

Un recente studio del Parlamento europeo (Šiška et al., 2025) mostra come il diritto delle persone con disabilità a ricevere supporto per condurre una vita indipendente – benché affermato nella UN Convention for the Rights of Persons with Disabilities (CRPD), che l’Unione europea ha ratificato nel 2010 – rimanga una promessa mancata a danno di milioni di persone, con notevoli disparità tra gli Stati membri. La situazione in Italia è drammatica, in attesa della concreta attuazione della ‘riforma della disabilità’ introdotta con il decreto legislativo n. 62/2024.
La Commissione europea stima che attualmente circa 87 milioni di persone in UE vivano con una disabilità. Le disuguaglianze sono persistenti, atteso che:
Il pilastro dei diritti delle persone con disabilità nell’UE è la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (UN CRPD), ratificata dall’UE e da tutti i suoi Stati membri.
La Convenzione ONU, all’articolo 19, stabilisce il diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente, venire incluse nella comunità e avere la libertà di scegliere dove e con chi vivere, con accesso ai servizi di supporto necessari.
Le revisioni della Commissione ONU CRPD alle politiche UE e alla loro attuazione, nel 2015 e nel 2025, rivelano un persistente divario attuativo. Le preoccupazioni principali includono:
La Commissione europea, nella sua risposta del 2023, ha indicato progressi politici come lo European Accessibility Act e la Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030. Riconoscendo tuttavia che la responsabilità nella ‘gestione condivisa’ dei fondi ricade principalmente sugli Stati membri, mentre le organizzazioni della società civile ribadiscono che i meccanismi di consultazione rimangono insufficienti e inefficaci.
Lo studio del Parlamento europeo considera lo stato di attuazione dell’articolo 19 della Convenzione ONU nei 27 Stati membri UE. La situazione in Italia, come in molti altri Paesi, riflette le principali preoccupazioni esposte nel rapporto. I dati italiani sono anzi allarmanti, poiché si registra:
La transizione all’età adulta è un elemento critico del fallimento. Mentre i minori possono venire supportati in famiglia o in affido, la loro segregazione in grandi istituti residenziali al compimento dei 18 anni diventa spesso l’opzione predefinita, soprattutto per le persone con disabilità intellettive.
Sebbene l’Italia abbia introdotto concetti come il ‘Progetto di Vita’ personalizzato – con la ‘riforma della disabilità’ (decreto legislativo 62/2024) e alcuni progetti pilota regionali per la vita indipendente, l’approccio rimane frammentato. Non esiste una strategia nazionale globale di de-istituzionalizzazione con obiettivi vincolanti. Il Comitato ONU aveva già in passato criticato l’Italia per il mantenimento di un modello medico della disabilità e per l’accesso disomogeneo ai servizi tra le regioni.
Il rapporto UE dipinge un quadro di progressi lenti e disomogenei. Sebbene esista un solido quadro normativo a livello UE, la sua traduzione in diritti tangibili e soluzioni abitative nella comunità delle persone con disabilità è in grave ritardo. Stati membri come l’Italia continuano a fare molto affidamento sulla ‘istituzionalizzazione’ degli aventi diritto, cioè il loro ricovero in strutture residenziali, spesso con il supporto degli stessi fondi UE.
Il prossimo bilancio UE 2028-2034 rappresenta un’opportunità cruciale per applicare condizioni più severe alla gestione dei fondi pubblici e reindirizzare gli investimenti verso una reale inclusione nella comunità. In assenza di un concreto impegno politico verso l’effettiva applicazione dell’articolo 19 CRPD e delle risorse a ciò necessarie, di strategie nazionali misurabili e dello smantellamento dei modelli istituzionali, il diritto alla vita indipendente proclamato dall’ONU rimarrà un miraggio.

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.