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	<title>OMS Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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	<description>no-profit organization</description>
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		<title>Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria (OMS, 2025) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/">Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui <strong>determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria</strong> (<strong>OMS, 2025</strong>) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i risultati sanitari a livello globale.</p>
<p>Le evidenze fornite nel rapporto mostrano <strong>disuguaglianze radicate e crescenti</strong>, tra le nazioni e al loro interno, con impatto significativo sull&#8217;equità sia nell’accesso all’assistenza sanitaria, sia nella prevalenza di mortalità prematura.</p>
<p>Il rapporto sottolinea l&#8217;<strong>urgente necessità di un&#8217;azione multisettoriale coordinata</strong> per affrontare sfide come il pervasivo, duplice <strong>ruolo degli attori commerciali sulla salute delle popolazioni</strong>, riconoscendo al contempo <strong>significative limitazioni nei dati</strong>.</p>
<p>Aggiungiamo una considerazione essenziale che sfugge alla diplomazia di OMS: il <strong>profondo impatto dei fattori geopolitici</strong> sulla destinazione dei fondi pubblici e l’esigenza di riorientare le priorità. #HealthNotArms.</p>
<h2>Metodologia</h2>
<p>Il rapporto impiega un <strong>approccio multisfaccettato</strong> che combina analisi dei dati, consultazioni di esperti e sintesi delle evidenze. Il processo di sviluppo ha incluso diverse componenti metodologiche chiave:</p>
<ol>
<li>Revisione sistematica della letteratura e raccolta delle evidenze;</li>
<li>Consultazioni di gruppi di esperti, inclusi gruppi di esperti in politiche e scientifici;</li>
<li>Studi di caso e esempi nazionali;</li>
<li>Analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi precedenti della Commissione;</li>
<li>Consultazioni degli stakeholder attraverso settori multipli.</li>
</ol>
<p>Lo sviluppo del rapporto è stato guidato dal <strong>Dipartimento OMS dei Determinanti Sociali della Salute</strong>, con contributi da scrittori tecnici, revisori esterni e rappresentanti degli uffici regionali. L&#8217;analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi della Commissione è stata condotta dal Dipartimento di Dati e Analisi dell&#8217;OMS, mentre istituzioni accademiche esterne hanno fornito revisioni delle evidenze e contribuito alla stesura di sezioni.</p>
<h2>Limitazioni e considerazioni sui dati</h2>
<p>Il rapporto (OMS, 2025) riconosce diverse <strong>limitazioni significative</strong> riguardo alla raccolta e analisi dei dati:</p>
<ul>
<li><strong>la disponibilità dei dati varia considerevolmente</strong> tra paesi e regioni, con molti paesi a basso e medio reddito che mancano di sistemi informativi sanitari completi;</li>
<li><strong>i dati disaggregati</strong> per età, genere, razza, etnia, status migratorio e indicatori socioeconomici rimangono <strong>scarsi in molti contesti</strong>, limitando la capacità di condurre analisi granulari sull&#8217;equità;</li>
<li><strong>le metodologie di misurazione differiscono</strong> tra paesi, rendendo difficili i confronti diretti. Il <strong>ritardo temporale</strong> nella disponibilità dei dati significa che molte valutazioni si basano su indicatori che hanno diversi anni, potenzialmente perdendo sviluppi recenti o impatti delle politiche. <strong>I bias di auto-segnalazione </strong>e<strong> i sistemi di registrazione anagrafica incompleti</strong> in alcune regioni possono portare a una sottostima delle disuguaglianze sanitarie.</li>
</ul>
<p>Il rapporto sottolinea particolarmente l&#8217;<strong>assenza di dati affidabili</strong> per le popolazioni emarginate e difficili da raggiungere, incluse le comunità indigene, i migranti non documentati e coloro che sperimentano la condizione di senza tetto, il che può risultare in una <strong>sistematica sottorappresentazione</strong> delle sfide sanitarie di questi gruppi nelle statistiche nazionali.</p>
<h2>Principali risultati</h2>
<h3>Disuguaglianze sanitarie persistenti</h3>
<p>Il rapporto OMS evidenzia enormi disparità sanitarie globali, <strong>con una speranza di vita che varia di</strong> ben <strong>33 anni tra paesi</strong>. <strong>Anche all&#8217;interno delle nazioni</strong>, si osservano differenze di diversi decenni a seconda della geografia e del gruppo sociale.</p>
<p>Queste <strong>disuguaglianze rimangono radicate</strong>, nonostante i miglioramenti complessivi negli indicatori sanitari globali.</p>
<p>Inoltre, alcuni paesi sono riusciti a <strong>dimezzare le morti premature</strong> nell&#8217;ultimo mezzo secolo, mentre in altri tale valore è rimasto uguale o è persino aumentato, nonostante livelli di reddito simili (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2025).</p>
<h2>Progressi limitati rispetto agli obiettivi precedenti</h2>
<p>L&#8217;<strong>obiettivo aspirazionale</strong> del 2008 della Commissione OMS sui Determinanti Sociali della Salute di chiudere i divari sanitari in una generazione rimane <strong>non realizzato</strong>. I principali risultati includono:</p>
<ul>
<li><strong>la mortalità sotto i cinque anni </strong>è stata dimezzata tra il 2000 e il 2023, ma non raggiunge l&#8217;<strong>obiettivo di riduzione del 90%</strong> entro il 2040;</li>
<li>i paesi a basso reddito mantengono tassi di mortalità sotto i cinque anni <strong>13 volte superiori</strong> rispetto ai paesi ad alto reddito;</li>
<li><strong>la mortalità materna</strong> è diminuita del 40% a livello globale (da 328 a 197 morti per 100.000 nati vivi), richiedendo ulteriori riduzioni per soddisfare gli obiettivi del 2040;</li>
<li><strong>i divari nella speranza di vita</strong> all&#8217;interno dei paesi si sono spesso allargati dove i dati sono disponibili.</li>
</ul>
<h3>Disparità sanitarie legate all&#8217;istruzione</h3>
<p>Il rapporto dimostra che <strong>i livelli di istruzione influenzano significativamente i risultati di mortalità</strong>, con coloro che hanno un livello di istruzione inferiore che sperimentano tassi di mortalità sostanzialmente più elevati in tutti i gruppi di età. Questo <strong>gradiente di mortalità legato all&#8217;istruzione</strong> rappresenta un importante fattore di disuguaglianza sanitaria, poiché gli individui con istruzione limitata affrontano <strong>svantaggi sistemici </strong>nell&#8217;accesso all&#8217;assistenza sanitaria, alle opportunità lavorative e alle risorse che promuovono la salute (Korda et al., 2020).</p>
<p>La disparità ha <strong>radici storiche</strong> ma continua ad allargarsi nonostante il progresso societario complessivo. Ad esempio, in Corea del Sud, nonostante quattro decenni di rapida crescita economica, i tassi di mortalità tra gli adulti con scarsa istruzione sono migliorati a un ritmo molto più lento rispetto alle loro controparti meglio istruite (Bahk et al., 2017).</p>
<p>Questo modello è evidente in <strong>14 paesi europei</strong>, dove le coorti di nascita più recenti mostrano divari sempre più ampi nella mortalità tra i livelli di istruzione, suggerendo che questa sfida trascende i confini nazionali e i sistemi economici (Long et al., 2023).</p>
<h3>Variazioni geografiche e socioeconomiche</h3>
<p><strong>Le disparità geografiche </strong>nei risultati sanitari rimangono pronunciate sia tra che all&#8217;interno dei paesi. I dati da molteplici giurisdizioni rivelano che <strong>il luogo di residenza</strong> impatta significativamente sui risultati sanitari, con differenze urbano-rurali e privazione a livello di area che creano variazioni sostanziali nella speranza di vita (Dwyer-Lindgren et al., 2024; Kataoka et al., 2021).</p>
<p>Le popolazioni rurali, particolarmente le donne, affrontano <strong>sfide sproporzionate</strong> nell&#8217;accesso ai servizi sanitari essenziali, contribuendo a rapporti di mortalità materna più elevati nelle aree rurali rispetto agli ambienti urbani (Samuel et al., 2021; Rossen et al., 2022).</p>
<h3>Disparità sanitarie indigene ed etniche</h3>
<p><strong>Le popolazioni indigene</strong> in tutto il mondo continuano a sperimentare <strong>sostanziali svantaggi sanitari</strong> attraverso molteplici indicatori (Anderson et al., 2016).</p>
<p>I divari sanitari sperimentati dai popoli indigeni sono radicati nella <strong>discriminazione strutturale </strong>e<strong> ingiustizie storiche</strong>, aggravati da continui svantaggi sociali ed economici.</p>
<p>Modelli simili di <strong>disparità sanitarie etniche e razziali</strong> sono evidenti in vari contesti nazionali, richiedendo interventi mirati che affrontano sia i bisogni sanitari immediati che i determinanti sociali sottostanti.</p>
<h2>Raccomandazioni principali</h2>
<p>Il rapporto identifica quattro strategie interconnesse per affrontare i determinanti sociali, come descritto di seguito.</p>
<h3>1. Affrontare la disuguaglianza economica e investire nei servizi pubblici universali</h3>
<ul>
<li><strong>Tassazione</strong> progressiva per espandere lo spazio fiscale per i trasferimenti di reddito</li>
<li><strong>Finanziamento pubblico</strong> adeguato per infrastrutture e servizi equi</li>
<li>Framework di <strong>economia del benessere</strong> oltre la misurazione del PIL</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> dello sviluppo che prioritizza l&#8217;<strong>equità sanitaria</strong></li>
</ul>
<h3>2. Superare la discriminazione strutturale</h3>
<ul>
<li>Riconoscimento e <strong>riparazione</strong> della <strong>discriminazione</strong> incorporata nelle politiche e istituzioni</li>
<li><strong>Standard di giustizia ripartiva</strong> che misurano gli impatti sulla salute</li>
<li>Riconoscimento dell&#8217;<strong>indigeneità</strong> come determinante della salute</li>
<li>Protezione dei diritti sanitari delle popolazioni <strong>migranti e sfollate</strong></li>
</ul>
<h3>3. Gestire il cambiamento climatico e la trasformazione digitale</h3>
<ul>
<li>Integrazione dell&#8217;equità sanitaria nella mitigazione e adattamento climatico</li>
<li>Affrontare il <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/"><strong>divario digitale</strong></a> e garantire un accesso equo alla tecnologiaRegolamentazione dei modelli di business basati su piattaforme</li>
<li>Framework per l&#8217;<strong>equità delle informazioni sanitarie</strong></li>
</ul>
<h3>4. Disposizioni di governance per un&#8217;azione coerente</h3>
<ul>
<li><strong>Empowerment dei governi locali</strong> con risorse adeguate</li>
<li>Impegno comunitario e supporto della <strong>società civile</strong></li>
<li>Approcci di <strong>assistenza sanitaria primaria</strong> con focus sull&#8217;equità</li>
<li><strong>Sistemi di dati</strong> completi per monitorare i progressi</li>
</ul>
<h2>Discussione</h2>
<p>Il rapporto evidenzia che <strong>le disuguaglianze sanitarie sono in gran parte evitabili e derivano da decisioni politiche</strong> e strutture sistemiche, una situazione <a href="https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/">osservata anche in Italia</a>. La persistenza di queste disuguaglianze nonostante <strong>decenni di consapevolezza</strong> indica la necessità di interventi più robusti che affrontino le cause profonde piuttosto che i sintomi.</p>
<p>La natura interconnessa dei determinanti sociali richiede approcci whole-of-government che trascendano i tradizionali confini del settore sanitario. Il rapporto riconosce che mentre gli interventi individuali possono mostrare promesse, <strong>il progresso sostenuto richiede strategie complete</strong> che affrontano simultaneamente fattori economici, sociali, ambientali e politici.</p>
<p>Notevolmente, il rapporto evidenzia il <strong>ruolo degli attori commerciali nel promuovere o minare l&#8217;equità sanitaria</strong>, chiedendo una regolamentazione rafforzata mentre riconosce il potenziale positivo del coinvolgimento del settore privato.</p>
<h2>Determinanti commerciali della salute: il duplice ruolo degli attori del settore privato</h2>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>gli attori commerciali esercitano un&#8217;influenza significativa</strong> nel determinare i risultati sanitari della popolazione, fungendo da determinanti critici dell&#8217;equità sanitaria attraverso le loro pratiche commerciali e il coinvolgimento politico. Riconosce la <strong>natura duale</strong> del coinvolgimento del settore privato, dove le aziende che producono beni che migliorano la salute, supportano buone condizioni di lavoro e impattano positivamente le comunità possono sostanzialmente <strong>ridurre le disuguaglianze sanitarie</strong>.</p>
<p>Al contrario, il rapporto identifica modelli preoccupanti dove gli attori commerciali che producono <strong>prodotti dannosi per la salute</strong> contribuiscono all&#8217;aumento di malattie evitabili, danni planetari e approfondimento delle disuguaglianze. Questi includono:</p>
<ul>
<li><strong>alimenti e bevande ultra-processati</strong> ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi malsani che colpiscono sproporzionatamente le popolazioni a basso reddito con obesità, diabete e malattie cardiovascolari (Dongo, 2025);</li>
<li><strong>prodotti del tabacco</strong> che rimangono una delle principali cause di morte prevenibile con marketing mirato a comunità vulnerabili;</li>
<li><strong>prodotti alcolici</strong> commercializzati irresponsabilmente o resi ampiamente disponibili in aree svantaggiate.</li>
</ul>
<p>Il rapporto affronta anche <strong>rischi per la salute ambientale</strong> come le industrie inquinanti concentrate in aree a basso reddito, creando carichi sproporzionati di malattie respiratorie, e <strong>tecnologie digitali dannose</strong> con modelli di design che creano dipendenza che colpiscono particolarmente la salute mentale dei giovani nelle comunità vulnerabili.</p>
<h3>Leva pubblica per l&#8217;equità sanitaria</h3>
<p>L&#8217;analisi sottolinea che mentre la regolamentazione del settore pubblico mostra promesse nel <strong>mitigare gli impatti commerciali negativi</strong> attraverso framework legislativi e normativi, rimane una sostanziale opportunità per una supervisione rafforzata. Specificamente, il rapporto evidenzia la <strong>considerevole leva degli appalti pubblici</strong> – del valore di oltre 8 trilioni di dollari USA a livello globale – come strumento sottoutilizzato per incentivare pratiche commerciali che promuovono l&#8217;equità sanitaria, dall&#8217;agricoltura sostenibile agli standard di lavoro dignitoso nelle catene di approvvigionamento (Martins &amp; Guerry, 2018).</p>
<p>Il framework chiede <strong>meccanismi di governance più forti </strong>per affrontare i determinanti commerciali massimizzando al contempo le opportunità per i contributi del settore privato agli obiettivi di equità sanitaria attraverso un&#8217;azione coordinata tra settori, responsabilità aziendale rafforzata e uso strategico del potere d&#8217;acquisto del governo per plasmare mercati più sani.</p>
<h3>Crisi geopolitica e l&#8217;urgenza di #HealthNotArms</h3>
<p>I risultati dell&#8217;OMS si svolgono sullo sfondo di un&#8217;escalation di conflitti globali e militarizzazione, dove <strong>la spesa militare annuale supera i 2,2 trilioni di dollari</strong> (SIPRI, 2024) mentre i sistemi sanitari sottofinanziati lottano per affrontare le disuguaglianze prevenibili. Le evidenze del rapporto &#8211; sui divari nella speranza di vita, le disparità sanitarie indigene e le vulnerabilità indotte dal clima &#8211; sono inestricabilmente legate a <strong>scelte geopolitiche che prioritizzano le armi rispetto all&#8217;equità</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>guerra e salute</strong>. I conflitti in Ucraina, Sudan e Gaza hanno distrutto l&#8217;infrastruttura sanitaria, sfollato milioni di persone e esacerbato malnutrizione e malattie. Il <strong>dirottamento diretto di risorse dalla salute alle armi</strong> viola il diritto fondamentale alla salute (Art. 25, UDHR);</li>
<li><strong>violenza strutturale.</strong> Le sanzioni economiche, i sussidi al commercio di armi e le politiche di austerità approfondiscono le disuguaglianze sanitarie. Ad esempio, <strong>il 60% della popolazione dello Yemen manca di accesso all&#8217;assistenza sanitaria</strong> dopo un decennio di guerra alimentata da trasferimenti internazionali di armi (UNOCHA, 2024);</li>
<li><strong>paradosso clima-militare.</strong> I militari del mondo producono il <strong>5,5% delle emissioni globali &#8211; </strong>più di tutta l&#8217;aviazione civile &#8211; mentre i disastri climatici danneggiano sproporzionatamente le comunità emarginate che già affrontano disuguaglianze sanitarie (Lancet Countdown, 2023).</li>
</ul>
<p><strong>Appello all&#8217;azione.</strong> Le raccomandazioni del rapporto richiedono non solo cambiamenti politici ma <strong>un riorientamento delle priorità globali</strong>. Esortiamo a:</p>
<ol>
<li><strong>Disinvestire dalla militarizzazione</strong>. Ridirigere anche solo il 10% della spesa militare globale all&#8217;assistenza sanitaria universale e all&#8217;adattamento climatico, salvando milioni di vite ogni anno.</li>
<li><strong>Imporre embarghi sulle armi</strong> sulle zone di conflitto per proteggere l&#8217;infrastruttura sanitaria e i lavoratori.</li>
<li><strong>Tassare il commercio di armi</strong> per finanziare iniziative di equità sanitaria, come proposto dalla campagna #HealthNotArms.</li>
</ol>
<p>Il percorso verso l&#8217;equità sanitaria richiede lo smantellamento dei sistemi che perpetuano violenza e privazione. Come sottolinea l&#8217;OMS, <strong>&#8220;Salute per Tutti&#8221; è impossibile senza pace, giustizia e il coraggio di scegliere la solidarietà rispetto alla guerra</strong>.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Il rapporto OMS conclude che <strong>raggiungere l&#8217;equità sanitaria</strong> è fattibile ma <strong>richiede</strong> un rinnovato <strong>impegno politico e un&#8217;azione complessiva</strong> attraverso molteplici settori. Le conclusioni chiave includono:</p>
<ol>
<li>I tassi di progresso attuali sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi stabiliti;</li>
<li>Le crisi globali (finanziaria, climatica, pandemica) hanno significativamente impattato l&#8217;equità sanitaria;</li>
<li>Gli interventi di successo devono integrare considerazioni sanitarie, sociali e ambientali;</li>
<li>L&#8217;azione locale, supportata da risorse adeguate e supporto politico, è cruciale;</li>
<li>I sistemi di monitoraggio e dati sono essenziali per la responsabilità e il monitoraggio dei progressi.</li>
</ol>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>perpetuare divari sanitari evitabili è fondamentalmente ingiusto</strong> e chiede un&#8217;azione collettiva per affrontare le cause profonde. Posiziona l&#8217;equità sanitaria come centrale allo sviluppo sostenibile, notando che <strong>approcci inclusivi sono essenziali</strong> per raggiungere la prosperità e spezzare i cicli di svantaggio.</p>
<p>#Égalité #HealthNotArms #PeaceLandDignity</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Anderson, I., Robson, B., Connolly, M., Al-Yaman, F., Bjertness, E., King, A., &#8230; &amp; Cunningham, J. (2016). Indigenous and tribal peoples&#8217; health (The Lancet–Lowitja Institute Global Collaboration): a population study. <em>The Lancet</em>, 388(10040), 131-157. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7</a></li>
<li>Bahk, J., Lynch, J. W., &amp; Khang, Y. H. (2017). Forty years of economic growth and plummeting mortality: the mortality experience of the poorly educated in South Korea. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 71(3), 282-288. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707">https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707</a></li>
<li>Commission on Social Determinants of Health. (2008). <em>Closing the gap in a generation: Health equity through action on the social determinants of health</em>. World Health Organization. <a href="https://iris.who.int/handle/10665/43943">https://iris.who.int/handle/10665/43943</a></li>
<li>Dongo, D. (2025, March 13). <a href="https://www.foodtimes.eu/consumer-en/the-silent-epidemic-ultra-processed-foods/">The silent epidemic: Ultra-processed foods</a>. <em>Food Times</em>.</li>
<li>Dwyer-Lindgren, L., Baumann, M. M., Li, Z., Kelly, Y. O., Schmidt, C., Searchinger, C., … &amp; Murray, C. J. L. (2024). Ten Americas: A systematic analysis of life expectancy disparities in the USA. <em>The Lancet</em>, 404(10469), 2299–2313. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8</a></li>
<li>Kataoka, A., Fukui, K., Sato, T., Kikuchi, H., Inoue, S., Kondo, N., &#8230; &amp; Fujiwara, T. (2021). Geographical socioeconomic inequalities in healthy life expectancy in Japan, 2010-2014: An ecological study. <em>The Lancet Regional Health – Western Pacific</em>, 14, 100204. <a href="https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204">https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204</a></li>
<li>Korda, R. J., Biddle, N., Lynch, J., Eynstone-Hinkins, J., Soga, K., Banks, E., &#8230; &amp; Clements, M. (2020). Education inequalities in adult all-cause mortality: first national data for Australia using linked census and mortality data. <em>International Journal of Epidemiology</em>, 49(2), 511-518. <a href="https://doi.org/10.1093/ije/dyz191">https://doi.org/10.1093/ije/dyz191</a></li>
<li>Long, D., Mackenbach, J. P., Klokgieters, S., Kalėdienė, R., Deboosere, P., Martikainen, P., … &amp; van Raalte, A. A. (2023). Widening educational inequalities in mortality in more recent birth cohorts: A study of 14 European countries. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 77(6), 400–408. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342">https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342</a></li>
<li>Rossen, L. M., Ahrens, K. A., Womack, L. S., Uddin, S. F. G., &amp; Branum, A. M. (2022). Rural-urban differences in maternal mortality trends in the US, 1999–2017: Accounting for the impact of the pregnancy status checkbox. <em>American Journal of Epidemiology</em>, 191(6), 1030-1039. <a href="https://doi.org/10.1093/aje/kwac023">https://doi.org/10.1093/aje/kwac023</a></li>
<li>Samuel, O., Zewotir, T., &amp; North, D. (2021). Decomposing the urban–rural inequalities in the utilisation of maternal health care services: evidence from 27 selected countries in Sub-Saharan Africa. <em>Reproductive Health</em>, 18, 216. <a href="https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8">https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8</a></li>
<li>Seventy-fourth World Health Assembly. (2021). <em>Social determinants of health</em> (WHA74.16). World Health Organization. <a href="https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf">https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf</a></li>
<li>UN General Assembly. (2015). <em>Transforming our world: The 2030 agenda for sustainable development </em>(A/RES/70/1). United Nations. <a href="https://sdgs.un.org/2030agenda">https://sdgs.un.org/2030agenda</a></li>
<li>World Health Organization. (2025). <em>World report on social determinants of health equity</em>. Geneva: World Health Organization. ISBN 978-92-4-010758-8. <a href="https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades">https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades</a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>WHO, stop al ‘trattato pandemico’</title>
		<link>https://www.egalite.org/who-stop-al-trattato-pandemico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2024 22:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
		<category><![CDATA[WHO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7231</guid>

					<description><![CDATA[<p>I 193 Stati membri del WHO (World Health Organization o Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS) si accingono a sottoscrivere un ‘trattato pandemico’ che comporta la rinuncia alla loro sovranità e<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I 193 Stati membri del WHO (World Health Organization o Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS) si accingono a sottoscrivere un ‘trattato pandemico’ che comporta la rinuncia alla loro sovranità e autonomia nella gestione delle emergenze sanitarie.</p>
<p>I negoziati proseguono a oltranza in vista della prossima Assemblea generale della WHO, il 27 maggio 2024. Laddove, all’ordine del giorno, è prevista l’approvazione di:</p>
<p>&#8211; ‘trattato pandemico’, i cui contenuti di dettaglio sono ancora oscuri</p>
<p>&#8211; riforma del Regolamento Sanitario Internazionale (<em>International Health Regulation</em>, IHR, 2005). (1)</p>
<p>La società civile &#8211; che ha già contestato l’impostura dei ‘vaccini’ incapaci di impedire i contagi eppure imposti alle popolazioni &#8211; esprime contrarietà verso questo approccio. Anche con un’apposita petizione, che invitiamo i nostri amici e lettori a sottoscrivere. (2)</p>
<h2>1) WHO &#8211; OMS, il ‘trattato pandemico’</h2>
<p><strong>Il ‘trattato pandemico’</strong>, nelle sue parti già note, si caratterizza per una serie di criticità:</p>
<p>&#8211; trasferimento di sovranità e potere decisionale in materia di salute al direttore generale e ai direttori delle sei Regioni di WHO &#8211; OMS. Una regia esterna, avulsa dalle procedure democratiche stabilite negli Stati membri, potrà così imporre decisioni e controllare la vita dei cittadini e le loro attività (es. vaccini, green pass, lockdown), la gestione degli animali e l’ambiente (secondo l’approccio ’One Health’)</p>
<p>&#8211; potere di WHO &#8211; OMS di dichiarare l’esistenza di pandemie (anche a livello di macro-regioni) ed altre emergenze, con ampi margini di discrezionalità, così da attivare i suoi ‘super-poteri’ di cui sopra, con impatto significativo sulle popolazioni</p>
<p>&#8211; possibile imposizione di ‘vaccini’ ottenuti con procedure ‘fast-track’, anche in assenza di idonei test. Sollevando da ogni responsabilità chi li produce e chi li somministra, anche a fronte di evidenze di scarsa efficacia e sicurezza. O comunque, in spregio al principio di precauzione</p>
<p>&#8211; limitazione della possibilità, per i medici e il personale sanitario, di esercitare la propria professione in scienza e coscienza. Attraverso l’imposizione di protocolli sanitari e regole inderogabili sull’assistenza ai pazienti (es. divieti di visita in presenza o presso l’abitazione dei pazienti).</p>
<h2>2) Riforma del Regolamento Sanitario Internazionale</h2>
<p><strong>Il progetto di riforma</strong> del Regolamento Sanitario Internazionale è a sua volta problematico sotto diversi aspetti:</p>
<p>&#8211; in caso di ‘pandemia’, l&#8217;OMS potrà imporre o vietare l&#8217;uso di determinati farmaci o altre misure. Le sue ‘raccomandazioni’ assumeranno natura vincolante (articolo 43.4)</p>
<p>&#8211; vengono cancellati i riferimenti alle tutele dei diritti umani fondamentali, quali la libertà e la dignità della persona (articolo 3)</p>
<p>&#8211; gli Stati membri saranno obbligati a sviluppare di reti di biolaboratori con livelli di biosicurezza (biosafety level) BSL3 e BSL4, per lo studio di ‘agenti patogeni in grado di causare pandemie ed epidemie o altre situazioni ad alto rischio’ (art. 44.1.f)</p>
<p>&#8211; una ‘Conferenza delle Parti’ e un nuovo Segretariato, non più dunque gli Stati membri, stabiliranno le regole per il funzionamento della prevenzione e della risposta pandemica</p>
<p>&#8211; censura delle ‘<em>informazioni false (disinformazione) e inaffidabili</em>’, cioè non allineate alla narrativa WHO &#8211; OMS, sulle minacce alla salute pubblica stabilite dall’OMS (art. 44.1.h). Non una novità, poiché l’Unione Europea ha già introdotto un regime di censura con il <em><a href="https://www.egalite.org/digital-service-act-e-liberta-di-informazione-in-unione-europea/">Digital Services Act</a></em>.</p>
<h2>3) Conflitti d’interessi</h2>
<p><strong>La deriva anti-democratica </strong>in esame vede protagonista un’organizzazione internazionale, WHO &#8211; OMS, al cui finanziamento partecipano non solo i suoi Stati membri, in misura variabile e disomogenea, ma anche colossi economici (e loro organizzazioni filantropiche). I quali operano, tra l’altro, anche nel settore medico e farmaceutico.</p>
<p><strong>Quali interessi prevalgono</strong> e prevarranno, in questa commistione a livello globale? Le esigenze di tutela della salute pubblica o quelle di sviluppare e sperimentare nuove sostanze sulle popolazioni? Ovvero ancora, il controllo sociale a suo tempo profetizzato da Richard Bradley nel sempre più attuale romanzo ‘<a href="https://www.egalite.org/fahrenheit-451-il-sapere-ci-salvera/">Fahrenheit 451</a>’?</p>
<h2>4) Assemblea Generale WHO &#8211; OMS, procedure di approvazione</h2>
<p><strong>L’adozione del ‘trattato pandemico’</strong> richiede il voto favorevole di due terzi dei 193 Stati membri dell’Assemblea generale della WHO &#8211; OMS e la sua applicazione è vincolante per i soli Paesi che lo ratifichino.</p>
<p><strong>Gli emendamenti </strong>al Regolamento Sanitario Internazionale richiedono invece una maggioranza semplice e diventano vincolanti per tutti gli Stati membri della WHO &#8211; OMS, salvo per quelli che li rifiutino o esprimano riserve entro termini definiti.</p>
<p><strong>No, grazie!</strong></p>
<p><strong>#PaceTerraDignità</strong></p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) WHO. Governments agree to continue their steady progress on proposed pandemic agreement ahead of the World Health Assembly. Press release. 10.5.24 <a href="https://www.who.int/news/item/10-05-2024-governments-agree-to-continue-their-steady-progress-on-proposed-pandemic-agreement-ahead-of-the-world-health-assembly">https://www.who.int/news/item/10-05-2024-governments-agree-to-continue-their-steady-progress-on-proposed-pandemic-agreement-ahead-of-the-world-health-assembly</a></p>
<p>(2) Blocca la spinta ONU dell’ultimo minuto a favore del trattato pandemico. Petizione. CitizenGo <a href="https://www.citizengo.org/it/ot/13038-blocca-la-spinta-onu-dell-ultimo-minuto-a-favore-del-trattato-pandemico-">https://www.citizengo.org/it/ot/13038-blocca-la-spinta-onu-dell-ultimo-minuto-a-favore-del-trattato-pandemico-</a></p>
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		<title>La pandemia della fame non si ferma. Fame Zero è un miraggio</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-pandemia-della-fame-non-si-ferma-fame-zero-e-un-miraggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2022 14:42:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[SDGs]]></category>
		<category><![CDATA[UNICEF]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A otto anni dal 2030, l’anno in cui gli obiettivi di sviluppo sostenibile avrebbero dovuto tradursi in realtà, il mondo sta facendo passi indietro per porre<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-pandemia-della-fame-non-si-ferma-fame-zero-e-un-miraggio/">La pandemia della fame non si ferma. Fame Zero è un miraggio</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A otto anni dal 2030, l’anno in cui gli obiettivi di sviluppo sostenibile avrebbero dovuto tradursi in realtà, il mondo sta facendo passi indietro per porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e alla malnutrizione in tutte le sue forme.</p>
<p>&#8216;<em>L&#8217;intensificarsi dei principali fattori alla base delle recenti tendenze dell&#8217;insicurezza alimentare e della malnutrizione (vale a dire i conflitti, gli estremi climatici e gli shock economici), combinati con l&#8217;alto costo degli alimenti nutrienti e le crescenti disuguaglianze, continueranno a sfidare la sicurezza alimentare e la nutrizione.</em> Ciò avverrà fino a quando i sistemi agroalimentari non saranno trasformati, diventeranno più resilienti e forniranno alimenti nutrienti a basso costo e diete sane a prezzi accessibili per tutti, in modo sostenibile e inclusivo&#8217;. (1)</p>
<p>Così l&#8217;edizione 2022 del rapporto<em> The State of Food Security and Nutrition in the World</em> (SOFI) pubblicato il 6.7.22 dall&#8217;Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura (FAO), dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), dal Fondo delle Nazioni Unite per l&#8217;infanzia (UNICEF), dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) e dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (OMS).  I numeri sono drammatici. Fame Zero al 2030 è un miraggio.</p>
<h2>Fame per 828 milioni di persone nel mondo</h2>
<p><strong>Fra 702 e 828 milioni di persone</strong> nel mondo hanno affrontato la fame nel 2021. Si tratta di circa 180 milioni di persone in più dall&#8217;inizio dell&#8217;Agenda 2030. <em>Zero Hunger</em> è lontano e la pandemia della fame, che era già evidente l’anno scorso, non invertirà la rotta (2). Anche perché la situazione internazionale è complicata dall’acuirsi di fattori che causano insicurezza alimentare e interrompono l’accesso al cibo: guerre, <em>choc</em> climatici, crisi economiche. L’andamento del 2022 non promette niente di buono. La pandemia della fame è una cupa realtà che caratterizzerà anche i prossimi anni.</p>
<h2>La pandemia della fame</h2>
<p><strong>Il mondo è sempre più affamato</strong>. Le persone colpite dalla fame nel mondo è arrivato nel 2021 a 828 milioni, con un aumento di circa 46 milioni dal 2020 e di 150 milioni dallo scoppio della pandemia di Covid-19. Il rapporto delle Nazioni Unite fornisce dunque nuove prove del fatto che il mondo si sta allontanando sempre di più dal suo obiettivo di porre fine alla fame, all&#8217;insicurezza alimentare e alla malnutrizione in tutte le sue forme entro il 2030.</p>
<p><strong>Dopo essere rimasta relativamente invariata</strong> dal 2015, la percentuale di persone colpite dalla fame è aumentata nel 2020 e ha continuato a salire nel 2021, raggiungendo il 9,8% della popolazione mondiale contro l&#8217;8% nel 2019 e il 9,3% nel 2020. Una persona su dieci in tutto il mondo soffre la fame.</p>
<p><strong>Circa 2,3 miliardi di persone</strong> nel mondo (29,3%) erano in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave nel 2021, 350 milioni in più rispetto a prima dello scoppio della pandemia di Covid. Quasi 924 milioni di persone (l&#8217;11,7% della popolazione mondiale) hanno dovuto affrontare livelli gravi di insicurezza alimentare, con un aumento di 207 milioni in due anni.</p>
<h2>Fame e disuguaglianza</h2>
<p><strong>La fame</strong> si accompagna con la disuguaglianza, è più diffusa fra le donne rispetto agli uomini e rappresenta una minaccia totale per i bambini. Nel 2021 continua ad aumentare il divario di genere nell’insicurezza alimentare, che colpisce il 31,9% delle donne nel mondo rispetto al 27,6% degli uomini,. Un divario fra l’altro in aumento rispetto al 2020.</p>
<p><strong>C’è poi l’accesso al cibo</strong> e alla dieta sana, negato a oltre 3 miliardi di persone al mondo. Secondo il <em>dossier</em> della Fao e delle Nazioni Unite, quasi 3,1 miliardi di persone non potevano permettersi una dieta sana nel 2020. Con un aumento di 112 milioni di persone rispetto al 2019. Questo riflette gli effetti dell&#8217;inflazione sui prezzi alimentari al consumo che derivano dall’impatto della pandemia e delle misure per contenerla.</p>
<h2>La fame dei bambini</h2>
<p><strong>La fame dei bambini</strong>: circa 45 milioni di bambini al mondo al di sotto dei cinque anni soffrono di deperimento, la forma più letale di malnutrizione, che aumenta il rischio di morte dei bambini fino a 12 volte. Ci sono 149 milioni di bambini sotto i cinque anni con una crescita e uno sviluppo stentati a causa di una cronica mancanza di nutrienti essenziali nella dieta. Al contrario si muove la pandemia dell’obesità con 39 milioni di bambini in sovrappeso. Le stime dicono che nel 2020 erano in sovrappeso il 5,7% dei bambini in tutto il mondo.</p>
<h2>Fame anche con la ripresa economica</h2>
<p><strong>Se questi sono i numeri</strong> di metà 2022, gli eventi del resto dell’anno non fanno presagire miglioramenti. Anche in caso di una ripresa economica mondiale, nel 2030 ci saranno ancora quasi 670 milioni di persone (l&#8217;8% della popolazione mondiale) che soffriranno la fame. Le proiezioni restituiscono un numero simile a quello del 2015 quando venne lanciato l’obiettivo di sviluppo sostenibile di porre fine alla fame, all’insicurezza alimentare e alla malnutrizione entro la fine di questo decennio.</p>
<p><strong>Ci si muove insomma all’indietro</strong>, anche con le proiezioni più rosee che si scontrano con una realtà fatta di una fame che avanza per l’impatto di crisi multiple.</p>
<p><strong>Sempre secondo recenti proiezioni</strong>, il prossimo anno il numero di persone che soffriranno la fame in Africa occidentale e centrale raggiungerà il massimo storico di 48 milioni di persone – fra queste 9 milioni di bambini – se non si troveranno presto soluzioni urgenti e durature per affrontare questa crisi (Unicef) (3).</p>
<h2>Il ruolo degli alimenti malsani</h2>
<p>&#8216;<em>Ogni anno, 11 milioni di persone muoiono a causa di diete malsane</em> – ha detto in occasione del lancio di SOFI 2022 il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus – <em>L&#8217;aumento dei prezzi del cibo significa che la situazione non farà che peggiorare.</em> L&#8217;OMS sostiene gli sforzi dei paesi per migliorare i sistemi alimentari tassando i cibi malsani e sovvenzionando le opzioni salutari, proteggendo i bambini dal marketing dannoso e garantendo chiare etichette nutrizionali. Dobbiamo lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi nutrizionali globali del 2030, combattere la fame e la malnutrizione e garantire che il cibo sia una fonte di salute per tutti&#8221;.</p>
<p><strong>Ma perché</strong> il mondo è più affamato che mai? La crisi alimentare che il mondo sta attraversando è frutto di una &#8216;combinazione letale&#8217; di più fattori (4). Fra questi, i conflitti sono la principale causa della fame: il 60% di chi soffre la fame vive in aree colpite da violenze e guerre. Pesano gli <em>choc</em> climatici. Gli eventi meteo estremi come le prolungate siccità distruggono vite, mezzi di sostentamento e raccolti, costringono le persone a migrare e compromettono l’accesso al cibo. Ci sono poi gli <em>choc</em> economici causati prima dalla pandemia da Covid, poi dalla guerra in Ucraina, con l’esplosione dei prezzi alimentari, dell’inflazione e la crisi energetica.</p>
<h2>Niente di buono per il futuro</h2>
<p><strong>Si legge nel rapporto SOFI 2022</strong>: &#8216;<em>Le cose non sono migliorate molto nella prima metà del 2022. Gli effetti persistenti della pandemia di Covid-19 continuano a ostacolare il progresso e a creare battute d&#8217;arresto, contribuendo a un quadro lento e misto di ripresa economica tra i paesi che indebolisce anche gli sforzi per porre fine alla fame, all’insicurezza e alla malnutrizione in tutte le sue forme. La guerra in Ucraina sta anche interrompendo le catene di approvvigionamento e influenzando i prezzi globali di grano, fertilizzanti ed energia. I prezzi globali del cibo e dell&#8217;energia sono in aumento e hanno raggiunto livelli che non si vedevano da decenni. Le prospettive di crescita economica globale per il 2022 sono state riviste in modo significativo al ribasso. La crescente frequenza e intensità degli eventi climatici estremi continuano a essere i principali fattori di disturbo della produzione agricola e delle catene di approvvigionamento, incidendo sulla sicurezza alimentare, sulla nutrizione, sulla salute e sui mezzi di sussistenza in molti paesi&#8217;</em>.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) The State of Food Security and Nutrition in the World &#8211; SOFI 2022 <a href="https://www.fao.org/3/cc0639en/online/cc0639en.html">https://www.fao.org/3/cc0639en/online/cc0639en.html</a></p>
<p><a href="https://www.fao.org/3/cc0639en/online/sofi-2022/conclusions.html">https://www.fao.org/3/cc0639en/online/sofi-2022/conclusions.html</a></p>
<p>(2) La pandemia della fame <a href="https://www.egalite.org/2021-la-pandemia-della-fame/">https://www.egalite.org/2021-la-pandemia-della-fame/</a></p>
<p>(3) Unicef <a href="https://www.unicef.it/media/malnutrizione-a-livelli-record-fao-unicef-e-wfp-chiedono-un-intervento-urgente-in-africa-occidentale-e-centrale/">https://www.unicef.it/media/malnutrizione-a-livelli-record-fao-unicef-e-wfp-chiedono-un-intervento-urgente-in-africa-occidentale-e-centrale/</a></p>
<p>(4) WFP <a href="https://it.wfp.org/crisi-alimentare-globale">https://it.wfp.org/crisi-alimentare-globale</a></p>
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		<title>Ogni mossa conta: persone più attive per la Salute e l’inclusione </title>
		<link>https://www.egalite.org/ogni-mossa-conta-persone-piu-attive-per-la-salute-e-linclusione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 13:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[esercizio fisico]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Piano d&#8217;azione globale dell&#8217;OMS sull&#8217;attività fisica 2018-2030 presentato il 25 novembre 2020 si pone l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;inattività fisica del 15% entro il 2030. Il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piano d&#8217;azione globale dell&#8217;OMS sull&#8217;attività fisica 2018-2030 presentato il 25 novembre 2020 si pone l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;inattività fisica del 15% entro il 2030. Il documento fornisce informazioni chiare e scientificamente valide sull’importanza del muoversi, cioè del fare esercizio fisico in maniera costante e quotidiana. Indica altresì delle linee di azione precise, cioè interventi specifici da attuarsi nei singoli contesti, per contrastare la sedentarietà. (1)</p>
<h2>Ogni mossa conta</h2>
<p><strong>Secondo la definizione</strong> dell’OMS, per attività fisica si intende ogni movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici, che comporti un dispendio energetico.</p>
<p><strong>Questo può essere realizzato</strong> in modi diversi: camminando, andando in bicicletta, praticando sport o forme attive di ricreazione (es. danza, yoga, tai chi), ma anche lavorando, giocando, dedicandosi alle faccende domestiche, viaggiando e impegnandosi in attività ricreative. Tutte le forme di attività fisica possono fornire benefici per la salute, se praticate regolarmente e con una sufficiente durata e intensità.</p>
<h2>Quanto e come ci “muoviamo” oggi?</h2>
<p><strong>Le statistiche</strong> dell’OMS evidenziano che 1 adulto su 4 e 4 adolescenti su 5 non fanno abbastanza attività fisica. A livello globale, questo elevato tasso di sedentarietà ha un costo molto alto: 54 miliardi di dollari spesi ogni anno in assistenza sanitaria diretta, ai quali si aggiungono altri 14 miliardi in perdita di produttività.</p>
<p><strong>Livelli elevati</strong> di inattività fisica hanno impatti negativi sui sistemi sanitari, sull&#8217;ambiente, sullo sviluppo economico, sul benessere della comunità e sulla qualità della vita. Inoltre, è stato valutato che, se la popolazione mondiale fosse fisicamente più attiva, si eviterebbero, ogni anno, fino a 5 milioni di decessi. (2).</p>
<h2>Le nuove linee-guida. Raccomandazioni e benefici</h2>
<p><strong>L’OMS</strong> raccomanda a tutti gli adulti (compresi i soggetti affetti da patologie croniche o disabilità) almeno 150-300 minuti di attività aerobica (da moderata a intensa) alla settimana. Ai bambini e agli adolescenti suggerisce invece una media di 60 minuti al giorno.<br />
Le persone di età pari o superiore ai 65 anni dovrebbero includere nella propria quotidianità anche attività che migliorino l’equilibrio, la coordinazione motoria e il rafforzamento muscolare, in modo da ridurre il rischio di cadute accidentali.</p>
<p><strong>Una regolare attività</strong> motoria aiuta a prevenire e a curare malattie non trasmissibili (NCD), come malattie cardiache, ictus, diabete, cancro al seno e al colon, oltre che a prevenire l&#8217;ipertensione, il sovrappeso e l&#8217;obesità. Inoltre oggettivi e importanti benefici sono stati riscontrati nelle persone con disabilità, che costantemente svolgono attività fisica.<br />
Non da ultimo, è stato scientificamente dimostrato, che la regolare attività fisica riduce sensibilmente anche i sintomi di depressione e di ansia, contrastando al tempo stesso il declino cognitivo e migliorando la memoria e la salute del cervello. (3)</p>
<h2>Quali obiettivi e quali interventi?</h2>
<p><strong>Il Piano d&#8217;azione</strong> dell&#8217;Oms si prefigge di raggiungere 4 obiettivi strategici mediante interventi multidisciplinari:</p>
<p><strong>1. Costruire società attive </strong>(norme e comportamenti sociali). Promuovere un cambio di paradigma in tutta la società verso una piena consapevolezza dei molteplici benefici dell&#8217; attività fisica, attraverso campagne di comunicazione sulle <em>best practice</em> e partecipazioni di massa in spazi pubblici, per condividere esperienze di attività fisica socialmente e culturalmente utili.</p>
<p><strong>2. Costruire ambienti di vita attivi</strong> (spazi e luoghi). Realizzare e mantenere spazi e luoghi fisici, che permettano a tutte le persone di ogni età, abilità e <em>status</em> socio-economico di poter fare attività fisica regolarmente, ciascuno in base alle proprie capacità, attraverso azioni politiche di miglioramento della sicurezza stradale e la pianificazione di infrastrutture, che consentano lo spostamento a piedi, in bicicletta e in tutte le possibili forme di mobilità su ruote (comprese sedie a rotelle, <em>scooter</em> e pattini).</p>
<p><strong>3. Promuovere stili di vita attivi</strong> (programmi e opportunità). Progettare e proporre in più contesti (scuola, lavoro, comunità) programmi per incoraggiare individui, famiglie e i gruppi più a rischio di inattività fisica, a sperimentare stili di vita attivi, attraverso adeguati programmi e servizi che implementino l&#8217;attività fisica nelle scuole, nei luoghi di lavoro pubblici e privati e mediante iniziative <em>Whole of Community</em> (per l’intera comunità), che stimolino il senso di responsabilità delle comunità di base.</p>
<p><strong>4. Orientare i sistemi di governo alla promozione dell’attività fisica e della salute</strong> (leve politiche e di governo). Garantire gli investimenti necessari per la gestione e il coordinamento di azioni efficaci di promozione dell’attività fisica, attraverso meccanismi di finanziamento snelli e sicuri, che assicurino un’implementazione delle azioni nazionali e subnazionali per lo sviluppo di politiche a favore dell’attività fisica. (4)</p>
<p><strong>Il Piano</strong> d’azione globale dell&#8217;OMS fornisce, quindi, un approccio di sistema universalmente applicabile a tutti i paesi, che dovrà poi essere adattato nel dettaglio alle singole situazioni in essere e che, necessariamente, richiederà un coinvolgimento multidisciplinare di più parti, in sinergia tra loro.</p>
<h2>Partenariati</h2>
<p><strong>Un&#8217;attuazione efficace</strong> del Piano d&#8217;azione globale dell&#8217;OMS sull&#8217;attività fisica 2018-2030 richiederà partenariati tra soggetti diversi: Stati Membri, ministeri della salute, del trasporto, dell&#8217;istruzione, dello sport, della gioventù, dell&#8217;urbanistica, dell&#8217;ambiente, del turismo, della finanza e del lavoro. Nonché Agenzie di sviluppo, Istituti finanziari, Organizzazioni intergovernative, Agenzie ONU, Organizzazioni non governative. E ancora, società civile, Associazioni professionali in aree mediche e affini, Istituzioni accademiche e di ricerca, Settore privato, Gruppi di fede e culturali, <em>leader</em> cittadini e governi locali, Sindaci, Governatori e funzionari locali.</p>
<p><strong>Tutti i <em>partner</em> </strong>dovranno orientare gli obiettivi della propria politica verso l&#8217;implementazione dell&#8217;attività fisica e la riduzione del comportamento sedentario. Ciò comporterà lo sviluppo di piani di azione singoli in linea con le raccomandazioni dell&#8217;OMS, nonché collegamenti strategici con tutti gli altri <em>partner</em>, in un&#8217;ottica di una effettiva collaborazioni multidisciplinare.</p>
<h2>La parola agli esperti</h2>
<p><strong>Fiona Bull</strong>, responsabile della <em>Physical Activity Unit</em>, che ha guidato lo sviluppo delle nuove linee guida dell’OMS, ha precisato che &#8216;<em>queste nuove linee-guida evidenziano quanto sia importante essere attivi per i nostri cuori, corpi e menti e come i risultati favorevoli giovino a tutti, di tutte le età e abilità</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Il direttore</strong> generale dell&#8217;OMS, il Dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che essere fisicamente attivi è fondamentale per la salute e il benessere: &#8216;può aiutare ad aggiungere anni alla vita e vita agli anni (&#8230;) Ogni mossa conta, soprattutto ora che gestiamo i vincoli della pandemia COVID-19. Dobbiamo muoverci tutti ogni giorno, in modo sicuro e creativo&#8217;.</p>
<h2>Attività fisica e obiettivi sostenibili: si può!</h2>
<p><strong>La Dichiarazione di Bangkok</strong> del 2016 (5) ha evidenziato le potenzialità che l’attività fisica può avere per il conseguimento di buona parte dei diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile, assegnati dalle Nazioni Unite a tutti i Paesi per il 2030, ovvero:</p>
<ul>
<li><strong>Porre fine a tutte le forme di malnutrizione</strong>. Il sovrappeso e l&#8217;obesità sono forme di malnutrizione. L&#8217;attività fisica può quindi aiutare a mantenere un peso sano e può contribuire alla perdita di peso.</li>
<li><strong>Buona Salute e Benessere</strong>. Una maggiore attività fisica contribuisce alla prevenzione e al trattamento delle malattie non trasmissibili (NCD) nella popolazione. Inoltre, il preferire l&#8217;uso della bicicletta o dei mezzi pubblici riduce le emissioni inquinanti, andando a migliorare la qualità dell&#8217;aria che si respira.</li>
<li><strong>Istruzione di qualità</strong>. L&#8217;aumento della partecipazione all&#8217;attività fisica negli adolescenti può portare a una maggiore capacità di concentrazione e miglioramento delle funzioni cognitive, con conseguenti migliori risultati scolastici.</li>
<li><strong>Parità di genere</strong>. Accrescere le possibilità di accesso all&#8217;attività fisica per le donne e le ragazze può contribuire a porre fine alla discriminazione di genere, permettendo loro di sviluppare competenze multidisciplinari, verso una personale autosufficienza economica.</li>
<li><strong>Lavoro dignitoso e crescita economica</strong>. Attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore dello sport e ricreativo.</li>
<li><strong>Industria, innovazione e infrastrutture</strong>. Sviluppare infrastrutture di qualità, moderne e sostenibili, che includano nuove piste ciclabili e pedonali, porterà a una maggiore partecipazione all&#8217;attività fisica secondo un principio di pari opportunità, con conseguente possibilità di nuove opportunità di occupazione e di sviluppo economico.</li>
<li><strong>Riduzione delle diseguaglianze</strong>. Lo sport, in tutte le sue forme, ha una grande valenza aggregativa ed è fonte e motore di inclusione sociale, oltre che valido strumento di integrazione delle minoranze e dei gruppi a rischio di emarginazione sociale.</li>
<li><strong>Città e comunità sostenibili</strong>. Migliori infrastrutture di trasporto favoriscono l’andare a piedi e in bicicletta e l&#8217;uso del trasporto pubblico. L’incremento dell’andare a piedi, in biciclette e dell&#8217;utilizzo dei trasporti pubblici porta a ridurre l&#8217;uso dell&#8217;automobile e quindi a ridurre le emissioni, diminuendo in tal modo l&#8217;impatto negativo, che hanno sull&#8217;ambiente.</li>
<li><strong>Produzione e consumo responsabili</strong>. L&#8217;aumento del numero di persone a piedi e in bicicletta può contribuire alla sostenibilità e alla preservazione della natura attraverso un uso ridotto dell&#8217;automobile e una maggiore consapevolezza dell&#8217;impatto degli individui sull’ambiente.</li>
<li><strong>Azione per il clima</strong>. La riduzione dell&#8217;uso di automobili a favore dell&#8217;andare a piedi o in bicicletta aiuta a ridurre l&#8217;uso di combustibili fossili e le conseguenti emissioni, contribuendo in tal modo a mitigare i cambiamenti climatici.</li>
<li><strong>Vita sulla Terra</strong>. L&#8217;attività fisica in spazi aperti aumenta l&#8217;apprezzamento della terra e degli ambienti naturali e di conseguenza, ne favorisce l&#8217;uso sostenibile, la conservazione, il ripristino e la biodiversità.</li>
<li><strong>Pace, giustizia e istituzioni forti</strong>. Un maggiore senso di comunità attraverso l&#8217;attività fisica può aiutare a ridurre la violenza e i conflitti e a promuovere leggi e politiche non discriminatorie.</li>
<li><em><strong>Partnership</strong></em>. Lavorare insieme e in sinergia per un bene comune. Condividere conoscenze, competenze e risorse per promuovere la piena consapevolezza dell&#8217;importanza dell&#8217;attività fisica per uno sviluppo più sostenibile.</li>
</ul>
<p><strong>Il vero cambiamento</strong> si potrà comunque avere solo quando questi obiettivi di sviluppo sostenibile verranno tradotti in &#8216;azioni pratiche&#8217;, cioè solo qualora importanti risorse umane e finanziare verranno seriamente programmate e investite per promuovere e supportare l&#8217;attività fisica, intesa come priorità assoluta per il benessere fisico e sociale dell&#8217;intera umanità.</p>
<p>È quindi tempo che ciascuno di noi si &#8216;muova&#8217; in modo sano, consapevole e sostenibile, verso una nuova consapevolezza del &#8216;ogni mossa conta&#8217;.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h2>Note</h2>
<p>(1) Le Linee guida OMS su attività fisica e sedentarietà pubblicate a novembre 2020: “<em>WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour</em>”</p>
<p>(2) <em>Physical activity</em> (who.int)</p>
<p>(3) <em>Global action plan on physical activity 2018–2030: more active people for a healthier world</em></p>
<p>(4) <em>Take Action for the Sustainable Development Goals</em> – United Nations Sustainable Development</p>
<p>(5) La dichiarazione di Bangkok sull&#8217;attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile è una dichiarazione di consenso del 6° Congresso della <em>International Society of Physical Activity and Health</em> (ISPAH) del 19 novembre 2016 <a href="http://www.ispah.org/resources" target="_blank" rel="noopener">http://www.ispah.org/resources</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/ogni-mossa-conta-persone-piu-attive-per-la-salute-e-linclusione/">Ogni mossa conta: persone più attive per la Salute e l’inclusione </a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Coronavirus: persistenza nell’aria e distanze. Lo studio cinese</title>
		<link>https://www.egalite.org/coronavirus-persistenza-nellaria-e-distanze-lo-studio-cinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Martina Novelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 10:14:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[sistema immunitario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coronavirus: persistenza nell&#8217;aria e distanze da mantenere per prevenire la trasmissione. Un recentissimo studio cinese, frattanto de-pubblicato, suggerisce misure più drastiche di quelle divulgate, per evitare il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/coronavirus-persistenza-nellaria-e-distanze-lo-studio-cinese/">Coronavirus: persistenza nell’aria e distanze. Lo studio cinese</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Coronavirus: persistenza nell&#8217;aria e distanze da mantenere per prevenire la trasmissione. Un recentissimo studio cinese, frattanto de-pubblicato, suggerisce misure più drastiche di quelle divulgate, per evitare il contagio da Covid-19 quando ci si trovi in ambienti chiusi.</p>
<h2>Coronavirus: persistenza nell&#8217;aria in ambienti chiusi e distanze di sicurezza</h2>
<p><strong>Le autorità sanitarie </strong>internazionali <a href="https://www.egalite.org/coronavirus-le-raccomandazioni-del-ministero-della-salute/">hanno finora raccomandato</a> di mantenere 1,5-2 metri di distanza tra le persone, per prevenire la trasmissione del virus. Mantenere una distanza adeguata è un elemento cruciale, a maggior ragione in quanto il coronavirus si è rivelato essere contagioso già prima che nel suo portatore si manifestino sintomi come la tosse.</p>
<p><strong>Un recentissimo studio</strong> del centro epidemiologico dello Hunan (Cina) suggerisce anzi di mantenere distanze anche maggiori, poiché in ambienti chiusi con aria condizionata il coronavirus può persistere a lungo nell’aria (fino a 30 minuti) e potrebbe propagarsi fino a una distanza di 4,5 metri. Si raccomanda quindi di portare effettiva attenzione alle distanze e soprattutto utilizzare le mascherine &#8211; negli ambienti chiusi, in presenza di altre persone &#8211; per proteggere le vie respiratorie.</p>
<h2>Persistenza e distanze di sicurezza, lo studio cinese</h2>
<p><strong>Lo <em>Hunan</em></strong><em> Provincial Centre for Diseases Control and Prevention </em>ha pubblicato sulla rivista scientifica <em>Practical Preventive Medicine</em>, il 6.3.20, uno studio aneddotico sulla trasmissione del coronavirus. La pubblicazione è stata peraltro ritirata dopo pochi giorni, il 10.3.20, senza indicarne la motivazione. (1)</p>
<p><strong>Lo studio</strong> è stato realizzato mediante analisi retrospettiva di un evento di contagio avvenuta su un pullman a lunga percorrenza il 22.1.20. Quando ancora non si aveva notizia di Covid-19 e un passeggero già sintomatico &#8211; se pure, all’epoca, inconsapevole della causa della tosse e sprovvisto di mascherina &#8211; ha trasmesso il virus ad alcuni altri passeggeri, nel corso di 4 ore.</p>
<h2>Il paradosso del vicino immune</h2>
<p><strong>L’analisi dell’evento</strong> è stata resa possibile grazie alle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso, che in Cina sono obbligatorie sui mezzi pubblici a lunga percorrenza. E ha consentito di rilevare la potenziale permanenza del coronavirus in ambienti chiusi &#8211; fino a trenta minuti &#8211; e coprire una distanza di circa 4 metri e mezzo.</p>
<p><strong>La permanenza</strong> del coronavirus nell’aria, in ambienti chiusi, è il dato che merita più attenzione. La propagazione nello spazio è viceversa un dato difficile da calcolare, la cui conferma postula ulteriori studi. Tanto più considerato che la persona seduta al fianco del ‘paziente-zero’ dello Hunan non abbia contratto il coronavirus, pur essendo la più esposta in assoluto.</p>
<h2><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2841" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese.jpg" alt="" width="640" height="350" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese.jpg 640w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese-300x164.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese-370x202.jpg 370w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese-20x11.jpg 20w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese-185x101.jpg 185w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese-400x219.jpg 400w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2020/03/studio-cinese-88x48.jpg 88w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></h2>
<h2>Le raccomandazioni dei ricercatori cinesi</h2>
<p><strong>Il corretto utilizzo di una mascherina </strong>per coprire il volto, sottolineano gli autori dello studio cinese, ha impedito alle persone esposte di contrarre il coronavirus. I ricercatori hanno perciò espresso tre raccomandazioni essenziali:</p>
<ul>
<li><strong>indossare la mascherina</strong> quando si prenda qualunque mezzo pubblico,</li>
<li><strong>ridurre al minimo il contatto </strong>tra le mani e le aree pubbliche,</li>
<li><strong>evitare di toccare il viso</strong> prima di aver lavato adeguatamente le mani.</li>
</ul>
<h2>Il virus sulle superfici</h2>
<p><strong>Il virus</strong> può permanere sulle superfici più o meno a lungo, in relazione ai fattori ambientali (temperatura e umidità). Al punto da resistere &#8211; in teoria &#8211; fino a due o tre giorni, a una temperatura di 37°, su vetro, metallo, plastica, carta e tessuti.</p>
<p><strong>La sanificazione</strong> degli ambienti chiusi frequentati dal pubblico (uffici, negozi, mezzi di trasporto) dovrebbe perciò venire eseguita un paio di volte al giorno, secondo gli autori dello studio. E l&#8217;aria condizionata sui mezzi pubblici dovrebbe venire regolata in modo da aumentare il volume di aria fresca dall’esterno. L’aria calda, viceversa, può trasportare le goccioline cariche di virus a una distanza maggiore.</p>
<h2>Ulteriori suggerimenti</h2>
<p><strong>Rafforzare il sistema immunitario</strong> è il consiglio essenziale del professor Luc Montagnier. Il virologo (nonché medico e biologo, insignito del premio Nobel nel 2008 per l’identificazione del virus HIV) spiega che ‘<em>non abbiamo specifici inibitori del virus, ma abbiamo tutti un buon sistema immunitario</em>.’ Dobbiamo perciò aiutare il nostro organismo a organizzare al meglio le proprie difese.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong><em>‘La nostra più importante difesa, adesso, è il sistema immunitario’</em> </strong>(professor Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina 2008).</span></p>
<h2>Curare la dieta</h2>
<p><strong>Le raccomandazioni</strong> del premio Nobel &#8211; corroborate da ampia letteratura scientifica, che abbiamo esposto nel <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/coronavirus-come-rafforzare-il-sistema-immunitario-il-nobel-montagnier-e-l-evidenza-scientifica" target="_blank" rel="noopener noreferrer">precedente articolo</a> &#8211; si sintetizzano nel correggere la propria dieta:</p>
<p><strong>&#8211; evitare il cibo spazzatura</strong> (vale a dire gli alimenti ultraprocessati con zucchero o sale e grassi in eccesso) e le bevande alcoliche, per non sovraffaticare l’apparato gastrointestinale,</p>
<p><strong>&#8211; assumere verdura e frutta</strong> fresca, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/fibra-alimentare-ecco-perche-fa-bene/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">cereali integrali</a> e legumi, frutta secca, proteine di diverse fonti. Possibilmente bio, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/il-tempo-delle-mele-bio-tanto-meglio-per-la-salute-dimostra-la-scienza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per meglio nutrire il microbioma intestinale</a>,</p>
<p><strong>&#8211; garantire un apporto</strong> adeguato e completo di vitamine e minerali, antiossidanti e grassi preziosi. Come <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/olio-extravergine-doliva-prezioso-anche-per-il-microbioma-intestinale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quelli dell’olio extravergine d’oliva</a> e le diverse fonti di acidi grassi Omega 3 (pesce, lino, canapa, chia).</p>
<h2>Aggiornamenti sul contagio, le fonti ufficiali</h2>
<p><strong>Gli aggiornamenti</strong> sul contagio in Italia possono venire consultati in tempo reale sul <a href="http://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito della Protezione civile</a>. Ove sono disponibili una mappa interattiva, i dati sull’andamento nazionale e l’incremento giornaliero dei soggetti che risultano positivi al COVID-19.</p>
<p><strong>A livello internazionale</strong>, gli aggiornamenti e le raccomandazioni sono disponibili sul <a href="https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito</a> dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO, <em>World Health Organization</em>).</p>
<p>#IoRestoaCasa!</p>
<p><em>Dario Dongo e Martina Novelli</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1)<strong> ‘</strong><a href="https://www.scmp.com/news/china/science/article/3074351/coronavirus-can-travel-twice-far-official-safe-distance-and-stay" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><strong>Coronavirus can travel twice </strong>as far as official ‘safe distance’ and stay in air for 30 minutes, Chinese study finds</em></a>’. Stephen Chen, South China Morning Post,</p>
<p>(2) <strong>Il microbioma intestinale</strong> è il complesso di microrganismi che regola una serie di funzioni essenziali, tra cui il sistema immunitario. Per approfondimenti, si veda <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microbioma-e-intestino-il-secondo-cervello" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microbioma-e-intestino-il-secondo-cervello</a></p>
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		<title>Copertura sanitaria universale, dichiarazione ONU</title>
		<link>https://www.egalite.org/copertura-sanitaria-universale-dichiarazione-onu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2020 12:06:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SDGs]]></category>
		<category><![CDATA[Copertura Sanitaria Universale]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una dichiarazione politica di alto livello sulla Copertura Sanitaria Universale è stata adottata il 23.9.19, per la prima volta nella storia, dai capi di Stato e di governo<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/copertura-sanitaria-universale-dichiarazione-onu/">Copertura sanitaria universale, dichiarazione ONU</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una dichiarazione politica di alto livello sulla Copertura Sanitaria Universale è stata adottata il 23.9.19, per la prima volta nella storia, dai capi di Stato e di governo e dei loro rappresentanti alle Nazioni Unite (ONU). (1)</p>
<h2>Copertura sanitaria universale, gli obiettivi teorici</h2>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Copertura sanitaria universale</strong> ‘<em>significa che tutti gli individui e le comunità ricevono i servizi sanitari di cui hanno bisogno senza subire difficoltà finanziarie. Include l&#8217;intera gamma di servizi sanitari essenziali e di qualità, dalla promozione della salute alla prevenzione, al trattamento, alla riabilitazione e alle cure palliative</em>’ (OMS, v. nota 2).</span></p>
<p><strong>Realizzare la <em>Universal Health Coverage</em></strong> (UHC) entro il 2030 è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (<em>Sustainable Development Goal</em>, SDGs) già concordati dall’Assemblea Generale ONU nel 2015. L’Obiettivo n. 3 &#8211; ‘<em>Ensure healthy lives and promote wellbeing for all at all ages</em>’ &#8211; si declina infatti con il Goal 3.8. ‘<em>Raggiungere una copertura sanitaria universale, compresi la protezione dai rischi finanziari, l’accesso a servizi sanitari essenziali di qualità e l&#8217;accesso a medicinali e vaccini sicuri, essenziali, efficaci, di qualità e convenienti per tutti</em>’.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>‘<em>Il mondo ha ancora 11 anni</em></strong><em> per raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile. La copertura sanitaria universale è fondamentale per garantire che ciò accada</em>’ (Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale OMS. V. nota 3).</span></p>
<h2>Sanità pubblica, la realtà attuale</h2>
<p><strong>Il rapporto OMS 22.9.19</strong> mostra come a tutt’oggi oltre la metà della popolazione del pianeta sia priva della copertura dei servizi sanitari di base. Circa 100 milioni di persone si trovano in condizioni di povertà estrema (&lt;1,90 US$/die) a causa delle spese cui sono costrette per l&#8217;assistenza sanitaria. 200 milioni di esseri umani spendono oltre il 25% del proprio reddito per la salute. Altri 925 milioni spendono almeno il 10% del budget familiare &#8211; e non individuale, si noti bene &#8211; per pagare le cure.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>‘<em>Se siamo seriamente intenzionati</em></strong><em> a raggiungere una copertura sanitaria universale e a migliorare la vita delle persone, dobbiamo prendere sul serio l&#8217;assistenza sanitaria di base. Ciò significa fornire servizi sanitari essenziali come immunizzazione, cure prenatali, consigli per uno stile di vita sano il più vicino possibile a casa &#8211; e assicurarsi che le persone non debbano pagare per queste cure di tasca propria’</em> (Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale OMS).</span></p>
<h2>5 miliardi di persone a rischio. Una scelta politica</h2>
<p><strong>I 194 Stati membri OMS</strong> devono investire almeno l&#8217;1% in più del PIL nell&#8217;assistenza sanitaria di base. (4) Vale a dire raddoppiare la copertura sanitaria, da qui al 2030. Altrimenti,</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>fino a 5 miliardi di persone</em></strong><em> non saranno ancora in grado di accedere all&#8217;assistenza sanitaria nel 2030, il termine che i leader mondiali hanno fissato per raggiungere la copertura sanitaria universale. La maggior parte di quelle persone sono povere e già svantaggiate</em>’. (5)</span></p>
<p><strong>Un investimento</strong> di 200 miliardi di dollari all&#8217;anno &#8211; per rafforzare l&#8217;assistenza sanitaria di base nei Paesi a basso e medio reddito (LMIC, <em>Low-Medium Income Countries</em>) &#8211; può salvare 60 milioni di vite, aumentare l&#8217;aspettativa di vita media di 3,7 anni entro il 2030 e contribuire in misura significativa allo sviluppo socioeconomico. Ma i governi <a href="https://www.egalite.org/sos-ambiente-un-libro-da-non-perdere/">continuano a privilegiare gli armamenti</a> agli ospedali, l’industria della morte alla vita.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘<em>La salute pubblica è in definitiva una scelta politica</em></strong><em>. Dobbiamo renderci conto che la salute è un investimento per il futuro. I Paesi investono pesantemente nella protezione della loro gente dagli attacchi terroristici, ma non contro l&#8217;attacco di un virus, che potrebbe essere molto più mortale e molto più dannoso dal punto di vista economico e sociale. Una pandemia potrebbe mettere in ginocchio economie e nazioni</em>’ (Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale OMS).</span></p>
<h2>Copertura sanitaria universale, impegni assunti all’ONU il 23.9.19</h2>
<p><strong>Il 23.9.18 gli Stati membri</strong> ONU si sono impegnati a lavorare con efficacia per raggiungere l’obiettivo della <em>Universal Health Coverage</em>’ (UHC) entro il 2030. A parole, almeno. Tenendo a mente che gli USA, seconda potenza economica mondiale, sono ancora lontani dal garantire l’<a href="https://www.egalite.org/emergenza-abitativa-e-deiezioni/">assistenza sanitaria di base ai ceti meno abbienti</a>. In ogni caso, i governi dovranno riferire periodicamente all’ONU lo stato di avanzamento dei lavori, in vista dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2023.</p>
<p><strong>Gli investimenti</strong> devono venire orientati su quattro aree, con gli obiettivi di:</p>
<p><strong>1) garantire</strong> che nessuno soffra le ripercussioni economiche e finanziarie per affrontare i costi dell&#8217;assistenza sanitaria,</p>
<p><strong>2) implementare</strong> interventi sanitari ad alto impatto sociale per combattere le malattie,</p>
<p><strong>3) proteggere</strong> la salute delle donne e dei bambini,</p>
<p><strong>4) rafforzare</strong> le infrastrutture sanitarie, aumentare la forza lavoro in sanità e insieme rafforzare la capacità di <em>governance</em>.</p>
<h2>Sanità globale, le grandi sfide</h2>
<p><strong>Le aree di conflitto</strong> e di crisi sono le prime ove rivolgere attenzione, <a href="https://www.egalite.org/unicef-azione-umanitaria-per-i-bambini-2020/">soprattutto verso i bambini</a>. A livello globale è indispensabile introdurre equità nell’accesso ai servizi e ampliare l’accesso ai farmaci. Circa un terzo degli individui del pianeta tuttora non ha accesso a medicinali, vaccini, strumenti diagnostici, con conseguenze atroci in particolare su malattie croniche e disabilità.</p>
<p><strong>La prevenzione</strong> deve peraltro fondarsi, com’è ovvio, sull’effettivo <a href="https://www.egalite.org/cibo/">approvvigionamento di cibo</a> sicuro e nutriente nonché <a href="https://www.egalite.org/acqua/">di acqua</a> a tutti gli abitanti del pianeta. Evidenziando la responsabilità di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite di garantire questi diritti umani che l’Assemblea Generale ONU ha dichiarato essere fondamentali e imprescindibili. E non a caso figurano ai primi posti tra gli <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/sdgs-le-trasformazioni-doverose-per-la-filiera-alimentare" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Obiettivi di Sviluppo Sostenibile</a> (SDGs) in Agenda ONU 2030.</p>
<p><strong>Malnutrizione</strong>, obesità e <a href="https://www.egalite.org/riscaldamento-globale-il-rapporto-wmo/">cambiamento climatico</a> sono i tre fattori-chiave della <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/global-syndemic-il-mix-micidiale-di-malnutrizione-e-crisi-ecologica" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Global Syndemic</em></a>, la minaccia epidemica globale messa a fuoco lo scorso anno dalla Commissione <em>The Lancet</em>. Gli alimenti ultraprocessati &#8211; cibo-spazzatura in prevalenza &#8211; ammalano le popolazioni del mondo, come ha sottolineato un recente <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/dieta-salute-e-alimenti-ultraprocessati-il-rapporto-fao" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto FAO</a>. Si aggiunge infine l<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/resistenza-agli-antibiotici-non-ce-tempo-da-perdere-rapporto-oms/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">’antibiotico-resistenza</a>, che dipende sia dalla <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/antibiotico-resistenza-medicinali-veterinari-e-benessere-animale-labc-delle-nuove-regole/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gestione irresponsabile degli allevamenti</a> in alcune aree del mondo, sia dall’abuso di antibiotici per uso umano. Anche in Italia, <a href="https://www.egalite.org/antibiotici-i-consumi-in-italia-rapporto-aifa/">come si è visto</a>.</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) <em><a href="https://www.un.org/pga/73/wp-content/uploads/sites/53/2019/05/UHC-Political-Declaration-zero-draft.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">High-level United Nations Political Declaration on universal health coverage</a> </em>(UHC),</p>
<p>(2) <a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/universal-health-coverage-(uhc)" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Universal health coverage</em></a> (UHC)</p>
<p>(3) <em>WHO welcomes landmark UN declaration on universal health coverage</em>, <a href="https://www.who.int/news-room/detail/23-09-2019-who-welcomes-landmark-un-declaration-on-universal-health-coverage" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comunicato stampa 23.9.19</a></p>
<p>(4) WHO, comunicato 22.9.19. <a href="https://www.who.int/news-room/detail/22-09-2019-countries-must-invest-at-least-1-more-of-gdp-on-primary-health-care-to-eliminate-glaring-coverage-gaps" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Countries must invest at least 1% more of GDP on primary health care to eliminate glaring coverage gaps</em></a>,</p>
<p>(5) WHO, <a href="https://www.who.int/news-room/photo-story/photo-story-detail/urgent-health-challenges-for-the-next-decade" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Urgent health challenges for the next decade</em></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/copertura-sanitaria-universale-dichiarazione-onu/">Copertura sanitaria universale, dichiarazione ONU</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<item>
		<title>Antibiotici, i consumi in Italia. Rapporto Aifa</title>
		<link>https://www.egalite.org/antibiotici-i-consumi-in-italia-rapporto-aifa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2019 12:18:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[AIFA]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antibiotici. I consumi in Italia sono ancora eccessivi, con profili di uso inappropriato che raggiungono il 30% dei casi. Il rapporto di Aifa (Agenzia italiana del<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Antibiotici. I consumi in Italia sono ancora eccessivi, con profili di uso inappropriato che raggiungono il 30% dei casi. Il rapporto di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) viene diffuso nella <em>World Antibiotic Awareness Week</em>, organizzata dall’ONU dal 18 al 24 novembre 2019. All’emergenza globale di salute pubblica legata alla resistenza agli antibiotici si aggiunge la particolare criticità dello scenario italiano.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>‘La perdita di efficacia</strong> degli antibiotici attualmente disponibili rischia di mettere in crisi i sistemi sanitari, causando sia l’aumento della mortalità per infezioni che maggiori costi sanitari e sociali’</em> (Aifa, rapporto ‘L’uso degli antibiotici in Italia, anno 2018).</span></p>
<h2><em>‘L’uso degli antibiotici in Italia nel 2018’</em>, rapporto Aifa</h2>
<p><strong>‘</strong><em><strong>L’uso degli antibiotici </strong>in Italia. Anno 2018</em>’, rapporto Aifa, evidenzia i dati su spesa e consumo di questa categoria di farmaci. (1) E parte, come detto, dall’allarme rappresentato in tutto il mondo dalla diffusione della resistenza agli antibiotici.</p>
<p><strong>L’approccio <em>One Health </em></strong>&#8211; adottato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) &#8211; è valso a sensibilizzare i governi dei 193 Stati aderenti in merito alla necessità di una strategia integrata sui diversi fronti di salute umana, salute animale e ambiente. La Commissione europea e i governi degli Stati membri UE hanno a loro volta seguito tale approccio. Nondimeno l’Italia, assieme alla Grecia, ha il primato nella diffusione di batteri resistenti.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>‘La situazione italiana è critica </strong>sia per quanto riguarda la diffusione dell’antibiotico-resistenza sia per il consumo degli antibiotici. Infatti, nonostante il trend in riduzione, il consumo continua a essere superiore alla media europea, con una grande variabilità tra le regioni’</em> (AIFA).</span></p>
<h2>Antibiotici. Quanti, come e perché</h2>
<p><strong>In Italia </strong>il consumo di antibiotici è ancora superiore alla media europea. Nel 2018 i consumi complessivi si attesta a 21,4 dosi al giorno ogni 1000 abitanti. In lieve aumento rispetto al 2017 (20,9). Tale dato comprende sia le erogazioni di farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale (85% sul totale), sia gli acquisti privati (con una spesa annuale pro-capite nazionale di €14,3 euro).</p>
<p><strong>Gli antibiotici </strong>vengono prescritti, nel 90% dei casi, da medici di famiglia e pediatri. Vengono usati soprattutto al Sud e nella stagione invernale, quando si verifica il picco influenzale. (2) Un dato, quest’ultimo, che può rivelare il loro uso inappropriato nel caso di infezioni virali. Gli acquisti privati di antibiotici rimborsabili dal SSN (classe A), nel 2018, sono stati pari a 3,4 dosi ogni 1000 abitanti, con una spesa pro capite di € 1,69 e un’incidenza del 17,4% sul consumo territoriale totale di antibiotici.</p>
<h2>Le fasce di popolazione più esposte</h2>
<p><strong>I bambini </strong>fino a quattro anni e gli <em>over</em>-75 anni, oltre alle <a href="https://www.egalite.org/italia-madri-e-caregiver-senza-tutela/">donne</a> in età intermedia, sono le fasce di popolazione più esposte.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘</strong><em><strong>Nel corso del 2018</strong> il 40,8% della popolazione pediatrica (0-13 anni) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici e a ogni bambino trattato sono state prescritte in media 2,6 confezioni. Nel primo anno di vita, un bambino su due ha ricevuto, nel corso del 2018, almeno una prescrizione di antibiotici, senza significative differenze tra maschi e femmine. Questo valore si mantiene pressoché costante fino ai sei anni di età</em>’ (Aifa).</span></p>
<h2>Farmaci poco selettivi e inappropriati</h2>
<p><strong>Uno dei farmaci </strong>più prescritti ai bambini- a livello territoriale e ospedaliero &#8211; è la combinazione amoxicillina/acido clavulanico. 399 prescrizioni per 1000 bambini nel 2018, oltre il doppio rispetto al gruppo di penicilline più selettive (rappresentate in massima parte da amoxicillina isolata).</p>
<p><strong>Il rapporto</strong> suggerisce dunque ‘<em>un probabile sovra-utilizzo di questa associazione, laddove potrebbe essere indicata la sola amoxicillina, che ha uno spettro d’azione più selettivo e ha quindi un minor impatto sulle resistenze. Ciò è particolarmente evidente nella popolazione pediatrica</em>’.</p>
<h2>Uso inappropriato nel 30% dei casi</h2>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>‘Dall’analisi dei dati </strong>della Medicina Generale sulle prescrizioni ambulatoriali di antibiotici per specifiche patologie infettive, è emersa una prevalenza di uso inappropriato che supera il 30% per quasi tutte le condizioni cliniche studiate (influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta)’. </span></em><span style="color: #ff0000;">(Aifa)</span></p>
<p><strong>‘<em>Non c’è tempo da perdere</em>’</strong>, ha sottolineato l’OMS nel suo omonimo rapporto sulla resistenza agli antibiotici. (3) Lo scenario di medio e lungo termine delineato dalla <em>World Health Organization</em> è catastrofico, per la salute e l’economia globale.</p>
<p><strong>La situazione in Italia</strong> è particolarmente critica. Anche perché il nostro Paese ha il primato in Europa della mortalità per antibiotico-resistenza, con 10.000 decessi sui 33.000 che si registrano in Europa ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici. (4)</p>
<p><em>Sabrina Bergamini e Dario Dongo</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) Aifa (2019). <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1074882/Rapporto_Antibiotici_2018.pdf/755967e7-575f-ca86-9aeb-7c557b612e03" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>L’uso degli antibiotici in Italia. Rapporto nazionale 2018</em></a>,</p>
<p>(2) Il consumo medio su base annuale varia da un massimo di 20,4 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti &#8211; al Sud e nelle Isole &#8211; a 16,9 al Centro e 12,7 al Nord. I consumi medi mensili variano da invece un minimo di 11,4 dosi al giorno ogni 1000 abitanti nel mese di agosto a un picco di 24,5 a gennaio</p>
<p>(3) Sabrina Bergamini e Dario Dongo (2019). <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/resistenza-agli-antibiotici-non-ce-tempo-da-perdere-rapporto-oms/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Resistenza agli antibiotici, non c’è tempo da perdere. Rapporto OMS</em></a>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>),</p>
<p>(3) ISS (2019). <em>Antibioticoresistenza in Italia: trend in leggero calo, ma i valori restano oltre la media europea, su https://ufficiostampa.iss.it/?p=2260</em></p>
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