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	<title>Save the Children Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 17:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi, alluvioni, inondazioni, siccità, distruzione degli ecosistemi, innalzamento delle temperature, insieme all’impoverimento del suolo e a fenomeni di accaparramento delle risorse, colpiscono in modo più devastante i paesi poveri (nonostante siano quelli ricchi i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra), la popolazione più povera dei paesi ricchi, i bambini soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, le bambine, i minori sfollati e migranti. La crisi del clima accentua le migrazioni causate da eventi meteo estremi o di lungo periodo, per quanto vasto e sfumato possa essere il fenomeno.</p>
<p>C’è ancora di più. La mappa dei paesi più vulnerabili alla crisi climatica si sovrappone alla mappa dei paesi che soffrono situazioni di conflitto e guerra e alla mappa dei paesi dai quali la popolazione è in fuga.</p>
<p>La crisi del clima fa aumentare i migranti climatici, o rifugiati climatici. Fare una stima esatta è forse impossibile, considerata anche l’assenza di una definizione condivisa di migranti climatici e soprattutto di un riconoscimento nella legislazione internazionale. Ma si parla di numeri che variano da un minimo di 25 milioni fino a 1 miliardo di persone costrette a migrare entro il 2050 per cause riconducibili alla questione climatica e ambientale.</p>
<p>A tracciare una sintesi è il dossier <em>I migranti ambientali</em>. L’altra faccia della crisi climatica, con cui Legambiente fa il punto della crisi in atto sulla base dei dati finora noti. (1)</p>
<h2>Cambiamenti climatici, povertà e migrazioni</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> non sono uguali per tutti e non lo saranno neanche in futuro. Colpiscono, come detto, soprattutto i paesi poveri e i poveri dei paesi ricchi. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale si saldano e la migrazione diventa la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici messa in pratica da chi non ha altra alternativa che fuggire dalla povertà e da tutte le sue forme.</p>
<p><strong>Quanti fuggono?</strong> Secondo <em>Global Trends</em> dell’UNHCR 82,4 milioni di persone sono state costrette a migrare nel 2020, quasi il doppio rispetto al 2010. Di questi, poco meno della metà (il 42%) sono minori. In dieci anni le persone costrette a migrare sono quasi raddoppiate e sono aumentate di oltre il 16% nel confronto col 2018 (quando erano 70,8 milioni).</p>
<h2>Gli sfollati interni</h2>
<p><strong>Ma se i contorni del fenomeno</strong> &#8216;migranti ambientali&#8217; sono sfumati perché questa figura non ha riconoscimento internazionale, sono più precisi i numeri degli sfollati interni. Sono le persone costrette ad abbandonare la propria terra ma che rimangono nei confini nazionali. Gli sfollati interni fuggono soprattutto per fenomeni quali terremoti, inondazioni, siccità, desertificazione e incendi.</p>
<p><strong>Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em></strong> (IDMC) &#8216;<em>durante il 2020 si sono registrati 40 milioni e mezzo di nuovi sfollati interni, di cui 30 milioni e 700 mila persone sono state obbligate a fuggire a causa di disastri ambientali; 9 milioni e 800 mila persone a causa di violenze e conflitti&#8217;</em>.</p>
<h2>Migranti ambientali, quanti saranno in futuro?</h2>
<p><strong>La crisi</strong> è in atto ma quantificarla non è facile, anche perché è difficile misurare quei processi lenti di trasformazione e degradazione dell’ambiente che si spalmano sul lungo periodo e che, giocoforza, si intrecciano con altre questioni come l’aumento della conflittualità, lo scoppio di guerre e persecuzioni, gli scontri per contendersi risorse naturali sempre più insufficienti come l’acqua e la terra.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> spiega anche la difficoltà di inquadrare con numeri precisi i migranti ambientali da qui al 2050.</p>
<p><strong>Secondo alcune stime</strong> della Banca Mondiale, in uno scenario sostanzialmente privo di azione (senza misure significative per ridurre le emissioni e con processi di sviluppo iniqui) dalle tre macro regioni Africa sub-sahariana, Sud Asia e America Latina nel 2050 ci saranno circa 143 milioni di persone costrette a migrare. In uno scenario più ottimista, con politiche sostenibili e un riscaldamento globale contenuto sotto i 1,6 gradi, i migranti forzati da queste regioni sarebbero fra 31 e 72 milioni. In uno scenario intermedio, ci sarebbero da 65 a 105 milioni di migranti climatici. Altre stime parlano di 200 milioni di migranti climatici da qui al 2050.</p>
<h2>Guerre, catastrofi e migrazioni in un’unica mappa</h2>
<p><strong>C’è un insieme diverso di cause</strong> alla base delle migrazioni: conflitti e persecuzioni, catastrofi ambientali improvvise o fenomeni di deterioramento degli ecosistemi che si spalmano su tempi lunghi.</p>
<p><strong>Ma già si può vedere</strong> che la mappa dei paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici si sovrappone a quella dei paesi che vivono guerre e conflitti e a quella dei paesi da cui la popolazione fugge. Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em>, &#8216;<em>il 95% dei conflitti registrati nel 2020 sono avvenuti in paesi ad alta o altissima vulnerabilità ai cambiamenti climatici e degrado ambientale&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Basta guardare all’Africa subsahariana</strong> dove si mescolano desertificazione, accaparramento dei suoli, perdita di ecosistemi, guerriglia, instabilità. La stessa guerra civile in Siria ha avuto un &#8216;innesco climatico&#8217; a causa di una forte siccità.</p>
<h2>Le migrazioni verso l’Italia</h2>
<p><strong>Se si guarda ai flussi migratori</strong> verso l’Italia e nel dettaglio agli arrivi via mare degli ultimi quattro anni, prosegue il <em>dossier</em> di Legambiente, <em>&#8216;quasi il 38% delle nazionalità dichiarate dai migranti sono riconducibili all’area del Sahel, regione che, come è noto, è attraversata da una vera e propria tempesta ambientale e sociale, tra l’avanzare della desertificazione, l’accaparramento delle risorse e i conflitti anche di matrice terroristica&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Almeno il 68% dei migranti</strong> sbarcati in Italia dal 2017 al 2020, quasi sette su dieci, vengono da aree molto vulnerabili al cambiamento climatico, come Costa d’Avorio, Guinea, Bangladesh, Pakistan.</p>
<p><em>&#8216;Possiamo ritenere, con ragionevole possibilità di non andare troppo lontano dalla verità, che <strong>almeno il 76% dei flussi migratori verso il nostro paese sono dovuti a cause o concause ambientali</strong>&#8216;.</em></p>
<h2>La crisi del clima sui bambini</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> colpiscono i bambini nati oggi più dei loro nonni e genitori. E i bambini dei paesi poveri più degli altri.</p>
<p><strong>Come denuncia</strong> <em>Save the Children</em>, &#8216;<em>i bambini nati nel 2020 saranno esposti a fenomeni climatici estremi molto più che in passato. Le ondate di calore eccessive li colpiranno in media 7 volte di più rispetto ai loro nonni. I neonati di oggi subiranno anche 2,6 volte in più la siccità, 2,8 volte in più le inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più la perdita dei raccolti agricoli e il doppio degli incendi devastanti&#8217;</em>. (2)</p>
<p><strong>Sono a rischio</strong> assistenza sanitaria e istruzione dei più piccoli. Sono a rischio i bambini dei paesi più poveri rispetto alle altre aree del mondo, le bambine più dei bambini, i bambini migranti più degli altri. &#8216;<em>I bambini dell&#8217;Africa subsahariana dovranno affrontare 2,6 volte più perdite nei raccolti rispetto ai loro coetanei, e i bambini del Medio Oriente e del Nord Africa fino a 4,4 volte di più. Alcuni di questi bambini corrono il rischio di subire questi disastri simultaneamente o in rapida successione, con l’effetto indiretto di rimanere intrappolati in una spirale di povertà a lungo termine&#8217;</em>.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h2>Note</h2>
<p><em>I migranti ambientali. L’altra faccia della crisi climatica</em>, Legambiente 2021<br />
<a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf">https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf</a></p>
<p><em>Nati in crisi climatica. Perché dobbiamo agire subito per proteggere i diritti dei bambini e delle bambine</em>, Save the Children 2021. Comunicato stampa e dossier:<br />
<a href="https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26">https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26</a></p>
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		<title>Asilo nido e povertà educativa in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/asilo-nido-e-poverta-educativa-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2019 09:52:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[asilo nido]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La povertà educativa va affrontata sul nascere, a partire dall’asilo nido. Scuola ed educazione di qualità sono infatti la premessa affinché i giovani possano emanciparsi dalle difficoltà socio-economiche delle famiglie<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La povertà educativa va affrontata sul nascere, a partire dall’asilo nido. Scuola ed educazione di qualità sono infatti la premessa affinché i giovani possano emanciparsi dalle difficoltà socio-economiche delle famiglie di provenienza. E così ridurre le disuguaglianze, assicurando la salute e il benessere che ancora mancano ad ampi strati della popolazione. (1)</p>
<p>La diseguaglianza educativa amplifica le difficoltà a proseguire gli studi dei bambini e ragazzi che provengono dalle famiglie più povere. Nei Paesi a reddito medio-basso (LMIC, <em>Low-Middle Income Countries</em>), come pure in quelli le cui economie sono più avanzate. La diseguaglianza si riconferma essere il primo ostacolo allo sviluppo degli individui, ma anche della società. I rapporti di Oxfam e <em>Save the Children</em> mostrano la gravità della situazione in Italia.</p>
<h2>Povertà educativa in Italia, asilo nido pubblico solo per 1 su 10</h2>
<p><em><strong>Save the Children</strong></em> ha inaugurato l’anno scolastico, in Italia, con il rapporto ‘<em>Il miglior inizio. Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita</em>.’ (2) Il miglior inizio &#8211; in un Paese che ancora siede ai tavoli del <a href="https://www.egalite.org/diseguaglianza-economica-lo-stato-dellarte-al-g7-di-biarritz/">G7</a>  &#8211; è a tutt’oggi una pia illusione. Un vero miraggio in alcune Regioni d’Italia, con grave divario tra Nord e Sud. A livello nazionale, solo un bambino su dieci ha possibilità di frequentare un asilo nido pubblico. Sebbene l’accesso ai servizi per la prima infanzia sia riconosciuto essere un fattore cruciale per lo sviluppo armonioso e la pedagogia dei più piccoli. Oltre a consentire ai genitori di mantenere l’occupazione e il reddito familiare, dedicando ai bambini maggiori attenzioni nel tempo libero da altri pensieri.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">‘<em>Le disuguaglianze tra i bambini, per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, si formano già nei primissimi anni di vita, ben prima dell’ingresso a scuola. Non si tratta, tuttavia, di disuguaglianze inevitabili: frequentare l’asilo nido, così come trascorrere del tempo di qualità con i propri genitori, si dimostra un fattore determinante in grado di ridurre il gap. Eppure, in Italia, solo 1 bambino su 10 può accedere a un asilo nido pubblico, con picchi negativi che si registrano in regioni come Calabria e Campania, dove la copertura è pressoché assente e, rispettivamente, solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un nido pubblico. Uno scenario in cui le ripercussioni negative riguardano soprattutto i minori provenienti da famiglie economicamente svantaggiate e che hanno dunque maggiori difficoltà nell’accedere alla rete degli asili privati non convenzionati</em>’. (<em>Save the Children</em>)</span></p>
<h2>Il nido evolutivo</h2>
<p><strong>Un’indagine pilota</strong> &#8211; condotta in dieci città italiane tra marzo e giugno 2019 &#8211; ha coinvolto 653 bambini di età compresa tra 3 anni e mezzo e 4 anni e mezzo. I bimbi sono stati valutati sulla base di diverse capacità, come riconoscere numeri e lettere e fare confronti.</p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>‘<em>I bambini che hanno frequentato l’asilo nido</em></strong><em> hanno risposto in maniera appropriata a circa il 47% dei quesiti proposti a fronte del 41,6% di quelli che hanno frequentato servizi integrativi, che sono andati in anticipo alla scuola dell’infanzia o che sono rimasti a casa e non hanno quindi usufruito di alcun servizio. Una differenza che si fa ancor più marcata per i minori provenienti da famiglie in svantaggio socio-economico. Tra questi, infatti, coloro che sono andati al nido hanno reagito appropriatamente al 44% delle domande contro il 38% dei bambini che non lo hanno frequentato</em>’. (2)</span></p>
<p><strong>In pratica</strong>, i piccoli che hanno frequentato il nido riconoscono più segni (numeri e lettere) e hanno ‘una marcia in più’ su diverse attitudini. Dalla matematica alla capacità di espressione verbale, lo sviluppo motorio e quello socio-emozionale. La durata di frequentazione del nido è altresì determinante nel combattere la povertà educativa. ‘<em>I bambini appartenenti a famiglie in svantaggio socio-economico che hanno frequentato il nido per tre anni, infatti, hanno risposto appropriatamente al 50% delle domande, a fronte del 42,5% per coloro la cui frequenza è stata tra i 12 e i 24 mesi e del 38% per un solo anno o meno (una percentuale del tutto simile a quella di chi non ha frequentato il nido)</em>’. (2)</p>
<h2>La mamma lavoratrice protegge i figli dalla povertà educativa</h2>
<p><strong>L’occupazione delle mamme</strong> rappresenta un vantaggio in termini di lotta alla povertà educativa. Ciò che conta è infatti la qualità del tempo trascorso dai genitori con i bambini. Leggere libri e ascoltare musica insieme, i giochi all’aperto e ogni altra attività che il genitore possa dedicare al figlio con gioia, senza l’afflizione di altri pensieri. L’indagine di <em>Save the Children</em> evidenzia questo aspetto nei suoi risvolti concreti in termini di sviluppo delle attitudini del bambino. Precisando che ‘<em>una mamma lavoratrice rappresenta un fattore di protezione rispetto alla povertà educativa, in particolare per i bambini che vivono in un contesto di disagio socio-economico&#8217;</em>.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>&#8216;<em>Secondo i risultati della ricerca</em></strong><em>, i bambini con madre disoccupata o che si dedica a un lavoro di cura non retribuito rispondono rispettivamente in modo appropriato al 38,4% e al 43,1% dei quesiti. Una percentuale notevolmente inferiore rispetto a quella dei bambini la cui madre svolge un lavoro manuale (48%), un lavoro da impiegata (51%) o da dirigente, imprenditrice o libera professionista (55%)</em>’.</span></p>
<h2>Oxfam, il potere dell’educazione per superare le diseguaglianze</h2>
<p><strong>Il rapporto Oxfam</strong> ‘<em>Il potere dell’educazione per sconfiggere la disuguaglianza</em>’ a sua volta evidenza la criticità del sistema educativo italiano. I servizi per l’infanzia come quelli scolastici dovrebbero rappresentare una priorità assoluta per l’Italia, che è ancora lontana dai pur modesti <em>target</em> stabiliti a livello europeo. L’accesso agli asili nido e/o ai servizi integrativi dovrebbe venire garantito ad almeno il 33% dei bambini da 0 a 3 anni. In Italia invece, secondo <em>Save the Children</em>, solo il 12,3% dei bimbi frequenta un asilo pubblico. E un restante 11,7% avrebbe accesso a servizi privati. Con picchi negativi in Calabria e Campania, Puglia e Sicilia al di sotto della metà della media nazionale. Neppure i ‘campioni’ italiani &#8211; Valle d’Aosta (28%), Provincia autonoma di Trento (26,7%) ed Emilia Romagna (26,6%) &#8211; riescono ad avvicinarsi al già iniquo <em>target</em> europeo, che si dovrebbe invece superare.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>‘</strong><em><strong>La grande disuguaglianza</strong> di accesso alla scuola nei paesi più poveri condiziona il futuro di intere generazioni. In un mondo sempre più disuguale sono le nuove generazioni a pagare il prezzo più alto in termini di opportunità, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. In media i bambini nati in famiglie povere hanno infatti 7 volte meno probabilità di terminare la scuola rispetto ai loro coetanei nati in famiglie ricche o benestanti’. Ma anche nei Paesi con le economie più avanzate ‘solo il 75% dei ragazzi nati in famiglie con reddito basso termina le superiori contro il 90% dei figli delle famiglie più ricche</em>’. (3)</span></p>
<h2>Istruzione pubblica, gratuita e di qualità</h2>
<p><strong>La soluzione</strong> è una soltanto. Investire nell’istruzione pubblica, gratuita e di qualità. Affinché non sia la classe sociale a determinare il futuro dei giovani e compromettere lo sviluppo della civiltà. La Cina, ancora una volta, ha molto da insegnare. Proprio grazie ai cospicui investimenti pubblici nella qualità dell’istruzione di massa, la Repubblica Popolare Cinese oggi attrae gli investimenti produttivi internazionali &#8211; in industria, tecnologia e servizi &#8211; non per il basso costo della manodopera bensì grazie a una forza lavoro qualificata.</p>
<p><strong>I politici italiani</strong> &#8211; anziché simulare la sindrome di Calimero, attribuendo ad altri le colpe della stagnazione economica &#8211; dovrebbero dimostrare nei fatti l’attenzione verso la famiglia. Anziché tirar fuori ministri <em>ad hoc</em>, privi di portafogli e di iniziativa, si stanzino risorse adeguate agli scopi nella legge di bilancio ora in discussione. Potrebbe davvero essere l’ultima, Speranza. Speranza?</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini </em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) Si segnala al proposito l’interazione tra alcuni Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in Agenda ONU2030 (<a href="https://www.egalite.org/sdgs-le-6-rivoluzioni-necessarie-studio-e-commenti/"><em>Sustainable Development Goals</em></a>, SDGs, #sgds2030):</p>
<ul>
<li>SDG 4. <em>Ensure inclusive and equitable quality education and promote lifelong learning opportunities for all</em>,</li>
<li>SDG 3. <em>Ensure healthy lives and promote well-being for all at all ages</em>,</li>
<li>SDG 10. <em>Reduce inequality within and among countries</em>.</li>
</ul>
<p>(2) Save the Children Italia (2019). <a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/rapporto-il-miglior-inizio-disuguaglianze-e-opportunita-nei-primi-anni-di-vita" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Il miglior inizio. Disuguaglianze e opportunità nei primi anni di vita</em></a></p>
<p>(3) Oxfam Italia (2019). <em>Il potere dell’educazione per sconfiggere la disuguaglianza</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/asilo-nido-e-poverta-educativa-in-italia/">Asilo nido e povertà educativa in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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