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	<title>salute Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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	<description>no-profit organization</description>
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		<title>Farmacie senza barriere: l’accordo Federfarma-#IoRampo</title>
		<link>https://www.egalite.org/farmacie-senza-barriere-laccordo-federfarma-iorampo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 19:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[ACCESS]]></category>
		<category><![CDATA[barriere architettoniche]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, per una persona con disabilità motoria o difficoltà di movimento, anche un gesto quotidiano come recarsi in farmacia può trasformarsi in un percorso a ostacoli. Scale, scalini, ingressi stretti: barriere architettoniche che negano di fatto un diritto fondamentale, quello alla salute. Una sfida che coinvolge oltre 3 milioni di cittadini, secondo le stime, e che stride con i princìpi sanciti dalla <strong>Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità</strong>, ratificata dall’Italia nel 2009, la quale impegna gli Stati ad assicurare la piena accessibilità a tutti i servizi e gli spazi aperti al pubblico.</p>
<p>Proprio in questa direzione si muove un’iniziativa concreta e dal forte impatto simbolico: il protocollo d’intesa siglato tra Federfarma e il progetto #IoRampo, presentato alla Camera dei Deputati. L’obiettivo è rendere le farmacie – presidi sanitari di prossimità per eccellenza – realmente accessibili a tutti, a partire dalle persone con disabilità motoria, anziani, genitori con passeggini o chiunque abbia una ridotta mobilità, temporanea o permanente.</p>
<h2>La rampa mobile come soluzione immediata</h2>
<p>Il progetto #IoRampo, sviluppato dalla Società benefit Connessioni sociali e patrocinato dall’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm), propone una soluzione pragmatica e a bassa soglia di attivazione: l’installazione di <strong>rampe mobili omologate</strong> all’ingresso di quelle farmacie che, per vincoli strutturali, storici o urbanistici, non possono garantire un accesso agevole con interventi edilizi permanenti. Si tratta di dispositivi semplici, sicuri e reversibili, che abbattono letteralmente l’ostacolo dello scalino, consentendo a tutti di varcare la soglia in autonomia e sicurezza.</p>
<p>L’iniziativa, come ha sottolineato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli in un videomessaggio, “risponde pienamente ai princìpi della Convenzione ONU e alla riforma italiana sulla disabilità”, incarnando lo spirito delle norme sull’accessibilità universale. Non si tratta di un mero adempimento, ma di un cambio di paradigma: trasformare l’accessibilità da problema tecnico a <strong>valore condiviso</strong>, che migliora la qualità della vita dell’intera comunità. Per le persone con disabilità, come ha evidenziato Andrea Venuto, presidente di Connessioni sociali, significa soprattutto riconquistare la libertà di scegliere la propria farmacia di fiducia, senza essere costretti a selezionarla in base alla presenza o meno di barriere.</p>
<h2>Oltre l’ingresso: accesso ai servizi e diritto alla cura</h2>
<p>Rendere accessibile una farmacia non significa solo permettere l’ingresso fisico. Oggi le farmacie offrono un ventaglio sempre più ampio di servizi: dalla <strong>telemedicina</strong> alle campagne di prevenzione, dall’assistenza territoriale al counselling farmacologico. Garantire a tutti la possibilità di usufruirne significa tutelare il <strong>diritto all’equo accesso al farmaco</strong> e alla salute, contrastando le disuguaglianze. La farmacia accessibile diventa così un nodo cruciale di una rete sanitaria territoriale realmente inclusiva, in linea con gli obiettivi del PNRR e del nuovo assetto dell’assistenza territoriale.</p>
<h2>Una sfida culturale oltre che architettonica</h2>
<p>L’accordo Federfarma-#IoRampo si inserisce in un contesto nazionale in cui la battaglia contro le barriere architettoniche è ancora lunga. Nonostante una normativa (la legge 13/1989) esista da decenni, la sua applicazione è spesso disomogenea e legata a interventi puntuali. La scarsa accessibilità riguarda non solo gli spazi privati, ma molti luoghi pubblici, limitando di fatto la partecipazione sociale, l’autonomia e, come in questo caso, l’accesso alle cure. Iniziative come #IoRampo dimostrano che soluzioni concrete sono possibili, anche in attesa di interventi strutturali più complessi, e contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica e i gestori degli esercizi sul tema.</p>
<p>In questa cornice si colloca anche il <a href="https://www.egalite.org/access-egalite-la-certificazione-dellaccessibilita-di-strutture-e-servizi/"><strong>progetto ACCESS</strong></a> di Égalité ETS, che promuove la <strong>certificazione dell’accessibilità</strong> di strutture e servizi. Un approccio sistemico e volontario che, attraverso linee guida chiare e una valutazione trasparente, aiuta gli esercizi a migliorare la propria accessibilità sotto tutti i profili (percettivo, cognitivo, motorio) e a comunicarla efficacemente agli utenti. L’accordo sulle farmacie e progetti come ACCESS condividono la stessa visione: costruire una società in cui l’inclusione sia un criterio di qualità misurabile e un vantaggio per tutti.</p>
<h2>Verso una comunità più accogliente</h2>
<p>L’elenco delle farmacie che hanno già aderito a #IoRampo – dalla Farmacia Sollai di Iglesias alla Farmacia Mannazzu di Alghero, fino alla Farmacia Boy di Pirri (Cagliari) – è in continua crescita e mostra come l’adesione parta spesso dalla sensibilità del singolo farmacista verso la propria comunità. Questo percorso verso “farmacie senza barriere” è dunque un passo concreto per tradurre in pratica i princìpi della Convenzione ONU e costruire, giorno dopo giorno, un Paese più equo e accogliente. Perché la salute, per essere davvero tale, deve essere un diritto esercitabile da chiunque, senza ostacoli e senza distinzioni.</p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>https://www.federfarma.it/Edicola/Comunicati-stampa/16-12-2025-13-35-26.aspx</p>
<p>https://www.iorampo.com</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un’Europa malata di disuguaglianze: il rapporto EuroHealthNet</title>
		<link>https://www.egalite.org/disuguaglianze-salute-rapporto-eurohealthnet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 08:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa non è mai stata così longeva. Con un&#8217;aspettativa di vita media di 81,4 anni, i cittadini europei vivono più a lungo che in qualsiasi altra<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Europa non è mai stata così longeva. Con un&#8217;aspettativa di vita media di 81,4 anni, i cittadini europei vivono più a lungo che in qualsiasi altra epoca della storia. Questo dato nasconde però una verità scomoda: la salute, come la ricchezza, è distribuita in modo profondamente ineguale. Non è solo una questione di geografia – un bambino nato in Spagna può aspettarsi di vivere oltre otto anni in più di uno nato in Bulgaria – ma di classe sociale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>È questa la fotografia che emerge dal rapporto ‘Disuguaglianze sociali in salute nell’UE’, redatto da EuroHealthNet in collaborazione con il Centre for Health Equity Analytics (CHAIN) e basato sui dati dell&#8217;Indagine Sociale Europea (ESS).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>L&#8217;abisso della disuguaglianza</h2>
<p>La prima, grande mistificazione è la media. Mentre a Malta si possono aspettare 71 anni di vita <b>in buona salute</b>, in Lettonia questo traguardo si ferma a 53. Un divario di 18 anni.</p>
<p>Il cuore del problema non sta solo tra i Paesi, bensì all&#8217;interno di essi. L&#8217;ESS rivela che in tutta Europa, una persona con un basso livello di istruzione (licenza media) ha il <b>40% di probabilità</b> di dichiarare di stare in cattiva salute, contro il <b>20%</b> di chi possiede una laurea. Il doppio. E non si tratta di un confine netto tra ricchi e poveri, ma di un ‘<b>gradiente sociale</b>’: più si scala la piramide sociale, migliore diventa la salute. Il manager ha più probabilità di vivere a lungo e in salute dell&#8217;impiegato, che a sua volta sta meglio dell&#8217;operaio.</p>
<h3>La salute come termometro della società</h3>
<p>Perché, come cittadini e come classe dirigente, dovremmo preoccuparci di questo? La risposta è triplice.</p>
<p>&#8211; <b>etica</b>. La salute è un diritto umano fondamentale. L&#8217;entità delle disuguaglianze è la cartina di tornasole di quanto una società sia giusta e solidale:</p>
<p>&#8211; <b>economica</b>. Una popolazione malata è una popolazione meno produttiva. I costi sanitari diretti si sommano a quelli indiretti per assenteismo, presenteismo (lavorare in condizioni di malessere) e perdita di forza lavoro;</p>
<p>&#8211; <b>sociale e democratica</b>. La ricerca mostra un circolo vizioso tra cattiva salute, sfiducia nelle istituzioni e disimpegno democratico. Una società malata è una società fragile, meno capace di affrontare sfide epocali come la transizione verde e digitale o le crisi geopolitiche.</p>
<h2>I veri colpevoli non sono (soltanto) i geni</h2>
<p>Uno dei luoghi comuni più duri a morire è che la salute sia frutto di scelte individuali e di DNA. Il rapporto smonta questa narrativa: <b>l&#8217;assistenza sanitaria incide solo per il 10%</b> sulle differenze di salute della popolazione. Il restante 90% è governato da <b>determinanti sociali</b>:</p>
<p>1.<span class="Apple-converted-space">  </span>sicurezza finanziaria</p>
<p>2.<span class="Apple-converted-space">  </span>alloggio</p>
<p>3.<span class="Apple-converted-space">  </span>ambiente</p>
<p>4.<span class="Apple-converted-space">  </span>reti sociali</p>
<p>5.<span class="Apple-converted-space">  </span>condizioni di lavoro e di vita.</p>
<p>Questi fattori sono a loro volta il riflesso di disuguaglianze più profonde di potere e opportunità. Il vero problema, denuncia il rapporto, è sistemico. I sistemi politici ed economici determinano l&#8217;equa distribuzione delle risorse attraverso la tassazione, i salari minimi e le politiche di welfare. Inoltre, le pratiche commerciali giocano un ruolo nefasto: i <b>gruppi socioeconomici più bassi </b>sono i bersagli preferiti di prodotti nocivi e a basso costo, come il <b>cibo ultra-processato</b> o l&#8217;<b>alcol</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Prodotti e pratiche commerciali sono responsabili di <b>quasi un decesso su quattro (24,5%)</b> nella regione europea. Combattere le disuguaglianze sanitarie, quindi, richiede un <b>approccio che coinvolga l&#8217;intera amministrazione</b>.</p>
<h2>La mappa del malessere</h2>
<p>Il rapporto analizza i dati ESS del 2014 e del 2024 su 14 Stati membri UE e altri 3 Paesi europei, tracciando un decennio di evoluzioni.</p>
<h3>Salute fisica: un&#8217;Europa a due velocità</h3>
<p>Nel 2024, quasi un europeo su tre (30%) dichiara di avere una salute da ‘discreta’ a ‘pessima’. Il dato aggregato è leggermente migliorato (-1,8% in 10 anni), ma nasconde dinamiche opposte.</p>
<p><b>I virtuosi</b>. Slovenia e Polonia sono i fari di speranza. Sono gli unici Paesi dove il divario tra istruiti e meno istruiti si sta riducendo, mentre contemporaneamente la salute generale migliora per tutti. Hanno trovato la formula per crescere senza lasciare indietro nessuno.</p>
<p><b>I disuguali</b>. Austria, Germania e Ungheria hanno migliorato la salute media, ma a un prezzo altissimo: l&#8217;aumento delle disuguaglianze. In Austria e Germania, i benefici sono andati esclusivamente ai più istruiti, creando un solco sempre più profondo. In Ungheria, tutti stanno meglio, ma i ricchi hanno migliorato più dei poveri.</p>
<p><b>L&#8217;involuzione preoccupante</b>. Belgio, Norvegia e Lituania registrano il peggior risultato: la salute peggiora per tutti e le disuguaglianze aumentano. Un segnale di allarme per modelli sociali considerati tra i più avanzati.</p>
<p><b>Il paradosso scandinavo</b>. Svezia e Irlanda hanno visto ridursi le disuguaglianze, ma non perché i più svantaggiati stiano meglio, ma perché la salute dei più istruiti è peggiorata. È un livellamento verso il basso.</p>
<h3>Salute mentale, la pandemia silenziosa e il peso della professione</h3>
<p>La salute mentale è il termometro più sensibile del malessere sociale. In media, il 12% degli europei (un adulto su otto) dichiara una cattiva salute mentale, un dato stabile dal 2014. Ma anche<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>qui, le disuguaglianze sono marcate.</p>
<p>La forbice si apre in base alla professione: solo l&#8217;<b>8%</b> dei dirigenti e professionisti dichiara problemi, una percentuale che sale al <b>18%</b> tra chi svolge lavori manuali o di routine. Oltre il doppio.</p>
<p>Anche in questo frangente emergono dinamiche nazionali molto differenti.</p>
<p>&#8211; <b>I modelli</b>. Ungheria e Slovenia brillano ancora: salute mentale stabile o in miglioramento per tutti e divari che si riducono.</p>
<p>&#8211; <b>La svolta iberica</b>. Spagna, Portogallo e Lituania mostrano un modello interessante: la salute mentale è migliorata per i gruppi a bassa professionalità e peggiorata per quelli alti, riducendo le disuguaglianze in un contesto di media in rialzo.</p>
<p>&#8211; <b>La crisi del benessere</b>. Belgio, Regno Unito, Norvegia e Irlanda vedono calare le disuguaglianze, ma solo perché la salute mentale di tutti peggiora, con un crollo più accentuato ai piani alti. In Norvegia, paradossalmente, i lavoratori meno qualificati stanno mentalmente meglio di dieci anni fa, mentre i manager stanno peggio.</p>
<p>&#8211; <b>I peggiori in classifica</b>. Germania, Francia, Svezia, Svizzera e Finlandia mostrano la tendenza più allarmante: la salute mentale media peggiora e, contemporaneamente, i divari tra le classi professionali si allarano. È il segno di società sotto stress, dove la pressione sta erodendo il benessere psicologico in modo diseguale.</p>
<h2>I fattori scatenanti le disuguaglianze</h2>
<p>L&#8217;analisi multivariata del rapporto identifica i fattori che più pesano sulle disuguaglianze.</p>
<p>Per la <b>salute fisica</b>, il fattore numero uno è la <b>percezione della sicurezza economica</b> (&#8216;Avere abbastanza soldi per vivere comodamente&#8217;). Al secondo posto c&#8217;è il <b>peso corporeo</b>, seguito da condizioni di lavoro, fumo e difficoltà finanziarie durante l&#8217;infanzia.</p>
<p>Per la salute mentale, ancora una volta, la <b>sicurezza economica</b> è il driver principale. Subito dopo, il <b>controllo sul proprio lavoro</b> (autonomia, potere decisionale) si rivela cruciale. Lo stress e il senso di impotenza nella vita quotidiana completano il quadro.</p>
<p>Questi dati confermano che le politiche per l&#8217;equità devono partire dal portafoglio e dalla dignità sul lavoro.</p>
<h2>Le vie d’uscita: cosa funziona sul campo</h2>
<p>Il rapporto non si limita a diagnosticare il male, ma propone terapie, evidenziando casi di studio virtuosi.</p>
<h3>L&#8217;approccio sistemico: l&#8217;economia del benessere in Finlandia</h3>
<p>La Finlandia ha reso operativo il concetto di &#8216;economia del benessere&#8217; con un Piano d&#8217;Azione Nazionale (2023-2025). Ha creato indicatori e strumenti per integrare il benessere in ogni decisione politica, con una visione al 2050 che bilancia obiettivi sociali, economici e ambientali. Significa che un ministero dei Trasporti, prima di approvare un&#8217;infrastruttura, deve valutarne l&#8217;impatto non solo sul PIL, ma sulla salute e la coesione sociale dei cittadini.</p>
<h3>La tassa mirata: la sugar tax polacca</h3>
<p>La Polonia, con un emendamento del 2015, ha introdotto una tassa sulle bevande zuccherate. L&#8217;obiettivo era duplice: disincentivarne il consumo (specialmente tra le fasce a basso reddito, più esposte al marketing di questi prodotti) e spingere i produttori a riformulare le ricette. È un classico esempio di politica &#8216;universalista&#8217; (riguarda tutti) che ha un impatto &#8216;proporzionale&#8217; (aiuta di più i più vulnerabili).</p>
<h3>L&#8217;universalismo proporzionato: l&#8217;esempio del Belgio Fiammingo</h3>
<p>Il Flemish Institute of Healthy Living supporta le organizzazioni nell&#8217;applicare il principio dell&#8217;<b>universalismo proporzionato</b>: servizi universali a cui tutti hanno accesso, ma erogati con un&#8217;intensità e una scala proporzionale al bisogno. Non è assistenzialismo, è equità. Si offrono programmi per tutti, ma si dedicano più risorse e attenzione alle comunità più svantaggiate.</p>
<h3>Gli interventi mirati: la salute delle donne Rom in Grecia</h3>
<p>Ad Atene, l&#8217;Istituto Prolepsis gestisce un programma di promozione della salute per le donne Rom, coinvolgendole direttamente nella progettazione dei corsi (su salute sessuale, prevenzione oncologica, vaccinazioni). È la dimostrazione che per raggiungere i gruppi più emarginati, è necessario un approccio &#8216;su misura&#8217; e un coinvolgimento diretto della comunità.</p>
<h3>La leadership del settore sanitario: Norvegia e Spagna</h3>
<p>Anche se la salute si decide fuori dagli ospedali, il settore sanitario ha un ruolo di regia.</p>
<p>In <b>Norvegia</b>, il Public Health Act rende la riduzione delle disuguaglianze una responsabilità legale a tutti i livelli di governo, fornendo ai comuni profili sanitari locali per indirizzare gli interventi.</p>
<p>In <b>Spagna</b>, il ministero della Salute ha pubblicato una &#8216;health equity checklist&#8217;, uno strumento pratico per aiutare decisori e professionisti a integrare l&#8217;equità in ogni strategia e programma.</p>
<h2>La sfida di Bruxelles e il ruolo (troppo timido) dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>L&#8217;UE ha gli strumenti per essere un attore decisivo, ma il suo potenziale è sottoutilizzato.</p>
<h3>Il Pilastro europeo dei diritti sociali: una cornice da riempire</h3>
<p>Il Pilastro europeo dei diritti sociali è un insieme di 20 principi e diritti fondamentali, promulgato a Göteborg nel 2017. È il quadro di riferimento più promettente. Il suo Principio 16 sancisce il diritto a un&#8217;assistenza sanitaria di qualità e accessibile. Strumenti come la <b>Garanzia europea per l&#8217;infanzia</b> (per combattere la povertà infantile) e il piano per un&#8217;<b>edilizia abitativa a prezzi accessibili </b>sono iniziative concrete che, se potenziate, possono colpire i determinanti sociali della salute. Tuttavia, l&#8217;UE non può imporre queste politiche; può solo monitorare i progressi attraverso il Semestre europeo e il Social Scoreboard, un processo che spesso manca di &#8216;denti&#8217; vincolanti.</p>
<h3>I poteri inespressi: regolamentare i giganti del commercio</h3>
<p>L&#8217;UE ha il potere di regolamentare i &#8216;determinanti commerciali della salute&#8217; (tabacco, alcol, cibo malsano), ma lo ha fatto con troppa lentezza e timidezza. L’attività di lobbyng dell&#8217;industria ha spesso ritardato o annacquato proposte legislative. Il prossimo Piano d&#8217;azione per la salute cardiovascolare sarà un banco di prova fondamentale.</p>
<h3>I fondi: la coesione che può guarire</h3>
<p>La politica di coesione, con i suoi fondi strutturali, è il più potente strumento di investimento sociale dell&#8217;UE. Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (2028-2034) sarà cruciale. Se l&#8217;obiettivo è la competitività e la sicurezza, come dichiarato dalle nuove linee guida, allora investire nell&#8217;equità sanitaria non è un costo, ma un prerequisito. Una forza lavoro malata e stressata non può competere a livello globale.</p>
<h2>Conclusioni e raccomandazioni: un&#8217;agenda per un&#8217;Europa più sana e giusta</h2>
<p>Il quadro che emerge è preoccupante. Le disuguaglianze sanitarie sono profonde, ingiuste e, in molti Paesi, in peggioramento. Il fatto che in nazioni ricche come Germania e Svezia la salute mentale stia peggiorando e i divari si stiano ampliando è un campanello d&#8217;allarme che non può essere ignorato.</p>
<p>Le raccomandazioni del rapporto sono una chiamata all&#8217;azione corale e radicale.</p>
<h3><b>Raccomandazioni chiave per affrontare le cause profonde:</b></h3>
<p>1.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>reddito e lavoro</b>. Garantire un reddito minimo adeguato e salari dignitosi. Migliorare le condizioni di lavoro, in particolare il &#8216;controllo&#8217; che i lavoratori hanno sulle loro attività;</p>
<p>2.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>ambienti sani</b>. Affrontare la crisi abitativa e garantire l&#8217;accesso al cibo sano, regolamentando aggressivamente il marketing del cibo spazzatura;</p>
<p>3.<span class="Apple-converted-space">  </span>prevenzione. Riorientare i sistemi sanitari dalla cura alla prevenzione primaria, investendo massicciamente nella promozione della salute mentale.</p>
<h3><b>Raccomandazioni per una governance efficace:</b></h3>
<p>1. <b>integrare l&#8217;equità in tutte le politiche</b>. Inserire obiettivi di equità sanitaria nella strategia anti-povertà dell&#8217;UE, nel Semestre europeo e nei fondi strutturali. Organizzare Consigli UE congiunti tra ministri della Salute, Affari Sociali e Finanze;</p>
<p>2. <b>leadership sanitaria</b>. Il settore salute deve farsi promotore di un&#8217;azione intersettoriale, istituendo meccanismi di alto livello e coinvolgendo i cittadini, specialmente le voci più marginali;</p>
<p>3. <b>dati e trasparenza</b>. Colmare le lacune nei dati, specialmente sui bambini. Raccogliere informazioni più dettagliate e comparabili, e riferire regolarmente sui progressi;</p>
<p>4.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>strumenti pratici</b>. Utilizzare sistematicamente le ‘valutazioni di impatto sull&#8217;equità sanitaria’ per tutte le politiche principali e comunicare i risultati ai cittadini.</p>
<p>La diagnosi e le terapie sono individuate. La domanda che rimane è se <b>ci sarà la volontà politica</b>, a livello nazionale e europeo, di agire.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; EuroHealthNet-CHAIN report. Social inequalities in health in the EU. Are countries closing the health gap? Settembre 2025 <a href="https://eurohealthnet.eu/publication/social-inequalities-in-health-in-the-eu/">https://eurohealthnet.eu/publication/social-inequalities-in-health-in-the-eu/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianze-salute-rapporto-eurohealthnet/">Un’Europa malata di disuguaglianze: il rapporto EuroHealthNet</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<item>
		<title>Creme solari, le migliori dieci secondo Yuka</title>
		<link>https://www.egalite.org/migliori-creme-solari-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 18:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Yuka]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Yuka ha selezionato le dieci migliori creme solari per la stagione 2025. La app francese &#8211; che permette di verificare all’istante l’impatto su salute e ambiente<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Yuka ha selezionato le dieci migliori creme solari per la stagione 2025. La app francese &#8211; che permette di verificare all’istante l’impatto su salute e ambiente degli alimenti e cosmetici a scaffale, con una semplice scansione dei loro codici a barre tramite smartphone &#8211; ha ormai raggiunto un successo planetario, con oltre 70 milioni di iscritti.</p>
<p>La selezione di creme solari con il più alto indice di protezione disponibile (50 e 50+ SPF), in diversi formati (lozione, spray, stick), dimostra la sua grande utilità per identificare i prodotti più idonei a proteggere la pelle e la salute. Tanto più considerato che l’esposizione ai raggi solari richiede la massima cautela.</p>
<h2>Il buono e il cattivo effetto dei raggi solari</h2>
<p>L’esposizione al sole favorisce la produzione di <strong>serotonina</strong> con effetti positivi sull’umore ed è notoriamente associata alla produzione di <strong>vitamina D</strong>. Tuttavia, se prolungata e priva di cautele può tradursi in un pericolo per la salute.</p>
<p><strong>Tutte le radiazioni</strong> solari sono potenzialmente <strong>nocive</strong>:</p>
<p><strong>&#8211; raggi infrarossi.</strong> Il loro (prezioso) effetto riscaldante può favorire la dilatazione capillare con effetti negativi sulle vene varicose e/o la couperose;</p>
<p><strong>&#8211; luce visibile</strong>. Le componenti blu-violette ad alta energia possono facilitare la degenerazione maculare della retina. Ed è perciò necessario proteggere con occhiali da sole gli occhi più chiari soprattutto;</p>
<p><strong>&#8211; raggi ultravioletti di tipo A (UVA)</strong>. Queste radiazioni penetrano la pelle in profondità e accelerano la formazione di rughe. Oltre a poter favorire alcuni tumori cutanei;</p>
<p><strong>&#8211; raggi ultravioletti di tipo B (UVB)</strong>. Gli UVB, sebbene filtrati dallo strato di ozono dell’atmosfera, concorrono alla produzione della vitamina D e sono tuttavia i responsabili delle scottature cutanee. L’esposizione eccessiva e sconsiderata favorisce tumori della pelle e degli occhi;</p>
<p><strong>&#8211; raggi ultravioletti di tipo C (UVC)</strong>. I raggi UVC, ancor più pericolosi, vengono bloccati dallo strato di ozono in atmosfera.</p>
<h2>Il ‘buco’ nell’ozono si è chiuso</h2>
<p>Sono trascorsi 40 anni dalla scoperta (il 16 maggio 1985) del <strong>‘buco’ nell’ozono</strong>, che in realtà era un assottigliamento del suo strato sull’Antartide.</p>
<p>La pubblicazione su Nature della scoperta degli scienziati del British Antarctic Survey (BAS) generò un allarme che favorì la firma del <strong>Protocollo di Montréal</strong>, nel 1987. Vennero così banditi i clorofluorocarburi (Cfc), in passato utilizzati nei frigoriferi, oltre che in schiume e solventi.</p>
<p>Grazie al trattato di Montréal, e alla sua responsabile applicazione da parte della comunità internazionale, il ‘buco’ nell’ozono sembra essersi chiuso.</p>
<h2>Prevenire i danni dei raggi solari</h2>
<p>La quota di raggi solari che oltrepassa il filtro planetario dell’ozono richiede sempre e comunque misure di tutela personale, soprattutto nei casi di esposizione prolungata.</p>
<p>Cappelli a falde abbastanza larghe da tenere in ombra viso, orecchie e collo, e abbigliamento adeguato quando si è costretti a lavorare molte ore sotto il sole, sono la regola.</p>
<p>In <strong>spiaggia</strong> tuttavia, l’intero corpo è esposto alla radiazioni e una protezione ad hoc è essenziale, tanto più quando non sia possibile ripararsi almeno nelle ore centrali della giornata.</p>
<h2>Qual è il tuo fototipo?</h2>
<p>La scelta della crema solare deve tenere conto di alcuni fattori. Il primo è sicuramente il <strong>fototipo</strong> di appartenenza, che varia dal profilo più sensibile all’offesa delle radiazioni solari a quello più resistente. Vale a dire, dai soggetti con pelle chiara e lentigginosa, con capelli e occhi chiari, fino a quelli con carnagione olivastra, chiome e iridi scure.</p>
<p>La classificazione del fototipo, vale a dire della capacità della pelle di produrre melanina, acquisire colorazione e proteggere dai raggi UV, è articolata in sei profili (secondo la classificazione sviluppata nel 1975 dal dermatologo Fitzpatrick).</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-7575 " src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi.jpg" alt="tabella dei sei fototipi" width="865" height="807" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi.jpg 1276w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi-300x280.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi-1024x955.jpg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi-768x716.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi-157x146.jpg 157w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi-50x47.jpg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/tabella-fototipi-80x75.jpg 80w" sizes="(max-width: 865px) 100vw, 865px" /></p>
<h2>Filtri chimici o fisici</h2>
<p>A prescindere dal fattore di protezione del cosmetico, il fulcro della ricetta delle creme solari è il filtro, che può essere chimico o minerale.</p>
<p><strong>Il filtro minerale</strong> (o inorganico) a base di biossido di titanio o ossido di zinco crea sulla pelle una <strong>barriera</strong> che riflette parte dei raggi solari. È noto per essere <strong>anallergico e non fotosensibilizzante</strong>. Caratteristiche che lo rendono più indicato per le persone con pelle reattiva o atopica. L’aspetto controverso riguarda la presenza dei minerali in forma di <strong>nanoparticelle</strong>, i cui effetti sulla salute e l’ambiente non sono definiti.</p>
<p><strong>Il filtro chimico</strong> (o organico) penetra nella pelle dove assorbe i raggi ultravioletti. Alcune <strong>molecole</strong> (come octocrilene, ossibenzone, ottinoxato) sono tuttavia <strong>problematiche</strong>, possono avere effetti nocivi sulla salute (allergie, fotosensibilizzazione, interferenza endocrina) e sull’ambiente.</p>
<p>Altrettanto nocivi possono essere altri ingredienti, come siliconi e profumi. Tutti componenti vagliati dalla app Yuka nella valutazione dei prodotti.</p>
<h2>Le dieci migliori creme solari</h2>
<p>Ricordando che la protezione solare va applicata <strong>20 minuti prima</strong> di esporsi al sole e rinnovata <strong>ogni due ore</strong> (specie dopo il bagno) e che comunque rappresenta un ausilio da combinare ad attenzione e buon senso, ecco le dieci migliori creme solari selezionate da Yuka.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-7574 size-full" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka.jpg" alt="égalité_le dieci migliori creme solari 2025" width="892" height="1954" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka.jpg 892w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-137x300.jpg 137w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-467x1024.jpg 467w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-768x1682.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-701x1536.jpg 701w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-67x146.jpg 67w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-23x50.jpg 23w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/06/dieci-migliori-creme-solari-Yuka-34x75.jpg 34w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; AIRC. Il sole <a href="https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/il-sole">https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/il-sole</a></p>
<p>&#8211; Daniela Fassini. Il buco nell&#8217;ozono compie 40 anni. E quasi non c&#8217;è più. Avvenire. 16.5.2025 <a href="https://www.avvenire.it/economia/pagine/buco-nell-ozono-quarant-anni">https://www.avvenire.it/economia/pagine/buco-nell-ozono-quarant-anni</a></p>
<p>&#8211; IDE, Istituto Dermatologico Europeo. Fototipo. <a href="https://www.ide.it/patologie/fototipo/">https://www.ide.it/patologie/fototipo/</a></p>
<p>&#8211; Yuka. Le dieci migliori creme solari. <a href="https://yuka.io/it/tops/creme-solari/">https://yuka.io/it/tops/creme-solari/ </a></p>
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			</item>
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		<title>Proteggere i bambini dall&#8217;inquinamento dell&#8217;aria interna</title>
		<link>https://www.egalite.org/inquinamento-aria-interna-bambini-prevenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 15:42:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;inquinamento dell&#8217;aria negli ambienti chiusi (indoor) rappresenta <strong>un significativo rischio per la salute</strong>, particolarmente <strong>per i bambini</strong> che trascorrono la maggior parte del loro tempo in tali ambienti. Uno studio recente pubblicato sull&#8217;<em>Italian Journal of Pediatrics</em> presenta un consenso completo di esperti sui principali fattori di rischio, impatti sulla salute e strategie preventive relative all&#8217;<strong>inquinamento dell&#8217;aria interna</strong>. Questo articolo esamina i risultati di Bozzola et al. (2024) ed esplora la necessità critica di una maggiore consapevolezza e azione per proteggere la salute dei bambini.</p>
<h2>Background e metodo</h2>
<p>Lo studio è stato organizzato dal <strong>Centro Studi KOS</strong> &#8211; Scienza, Arte, Società attraverso un tavolo di lavoro intitolato &#8216;Vivere e lavorare in ambienti sani: aria interna, materiali da costruzione, arredamento&#8217; per valutare le evidenze e discutere gli impatti degli ambienti interni sulla salute e il benessere umano. Un <strong>gruppo interdisciplinare di esperti</strong> è stato selezionato in base alla loro competenza nell&#8217;inquinamento interno o come delegati di Società Scientifiche o Associazioni italiane.</p>
<p>Il metodo di ricerca si è basato su una <strong>ricerca elettronica sistematica</strong> del database PubMed utilizzando le diciture &#8216;<strong>inquinamento dell&#8217;aria</strong> interna&#8217; e &#8216;<strong>qualità dell&#8217;aria, interna</strong>,&#8217; limitandosi a studi su esseri umani pubblicati in lingua inglese. Gli esperti hanno analizzato indipendentemente i testi e i riferimenti, poi si sono riuniti per discutere e evidenziare i fattori chiave riguardanti l&#8217;aria interna e il suo impatto sulla salute umana, nonché le strategie per ridurre l&#8217;inquinamento.</p>
<h2>Principali fattori di rischio per l&#8217;inquinamento dell&#8217;aria interna</h2>
<p>Il panel di esperti ha identificato quattro fattori di rischio primari che richiedono ulteriore valutazione:</p>
<ol>
<li><strong>Scarsa ventilazione</strong>. In aree scarsamente ventilate, i <strong>livelli di particolato</strong> fine possono essere <strong>100 volte più alti</strong> dei livelli accettabili, potenzialmente causando malattie respiratorie come asma, allergie e sintomi da edificio malato. Questo è particolarmente preoccupante negli <strong>edifici scolastici</strong>, dove alte concentrazioni di anidride carbonica indicano condizioni di ventilazione inadeguate;</li>
<li><strong>Sostanze chimiche</strong>. Gli ambienti interni contengono numerosi materiali con additivi in vernici, colle, tessuti, rivestimenti, arredi e apparecchiature elettroniche. Gli <strong>interferenti endocrini</strong> (ED) sono particolarmente pericolosi per i bambini e le donne in gravidanza, in quanto sono collegati a disturbi riproduttivi e dello sviluppo. Queste sostanze possono persistere nei materiali e nella polvere interna anche dopo essere state limitate;</li>
<li><strong>Condizioni climatiche</strong>. I cambiamenti climatici in corso influenzano significativamente la qualità dell&#8217;aria interna, colpendo specialmente i <strong>bambini</strong> a causa della loro vulnerabilità. Temperatura e umidità possono aumentare il rischio di <strong>contaminazione virale, batterica e fungina</strong>, con la contaminazione fungina interna che raggiunge il picco durante i mesi estivi;</li>
<li><strong>Basso status socioeconomico</strong>. La povertà può esacerbare gli effetti dannosi dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria sulla salute limitando l&#8217;<strong>accesso a informazioni, trattamenti e altre risorse sanitarie</strong>. Anche nei paesi ad alto reddito, dispositivi abitativi obsoleti e inadeguati rappresentano fonti significative di inquinamento interno.</li>
</ol>
<h2>Impatti sulla salute dell&#8217;inquinamento interno</h2>
<p>Gli esperti si sono concentrati sia sugli aspetti di mortalità che di morbilità dell&#8217;inquinamento interno, come descritto di seguito.</p>
<h3>Mortalità</h3>
<p>L&#8217;inquinamento ambientale è stato responsabile di circa <a href="https://www.egalite.org/en/inquinamento-atmosferico-e-diffusione-di-covid-19-studi-scientifici/"><strong>9 milioni di morti</strong></a> nel 2019, con effetti combinati di <strong>inquinamento dell&#8217;aria ambientale e domestica</strong> associati a 6,7 milioni di morti premature annualmente. L&#8217;inquinamento dell&#8217;aria domestica ha causato specificamente circa 3,2 milioni di morti all&#8217;anno nel 2020, inclusi oltre 237.000 decessi di bambini sotto i cinque anni.</p>
<h3>Morbilità</h3>
<p>I <strong>bambini sono</strong> particolarmente <strong>suscettibili</strong> agli effetti sulla salute dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria a causa del loro sistema immunitario e respiratorio in sviluppo. L&#8217;esposizione all&#8217;inquinamento dell&#8217;aria domestica quasi raddoppia il rischio di <strong>infezioni del tratto respiratorio</strong> infantili e aumenta il rischio di <strong>malattie non trasmissibili</strong>, inclusi ictus, malattie cardiache ischemiche, malattie polmonari ostruttive croniche e cancro ai polmoni.</p>
<p>Una meta-analisi di 41 studi ha mostrato che i bambini che vivono in case con fornelli a gas hanno un rischio aumentato del 32% di sviluppare attacchi d&#8217;asma. L&#8217;inquinamento interno può costituire un <strong>fattore di rischio per le generazioni future</strong>, potenzialmente inducendo effetti negativi sulla salute anche prima della nascita, inclusi impatti sullo sviluppo neurologico, funzione cognitiva e disturbi comportamentali.</p>
<h2>Soluzioni pratiche per ridurre i rischi dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria interna</h2>
<p>Per mitigare efficacemente i rischi dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria interna, lo studio raccomanda diverse <strong>soluzioni pratiche</strong> che gli individui possono implementare nelle loro case e altri ambienti interni:</p>
<ul>
<li>una corretta <strong>gestione della ventilazione</strong> è cruciale, con gli esperti che suggeriscono la <strong>regolare apertura delle finestre</strong> per creare una ventilazione incrociata, specialmente durante e dopo le attività di cucina o pulizia. L&#8217;installazione e la manutenzione di <strong>ventole di estrazione nelle cucine e nei bagni</strong> possono ridurre in misura significativa l&#8217;umidità e i livelli di inquinanti. Per il <strong>riscaldamento</strong> e la <strong>cucina</strong>, lo studio sottolinea l&#8217;importanza di passare dai fornelli a gas alle <strong>alternative elettriche</strong>, che possono diminuire la concentrazione di biossido di azoto ambientale fino al 51%;</li>
<li>la regolare <strong>manutenzione dei sistemi di condizionamento dell&#8217;aria </strong>e dei <strong>filtri</strong> di ventilazione è essenziale per prevenire la crescita microbica e garantire una qualità dell&#8217;aria ottimale. Gli esperti raccomandano anche di <strong>ridurre al minimo l&#8217;uso di prodotti chimici </strong>come deodoranti sintetici per ambienti, detergenti aggressivi e aerosol che possono rilasciare composti organici volatili;</li>
<li>scegliere <strong>materiali da costruzione e mobili </strong>a basse emissioni, in particolare quelli <strong>privi di </strong>formaldeide e altre <strong>sostanze nocive</strong>, può ulteriormente ridurre l&#8217;esposizione a sostanze chimiche pericolose;</li>
<li>mantenere <strong>piante da interno</strong> può aiutare a migliorare la qualità dell&#8217;aria assorbendo certi inquinanti, sebbene questo dovrebbe supplementare piuttosto che sostituire le corrette pratiche di ventilazione.</li>
</ul>
<p>L&#8217;implementazione di queste semplici misure, combinata con una maggiore consapevolezza delle fonti di inquinamento interno, può contribuire significativamente a creare ambienti interni più sani per bambini e famiglie.</p>
<h3>Piante da interno specifiche per la purificazione dell&#8217;aria</h3>
<p>Sebbene lo studio originale non riferisca alle specifiche varietà di <strong>piante da interno</strong> per la purificazione dell&#8217;aria, altre ricerche scientifiche hanno valutato l&#8217;efficacia di alcune specie. Tenendo ben conto che la loro efficacia in ambienti reali è molto più limitata di quanto si credesse in precedenza.</p>
<p>Secondo diversi studi scientifici, piante come la <strong>sansevieria</strong> (lingua di suocera), il <strong>pothos</strong>, la <strong>dracaena</strong>, lo <strong>spatifillo</strong> (giglio della pace), il <strong>ficus benjamin</strong>, e la <strong>clorofito</strong> (pianta ragno) hanno mostrato capacità di ridurre alcuni composti organici volatili (VOC) in condizioni controllate.</p>
<p>Per ottenere un impatto significativo sulla qualità dell&#8217;aria domestica, sarebbero necessarie quantità impraticabili di piante (10-100 piante per metro quadrato). Il valore delle piante da interno rimane comunque notevole per altri <strong>benefici</strong>, come l&#8217;aumento dell&#8217;umidità, gli effetti psicologici positivi e i benefici estetici, che possono contribuire indirettamente al benessere generale.</p>
<h2>Strategie di prevenzione e riduzione del rischio</h2>
<p>Gli esperti hanno inoltre identificato dieci azioni chiave che dovrebbero essere rafforzate a livello nazionale e locale:</p>
<ol>
<li>Pubblicare <strong>aggiornamenti</strong> regionali e nazionali <strong>periodici</strong> dei livelli di inquinamento interno utilizzando indicatori appropriati;</li>
<li>Integrare <strong>reti sanitarie locali</strong> per sviluppare modelli basati sulla scienza e approcci per la ricerca sull&#8217;aria interna;</li>
<li>Creare una <strong>task force nazionale permanente</strong> per la sorveglianza epidemiologica e l&#8217;analisi del rischio;</li>
<li>Organizzare <strong>esperienze formative</strong> basate sulle esigenze locali, con contributi dalle organizzazioni civiche;</li>
<li>Pianificare <strong>interventi preventivi e correttivi</strong>, inclusa la riqualificazione di edifici insalubri e aree inquinate;</li>
<li>Fornire <strong>medici sentinella</strong> che possano fornire informazioni regolari e standardizzate utilizzando indicatori appropriati;</li>
<li>Includere <strong>formazione</strong> sull&#8217;ambiente e l&#8217;inquinamento <strong>durante i corsi di laurea in medicina </strong>e altre facoltà sanitarie e non sanitarie;</li>
<li>Promuovere la <strong>consapevolezza medica</strong> e la conoscenza dei determinanti ambientali, sociali e culturali della salute;</li>
<li>Incoraggiare la <strong>ricerca epidemiologica e clinica </strong>sugli effetti specifici per età e genere dell&#8217;inquinamento interno;</li>
<li><strong>Educare la popolazione</strong> attraverso medici di famiglia, pediatri e altri professionisti come farmacisti e operatori edili.</li>
</ol>
<h2>Conclusioni e implicazioni</h2>
<p>Il consenso degli esperti ha evidenziato l&#8217;<strong>urgente necessità di un approccio all&#8217;aria interna e all&#8217;ambiente da una prospettiva di valutazione e gestione del rischio sanitario</strong>. Gli autori hanno sollecitato i responsabili politici e i fornitori di assistenza sanitaria a finalizzare strategie per ridurre l&#8217;inquinamento interno attraverso la formazione medica, studi epidemiologici e campagne di sensibilizzazione pubblica.</p>
<p>Queste azioni sono coerenti con l&#8217;Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo <strong>sviluppo sostenibile e l&#8217;affrontare le disuguaglianze sanitarie</strong>. Una strategia sanitaria globale e un approccio transdisciplinare <strong>One Health</strong> sono raccomandati per la protezione integrata di tutti gli esseri viventi e dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Lo studio sottolinea che indicazioni concrete e guide anticipatorie, inclusi rapporti scientifici e <strong>campagne di sensibilizzazione</strong>, dovrebbero essere indirizzate alla popolazione generale, con iniziative su misura per i bambini per creare una cascata di effetti positivi sulla salute pubblica.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Bozzola, E., Agostiniani, R., Pacifici Noja, L., Park, J., Lauriola, P., Nicoletti, T., Taruscio, D., Taruscio, G., &amp; Mantovani, A. (2024). The impact of indoor air pollution on children&#8217;s health and well-being: the experts&#8217; consensus. <em>Italian Journal of Pediatrics</em>, 50(69), 1-7. <a href="https://doi.org/10.1186/s13052-024-01631-y">https://doi.org/10.1186/s13052-024-01631-y</a></li>
<li>Brilli, F., Fares, S., Ghirardo, A., de Visser, P., Calatayud, V., Muñoz, A., Annesi-Maesano, I., Sebastiani, F., Alivernini, A., Varriale, V., &amp; Menghini, F. (2018). Plants for sustainable improvement of indoor air quality. <em>Trends in Plant Science</em>, 23(6), 507-512. <a href="https://doi.org/10.1016/j.tplants.2018.03.004">https://doi.org/10.1016/j.tplants.2018.03.004</a></li>
<li>Cummings, B. E., &amp; Waring, M. S. (2020). Potted plants do not improve indoor air quality: a review and analysis of reported VOC removal efficiencies.<em> Journal of Exposure Science &amp; Environmental Epidemiology</em>, 30, 253-261. <a href="https://doi.org/10.1038/s41370-019-0175-9">https://doi.org/10.1038/s41370-019-0175-9</a></li>
<li>Fuller, R., Landrigan, P. J., Balakrishnan, K., Bathan, G., Bose-O&#8217;Reilly, S., Brauer, M., Caravanos, J., Chiles, T., Cohen, A., Corra, L., Cropper, M., Ferraro, G., Hanna, J., Hanrahan, D., Hu, H., Hunter, D., Janata, G., Kupka, R., Lanphear, B., Lichtveld, M., … Yan, C. (2022). Pollution and health: a progress update. <em>The Lancet. Planetary health</em>, 6(6), e535–e547. <a href="https://doi.org/10.1016/S2542-5196(22)00090-0">https://doi.org/10.1016/S2542-5196(22)00090-0</a></li>
<li>Gubb, C., Blanusa, T., Griffiths, A., &amp; Pfrang, C. (2018). Can houseplants improve indoor air quality by removing CO2 and increasing relative humidity? <em>Air Quality, Atmosphere &amp; Health</em>, 11, 1191-1201. <a href="https://doi.org/10.1007/s11869-018-0618-9">https://doi.org/10.1007/s11869-018-0618-9</a></li>
<li>Lin, W., Brunekreef, B., &amp; Gehring, U. (2013). Meta-analysis of the effects of indoor nitrogen dioxide and gas cooking on asthma and wheeze in children. <em>International journal of epidemiology</em>, 42(6), 1724–1737. <a href="https://doi.org/10.1093/ije/dyt150">https://doi.org/10.1093/ije/dyt150</a></li>
<li>Osborne, S., Uche, O., Mitsakou, C., Exley, K., &amp; Dimitroulopoulou, S. (2021). Air quality around schools: part I &#8211; A comprehensive literature review across high-income countries. <em>Environmental Research</em>, 196, 110817. <a href="https://doi.org/10.1016/j.envres.2021.110817">https://doi.org/10.1016/j.envres.2021.110817</a></li>
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<li>Paulin, L. M., Diette, G. B., Scott, M., McCormack, M. C., Matsui, E. C., Curtin-Brosnan, J., Williams, D. L., Kidd-Taylor, A., Shea, M., Breysse, P. N., &amp; Hansel, N. N. (2014). Home interventions are effective at decreasing indoor nitrogen dioxide concentrations. <em>Indoor Air</em>, 24(4), 416-424. <a href="https://doi.org/10.1111/ina.12085">https://doi.org/10.1111/ina.12085</a></li>
<li>Predieri, B., Iughetti, L., Bernasconi, S., &amp; Street, M.E. (2022). Endocrine disrupting chemicals&#8217; effects in children: what we know and what we need to learn? <em>International Journal of Molecular Sciences</em>, 23(19), 11899. <a href="https://doi.org/10.3390/ijms231911899">https://doi.org/10.3390/ijms231911899</a></li>
<li>Salthammer, T., Uhde, E., Schripp, T., Schieweck, A., Morawska, L., Mazaheri, M., Clifford, S., He, C., Buonanno, G., Querol, X., Viana, M., &amp; Kumar, P. (2016). Children&#8217;s well-being at schools: impact of climatic conditions and air pollution. <em>Environment International</em>, 94, 196-210. <a href="https://doi.org/10.1016/j.envint.2016.05.009">https://doi.org/10.1016/j.envint.2016.05.009</a></li>
<li>Vardoulakis, S., Giagloglou, E., Steinle, S., Davis, A., Sleeuwenhoek, A., Galea, K.S., Dixon, K., &amp; Crawford, J.O. (2020). Indoor exposure to selected air pollutants in the home environment: a systematic review. <em>International Journal of Environmental Research and Public Health</em>, 17(23), 8972. <a href="https://doi.org/10.3390/ijerph17238972">https://doi.org/10.3390/ijerph17238972</a></li>
<li>Wargocki, P. (2013). The effects of ventilation in homes on health. <em>International Journal of Ventilation</em>, 12(2), 101-118. <a href="https://doi.org/10.1080/14733315.2013.11684005">https://doi.org/10.1080/14733315.2013.11684005</a></li>
<li>World Health Organization. (2022). <em>Household air pollution</em>. <a href="https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/household-air-pollution-and-health">https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/household-air-pollution-and-health</a></li>
<li>World Health Organization. (2014). <em>WHO guidelines for indoor air quality: household fuel combustion</em>. World Health Organization. <a href="https://apps.who.int/iris/handle/10665/141496">https://apps.who.int/iris/handle/10665/141496</a></li>
</ul>
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		<title>Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria (OMS, 2025) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui <strong>determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria</strong> (<strong>OMS, 2025</strong>) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i risultati sanitari a livello globale.</p>
<p>Le evidenze fornite nel rapporto mostrano <strong>disuguaglianze radicate e crescenti</strong>, tra le nazioni e al loro interno, con impatto significativo sull&#8217;equità sia nell’accesso all’assistenza sanitaria, sia nella prevalenza di mortalità prematura.</p>
<p>Il rapporto sottolinea l&#8217;<strong>urgente necessità di un&#8217;azione multisettoriale coordinata</strong> per affrontare sfide come il pervasivo, duplice <strong>ruolo degli attori commerciali sulla salute delle popolazioni</strong>, riconoscendo al contempo <strong>significative limitazioni nei dati</strong>.</p>
<p>Aggiungiamo una considerazione essenziale che sfugge alla diplomazia di OMS: il <strong>profondo impatto dei fattori geopolitici</strong> sulla destinazione dei fondi pubblici e l’esigenza di riorientare le priorità. #HealthNotArms.</p>
<h2>Metodologia</h2>
<p>Il rapporto impiega un <strong>approccio multisfaccettato</strong> che combina analisi dei dati, consultazioni di esperti e sintesi delle evidenze. Il processo di sviluppo ha incluso diverse componenti metodologiche chiave:</p>
<ol>
<li>Revisione sistematica della letteratura e raccolta delle evidenze;</li>
<li>Consultazioni di gruppi di esperti, inclusi gruppi di esperti in politiche e scientifici;</li>
<li>Studi di caso e esempi nazionali;</li>
<li>Analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi precedenti della Commissione;</li>
<li>Consultazioni degli stakeholder attraverso settori multipli.</li>
</ol>
<p>Lo sviluppo del rapporto è stato guidato dal <strong>Dipartimento OMS dei Determinanti Sociali della Salute</strong>, con contributi da scrittori tecnici, revisori esterni e rappresentanti degli uffici regionali. L&#8217;analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi della Commissione è stata condotta dal Dipartimento di Dati e Analisi dell&#8217;OMS, mentre istituzioni accademiche esterne hanno fornito revisioni delle evidenze e contribuito alla stesura di sezioni.</p>
<h2>Limitazioni e considerazioni sui dati</h2>
<p>Il rapporto (OMS, 2025) riconosce diverse <strong>limitazioni significative</strong> riguardo alla raccolta e analisi dei dati:</p>
<ul>
<li><strong>la disponibilità dei dati varia considerevolmente</strong> tra paesi e regioni, con molti paesi a basso e medio reddito che mancano di sistemi informativi sanitari completi;</li>
<li><strong>i dati disaggregati</strong> per età, genere, razza, etnia, status migratorio e indicatori socioeconomici rimangono <strong>scarsi in molti contesti</strong>, limitando la capacità di condurre analisi granulari sull&#8217;equità;</li>
<li><strong>le metodologie di misurazione differiscono</strong> tra paesi, rendendo difficili i confronti diretti. Il <strong>ritardo temporale</strong> nella disponibilità dei dati significa che molte valutazioni si basano su indicatori che hanno diversi anni, potenzialmente perdendo sviluppi recenti o impatti delle politiche. <strong>I bias di auto-segnalazione </strong>e<strong> i sistemi di registrazione anagrafica incompleti</strong> in alcune regioni possono portare a una sottostima delle disuguaglianze sanitarie.</li>
</ul>
<p>Il rapporto sottolinea particolarmente l&#8217;<strong>assenza di dati affidabili</strong> per le popolazioni emarginate e difficili da raggiungere, incluse le comunità indigene, i migranti non documentati e coloro che sperimentano la condizione di senza tetto, il che può risultare in una <strong>sistematica sottorappresentazione</strong> delle sfide sanitarie di questi gruppi nelle statistiche nazionali.</p>
<h2>Principali risultati</h2>
<h3>Disuguaglianze sanitarie persistenti</h3>
<p>Il rapporto OMS evidenzia enormi disparità sanitarie globali, <strong>con una speranza di vita che varia di</strong> ben <strong>33 anni tra paesi</strong>. <strong>Anche all&#8217;interno delle nazioni</strong>, si osservano differenze di diversi decenni a seconda della geografia e del gruppo sociale.</p>
<p>Queste <strong>disuguaglianze rimangono radicate</strong>, nonostante i miglioramenti complessivi negli indicatori sanitari globali.</p>
<p>Inoltre, alcuni paesi sono riusciti a <strong>dimezzare le morti premature</strong> nell&#8217;ultimo mezzo secolo, mentre in altri tale valore è rimasto uguale o è persino aumentato, nonostante livelli di reddito simili (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2025).</p>
<h2>Progressi limitati rispetto agli obiettivi precedenti</h2>
<p>L&#8217;<strong>obiettivo aspirazionale</strong> del 2008 della Commissione OMS sui Determinanti Sociali della Salute di chiudere i divari sanitari in una generazione rimane <strong>non realizzato</strong>. I principali risultati includono:</p>
<ul>
<li><strong>la mortalità sotto i cinque anni </strong>è stata dimezzata tra il 2000 e il 2023, ma non raggiunge l&#8217;<strong>obiettivo di riduzione del 90%</strong> entro il 2040;</li>
<li>i paesi a basso reddito mantengono tassi di mortalità sotto i cinque anni <strong>13 volte superiori</strong> rispetto ai paesi ad alto reddito;</li>
<li><strong>la mortalità materna</strong> è diminuita del 40% a livello globale (da 328 a 197 morti per 100.000 nati vivi), richiedendo ulteriori riduzioni per soddisfare gli obiettivi del 2040;</li>
<li><strong>i divari nella speranza di vita</strong> all&#8217;interno dei paesi si sono spesso allargati dove i dati sono disponibili.</li>
</ul>
<h3>Disparità sanitarie legate all&#8217;istruzione</h3>
<p>Il rapporto dimostra che <strong>i livelli di istruzione influenzano significativamente i risultati di mortalità</strong>, con coloro che hanno un livello di istruzione inferiore che sperimentano tassi di mortalità sostanzialmente più elevati in tutti i gruppi di età. Questo <strong>gradiente di mortalità legato all&#8217;istruzione</strong> rappresenta un importante fattore di disuguaglianza sanitaria, poiché gli individui con istruzione limitata affrontano <strong>svantaggi sistemici </strong>nell&#8217;accesso all&#8217;assistenza sanitaria, alle opportunità lavorative e alle risorse che promuovono la salute (Korda et al., 2020).</p>
<p>La disparità ha <strong>radici storiche</strong> ma continua ad allargarsi nonostante il progresso societario complessivo. Ad esempio, in Corea del Sud, nonostante quattro decenni di rapida crescita economica, i tassi di mortalità tra gli adulti con scarsa istruzione sono migliorati a un ritmo molto più lento rispetto alle loro controparti meglio istruite (Bahk et al., 2017).</p>
<p>Questo modello è evidente in <strong>14 paesi europei</strong>, dove le coorti di nascita più recenti mostrano divari sempre più ampi nella mortalità tra i livelli di istruzione, suggerendo che questa sfida trascende i confini nazionali e i sistemi economici (Long et al., 2023).</p>
<h3>Variazioni geografiche e socioeconomiche</h3>
<p><strong>Le disparità geografiche </strong>nei risultati sanitari rimangono pronunciate sia tra che all&#8217;interno dei paesi. I dati da molteplici giurisdizioni rivelano che <strong>il luogo di residenza</strong> impatta significativamente sui risultati sanitari, con differenze urbano-rurali e privazione a livello di area che creano variazioni sostanziali nella speranza di vita (Dwyer-Lindgren et al., 2024; Kataoka et al., 2021).</p>
<p>Le popolazioni rurali, particolarmente le donne, affrontano <strong>sfide sproporzionate</strong> nell&#8217;accesso ai servizi sanitari essenziali, contribuendo a rapporti di mortalità materna più elevati nelle aree rurali rispetto agli ambienti urbani (Samuel et al., 2021; Rossen et al., 2022).</p>
<h3>Disparità sanitarie indigene ed etniche</h3>
<p><strong>Le popolazioni indigene</strong> in tutto il mondo continuano a sperimentare <strong>sostanziali svantaggi sanitari</strong> attraverso molteplici indicatori (Anderson et al., 2016).</p>
<p>I divari sanitari sperimentati dai popoli indigeni sono radicati nella <strong>discriminazione strutturale </strong>e<strong> ingiustizie storiche</strong>, aggravati da continui svantaggi sociali ed economici.</p>
<p>Modelli simili di <strong>disparità sanitarie etniche e razziali</strong> sono evidenti in vari contesti nazionali, richiedendo interventi mirati che affrontano sia i bisogni sanitari immediati che i determinanti sociali sottostanti.</p>
<h2>Raccomandazioni principali</h2>
<p>Il rapporto identifica quattro strategie interconnesse per affrontare i determinanti sociali, come descritto di seguito.</p>
<h3>1. Affrontare la disuguaglianza economica e investire nei servizi pubblici universali</h3>
<ul>
<li><strong>Tassazione</strong> progressiva per espandere lo spazio fiscale per i trasferimenti di reddito</li>
<li><strong>Finanziamento pubblico</strong> adeguato per infrastrutture e servizi equi</li>
<li>Framework di <strong>economia del benessere</strong> oltre la misurazione del PIL</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> dello sviluppo che prioritizza l&#8217;<strong>equità sanitaria</strong></li>
</ul>
<h3>2. Superare la discriminazione strutturale</h3>
<ul>
<li>Riconoscimento e <strong>riparazione</strong> della <strong>discriminazione</strong> incorporata nelle politiche e istituzioni</li>
<li><strong>Standard di giustizia ripartiva</strong> che misurano gli impatti sulla salute</li>
<li>Riconoscimento dell&#8217;<strong>indigeneità</strong> come determinante della salute</li>
<li>Protezione dei diritti sanitari delle popolazioni <strong>migranti e sfollate</strong></li>
</ul>
<h3>3. Gestire il cambiamento climatico e la trasformazione digitale</h3>
<ul>
<li>Integrazione dell&#8217;equità sanitaria nella mitigazione e adattamento climatico</li>
<li>Affrontare il <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/"><strong>divario digitale</strong></a> e garantire un accesso equo alla tecnologiaRegolamentazione dei modelli di business basati su piattaforme</li>
<li>Framework per l&#8217;<strong>equità delle informazioni sanitarie</strong></li>
</ul>
<h3>4. Disposizioni di governance per un&#8217;azione coerente</h3>
<ul>
<li><strong>Empowerment dei governi locali</strong> con risorse adeguate</li>
<li>Impegno comunitario e supporto della <strong>società civile</strong></li>
<li>Approcci di <strong>assistenza sanitaria primaria</strong> con focus sull&#8217;equità</li>
<li><strong>Sistemi di dati</strong> completi per monitorare i progressi</li>
</ul>
<h2>Discussione</h2>
<p>Il rapporto evidenzia che <strong>le disuguaglianze sanitarie sono in gran parte evitabili e derivano da decisioni politiche</strong> e strutture sistemiche, una situazione <a href="https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/">osservata anche in Italia</a>. La persistenza di queste disuguaglianze nonostante <strong>decenni di consapevolezza</strong> indica la necessità di interventi più robusti che affrontino le cause profonde piuttosto che i sintomi.</p>
<p>La natura interconnessa dei determinanti sociali richiede approcci whole-of-government che trascendano i tradizionali confini del settore sanitario. Il rapporto riconosce che mentre gli interventi individuali possono mostrare promesse, <strong>il progresso sostenuto richiede strategie complete</strong> che affrontano simultaneamente fattori economici, sociali, ambientali e politici.</p>
<p>Notevolmente, il rapporto evidenzia il <strong>ruolo degli attori commerciali nel promuovere o minare l&#8217;equità sanitaria</strong>, chiedendo una regolamentazione rafforzata mentre riconosce il potenziale positivo del coinvolgimento del settore privato.</p>
<h2>Determinanti commerciali della salute: il duplice ruolo degli attori del settore privato</h2>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>gli attori commerciali esercitano un&#8217;influenza significativa</strong> nel determinare i risultati sanitari della popolazione, fungendo da determinanti critici dell&#8217;equità sanitaria attraverso le loro pratiche commerciali e il coinvolgimento politico. Riconosce la <strong>natura duale</strong> del coinvolgimento del settore privato, dove le aziende che producono beni che migliorano la salute, supportano buone condizioni di lavoro e impattano positivamente le comunità possono sostanzialmente <strong>ridurre le disuguaglianze sanitarie</strong>.</p>
<p>Al contrario, il rapporto identifica modelli preoccupanti dove gli attori commerciali che producono <strong>prodotti dannosi per la salute</strong> contribuiscono all&#8217;aumento di malattie evitabili, danni planetari e approfondimento delle disuguaglianze. Questi includono:</p>
<ul>
<li><strong>alimenti e bevande ultra-processati</strong> ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi malsani che colpiscono sproporzionatamente le popolazioni a basso reddito con obesità, diabete e malattie cardiovascolari (Dongo, 2025);</li>
<li><strong>prodotti del tabacco</strong> che rimangono una delle principali cause di morte prevenibile con marketing mirato a comunità vulnerabili;</li>
<li><strong>prodotti alcolici</strong> commercializzati irresponsabilmente o resi ampiamente disponibili in aree svantaggiate.</li>
</ul>
<p>Il rapporto affronta anche <strong>rischi per la salute ambientale</strong> come le industrie inquinanti concentrate in aree a basso reddito, creando carichi sproporzionati di malattie respiratorie, e <strong>tecnologie digitali dannose</strong> con modelli di design che creano dipendenza che colpiscono particolarmente la salute mentale dei giovani nelle comunità vulnerabili.</p>
<h3>Leva pubblica per l&#8217;equità sanitaria</h3>
<p>L&#8217;analisi sottolinea che mentre la regolamentazione del settore pubblico mostra promesse nel <strong>mitigare gli impatti commerciali negativi</strong> attraverso framework legislativi e normativi, rimane una sostanziale opportunità per una supervisione rafforzata. Specificamente, il rapporto evidenzia la <strong>considerevole leva degli appalti pubblici</strong> – del valore di oltre 8 trilioni di dollari USA a livello globale – come strumento sottoutilizzato per incentivare pratiche commerciali che promuovono l&#8217;equità sanitaria, dall&#8217;agricoltura sostenibile agli standard di lavoro dignitoso nelle catene di approvvigionamento (Martins &amp; Guerry, 2018).</p>
<p>Il framework chiede <strong>meccanismi di governance più forti </strong>per affrontare i determinanti commerciali massimizzando al contempo le opportunità per i contributi del settore privato agli obiettivi di equità sanitaria attraverso un&#8217;azione coordinata tra settori, responsabilità aziendale rafforzata e uso strategico del potere d&#8217;acquisto del governo per plasmare mercati più sani.</p>
<h3>Crisi geopolitica e l&#8217;urgenza di #HealthNotArms</h3>
<p>I risultati dell&#8217;OMS si svolgono sullo sfondo di un&#8217;escalation di conflitti globali e militarizzazione, dove <strong>la spesa militare annuale supera i 2,2 trilioni di dollari</strong> (SIPRI, 2024) mentre i sistemi sanitari sottofinanziati lottano per affrontare le disuguaglianze prevenibili. Le evidenze del rapporto &#8211; sui divari nella speranza di vita, le disparità sanitarie indigene e le vulnerabilità indotte dal clima &#8211; sono inestricabilmente legate a <strong>scelte geopolitiche che prioritizzano le armi rispetto all&#8217;equità</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>guerra e salute</strong>. I conflitti in Ucraina, Sudan e Gaza hanno distrutto l&#8217;infrastruttura sanitaria, sfollato milioni di persone e esacerbato malnutrizione e malattie. Il <strong>dirottamento diretto di risorse dalla salute alle armi</strong> viola il diritto fondamentale alla salute (Art. 25, UDHR);</li>
<li><strong>violenza strutturale.</strong> Le sanzioni economiche, i sussidi al commercio di armi e le politiche di austerità approfondiscono le disuguaglianze sanitarie. Ad esempio, <strong>il 60% della popolazione dello Yemen manca di accesso all&#8217;assistenza sanitaria</strong> dopo un decennio di guerra alimentata da trasferimenti internazionali di armi (UNOCHA, 2024);</li>
<li><strong>paradosso clima-militare.</strong> I militari del mondo producono il <strong>5,5% delle emissioni globali &#8211; </strong>più di tutta l&#8217;aviazione civile &#8211; mentre i disastri climatici danneggiano sproporzionatamente le comunità emarginate che già affrontano disuguaglianze sanitarie (Lancet Countdown, 2023).</li>
</ul>
<p><strong>Appello all&#8217;azione.</strong> Le raccomandazioni del rapporto richiedono non solo cambiamenti politici ma <strong>un riorientamento delle priorità globali</strong>. Esortiamo a:</p>
<ol>
<li><strong>Disinvestire dalla militarizzazione</strong>. Ridirigere anche solo il 10% della spesa militare globale all&#8217;assistenza sanitaria universale e all&#8217;adattamento climatico, salvando milioni di vite ogni anno.</li>
<li><strong>Imporre embarghi sulle armi</strong> sulle zone di conflitto per proteggere l&#8217;infrastruttura sanitaria e i lavoratori.</li>
<li><strong>Tassare il commercio di armi</strong> per finanziare iniziative di equità sanitaria, come proposto dalla campagna #HealthNotArms.</li>
</ol>
<p>Il percorso verso l&#8217;equità sanitaria richiede lo smantellamento dei sistemi che perpetuano violenza e privazione. Come sottolinea l&#8217;OMS, <strong>&#8220;Salute per Tutti&#8221; è impossibile senza pace, giustizia e il coraggio di scegliere la solidarietà rispetto alla guerra</strong>.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Il rapporto OMS conclude che <strong>raggiungere l&#8217;equità sanitaria</strong> è fattibile ma <strong>richiede</strong> un rinnovato <strong>impegno politico e un&#8217;azione complessiva</strong> attraverso molteplici settori. Le conclusioni chiave includono:</p>
<ol>
<li>I tassi di progresso attuali sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi stabiliti;</li>
<li>Le crisi globali (finanziaria, climatica, pandemica) hanno significativamente impattato l&#8217;equità sanitaria;</li>
<li>Gli interventi di successo devono integrare considerazioni sanitarie, sociali e ambientali;</li>
<li>L&#8217;azione locale, supportata da risorse adeguate e supporto politico, è cruciale;</li>
<li>I sistemi di monitoraggio e dati sono essenziali per la responsabilità e il monitoraggio dei progressi.</li>
</ol>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>perpetuare divari sanitari evitabili è fondamentalmente ingiusto</strong> e chiede un&#8217;azione collettiva per affrontare le cause profonde. Posiziona l&#8217;equità sanitaria come centrale allo sviluppo sostenibile, notando che <strong>approcci inclusivi sono essenziali</strong> per raggiungere la prosperità e spezzare i cicli di svantaggio.</p>
<p>#Égalité #HealthNotArms #PeaceLandDignity</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Anderson, I., Robson, B., Connolly, M., Al-Yaman, F., Bjertness, E., King, A., &#8230; &amp; Cunningham, J. (2016). Indigenous and tribal peoples&#8217; health (The Lancet–Lowitja Institute Global Collaboration): a population study. <em>The Lancet</em>, 388(10040), 131-157. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7</a></li>
<li>Bahk, J., Lynch, J. W., &amp; Khang, Y. H. (2017). Forty years of economic growth and plummeting mortality: the mortality experience of the poorly educated in South Korea. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 71(3), 282-288. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707">https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707</a></li>
<li>Commission on Social Determinants of Health. (2008). <em>Closing the gap in a generation: Health equity through action on the social determinants of health</em>. World Health Organization. <a href="https://iris.who.int/handle/10665/43943">https://iris.who.int/handle/10665/43943</a></li>
<li>Dongo, D. (2025, March 13). <a href="https://www.foodtimes.eu/consumer-en/the-silent-epidemic-ultra-processed-foods/">The silent epidemic: Ultra-processed foods</a>. <em>Food Times</em>.</li>
<li>Dwyer-Lindgren, L., Baumann, M. M., Li, Z., Kelly, Y. O., Schmidt, C., Searchinger, C., … &amp; Murray, C. J. L. (2024). Ten Americas: A systematic analysis of life expectancy disparities in the USA. <em>The Lancet</em>, 404(10469), 2299–2313. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8</a></li>
<li>Kataoka, A., Fukui, K., Sato, T., Kikuchi, H., Inoue, S., Kondo, N., &#8230; &amp; Fujiwara, T. (2021). Geographical socioeconomic inequalities in healthy life expectancy in Japan, 2010-2014: An ecological study. <em>The Lancet Regional Health – Western Pacific</em>, 14, 100204. <a href="https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204">https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204</a></li>
<li>Korda, R. J., Biddle, N., Lynch, J., Eynstone-Hinkins, J., Soga, K., Banks, E., &#8230; &amp; Clements, M. (2020). Education inequalities in adult all-cause mortality: first national data for Australia using linked census and mortality data. <em>International Journal of Epidemiology</em>, 49(2), 511-518. <a href="https://doi.org/10.1093/ije/dyz191">https://doi.org/10.1093/ije/dyz191</a></li>
<li>Long, D., Mackenbach, J. P., Klokgieters, S., Kalėdienė, R., Deboosere, P., Martikainen, P., … &amp; van Raalte, A. A. (2023). Widening educational inequalities in mortality in more recent birth cohorts: A study of 14 European countries. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 77(6), 400–408. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342">https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342</a></li>
<li>Rossen, L. M., Ahrens, K. A., Womack, L. S., Uddin, S. F. G., &amp; Branum, A. M. (2022). Rural-urban differences in maternal mortality trends in the US, 1999–2017: Accounting for the impact of the pregnancy status checkbox. <em>American Journal of Epidemiology</em>, 191(6), 1030-1039. <a href="https://doi.org/10.1093/aje/kwac023">https://doi.org/10.1093/aje/kwac023</a></li>
<li>Samuel, O., Zewotir, T., &amp; North, D. (2021). Decomposing the urban–rural inequalities in the utilisation of maternal health care services: evidence from 27 selected countries in Sub-Saharan Africa. <em>Reproductive Health</em>, 18, 216. <a href="https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8">https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8</a></li>
<li>Seventy-fourth World Health Assembly. (2021). <em>Social determinants of health</em> (WHA74.16). World Health Organization. <a href="https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf">https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf</a></li>
<li>UN General Assembly. (2015). <em>Transforming our world: The 2030 agenda for sustainable development </em>(A/RES/70/1). United Nations. <a href="https://sdgs.un.org/2030agenda">https://sdgs.un.org/2030agenda</a></li>
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</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia, schema di decreto per il riconoscimento della fibromialgia</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-schema-di-decreto-per-il-riconoscimento-della-fibromialgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 May 2025 20:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Copertura Sanitaria Universale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo decenni di battaglie associative e scientifiche, la fibromialgia potrebbe finalmente venire riconosciuta in Italia e nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il sistema che garantisce le prestazioni sanitarie gratuite a tutti i cittadini.</p>
<p>Una bozza di decreto, circolata nelle scorse settimane, include per la prima volta la sindrome fibromialgica tra le patologie croniche e invalidanti – ma con una limitazione significativa: l&#8217;esenzione sarà concessa solo ai pazienti con forme &#8216;molto severe&#8217;, definite da un punteggio superiore a 82 sul Fibromyalgia Impact Questionnaire Revised (FIQR)(Bennett <em>et al.,</em> 2009).</p>
<p>L&#8217;iniziativa viene in ogni caso accolta con favore dall&#8217;Associazione italiana sindrome fibromialgica (AISF ODV), poiché finalmente in Italia si ottiene così il riconoscimento di una patologia cronica debilitante.</p>
<h2>Fibromialgia: inquadramento scientifico e prevalenza</h2>
<p>La fibromialgia è una sindrome complessa caratterizzata da dolore cronico diffuso muscoloscheletrico, con evidenze crescenti di una patofisiologia neuroinfiammatoria (Sluka &amp; Clauw, 2016). Gli studi più recenti dimostrano alterazioni specifiche nella trasmissione del dolore a livello del sistema nervoso centrale, con fenomeni di sensitizzazione centrale e neuroplasticità aberrante (Harte <em>et al.</em>, 2018).</p>
<p>In Italia, le stime epidemiologiche più aggiornate indicano una prevalenza tra il 2-4% della popolazione adulta, corrispondente a circa 2-4 milioni di persone (Salaffi <em>et al.</em>, 2020). La distribuzione per genere evidenzia un forte dimorfismo sessuale, con un rapporto femmine/maschi di 7:1. Nelle donne, l&#8217;incidenza raggiunge il picco dopo i 40 anni, mentre negli uomini la diagnosi è spesso ritardata o sottostimata (Häuser <em>et al</em>., 2018).</p>
<p>I dati mostrano significative differenze di genere anche nella presentazione clinica: nelle donne prevalgono sintomi come affaticamento severo e disturbi dell&#8217;umore, mentre negli uomini si riscontrano più frequentemente rigidità mattutina e dolore miofasciale localizzato (Gracely <em>et al</em>., 2022).</p>
<p>La fibromialgia è caratterizzata da:</p>
<ul>
<li>dolore cronico generalizzato persistente da almeno 3 mesi (Clauw, 2014)</li>
<li>ipersensibilità al tatto con alterazioni documentate del sistema nocicettivo (Üçeyler <em>et al</em>., 2017)</li>
<li>fatica invalidante, spesso accompagnata da &#8216;nebbia cognitiva&#8217; (fibro-fog)</li>
<li>disturbi del sonno con alterazione delle fasi REM (Roizenblatt <em>et al</em>., 2023)</li>
<li>comorbidità neuropsichiatriche nel 60-70% dei casi (Koroschetz <em>et al</em>., 2021)</li>
</ul>
<p>La ricerca biomedica ha identificato marcatori neuroinfiammatori specifici, tra cui elevati livelli di citochine pro-infiammatorie e alterazioni della microglia cerebrale (Bäckryd <em>et al</em>., 2021). Queste evidenze confermano la natura organica della fibromialgia, superando definitivamente l&#8217;errata classificazione come disturbo psicosomatico.</p>
<h2>Riconoscimento della fibromialgia in Italia</h2>
<p>Il decreto italiano, ancora in attesa di approvazione, prevede tre prestazioni gratuite a favore dei soli pazienti più gravi (&gt;82 FIQR):</p>
<ul>
<li>visita reumatologica annuale (monitoraggio e prevenzione complicanze);</li>
<li>riabilitazione motoria di gruppo (10 sedute/anno per gruppi omogenei di patologia, max 6 pazienti per gruppo);</li>
<li>visita psichiatrica (solo in caso di comorbidità accertate, es. depressione o ansia).</li>
</ul>
<p>Una goccia nel mare, atteso che solo il 16% dei pazienti raggiunge la soglia FIQR richiesta, secondo i dati della Società Italiana di Reumatologia (SIR). E soprattutto &#8211; aggiunge chi scrive &#8211; un intervento tardivo. Sono infatti indispensabili diagnosi tempestive e terapie integrate, proprio per prevenire e mitigare i decorsi invalidanti.</p>
<p>Studi farmacoeconomici dimostrano che il ritardo diagnostico medio di 5-7 anni comporta costi sanitari indiretti per 7.900 euro/paziente/anno (Annemans <em>et al</em>., 2014), cifra che potrebbe essere drasticamente ridotta con diagnosi precoci e trattamenti appropriati.</p>
<h2>Cosa manca ancora nel riconoscimento della fibromialgia in Italia</h2>
<p>Nonostante questo primo importante passo, il percorso per garantire un&#8217;assistenza adeguata ai pazienti fibromialgici in Italia è ancora lungo:</p>
<ul>
<li>manca innanzitutto un programma di formazione obbligatoria per i medici di base, considerando che attualmente il 70% delle diagnosi viene effettuato solo dopo 5 anni dall&#8217;insorgenza dei sintomi, con conseguenze devastanti sulla qualità di vita dei pazienti;</li>
<li>è inoltre indispensabile estendere l&#8217;esenzione a tutte le forme certificate di fibromialgia, non solo a quelle classificate come molto severe, così da non escludere la stragrande maggioranza dei malati che attualmente non raggiunge la soglia richiesta dal decreto;</li>
<li>sul fronte della ricerca scientifica, è necessario istituire un piano nazionale dedicato alla fibromialgia, dato che attualmente solo lo 0,2% dei fondi destinati alle malattie reumatiche viene allocato allo studio di questa condizione;</li>
<li>infine, risulta fondamentale sviluppare Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) specifici per genere, che tengano conto delle significative differenze biologiche e cliniche riscontrate tra pazienti di sesso maschile e femminile, garantendo così un approccio personalizzato e più efficace nella gestione di questa complessa sindrome.</li>
</ul>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti scientifici</h3>
<ul>
<li>Annemans, L., Wessely, S., Spaepen, E., Caekelbergh, K., Caubère, J. P., Le Lay, K., &amp; Taïeb, C. (2008). Health economic consequences related to the diagnosis of fibromyalgia syndrome. <em>Arthritis &amp; Rheumatism</em>, 58(3), 895-902. <a href="https://doi.org/10.1002/art.23265">https://doi.org/10.1002/art.23265</a></li>
<li>Bäckryd, E., Tanum, L., Lind, A. L., Larsson, A., &amp; Gordh, T. (2017). Evidence of both systemic inflammation and neuroinflammation in fibromyalgia patients, as assessed by a multiplex protein panel applied to the cerebrospinal fluid and to plasma. <em>Journal of Pain Research</em>, 10, 515-525. <a href="https://doi.org/10.2147/JPR.S128508">https://doi.org/10.2147/JPR.S128508</a></li>
<li>Bennett, R. M., Friend, R., Jones, K. D., Ward, R., Han, B. K., &amp; Ross, R. L. (2009). The Revised Fibromyalgia Impact Questionnaire (FIQR): Validation and psychometric properties. <em>Arthritis Research &amp; Therapy</em>, 11(4), R120. <a href="https://doi.org/10.1186/ar2783">https://doi.org/10.1186/ar2783</a></li>
<li>Clauw, D. J. (2014). Fibromyalgia: A clinical review. <em>JAMA</em>, 311(15), 1547-1555. <a href="https://doi.org/10.1001/jama.2014.3266">https://doi.org/10.1001/jama.2014.3266</a></li>
<li>Gracely, R. H., Ceko, M., &amp; Bushnell, M. C. (2012). Fibromyalgia and depression. <em>Pain Research and Treatment,</em> 2012, 486590. <a href="https://doi.org/10.1155/2012/486590">https://doi.org/10.1155/2012/486590</a></li>
<li>Harte, S. E., Harris, R. E., &amp; Clauw, D. J. (2018). The neurobiology of central sensitization. <em>Journal of Applied Biobehavioral Research</em>, 23(2), e12137. <a href="https://doi.org/10.1111/jabr.12137">https://doi.org/10.1111/jabr.12137</a></li>
<li>Häuser, W., Perrot, S., Clauw, D. J., &amp; Fitzcharles, M. A. (2018). Unravelling fibromyalgia &#8211; Steps toward individualized management. <em>The Journal of Pain</em>, 19(2), 125-134. <a href="https://doi.org/10.1016/j.jpain.2017.08.009">https://doi.org/10.1016/j.jpain.2017.08.009</a></li>
<li>Koroschetz, J., Rehm, S. E., Gockel, U., Brosz, M., Freynhagen, R., Tölle, T. R., &amp; Baron, R. (2011). Fibromyalgia and neuropathic pain, differences and similarities. A comparison of 3057 patients with diabetic painful neuropathy and fibromyalgia. <em>BMC Neurology</em>, 11(1), 55. <a href="https://doi.org/10.1186/1471-2377-11-55">https://doi.org/10.1186/1471-2377-11-55</a></li>
<li>Roizenblatt, S., Neto, N. S. R., &amp; Tufik, S. (2011). Sleep disorders and fibromyalgia. <em>Current Pain and Headache Reports</em>, 15(5), 347-357.<a href="https://doi.org/10.1007/s11916-011-0213-3"> https://doi.org/10.1007/s11916-011-0213-3</a></li>
<li>Salaffi, F., De Angelis, R., &amp; Grassi, W.; Marche Pain Prevalence; INvestigation Group (MAPPING) study. (2005). Prevalence of musculoskeletal conditions in an Italian population sample: results of a regional community-based study. I. The MAPPING study. <em>Clinical and Experimental Rheumatology,</em> 23(6), 819-828</li>
<li>Sluka, K. A., &amp; Clauw, D. J. (2016). Neurobiology of fibromyalgia and chronic widespread pain. <em>Neuroscience</em>, 338, 114-129. <a href="https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2016.06.006">https://doi.org/10.1016/j.neuroscience.2016.06.006</a></li>
<li>Üçeyler, N., Sommer, C., Walitt, B., &amp; Häuser, W. (2013). Anticonvulsants for fibromyalgia. <em>Cochrane Database of Systematic Reviews</em>, (10), CD010782. <a href="https://doi.org/10.1002/14651858.CD010782.pub2">https://doi.org/10.1002/14651858.CD010782.pub2</a></li>
<li>Wolfe, F., Clauw, D. J., Fitzcharles, M. A., Goldenberg, D. L., Katz, R. S., Mease, P., Russell, A. S., Russell, I. J., Winfield, J. B., &amp; Yunus, M. B. (2010). The American College of Rheumatology preliminary diagnostic criteria for fibromyalgia and measurement of symptom severity. <em>Arthritis Care &amp; Research</em>, 62(5), 600-610. <a href="https://doi.org/10.1002/acr.20140">https://doi.org/10.1002/acr.20140</a></li>
</ul>
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		<title>Malattia di Alzheimer. Incontro all’Accademia di Medicina di Torino</title>
		<link>https://www.egalite.org/malattia-di-alzheimer-incontro-allaccademia-di-medicina-di-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 13:54:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Medicina di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fattore di rischio genetico di ammalarsi di Alzheimer è il tema del primo appuntamento autunnale, l’8 ottobre 2024, con le sedute scientifiche dell’Accademia di Medicina<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fattore di rischio genetico di ammalarsi di Alzheimer è il tema del primo appuntamento autunnale, l’8 ottobre 2024, con le sedute scientifiche dell’Accademia di Medicina di Torino.</p>
<p>L’evento ‘La genetica della malattia di Alzheimer: che c&#8217;è di nuovo?’ è fruibile in presenza e in modalità webinar.</p>
<h2>Malattia di Alzheimer, la genetica</h2>
<p><strong>La malattia di Alzheimer</strong> è una condizione complessa e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/alzheimer-il-consumo-di-fibre-alimentari-riduce-il-rischio-e-protegge-il-cervello-degli-anziani/">multifattoriale</a>.</p>
<p><strong>Mutazioni</strong> ad alto impatto in tre geni, la proteina precursore dell&#8217;amiloide (APP), la presenilina 1 (PSEN1) e la presenilina 2 (PSEN2), causano la malattia di Alzheimer autosomica dominante (ADAD) a esordio precoce, mentre la triplicazione del gene APP nella sindrome di Down porta alla malattia di Alzheimer associata a sindrome di Down (DSAD).</p>
<p><strong>Queste forme genetiche</strong> rappresentano una porzione molto piccola di casi.</p>
<h2>Il maggiore fattore di rischio genetico</h2>
<p><strong>Tra i geni che predispongono</strong> alle forme isolate, l&#8217;apolipoproteina E4 (codificata da APOE4, una variante del gene APOE) è considerato il più forte fattore di rischio genetico.</p>
<p><strong>Un recente studio</strong> di Fortea et al. pubblicato su Nature Medicine, fornisce prove complete a sostegno del ruolo dell&#8217;omozigosi APOE4 come una nuova forma di malattia di Alzheimer geneticamente determinata, simile all&#8217;ADAD e al DSAD.</p>
<h2>La malattia genetica più comune al mondo</h2>
<p><strong>Questa forma</strong> potrebbe spiegare tra il 15% e il 20% di tutti i casi di Alzheimer, rendendola la malattia genetica più comune al mondo.</p>
<p><strong>Lo studio</strong> di Fortea et al. ha implicazioni importanti nel campo della malattia di Alzheimer, aprendo nuove entusiasmanti strade per la ricerca, lo <a href="https://www.egalite.org/alzheimer-nuovo-farmaco-in-sperimentazione-in-israele/">sviluppo terapeutico</a> e la progettazione di studi clinici.</p>
<h2>I relatori</h2>
<p><strong>La seduta scientifica</strong> viene introdotta da Irma Dianzani, Professore di Patologia Generale, Università del Piemonte Orientale e socio dell’Accademia di Medicina.</p>
<p><strong>Intervengono</strong> Innocenzo Rainero, Professore ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze, Università degli Studi di Torino e Alfredo Brusco, Professore di Genetica Medica, Dipartimento di Neuroscienze &#8220;Rita Levi Montalcini, Università di Torino.</p>
<h2>Come partecipare</h2>
<p><strong>Appuntamento</strong> martedì 8 ottobre alle ore 21, in presenza o in modalità webinar:</p>
<ul>
<li>nell’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino),</li>
<li>collegandosi al sito <a href="http://www.accademiadimedicina.unito.it">www.accademiadimedicina.unito.it</a>.</li>
</ul>
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		<title>Muscoril e gli altri miorilassanti a base di tiocolchicoside sono cancerogeni e genotossici</title>
		<link>https://www.egalite.org/muscoril-e-gli-altri-miorilassanti-a-base-di-tiocolchicoside-sono-cancerogeni-e-genotossici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 06:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I miorilassanti a base di tiocolchicoside &#8211; tra i quali il noto Muscoril &#8211; sono indicati per affrontare le contratture muscolari, in particolare quelle a carico<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I miorilassanti a base di tiocolchicoside &#8211; tra i quali il noto Muscoril &#8211; sono indicati per affrontare le contratture muscolari, in particolare quelle a carico della colonna. Tutti i farmaci a base di questo principio attivo rappresentano però un fattore di rischio per la fertilità maschile e per il feto, oltre che un potenziale rischio cancerogeno.</p>
<h2>Muscoril e gli altri miorilassanti cancerogeni</h2>
<p><strong>Il foglio illustrativo</strong> di Muscoril pubblicato il 10 aprile 2024 da AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, riferisce che il medicinale ‘<em>Viene utilizzato negli adulti e negli adolescenti, da 16 anni in poi, per aiutare il trattamento delle contratture muscolari dolorose. Deve essere utilizzato per condizioni acute legate alla colonna vertebrale</em>’.</p>
<p><strong>Il farmaco</strong> non deve venire assunto, tra le altre condizioni, da uomini e donne in grado di procreare che non stiano usando un metodo di contraccezione ‘efficace’ per evitare gravidanze.</p>
<p><strong>Il motivo</strong> è che ‘<em>una delle sostanze che si formano nel corpo quando prende tiocolchicoside potrebbe causare danni ad alcune cellule (numero anomalo di cromosomi). Ciò è stato dimostrato in studi su animali e in studi di laboratorio. Negli esseri umani, questo tipo di danno cellulare è un possibile fattore di rischio per il cancro e potrebbe danneggiare il feto e alterare la fertilità maschile</em>’. (1)</p>
<p><strong>Il rischio teratogeno</strong> (di danni al feto) dopo l’assunzione del farmaco si protrae per tre mesi nell’uomo e per un mese nella donna.</p>
<h2>Rapporto rischi/benefici</h2>
<p><strong>La gravità</strong> degli ‘effetti collaterali’ (da sommare ad altri) suscita perplessità sulla utilità di un tale farmaco miorilassante.</p>
<p><strong>L’autorevole gruppo di ricerca</strong> indipendente francese Prescrire nel bilancio 2024 dei farmaci da evitare taglia corto: ‘<em>I vari farmaci utilizzati come miorilassanti non hanno un&#8217;efficacia dimostrata superiore a quella del placebo, ma espongono i pazienti a effetti collaterali talvolta gravi. </em></p>
<p><em>Un farmaco efficace contro il dolore è un&#8217;opzione migliore, a partire dal paracetamolo, con controllo del dosaggio, o anche dall&#8217;ibuprofene o dal naprossene. </em></p>
<p><em>Il tiocolchicoside (Miorel° o altri), simile alla colchicina, può causare diarrea, gastralgia, fotodermatite ed eventualmente convulsioni; è genotossico e teratogeno</em>’. (2)</p>
<h2>18 farmaci a base di tiocolchicoside</h2>
<p><strong>Nella classifica</strong> dei 30 principi attivi più consumati in Italia nel 2022, il tiocolchicoside si trova al diciottesimo posto e vale una spesa di 41,9 milioni di euro l’anno. (3)</p>
<p><strong>Il più noto Muscoril</strong> è stato appena ceduto da Sanofi a DOC, azienda farmaceutica italiana che produce anche farmaci generici ed era già titolare di un farmaco generico con il medesimo principio attivo di Muscoril. (4)</p>
<p><img decoding="async" class="size-large wp-image-7312" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-559x1024.jpg" alt="muscoril cancerogeno" width="559" height="1024" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-559x1024.jpg 559w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-164x300.jpg 164w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-768x1407.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-838x1536.jpg 838w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-80x146.jpg 80w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-27x50.jpg 27w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril-41x75.jpg 41w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2024/06/tabella-farmaci-muscoril.jpg 944w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" /></p>
<p><em>Fonte: <a href="https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=72623#:~:text=Come%20evidenziato%20nella%20nota%2C%20risultati,rigide%20e%20le%20compresse%20orodispersibili">Quotidiano Sanità 2.4.19</a></em></p>
<p><strong>In totale</strong>, 15 aziende farmaceutiche producono 18 medicinali (tra compresse e fiale da iniettare) a base di tiocolchicoside, secondo l’elenco diffuso da AIFA nel 2019 a margine del promemoria ai medici su ‘le restrizioni e le avvertenze correlate al potenziale rischio di genotossicità’. (5)</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) V. <a href="https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_008055_015896_FI.pdf&amp;sys=m0b1l3">https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_008055_015896_FI.pdf&amp;sys=m0b1l3</a></p>
<p>(2) Thiocolchicoside (Miorel° ou autre) &#8211; un médicament à écarter des soins. Prescrire. <a href="https://www.prescrire.org/Fr/202/1837/55966/0/PositionDetails.aspx">https://www.prescrire.org/Fr/202/1837/55966/0/PositionDetails.aspx</a></p>
<p>(3) L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale anno 2022. Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali. AIFA <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1967301/Rapporto-OsMed-2022.pdf">https://www.aifa.gov.it/documents/20142/1967301/Rapporto-OsMed-2022.pdf</a></p>
<p>(4) Doc: firmato l’accordo per l’acquisizione di Muscoril da Sanofi. Sanità24, IlSole24Ore. 26.4.24</p>
<p><a href="https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/notizie-flash/2024-04-26/doc-firmato-l-accordo-l-acquisizione-muscoril-sanofi-122441.php?uuid=AFOFqRZB"> https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/notizie-flash/2024-04-26/doc-firmato-l-accordo-l-acquisizione-muscoril-sanofi-122441.php?uuid=AFOFqRZB </a></p>
<p>(5) Medicinali contenenti tiocolchicoside per uso sistemico IMPORTANTE PROMEMORIA riguardante le restrizioni e le avvertenze correlate al potenziale rischio di genotossicità. AIFA. 14.3.19 <a href="https://www.aifa.gov.it/documents/20142/241044/NII_TCC_14.03.2019.pdf">https://www.aifa.gov.it/documents/20142/241044/NII_TCC_14.03.2019.pdf </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/muscoril-e-gli-altri-miorilassanti-a-base-di-tiocolchicoside-sono-cancerogeni-e-genotossici/">Muscoril e gli altri miorilassanti a base di tiocolchicoside sono cancerogeni e genotossici</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>C’è un’Italia (numerosa) che rinuncia a curarsi</title>
		<link>https://www.egalite.org/ce-unitalia-numerosa-che-rinuncia-a-curarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 19:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi sei italiani su dieci arrivano a fine mese con grandi difficoltà. L’affitto è un problema per quasi la metà delle famiglie italiane e non fanno<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quasi sei italiani su dieci arrivano a fine mese con grandi difficoltà. L’affitto è un problema per quasi la metà delle famiglie italiane e non fanno eccezione bollette e mutui. Qualche miglioramento c’è rispetto allo scorso anno (aumentano ad esempio le famiglie che non incontrano grandi difficoltà nell’arrivare a fine mese) ma la fotografia scattata dall’Eurispes sulla condizione economica delle famiglie evidenzia in ogni caso un Paese che arranca, che fa fatica e soffre nel far quadrare i conti, che attraversa gli attuali tempi di incertezza barcamenandosi come può. E come fa? Chiedendo aiuto alla famiglia di origine se può, pagando in nero alcuni servizi, risparmiando poco (ci riesce solo il 28,3%) e tagliando sulle spese che mettono più in difficoltà.</p>
<h2>I tagli alla salute</h2>
<p><strong>Fra le strategie di risparmio</strong> e la ricerca di liquidità, i tagli più dolorosi sono quelli alle cure sanitarie. Quasi tre italiani su dieci rinunciano alle cure dentistiche e ai controlli medici. A saltare sono soprattutto dentista e prevenzione ma non mancano coloro che non possono permettersi i medicinali.</p>
<p><strong>“Poco meno di un italiano su tre</strong> ha rinunciato a cure/interventi dentistici (29,5%), a controlli medici periodici/preventivi (28,7%) e a trattamenti/interventi estetici (28%). Il 23,1% ha rinunciato a visite specialistiche per disturbi o patologie specifiche, il 17,3% a terapie/interventi medici e il 15,9% all’acquisto di medicinali” (Eurispes Rapporto Italia 2024).</p>
<p><strong>Fotografare il fenomeno</strong> della rinuncia alle cure non è facile. E in questo viene in aiuto anche il rapporto Bes dell’Istat che secondo gli ultimi dati (relativi al 2023) indica che il 7,6% della popolazione in Italia ha rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi economici, lunghe liste di attesa o difficoltà di accesso.</p>
<h2>4,5 milioni di italiani senza cure</h2>
<p><strong>Sono circa 4 milioni e mezzo</strong> i cittadini che hanno dovuto rinunciare a visite mediche o accertamenti diagnostici per problemi economici, di lista di attesa o difficoltà di accesso, con un aumento negli ultimi anni – era il 7% della popolazione nel 2022 e il 6,3% nel 2019, probabilmente anche per il recupero delle prestazioni sanitarie differite per il Covid e la difficoltà a riorganizzare efficacemente l’assistenza sanitaria.</p>
<p><strong>Sono raddoppiate</strong> le persone che rinunciano a causa delle liste di attesa: nel 2023 sono il 4,5%, nel 2019 erano il 2,8%. Secondo l’Istat è stabile la rinuncia per motivi economici (da 4,3% nel 2019 a 4,2% nel 2023), ma comunque in aumento dell’1,3% nell’arco di un solo anno, dal 2022 al 2023. (https://www.istat.it/it/files//2024/04/Sintesi-per-la-stampa-BES-2024_160424-.pdf)</p>
<h2>L’Italia che arranca</h2>
<p><strong>Nel suo Rapporto Italia</strong>, Eurispes spiega che rispetto allo scorso anno migliorano alcuni indicatori. Rimane però un’Italia che arranca: il 57,4% delle popolazione non riesce ad arrivare a fine mese senza grandi difficoltà; per il 33,1% delle famiglie le bollette sono un problema come lo sono ancor di più l’affitto (45,5%) e le rate del mutuo (32,1%).</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> genera ritardi nei pagamenti: il 24,8% ammette di aver pagato le bollette con forte ritardo, il 22,1% ha avuto ritardi nel pagamento delle tasse, il 18,5% è stato in ritardo o in arretrato con le rate del condominio e il 14,9% ha saldato in ritardo i conti presso commercianti o artigiani.</p>
<h2>Rinunce e pagamenti in nero</h2>
<p><strong>Un terzo degli italiani</strong> paga in nero alcuni servizi (riparazioni, baby sitter, medici e quant’altro: lo fa il 33,6% degli intervistati) ma alcuni devono rinunciare del tutto &#8211; il 37,6% ha dovuto rinunciare alla baby sitter e il 24,3% alla badante (plausibilmente servizi dei quali c’era bisogno per la cura di minori o anziani e per far quadrare l’equilibrio fra lavoro e famiglia).</p>
<p><strong>Il 40,9% dei cittadini</strong> afferma che la situazione economica personale e familiare negli ultimi 12 mesi è rimasta stabile ma, con diversa intensità, complessivamente il 35,4% degli italiani denuncia un peggioramento della propria condizione economica, mentre il 14,2% parla di un miglioramento. In tutto questo risparmiare non è affatto facile, tanto è vero che ci riesce solo poco più di un italiano su quattro (28,3%) mentre il 36,8% attinge ai risparmi per arrivare a fine mese.</p>
<h2>L&#8217;ultima àncora</h2>
<p><strong>Come si affrontano le difficoltà economiche?</strong></p>
<p><strong>La famiglia di origine</strong> rimane la prima scelta e davanti alle difficoltà economiche “per ottenere liquidità il 32,1% degli italiani intervistati ha chiesto sostegno finanziario alla famiglia di origine; il 17,2% è ricorso al sostegno di amici, colleghi e altri parenti; il 16% ha richiesto un prestito in banca, mentre il 13,6% ha dovuto chiedere soldi in prestito a privati (non amici o parenti) non potendo accedere a prestiti bancari, una nicchia dove chiaramente può essersi insinuata l’usura.</p>
<p><strong>Il 27,5% degli italiani</strong> ha ottenuto liquidità mettendo in vendita beni o oggetti su canali di compravendita on line, tipo E-Bay, Vinted, aste online, ecc. e il 15,3% ha dovuto vendere o ha perso beni come la casa o l’attività commerciale/imprenditoriale”.</p>
<p><strong>&#8216;<em>L&#8217;economia di guerra</em></strong><em> in Unione Europea sta aggravando la povertà di massa e la rarefazione dei servizi essenziali. Immani risorse vengono sottratte a scuola, lavoro e welfare, sanità pubblica per il business delle armi di distruzione di massa, la cui unica prospettiva è trascinarci nella terza guerra mondiale. Prima che sia troppo tardi, ed è già tardi, i popoli devono reagire. Nelle strade e le piazze, con le bandiere bianche, e alle elezioni europee, votando per la pace e la neutralità dell’Europa</em>&#8216;, afferma Dario Dongo, fondatore di Égalité e candidato nel Nord-Est per le elezioni europee dell&#8217;8 e 9 giugno con il movimento Pace, Terra, Dignità. <a href="https://www.egalite.org/pace-terra-e-dignita-il-nostro-movimento-alle-elezioni-europee-2024/">Qui</a> il suo programma elettorale.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Eurispes Rapporto Italia 2024 Sintesi <a href="https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2024/05/sintesi-colore-1.pdf">https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2024/05/sintesi-colore-1.pdf</a></p>
<p>(2) Istat Rapporto Bes 2024 Sintesi <a href="https://www.istat.it/it/files//2024/04/Sintesi-per-la-stampa-BES-2024_160424-.pdf">https://www.istat.it/it/files//2024/04/Sintesi-per-la-stampa-BES-2024_160424-.pdf</a></p>
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		<title>A Scuola di microbioma presso l’Accademia di Medicina di Torino</title>
		<link>https://www.egalite.org/a-scuola-di-microbioma-presso-laccademia-di-medicina-di-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2023 21:04:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Medicina di Torino]]></category>
		<category><![CDATA[microbioma]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via la Scuola di microbioma, patrocinata e ospitata dall’Accademia di Medicina di Torino, nel prestigioso palazzo storico di via Po 18. La VI edizione prevede<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/a-scuola-di-microbioma-presso-laccademia-di-medicina-di-torino/">A Scuola di microbioma presso l’Accademia di Medicina di Torino</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al via la Scuola di microbioma, patrocinata e ospitata dall’Accademia di Medicina di Torino, nel prestigioso palazzo storico di via Po 18.</p>
<p>La VI edizione prevede la suddivisione della didattica in due sessioni:</p>
<ul>
<li>la prima parte, dal 25 al 27 maggio, è focalizzata sulla microbiologia del microbioma, i cambiamenti strutturali e funzionali del microbioma nelle fasi della vita, il ruolo del microbioma in gastroenterologia e ginecologia,</li>
<li>l<span style="font-size: 14px;">a seconda sessione, dal 5 al 7 ottobre, è invece dedicata ad approfondire gli aspetti specialistici che attengono  il ruolo del microbioma in dermatologia, oncologia e ambiente e nello sport.</span></li>
</ul>
<h2>La Scuola di microbioma a Torino</h2>
<p><strong>La Scuola Microbioma</strong> nasce a Torino nel 2017, grazie a un gruppo di ricercatori e professionisti dediti allo studio del Microbioma Umano. I quali che hanno deciso di mettere le proprie conoscenze e la propria esperienza al servizio dei professionisti sanitari, nella prima scuola dedicata in Italia a questo tema specifico bensì legato alle condizioni generali di salute, oltreché a numerose patologie l.</p>
<p><strong>Questi stessi specialisti</strong> partecipano al Comitato Scientifico della Scuola e si occupano, di edizione in edizione, di aggiornare il programma scientifico dell’evento. Il Responsabile Scientifico della Scuola è il Prof. Marco Astegiano, Medico chirurgo, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva e già Responsabile Ambulatori SC Gastroenterologia U – A.O. Città della Salute e della Scienza, Torino.</p>
<h2>Il microbioma umano</h2>
<p><strong>Con il termine di ‘<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/microbioma-e-intestino-il-secondo-cervello/%C2%A0">Microbioma Umano</a>’ </strong>si intende l’insieme di microrganismi che vivono dentro e fuori dal nostro organismo in condizioni di simbiosi, nonché l’immenso patrimonio genetico che portano con sé.</p>
<p><strong>Le ricerche</strong> condotte nell’ambito dello<em> Human Microbiome Project</em> a partire dal 2007 hanno evidenziato che questa comunità di microrganismi si compone di svariate comunità di batteri, funghi, virus, protozoi ed elminti che intrecciano complesse interazioni ecologiche tra di loro e con il nostro organismo.</p>
<p><strong>Questi microrganismi</strong> svolgono numerose funzioni per noi fondamentali In particolare:</p>
<p>&#8211; sono in grado di metabolizzare le fibre e altre sostanze nutritive, e di produrre vitamine;</p>
<p>&#8211; sono regolatori fondamentali dello sviluppo del sistema immunitario;</p>
<p>&#8211; svolgono un ruolo molto importante nel controllo del metabolismo;</p>
<p>&#8211; sono coinvolti nella produzione di neuromediatori, e numerose altre funzioni che via via vengono aggiunte a una lista già ampia.</p>
<h2>Una conoscenza essenziale ai professionisti della salute</h2>
<p><strong>L’alterazione</strong> della composizione e soprattutto della diversità di queste popolazioni di microrganismi è associata all’insorgenza di <a href="https://www.egalite.org/malattie-invisibili-i-pazienti-sono-soli-e-chiedono-a-dottor-google/%C2%A0">patologie</a> che vanno da problematiche autoimmuni, come MICI e artrite reumatoide, a malattie metaboliche (obesità e diabete), dalle patologie ginecologiche alle alterazioni dell’umore, per citarne alcune.</p>
<p><strong>È sufficiente</strong> digitare le parole “<em>Human Microbiome</em>” su PubMed per accedere a centinaia di migliaia di articoli e lavori scientifici che quasi ogni giorno mettono in luce nuove funzioni o correlazioni tra alterazioni del microbioma e malattie dell’essere umano.</p>
<p><strong>Per via della stretta correlazione</strong> tra stato di salute del microbioma e malattia del nostro organismo, possiamo senz’altro dire che la conoscenza delle funzioni e delle alterazioni della comunità di microrganismi che vive in simbiosi con noi è fondamentale per chiunque si occupi di salute.</p>
<p><strong>In <a href="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/05/Scuola-Microbioma-2023-1.pdf">allegato</a></strong>la locandina della Scuola di microbioma. Per informazioni, è disponibile il numero 0521 647705 e la mail della Dr.ssa Francesca Busa, scuolamicrobioma@gmail.com.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/a-scuola-di-microbioma-presso-laccademia-di-medicina-di-torino/">A Scuola di microbioma presso l’Accademia di Medicina di Torino</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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