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	<title>plastica Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Rapporto MAPP sul viaggio dei rifiuti di plastica nel Po</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-mapp-sul-viaggio-dei-rifiuti-di-plastica-nel-po/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 10:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo due anni si è concluso il <a href="https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/progetto-mapp-monitoraggio-applicato-alle-plastiche-del-po-il-19-aprile-la-presentazione-dei-risultati/">progetto MAPP</a> (Monitoraggio Applicato alle Plastiche nel Po) che ha seguito il viaggio dei rifiuti di plastica nel grande fiume verso il mare Adriatico. Il progetto sperimentale è stato organizzato dall’Autorità di bacino del Po e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e condotto assieme a ISPRA, CNR e Università di Cadice.</p>
<h2>Due anni sulle tracce della plastica nel Po</h2>
<p><strong>Il monitoraggio</strong> si è svolto da giugno 2021 al 2023. Sono stati applicati differenti strumenti e metodi &#8211; anche innovativi, a livello europeo &#8211; per stimare quantità, dimensioni, principali direttrici di spostamento e punti di potenziale accumulo del materiale plastico trasportato lungo la rete idrografica del fiume Po.</p>
<p><strong>Materiale prezioso </strong>per accrescere la comprensione del fenomeno del plastic litter nel Po, che con i suoi 652 km, interamente in territorio nazionale, è il più lungo d’Italia, sorge in Piemonte, attraversa tutta la Pianura Padana e sfocia nell’Adriatico, a porto Tolle, in provincia di Rovigo.</p>
<h2>Analisi del rifiuto</h2>
<p><strong>L’analisi</strong> del rifiuto target &#8211; plastiche galleggianti di medie e grandi dimensioni &#8211; è stata condotta applicando il protocollo RIMMEL, messo a punto dal Joint Research Center (JRC), che prevede l’osservazione diretta di questa tipologia di rifiuti.</p>
<p><strong>Le osservazioni </strong>si sono svolte, con frequenza stagionale, in cinque località &#8211; Verolengo (To), Isola Serafini (Pc), Boretto (Re), Pontelagoscuro (Fe), Porto Tolle (Ro) &#8211; e nelle circostanti aree golenali, cioè gli argini artificiali che vengono sommersi nei periodi di piena.</p>
<p><strong>Le analisi</strong> mostrano una prevalenza di rifiuti plastici di dimensioni inferiori a 10 cm, appartenenti alle prime tre classi dimensionali, vale a dire minori di 2,5 cm; compresi tra 2,5 e 5 cm; compresi tra 5 e 10 cm.</p>
<div id="attachment_7226" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7226" class="wp-image-7226 size-large" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-1024x551.jpeg" alt="risultati del monitoraggio dei rifiuti di plastica nel fiume Po" width="1024" height="551" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-1024x551.jpeg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-300x162.jpeg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-768x414.jpeg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-1536x827.jpeg 1536w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-260x140.jpeg 260w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-50x27.jpeg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po-139x75.jpeg 139w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/04/esito-monitoraggio-plastica-nel-Po.jpeg 1621w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-7226" class="wp-caption-text">I risultati del progetto MAPP</p></div>
<h2>Il viaggio verso il mare</h2>
<p><strong>Lo spostamento della plastica</strong> in acqua è stato tracciato mediante rilascio nel Po di piccole sfere di plastica galleggianti integrate da tracker GPS. Tra il 2021 e il 2023, ne sono state liberate 95 a Chivasso (To), Isola Serafini (Pc) e Pontelagoscuro (Fe).</p>
<p><strong>L’esame dei dispositivi</strong> di tracciamento evidenzia che</p>
<p>&#8211; meno del 15% dei tracker ha raggiunto il mare Adriatico. I restanti dispositivi si sono spostati da poche centinaia di metri a centinaia di chilometri,</p>
<p>&#8211; la vegetazione spondale, i piloni dei ponti e i numerosi ormeggi per la navigazione fluviale rappresentano zone di incaglio per lungo tempo e un ostacolo al trasporto verso valle,</p>
<p>&#8211; vi sono potenziali zone di accumulo dei rifiuti plastici di medie dimensioni. Informazione utile a bonifiche periodiche.</p>
<h2>Sorveglianza satellitare dei rifiuti in acqua</h2>
<p><strong>Un ulteriore controllo</strong> è stato eseguito attraverso l’uso di immagini satellitari fornite dalla missione Sentinel dell’Agenzia Spaziale Europea, che grazie a una elevata risoluzione spaziale – fino a 10 m – consente il rilevamento di elementi e oggetti di dimensioni molto piccole, e di distinguere macroplastiche da altre tipologie di detriti galleggianti.</p>
<p><strong>In via sperimentale</strong>, assieme al Dipartimento di Geoscienze dell’Università degli Studi di Padova, presso la Cava Ronchetto di Motta Baluffi (Cr), sono state posizionate due zattere, una composta da soli rifiuti di plastica e l’altra da plastica e vegetazione, per verificare se il satellite riuscisse a identificarle e distinguerle.</p>
<p><strong>La rilevazione</strong> ha avuto pieno successo, le zattere e il loro contenuto sono risultati ben visibili e distinguibili dall’acqua circostante. Un risultato promettente per un monitoraggio ambientale efficace nel più lungo corso d’acqua italiano.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<p><em>In copertina un tracker GPS del progetto MAPP</em></p>
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		<item>
		<title>Clean Seas, uniti con l’UNEP contro la plastica nei mari</title>
		<link>https://www.egalite.org/clean-seas-uniti-con-lunep-contro-la-plastica-nei-mari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Mei]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 12:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clean Seas]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[UNEP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza della plastica nei mari e i modi per contrastarla sono al centro della campagna di Clean Seas, la piattaforma lanciata da UNEP, l’United Nations Environment<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza della plastica nei mari e i modi per contrastarla sono al centro della campagna di Clean Seas, la piattaforma lanciata da UNEP, l’<em>United Nations Environment Programme</em>, e che unisce singoli, governi e industrie di tutto il mondo per ridurre la plastica negli oceani.</p>
<p>I nostri mari sono pieni di plastica. Ce ne possiamo accorgere semplicemente passeggiando su una spiaggia. Ma questo ha degli effetti sull’ecosistema marino, su di noi e sui cambiamenti climatici in generale.</p>
<h2>I numeri dell’inquinamento da plastica</h2>
<p><strong>La produzione di plastica</strong> è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni. Siamo passati da 2 milioni di tonnellate nel 1950 a più di 430 milioni del 2017 e si prevede che la produzione quadruplicherà entro il 2050.</p>
<p>Lo smaltimento dei rifiuti plastici è invece in affanno:</p>
<ul>
<li>solo il 10% viene riciclato,</li>
<li>il 14% viene incenerito,</li>
<li>il 76% viene smaltito in discarica o rilasciato nell’ambiente.</li>
</ul>
<p><strong>Molta</strong> di questa plastica viene esportata in Paesi con una inefficiente capacità di gestione dei rifiuti e, negli ultimi anni, è aumentato il commercio illegale dei rifiuti plastici. (1)</p>
<h2>Un camion di plastica nel mare ogni minuto</h2>
<p><strong>Ogni anno</strong> vengono scaricate in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, come se ogni minuto un camion scaricasse il proprio carico in mare.</p>
<p><strong>Mille fiumi</strong> del mondo sono responsabili dell’80% dell’inquinamento globale e in mare navigano 51 trilioni di particelle di microplastiche, ossia frammenti di plastica di grandezza inferiore ai 5 mm.</p>
<p><strong>Il 46%</strong> della plastica trovata in mare è costituita da attrezzature da pesca abbandonate, come reti e nasse. (2)</p>
<h2>Le conseguenze della plastica in mare</h2>
<p><strong>I rifiuti plastici</strong> possono essere scambiati per nutrimento dagli animali. Infatti rappresentano una delle principali cause di morte dei pesci e degli uccelli marini. Oppure possono costituire delle vere e proprie trappole. Secondo il WWF, sono 700 le specie interessate da fenomeni di inquinamento di materie plastiche. (3)</p>
<p><strong>In mare</strong>, la plastica segue le correnti fino ad arrivare nell’Artico e persino in cima all’Everest. Quando si degrada in particelle sempre più piccole riesce ad entrare <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nellacqua-potabile-loms-chiede-valutazione-dei-rischi/">nell’acqua potabile</a> e persino a rimanere sospesa nell’aria. Quando consumiamo pesci contaminati, entra anche <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/le-microplastiche-nella-nostra-dieta/">nelle nostre diete</a>. Sono state trovate tracce di plastica persino <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nel-sangue-prima-evidenza-nelluomo/">nel nostro sangue</a>  e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microplastiche-nella-placenta-umana-la-scoperta-di-ricercatori-italiani/">nella placenta umana</a> con <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microplastiche-e-salute-umana-linvisibile-male/">rischi</a> per la salute non del tutto esplorati.</p>
<h2>L’impegno di Clean Seas</h2>
<p><strong>La piattaforma Clean Seas</strong> di UNEP ha l’obiettivo di creare più consapevolezza sulle conseguenze dell’inquinamento marino da plastica sulla fauna e sulla nostra salute. La piattaforma è aperta a tutti. Riunisce infatti privati cittadini, gruppi della società civile, imprese e governi per arrivare ad una drastica riduzione dei rifiuti.</p>
<p><strong>Dal 2017</strong>, anno della sua creazione, hanno aderito a Clean Seas 69 Paesi che rappresentano il 76% delle coste del mondo. Clean Seas è diventato un importante strumento per guidare la trasformazione di abitudini, pratiche e politiche in tutto il mondo. Anche i Paesi che non hanno sbocchi sul mare stanno aderendo perché hanno capito l’importanza di tenere puliti i fiumi dalla sorgente alla foce. (4)</p>
<h2>Gli impegni dei governi</h2>
<p><strong>L’impegno dei governi</strong> è importante per sensibilizzare l’opinione pubblica, offrire incentivi per il riciclaggio e attuare leggi vincolanti sulla riduzione o divieto di plastica inutile ed evitabile. Aderendo alla campagna, i Paesi possono accedere ad una piattaforma e alle migliori pratiche per profilare il proprio lavoro e incoraggiare gli altri ad agire. Possono richiedere anche il supporto tecnico dell’UNEP per sviluppare i propri piani d’azione.</p>
<p><strong>Ecco alcuni esempi</strong> degli impegni che i Paesi hanno assunto da quando hanno aderito alla campagna di Clean Seas:</p>
<ul>
<li><strong>Città del Messico</strong> dal 2020 ha vietato i sacchetti in plastica e le autorità si impegnano nel vietare anche cannucce, bicchieri, posate e altri articoli in plastica monouso;</li>
<li><strong>il Cile</strong> ha vietato l’uso dei sacchetti di plastica monouso e ha espanso le aree marine protette al 42% delle acque costiere;</li>
<li><strong>le Filippine</strong> hanno aumentato i loro sforzi cercando di bonificare la baia di Manila e rimuovendo da mare solo nel 2019 ben 2000 tonnellate di rifiuti;</li>
<li><strong>in Kenya</strong> dal 2020 è vietato introdurre plastica monouso nei parchi nazionali, nelle spiagge, foreste e nelle aree protette.</li>
</ul>
<p><strong>Anche l’Unione Europea</strong> si è impegnata con Clean Seas, nel 2017 attraverso la coalizione Aquaria, campagna per aumentare la consapevolezza sui rifiuti marini, e nel 2019 approvando la direttiva sulla riduzione dell’impatto di alcuni prodotti in plastica (<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/plastiche-monouso-la-direttiva-ue-al-traguardo/">direttiva SUP</a>, 2019/904/CE). (5) Tuttavia, gli sforzi non sono mai abbastanza. Ora speriamo che il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/riduzione-riutilizzo-e-riciclo-degli-imballaggi-in-ue-la-proposta-di-ppwr/">regolamento sulla riduzione degli imballaggi</a> e sul potenziamento del riciclo e riuso venga approvata.</p>
<h2>Il ruolo fondamentale delle aziende</h2>
<p><strong>Le aziende</strong> svolgono un ruolo fondamentale in questa partita. Sono queste infatti che producono un’enorme quantità di imballaggi in plastica che spesso non viene riciclata e viene incenerita o dispersa nell’ambiente. Molte delle più grandi aziende, dette <em>Fast Moving Consumer Goods Company</em> (FMCG) hanno preso impegni nel 2018 per ridurre il packaging o aumentare il riciclo (<em>New Plastic Economy Global Commitment</em>).</p>
<p><strong>I loro siti</strong> sono costellati da promesse e impegni di sostenibilità. Tuttavia, il documento di BFFP sgretola questa verde narrazione (6) mentre il rapporto dell’UNEP del 2022, che valuta l’andamento degli impegni presi, afferma che quasi sicuramente gli obiettivi non saranno raggiunti. (7)</p>
<p><strong>Coca-Cola Company</strong>, ad esempio, che distribuisce 120 miliardi di bottiglie all’anno, si è impegnata a riciclare una bottiglia o lattina usata per ogni nuova venduta entro il 2030 e ad aumentare il contenuto di plastica riciclata nelle bottiglie al 50% entro la stessa data. (8) Peccato che la maggior parte dei residui trovati in spiaggia negli ultimi anni appartengano proprio a questa compagnia.</p>
<h2>Le responsabilità dell&#8217;industria</h2>
<p><em><strong>Break Free From Plastic</strong></em> è un movimento internazionale che riunisce organizzazioni e singoli cittadini. Ogni anno dal 2018 realizza un <em>report</em>, <em>Brand Audit Report</em>, dove vengono analizzati i rifiuti plastici recuperati nelle spiagge dai volontari di 44 Paesi.</p>
<p><strong>Per il 63%</strong> (dato in aumento) i rifiuti raccolti nel 2022 appartengono a Coca-Cola Company. Poi abbiamo PepsiCo, Nestlé, Procter &amp; Gamble, Mondelez International, Philip Morris International, Danone, Mars e Colgate-Palmolive, le prime in classifica ogni anno. (9) Coca-Cola Company è stata persino lo sponsor ufficiale della COP27 sui cambiamenti climatici. Un palese esempio di <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/inquinamento-da-plastica-le-responsabilita-di-big-food/"><em>greenwashing</em></a>.</p>
<h2>Il potere dei consumatori</h2>
<p><strong>Noi, singoli cittadini</strong>, abbiamo un grande potere anche se spesso non ce ne accorgiamo. Possiamo scegliere. Scegliere quali prodotti comprare, con che tipo di <em>packaging</em>, preferiamo quelli riutilizzabili. Controlliamo gli ingredienti dei cosmetici, i materiali dei nostri vestiti e ricicliamo.</p>
<p><strong>Più di 111.000</strong> persone hanno preso un impegno con Clean Seas e hanno condiviso le loro esperienze sui <em>social</em> per coinvolgere gli altri. Attraverso un semplice gioco disponibile sul sito (10), tutti possono prendere un impegno nei confronti della natura e degli oceani. E alla prossima passeggiata in spiaggia, raccogliamo i rifiuti che troviamo e menzioniamo #CleanSeas nelle nostre foto. Possiamo essere un esempio per gli altri. Rendiamo la pulizia dei mari virale!</p>
<p><em>Alessandra Mei</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) UNEP, Drowning in Plastic, executive summary, <a href="https://wedocs.unep.org/bitstream/handle/20.500.11822/36989/VITGRAPH_ES.pdf">https://wedocs.unep.org/bitstream/handle/20.500.11822/36989/VITGRAPH_ES.pdf</a><br />
(2) Dal sito di Clean Seas https://www.cleanseas.org/did-you-know <br />
(3) Dati dal sito del WWF <a href="https://www.wwf.it/cosa-facciamo/mari-e-oceani/plastica/">https://www.wwf.it/cosa-facciamo/mari-e-oceani/plastica/</a><br />
(4) https://www.cleanseas.org/about<br />
(5) Clean Seas, Turn the tide on plastic. Why become a Clean Seas country? <a href="https://express.adobe.com/page/YZgiTSpy72fHj/">https://express.adobe.com/page/YZgiTSpy72fHj/ </a><br />
(6) BFFP, Missing the Mark. Unveiling corporate false solutions to the plastic pollution crisis <a href="https://drive.google.com/file/d/1VWL78eU8VMDApX8H5mlvui_zJ3RhNvi8/view">https://drive.google.com/file/d/1VWL78eU8VMDApX8H5mlvui_zJ3RhNvi8/view </a><br />
(7) UNEP, The Global Commitment 2022, progress report, <a href="https://emf.thirdlight.com/link/f6oxost9xeso-nsjoqe/@/preview/3">https://emf.thirdlight.com/link/f6oxost9xeso-nsjoqe/@/preview/3 </a><br />
(8) Dal sito di Clean Seas, <a href="https://www.unep.org/news-and-stories/story/what-are-businesses-doing-turn-plastic-tap?_ga=2.204251289.84436743.1673423200-1412289195.1673423200">https://www.unep.org/news-and-stories/story/what-are-businesses-doing-turn-plastic-tap?_ga=2.204251289.84436743.1673423200-1412289195.1673423200 </a><br />
(9) BFFP, Branded, five years of holding corporate plastic polluters accountable, Brand Audit Report 2018-2022 <a href="https://brandaudit.breakfreefromplastic.org/wp-content/uploads/2022/11/BRANDED-brand-audit-report-2022.pdf">https://brandaudit.breakfreefromplastic.org/wp-content/uploads/2022/11/BRANDED-brand-audit-report-2022.pdf </a><br />
(10) https://www.cleanseas.org/make-pledge</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/clean-seas-uniti-con-lunep-contro-la-plastica-nei-mari/">Clean Seas, uniti con l’UNEP contro la plastica nei mari</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Microplastiche dai tessuti, il ruolo della moda low cost</title>
		<link>https://www.egalite.org/microplastiche-dai-tessuti-il-ruolo-della-moda-low-cost/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2022 16:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo immersi in un brodo (non primordiale) di microplastiche. Presenti nell’acqua, nell’aria, sul suolo. Frutto spesso della moda facile e veloce, con vestiti ad altissima intensità<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo immersi in un brodo (non primordiale) di microplastiche. Presenti nell’acqua, nell’aria, sul suolo. Frutto spesso della moda facile e veloce, con vestiti ad altissima intensità di consumo, fatti di fibre sintetiche e a basso costo, spesso di bassa qualità, di cui sono pieni gli armadi.</p>
<p>&#8216;<em>I tessuti sono una delle principali fonti di inquinamento da microplastiche</em>&#8216;, dice un recente <em>dossier</em> dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), che sottolinea l’impatto ambientale delle microplastiche rilasciate dai tessuti. (1) Sul banco degli imputati c’è appunto la moda pronta o <em>fast fashion</em>, che rappresenta una delle principali fonti di rilascio delle microplastiche derivanti da capi d’abbigliamento, non solo nella fase di lavaggio ma in tutta la catena produttiva.</p>
<h2>L’inquinamento da microplastiche</h2>
<p><strong>C’è un generale aumento</strong> di consapevolezza sull’inquinamento da microplastica, che riguarda mare e oceano, aria e suolo e ha effetti negativi sugli ecosistemi, sugli animali e sulla salute umana, evidenzia l’EEA. Le microplastiche sono state trovate nell&#8217;organismo umano: in polmoni, sangue, placenta.</p>
<p><strong>Le microplastiche</strong> possono essere rilasciate direttamente nell&#8217;ambiente o possono derivare dalla degradazione di pezzi di plastica più grandi. Dai 6 ai 15 milioni di tonnellate di plastica vengono disperse ogni anno nell’ambiente, ricorda il <em>dossier</em> dell’EEA.</p>
<p><strong>Sotto l’azione della luce</strong> solare, del vento, delle onde e di altri fattori, la plastica si degrada in piccoli frammenti noti come microplastiche, di dimensioni 0,001-5 mm, o anche nanoplastiche, che misurano meno di 0,001 mm.</p>
<p><strong>Oltre alla frammentazione</strong> dei rifiuti di plastica in particelle più piccole, ci sono poi le microplastiche prodotte intenzionalmente (come le microsfere contenute nei prodotti per la cura persona, ad esempio) e quelle che derivano dall’usura dei prodotti o dal rilascio di microfibra durante il lavaggio di tessuti sintetici. L’uso e il lavaggio dei tessuti fatti in fibra sintetica è fonte riconosciuta di rilascio di microplastiche nell’ambiente. Con quali dimensioni? Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente e le stime della ricerca, oltre 14 milioni di tonnellate di microplastiche si sono accumulate sui fondali oceanici del mondo. Ed è una quantità che cresce ogni anno, causando danni agli ecosistemi, agli animali e alle persone.</p>
<h2>Microplastiche dai tessuti, i numeri</h2>
<p><strong>Circa l&#8217;8%</strong> delle microplastiche europee rilasciate negli oceani proviene da tessuti sintetici (a livello mondiale questa cifra è stimata fra il 16% e il 35%). In Europa si stima che 13.000 tonnellate di microfibre tessili, pari a 25 grammi a persona, vengano rilasciate nelle acque ogni anno.  Ogni anno tra le 200.000 e le 500.000 tonnellate di microplastiche provenienti dai tessuti entrano nell&#8217;ambiente marino del mondo.</p>
<p><strong>Sul banco degli imputati</strong> ci sono soprattutto quei capi d’abbigliamento fatti in fibre sintetiche, come il poliestere e l&#8217;acrilico. Non solo a livello di uso, perché la dispersione di microfibre e microplastiche avviene lungo l’intera filiera dell’industria tessile, dalla produzione all’uso fino allo smaltimento dei prodotti tessili in quanto rifiuti.</p>
<p><strong>Secondo stime</strong> diffuse per la Giornata mondiale della Terra, enormi quantità di rifiuti caratterizzano infatti il settore tessile e ogni anno circa 40 milioni di tonnellate di tessuti vengono inviate alle discariche o all’incenerimento. Il 60% di tutti gli indumenti è costituito da fibre sintetiche come il poliestere, derivato del petrolio che contiene alti livelli di microplastiche. Il lavaggio degli indumenti sintetici rilascia microplastica e contribuisce al 35% di tutto l’inquinamento da microplastica oceanica. Senza contare l’impronta idrica della moda: si stima che per produrre una <em>t-shirt</em> in cotone servano 3 mila litri di acqua. (2)</p>
<h2>Microplastiche e <em>fast fashion</em></h2>
<p><strong>Lo studio</strong> dell’Agenzia europea per l’ambiente spiega che la maggior parte delle microplastiche che viene dai tessuti viene rilasciata durante i primi lavaggi. Molta della responsabilità va allora imputata alla <em>fast fashion. </em></p>
<p>&#8216;<em>Di conseguenza, <strong>la fast fashion rappresenta un livello particolarmente elevato di rilascio di microfibre</strong>, poiché i capi di fast fashion in genere contengono un&#8217;alta percentuale di fibre sintetiche e rappresentano un&#8217;alta percentuale di primi lavaggi, poiché tendono ad essere utilizzati solo per poco tempo e a consumarsi rapidamente</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Si stima</strong> ancora che dai tessuti sintetici si riversino negli oceani un totale compreso fra 0,2 e 0,5 milioni di tonnellate di microplastica ogni anno.</p>
<h2>L’impatto delle microplastiche</h2>
<p><strong>C’è una crescente preoccupazione</strong> per la presenza e la dispersione di microplastiche, nonché per il loro impatto sull’ambiente e sulla salute umana. C’è anche molta incertezza sulla dimensione di questo impatto ma &#8216;<em>un certo grado di esposizione cronica alle microplastiche è purtroppo parte integrante della vita contemporanea&#8217;</em>, deve riconoscere l’EEA.</p>
<p><strong>Le microplastiche</strong> arrivano a tutti gli esseri viventi e sono ovunque. Vengono ingerite da tutti gli organismi viventi, dai pesci ai grandi mammiferi del mare, dagli animali terrestri e dagli esseri umani. Particelle di microplastiche vengono inalate. È stata segnalata la presenza di microplastiche in un’ampia gamma di alimenti e bevande, inclusi frutti di mare, acqua potabile, birra, sale e zucchero. Oltre alla presenza fisica di microplastiche, destano preoccupazione le sostanze chimiche potenzialmente tossiche che queste contengono. &#8216;<em>Si ritiene che alti livelli di esposizione alle microplastiche inducano reazioni infiammatorie e tossicità e le microplastiche possono essere vettori per la diffusione di agenti patogeni e microbi&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Come agire</strong> sulle microplastiche? &#8216;<em>È possibile ridurre o prevenire il rilascio di microplastiche dai tessuti, ad esempio implementando processi di progettazione e produzione sostenibili e adottando misure che controllino le emissioni di microplastiche durante l&#8217;uso e migliorando lo smaltimento e il trattamento di fine vita</em>&#8216;, dice l’EEA.</p>
<h2>Abitudini di consumo e <em>fast fashion</em></h2>
<p><strong>Se le microfibre</strong> vengono rilasciate soprattutto nei primi lavaggi di vestiti nuovi, questo significa che &#8216;<em>la fast fashion, con capi usati per poco tempo e sostituiti spesso, rappresenta un alto livello di rilascio di microfibra</em> – spiega l’EEA – <em>Di conseguenza, sono necessari cambiamenti nel comportamento di acquisto dei consumatori insieme alla consapevolezza dell&#8217;impatto che i nuovi capi di abbigliamento hanno sull&#8217;inquinamento da microplastica. Tale cambiamento potrebbe essere facilitato da modelli di business più circolari, che promuovono la riduzione dei consumi e un utilizzo più lungo</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Un intervento sulle lavatrici</strong>, invece, potrebbe partire dall’inclusione di filtri per prevenire appunto il rilascio di microfibre. In generale serve un’azione su più piani e tre percorsi per prevenire il rilascio di microplastiche dai tessuti: progettazione e produzione sostenibili; l’azione di misure per controllare le emissioni di microplastica durante l&#8217;uso; un migliore smaltimento e trattamento di fine vita. Serve inoltre fare ricerca sui processi produttivi innovativi e su tecnologie di trattamento dei rifiuti che prevengano, riducano e catturino le microplastiche lungo tutto il ciclo di vita dei tessuti.</p>
<p><strong>Le misure</strong> per prevenire e ridurre il rilascio involontario di microplastiche dalle fibre sintetiche possono riguardare la progettazione dei prodotti, il miglioramento dei processi di fabbricazione, il pre-lavaggio negli stabilimenti industriali di fabbricazione, l&#8217;etichettatura e la promozione di materiali innovativi.</p>
<h2>La Strategie Ue per i prodotti tessili sostenibili</h2>
<p><strong>Nel pacchetto sull’economia circolare</strong> della Commissione europea c’è anche la Strategia Ue per prodotti tessili sostenibili e circolari (3). La necessità condivisa è quella di cambiare rotta per favorire la scelta di abiti di qualità, destinati a durare, che possano essere usati per più tempo e riutilizzati, al centro di un’economia circolare che investe anche il settore tessile e la moda. Insomma: unire moda e sostenibilità.</p>
<p><strong>Anche perché</strong>, dice la Commissione europea, «in media, ogni cittadino europeo butta via ogni anno 11 kg di prodotti tessili. Nel mondo ogni secondo l&#8217;equivalente di un camion di prodotti tessili viene collocato in discarica o incenerito. La produzione mondiale di prodotti tessili è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015 e il consumo di capi di abbigliamento e calzature dovrebbe aumentare del 63 % entro il 2030. Parallelamente a questa costante espansione, gli impatti negativi sulle risorse, l&#8217;acqua, il consumo di energia e il clima continuano a aumentare».</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) <em>Microplastics from textiles: towards a circular economy for textiles in Europe </em><br />
<a href="https://www.eea.europa.eu/publications/microplastics-from-textiles-towards-a">https://www.eea.europa.eu/publications/microplastics-from-textiles-towards-a</a></p>
<p>(2) <em>Earth Day 2022 Fashion for the Earth</em><br />
<a href="https://www.earthday.org/campaign/sustainable-fashion/">https://www.earthday.org/campaign/sustainable-fashion/</a></p>
<p>(3) <em>Domande e risposte sulla strategia dell&#8217;UE per prodotti tessili sostenibili e circolari</em><br />
<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_22_2015">https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_22_2015</a></p>
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		<title>Mascherine e guanti monouso, appello contro la catastrofe ambientale</title>
		<link>https://www.egalite.org/mascherine-e-guanti-monouso-appello-contro-la-catastrofe-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Martina Novelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 09:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Greco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo smaltimento scorretto di mascherine e guanti monouso rischia di trascinare il pianeta dall’emergenza Covid-19 a una catastrofe ambientale senza precedenti. Guanti e mascherine, appello per il Mediterraneo Silvio Greco &#8211;<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo smaltimento scorretto di mascherine e guanti monouso rischia di trascinare il pianeta dall’emergenza Covid-19 a una catastrofe ambientale senza precedenti.</p>
<h2>Guanti e mascherine, appello per il Mediterraneo</h2>
<p><strong>Silvio Greco</strong> &#8211; biologo marino, Direttore del centro di ricerca della Stazione zoologica Antonio Dohrn (Napoli) nonché presidente del Consiglio scientifico Ambiente e Mare di Coldiretti &#8211; lancia un accorato appello.</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>‘I battelli pulisci mare</strong>, i c.d. Pelikan, stanno ora pescando nei mari italiani guanti monouso e mascherine di diverso tipo. Dispositivi di protezione individuale &#8211; che in un periodo come questo sono necessari per proteggere la nostra salute e per rispettare quella degli altri &#8211; sono però armi letali per gli organismi marini.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>I rettili marini</strong>, come le tartarughe, ma anche i grandi pesci pelagici (come tonni e pesci spada) &#8211; confondono questi oggetti in mare con le loro prede abituali, cioè seppie e calamari. Si rischia una catastrofe marina, in aggiunta al fatto che questa plastica si disintegra in microplastiche e nanoplastiche le quali vengono ingerite dai pesci che poi mangiamo (1,2).</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>L’appello</strong> è duplice:</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8211; alle industrie</strong> chiediamo che le mascherine vengano prodotte in monomateriale. O polipropilene o polietilene, ambedue ampiamente riciclabili,</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8211; a noi tutti</strong>. Non appena torniamo a casa e smettiamo di usare questi dispositivi individuali di protezione, dobbiamo assolutamente gettarli nella plastica, così da poterli riciclare.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>Nei prossimi mesi</strong>, in Italia e in tutto il Mediterraneo, utilizzeremo miliardi di queste mascherine: se non smaltite correttamente, porteranno ad una catastrofe ambientale senza eguali.’</span></em></p>
<h2>Il mare di plastica e noi</h2>
<p><strong>Ogni anno</strong>, oltre 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle sole acque del Mediterraneo. L’equivalente di 34 mila bottigliette di plastica ogni minuto (3,4). La direttiva europea SUP (<em>Single-Use Plastics</em>), ora in corso di applicazione, avrebbe dovuto mitigare questa catastrofe ambientale. (5) La continua crescita dei volumi di produzione dei materiali plastici, oltretutto, ha un impatto significativo sulle emissioni di gas-serra. (6)</p>
<p><strong>L’era Covid-19</strong>, nell’imporre il frequente utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) monouso &#8211; guanti, mascherine, camici, soprascarpe &#8211; a centinaia di milioni di persone, avrà un’incidenza sulla produzione di polimeri e lo smaltimento di rifiuti tuttora privo di stime complessive su scala globale, che è peraltro facile immaginare ben oltre ogni aspettativa.</p>
<p><strong>Il Politecnico di Torino</strong> prevede che solo in Italia, nella fase 2 (progressiva riapertura delle attività lavorative) di emergenza Covid, serviranno circa 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di (paia di) guanti al mese. E ‘<em>se solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura’ &#8211; </em>ammonisce la presidente di WWF Italia Donatella Bianchi<em> &#8211; ‘questo si tradurrebbe in circa 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente</em>’. (7) Una catastrofe ambientale.</p>
<p><strong>Gli ecosistemi</strong> sono nelle mani di ciascuno di noi. In attesa di soluzioni coerenti all’<a href="https://www.egalite.org/economia-circolare/">economia circolare</a> &#8211; es. DPI riutilizzabili, uso di bioplastiche e plastiche da riciclo &#8211; è indispensabile avere cura del corretto smaltimento di ogni singolo oggetto e ogni sua parte, fino all’ultimo elastico di mascherina.</p>
<p>Responsabilità eco-logica.</p>
<p><em>Dario Dongo e Martina Novelli</em></p>
<h2><strong>Note</strong></h2>
<p>(1) <em><strong>Microplastiche nel piatto, due nuovi studi e una petizione</strong></em>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/microplastiche-nel-piatto-due-nuovi-studi-e-una-petizione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/microplastiche-nel-piatto-due-nuovi-studi-e-una-petizione</a></p>
<p>(2) <em><strong>Microplastiche nell’acqua potabile, l’Oms chiede valutazione dei rischi</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nellacqua-potabile-loms-chiede-valutazione-dei-rischi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nell-acqua-potabile-l-oms-chiede-valutazione-dei-rischi</a></p>
<p>(3) <em><strong>Mediterraneo, un mare di plastica. Rapporto ISPRA 2019</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/mediterraneo-un-mare-di-plastica-il-rapporto-ispra" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/mediterraneo-un-mare-di-plastica-il-rapporto-ispra</a></p>
<p>(4) <em><strong>Plastiche e microplastiche nel Mediterraneo, una sfida culturale</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/plastiche-e-microplastiche-nel-mediterraneo-una-sfida-culturale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/plastiche-e-microplastiche-nel-mediterraneo-una-sfida-culturale</a></p>
<p>(5) <em><strong>Plastiche monouso, la direttiva SUP</strong></em>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/plastiche-monouso-la-direttiva-ue-al-traguardo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/plastiche-monouso-la-direttiva-ue-al-traguardo</a></p>
<p>(6) <em><strong>Plastica ed emissioni di gas serra, un‘emergenza da prevenire</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/plastica-ed-emissioni-di-gas-serra-unemergenza-da-prevenire-studio-scientifico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/plastica-ed-emissioni-di-gas-serra-un-emergenza-da-prevenire-studio-scientifico</a></p>
<p>(7) <em><strong>Nello smaltimento di mascherine e guanti serve responsabilità</strong></em>. WWF Italia. 29.4.20, <a href="https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita</a></p>
<p>(8)<em><strong> Il mare di plastica e noi, ABC. </strong></em><a href="https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/mascherine-e-guanti-monouso-appello-contro-la-catastrofe-ambientale/">Mascherine e guanti monouso, appello contro la catastrofe ambientale</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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