima che nella sola Ue</p>
<p>&#8211; ogni anno vengano buttati via circa 5,8 milioni di tonnellate di prodotti tessili, ossia 11,3 kg a persona,</p>
<p>&#8211; il consumo di prodotti tessili ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo l’alimentazione, l’alloggio e la mobilità ed è una delle tre principali fonti di pressione sull’uso dell’acqua e del suolo.</p>
<h2>Ogni secondo un camion di abiti incenerito</h2>
<p><strong>A livello globale</strong> i numeri si impennano:</p>
<p>&#8211; la produzione tessile è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015,</p>
<p>&#8211; il consumo di abbigliamento e calzature è destinato ad aumentare del 63% entro il 2030,</p>
<p>&#8211; ogni secondo l’equivalente di un camion carico di materiali tessili è collocato in discarica o incenerito,</p>
<p>&#8211; solo poco più dell’1% dei materiali usati per produrre capi di abbigliamento viene riciclato per produrne di nuovi,</p>
<p>&#8211; fino al 35% dell’insieme delle microplastiche rilasciate nell’ambiente deriva dai prodotti tessili. (5)</p>
<p><strong>C’è molto da lavorare</strong> affinché la fast fashion sia ‘out of fashion’ come auspica l’Europa.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Lucianne Tonti. ’It’s the industry’s dirty secret’: why fashion’s oversupply problem is an environmental disaster. <em>The Guardian</em>. 18.1.24</p>
<p><a href="https://www.theguardian.com/fashion/2024/jan/18/its-the-industrys-dirty-secret-why-fashions-oversupply-problem-is-an-environmental-disaster">https://www.theguardian.com/fashion/2024/jan/18/its-the-industrys-dirty-secret-why-fashions-oversupply-problem-is-an-environmental-disaster</a></p>
<p>(2) Per un riepilogo del ritrovamento di micro e nanoplastiche in ambiente e nel corpo umano, vedi Marta Strinati. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/una-nuova-analisi-svela-lenorme-mole-di-nanoplastiche-nellacqua-in-bottiglia/">Una nuova analisi svela l’enorme mole di nanoplastiche nell’acqua in bottiglia</a>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 15.1.24</p>
<p>(3) Alden Wicker. Fashion has a misinformation problem. That’s bad for the environment. <em>Vox</em>. 31.1.20 <a href="https://www.vox.com/the-goods/2020/1/27/21080107/fashion-environment-facts-statistics-impact">https://www.vox.com/the-goods/2020/1/27/21080107/fashion-environment-facts-statistics-impact</a></p>
<p>(4) EU strategy for sustainable and circular textiles <a href="https://environment.ec.europa.eu/strategy/textiles-strategy_en">https://environment.ec.europa.eu/strategy/textiles-strategy_en</a>, <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9f3fc2a6-b02f-11ec-83e1-01aa75ed71a1/language-en/format-PDF/source-278929923">https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9f3fc2a6-b02f-11ec-83e1-01aa75ed71a1/language-en/format-PDF/source-278929923</a></p>
<p>(5) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/microplastiche-dai-tessuti-il-ruolo-della-moda-low-cost/">Microplastiche dai tessuti, il ruolo della moda low cost</a>. <em>Égalité</em>. 5.5.22</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Clean Seas, uniti con l’UNEP contro la plastica nei mari</title>
		<link>https://www.egalite.org/clean-seas-uniti-con-lunep-contro-la-plastica-nei-mari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Mei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 12:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clean Seas]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[UNEP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza della plastica nei mari e i modi per contrastarla sono al centro della campagna di Clean Seas, la piattaforma lanciata da UNEP, l’United Nations Environment<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/clean-seas-uniti-con-lunep-contro-la-plastica-nei-mari/">Clean Seas, uniti con l’UNEP contro la plastica nei mari</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza della plastica nei mari e i modi per contrastarla sono al centro della campagna di Clean Seas, la piattaforma lanciata da UNEP, l’<em>United Nations Environment Programme</em>, e che unisce singoli, governi e industrie di tutto il mondo per ridurre la plastica negli oceani.</p>
<p>I nostri mari sono pieni di plastica. Ce ne possiamo accorgere semplicemente passeggiando su una spiaggia. Ma questo ha degli effetti sull’ecosistema marino, su di noi e sui cambiamenti climatici in generale.</p>
<h2>I numeri dell’inquinamento da plastica</h2>
<p><strong>La produzione di plastica</strong> è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni. Siamo passati da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a più di 430 milioni del 2017 e si prevede che la produzione quadruplicherà entro il 2050.</p>
<p>Lo smaltimento dei rifiuti plastici è invece in affanno:</p>
<ul>
<li>solo il 10% viene riciclato,</li>
<li>il 14% viene incenerito,</li>
<li>il 76% viene smaltito in discarica o rilasciato nell’ambiente.</li>
</ul>
<p><strong>Molta</strong> di questa plastica viene esportata in Paesi con una inefficiente capacità di gestione dei rifiuti e, negli ultimi anni, è aumentato il commercio illegale dei rifiuti plastici. (1)</p>
<h2>Un camion di plastica nel mare ogni minuto</h2>
<p><strong>Ogni anno</strong> vengono scaricate in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, come se ogni minuto un camion scaricasse il proprio carico in mare.</p>
<p><strong>Mille fiumi</strong> del mondo sono responsabili dell’80% dell’inquinamento globale e in mare navigano 51 trilioni di particelle di microplastiche, ossia frammenti di plastica di grandezza inferiore ai 5 mm.</p>
<p><strong>Il 46%</strong> della plastica trovata in mare è costituita da attrezzature da pesca abbandonate, come reti e nasse. (2)</p>
<h2>Le conseguenze della plastica in mare</h2>
<p><strong>I rifiuti plastici</strong> possono essere scambiati per nutrimento dagli animali. Infatti rappresentano una delle principali cause di morte dei pesci e degli uccelli marini. Oppure possono costituire delle vere e proprie trappole. Secondo il WWF, sono 700 le specie interessate da fenomeni di inquinamento di materie plastiche. (3)</p>
<p><strong>In mare</strong>, la plastica segue le correnti fino ad arrivare nell’Artico e persino in cima all’Everest. Quando si degrada in particelle sempre più piccole riesce ad entrare <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nellacqua-potabile-loms-chiede-valutazione-dei-rischi/">nell’acqua potabile</a> e persino a rimanere sospesa nell’aria. Quando consumiamo pesci contaminati, entra anche <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/le-microplastiche-nella-nostra-dieta/">nelle nostre diete</a>. Sono state trovate tracce di plastica persino <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nel-sangue-prima-evidenza-nelluomo/">nel nostro sangue</a>  e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microplastiche-nella-placenta-umana-la-scoperta-di-ricercatori-italiani/">nella placenta umana</a> con <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microplastiche-e-salute-umana-linvisibile-male/">rischi</a> per la salute non del tutto esplorati.</p>
<h2>L’impegno di Clean Seas</h2>
<p><strong>La piattaforma Clean Seas</strong> di UNEP ha l’obiettivo di creare più consapevolezza sulle conseguenze dell’inquinamento marino da plastica sulla fauna e sulla nostra salute. La piattaforma è aperta a tutti. Riunisce infatti privati cittadini, gruppi della società civile, imprese e governi per arrivare ad una drastica riduzione dei rifiuti.</p>
<p><strong>Dal 2017</strong>, anno della sua creazione, hanno aderito a Clean Seas 69 Paesi che rappresentano il 76% delle coste del mondo. Clean Seas è diventato un importante strumento per guidare la trasformazione di abitudini, pratiche e politiche in tutto il mondo. Anche i Paesi che non hanno sbocchi sul mare stanno aderendo perché hanno capito l’importanza di tenere puliti i fiumi dalla sorgente alla foce. (4)</p>
<h2>Gli impegni dei governi</h2>
<p><strong>L’impegno dei governi</strong> è importante per sensibilizzare l’opinione pubblica, offrire incentivi per il riciclaggio e attuare leggi vincolanti sulla riduzione o divieto di plastica inutile ed evitabile. Aderendo alla campagna, i Paesi possono accedere ad una piattaforma e alle migliori pratiche per profilare il proprio lavoro e incoraggiare gli altri ad agire. Possono richiedere anche il supporto tecnico dell’UNEP per sviluppare i propri piani d’azione.</p>
<p><strong>Ecco alcuni esempi</strong> degli impegni che i Paesi hanno assunto da quando hanno aderito alla campagna di Clean Seas:</p>
<ul>
<li><strong>Città del Messico</strong> dal 2020 ha vietato i sacchetti in plastica e le autorità si impegnano nel vietare anche cannucce, bicchieri, posate e altri articoli in plastica monouso;</li>
<li><strong>il Cile</strong> ha vietato l’uso dei sacchetti di plastica monouso e ha espanso le aree marine protette al 42% delle acque costiere;</li>
<li><strong>le Filippine</strong> hanno aumentato i loro sforzi cercando di bonificare la baia di Manila e rimuovendo da mare solo nel 2019 ben 2000 tonnellate di rifiuti;</li>
<li><strong>in Kenya</strong> dal 2020 è vietato introdurre plastica monouso nei parchi nazionali, nelle spiagge, foreste e nelle aree protette.</li>
</ul>
<p><strong>Anche l’Unione Europea</strong> si è impegnata con Clean Seas, nel 2017 attraverso la coalizione Aquaria, campagna per aumentare la consapevolezza sui rifiuti marini, e nel 2019 approvando la direttiva sulla riduzione dell’impatto di alcuni prodotti in plastica (<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/plastiche-monouso-la-direttiva-ue-al-traguardo/">direttiva SUP</a>, 2019/904/CE). (5) Tuttavia, gli sforzi non sono mai abbastanza. Ora speriamo che il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/riduzione-riutilizzo-e-riciclo-degli-imballaggi-in-ue-la-proposta-di-ppwr/">regolamento sulla riduzione degli imballaggi</a> e sul potenziamento del riciclo e riuso venga approvata.</p>
<h2>Il ruolo fondamentale delle aziende</h2>
<p><strong>Le aziende</strong> svolgono un ruolo fondamentale in questa partita. Sono queste infatti che producono un’enorme quantità di imballaggi in plastica che spesso non viene riciclata e viene incenerita o dispersa nell’ambiente. Molte delle più grandi aziende, dette <em>Fast Moving Consumer Goods Company</em> (FMCG) hanno preso impegni nel 2018 per ridurre il packaging o aumentare il riciclo (<em>New Plastic Economy Global Commitment</em>).</p>
<p><strong>I loro siti</strong> sono costellati da promesse e impegni di sostenibilità. Tuttavia, il documento di BFFP sgretola questa verde narrazione (6) mentre il rapporto dell’UNEP del 2022, che valuta l’andamento degli impegni presi, afferma che quasi sicuramente gli obiettivi non saranno raggiunti. (7)</p>
<p><strong>Coca-Cola Company</strong>, ad esempio, che distribuisce 120 miliardi di bottiglie all’anno, si è impegnata a riciclare una bottiglia o lattina usata per ogni nuova venduta entro il 2030 e ad aumentare il contenuto di plastica riciclata nelle bottiglie al 50% entro la stessa data. (8) Peccato che la maggior parte dei residui trovati in spiaggia negli ultimi anni appartengano proprio a questa compagnia.</p>
<h2>Le responsabilità dell&#8217;industria</h2>
<p><em><strong>Break Free From Plastic</strong></em> è un movimento internazionale che riunisce organizzazioni e singoli cittadini. Ogni anno dal 2018 realizza un <em>report</em>, <em>Brand Audit Report</em>, dove vengono analizzati i rifiuti plastici recuperati nelle spiagge dai volontari di 44 Paesi.</p>
<p><strong>Per il 63%</strong> (dato in aumento) i rifiuti raccolti nel 2022 appartengono a Coca-Cola Company. Poi abbiamo PepsiCo, Nestlé, Procter &amp; Gamble, Mondelez International, Philip Morris International, Danone, Mars e Colgate-Palmolive, le prime in classifica ogni anno. (9) Coca-Cola Company è stata persino lo sponsor ufficiale della COP27 sui cambiamenti climatici. Un palese esempio di <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/inquinamento-da-plastica-le-responsabilita-di-big-food/"><em>greenwashing</em></a>.</p>
<h2>Il potere dei consumatori</h2>
<p><strong>Noi, singoli cittadini</strong>, abbiamo un grande potere anche se spesso non ce ne accorgiamo. Possiamo scegliere. Scegliere quali prodotti comprare, con che tipo di <em>packaging</em>, preferiamo quelli riutilizzabili. Controlliamo gli ingredienti dei cosmetici, i materiali dei nostri vestiti e ricicliamo.</p>
<p><strong>Più di 111.000</strong> persone hanno preso un impegno con Clean Seas e hanno condiviso le loro esperienze sui <em>social</em> per coinvolgere gli altri. Attraverso un semplice gioco disponibile sul sito (10), tutti possono prendere un impegno nei confronti della natura e degli oceani. E alla prossima passeggiata in spiaggia, raccogliamo i rifiuti che troviamo e menzioniamo #CleanSeas nelle nostre foto. Possiamo essere un esempio per gli altri. Rendiamo la pulizia dei mari virale!</p>
<p><em>Alessandra Mei</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) UNEP, Drowning in Plastic, executive summary, <a href="https://wedocs.unep.org/bitstream/handle/20.500.11822/36989/VITGRAPH_ES.pdf">https://wedocs.unep.org/bitstream/handle/20.500.11822/36989/VITGRAPH_ES.pdf</a><br />
(2) Dal sito di Clean Seas https://www.cleanseas.org/did-you-know <br />
(3) Dati dal sito del WWF <a href="https://www.wwf.it/cosa-facciamo/mari-e-oceani/plastica/">https://www.wwf.it/cosa-facciamo/mari-e-oceani/plastica/</a><br />
(4) https://www.cleanseas.org/about<br />
(5) Clean Seas, Turn the tide on plastic. Why become a Clean Seas country? <a href="https://express.adobe.com/page/YZgiTSpy72fHj/">https://express.adobe.com/page/YZgiTSpy72fHj/ </a><br />
(6) BFFP, Missing the Mark. Unveiling corporate false solutions to the plastic pollution crisis <a href="https://drive.google.com/file/d/1VWL78eU8VMDApX8H5mlvui_zJ3RhNvi8/view">https://drive.google.com/file/d/1VWL78eU8VMDApX8H5mlvui_zJ3RhNvi8/view </a><br />
(7) UNEP, The Global Commitment 2022, progress report, <a href="https://emf.thirdlight.com/link/f6oxost9xeso-nsjoqe/@/preview/3">https://emf.thirdlight.com/link/f6oxost9xeso-nsjoqe/@/preview/3 </a><br />
(8) Dal sito di Clean Seas, <a href="https://www.unep.org/news-and-stories/story/what-are-businesses-doing-turn-plastic-tap?_ga=2.204251289.84436743.1673423200-1412289195.1673423200">https://www.unep.org/news-and-stories/story/what-are-businesses-doing-turn-plastic-tap?_ga=2.204251289.84436743.1673423200-1412289195.1673423200 </a><br />
(9) BFFP, Branded, five years of holding corporate plastic polluters accountable, Brand Audit Report 2018-2022 <a href="https://brandaudit.breakfreefromplastic.org/wp-content/uploads/2022/11/BRANDED-brand-audit-report-2022.pdf">https://brandaudit.breakfreefromplastic.org/wp-content/uploads/2022/11/BRANDED-brand-audit-report-2022.pdf </a><br />
(10) https://www.cleanseas.org/make-pledge</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/clean-seas-uniti-con-lunep-contro-la-plastica-nei-mari/">Clean Seas, uniti con l’UNEP contro la plastica nei mari</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Microplastiche dai tessuti, il ruolo della moda low cost</title>
		<link>https://www.egalite.org/microplastiche-dai-tessuti-il-ruolo-della-moda-low-cost/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2022 16:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo immersi in un brodo (non primordiale) di microplastiche. Presenti nell’acqua, nell’aria, sul suolo. Frutto spesso della moda facile e veloce, con vestiti ad altissima intensità<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/microplastiche-dai-tessuti-il-ruolo-della-moda-low-cost/">Microplastiche dai tessuti, il ruolo della moda low cost</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo immersi in un brodo (non primordiale) di microplastiche. Presenti nell’acqua, nell’aria, sul suolo. Frutto spesso della moda facile e veloce, con vestiti ad altissima intensità di consumo, fatti di fibre sintetiche e a basso costo, spesso di bassa qualità, di cui sono pieni gli armadi.</p>
<p>&#8216;<em>I tessuti sono una delle principali fonti di inquinamento da microplastiche</em>&#8216;, dice un recente <em>dossier</em> dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), che sottolinea l’impatto ambientale delle microplastiche rilasciate dai tessuti. (1) Sul banco degli imputati c’è appunto la moda pronta o <em>fast fashion</em>, che rappresenta una delle principali fonti di rilascio delle microplastiche derivanti da capi d’abbigliamento, non solo nella fase di lavaggio ma in tutta la catena produttiva.</p>
<h2>L’inquinamento da microplastiche</h2>
<p><strong>C’è un generale aumento</strong> di consapevolezza sull’inquinamento da microplastica, che riguarda mare e oceano, aria e suolo e ha effetti negativi sugli ecosistemi, sugli animali e sulla salute umana, evidenzia l’EEA. Le microplastiche sono state trovate nell&#8217;organismo umano: in polmoni, sangue, placenta.</p>
<p><strong>Le microplastiche</strong> possono essere rilasciate direttamente nell&#8217;ambiente o possono derivare dalla degradazione di pezzi di plastica più grandi. Dai 6 ai 15 milioni di tonnellate di plastica vengono disperse ogni anno nell’ambiente, ricorda il <em>dossier</em> dell’EEA.</p>
<p><strong>Sotto l’azione della luce</strong> solare, del vento, delle onde e di altri fattori, la plastica si degrada in piccoli frammenti noti come microplastiche, di dimensioni 0,001-5 mm, o anche nanoplastiche, che misurano meno di 0,001 mm.</p>
<p><strong>Oltre alla frammentazione</strong> dei rifiuti di plastica in particelle più piccole, ci sono poi le microplastiche prodotte intenzionalmente (come le microsfere contenute nei prodotti per la cura persona, ad esempio) e quelle che derivano dall’usura dei prodotti o dal rilascio di microfibra durante il lavaggio di tessuti sintetici. L’uso e il lavaggio dei tessuti fatti in fibra sintetica è fonte riconosciuta di rilascio di microplastiche nell’ambiente. Con quali dimensioni? Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente e le stime della ricerca, oltre 14 milioni di tonnellate di microplastiche si sono accumulate sui fondali oceanici del mondo. Ed è una quantità che cresce ogni anno, causando danni agli ecosistemi, agli animali e alle persone.</p>
<h2>Microplastiche dai tessuti, i numeri</h2>
<p><strong>Circa l&#8217;8%</strong> delle microplastiche europee rilasciate negli oceani proviene da tessuti sintetici (a livello mondiale questa cifra è stimata fra il 16% e il 35%). In Europa si stima che 13.000 tonnellate di microfibre tessili, pari a 25 grammi a persona, vengano rilasciate nelle acque ogni anno.  Ogni anno tra le 200.000 e le 500.000 tonnellate di microplastiche provenienti dai tessuti entrano nell&#8217;ambiente marino del mondo.</p>
<p><strong>Sul banco degli imputati</strong> ci sono soprattutto quei capi d’abbigliamento fatti in fibre sintetiche, come il poliestere e l&#8217;acrilico. Non solo a livello di uso, perché la dispersione di microfibre e microplastiche avviene lungo l’intera filiera dell’industria tessile, dalla produzione all’uso fino allo smaltimento dei prodotti tessili in quanto rifiuti.</p>
<p><strong>Secondo stime</strong> diffuse per la Giornata mondiale della Terra, enormi quantità di rifiuti caratterizzano infatti il settore tessile e ogni anno circa 40 milioni di tonnellate di tessuti vengono inviate alle discariche o all’incenerimento. Il 60% di tutti gli indumenti è costituito da fibre sintetiche come il poliestere, derivato del petrolio che contiene alti livelli di microplastiche. Il lavaggio degli indumenti sintetici rilascia microplastica e contribuisce al 35% di tutto l’inquinamento da microplastica oceanica. Senza contare l’impronta idrica della moda: si stima che per produrre una <em>t-shirt</em> in cotone servano 3 mila litri di acqua. (2)</p>
<h2>Microplastiche e <em>fast fashion</em></h2>
<p><strong>Lo studio</strong> dell’Agenzia europea per l’ambiente spiega che la maggior parte delle microplastiche che viene dai tessuti viene rilasciata durante i primi lavaggi. Molta della responsabilità va allora imputata alla <em>fast fashion. </em></p>
<p>&#8216;<em>Di conseguenza, <strong>la fast fashion rappresenta un livello particolarmente elevato di rilascio di microfibre</strong>, poiché i capi di fast fashion in genere contengono un&#8217;alta percentuale di fibre sintetiche e rappresentano un&#8217;alta percentuale di primi lavaggi, poiché tendono ad essere utilizzati solo per poco tempo e a consumarsi rapidamente</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Si stima</strong> ancora che dai tessuti sintetici si riversino negli oceani un totale compreso fra 0,2 e 0,5 milioni di tonnellate di microplastica ogni anno.</p>
<h2>L’impatto delle microplastiche</h2>
<p><strong>C’è una crescente preoccupazione</strong> per la presenza e la dispersione di microplastiche, nonché per il loro impatto sull’ambiente e sulla salute umana. C’è anche molta incertezza sulla dimensione di questo impatto ma &#8216;<em>un certo grado di esposizione cronica alle microplastiche è purtroppo parte integrante della vita contemporanea&#8217;</em>, deve riconoscere l’EEA.</p>
<p><strong>Le microplastiche</strong> arrivano a tutti gli esseri viventi e sono ovunque. Vengono ingerite da tutti gli organismi viventi, dai pesci ai grandi mammiferi del mare, dagli animali terrestri e dagli esseri umani. Particelle di microplastiche vengono inalate. È stata segnalata la presenza di microplastiche in un’ampia gamma di alimenti e bevande, inclusi frutti di mare, acqua potabile, birra, sale e zucchero. Oltre alla presenza fisica di microplastiche, destano preoccupazione le sostanze chimiche potenzialmente tossiche che queste contengono. &#8216;<em>Si ritiene che alti livelli di esposizione alle microplastiche inducano reazioni infiammatorie e tossicità e le microplastiche possono essere vettori per la diffusione di agenti patogeni e microbi&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Come agire</strong> sulle microplastiche? &#8216;<em>È possibile ridurre o prevenire il rilascio di microplastiche dai tessuti, ad esempio implementando processi di progettazione e produzione sostenibili e adottando misure che controllino le emissioni di microplastiche durante l&#8217;uso e migliorando lo smaltimento e il trattamento di fine vita</em>&#8216;, dice l’EEA.</p>
<h2>Abitudini di consumo e <em>fast fashion</em></h2>
<p><strong>Se le microfibre</strong> vengono rilasciate soprattutto nei primi lavaggi di vestiti nuovi, questo significa che &#8216;<em>la fast fashion, con capi usati per poco tempo e sostituiti spesso, rappresenta un alto livello di rilascio di microfibra</em> – spiega l’EEA – <em>Di conseguenza, sono necessari cambiamenti nel comportamento di acquisto dei consumatori insieme alla consapevolezza dell&#8217;impatto che i nuovi capi di abbigliamento hanno sull&#8217;inquinamento da microplastica. Tale cambiamento potrebbe essere facilitato da modelli di business più circolari, che promuovono la riduzione dei consumi e un utilizzo più lungo</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Un intervento sulle lavatrici</strong>, invece, potrebbe partire dall’inclusione di filtri per prevenire appunto il rilascio di microfibre. In generale serve un’azione su più piani e tre percorsi per prevenire il rilascio di microplastiche dai tessuti: progettazione e produzione sostenibili; l’azione di misure per controllare le emissioni di microplastica durante l&#8217;uso; un migliore smaltimento e trattamento di fine vita. Serve inoltre fare ricerca sui processi produttivi innovativi e su tecnologie di trattamento dei rifiuti che prevengano, riducano e catturino le microplastiche lungo tutto il ciclo di vita dei tessuti.</p>
<p><strong>Le misure</strong> per prevenire e ridurre il rilascio involontario di microplastiche dalle fibre sintetiche possono riguardare la progettazione dei prodotti, il miglioramento dei processi di fabbricazione, il pre-lavaggio negli stabilimenti industriali di fabbricazione, l&#8217;etichettatura e la promozione di materiali innovativi.</p>
<h2>La Strategie Ue per i prodotti tessili sostenibili</h2>
<p><strong>Nel pacchetto sull’economia circolare</strong> della Commissione europea c’è anche la Strategia Ue per prodotti tessili sostenibili e circolari (3). La necessità condivisa è quella di cambiare rotta per favorire la scelta di abiti di qualità, destinati a durare, che possano essere usati per più tempo e riutilizzati, al centro di un’economia circolare che investe anche il settore tessile e la moda. Insomma: unire moda e sostenibilità.</p>
<p><strong>Anche perché</strong>, dice la Commissione europea, «in media, ogni cittadino europeo butta via ogni anno 11 kg di prodotti tessili. Nel mondo ogni secondo l&#8217;equivalente di un camion di prodotti tessili viene collocato in discarica o incenerito. La produzione mondiale di prodotti tessili è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e il consumo di capi di abbigliamento e calzature dovrebbe aumentare del 63 % entro il 2030. Parallelamente a questa costante espansione, gli impatti negativi sulle risorse, l&#8217;acqua, il consumo di energia e il clima continuano a aumentare».</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) <em>Microplastics from textiles: towards a circular economy for textiles in Europe </em><br />
<a href="https://www.eea.europa.eu/publications/microplastics-from-textiles-towards-a">https://www.eea.europa.eu/publications/microplastics-from-textiles-towards-a</a></p>
<p>(2) <em>Earth Day 2022 Fashion for the Earth</em><br />
<a href="https://www.earthday.org/campaign/sustainable-fashion/">https://www.earthday.org/campaign/sustainable-fashion/</a></p>
<p>(3) <em>Domande e risposte sulla strategia dell&#8217;UE per prodotti tessili sostenibili e circolari</em><br />
<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_22_2015">https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_22_2015</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/microplastiche-dai-tessuti-il-ruolo-della-moda-low-cost/">Microplastiche dai tessuti, il ruolo della moda low cost</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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