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	<title>welfare Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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	<description>no-profit organization</description>
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		<title>Bilancio UE 2026, welfare non armi</title>
		<link>https://www.egalite.org/bilancio-ue-2026-welfare-non-armi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 16:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La discussione sul Bilancio dell’Unione Europea 2026 e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 apre una delle più delicate fasi politiche della legislatura. L’orientamento crescente verso<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p id="2b28112c-b3ab-8089-afcc-ec5734ac870b" class="">La discussione sul <strong>Bilancio dell’Unione Europea 2026</strong> e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 apre una delle più delicate fasi politiche della legislatura. L’orientamento crescente verso la spesa militare – incluso il piano <strong>ReArm Europe</strong> – solleva interrogativi profondi sull’equilibrio tra sicurezza, diritti sociali e investimenti pubblici.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-8098-af31-e8369dc69f7e" class="">La <strong>lettera aperta</strong> ai parlamentari europei firmata da oltre <strong>800 organizzazioni della società civile</strong>, tra cui la nostra Égalité, rappresenta un appello forte: invertire la rotta, spostando risorse dal riarmo all’inclusione sociale, alla prevenzione dei conflitti e alla protezione delle fasce più deboli della comunità.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80be-b1f8-c1c9a63472a2" class="">Questa voce collettiva impone un’analisi critica sul rapporto fra <strong>militarizzazione</strong> del bilancio europeo e tutela del <strong>welfare</strong>, inteso come insieme delle politiche che garantiscono coesione, diritti fondamentali e infrastrutture sociali.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-80cb-a21e-fcee2239db75" class=""><strong>La tensione tra sicurezza militare e sicurezza sociale</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-801f-87eb-f09129b3cc14" class="">La lettera evidenzia un nodo centrale: la distinzione tra sicurezza militare e sicurezza umana. La prima si concentra su armamenti e deterrenza; la seconda su <strong>bisogni fondamentali</strong> come salute pubblica, sicurezza del lavoro, stabilità economica, accesso all’alimentazione e all’abitazione, protezione ambientale.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80a5-8458-ff005687e625" class="">Nella prospettiva del welfare, questa distinzione è essenziale. Un aumento massiccio della <strong>spesa militare</strong> non solo assorbe risorse finanziarie, ma produce <strong>costi sociali indiretti</strong>: riduzione degli investimenti in politiche per la salute e l’inclusione sociale, la coesione territoriale, la ricerca civile e la transizione ecologica.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-800f-99ac-dce769ea866b" class="">La lettera richiama esplicitamente il rischio di sottrarre fondi a programmi come politiche di coesione, ricerca (Horizon), digitalizzazione, scuola, mobilità e diplomazia. Questo tipo di riallocazione minaccia l’intero ecosistema del welfare europeo, che si fonda proprio su tali pilastri.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-8014-9982-e6ada5b7f7f1" class=""><strong>La critica della società civile: trasparenza, lobbying e democrazia</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-80d1-b56d-ed8781462f33" class="">Uno degli elementi più rilevanti della lettera riguarda la crescente <strong>influenza dell’industria degli armamenti sulle istituzioni</strong> europee. Secondo i dati riportati:</p>
<ul id="2b28112c-b3ab-800e-9bf4-cd3772017eab" class="bulleted-list">
<li>i budget di lobbying delle prime dieci aziende produttrici di armi sono aumentati del 40% in un solo anno;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80d3-b3af-fda42a35e0d7" class="bulleted-list">
<li>nel 2025 la Commissione ha incontrato i lobbisti dell’industria militare 89 volte, contro sole 15 interazioni con ONG, sindacati o comunità scientifica;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-8020-8482-fc1fab1f098a" class="bulleted-list">
<li>gli europarlamentari hanno avuto 197 incontri con rappresentanti dell’industria degli armamenti in un anno, più del doppio rispetto al quinquennio precedente .</li>
</ul>
<p id="2b28112c-b3ab-80f5-90b5-f94d80c3dc0c" class="">Dal punto di vista della tutela del welfare, queste dinamiche alterano gli equilibri democratici: le politiche sociali – meno strutturate in termini di lobbying, ma cruciali per la vita quotidiana – rischiano di perdere centralità politica.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80cf-8a73-da0bb9a18a74" class="">La lettera denuncia anche l’inserimento, nei pacchetti legislativi ‘<strong>difesa</strong> <strong>omnibus</strong>’, di <strong>deroghe agli standard sociali</strong>, ambientali, etici e di responsabilità d’impresa, che minano decenni di normative europee a tutela dei lavoratori, della salute e dell’ambiente.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-80c8-a4d3-ffcfd3127057" class=""><strong>Il rischio di un nuovo modello economico estrattivo</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-806d-bc06-da07cd3e9417" class="">Nella prospettiva del welfare, la spesa militare non rappresenta solo una deviazione di fondi, ma un <strong>cambio di paradigma economico</strong>.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80d2-824d-f1d745a5a143" class="">Il modello delineato dal piano ReArm Europe e dal QFP 2028–2034 orienta risorse pubbliche verso:</p>
<ul id="2b28112c-b3ab-80b8-bea1-ec59a306256c" class="bulleted-list">
<li>produzione militare;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80df-a593-da479dada5c8" class="bulleted-list">
<li>filiere industriali a basso impatto sociale diretto;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80bb-ad32-e0e532060a2b" class="bulleted-list">
<li>tecnologie <em>dual-use</em> (civile e militare) spesso sottratte a logiche di <em>accountability</em>.</li>
</ul>
<p id="2b28112c-b3ab-809c-a1fb-e2d1834d6459" class="">Si tratta di un <strong>modello estrattivo</strong>, che chiede sacrifici ai cittadini europei e al welfare – attraverso indebitamento, minori investimenti sociali e riduzione dei servizi – per sostenere i colossi dell’industria bellica.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80a5-9ed8-fb02d10f8771" class="">Questo approccio contrasta con la visione promossa dalla lettera, basata su diplomazia preventiva, giustizia sociale, investimenti nella resilienza delle comunità, rafforzamento dei servizi pubblici, promozione della sostenibilità ambientale.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-80db-8a3e-db5474c89dcb" class=""><strong>La pace come politica pubblica: un investimento sociale</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-8061-a3c0-db0084cfb4ca" class="">Il testo propone una concezione ampia di <strong>pace positiva</strong>, fondata su diritti umani, inclusione sociale e riduzione delle disuguaglianze, trasparenza di governo e partecipazione democratica. Gli stessi valori che sorreggono le politiche di welfare.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80ff-85b2-e22a4003d29c" class="">Gli economisti della pace mostrano come <strong>investire in educazione, sanità, reti sociali</strong> e transizione ecologica riduca drasticamente i rischi di conflitto, incrementando stabilità e prosperità.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-8003-a8fd-cf6847dbe4dd" class="">La militarizzazione del bilancio europeo è viceversa destinata a indebolire politiche sociali e ambientali, amplificare le disuguaglianze, ridurre gli spazi democratici, generare dipendenze industriali e finanziarie.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-802f-9aec-c02942689c20" class=""><strong>Le richieste concrete: un’agenda per il welfare europeo</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-808b-a996-e587027092bd" class="">La lettera avanza proposte coerenti con la tutela del welfare:</p>
<ul id="2b28112c-b3ab-80e7-9fcb-e0a539bd7ce5" class="bulleted-list">
<li>rigettare il Bilancio UE 2026 e riaprire i negoziati per <strong>ristabilire equilibrio</strong> tra spesa militare e politiche sociali;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-8011-8cd9-c11de26a2416" class="bulleted-list">
<li>rafforzare diplomazia, <strong>prevenzione dei conflitti</strong> e diritti umani destinando fondi oggi diretti all’industria militare;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80b8-b832-cc118bc5d630" class="bulleted-list">
<li><strong>proteggere le norme sociali</strong> e ambientali da deroghe e eccezioni introdotte nei pacchetti legislativi per la difesa;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80c4-bddb-c9d0e11166c7" class="bulleted-list">
<li><strong>contrastare la marginalizzazione</strong> della società civile, essenziale per la qualità democratica dell’UE;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-808c-9b14-c78edd82fc5a" class="bulleted-list">
<li>ripensare il QFP 2028–2034, respingendo fondi destinati alla militarizzazione dello spazio e reindirizzando risorse verso salute, povertà, istruzione, clima.</li>
</ul>
<h2 id="2b28112c-b3ab-8069-9417-db77ffcbee08" class=""><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-80d4-8ff7-ce653d91d1c4" class="">La Lettera aperta ai parlamentari europei non è solo un appello <strong>contro il riarmo</strong>: è un manifesto <strong>per la salvaguardia del welfare europeo</strong>.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-8076-a80a-de44653c187e" class="">La militarizzazione dei bilanci, la pressione crescente dei lobbisti dell’industria degli armamenti e il rischio di indebolimento delle politiche civili rappresentano una sfida diretta alla visione fondativa dell’Unione: pace, giustizia sociale e prosperità condivisa.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80f3-a787-cb19ead184e8" class=""><strong>Riaffermare il primato delle politiche sociali </strong>significa investire nella resilienza delle comunità, nella coesione e nella sicurezza comune, quella che nasce dai diritti, dal lavoro dignitoso, dall’ambiente sano e dal rafforzamento dei servizi pubblici.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80f3-bb17-e83641907c23" class="">In un’epoca segnata da crisi multiple – climatiche, sanitarie, economiche – la scelta tra riarmo e welfare non è solo di bilancio, ma di modello di società. E il futuro del progetto europeo, oltreché delle nostre vite, dipenderà da quale di queste visioni prevarrà.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-807e-8f39-f393de443732" class="">#Égalité #PaceTerraDignità</p>
<p id="2b28112c-b3ab-802a-b389-ef29c7014610" class=""><em>Dario Dongo</em></p>
<p><i>Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)</i></p>
<h3 id="2b28112c-b3ab-80a3-b404-d4a419efcd38" class="">Note</h3>
<ul id="2b28112c-b3ab-80e6-b1a8-e7b09bf5f655" class="bulleted-list">
<li>StopReArm Europe (2025, 21 novembre). Oltre 800 organizzazioni invitano i parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace. <a href="https://stoprearmitalia.it/fermiamo-aumento-spese-militari/">https://stoprearmitalia.it/fermiamo-aumento-spese-militari/</a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Italia, un popolo di anziani e disabili. Rapporto ISTAT 2022</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-un-popolo-di-anziani-e-disabili-rapporto-istat-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 07:52:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli indicatori demografici per l’anno 2022, pubblicati da ISTAT il 7 aprile 2023, confermano le tendenze in crescita della prevalenza in Italia di anziani, e così anche di disabili. (1)<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli indicatori demografici per l’anno 2022, pubblicati da ISTAT il 7 aprile 2023, confermano le tendenze in crescita della prevalenza in Italia di anziani, e così anche di disabili. (1)</p>
<p>Il sistema di <em>welfare</em> &#8211; la cui spesa tuttora si basa sulle pensioni (94%, a fronte di una media europea del 70%. V. nota 2) &#8211; va ripensato in una logica di inclusione e servizi di assistenza.</p>
<h2>1) ISTAT, record demografici in Italia</h2>
<p><strong>‘<em>Nel 2022</em></strong><em> i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, attestandosi a 393mila</em>’. Questo fenomeno è attribuito, tra l’altro, al ‘<em>progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni)</em>’.</p>
<p><strong>Gli ultracentenari</strong> a loro volta raggiungono nel 2022 il più alto livello storico, sfiorando la soglia delle 22mila unità, oltre 2mila in più rispetto all’anno precedente. ‘<em>Nel corso degli ultimi 20 anni, grazie a un incremento di 15mila unità, il numero di ultracentenari è triplicato</em>’.</p>
<h2>1.1) <em>Over</em>-65, uno su quattro</h2>
<p><em><strong>‘Il processo di invecchiamento</strong> della popolazione è proseguito, portando l’età media della popolazione da 45,7 anni a 46,4 anni tra l’inizio del 2020 e l’inizio del 2023</em>.’</p>
<p><strong>Gli <em>over</em>-65</strong> a inizio 2023 sono 14,177 milioni di individui, pari al 24,1% della popolazione totale (+0,3% rispetto al 2022). La loro concentrazione è maggiore al Centro e Nord Italia (24,7%, 24,6%), inferiore al Sud (23%).</p>
<p><strong>Gli <em>over</em>-80</strong> sono 4,530 milioni, cioè il 7,7% della popolazione totale (+0,1%, nonostante la super-mortalità innescata da Covid). L’8,2% della popolazione totale al Nord e al Centro, il 6,8% nel Mezzogiorno.</p>
<h2>1.2) Regioni con più e meno anziani</h2>
<p><strong>La Liguria</strong> è la regione più anziana, con il 28,9% di <em>over</em>-65 e il 10,4% di ultra 80enni. A seguire il Friuli-Venezia Giulia (26,9% e 9,1%) e l’Umbria (26,8% e 9,2%).</p>
<p><strong>La Campania </strong>è invece la Regione con le percentuali più basse di <em>over</em>-65 e <em>over</em>-80 (20,6% e 5,6%), seguita da Trentino-Alto Adige (21,8% e 7%) e Sicilia (22,9 e 6,7%).</p>
<p><a href="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-6874 size-large" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-1024x475.jpg" alt="percentuale anziani nelle regioni italiane" width="1024" height="475" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-1024x475.jpg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-300x139.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-768x356.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-260x120.jpg 260w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-50x23.jpg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-150x70.jpg 150w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna-1280x595.jpg 1280w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/04/img-interna.jpg 1284w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<h2>1.3) Giovani e persone in età attiva</h2>
<p><strong>I giovani</strong> e le persone in età attiva diminuiscono di pari passo:</p>
<ul>
<li>i 15-64enni scendono da 37,489 milioni (2021) a 37,339mila (63,4%),</li>
<li><span style="font-size: 14px;">i ragazzi (&lt;15 anni di età) scendono da 7 milioni 490mila (12,7%) a 7,334 milioni (12,5%).</span></li>
</ul>
<h2>2) Anziani e disabili in Italia, Osservatorio sulla Salute</h2>
<p><span style="color: #ff0000;">‘<em>Sono quasi 13 milioni, spesso vivono da sole e i servizi loro dedicati sono scarsi, come pure le risorse stanziate a loro favore (28 miliardi di euro, quasi tutti impiegati per erogare pensioni. Dati 2018) le persone disabili in Italia, assistite spesso da famiglie sempre più in difficoltà, perché devono sopperire alle mancanze delle istituzioni nazionali e locali. In più, nel nostro Paese quasi una persona disabile su tre (32,1%) è a rischio di povertà</em>’. (2)</span></p>
<p><strong>L’Osservatorio Nazionale</strong> sulla Salute nelle Regioni Italiane &#8211; diretto dal professor Walter Ricciardi, presso la sede di Roma dell’Università Cattolica &#8211; offre i dati aggiornati su disabili e anziani, condizioni di salute ed economiche, prestazioni sanitarie e assistenziali. Lo scenario in Italia è ancor più cupo di quanto non potesse apparire dalla semplice aggregazione dei dati ISTAT. (3)</p>
<h2>2.1) Disabilità gravi, la metà tra gli <em>over</em>-75</h2>
<p><strong>3 milioni di persone </strong>in Italia vivono in condizione di grave disabilità, e tra queste quasi 1 milione e 500 mila ha una età superiore a 75 anni. (4)</p>
<p><strong>‘<em>La disabilità </em></strong><em>è una condizione che interesserà sempre più italiani, grazie al costante allungamento della aspettativa di vita, per questo il nostro sistema di welfare si troverà ad affrontare una domanda crescente di servizi per assicurare a queste persone l’assistenza sanitaria e sociale e il diritto a vivere una vita indipendente.</em></p>
<p><em>Una sfida che il welfare moderno deve superare abbandonando l’approccio risarcitorio che caratterizza molti degli interventi di protezione sociale del nostro Paese, basati quasi esclusivamente sui trasferimenti monetari, trascurando completamente se questi siano efficaci ad assicurare loro il diritto a vivere la vita al pari delle altre persone</em>’ (Alessandro Solipaca, responsabile scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane).</p>
<h2>2.2) Disabilità, disoccupazione e povertà</h2>
<p><strong>‘<em>Solo l’11,9%</em></strong><em> delle persone con disabilità è occupato e la scarsa partecipazione al mondo del lavoro, quindi la ridotta capacità di produrre reddito, fa sì che le famiglie in cui vivono persone con disabilità abbiano seri problemi economici. A questo proposito i dati evidenziano che una famiglia con almeno una persona con disabilità percepisce, mediamente, un reddito medio equivalente pari a 19.500 euro annui, circa 1.000 euro in meno di quello delle famiglie senza persone con disabilità, pari a 20.589 euro.</em></p>
<p><em>Inoltre, per effetto delle ingenti spese che le famiglie devono sostenere per le cure e l’assistenza, il reddito è largamente insufficiente per il loro fabbisogno. Infatti, il 32,1% delle persone con disabilità è a rischio di povertà o di esclusione sociale e circa un quinto è in condizione di grave deprivazione materiale. Si tratta di famiglie che non sono in grado di spendere per riscaldare adeguatamente l’abitazione, affrontare una spesa imprevista di 800 euro, di consumare un pasto adeguato&#8217;</em>. (2)</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) ISTAT. Indicatori demografici, anno 2022.La popolazione cala ancora ma non al livello del biennio 2020-21. Aumentano gli stranieri. <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/04/indicatori-anno-2022.pdf">https://www.istat.it/it/files//2023/04/indicatori-anno-2022.pdf</a> 7.4.23<br />
(2) Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane. Quasi 13 milioni le persone con disabilità nel nostro Paese, oltre 3 milioni di queste in condizioni gravi. Quasi una su tre è a rischio di povertà. <a href="https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2022/12/30-novembre-2022-Focus-Disabilita.pdf">https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2022/12/30-novembre-2022-Focus-Disabilita.pdf</a> 2.12.22<br />
(3) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/giornata-mondiale-della-disabilita-ora-basta-lettera-aperta/">Giornata mondiale della disabilità, ora Basta! Lettera aperta</a>. <em>Égalité</em>. 3.12.22<br />
(4) ISTAT, la disabilità in cifre <a href="https://disabilitaincifre.istat.it/">https://disabilitaincifre.istat.it/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/italia-un-popolo-di-anziani-e-disabili-rapporto-istat-2022/">Italia, un popolo di anziani e disabili. Rapporto ISTAT 2022</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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