

È stata avviata la consultazione pubblica riguardante la c.d. ‘fuga dei cervelli’ (in inglese human capital flight o brain drain), il fenomeno per cui un numero sempre più crescente di persone, in particolare giovani e lavoratori altamente qualificati, emigrano in paesi stranieri, causando una perdita di risorse umane per il Paese di origine.
L’iniziativa si pone l’obiettivo di esaminare le diverse cause di questo fenomeno, le conseguenze a lungo termine per l’Unione europea e le potenziali soluzioni globali per fermarla o addirittura invertirla.
La consultazione è accessibile a tutti i cittadini europei e alle parti istituzionali interessate (autorità regionali e locali, organizzazioni giovanili, università, camere di commercio, sindacati e organizzazioni professionali) fino al 21 giugno 2022, previa registrazione alla relativa pagina web.
Gli interessati possono esprimersi sul modo in cui la Commissione interpreta il problema, proporre possibili soluzioni e comunicare tutte le informazioni di cui dispongono al riguardo.
Secondo l’indice di competitività globale, molti Stati membri dell’Europa orientale e meridionale sono tra i paesi del mondo meno capaci di trattenere i loro talenti e il fenomeno riguarda in particolare i lavoratori altamente qualificati. (1)
La popolazione si sta riducendo maggiormente nelle zone rurali delle regioni meridionali e orientali, dell’Europa, in particolare in quelle meno sviluppate, dove è già diminuita di 0,8 milioni nel periodo 2014-2019, a causa dell’effetto combinato di emigrazione, crescita naturale negativa e invecchiamento,.
Le proiezioni indicano che la quota della popolazione in età lavorativa (fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni) diminuirà ulterioremente e in maniera significativa entro il 2040 rispetto al 2020: Romania, di 2,7 milioni (-14 %), Polonia, di 2,3 milioni (-6 %), Bulgaria di 0,9 milioni (-13%), Lituania, di 0,5 milioni (-16 %) e Lettonia, di 0,4 milioni (-19 %).
Anche altri Stati, come Croazia e Italia risultano essere stati particolarmente colpiti dalla fuga di cervelli.
Su un totale di circa 7,5 milioni di laureati italiani, nel 2020 ne sono emigrati all’estero 31 mila (4,2 ogni mille laureati). L’incidenza raddoppia nella fascia d’età compresa tra i 25-39 anni dove, su 2,6 milioni di laureati, ne sono emigrati quasi 23 mila (8,6 ogni mille).
A livello regionale, le Regioni più piccole pagano il dazio maggiore: in Valle d’Aosta, nel 2020 sono emigrati oltre 7 laureati ogni 1000. Sopra quota 6 anche Trentino-Alto Adige e Molise. Tra le Regioni più popolate, spicca il Veneto con 5,2 laureati emigrati ogni 1000. Registra il livello minimo il Lazio, con 2,5 laureati emigrati ogni 1000.
Negli ultimi cinque anni, l’emigrazione dei laureati italiani è costata 10,6 miliardi di euro.
Secondo le stime de Il Sole 24 Ore, la spesa di ogni cervello in fuga, sarebbe ancora maggiore, aggirandosi intorno ai 14 miliardi di euro l’anno. (2)
Queste tendenze demografiche stanno comportando una progressiva perdita di capitale umano, che inciderà sul potenziale di crescita, sullo sviluppo delle competenze e sull’accesso ai servizi, con conseguente rischio di rimanere indietro in termini di innovazione e imprenditorialità.
Ciò, a sua volta, genererà pressioni inflazionistiche sui fattori produttivi e ostacolerà la competitività e la capacità di attrazione delle regioni interessate come luoghi meritevoli di investimenti ad elevato valore aggiunto.
Una recente ricerca ha dimostrato il nesso tra fuga di cervelli e diminuzione della nascita di nuove imprese. In particolare, si stima che ogni mille emigrati, si formano circa cento imprese in meno, tra quelle gestite dagli under 45. (3)
La fuga di cervelli sta contribuendo ad accentuare le disparità territoriali all’interno dell’unione europea, in contrasto con la disposizione dell’articolo 174 del TFUE, secondo cui l’Unione deve mirare a ridurre le disparità tra i livelli di sviluppo delle varie regioni, che sono considerate tra le meno favorite, rafforzando la sua coesione economica, sociale e territoriale.
Alla luce del principio di sussidiarietà, l’Unione europea è chiamata a un’azione concreta, che partendo da un’analisi dei fattori trainanti del fenomeno, integri e sostenga la diffusione di buone pratiche e delle storie esemplari delle regioni europee, sia a livello nazionale che regionale, come, ad esempio le iniziative introdotte negli Stati baltici, per prevenire l’emigrazione dei lavoratori del settore sanitario e dell’assistenza a lungo termine, il c.d.’care drain’ emigrazione degli operatori sanitari e assistenziali.
L’iniziativa comporterà un’analisi territoriale mirata a individuare le regioni colpite e a valutare quali siano i settori e le attività professionali maggiormente esposte alla fuga di cervelli.
In particolare, verranno esaminati i fattori che determinano la domanda e l’offerta di lavoratori qualificati (compreso il ritorno al luogo di origine) e le conseguenze socioeconomiche a lungo termine.
L’analisi opererà una distinzione tra l’emigrazione di lavoratori qualificati tra regioni dello stesso Stato membro e l’emigrazione di lavoratori qualificati verso un altro paese membro o un paese terzo, giacché i fattori che determinano la domanda possono differire.
Verranno valutate, inoltre, quali leve politiche possano essere attivate, a livello europeo, nazionale o regionale, per ridurre la fuga di cervelli e attenuare le sfide associate al declino demografico. In particolare si valuteranno politiche mirate ad accrescere il dinamismo socioeconomico dei territori interessati e a promuovere opportunità economiche, occupazionali e in materia di istruzione, basandosi in particolare sui meccanismi di governance territoriale e regionale sviluppati nel quadro della politica di coesione e tenendo conto delle esperienze regionali.
L’iniziativa dovrebbe contribuire ad aumentare la coesione tra le regioni dell’UE, riducendo le disparità regionali, in modo tale che le aree colpite dalla fuga di cervelli riescano a trattenere e attrarre la forza lavoro qualificata, necessaria per il loro sviluppo.
In questo modo si formerebbero mercati del lavoro e società più eque, funzionanti e inclusive, in linea con il piano d’azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali.
Elena Bosani
(1) Global Competitiveness Report 2019 | World Economic Forum (weforum.org) https://www.weforum.org/reports/global-competitiveness-report-2019
(2) La fuga dei cervelli costa all’Italia 14 miliardi all’anno – Il Sole 24 ORE https://www.ilsole24ore.com/art/la-fuga-cervelli-costa-all-italia-14-miliardi-all-anno-ACphFlAB?refresh_ce=1
(3) Demographics and Entrepreneurship | Journal of Political Economy: Vol 126, No S1 (uchicago.edu) https://www.journals.uchicago.edu/doi/full/10.1086/698750

Avvocata in Milano e Francoforte sul Meno. Esperta in diritto di famiglia, minorile e penale, è ora iscritta a un master universitario in diritto alimentare