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	<title>migranti Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Brain drain, consultazione pubblica sulla &#8216;fuga dei cervelli&#8217;</title>
		<link>https://www.egalite.org/brain-drain-consultazione-pubblica-sulla-fuga-dei-cervelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elena Bosani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2022 09:05:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stata avviata la consultazione pubblica riguardante la c.d. &#8216;fuga dei cervelli&#8217; (in inglese human capital flight o brain drain), il fenomeno per cui un numero sempre più crescente<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/brain-drain-consultazione-pubblica-sulla-fuga-dei-cervelli/">Brain drain, consultazione pubblica sulla &#8216;fuga dei cervelli&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stata avviata la consultazione pubblica riguardante la c.d. &#8216;fuga dei cervelli&#8217; (in inglese <em>human capital flight</em> o <em>brain drain</em>), il fenomeno per cui un numero sempre più crescente di persone, in particolare giovani e lavoratori altamente qualificati, emigrano in paesi stranieri, causando una perdita di risorse umane per il Paese di origine.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si pone l&#8217;obiettivo di esaminare le diverse cause di questo fenomeno, le conseguenze a lungo termine per l&#8217;Unione europea e le potenziali soluzioni globali per fermarla o addirittura invertirla.</p>
<p>La consultazione è accessibile a tutti i cittadini europei e alle parti istituzionali interessate (autorità regionali e locali, organizzazioni giovanili, università, camere di commercio, sindacati e organizzazioni professionali) fino al 21 giugno 2022, previa registrazione alla relativa pagina <em>web</em>.</p>
<p>Gli interessati possono esprimersi sul modo in cui la Commissione interpreta il problema, proporre possibili soluzioni e comunicare tutte le informazioni di cui dispongono al riguardo.</p>
<h2>&#8216;Fuga dei cervelli&#8217;, il contesto politico</h2>
<p><strong>Secondo l&#8217;indice</strong> di competitività globale, molti Stati membri dell&#8217;Europa orientale e meridionale sono tra i paesi del mondo meno capaci di trattenere i loro talenti e il fenomeno riguarda in particolare i lavoratori altamente qualificati. (1)</p>
<p><strong>La popolazione</strong> si sta riducendo maggiormente nelle zone rurali delle regioni meridionali e orientali, dell’Europa, in particolare in quelle meno sviluppate, dove è già diminuita di 0,8 milioni nel periodo 2014-2019, a causa dell&#8217;effetto combinato di emigrazione, crescita naturale negativa e invecchiamento,.</p>
<p><strong>Le proiezioni</strong> indicano che la quota della popolazione in età lavorativa (fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni) diminuirà ulterioremente e in maniera significativa entro il 2040 rispetto al 2020: Romania, di 2,7 milioni (-14 %), Polonia, di 2,3 milioni (-6 %), Bulgaria di 0,9 milioni (-13%), Lituania, di 0,5 milioni (-16 %) e Lettonia, di 0,4 milioni (-19 %).</p>
<p><strong>Anche altri Stati</strong>, come Croazia e Italia risultano essere stati particolarmente colpiti dalla fuga di cervelli.</p>
<h2>Situazione italiana</h2>
<p><strong>Su un totale</strong> di circa 7,5 milioni di laureati italiani, nel 2020 ne sono emigrati all’estero 31 mila (4,2 ogni mille laureati). L’incidenza raddoppia nella fascia d’età compresa tra i 25-39 anni dove, su 2,6 milioni di laureati, ne sono emigrati quasi 23 mila (8,6 ogni mille).</p>
<p><strong>A livello regionale</strong>, le Regioni più piccole pagano il dazio maggiore: in Valle d’Aosta, nel 2020 sono emigrati oltre 7 laureati ogni 1000. Sopra quota 6 anche Trentino-Alto Adige e Molise. Tra le Regioni più popolate, spicca il Veneto con 5,2 laureati emigrati ogni 1000. Registra il livello minimo il Lazio, con 2,5 laureati emigrati ogni 1000.</p>
<h2>Quanto costa allo Stato la fuga di cervelli?</h2>
<p><strong>Negli ultimi cinque anni</strong>, l’emigrazione dei laureati italiani è costata 10,6 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Secondo le stime</strong> de Il Sole 24 Ore, la spesa di ogni cervello in fuga, sarebbe ancora maggiore, aggirandosi intorno ai 14 miliardi di euro l’anno. (2)</p>
<h2>Conseguenze</h2>
<p><strong>Queste tendenze</strong> demografiche stanno comportando una progressiva perdita di capitale umano, che inciderà sul potenziale di crescita, sullo sviluppo delle competenze e sull&#8217;accesso ai servizi, con  conseguente rischio di rimanere indietro in termini di innovazione e imprenditorialità.</p>
<p><strong>Ciò</strong>, a sua volta, genererà pressioni inflazionistiche sui fattori produttivi e ostacolerà la competitività e la capacità di attrazione delle regioni interessate come luoghi meritevoli di investimenti ad elevato valore aggiunto.</p>
<p><strong>Una recente ricerca</strong> ha dimostrato il nesso tra fuga di cervelli e diminuzione della nascita di nuove imprese. In particolare, si stima che ogni mille emigrati, si formano circa cento imprese in meno, tra quelle gestite dagli under 45. (3)</p>
<h2>Base giuridica e Azione pratica da parte dell&#8217;UE</h2>
<p><strong>La fuga di cervelli</strong> sta contribuendo ad accentuare le disparità territoriali all&#8217;interno dell&#8217;unione europea, in contrasto con la disposizione dell&#8217;articolo 174 del TFUE, secondo cui l’Unione deve mirare a ridurre le disparità tra i livelli di sviluppo delle varie regioni, che sono considerate tra le meno favorite, rafforzando la sua coesione economica, sociale e territoriale.</p>
<p><strong>Alla luce</strong> del principio di sussidiarietà, l&#8217;Unione europea è chiamata a un&#8217;azione concreta, che partendo da un&#8217;analisi dei fattori trainanti del fenomeno, integri e sostenga la diffusione di buone pratiche e delle storie esemplari delle regioni europee, sia a livello nazionale che regionale, come, ad esempio le iniziative introdotte negli Stati baltici, per prevenire l&#8217;emigrazione dei lavoratori del settore sanitario e dell&#8217;assistenza a lungo termine, il c.d.&#8217;<em>care drain&#8217;</em> emigrazione degli operatori sanitari e assistenziali.</p>
<h2>Modalità di analisi</h2>
<p><strong>L&#8217;iniziativa</strong> comporterà un&#8217;analisi territoriale mirata a individuare le regioni colpite e a valutare quali siano i settori e le attività professionali maggiormente esposte alla fuga di cervelli.</p>
<p><strong>In particolare</strong>, verranno esaminati i fattori che determinano la domanda e l&#8217;offerta di lavoratori qualificati (compreso il ritorno al luogo di origine) e le conseguenze socioeconomiche a lungo termine.</p>
<p><strong>L&#8217;analisi</strong> opererà una distinzione tra l&#8217;emigrazione di lavoratori qualificati tra regioni dello stesso Stato membro e l&#8217;emigrazione di lavoratori qualificati verso un altro paese membro o un paese terzo, giacché i fattori che determinano la domanda possono differire.</p>
<p><strong>Verranno valutate</strong>, inoltre, quali leve politiche possano essere attivate, a livello europeo, nazionale o regionale, per ridurre la fuga di cervelli e attenuare le sfide associate al declino demografico. In particolare si valuteranno politiche mirate ad accrescere il dinamismo socioeconomico dei territori interessati e a promuovere opportunità economiche, occupazionali e in materia di istruzione, basandosi in particolare sui meccanismi di <em>governance</em> territoriale e regionale sviluppati nel quadro della politica di coesione e tenendo conto delle esperienze regionali.</p>
<h2>Probabile impatto</h2>
<p><strong>L&#8217;iniziativa</strong> dovrebbe contribuire ad aumentare la coesione tra le regioni dell&#8217;UE, riducendo le disparità regionali, in modo tale che le aree colpite dalla fuga di cervelli riescano a trattenere e attrarre la forza lavoro qualificata, necessaria per il loro sviluppo.</p>
<p><strong>In questo modo</strong> si formerebbero mercati del lavoro e società più eque, funzionanti e inclusive, in linea con il piano d&#8217;azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali.</p>
<p><em>Elena Bosani</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) <em>Global Competitiveness Report 2019</em> | World Economic Forum (<a href="http://www.weforum.eu">weforum.org</a>) <a href="https://www.weforum.org/reports/global-competitiveness-report-2019">https://www.weforum.org/reports/global-competitiveness-report-2019</a><br />
(2) La fuga dei cervelli costa all’Italia 14 miliardi all’anno &#8211; Il Sole 24 ORE <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/la-fuga-cervelli-costa-all-italia-14-miliardi-all-anno-ACphFlAB?refresh_ce=1">https://www.ilsole24ore.com/art/la-fuga-cervelli-costa-all-italia-14-miliardi-all-anno-ACphFlAB?refresh_ce=1</a><br />
(3) <em>Demographics and Entrepreneurship</em> | Journal of Political Economy: Vol 126, No S1 (<a href="http://www.uchicago.edu">uchicago.edu</a>) <a href="https://www.journals.uchicago.edu/doi/full/10.1086/698750">https://www.journals.uchicago.edu/doi/full/10.1086/698750</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/brain-drain-consultazione-pubblica-sulla-fuga-dei-cervelli/">Brain drain, consultazione pubblica sulla &#8216;fuga dei cervelli&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 17:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi, alluvioni, inondazioni, siccità, distruzione degli ecosistemi, innalzamento delle temperature, insieme all’impoverimento del suolo e a fenomeni di accaparramento delle risorse, colpiscono in modo più devastante i paesi poveri (nonostante siano quelli ricchi i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra), la popolazione più povera dei paesi ricchi, i bambini soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, le bambine, i minori sfollati e migranti. La crisi del clima accentua le migrazioni causate da eventi meteo estremi o di lungo periodo, per quanto vasto e sfumato possa essere il fenomeno.</p>
<p>C’è ancora di più. La mappa dei paesi più vulnerabili alla crisi climatica si sovrappone alla mappa dei paesi che soffrono situazioni di conflitto e guerra e alla mappa dei paesi dai quali la popolazione è in fuga.</p>
<p>La crisi del clima fa aumentare i migranti climatici, o rifugiati climatici. Fare una stima esatta è forse impossibile, considerata anche l’assenza di una definizione condivisa di migranti climatici e soprattutto di un riconoscimento nella legislazione internazionale. Ma si parla di numeri che variano da un minimo di 25 milioni fino a 1 miliardo di persone costrette a migrare entro il 2050 per cause riconducibili alla questione climatica e ambientale.</p>
<p>A tracciare una sintesi è il dossier <em>I migranti ambientali</em>. L’altra faccia della crisi climatica, con cui Legambiente fa il punto della crisi in atto sulla base dei dati finora noti. (1)</p>
<h2>Cambiamenti climatici, povertà e migrazioni</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> non sono uguali per tutti e non lo saranno neanche in futuro. Colpiscono, come detto, soprattutto i paesi poveri e i poveri dei paesi ricchi. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale si saldano e la migrazione diventa la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici messa in pratica da chi non ha altra alternativa che fuggire dalla povertà e da tutte le sue forme.</p>
<p><strong>Quanti fuggono?</strong> Secondo <em>Global Trends</em> dell’UNHCR 82,4 milioni di persone sono state costrette a migrare nel 2020, quasi il doppio rispetto al 2010. Di questi, poco meno della metà (il 42%) sono minori. In dieci anni le persone costrette a migrare sono quasi raddoppiate e sono aumentate di oltre il 16% nel confronto col 2018 (quando erano 70,8 milioni).</p>
<h2>Gli sfollati interni</h2>
<p><strong>Ma se i contorni del fenomeno</strong> &#8216;migranti ambientali&#8217; sono sfumati perché questa figura non ha riconoscimento internazionale, sono più precisi i numeri degli sfollati interni. Sono le persone costrette ad abbandonare la propria terra ma che rimangono nei confini nazionali. Gli sfollati interni fuggono soprattutto per fenomeni quali terremoti, inondazioni, siccità, desertificazione e incendi.</p>
<p><strong>Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em></strong> (IDMC) &#8216;<em>durante il 2020 si sono registrati 40 milioni e mezzo di nuovi sfollati interni, di cui 30 milioni e 700 mila persone sono state obbligate a fuggire a causa di disastri ambientali; 9 milioni e 800 mila persone a causa di violenze e conflitti&#8217;</em>.</p>
<h2>Migranti ambientali, quanti saranno in futuro?</h2>
<p><strong>La crisi</strong> è in atto ma quantificarla non è facile, anche perché è difficile misurare quei processi lenti di trasformazione e degradazione dell’ambiente che si spalmano sul lungo periodo e che, giocoforza, si intrecciano con altre questioni come l’aumento della conflittualità, lo scoppio di guerre e persecuzioni, gli scontri per contendersi risorse naturali sempre più insufficienti come l’acqua e la terra.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> spiega anche la difficoltà di inquadrare con numeri precisi i migranti ambientali da qui al 2050.</p>
<p><strong>Secondo alcune stime</strong> della Banca Mondiale, in uno scenario sostanzialmente privo di azione (senza misure significative per ridurre le emissioni e con processi di sviluppo iniqui) dalle tre macro regioni Africa sub-sahariana, Sud Asia e America Latina nel 2050 ci saranno circa 143 milioni di persone costrette a migrare. In uno scenario più ottimista, con politiche sostenibili e un riscaldamento globale contenuto sotto i 1,6 gradi, i migranti forzati da queste regioni sarebbero fra 31 e 72 milioni. In uno scenario intermedio, ci sarebbero da 65 a 105 milioni di migranti climatici. Altre stime parlano di 200 milioni di migranti climatici da qui al 2050.</p>
<h2>Guerre, catastrofi e migrazioni in un’unica mappa</h2>
<p><strong>C’è un insieme diverso di cause</strong> alla base delle migrazioni: conflitti e persecuzioni, catastrofi ambientali improvvise o fenomeni di deterioramento degli ecosistemi che si spalmano su tempi lunghi.</p>
<p><strong>Ma già si può vedere</strong> che la mappa dei paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici si sovrappone a quella dei paesi che vivono guerre e conflitti e a quella dei paesi da cui la popolazione fugge. Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em>, &#8216;<em>il 95% dei conflitti registrati nel 2020 sono avvenuti in paesi ad alta o altissima vulnerabilità ai cambiamenti climatici e degrado ambientale&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Basta guardare all’Africa subsahariana</strong> dove si mescolano desertificazione, accaparramento dei suoli, perdita di ecosistemi, guerriglia, instabilità. La stessa guerra civile in Siria ha avuto un &#8216;innesco climatico&#8217; a causa di una forte siccità.</p>
<h2>Le migrazioni verso l’Italia</h2>
<p><strong>Se si guarda ai flussi migratori</strong> verso l’Italia e nel dettaglio agli arrivi via mare degli ultimi quattro anni, prosegue il <em>dossier</em> di Legambiente, <em>&#8216;quasi il 38% delle nazionalità dichiarate dai migranti sono riconducibili all’area del Sahel, regione che, come è noto, è attraversata da una vera e propria tempesta ambientale e sociale, tra l’avanzare della desertificazione, l’accaparramento delle risorse e i conflitti anche di matrice terroristica&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Almeno il 68% dei migranti</strong> sbarcati in Italia dal 2017 al 2020, quasi sette su dieci, vengono da aree molto vulnerabili al cambiamento climatico, come Costa d’Avorio, Guinea, Bangladesh, Pakistan.</p>
<p><em>&#8216;Possiamo ritenere, con ragionevole possibilità di non andare troppo lontano dalla verità, che <strong>almeno il 76% dei flussi migratori verso il nostro paese sono dovuti a cause o concause ambientali</strong>&#8216;.</em></p>
<h2>La crisi del clima sui bambini</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> colpiscono i bambini nati oggi più dei loro nonni e genitori. E i bambini dei paesi poveri più degli altri.</p>
<p><strong>Come denuncia</strong> <em>Save the Children</em>, &#8216;<em>i bambini nati nel 2020 saranno esposti a fenomeni climatici estremi molto più che in passato. Le ondate di calore eccessive li colpiranno in media 7 volte di più rispetto ai loro nonni. I neonati di oggi subiranno anche 2,6 volte in più la siccità, 2,8 volte in più le inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più la perdita dei raccolti agricoli e il doppio degli incendi devastanti&#8217;</em>. (2)</p>
<p><strong>Sono a rischio</strong> assistenza sanitaria e istruzione dei più piccoli. Sono a rischio i bambini dei paesi più poveri rispetto alle altre aree del mondo, le bambine più dei bambini, i bambini migranti più degli altri. &#8216;<em>I bambini dell&#8217;Africa subsahariana dovranno affrontare 2,6 volte più perdite nei raccolti rispetto ai loro coetanei, e i bambini del Medio Oriente e del Nord Africa fino a 4,4 volte di più. Alcuni di questi bambini corrono il rischio di subire questi disastri simultaneamente o in rapida successione, con l’effetto indiretto di rimanere intrappolati in una spirale di povertà a lungo termine&#8217;</em>.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h2>Note</h2>
<p><em>I migranti ambientali. L’altra faccia della crisi climatica</em>, Legambiente 2021<br />
<a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf">https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf</a></p>
<p><em>Nati in crisi climatica. Perché dobbiamo agire subito per proteggere i diritti dei bambini e delle bambine</em>, Save the Children 2021. Comunicato stampa e dossier:<br />
<a href="https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26">https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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