

Numerosi studi condotti negli Stati Uniti dimostrano che il vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) offre una protezione effettiva e duratura contro le infezioni e i tumori correlati.
I dati raccolti dai Centers for Disease Control and Prevention (CDCs) mostrano infatti un drastico calo (-90 %) delle infezioni da ceppi oncogeni, tra le adolescenti vaccinate (Centers for Disease Control and Prevention, 2022).
Le infezioni sono altresì ridotte in misura importante (-74 %) nelle ragazze non vaccinate, in USA, per effetto della cosiddetta ‘immunità di gregge’ (CDCs, 2022). In Italia, viceversa, la copertura vaccinale è ancora lontana dagli obiettivi.
L’elevata copertura vaccinale – pari al 78,5 % nel 2021 tra le ragazze – ha contribuito a una riduzione significativa dell’incidenza in USA di lesioni cervicali precancerose nelle giovani donne:
Gli studi clinici controllati e randomizzati hanno mostrato un’efficacia del vaccino tra il 92 % e il 100 % nel prevenire infezioni da HPV 16 e 18, nonché lesioni cervicali di grado 2 o superiore (CIN2+), tra le giovani donne non infettate in precedenza (Drolet et al., 2019; Lei et al., 2020).
Risultati favorevoli – nella riduzione delle verruche genitali e delle lesioni anogenitali correlate a HPV – sono stati altresì osservati nei maschi adolescenti (Garland et al., 2016). Un elemento degno di attenzione, come si vedrà, sotto diversi aspetti.
Le principali agenzie sanitarie internazionali – tra cui OMS, CDC ed ECDC (European Center for Disease Control and Prevention) – raccomandano la vaccinazione universale, anche per i maschi , da somministrare idealmente prima dell’inizio dell’attività sessuale (World Health Organization, 2020; CDC, 2022).
La vaccinazione anti-HPV nei maschi rappresenta infatti un importante strumento di prevenzione individuale e collettiva, sia per ridurre la trasmissione del virus, sia per prevenire tumori e lesioni a carico dell’apparato anogenitale e del cavo orale, che risultano in aumento soprattutto tra i soggetti di sesso maschile in età adulta (Chaturvedi et al., 2011).
Il vaccino quadrivalente e nonavalente si è infatti dimostrato altamente efficace nella prevenzione delle verruche genitali e delle lesioni intraepiteliali anali di alto grado nei maschi (Giuliano et al., 2011; Garland et al., 2016).
Sebbene la vaccinazione anti-HPV sia più efficace se somministrata prima dell’inizio dell’attività sessuale, numerose evidenze indicano benefici significativi anche per gli adulti, specialmente se non precedentemente esposti ai ceppi oncogeni del virus. FDA (Food and Drug Administration) e i CDCs in USA approvano l’uso del vaccino fino ai quarantacinque anni, e studi clinici dimostrano che negli adulti esso può ridurre la probabilità di infezione persistente, condilomi e lesioni precancerose (Castellsagué et al., 2011; Joura et al., 2015).
Anche se l’efficacia tende a diminuire con l’aumentare dell’età e delle esperienze sessuali pregresse, la vaccinazione può comunque offrire protezione individuale e contribuire alla riduzione della circolazione virale, soprattutto nei gruppi ad alto rischio. Inoltre, dati recenti mostrano che molti adulti non sono mai stati esposti a tutti i ceppi inclusi nel vaccino nonavalente, lasciando spazio a un’efficace prevenzione secondaria (Petrosky et al., 2015).
Evidenze recenti suggeriscono che anche una sola dose di vaccino HPV potrebbe offrire una protezione comparabile a quella garantita dal ciclo completo. Un ampio studio osservazionale condotto in Kenya ha mostrato infatti una riduzione dell’88,9 % delle infezioni persistenti da HPV oncogeni già con una singola somministrazione (Barnabas et al., 2022). Questo approccio potrebbe facilitare la copertura vaccinale nei contesti a bassa adesione.
È importante tuttavia sottolineare che la quasi totalità degli studi clinici randomizzati e delle analisi sulla prevenzione dei tumori si basa su schemi vaccinali completi, composti da due o tre dosi. Per questo motivo l’adozione sistematica di un regime monodose – pur rappresentando una strategia promettente nei contesti a bassa copertura – richiede ulteriori conferme scientifiche e valutazioni da parte delle autorità sanitarie.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) promuove una campagna globale per eliminare il tumore cervicale come problema di salute pubblica, aspirando a vaccinare il 90 % delle ragazze entro i 15 anni (World Health Organization, 2020).
In Italia è disponibile un vaccino nonavalente, che protegge contro 9 ceppi oncogeni e può prevenire fino al 90 % dei tumori legati a HPV. La copertura sul territorio nazionale rimane tuttavia disomogenea tra le varie regioni, e in alcune aree è ben lontana dall’obiettivo auspicato (Da Rold, 2025).
La protezione è massima quando il vaccino viene somministrato in età precoce, idealmente tra i nove e i quattordici anni, con una capacità di prevenire fino al novantanove per cento delle lesioni precancerose causate dai ceppi oncogeni 16 e 18 (Lei et al., 2020).
Studi di follow-up a lungo termine confermano che l’efficacia del vaccino si mantiene stabile per almeno dieci anni senza necessità di richiamo (Markowitz et al., 2018).
L’elevata copertura vaccinale nella popolazione target favorisce inoltre un effetto gregge, offrendo protezione indiretta anche a coloro che non sono stati vaccinati, grazie alla ridotta circolazione dei ceppi ad alto rischio (Drolet et al., 2019).
L’efficacia del vaccino contro l’HPV è oggi confermata da dati epidemiologici solidi e da studi clinici su larga scala. Questa vaccinazione infatti:
Per massimizzare l’impatto in Italia risulta tuttavia essenziale:
Dario Dongo
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Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.