

Le diseguaglianze e le disparità territoriali rappresentano una delle sfide più persistenti dell’Italia contemporanea, superando la tradizionale dicotomia Nord-Sud per configurarsi come un fenomeno complesso e multidimensionale. Il recente studio condotto da Prota e Cicatiello (2025) per la Friedrich Ebert Stiftung offre uno scenario aggiornato sulle disuguaglianze socioeconomiche italiane, identificando cinque tipologie territoriali distinte attraverso un’analisi innovativa che considera molteplici dimensioni del benessere territoriale.
Questa ricerca si inserisce nel dibattito scientifico europeo sulle politiche di coesione territoriale, di particolare rilievo poiché le disparità regionali in termini di reddito e occupazione all’interno dell’Unione Europea si sono già dimostrate essere profonde e persistenti (European Commission, 2023). Il caso italiano risulta emblematico, poiché nelle ultime due decadi tutte le regioni hanno sperimentato tassi di crescita del PIL pro-capite inferiori alla media UE27, indipendentemente dalla loro posizione di partenza.
Lo studio di Prota e Cicatiello (2025) adotta un approccio multidimensionale che supera le tradizionali analisi economiche mono-indicatore, incorporando sei dimensioni fondamentali dello sviluppo territoriale:
Questo approccio metodologico riflette l’evoluzione degli studi regionali verso approcci più olistici nella misurazione del benessere territoriale (Rodríguez-Pose & Ezcurra, 2010).
L’analisi si basa sulle 107 province italiane come unità di osservazione, in una scelta strategica che consente di cogliere l’eterogeneità spaziale anche all’interno delle medesime regioni.
Questa granularità analitica rappresenta un’innovazione rispetto agli studi precedenti che si limitavano al livello regionale, permettendo di identificare dinamiche territoriali più complesse e sfumate.
Il processo di aggregazione statistica ha seguito una procedura rigorosa articolata in tre fasi:
Questa metodologia ha consentito di identificare cinque gruppi socioeconomici e quattro gruppi relativi alla capacità amministrativa, ottimizzando il compromesso tra sintesi informativa e rappresentazione accurata della diversità territoriale.
Il primo cluster comprende le province metropolitane del Centro-Nord (Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino) e i poli industriali di tradizione consolidata (Modena, Parma, Pisa, Pordenone, Reggio Emilia, Rimini). Questi territori presentano le migliori performance socioeconomiche nazionali, con tassi di occupazione prossimi al 70%, salari elevati e forte propensione all’innovazione (223,25 brevetti per milione di abitanti contro una media nazionale di 85,09).
Emerge tuttavia un paradosso dell’esclusione sociale: l’attrattività di questi territori genera pressioni sui mercati immobiliari (prezzi medi di 3.395 euro/mq) e sui servizi pubblici, creando rischi di marginalizzazione per i percettori di redditi bassi. Questo fenomeno riflette dinamiche osservate in altre metropoli europee, dove la crescita economica può coesistere con l’aumento delle disuguaglianze intra-urbane (Dijkstra et al., 2020).
Il secondo cluster include prevalentemente province settentrionali (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige) caratterizzate da forte vocazione manifatturiera. Nonostante performance economiche solide (tasso di occupazione al 69,36%), questi territori mostrano debolezze culturali e sociali: numero di librerie più basso tra tutti i cluster (5,45 per 100.000 abitanti) e differenziali di genere salariali elevati (33,14% contro 31,61% di media nazionale).
Questa configurazione suggerisce un modello di sviluppo focalizzato sulla produzione che potrebbe presentare vulnerabilità nel lungo termine, particolarmente in relazione ai processi di transizione digitale e alle sfide della sostenibilità sociale.
Il terzo cluster rappresenta un modello equilibrato di sviluppo territoriale, includendo province di Liguria, Umbria, Marche, alcune aree di Romagna, Piemonte e Toscana, oltre ad Aosta, Pescara e Cagliari. Questi territori combinano performance economiche vicine alla media nazionale con elevata qualità della vita e forte capitale civico.
Il tasso di occupazione (67,62%) e la disponibilità di servizi per l’infanzia (22,85% contro il 17,37% nazionale) evidenziano un buon equilibrio tra competitività economica e coesione sociale. L’elevata dipendenza demografica (61,99%) segnala tuttavia potenziali sfide legate all’invecchiamento della popolazione.
Il quarto cluster comprende province prevalentemente centro-meridionali che fungono da ponte geografico tra aree con diversi livelli di sviluppo. Include province del Lazio (esclusa Roma), Abruzzo (esclusa Pescara), Molise, Basilicata e diverse province pugliesi, campane e sarde.
Questi territori presentano opportunità economiche limitate (tasso di occupazione al 56,65%, salari medi di 12,64 euro/ora) nonostante un ricco patrimonio storico-culturale spesso sottoutilizzato. La scarsa propensione all’innovazione (24,33 brevetti per milione) e l’offerta museale inadeguata (0,32 musei per 100 km²) indicano la necessità di politiche mirate per valorizzare le potenzialità territoriali.
L’ultimo cluster include territori con ritardi strutturali persistenti: province di Caserta, Napoli, Salerno, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto, province calabresi (eccetto Catanzaro), siciliane (eccetto Ragusa) e Sud Sardegna.
Il tasso di occupazione estremamente basso (44,48%) e l’alta incidenza di NEET (Not in Education, Employment, or Training. 27,27%) evidenziano sfide socioeconomiche profonde.
Paradossalmente, questi territori mantengono un patrimonio museale significativo (2,53 musei per 100 km²) e una buona disponibilità di medici di base, suggerendo potenzialità inespresse che richiedono interventi sistemici per essere valorizzate.
L’analisi della capacità amministrativa rappresenta un’innovazione metodologica cruciale, considerando che l’efficacia delle politiche pubbliche dipende significativamente dalle competenze e dall’organizzazione degli enti locali (Andrews & Brewer, 2013). Lo studio esamina alcuni indicatori specifici:
L’analisi identifica quattro cluster amministrativi distinti:
L’analisi combinata rivela una forte correlazione tra performance socioeconomiche e capacità amministrativa. Delle 11 province del cluster socioeconomico migliore, 10 appartengono anche al cluster amministrativo più efficace. Questa associazione supporta la tesi che lo sviluppo territoriale richieda non solo investimenti economici ma anche rafforzamento istituzionale (Rodríguez-Pose et al., 2024).
I risultati dello studio in esame sfidano la narrativa tradizionale della dicotomia Nord-Sud, evidenziando invece una geografia complessa delle disuguaglianze. Questa frammentazione territoriale riflette processi più ampi di riconfigurazione spaziale dell’economia europea, dove la concentrazione geografica delle attività ad alto valore aggiunto genera nuove forme di polarizzazione (Viesti, 2021).
L’eterogeneità territoriale identificata supporta l’adozione di politiche ‘place-based’ differenziate piuttosto che approcci uniformi. Come evidenziato da Bailey et al. (2023), le strategie territoriali efficaci devono considerare le specificità locali, i vantaggi comparati e le reti di attori presenti in ciascun contesto.
Lo studio conferma l’inadeguatezza degli indicatori puramente economici nella misurazione del benessere territoriale. L’inclusione di dimensioni culturali, ambientali e sociali rivela trade-off complessi che richiedono approcci integrati nelle politiche di sviluppo, allineandosi con il dibattito internazionale su indicatori ulteriori rispetto al prodotto interno lordo (Marques Santos et al., 2024).
Lo studio raccomanda una strategia coordinata di investimenti pubblici focalizzata su due dimensioni cruciali: sanità e istruzione. Per il settore sanitario, emerge la necessità di rivedere i criteri di riparto del fondo nazionale per considerare i maggiori bisogni socioeconomici dei territori svantaggiati (Bianchi et al., 2024).
Nel settore educativo, particolare attenzione deve essere rivolta al rafforzamento del sistema universitario nelle aree periferiche, considerando l’impatto positivo documentato della presenza universitaria sullo sviluppo economico e sociale regionale.
Le politiche industriali territoriali devono superare l’approccio tradizionale focalizzato esclusivamente sulla crescita economica, integrando obiettivi sociali e ambientali.
L’introduzione di condizionalità sociali per i sussidi pubblici può orientare il comportamento delle imprese verso pratiche più inclusive e sostenibili (Aiginger & Rodrik, 2020).
Per i territori con bassa capacità amministrativa, lo studio raccomanda interventi combinati di ‘capacity building’ (rafforzamento delle capacità e sviluppo delle competenze) e supporto esterno da parte di strutture sovraordinate.
Questo approccio può garantire l’efficace implementazione delle politiche anche in contesti con limitazioni istituzionali.
Lo studio di Prota e Cicatiello (2025) contribuisce significativamente alla comprensione delle disparità territoriali italiane, offrendo un’analisi innovativa che integra multiple dimensioni del benessere territoriale. L’identificazione delle ‘Cinque Italie’ supera le semplificazioni della dicotomia Nord-Sud, rivelando una geografia complessa che richiede approcci politici differenziati e consapevoli.
I risultati evidenziano l’urgenza di ripensare le strategie di coesione territoriale, adottando approcci ‘place-based’ che considerino simultaneamente le specificità locali e la necessità di rafforzare la capacità amministrativa degli enti territoriali. Solo attraverso questa duplice strategia sarà possibile affrontare efficacemente le persistenti disuguaglianze territoriali che caratterizzano il paese.
Per le ricerche future, emerge la necessità di approfondire i meccanismi causali che generano e perpetuano le disparità territoriali, nonché di sviluppare sistemi di monitoraggio continuo che permettano di valutare l’efficacia delle politiche implementate. Inoltre, l’integrazione di dati in tempo reale e tecnologie innovative potrebbe migliorare ulteriormente la comprensione delle dinamiche territoriali contemporanee.
#Égalité, #PaceTerraDignità
Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.