

Égalité sostiene e promuove la sottoscrizione della petizione ‘Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore’, lanciata il 4.11.25 dalla nostra amica Alessandra Corradi, fondatrice dell’associazione ‘Genitori Tosti’.
‘In Italia chi assiste un proprio familiare convivente, h 24, non è riconosciuto né sostenuto. Si ritrova solo, povero (poiché abbandona il lavoro per assistere), a rischio depressione. La legge è attesa da 30 anni, da 15 ci lavorano in Parlamento’.
La petizione per il riconoscimento del caregiver familiare come lavoratore si rivolge a tutte le persone che si trovano a prendersi cura di un familiare non autosufficiente, in Italia, senza disporre di mezzi economici adeguati.
I caregiver familiari non possono svolgere altri lavori a causa dell’impegno costante e senza tregua richiesto dall’assistenza, e spesso ricevono scarso o nessun sostegno dai servizi sociali e sanitari, i quali non sempre risultano organizzati o effettivamente accessibili a chi ne ha diritto.
Riconoscere queste persone come lavoratori significherebbe garantire loro una dignità che si traduce nell’accesso a risorse economiche per vivere, l’assistenza sanitaria in caso di malattia, i momenti di riposo e la possibilità di andare in pensione a una certa età.
L’attività del caregiver familiare è a tutti gli effetti un lavoro usurante, poiché comporta un’attività notturna continuativa e un impegno fisico gravoso, che spesso richiede il sollevamento fisico dell’assistito per provvedere alle sue cure. ‘Chi vive questa situazione è destinato al logoramento psico-fisico’, spiega Alessandra Corradi, ‘con un’aspettativa di vita inferiore di ben 17 anni rispetto alla media’.
‘Attualmente il caregiver familiare h24 è in perenne stato di ansia a rischio burn out, non ha nessuno che lo sostituisca, non si cura o si cura in maniera inadeguata, si deve ingegnare a vivere con pochissimi soldi spesso quelli dell’assegno mensile del suo assistito. Infine il caregiver familiare è soggetto a quel fenomeno tremendo dell’omicidio-suicidio che in Italia è liquidato banalmente come ‘gesto disperato’.
‘Si definisce caregiver familiare la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18’ (legge 205/2017, articolo 1, comma 255). (2)
La definizione di cui sopra, introdotta nella legge finanziaria 2018, è a tutt’oggi priva di una valenza concreta nel riconoscere i diritti del caregiver familiare. Nel corso degli ultimi decenni sono stati presentati ben 19 disegni di legge, tra Camera e Senato, ed è stata pure costituita una Commissione dedicata – alla Camera, la Commissione XII – che ha iniziato i lavori nell’autunno del 2022. Addirittura, nei pigri dibattiti in corso, si è teorizzato di introdurre il concetto di caregiver ‘prevalente’, anche non convivente, anziché riferire in primo luogo al ‘caregiver familiare’. Ma ancora si rimane in attesa di un testo unico e coerente con gli impegni che l’Italia ha assunto con la legge 18/2009 di ratifica e (falsa) promessa di esecuzione della Convenzione ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità. (3)
‘Questo governo ha escluso dalla partecipazione dei lavori preparatori alla nuova legge le pochissime associazioni rappresentative di categoria’, prosegue la fondatrice dell’associazione ’Genitori Tosti’ – ‘ammettendo invece le associazioni di colf e badanti o associazioni di patologie rare che nulla hanno a che fare con il destinatario reale della legge’.
È importante sottoscrivere questa petizione per dare voce a chi davvero si prende cura, gratuitamente e senza aiuti statali, di un proprio caro non autosufficiente, per ottenere il riconoscimento che gli compete e finalmente la dignità. Non si può continuare a calpestare i diritti dei caregiver familiari, né quelli delle persone con disabilità gravi da essi assistiti, come da sempre e tuttora avviene in questo Paese.
#Égalité, #PaceTerraDignità
Dario Dongo
(1) La petizione ‘Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore’ https://www.ioscelgo.org/petizioni/il-caregiver-familiare-h24-va-riconosciuto-come-lavoratore/
(2) Si veda il comma 255 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205. Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020. Normattiva (ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 06/06/2025). https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2017;205
(3) Legge 3 marzo 2009, n. 18. Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Normattiva (ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 27.2.23). https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009;18

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.