

La discussione sul Bilancio dell’Unione Europea 2026 e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 apre una delle più delicate fasi politiche della legislatura. L’orientamento crescente verso la spesa militare – incluso il piano ReArm Europe – solleva interrogativi profondi sull’equilibrio tra sicurezza, diritti sociali e investimenti pubblici.
La lettera aperta ai parlamentari europei firmata da oltre 800 organizzazioni della società civile, tra cui la nostra Égalité, rappresenta un appello forte: invertire la rotta, spostando risorse dal riarmo all’inclusione sociale, alla prevenzione dei conflitti e alla protezione delle fasce più deboli della comunità.
Questa voce collettiva impone un’analisi critica sul rapporto fra militarizzazione del bilancio europeo e tutela del welfare, inteso come insieme delle politiche che garantiscono coesione, diritti fondamentali e infrastrutture sociali.
La lettera evidenzia un nodo centrale: la distinzione tra sicurezza militare e sicurezza umana. La prima si concentra su armamenti e deterrenza; la seconda su bisogni fondamentali come salute pubblica, sicurezza del lavoro, stabilità economica, accesso all’alimentazione e all’abitazione, protezione ambientale.
Nella prospettiva del welfare, questa distinzione è essenziale. Un aumento massiccio della spesa militare non solo assorbe risorse finanziarie, ma produce costi sociali indiretti: riduzione degli investimenti in politiche per la salute e l’inclusione sociale, la coesione territoriale, la ricerca civile e la transizione ecologica.
La lettera richiama esplicitamente il rischio di sottrarre fondi a programmi come politiche di coesione, ricerca (Horizon), digitalizzazione, scuola, mobilità e diplomazia. Questo tipo di riallocazione minaccia l’intero ecosistema del welfare europeo, che si fonda proprio su tali pilastri.
Uno degli elementi più rilevanti della lettera riguarda la crescente influenza dell’industria degli armamenti sulle istituzioni europee. Secondo i dati riportati:
Dal punto di vista della tutela del welfare, queste dinamiche alterano gli equilibri democratici: le politiche sociali – meno strutturate in termini di lobbying, ma cruciali per la vita quotidiana – rischiano di perdere centralità politica.
La lettera denuncia anche l’inserimento, nei pacchetti legislativi ‘difesa omnibus’, di deroghe agli standard sociali, ambientali, etici e di responsabilità d’impresa, che minano decenni di normative europee a tutela dei lavoratori, della salute e dell’ambiente.
Nella prospettiva del welfare, la spesa militare non rappresenta solo una deviazione di fondi, ma un cambio di paradigma economico.
Il modello delineato dal piano ReArm Europe e dal QFP 2028–2034 orienta risorse pubbliche verso:
Si tratta di un modello estrattivo, che chiede sacrifici ai cittadini europei e al welfare – attraverso indebitamento, minori investimenti sociali e riduzione dei servizi – per sostenere i colossi dell’industria bellica.
Questo approccio contrasta con la visione promossa dalla lettera, basata su diplomazia preventiva, giustizia sociale, investimenti nella resilienza delle comunità, rafforzamento dei servizi pubblici, promozione della sostenibilità ambientale.
Il testo propone una concezione ampia di pace positiva, fondata su diritti umani, inclusione sociale e riduzione delle disuguaglianze, trasparenza di governo e partecipazione democratica. Gli stessi valori che sorreggono le politiche di welfare.
Gli economisti della pace mostrano come investire in educazione, sanità, reti sociali e transizione ecologica riduca drasticamente i rischi di conflitto, incrementando stabilità e prosperità.
La militarizzazione del bilancio europeo è viceversa destinata a indebolire politiche sociali e ambientali, amplificare le disuguaglianze, ridurre gli spazi democratici, generare dipendenze industriali e finanziarie.
La lettera avanza proposte coerenti con la tutela del welfare:
La Lettera aperta ai parlamentari europei non è solo un appello contro il riarmo: è un manifesto per la salvaguardia del welfare europeo.
La militarizzazione dei bilanci, la pressione crescente dei lobbisti dell’industria degli armamenti e il rischio di indebolimento delle politiche civili rappresentano una sfida diretta alla visione fondativa dell’Unione: pace, giustizia sociale e prosperità condivisa.
Riaffermare il primato delle politiche sociali significa investire nella resilienza delle comunità, nella coesione e nella sicurezza comune, quella che nasce dai diritti, dal lavoro dignitoso, dall’ambiente sano e dal rafforzamento dei servizi pubblici.
In un’epoca segnata da crisi multiple – climatiche, sanitarie, economiche – la scelta tra riarmo e welfare non è solo di bilancio, ma di modello di società. E il futuro del progetto europeo, oltreché delle nostre vite, dipenderà da quale di queste visioni prevarrà.
#Égalité #PaceTerraDignità
Dario Dongo
Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.