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	<title>assistenza sanitaria Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Rapporto GIMBE: cresce la spesa sanitaria privata, ma il 40% è inutile</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Feb 2025 11:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[sistema sanitario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La spesa sanitaria privata delle famiglie italiane ha superato nel 2023 i 40 miliardi di euro, rileva il Rapporto GIMBE, che sottolinea la necessità di aumentare<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La spesa sanitaria privata delle famiglie italiane ha superato nel 2023 i 40 miliardi di euro, rileva il Rapporto GIMBE, che sottolinea la necessità di aumentare il valore della spesa sanitaria pubblica, ridurre gli sprechi e garantire un accesso equo alle cure, preservando i principi fondanti del SSN.</p>
<p>Il rapporto GIMBE analizza la spesa sanitaria privata in Italia nel 2023, evidenziando le criticità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e le dinamiche della spesa sanitaria.</p>
<h2>La spesa sanitaria in Italia nel 2023</h2>
<p><strong>La spesa sanitaria</strong> in Italia nel 2023 è stata complessivamente di 176,1 miliardi di euro, di cui:</p>
<ul>
<li>130,3 miliardi (74% del totale) di spesa pubblica (SSN)</li>
<li>45,8 miliardi in sanità privata, suddivisa in:</li>
</ul>
<p><strong>&#8211; out-of-pocket</strong>, cioè direttamente sostenuta dalle famiglie, pari a 40,6 miliardi (88,6% della spesa privata)</p>
<p><strong>&#8211; intermediata</strong>, vale a dire rimborsata in parte dalle assicurazioni, per 5,2 miliardi (11,4% della spesa privata).</p>
<h2>Spesa sanitaria pubblica sotto la media europea</h2>
<p><strong>La spesa pubblica per la sanità in Italia è in calo</strong> rispetto alla media europea, con un gap di 697 dollari pro-capite rispetto ai paesi OCSE. &#8216;<em>Dal 2012, tagli e definanziamenti effettuati da tutti i Governi hanno inciso direttamente sulla capacità del SSN di rispondere ai bisogni di salute della popolazione</em>&#8216;, ricorda il Rapporto GIMBE.</p>
<p>In altri termini, <strong>l’Italia spende il 6,2% del PIL</strong>, in confronto al 6,7% medio dei Paesi OCSE e al 6,6% della media UE.</p>
<h2>La spesa privata oltre la media OCSE</h2>
<p><strong>La spesa privata sanitaria</strong> pro-capite degli italiani ammonta a 1.258 dollari, supera sia la media OCSE (1.206 dollari) sia quella UE (1.169 dollari).</p>
<p><strong>La quota più importante</strong> è rappresentata dagli esborsi dei cittadini (out-of-pocket): 1.115 dollari pro-capite, ben oltre la media OCSE (906 dollari).</p>
<p><strong>La spesa out-of-pocket</strong> è aumentata del 26,8% dal 2012 al 2022, con un incremento medio annuo del 2,5%.</p>
<h2>Il 40% della spesa privata è per prestazioni inappropriate</h2>
<p><strong>Le principali voci</strong> di spesa del paniere out-of-pocket includono assistenza sanitaria per cura e riabilitazione (44,6%), prodotti farmaceutici (36,9%) e assistenza a lungo termine (10,9%). Circa il 40% della spesa è però considerata a basso valore, ovvero non contribuisce a migliorare la salute.</p>
<p><strong>La spesa out-of-pocket</strong> è peraltro frenata da fenomeni gravi come</p>
<p>&#8211; la limitazione delle spese per la salute (15,7% delle famiglie nel 2023),</p>
<p>&#8211; l’indisponibilità economica temporanea (5,1% delle famiglie) e</p>
<p>&#8211; la rinuncia alle cure (4,5 milioni di persone nel 2023, di cui 2,5 milioni per motivi economici), come <a href="https://www.egalite.org/ce-unitalia-numerosa-che-rinuncia-a-curarsi/">evidenziato</a> da Eurispes.</p>
<h2>La spesa tramite le assicurazioni sanitarie</h2>
<p><strong>La spesa intermediata</strong> dalle assicurazioni (143 dollari pro-capite) è invece inferiore alla media OCSE (299 dollari). Complessivamente in Italia vale 5,2 miliardi, pari al solo 3% della spesa sanitaria totale.</p>
<p>L’importo complessivo per il <strong>31,6%</strong> è destinato a <strong>costi di gestione</strong>, mentre il <strong>70%</strong> è utilizzato per <strong>servizi e prestazioni.</strong> La crisi del SSN ha spostato un numero crescente di bisogni di salute verso la sanità integrativa, mettendone a rischio la sostenibilità.</p>
<h2>Il valore reale della spesa sanitaria</h2>
<p><strong>Il Rapporto GIMBE</strong> adotta un approccio basato sul valore (value-based healthcare), evidenziando che il ritorno in termini di salute delle risorse investite in sanità è molto variabile:</p>
<p>&#8211; circa il 19% della spesa pubblica è assorbito da sprechi e inefficienze,</p>
<p>&#8211; il 40% della spesa out-of-pocket è a basso valore</p>
<p>&#8211; il 60% della spesa intermediata, invece, è destinato a servizi e prestazioni extra-LEA, ha pertanto un valore più elevato.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p><strong>La sostenibilità del SSN</strong> richiede un ripensamento strutturale e riforme coraggiose, conclude il Rapporto GIMBE. La spesa out-of-pocket non può essere semplicemente ridotta attraverso un aumento della spesa intermediata, ma richiede un <strong>aumento del finanziamento pubblico</strong>, una migliore appropriatezza delle prestazioni e una rimodulazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).</p>
<p>La sanità integrativa può essere sostenibile solo se <strong>integrata</strong> in un SSN efficace, altrimenti rischia di crollare insieme al sistema pubblico, aggravando disuguaglianze e iniquità.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>Report Osservatorio GIMBE n. 2/2025. La spesa sanitaria privata in Italia nel 2023. <em>Fondazione GIMBE.</em> Bologna, 18 febbraio 2025. <a href="https://tinyurl.com/yeyr3rt3">https://tinyurl.com/yeyr3rt3</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>45 anni di Sistema Sanitario Nazionale. Le iniziative di GIMBE per rilanciarlo</title>
		<link>https://www.egalite.org/45-anni-di-sistema-sanitario-nazionale-le-iniziative-di-gimbe-per-rilanciarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2023 17:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Copertura Sanitaria Universale]]></category>
		<category><![CDATA[sistema sanitario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) compie 45 anni. Il modello italiano di assistenza sanitaria universale, da sempre esemplare per il mondo intero, sta però perdendo efficienza<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) compie 45 anni. Il modello italiano di assistenza sanitaria universale, da sempre esemplare per il mondo intero, sta però perdendo efficienza sempre più rapidamente. Per ripristinarlo la fondazione GIMBE indica punti critici e soluzioni, e lancia due iniziative. (1)</p>
<h2>45 anni di Sistema Sanitario Nazionale</h2>
<p><strong>Il 23 dicembre 1978</strong> il Parlamento approvava a larghissima maggioranza la legge 833 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in attuazione dell’art. 32 della Costituzione. Ispirato da principi di equità e universalismo e finanziato dalla fiscalità generale, il sistema sanitario italiano rappresenta un modello di sanità pubblica esemplare, che ha permesso di tutelare la salute della popolazione.</p>
<p><strong>Un modello</strong> peraltro incluso negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goal, SDGs): Realizzare la Universal Health Coverage (UHC) entro il 2030. (2)</p>
<p><strong>La politica</strong> nazionale ha però demolito, legislatura dopo legislatura, l’impianto originario del SSN, come attestano i disservizi che chiunque può sperimentare.</p>
<p><strong>‘</strong><em><strong>La vita quotidiana delle persone</strong>, in particolare quelle meno abbienti, è sempre più condizionata dalla mancata esigibilità di un diritto fondamentale, quello alla tutela della salute: </em></p>
<p><em>&#8211; interminabili <strong>tempi di attesa</strong> per una prestazione sanitaria o una visita specialistica, </em></p>
<p><em>&#8211; necessità di ricorrere alla <strong>spesa privata</strong> sino all’impoverimento delle famiglie e alla <strong>rinuncia alle cure</strong>, </em></p>
<p><em>&#8211; <strong>pronto soccorso</strong> affollatissimi, </em></p>
<p><em>&#8211; impossibilità di trovare un <strong>medico o un pediatra di famiglia</strong> vicino casa, </em></p>
<p><em>&#8211; enormi <strong>diseguaglianze regionali</strong> e locali sino alla migrazione sanitaria</em>’, dice Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE.</p>
<h2>La rete civica #SalviamoSSN e il logo nazionale</h2>
<p><strong>A dieci anni</strong> dall’avvio della campagna #SalviamoSSN, la Fondazione GIMBE lancia una rete civica nazionale con sezioni regionali per coinvolgere sempre più persone nella tutela e nel rilancio del SSN fondato su principi di universalità, uguaglianza, equità per tutelare un diritto costituzionale, e impedire che si degeneri in 21 sistemi sanitari regionali basati sulle regole del libero mercato. (3)</p>
<p><strong>Per valorizzare l’identità</strong> nazionale del SSN, inoltre, la Fondazione Gimbe auspica l’adozione di un logo ufficiale. All’obiettivo sono stati coinvolti la Presidenza della Repubblica, le Alte Cariche dello Stato e il ministero della Salute mediante richiesta formale inviata 4 dicembre 2023.</p>
<h2>La monografia sul SSN</h2>
<p><strong>A queste e numerose altre attività</strong> consultabili nel sito, la Fondazione GIMBE somma la monografia &#8216;Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni. Lunga vita al Servizio Sanitario Nazionale!’, un prezioso testo che ripercorre le cause dell’affossamento del SSN e propone soluzioni. (4)</p>
<h2>Le ‘patologie’ del SSN</h2>
<p><strong>Fondazione GIMBE</strong> snocciola le ‘patologie’ del SSN con ricchezza di dettagli e numeri, svelando al cittadino i motivi dei disservizi sempre più assillanti.</p>
<h2>1) Inadeguato finanziamento del SSN italiano</h2>
<p><strong>L’inadeguato finanziamento</strong> del Servizio Sanitario Nazionale si protrae da tre lustri. Negli ultimi 15 anni tutti i governi, di ogni colore, hanno tagliato risorse o non finanziato adeguatamente il SSN. Così,</p>
<p>&#8211; nel 2022 l’Italia supera in termini di spesa sanitaria pubblica pro-capite solo i Paesi dell’Europa meridionale (Spagna, Portogallo, Grecia) e quelli dell’Europa dell’Est, eccetto la Repubblica Ceca,</p>
<p>&#8211; rispetto alla media dei Paesi europei, invece, il sistema sanitario italiano risulta oggi sottofinanziato di 47,3 miliardi di euro,</p>
<p>&#8211; cumulando le differenze accumulate nel periodo 2010-2022 la cifra raggiunge circa 333 miliardi di euro.</p>
<h3>1.1) Fondi irrisori</h3>
<p><strong>L’attuale finanziamento</strong> del Fondo Sanitario Nazionale è inadeguato al rilancio del SSN. L’involuzione viene ben rappresentata nella monografia di GIMBE.</p>
<p><strong>&#8211; Negli anni 2020-2022</strong> il FSN è cresciuto di € 11,6 miliardi, rispetto agli € 8,2 miliardi del decennio 2010-2019. Tuttavia, le ingenti risorse sono state interamente assorbite dall’emergenza pandemica e non hanno permesso di rafforzare in maniera strutturale il SSN, né di mantenere i conti delle Regioni in ordine.</p>
<p><strong>&#8211; All’avvio della XIX Legislatura</strong> (governo Meloni, dal 13.10.22), con la Legge di Bilancio 2023 il governo ha aumentato il FSN di € 2,15 miliardi per il 2023 (di cui € 1,4 miliardi assorbiti dalla crisi energetica), di € 2,3 miliardi per il 2024 e di € 2,6 miliardi per il 2025.</p>
<p>Cifre irrisorie, anche in considerazione dell’inflazione acquisita che a settembre 2023 era del 5,7%, Peraltro, nel medio periodo non si intravede alcun programma di rilancio degli investimenti. Nella Nota di aggiornamento al DEF (NaDEF) del settembre 2023 il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% del 2023 scende al 6,2% nel 2024 sino a toccare il 6,1% nel 2026, ben al di sotto del valore pre-pandemia del 2019.</p>
<p><strong>&#8211; La Legge di Bilancio 2024</strong> prevede un aumento il FSN di € 3 miliardi per il prossimo anno, € 4 miliardi per il 2025 e € 4,2 miliardi per il 2026. Tuttavia, nonostante il netto incremento del FSN nel 2024, non si intravede alcun rilancio progressivo del finanziamento pubblico per la sanità pubblica. Infatti, circa € 2.400 milioni saranno destinati al rinnovo contrattuale del personale sanitario dipendente e convenzionato, e gli incrementi previsti nel 2025 (+1%) e nel 2026 (+0,15%) sono talmente esigui che non riusciranno nemmeno a compensare l’inflazione, né l’aumento dei prezzi di beni e servizi.</p>
<div id="attachment_7102" style="width: 1884px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7102" class="wp-image-7102 size-full" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1.jpg" alt="45 anni di Sistema Sanitario Nazionale calo finanziamenti" width="1874" height="1142" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1.jpg 1874w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-300x183.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-1024x624.jpg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-768x468.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-1536x936.jpg 1536w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-240x146.jpg 240w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-50x30.jpg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig1-123x75.jpg 123w" sizes="(max-width: 1874px) 100vw, 1874px" /><p id="caption-attachment-7102" class="wp-caption-text">Fonte: GIMBE<span style="font-size: 14px;"> </span></p></div>
<h2>2) Carenza di personale</h2>
<p><strong>La carenza di risorse</strong> continua a indebolire il SSN nelle sue componenti strutturale, tecnologica, organizzativa e, soprattutto, professionale.</p>
<p><strong>‘<em>A pagare le spese</em></strong><em> del progressivo definanziamento è stato infatti soprattutto il personale sanitario. La persistenza del tetto di spesa riferito al lontano 2004 ha prima ridotto la quantità di medici e soprattutto di infermieri, poi li ha progressivamente demotivati tanto che oggi si moltiplicano pensionamenti anticipati, licenziamenti volontari, fughe verso il privato o all’estero</em>’, rimarca Cartabellotta.</p>
<h2>3) Diseguaglianze regionali</h2>
<p><strong>L’uguaglianza e l’equità</strong> che hanno animato la creazione del SSN 45 anni fa sono polverizzate dall’evoluzione di 21 servizi sanitari regionali diseguali.</p>
<p><strong>Nella maggior parte delle Regioni meridionali</strong> non vengono garantiti nemmeno i livelli essenziali di assistenza (LEA). Il monitoraggio 2021 dei LEA da parte del ministero della Salute documenta infatti che delle 14 Regioni adempienti solo 3 sono del Sud (Abruzzo, Puglia e Basilicata), tutte a fondo classifica.</p>
<p>‘<em>E su questa frattura pende <strong>la mannaia dell’autonomia differenziata</strong>, che senza definire e finanziare i Livelli Essenziali delle Prestazioni, non potrà che amplificare le diseguaglianze, legittimando normativamente il divario Nord-Sud e violando il principio di uguaglianza nel diritto alla tutela della salute e assestando il colpo di grazia al SSN</em>’, chiosa il presidente di Fondazione GIMBE.</p>
<h2>4) Migrazione sanitaria</h2>
<p><strong>La conseguenza della ‘frattura strutturale Nord-Sud’</strong> è la crescita della migrazione dei cittadini dalle regioni meridionali a quelle settentrionali in cerca di cure sanitarie.</p>
<p>Il fenomeno vale 4,24 miliardi di euro (2021), che confluiscono da Sud verso 3 regioni settentrionali dove si concentra il 93,3% dei saldi attivi. Proprio le stesse Regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto) che hanno già sottoscritto i pre-accordi per le maggiori autonomie.</p>
<p>Nel 2021, infatti, le<strong> Regioni con saldo positivo</strong> superiore a € 100 milioni sono tutte al Nord:</p>
<p>&#8211; Emilia-Romagna (€ 442 milioni),</p>
<p>&#8211; Lombardia (€ 271 milioni),</p>
<p>&#8211; Veneto (€ 228 milioni).</p>
<p><strong>Le Regioni con saldo negativo</strong> maggiore di € 100 milioni sono invece tutte al Centro-Sud:</p>
<p>&#8211; Abruzzo (-€ 108 milioni),</p>
<p>&#8211; Puglia (-€ 131 milioni),</p>
<p>&#8211; Lazio (-€ 140 milioni),</p>
<p>&#8211; Sicilia (-€ 177 milioni),</p>
<p>&#8211; Campania (-€ 221 milioni),</p>
<p>&#8211; Calabria (-€ 252 milioni).</p>
<h2>5) Sprechi e inefficienze</h2>
<p><strong>‘<em>L’erogazione dell’assistenza sanitaria</em></strong><em> oggi risulta molto frammentata, troppo medico-centrica, dicotomizzata tra ospedale e territorio e scarsamente integrata con quella socio-sanitaria, generando sprechi e inefficienze, ridotta qualità dei servizi e disagi per i pazienti</em>’, ricorda Cartabellotta.</p>
<p><strong>Sprechi e inefficienze</strong> non mancano. Si pensi a</p>
<p>&#8211; eccesso di prestazioni da medicina difensiva,</p>
<p>&#8211; frodi,</p>
<p>&#8211; acquisti a costi eccessivi,</p>
<p>&#8211; complessità amministrative,</p>
<p>&#8211; inadeguato coordinamento dell’assistenza, in particolare tra setting ospedalieri e territoriali.</p>
<p>Queste criticità meritano un’azione di recupero, ma il loro risanamento non è certo sufficiente a risanare il SSN.</p>
<h2>6) Espansione del privato accreditato</h2>
<p><strong>Le strutture sanitarie private</strong> accreditate continuano ad aumentare, complice la mancanza di un’assistenza pubblica efficiente.</p>
<p>Ormai appresentano</p>
<p>&#8211; quasi la metà di quelle che erogano l’assistenza ospedaliera (48,6%),</p>
<p>&#8211; il 60,4% di quelle per la specialistica ambulatoriale,</p>
<p>&#8211; l’84% delle strutture destinate all’assistenza residenziale,</p>
<p>&#8211; il 71,3% delle strutture destinate all’assistenza semiresidenziale,</p>
<p>&#8211; il 78,2% delle strutture riabilitative. (5)</p>
<div id="attachment_7103" style="width: 2012px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7103" class="wp-image-7103 size-full" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2.jpg" alt="sanità privata" width="2002" height="1366" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2.jpg 2002w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-300x205.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-1024x699.jpg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-768x524.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-1536x1048.jpg 1536w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-214x146.jpg 214w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-50x34.jpg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/12/fig.2-110x75.jpg 110w" sizes="(max-width: 2002px) 100vw, 2002px" /><p id="caption-attachment-7103" class="wp-caption-text">Fonte: GIMBE</p></div>
<h2>Salviamo il SSN</h2>
<p><strong>‘<em>In occasione del suo 45° compleanno</em></strong><em> con le nostre iniziative vogliamo ribadire alla popolazione il valore inestimabile del SSN e l’inderogabile necessità di un patto sociale e politico che, prescindendo da ideologie partitiche e avvicendamenti di Governi, riconosca in quel modello di sanità un pilastro della nostra democrazia, una conquista irrinunciabile e una grande leva per lo sviluppo economico del Paese. Oltre che un’alleanza tra tutti gli attori della sanità finalizzata a rinunciare ai privilegi acquisiti per rilanciare questo prezioso bene comune nell’esclusivo interesse delle persone</em>’, conclude Cartabellotta.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Fondazione GIMBE. Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni. GIMBE lancia la rete civica #SalviamoSSN e chiede al Presidente Mattarella un logo per il SSN. “Festa” di compleanno amara e con la mannaia dell&#8217;autonomia differenziata. 19.12.23 <a href="https://www.gimbe.org/pagine/341/it/comunicati-stampa">https://www.gimbe.org/pagine/341/it/comunicati-stampa</a></p>
<p>(2) Dario Dongo, Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/copertura-sanitaria-universale-dichiarazione-onu/">Copertura sanitaria universale, dichiarazione ONU</a>. <em>Égalité</em>. 22.2.20</p>
<p>(3) Per aderire alla rete civica, compilare il form a questo link https://salviamo-ssn.it/salviamo-ssn/rete-individui.it-IT.html</p>
<p>(4) Nino Cartabellotta. &#8216;Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni. Lunga vita al Servizio Sanitario Nazionale!&#8217; <a href="https://salviamo-ssn.it/var/contenuti/Monografia_SSN45.pdf">https://salviamo-ssn.it/var/contenuti/Monografia_SSN45.pdf</a></p>
<p>(5) Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale 2021. Ministero della Salute <a href="https://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&amp;id=3299">https://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&amp;id=3299</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/45-anni-di-sistema-sanitario-nazionale-le-iniziative-di-gimbe-per-rilanciarlo/">45 anni di Sistema Sanitario Nazionale. Le iniziative di GIMBE per rilanciarlo</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Food is medicine, cibo a domicilio per la salute delle persone vulnerabili</title>
		<link>https://www.egalite.org/food-is-medicine-cibo-a-domicilio-per-la-salute-delle-persone-vulnerabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 16:52:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[Food is medicine]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=6640</guid>

					<description><![CDATA[<p>‘Food is medicine’ è un’area di intervento sanitario che si basa sulla fornitura a domicilio di alimenti e pasti pronti, per migliorare la salute delle persone<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/food-is-medicine-cibo-a-domicilio-per-la-salute-delle-persone-vulnerabili/">Food is medicine, cibo a domicilio per la salute delle persone vulnerabili</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>‘Food is medicine’ è un’area di intervento sanitario che si basa sulla fornitura a domicilio di alimenti e pasti pronti, per migliorare la salute delle persone vulnerabili. Popolazione anziana e/o affetta da patologie croniche e/o appena dimessa dall’ospedale.</p>
<p>Questa pratica è di recente attuazione in alcuni Stati degli USA e in pochi altri Paesi (Australia, Canada e Regno Unito). Si è dimostrata una soluzione di sanità pubblica efficace e a basso costo. Ma non mancano criticità.</p>
<h2>Il ruolo dell’alimentazione nella salute e nella malattia</h2>
<p><strong>L’alimentazione</strong> incide drasticamente sullo stato di salute. A livello globale, un decesso su cinque è attribuibile a una dieta squilibrata. Il cibo incide più di qualsiasi altro fattore di rischio, incluso il tabacco, secondo uno studio pubblicato nel 2019 su <em>The Lancet.</em> (1)</p>
<p><strong>I primi tre fattori di rischio </strong>correlati alla dieta sono:</p>
<ul>
<li><strong>sale, consumo eccessivo</strong>. Superare la soglia indicata da WHO (5 grammi al giorno) <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/sale-in-eccesso-malattie-croniche-e-mortalita-prematura/">espone a gravi rischi</a> di malattie cardiovascolari, diabete e tumori. Un consumo moderato di sale, entro i 2,3 g al giorno, è viceversa associato al livello più basso di pressione arteriosa negli studi randomizzati controllati,</li>
<li><strong>cereali integrali, bassi consumi</strong>. Almeno 125 g (100-150 g) di cereali integrali (completi di crusca, germe ed endosperma. Non anche ‘<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/falso-integrale-virtu-perdute-e-possibili-controindicazioni/">falsi integrali</a>’) dovrebbero venire assunti al giorno. Tal quali (es. riso integrale, fiocchi di cereali nel muesli) o attraverso pasta e prodotti da forno,</li>
<li><strong>frutta, scarsità</strong>. Il consumo medio giornaliero di frutta non dovrebbe scendere al di sotto dei 250 g (da 200 a 300 g) di frutta. Esclusi, beninteso, nettari e altre preparazioni zuccherine (o salate) a base di frutta. (1)</li>
</ul>
<p><strong>Possibile fonte di malattia</strong>, soprattutto quando scambiato con alimenti ultraprocessati, il (vero) cibo è anche uno strumento di cura, come dimostra la pratica denominata <em>Food is medicine.</em></p>
<h2>Food is medicine, il cibo che cura</h2>
<p><strong>La sperimentazione </strong>dei modelli di intervento Food is medicine (o Food as medicine) quale strumento per prevenire, gestire e curare le malattie sta riscuotendo molto interesse nella comunità scientifica.</p>
<p><strong>L’analisi</strong> delle iniziative condotte negli Stati Uniti (California <em>in primis</em>) evidenzia effetti benefici sia per la salute della popolazione coinvolta, sia per le casse del sistema sanitario. Un bilancio <em>win-win</em> che potrebbe convincere le assicurazioni sanitarie private a includere gli alimenti come cura, in vista di una riduzione della spesa sanitaria da rimborsare per farmaci e ricoveri.</p>
<h2>Come funziona</h2>
<p><strong>Gli interventi </strong>vengono articolati in funzione delle necessità e della patologia dei destinatari, sempre selezionati mediante medici di base e altre strutture del sistema sanitario. Di solito sono progettati per trattare individui con reddito basso, insicurezza alimentare e/o limitazioni nelle attività della vita quotidiana che rendono difficile la preparazione di pasti sani.</p>
<p><strong>L’accesso</strong> al servizio, previa iscrizione, è condizionato dalla presenza di una malattia cronica (cardiopatie, patologie renali, diabete, cancro <em>etc</em>.) influenzabile dall’alimentazione e dal ricorrente bisogno di cure mediche e ricoveri ospedalieri.</p>
<p><strong>Alcuni programmi </strong>includono anche le persone con una disabilità che impedisce loro di prepararsi pasti adeguati, gli anziani non più autosufficienti, i positivi all’HIV. Proprio i malati di AIDS furono negli anni 90 i primi destinatari negli USA (a livello federale) di pasti forniti dall’assistenza sanitaria, come misura palliativa quando le cure scarseggiavano (<em>Ryan White Comprehensive AIDS Resources Emergency Act</em> del 1990).</p>
<h2>Pasti pronti o <em>voucher</em></h2>
<p><strong>Le forme</strong> di erogazione del cibo-medicina sono di tre tipi:</p>
<p><strong>&#8211; la consegna a domicilio</strong> di pasti preparati secondo le indicazioni di medici nutrizionisti e in funzione della patologia da trattare (<em>Medically Taylored Meals</em>, MTM, o <em>Medically Supportive Food</em>, MSF). I programmi di solito prevedono la fornitura di 2 o 3 pasti quotidiani per 12 settimane,</p>
<p><strong>&#8211; la fornitura di una spesa</strong> alimentare settimanale, studiata in funzione delle esigenze sanitarie del destinatario,</p>
<p><strong>&#8211; l’erogazione di buoni</strong> da spendere presso i mercati contadini per acquistare frutta e verdura.</p>
<p><strong>Oltre alla fornitura alimentare</strong>, alcuni programmi prevedono anche interventi di educazione nutrizionale e pasti di gruppo (in particolare per gli anziani, che si giovano così di una alimentazione adeguata e dell’occasione di socialità).</p>
<h2>Gli effetti degli interventi Food is medicine</h2>
<p><strong>I benefici</strong> per i destinatari di queste innovative prestazioni sanitarie sono evidenti, secondo numerosi studi che dal 2018 monitorano il fenomeno. (2)</p>
<p><strong>Questa forma</strong> di assistenza nella popolazione a basso reddito migliora la dieta, riduce l’ansia di dover scegliere se pagare il cibo o i farmaci. Tra i pazienti HIV positivi aumenta l’aderenza alla terapia retrovirale. Tra i diabetici migliora la gestione della patologia.</p>
<p><strong>Di conseguenza</strong> anche i ricoveri, gli accessi in pronto soccorso e le spese sanitarie si riducono.</p>
<h2>Ricoveri dimezzati</h2>
<p><strong>Gli autori</strong> di un recente articolo pubblicato su <em>JAMA Network Open</em> riferiscono che ‘<em>negli studi osservazionali e negli studi clinici pilota randomizzati, i pazienti che hanno ricevuto MTM (Medically Taylored Meals, cioè pasti su misura, ndr) hanno sperimentato una migliore gestione della malattia e hanno avuto meno ricoveri, ricoveri al pronto soccorso, visite a case di cura e minori spese sanitarie rispetto a pazienti di controllo (in condizioni) simili</em>’.</p>
<p><strong>La ricezione</strong> di questi pasti su misura è stata associata a</p>
<ul>
<li>rischio inferiore di ricovero variabile dal 37% al 52%,</li>
<li>riduzione tra il 16% e il 31% delle spese sanitarie mensili,</li>
<li>diminuzione dei costi sanitari netti di circa $ 2.500 per anno-paziente, dopo aver pagato i costi dei pasti su misura.</li>
</ul>
<p><strong>Sulla base di questi dati</strong>, i ricercatori hanno simulato la somministrazione di <em>Medically Taylored Meals</em> a 6.309.998 adulti statunitensi over-18 titolari di <em>Medicare</em>, <em>Medicaid</em> o un&#8217;assicurazione privata e almeno una patologia sensibile all&#8217;alimentazione e una limitazione nelle attività della vita quotidiana.</p>
<p><strong>In 10 anni</strong>, con 10 pasti a settimana per 8 mesi l’anno, la misura ‘<em>potrebbe potenzialmente essere associata a circa 1,6 milioni di ricoveri evitati e risparmi netti sui costi di $ 13,6 miliardi all’anno</em>&#8216;. (3)</p>
<p><strong>Degno di nota</strong>, infine, l’impatto dei pasti su misura sulle sorti degli individui ricoverati in ospedale. Uno studio su 645 individui ricoverati per insufficienza cardiaca cronica in 8 ospedali svizzeri ha rilevato che la nutrizione su misura ha ridotto del 56% la mortalità a 30 giorni, in confronto ai pazienti alimentati con il cibo ordinario dell’ospedale. (4)</p>
<h2>Un potenziale da migliorare</h2>
<p><strong>Le evidenze scientifiche</strong> sono incoraggianti. Tuttavia, un’analisi pubblicata sul BMJ (5) evidenzia che l’applicazione su larga scala dei programmi <em>Food is medicine</em> richiede di colmare alcune lacune, in particolare</p>
<ul>
<li>ricerca. Per consolidare le evidenze emerse dagli studi pilota finora condotti servono studi di implementazione più ampi, compresi studi randomizzati con gruppi di confronto appropriati,</li>
<li>formazione. Migliorare la formazione dei medici affinché riconoscano i bisogni nutrizionali di un paziente e comprendere il potenziale impatto dei servizi disponibili. Negli USA, meno dell’1% delle ore di formazione alla facoltà di Medicina sono dedicate alla nutrizione. Altrove, Europa compresa, la situazione è simile, come testimonia uno studio su Lancet,(6)</li>
<li>finanziamenti. Il tasto più dolente riguarda il denaro. Negli Stati Uniti i programmi Food is medicine sono limitati ad alcune iniziative pilota e alla filantropia. Altrove, come in Gran Bretagna e Italia, il sistema sanitario copre soltanto gli alimenti particolari (aproteici, senza glutine).</li>
</ul>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990-2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017. <em>Lancet</em> 2019;393:1958-72. doi:10.1016/S0140-6736(19)30041-8 pmid:30954305 <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30954305/">https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30954305/</a></p>
<p>(2) Si veda la panoramica della ricerca peer-reviewed associata agli interventi Food is Medicine realizzata dal Center for Health Law and Policy Innovation of Harvard Law School, <em>Food is Medicine: Peer-Reviewed Research in the U.S. Medically Tailored Meals, Medically Tailored Food Packages, and Nutritious Food Referrals. </em><a href="https://chlpi.org/wp-content/uploads/2013/12/Food-is-Medicine_Peer-Reviewed-Research-in-the-U.S.1.pdf">https://chlpi.org/wp-content/uploads/2013/12/Food-is-Medicine_Peer-Reviewed-Research-in-the-U.S.1.pdf</a></p>
<p>(3) Kurt Hager, Frederick P. Cudhea, John B. Wong et al. Association of National Expansion of Insurance Coverage of Medically Tailored Meals With Estimated Hospitalizations and Health Care Expenditures in the US. <em>JAMA Netw Open</em>. 2022;5(10):e2236898. doi:10.1001/jamanetworkopen.2022.36898 <a href="https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2797397">https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2797397</a></p>
<p>(4) Lara Hersberger, Anna Dietz, Helene Bürgler, Annika Bargetzi, Laura Bargetzi, Nina Kägi-Braun, Pascal Tribolet, Filomena Gomes, Claus Hoess, Vojtech Pavlicek, Stefan Bilz, Sarah Sigrist, Michael Brändle, Christoph Henzen, Robert Thomann, Jonas Rutishauser, Drahomir Aujesky, Nicolas Rodondi, Jacques Donzé, Zeno Stanga, Beat Mueller, Philipp Schuetz. Individualized Nutritional Support for Hospitalized Patients With Chronic Heart Failure. <em>Journal of the American College of Cardiology</em>, Volume 77, Issue 18, 2021, Pages 2307-2319, ISSN 0735-1097, <a href="https://doi.org/10.1016/j.jacc.2021.03.232">https://doi.org/10.1016/j.jacc.2021.03.232</a>.</p>
<p>(5) Downer S, Berkowitz S A, Harlan T S, Olstad D L, Mozaffarian D. Food is medicine: actions to integrate food and nutrition into healthcare <em>BMJ</em> 2020; doi: <a href="https://doi.org/10.1136/bmj.m2482">https://doi.org/10.1136/bmj.m2482</a></p>
<p>6) Crowley J, Ball L, Hiddink GJ. Nutrition in medical education: a systematic review. <em>Lancet Planet Health</em>. 2019 Sep;3(9):e379-e389. doi: 10.1016/S2542-5196(19)30171-8. PMID: 31538623.</p>
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		<title>Consenso informato, dalle cure al fine vita. Webinar dell&#8217;Accademia di Medicina di Torino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 06:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Medicina di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[consenso informato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 29 marzo, alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino organizza la riunione scientifica, anche in streaming, &#8216;Il consenso informato. Novità sul piano del Diritto.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 29 marzo, alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino organizza la riunione scientifica, anche in <em>streaming</em>, &#8216;<em>Il consenso informato. Novità sul piano del Diritto. Informare per aiutare a decidere</em>&#8216;.</p>
<p>L’incontro è introdotto da Giancarlo Di Vella, Professore Ordinario di Medicina Legale, Università di Torino. I relatori sono Vladimiro Zagrebelsky, Direttore del Laboratorio dei Diritti Fondamentali di Torino, già Giudice della Corte europea dei Diritti dell&#8217;Uomo, e Silvana Quadrino, Psicologa, psicoterapeuta, docente di comunicazione nelle relazioni di cura.</p>
<h2>Consenso informato, tra nozioni e pratica</h2>
<p><strong>Il professore Zagrebelsky</strong> illustra la legge 219/2017 che definisce il rapporto tra medico e paziente: la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l&#8217;autonomia decisionale del paziente e la competenza, l&#8217;autonomia professionale e la responsabilità del medico.</p>
<p><strong>Si tratta</strong> di una descrizione che corrisponde alla nozione che discende dalle regole deontologiche del medico. Ma nella pratica il divario di conoscenze che distingue il paziente dal medico rende complessa la piena realizzazione di ciò che la legge prescrive.</p>
<p><strong>Il tema della fine della vita</strong> (disposizioni anticipate di trattamento, pianificazione condivisa di trattamento, suicidio medicalmente assistito), anche a seguito delle recenti sentenze della Corte costituzionale, presenta aspetti specifici della informazione e del consenso sia per il paziente, che per il medico.</p>
<h2>Come favorire l&#8217;autonomia decisionale del paziente</h2>
<p><strong>La professoressa Quadrino</strong> sottolinea come dalla legge sopracitata emerga un concetto: il tempo della comunicazione è tempo di cura.</p>
<p><strong>Se si passa dal “cosa”</strong> è buono e giusto fare al “come” farlo, la faccenda si complica. “Come” il medico può favorire l’autonomia decisionale del paziente &#8211; e dei suoi familiari &#8211; nelle diverse fasi dell’intervento di cura, tenendo conto della realtà attuale che a ragione è stata definita “caos informativo”. Come tenere conto delle informazioni che paziente e famiglia inevitabilmente raccolgono quando compare una malattia, come affiancarli nel percorso decisionale.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> va appreso, basarsi solo sul buon senso e sulla buona volontà del medico è ingiusto, pericoloso e troppo gravoso per entrambi i protagonisti di quel percorso decisionale informato di cui parla la legge.</p>
<h2>Come partecipare</h2>
<p><strong>Per partecipare</strong> all&#8217;incontro in presenza, nell’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), è necessario prenotarsi via email all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass.</p>
<p><strong>L&#8217;accesso <em>online</em></strong> è aperto a tutti, mediante il sito <a href="http://www.accademiadimedicina.unito.it">www.accademiadimedicina.unito.it</a>.</p>
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		<title>Assistenza sanitaria domiciliare, ripartire dal decalogo dell’Accademia di Medicina di Torino</title>
		<link>https://www.egalite.org/assistenza-sanitaria-domiciliare-ripartire-dal-decalogo-dellaccademia-di-medicina-di-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 21:33:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Medicina di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza sanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[sistema sanitario]]></category>
		<category><![CDATA[telemedicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Accademia di Medicina di Torino analizza le criticità dell’assistenza sanitaria domiciliare, un sistema gravato da costi elevati e risultati clinici insufficienti. Un obiettivo nel PNRR Il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Accademia di Medicina di Torino analizza le criticità dell’assistenza sanitaria domiciliare, un sistema gravato da costi elevati e risultati clinici insufficienti.</p>
<h2>Un obiettivo nel PNRR</h2>
<p><strong>Il gruppo di lavoro</strong> coordinato dal presidente Giancarlo Isaia ha elaborato un documento scientifico di analisi che si conclude con un decalogo sulle misure necessarie per attivare un servizio indicato come cruciale anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.</p>
<p><strong>Il PNRR</strong> approvato il 22.6.21 dalla Commissione europea indica infatti l’abitazione come primo luogo di cura e intende affidare all’assistenza domiciliare, entro la metà del 2026, il 10% degli <em>over-</em>65 con una o più patologie e/o non autosufficienti. Una sfida complessa.</p>
<h2>Assistenza sanitaria domiciliare, l’Italia arranca</h2>
<p><strong>Nel panorama europeo</strong> l’Italia è ancora priva di una rete di assistenza sanitaria domiciliare efficace ed efficiente. L’OCSE lo segnalava già nel 2015, fino a ribadirlo nel 2020 pandemico, assieme alla Corte dei conti.</p>
<p>“<em>La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la <strong>popolazione senza protezioni adeguate</strong>. Se <strong>fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie</strong>, contando sulle risorse economiche private e su un’assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione socio-sanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, tale carenza ha finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema, quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta</em>”. Corte dei Conti, <a href="https://www.corteconti.it/Home/Organizzazione/UfficiCentraliRegionali/UffSezRiuniteSedeControllo/RappCoord/RappCoord2020"><em>Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2020</em></a>.</p>
<p><strong>La sfida</strong> della crisi pandemica ha acuito le gravi criticità esistenti in Italia nella cura dei malati cronici non autosufficienti. E come prima, ancora oggi nelle abitazioni private e nelle strutture residenziali i più fragili, soprattutto anziani, affetti da più patologie inclusa la demenza senile, vivono in pessime condizioni, dopo avere lavorato tutta la vita. A questa importante e crescente fascia di popolazione, spesso sola e in difficoltà economiche, urge restituire dignità e cure efficaci.</p>
<h2>10 proposte per il cambiamento</h2>
<p><strong>L’inappropriatezza</strong> delle cure socio-sanitarie attualmente offerte all’anziano ‘fragile’ e l’inadeguatezza del sistema sono tuttavia ‘mali curabili’.</p>
<p><strong>Secondo l’Accademia di Medicina di Torino</strong>, richiedono un approccio basato sui seguenti 10 punti</p>
<p>1)  Attivare di routine una procedura basata su un <strong>approccio olistico</strong> al paziente.</p>
<p>2)  Promuovere un salto di qualità culturale nei medici e negli operatori sanitari, volto a riconoscere il <strong>livello di autonomia/dipendenza funzionale come elemento centrale della </strong><strong>valutazione</strong> del paziente affetto da cronicità.</p>
<p>3)  Dedicare agli operatori specifici e sistematici <strong>interventi formativi</strong>.</p>
<p>4)  Promuovere una <strong>riorganizzazione delle cure per complessità clinica e funzionale</strong>, piuttosto che<br />
articolata in strutture specializzate per singole patologie.</p>
<p>5)  Attivare un sistema flessibile di cure domiciliari, ed in particolare l’<strong>ospedalizzazione a domicilio</strong>.</p>
<p>6)  Adeguare nelle RSA gli <strong>standard del personale</strong> alle esigenze della persona malata.</p>
<p>7)  Ricorrere sempre di più a nuove tecnologie come la <strong>telemedicina</strong>.</p>
<p>8)  Definire le <strong>competenze professionali</strong> nella cura degli anziani malati cronici, chiarendo quali siano specifiche del medico di medicina generale, del fisiatra, del geriatra o di altri specialisti.</p>
<p>9)  <strong>Integrare</strong> maggiormente l’assistenza ospedaliera con il territorio.</p>
<p>10)  Pianificare per ciascun malato un <strong>progetto individualizzato</strong> di presa in carico dell’ASL e provvedere all’erogazione di sostegni economici ai familiari, se disponibili.</p>
<p><strong>Il documento scientifico</strong> è disponibile a questo <a href="https://drive.google.com/file/d/1IZdOgmFYc0j7PdMzaPhqIufnVAxTdefX/view"><em>link</em></a>.</p>
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