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	<title>comunità indigene Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Filippine. Palawan sotto la scure delle estrazioni di ‘minerali critici’</title>
		<link>https://www.egalite.org/palawan-estrazioni-minerali-critici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 14:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità indigene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la transizione energetica globale, la domanda di ‘minerali critici’ come nichel, cobalto e rame è esplosa, trainata soprattutto dal mercato dei veicoli elettrici. Le Filippine<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la transizione energetica globale, la domanda di ‘minerali critici’ come nichel, cobalto e rame è esplosa, trainata soprattutto dal mercato dei veicoli elettrici. Le <b>Filippine </b>(Palawan in primis), primo esportatore mondiale di minerale di nichel e secondo produttore dopo l’Indonesia, sono al centro di questa corsa. Insieme, i due Paesi coprono il 60% dell’offerta globale, con la Cina come principale acquirente (oltre 1 miliardo di dollari di nichel importato nel 2023). <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. punta a trasformare l’estrazione mineraria in un pilastro dell’economia nazionale, e annuncia riforme per <b>accelerare i permessi</b> e attrarre investimenti. Le Filippine custodiscono riserve minerarie stimate in 1.000 miliardi di dollari, ma solo il 3% è sfruttato. Tuttavia, questa crescita ha un costo elevato per le comunità indigene e l’ambiente. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>L’impatto delle estrazioni sulle popolazioni indigene</h2>
<p>Circa il 60% dei giacimenti minerari si trova in territori indigeni, molti dei quali riconosciuti legalmente attraverso <b>certificati di dominio ancestrale</b> (CADC/T). Un rapporto di Global Witness e Kalikasan People’s Environment Network rivela che negli ultimi 30 anni un quinto di queste terre è stato colpito da progetti minerari, con una <b>perdita territoriale</b> equivalente alla superficie di Timor Est.</p>
<p>Le Filippine sono il Paese più pericoloso in Asia per i difensori dell’ambiente: un terzo degli omicidi documentati è legato all’attività mineraria. Le comunità che resistono all’estrazione affrontano <b>violenze, intimidazioni</b> e la mancanza di consultazioni genuine, nonostante le tutele previste dall’Indigenous Peoples’ Rights Act (IPRA).</p>
<h2>Palawan: paradiso naturale sotto assedio</h2>
<p><b>Palawan</b>, dichiarata <b>Riserva della Biosfera UNESCO</b> nel 1990, è un paradiso di biodiversità minacciato dall’espansione mineraria, dopo le violenze perpetrate dall’industria del legname e quella <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/olio-di-palma-reportage-filippine/">dell’olio di palma</a>. <span class="Apple-converted-space"> </span>Dopo la <b>revoca del divieto nazionale sulle nuove concessioni</b> per estrazioni minerarie varato nel 2021, le compagnie hanno intensificato le attività, spesso violando leggi ambientali e il consenso libero, preventivo e informato (FPIC) delle comunità. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Gli effetti sono devastanti: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; deforestazione di alberi secolari;</p>
<p>&#8211; inquinamento di risaie e habitat marini;</p>
<p>&#8211; declino dei mezzi di sussistenza tradizionali (agricoltura, caccia, raccolta di resina). <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le comunità Palawan, divise tra chi accetta compromessi con le miniere e chi resiste, subiscono tensioni sociali e manipolazioni. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>La moratoria del 2025: una vittoria parziale</h2>
<p>Nel marzo 2025, una mobilitazione internazionale e locale ha portato a una <b>moratoria di 50 anni</b> sulle <b>nuove miniere a Palawan</b>, bloccando 67 richieste pendenti. Tuttavia, <b>11 contratti</b> minerari esistenti restano <b>attivi</b>, incluso quello della MacroAsia Corporation sul Monte Mantalingahan, un’area protetta e vitale per 200.000 persone. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le <b>irregolarità</b> nei processi di consultazione sono emerse chiaramente: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; la MacroAsia ha ottenuto il certificato FPIC (consenso delle comunità) tramite presunte corruzioni e l’uso di leader indigeni “finti”;</p>
<p><span class="Apple-converted-space">  </span>&#8211; la Ipilan Nickel Corporation (INC) ha avviato attività senza autorizzazioni, distruggendo foreste prima di ricevere il via libera formale. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>I fallimenti della governance</h2>
<p>Nonostante l’Indigenous Peoples’ Rights Act sia una legge progressista, la sua attuazione è compromessa da: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>1. burocrazia corrotta, poiché la NCIP (Commissione Nazionale per i Popoli Indigeni) spesso favorisce le compagnie minerarie;</p>
<p>2. imposizione di strutture gerarchiche su società indigene tradizionalmente egualitarie;</p>
<p>3. violenza e stigmatizzazione nei confronti degli attivisti, etichettati dalle élite come &#8220;terroristi&#8221;. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2><b>Cosa serve per il futuro <span class="Apple-converted-space"> </span></b></h2>
<p>Per proteggere Palawan, è necessario: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; estendere la moratoria a tutti i contratti esistenti;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; rafforzare il monitoraggio e coinvolgere le comunità nelle decisioni; <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; riformare il NCIP per garantire rappresentanza autentica;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; rispettare l’Indigenous Peoples’ Rights Act, riconoscendo i diritti territoriali e le pratiche indigene di conservazione. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La transizione energetica non può replicare gli stessi modelli estrattivi del passato. Senza un cambiamento strutturale, la &#8220;decarbonizzazione&#8221; rischia di sacrificare territori, culture e vite umane. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><i>Marta Strinati</i></p>
<p><em>In copertina il bucero di Palawan (Anthracoceros marchei). Foto di <a href="https://www.coalitionagainstlandgrabbing.org/">CALG, Coalition Against Land Grabbing</a>. </em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>Dorothy Mason, Wolfram Dressler, Dario Novellino. Extracting value, losing ground: the critical minerals boom in Palawan. New mandala 13.6.25 <a href="https://www.newmandala.org/extracting-value-losing-ground-the-critical-minerals-boom-in-palawan/">https://www.newmandala.org/extracting-value-losing-ground-the-critical-minerals-boom-in-palawan/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Sangue indigeno a cena? Buycott</title>
		<link>https://www.egalite.org/sangue-indigeno-a-cena-buycott/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Giulia Torre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 18:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[comunità indigene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>‘Sangue indigeno, non una goccia in più’. Una delegazione delle comunità indigene dell’Amazzonia sta girando l’Europa, 18 città in 35 giorni. Per sensibilizzare il Vecchio Continente sulle rapine delle<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>‘<em>Sangue indigeno, non una goccia in più</em>’. Una delegazione delle comunità indigene dell’Amazzonia sta girando l’Europa, 18 città in 35 giorni. Per sensibilizzare il Vecchio Continente sulle rapine delle terre (<em>land grabbing</em>) e le deforestazioni tuttora perpetrate in America Latina per produrre soia OGM, carni bovine e pelli, legnami.</p>
<p>‘<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/deforestazione-made-in-italy-buycott/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Deforestazione <em>Made in Italy</em></a>’ e <em>Made in Europe</em>? Ora Basta! È nostra responsabilità arrestare la domanda di <em>commodities</em> come soia OGM, olio di palma e carni americane.</p>
<p><strong>Buycott!</strong> Firmiamo tutti e divulghiamo la petizione, seguendo il link <a href="https://www.egalite.org/buycott-petizione/">https://www.egalite.org/buycott-petizione/.</a></p>
<h2>‘<em>Sangue indigeno, non una goccia in più</em>’. Missione in Europa</h2>
<p><strong>Abbiamo partecipato</strong> alla seconda giornata di missione della rappresentanza indigena in Europa. A Roma, presso l’Esc Atelier, grazie a <a href="https://www.dinamopress.it/news/amazzonia-is-burning-sabato-19-10-esc-atelier/?fbclid=IwAR0TDepfZ_arDrYZtaN_dnE3ohPqJxZLB9X-ysvWCZMYXfPrvSDdSIsw2wg" target="_blank" rel="noopener noreferrer">DinamoPress</a>, Survival International, Greenpeace e la Rete ‘In difesa di&#8230;’. Célia Xakriabá, Alberto Terena, Kretã Kaingang e Elizeu Guarani Kaywoá di APIB hanno offerto <a href="https://www.greenpeace.org/brasil/blog/liderancas-indigenas-fazem-jornada-pela-europa-para-denunciar-violencias-contra-os-povos-originarios-no-brasil/." target="_blank" rel="noopener noreferrer">testimonianza delle violenze e soprusi subiti dalle comunità indigene in Brasile</a>.</p>
<p><strong>L<a href="https://www.survival.it/notizie/12242" target="_blank" rel="noopener noreferrer">’iniziativa</a></strong> è sorta a gennaio 2019, ‘<em>dopo l’eccidio di 19 leader indigeni</em>’. È quanto spiega <a href="https://www.facebook.com/coiabamazoniaoficial/photos/pcb.455194778424447/455194448424480/?type=3&amp;theater" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Célia Xakriabá</a>, che viene dal Cerrado. La grande savana, ricca di altipiani, il secondo bioma più importante del Brasile, viene ora bruciata per lasciare spazio all&#8217;agricoltura industriale di soia OGM. Nell’indifferenza, un eufemismo, della <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazzonia-i-tweet-non-spengono-i-fuochi-buycott" target="_blank" rel="noopener noreferrer">presidenza Bolsonaro</a>. Elizeu Guarani Kaiowà proviene invece da una delle popolazioni indigene più perseguitate, nel Mato Grosso del Sud (Amazzonia).</p>
<p><strong>Le aggressioni</strong> delle comunità indigene vengono realizzate <em>manu militari</em>, ma anche attraverso armi chimiche. Avvelenando le acque con i pesticidi, per costringere i popoli autoctoni ad allontanarsi dalle loro terre.</p>
<h2>Iniziativa indigena, gli obiettivi</h2>
<p><strong>Gli indigeni </strong>rivendicano il possesso di almeno una quota dei territori che rappresentano i loro domini ancestrali. Ma i loro portavoce vengono sistematicamente uccisi, dai tempi del martire Chico Mendez come tuttora. E ai loro omicidi segue l’espulsione delle comunità indigene dalle loro terre. Gli ecosistemi vengono devastati, le famiglie costrette a vivere per strada, bere acqua contaminata, migrare verso le favelas ai margini delle città.</p>
<p><strong>L&#8217;obiettivo della campagna</strong> è richiamare l’attenzione dei governi e della società civile in Europa affinché si rendano conto del genocidio ed ecocidio in atto, e vi reagiscano:</p>
<p><strong>&#8211; alle autorità politiche </strong>si chiede di fare pressione sul governo brasiliano e sulla <em>lobby</em> dei <em>ruralistas</em>. Il gruppo di potere che controlla la filiera agroindustriale e zootecnica alla base delle deforestazioni in Amazzonia e Cerrado. È fondamentale promuovere missioni di ONU e Parlamento europeo, per mitigare gli attacchi di militari e milizie private agli indigeni. E ottenere l’impegno delle amministrazioni locali a riconoscere i diritti indigeni sulle aree possedute per generazioni,</p>
<p><strong>&#8211; alla società civile</strong> si chiede di assumere consapevolezza dei disastri in corso, e adottare scelte di consumo responsabili.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘</strong><em><strong>To make European consumers aware of ways of conscious consumption’ </strong></em>è dunque un obiettivo prioritario della campagna internazionale<em> ‘<a href="https://www.nenhumagotamais.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sangue Indigena, nehuma gota mais</a></em>’.</span></p>
<p>‘<em>La campagna e le campagne che state portando avanti qui in Europa sono davvero molto importanti. Ma ancora più importante è capire che noi dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare per quanto riguarda i prodotti esportati dalle terre indigene, dai taglialegna, gli agricoltori. Mangiando questi prodotti non fate altro che finanziare il lavoro di Bolsonaro. L’accordo economico con l’Europa sta prendendo sempre più piede. Oggi le popolazioni indigene in Brasile rappresentano lo 0,5 % della popolazione brasiliana, ma noi abbiamo l’85% della biodiversità delle terre. Con demarcazione intendo che quando voi comprate questi prodotti voi state impedendo la nostra demarcazione delle terre o la rimarcazione delle terre già demarcate, state supportando il disboscamento. Dovreste cambiare le vostre leggi europee così che noi possiamo lavorare tutti insieme contro l’economia capitalista devastatrice</em>.’ (Kretã Kaingang)</p>
<h2>Testimonianze</h2>
<p><strong>Alberto Terena</strong> spiega l’impegno di APIB (<em>Articulação dos Povos Indígenas do Brasil</em>), sensibilizzare i cittadini del mondo affinché il popolo indigeno possa continuare a vivere. L’Amazzonia non ha mai subito tanto gravi aggressioni. Jair Bolsonaro, ‘il Nero’, sta aprendo le porte all&#8217;agrobusiness per distruggerla. Gli indigeni assistono allo sterminio e la deportazione forzata delle loro popolazioni. Erano 5 milioni, sono ora 400 mila. Perciò si chiede che  l’Europa spinga il Brasile a rispettare gli accordi internazionali in vigore, come l’accordo di Parigi.</p>
<p><strong>Kretã Kaingang</strong>, dal sud del Brasile, spiega che per salvare l’Amazzonia e il pianeta bisogna difendere gli ecosistemi originari. Nel sud del Brasile non esistevano la soia OGM né i bovini al pascolo, c’era la foresta che proteggeva i popoli e dava cibo e sostentamento. Con l’arrivo di italiani e tedeschi il territorio è stato occupato. ‘<em>La nostra terra occupa 4 Stati, ha una grande biodiversità, e per questo è un luogo sacro. Gli europei hanno abbattuto la foresta e hanno provocato la perdita della nostra identità territoriale</em>’.</p>
<h2>Una voce dall’Ecuador</h2>
<p><strong>Il popolo Kichwa</strong> di Sarayaku, dell&#8217;Amazzonia in Ecuador, è rappresentato dalla portavoce Patricia Gualinga, la quale si trova a Roma per partecipare al <a href="https://www.survival.it/notizie/12243" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sinodo</a> amazzonico organizzato da Papa Francesco. La resistenza indigena nell’Ecuador amazzonico è riuscita a fermare l’avanzata delle trivelle petrolifere nel nostro territorio, grazie anche a una vittoria in tribunale. E continua a battersi, da decenni, per opporsi alla costruzione di dighe e miniere.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘</strong><em><strong>Distruggere l’Amazzonia </strong>è distruggere la vita del pianeta. Lottare per proteggerla significa lottare per la sopravvivenza del pianeta stesso. A volte sembra che in Europa stiate ascoltando di problemi così lontani, ma i problemi degli indigeni hanno un impatto diretto per tutti i popoli del mondo. Per questo occorre dare valore alla resistenza dei popoli indigeni</em>.’ (Patricia Gualinga)</span></p>
<p><strong>Sulla rapina delle terre</strong> si veda anche <a href="https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/">https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/</a></p>
<p><em>Dario Dongo e Giulia Torre</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/sangue-indigeno-a-cena-buycott/">Sangue indigeno a cena? Buycott</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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