

L’Accademia di Medicina di Torino analizza le criticità dell’assistenza sanitaria domiciliare, un sistema gravato da costi elevati e risultati clinici insufficienti.
Il gruppo di lavoro coordinato dal presidente Giancarlo Isaia ha elaborato un documento scientifico di analisi che si conclude con un decalogo sulle misure necessarie per attivare un servizio indicato come cruciale anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il PNRR approvato il 22.6.21 dalla Commissione europea indica infatti l’abitazione come primo luogo di cura e intende affidare all’assistenza domiciliare, entro la metà del 2026, il 10% degli over-65 con una o più patologie e/o non autosufficienti. Una sfida complessa.
Nel panorama europeo l’Italia è ancora priva di una rete di assistenza sanitaria domiciliare efficace ed efficiente. L’OCSE lo segnalava già nel 2015, fino a ribadirlo nel 2020 pandemico, assieme alla Corte dei conti.
“La mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate. Se fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie, contando sulle risorse economiche private e su un’assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione socio-sanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, tale carenza ha finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema, quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta”. Corte dei Conti, Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2020.
La sfida della crisi pandemica ha acuito le gravi criticità esistenti in Italia nella cura dei malati cronici non autosufficienti. E come prima, ancora oggi nelle abitazioni private e nelle strutture residenziali i più fragili, soprattutto anziani, affetti da più patologie inclusa la demenza senile, vivono in pessime condizioni, dopo avere lavorato tutta la vita. A questa importante e crescente fascia di popolazione, spesso sola e in difficoltà economiche, urge restituire dignità e cure efficaci.
L’inappropriatezza delle cure socio-sanitarie attualmente offerte all’anziano ‘fragile’ e l’inadeguatezza del sistema sono tuttavia ‘mali curabili’.
Secondo l’Accademia di Medicina di Torino, richiedono un approccio basato sui seguenti 10 punti
1) Attivare di routine una procedura basata su un approccio olistico al paziente.
2) Promuovere un salto di qualità culturale nei medici e negli operatori sanitari, volto a riconoscere il livello di autonomia/dipendenza funzionale come elemento centrale della valutazione del paziente affetto da cronicità.
3) Dedicare agli operatori specifici e sistematici interventi formativi.
4) Promuovere una riorganizzazione delle cure per complessità clinica e funzionale, piuttosto che
articolata in strutture specializzate per singole patologie.
5) Attivare un sistema flessibile di cure domiciliari, ed in particolare l’ospedalizzazione a domicilio.
6) Adeguare nelle RSA gli standard del personale alle esigenze della persona malata.
7) Ricorrere sempre di più a nuove tecnologie come la telemedicina.
8) Definire le competenze professionali nella cura degli anziani malati cronici, chiarendo quali siano specifiche del medico di medicina generale, del fisiatra, del geriatra o di altri specialisti.
9) Integrare maggiormente l’assistenza ospedaliera con il territorio.
10) Pianificare per ciascun malato un progetto individualizzato di presa in carico dell’ASL e provvedere all’erogazione di sostegni economici ai familiari, se disponibili.
Il documento scientifico è disponibile a questo link.