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	<title>cambiamento climatico Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 15:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il summit della finanza climatica (1) si ferma a quota 300. Alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, la Cop29 che si è chiusa nei giorni scorsi a Baku, i Paesi industrializzati si impegnano a finanziare la lotta globale contro la crisi climatica nei Paesi in via di sviluppo mobilitando solo 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, all’interno di un vago traguardo di 1.300 miliardi che dovrebbe essere raggiunto attraverso il contributo di attori pubblici e privati. I Paesi in via di sviluppo e quelli più colpiti dai disastri climatici avevano chiesto almeno 1000 miliardi di dollari l’anno.</p>
<h2>L’accordo sui soldi scontenta i paesi vulnerabili</h2>
<p><strong>L’accordo</strong> “<em>invita tutti gli attori a collaborare per consentire l&#8217;aumento dei finanziamenti ai Paesi parti per l&#8217;azione per il clima da tutte le fonti pubbliche e private ad almeno 1,3 USD trilioni all&#8217;anno entro il 2035</em>”.</p>
<p><strong>Negli anni scorsi</strong> i Paesi industrializzati avevano accettato di pagare 100 miliardi di finanziamenti per il clima all’anno entro il 2020; alla cifra si è arrivati solo più tardi ma con varie controversie perché gli importi sono stati raggiunti soprattutto attraverso prestiti e non mediante sovvenzioni.</p>
<p><strong>Ora l’accordo raggiunto</strong> a Baku, come si legge nello statement ufficiale, prevede di “<em>triplicare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, passando dal precedente obiettivo di 100 miliardi di dollari annui a 300 miliardi di dollari annui entro il 2035; garantire gli sforzi di tutti gli attori affinché lavorino insieme per aumentare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, da fonti pubbliche e private, fino a raggiungere un importo di 1,3 trilioni di dollari all&#8217;anno entro il 2035</em>”. (2)</p>
<h2>Le critiche alle conclusioni della Cop29</h2>
<p><strong>Troppo poco</strong>, da troppe fonti, con un’agenda climatica disastrosa e con quello che Oxfam international indica come “uno schema Ponzi globale”.</p>
<p><strong>Le critiche</strong> all’accordo si sono moltiplicate perché i finanziamenti sono ritenuti troppo bassi, se non offensivi, e inadatti ad affrontare la crisi climatica nei Paesi che meno vi prendono parte (come le piccole nazioni insulari) ma di più rischiano di venire spazzate via dai disastri sempre più devastanti.</p>
<p><strong>Paesi</strong> come la Bolivia e la Nigeria hanno espresso profonda delusione per quello che hanno definito un obiettivo di finanziamento “insulsamente basso” e per il fatto che il testo concordato non sia riuscito a sviluppare in modo significativo l’accordo raggiunto alla COP28 di Dubai, che chiedeva alle nazioni di “abbandonare i combustibili fossili”. Un rappresentante di un gruppo di piccole nazioni insulari ha dichiarato: “<em>Dopo la fine di questa COP29, non possiamo semplicemente salpare verso il tramonto. Stiamo letteralmente affondando</em>”. (3)</p>
<p><strong>Ha scritto</strong> su X il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres: “<em>Raggiungere un accordo alla COP29 era essenziale per mantenere il limite di 1,5°C di riscaldamento globale. Avevo sperato in un risultato più ambizioso &#8211; sia sul piano finanziario che su quello della mitigazione &#8211; per affrontare la portata della grande sfida che abbiamo di fronte, ma l&#8217;accordo raggiunto fornisce una base su cui costruire. Deve essere rispettato in pieno e nei tempi previsti. Faccio appello ai governi affinché lo facciano con urgenza</em>”. (4)</p>
<h2>Le “false soluzioni” di un’agenda climatica “disastrosa”</h2>
<p><strong>Il vertice è considerato fallimentare</strong> perché ha solo evitato il disastro diplomatico e si è chiuso con una cifra che è “troppo poco, troppo tardi, da troppe fonti” (Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico) anche perché non è fatto solo di finanziamenti pubblici, tutt’altro.</p>
<p><strong>Servono almeno 1000 miliardi</strong> di dollari l’anno fra loss&amp;damage, adattamento e mitigazione ma servono (servirebbero) sotto forma di risorse pubbliche, quindi di sovvenzioni. Secondo Legambiente “<em>gli aiuti ricevuti sino ad ora sono stati soprattutto (69% nel 2022) sotto forma di prestiti</em>” e questo aggrava la crisi debitoria dei Paesi vulnerabili.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>La presunta “COP della finanza climatica”</strong> si è trasformata in “COP di false soluzioni”. Il terribile accordo sulla finanza distrugge la nozione di responsabilità storica dei ricchi grandi paesi inquinanti e spinge il debito privato a creare finanziamenti</em>”, commenta Kirtana Chandrasekaran di Friends of the Earth International. (5)</p>
<p><strong>La Via Campesina</strong> denuncia una serie di storture in spazi di confronto che risultano dominati dagli interessi delle multinazionali e del Nord globale – alle Cop non a caso arrivano centinaia e centinaia di lobbisti delle industrie di idrocarburi.</p>
<p><strong>Le comunità di contadini</strong>, lavoratori rurali e popoli indigeni denunciano sistema agroalimentare industriale, modelli estrattivi, schemi di “greenwashing” aziendale, neoliberismo, soluzioni basate sul mercato, sugli interessi delle imprese e delle nazioni ricche, spesso avvolte nella retorica della green economy, che finiscono per riprodurre sfruttamento e disuguaglianze.</p>
<p><strong>Per la via Campesina</strong> “<em>l’attuale agenda climatica è a dir poco disastrosa. Le false soluzioni, tra cui i mercati del carbonio, i sistemi di compensazione, le colture geneticamente modificate, i megaprogetti di geoingegneria, &#8220;Agricoltura intelligente per il clima&#8221; e le &#8220;Soluzioni basate sulla natura&#8221;, sono promosse come strumenti di mitigazione del clima, ma non riescono ad affrontare le cause profonde della crisi. Questi approcci rafforzano un’agenda di sviluppo imperialista, approfondendo il colonialismo, il patriarcato e il degrado ambientale</em>”. (6)</p>
<h2>Questione di soldi, Oxfam: “Schema Ponzi globale”</h2>
<p><strong>Non solo le risorse sono poche</strong>. Ma non sono neanche “vero denaro”, sferza Oxfam International (7).</p>
<p>Sostiene Nafkote Dabi, responsabile delle politiche sui cambiamenti climatici di Oxfam International: &#8220;<em>Il terribile verdetto dei colloqui di Baku sul clima dimostra che i Paesi ricchi considerano il Sud del mondo come sacrificabile in ultima analisi, come pedine su una scacchiera (&#8230;) E per quanto riguarda le promesse di finanziamenti futuri? Sono vuote tanto quanto l&#8217;accordo stesso. I soldi sul tavolo non sono solo una miseria in confronto a ciò di cui c’è realmente bisogno, non sono nemmeno “soldi” veri e propri. Piuttosto, è un mix eterogeneo di prestiti e investimenti privatizzati, uno schema Ponzi globale che gli avvoltoi del private equity e gli addetti alle pubbliche relazioni ora sfrutteranno</em>&#8220;.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a>. Égalité. 15.11.24</p>
<p>(2) COP29 UN Climate Conference Agrees to Triple Finance to Developing Countries, Protecting Lives and Livelihoods <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(3) COP29: la conferenza si chiude con un impegno di $300 miliardi <a href="https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/">https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/</a></p>
<p>(4) UN Secretary-General Statement on COP29 <a href="https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29">https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29</a></p>
<p>(5) COP29 closing: Pennies for climate finance, billions in false solutions, complicity in genocide <a href="https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/">https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/  </a></p>
<p>(6) “Current climate agenda is nothing short of disastrous as false solutions are promoted as climate mitigation tools” – warns Via Campesina <a href="https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/">https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/</a></p>
<p>(7) COP29 deal is a “global Ponzi scheme”: Oxfam <a href="https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam">https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam</a></p>
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		<title>Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo</title>
		<link>https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 09:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo, perché le conseguenze dei cambiamenti climatici hanno un impatto maggiore sui paesi più poveri, che meno contribuiscono all’attuale<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo, perché le conseguenze dei cambiamenti climatici hanno un impatto maggiore sui paesi più poveri, che meno contribuiscono all’attuale emergenza. In media ogni anno 189 milioni di persone vengono colpite da eventi climatici estremi nei paesi in via di sviluppo e questa tendenza non si interrompe da quando, nel 1991, si è iniziato a misurare i costi del cambiamento climatico per i paesi a basso reddito.</p>
<p>L’allarme viene da un nuovo rapporto diffuso dalla <em>Loss and Damage Collaboration</em>, di cui Oxfam fa parte, che in vista dell’inizio della Cop 27 in Egitto denuncia come i Paesi ricchi si siano ripetutamente opposti a qualsiasi tentativo di finanziare la risposta alla crisi climatica nei Paesi poveri, responsabili solo in minima parte dell’attuale emergenza (1).</p>
<h2>Disuguaglianza e crisi climatica, l&#8217;allarme</h2>
<p><strong>Nei primi venti anni</strong> di questo secolo, il costo della crisi climatica in 55 fra i paesi più poveri del mondo conta perdite economiche da eventi climatici estremi per 500 miliardi di dollari.</p>
<p><strong>&#8216;</strong><em><strong>Mentre i profitti per chi vende energia</strong> da combustibili fossili sono aumentati vertiginosamente da anni, milioni di persone che vivono nei luoghi più disagiati del pianeta pagano un conto salatissimo al cambiamento climatico.</em> <em>Il comparto fossile ha realizzato profitti stratosferici tra il 2000 e 2019: un ammontare che supera di quasi 60 volte il costo della crisi climatica nei 55 Paesi più vulnerabili analizzati&#8217;</em>, dice Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia.</p>
<p><strong>Secondo le stime</strong> del <em>report</em>, il 79% delle vittime registrate e il 97% delle persone colpite da eventi climatici estremi dal 1991 viveva nei Paesi in via di sviluppo. Nello stesso periodo il numero di disastri climatici nelle aree più povere del pianeta è più che raddoppiato. E ha causato oltre 676 mila vittime.</p>
<h2>Crisi dei diritti dei bambini</h2>
<p><strong>La crisi climatica</strong> è una crisi dei diritti dei bambini. Mette a rischio la loro stessa sopravvivenza, nonché la tenuta dei servizi destinati all’infanzia. Per i nostri bambini, dice l’Unicef, questo è stato probabilmente l’anno più freddo della loro vita. Le ondate di calore minacciano direttamente la salute dei più piccoli e mettono in pericolo l’accesso al cibo e all’acqua, l’istruzione e i futuri mezzi di sostentamento. Secondo l’Unicef entro il 2050 ci saranno 2 miliardi di bambini che dovranno affrontare frequenti ondate di calore.</p>
<p><strong>Nell&#8217;agosto 2021</strong>, l&#8217;UNICEF aveva lanciato l&#8217;Indice di rischio climatico dei bambini (2). Il <em>dossier</em> già evidenziava che 1 miliardo di bambini a livello globale, quasi la metà dei bambini del mondo, sono esposti a un &#8220;<em>rischio estremamente elevato</em>&#8221; di subire <em>shock</em> climatici come ondate di calore, cicloni, inondazioni e scarsità d&#8217;acqua. La lista è allarmante: ci sono 1 miliardo di bambini esposti a inquinamento atmosferico; 920 milioni a scarsità d’acqua; 820 milioni a ondate di calore; 400 milioni a cicloni; 240 milioni a inondazioni costiere. E non è finita qui. Inoltre i paesi più colpiti da <em>choc</em> climatici e ambientali spesso devono affrontare più rischio sovrapposti.</p>
<p><strong>Quest’anno</strong> l’Unicef ha analizzato più da vicino le ondate di calore e il loro impatto sui bambini in un rapporto il cui titolo dice già tutto: &#8220;<em>L&#8217;anno più freddo del resto della loro vita.</em> Proteggere i bambini dall&#8217;impatto crescente delle ondate di calore&#8221;. (3)</p>
<h2>Uno scenario drammatico</h2>
<p><strong>559 milioni di bambini</strong>, ovvero 1 su 4, sono attualmente esposti a una frequenza elevata di ondate di calore. Entro il 2050, si prevede che quasi tutti i bambini sulla terra &#8211; poco più di 2 miliardi &#8211; dovranno affrontare frequenti ondate di calore, indipendentemente dal fatto che il mondo raggiunga uno &#8220;<em>scenario a basse emissioni di gas serra&#8221;</em>, quindi con un riscaldamento stimato di 1,7 gradi nel 2050, o uno &#8220;<em>scenario a emissioni di gas serra molto elevate</em>&#8220;, con un riscaldamento stimato di 2,4 gradi nel 2050.</p>
<p><strong>In uno scenario a basse emissioni,</strong> ci saranno 100 milioni di bambini esposti a una gravità elevata delle ondate di calore (oggi sono 28 milioni) che diventeranno 212 milioni in uno scenario a emissione elevate.</p>
<p><strong>740 milioni di bambini</strong> vivono oggi in Paesi che registrano un caldo estremo (con 84 o più giorni all&#8217;anno che superano i 35 gradi). Diventeranno circa 816 milioni entro il 2050 in uno &#8220;<em>scenario a emissioni di gas serra molto elevate</em>”.</p>
<h2>Le richieste Unicef alla COP27</h2>
<p><strong>Da questo quadro</strong> allarmante arrivano le richieste dell’Unicef alla COP27 che si svolgerà fra pochi giorni in Egitto:</p>
<p><strong>«</strong><em><strong>I Paesi sviluppati</strong> devono mantenere gli impegni assunti alla COP26 di raddoppiare i finanziamenti per l&#8217;adattamento climatico, portandoli almeno a 40 miliardi di dollari all&#8217;anno entro il 2025, come passo verso la destinazione di almeno 300 miliardi di dollari all&#8217;anno per l&#8217;adattamento entro il 2030.</em> Tutti i governi devono rivedere i loro piani climatici nazionali e ridurre le emissioni di almeno il 45% entro il 2030 per mantenere il riscaldamento a non più di 1,5 °C. I Paesi del G20 dovrebbero agire in prima linea. Inoltre, la COP 27 deve rappresentare un momento per ribadire che tutti i bambini e i giovani devono essere inclusi in tutti i processi decisionali relativi al clima».</p>
<h2>Europa, conto alla rovescia</h2>
<p><strong>Se questo è il quadro</strong> mondiale, l’Europa si ritrova a un punto cruciale, stretta nella triplice crisi della pandemia, della guerra in Ucraina e della crisi climatica. “<em>The 2022 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: towards a climate resilient future</em>” è il <em>report</em> di <em>The Lancet</em> centrato sull’Europa, che evidenzia come il cambiamento climatico sia giù un enorme problema di salute pubblica. Con un mondo “<em>pericolosamente vicino</em>” al punto di non ritorno sul fronte del clima, la “<em>crescente crisi energetica</em>” e “<em>la salute delle popolazioni sempre più minata dal riscaldamento globale</em>”, dice il <em>dossier</em>, “<em>l&#8217;Europa si trova a un punto cruciale per il cambiamento</em>” (4).</p>
<p><strong>I numeri</strong> dello studio sono impressionanti. Il 2022 è stata l&#8217;estate europea più calda mai registrata e l’aumento medio della temperatura in Europa è stata di quasi 1 grado superiore all’aumento medio della temperatura globale. Lancet parla di <em>“impatti sulla salute sovrapposti e interconnessi</em>” dai cambiamenti climatici e non solo.</p>
<p><strong>L&#8217;esposizione della popolazione</strong> alle ondate di calore è aumentata in media del 57% nel periodo 2010-2019 rispetto al periodo 2000-2009 e di oltre il 250% in alcune regioni, e questo mette gli anziani, i bambini piccoli, le persone con patologie croniche di base e le persone che non hanno accesso adeguato all&#8217;assistenza sanitaria ad alto rischio di morbilità e mortalità legate al caldo. Il riscaldamento globale osservato tra il 2000 e il 2020 viene associato a un aumento della mortalità correlata alla temperatura nella maggior parte delle regioni monitorate.</p>
<h2>Bambini e anziani più a rischio</h2>
<p><strong>Tra il 2011 e il 2020</strong>, il 55% delle regioni europee ha vissuto condizioni di siccità estiva da estrema a eccezionale. E gli eventi estremi legati al clima sono associati a perdite economiche record nel 2021 per un totale di quasi 48 miliardi di euro.</p>
<p><strong>La crisi climatica</strong> fa sì che le malattie infettive diventino più trasmissibili. L&#8217;idoneità climatica alla trasmissione della dengue è aumentata del 30% nell&#8217;ultimo decennio rispetto agli anni &#8217;50 e il rischio ambientale di epidemie di virus del Nilo occidentale è aumentato del 149% nell&#8217;Europa meridionale e del 163% nell&#8217;Europa centrale e orientale nel 1986–2020 rispetto al periodo 1951–85.</p>
<p><strong>Le temperature più calde</strong> stanno spostando la stagione di fioritura di diverse specie arboree allergeniche: la stagione di betulle, olivi e ontani iniziano 10-20 giorni prima rispetto a 41 anni fa e questo ha un impatto sulla salute di circa il 40% della popolazione europea che soffre di allergie ai pollini.</p>
<p><strong>Dal 2010 al 2020</strong> rispetto al periodo 2000-2009, l&#8217;esposizione alle ondate di calore nei gruppi vulnerabili (<em>over</em> 65 e bambini fino a 1 anno) è aumentata del 57% in tutta Europa. Ma in alcune aree l’aumento è stato del 157%.</p>
<h2>Decarbonizzare entro il 2035</h2>
<p><strong>«</strong><em><strong>Questi impatti sulla salute</strong> sovrapposti e interconnessi, che si stanno evolvendo sullo sfondo di una pandemia e di una guerra devastante in Ucraina, rivelano l&#8217;urgente necessità di interventi che rafforzino la resilienza nel settore sanitario e proteggano le persone dai crescenti rischi per la salute</em>».</p>
<p><strong>Per evitare</strong> un aumento catastrofico delle temperature globali, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici ha chiarito che l&#8217;Europa deve decarbonizzare completamente il suo settore energetico entro il 2035, chiudendo tutte le centrali elettriche a livello globale entro il 2040. In realtà rischia di accadere il contrario, anche a causa della risposta alla crisi dell’energia legata alla guerra e a “<em>decenni di ritardo nel passaggio alla produzione di energia a basse emissioni di carbonio</em>”: si rischia di passare a una maggiore produzione di energia da carbone nel breve termine. Ma «<em>anche come misura temporanea, un aumento dell&#8217;uso del carbone potrebbe sommarsi ai circa 8000 decessi annuali associati alle centrali elettriche a carbone, nel settore domestico, invertendo quello che si è guadagnato in sanità nell&#8217;ultimo decennio e minando gli sforzi per soddisfare Impegni dell&#8217;accordo di Parigi</em>».</p>
<p><strong>Nel frattempo</strong> l’Italia è il sesto paese più grande finanziatore internazionale di combustibili fossili. Fra il 2019 e il 2021 ha fornito 2,8 miliardi di dollari all&#8217;anno in finanza pubblica per i combustibili fossili. Solo il 3,5% dei finanziamenti internazionali del nostro Paese in tema di energia va alle rinnovabili (5).</p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Oxfam disastri climatici <a href="https://www.oxfamitalia.org/disastri-climatici-colpiscono-189-milioni-di-persone-ogni-anno/">https://www.oxfamitalia.org/disastri-climatici-colpiscono-189-milioni-di-persone-ogni-anno/</a></p>
<p>(2) Rapporto: un miliardo di bambini a rischio “estremamente elevato” per gli impatti della crisi climatica</p>
<p><a href="https://www.unicef.it/media/rapporto-un-miliardo-di-bambini-a-rischio-estremamente-elevato-per-gli-impatti-della-crisi-climatica/">https://www.unicef.it/media/rapporto-un-miliardo-di-bambini-a-rischio-estremamente-elevato-per-gli-impatti-della-crisi-climatica/</a></p>
<p>(3) UNICEF verso COP27: entro il 2050 oltre 2 miliardi di bambini dovranno affrontare frequenti ondate di calore</p>
<p><a href="https://www.unicef.it/media/unicef-verso-cop27-entro-il-2050-oltre-2-miliardi-di-bambini-dovranno-affrontare-frequenti-ondate-di-calore/">https://www.unicef.it/media/unicef-verso-cop27-entro-il-2050-oltre-2-miliardi-di-bambini-dovranno-affrontare-frequenti-ondate-di-calore/</a></p>
<p>(4) The 2022 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: towards a climate resilient future</p>
<p>https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(22)00197-9/fulltext</p>
<p>(5) New Report: International public finance for fossil fuels dropped in 2021, but a rebound is likely unless key governments deliver on pledges <a href="https://priceofoil.org/2022/11/01/g20-increased-international-public-finance-for-clean-energy-is-the-solution-to-the-energy-crisis-not-more-fossil-investments/">https://priceofoil.org/2022/11/01/g20-increased-international-public-finance-for-clean-energy-is-the-solution-to-the-energy-crisis-not-more-fossil-investments/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 17:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi, alluvioni, inondazioni, siccità, distruzione degli ecosistemi, innalzamento delle temperature, insieme all’impoverimento del suolo e a fenomeni di accaparramento delle risorse, colpiscono in modo più devastante i paesi poveri (nonostante siano quelli ricchi i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra), la popolazione più povera dei paesi ricchi, i bambini soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, le bambine, i minori sfollati e migranti. La crisi del clima accentua le migrazioni causate da eventi meteo estremi o di lungo periodo, per quanto vasto e sfumato possa essere il fenomeno.</p>
<p>C’è ancora di più. La mappa dei paesi più vulnerabili alla crisi climatica si sovrappone alla mappa dei paesi che soffrono situazioni di conflitto e guerra e alla mappa dei paesi dai quali la popolazione è in fuga.</p>
<p>La crisi del clima fa aumentare i migranti climatici, o rifugiati climatici. Fare una stima esatta è forse impossibile, considerata anche l’assenza di una definizione condivisa di migranti climatici e soprattutto di un riconoscimento nella legislazione internazionale. Ma si parla di numeri che variano da un minimo di 25 milioni fino a 1 miliardo di persone costrette a migrare entro il 2050 per cause riconducibili alla questione climatica e ambientale.</p>
<p>A tracciare una sintesi è il dossier <em>I migranti ambientali</em>. L’altra faccia della crisi climatica, con cui Legambiente fa il punto della crisi in atto sulla base dei dati finora noti. (1)</p>
<h2>Cambiamenti climatici, povertà e migrazioni</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> non sono uguali per tutti e non lo saranno neanche in futuro. Colpiscono, come detto, soprattutto i paesi poveri e i poveri dei paesi ricchi. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale si saldano e la migrazione diventa la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici messa in pratica da chi non ha altra alternativa che fuggire dalla povertà e da tutte le sue forme.</p>
<p><strong>Quanti fuggono?</strong> Secondo <em>Global Trends</em> dell’UNHCR 82,4 milioni di persone sono state costrette a migrare nel 2020, quasi il doppio rispetto al 2010. Di questi, poco meno della metà (il 42%) sono minori. In dieci anni le persone costrette a migrare sono quasi raddoppiate e sono aumentate di oltre il 16% nel confronto col 2018 (quando erano 70,8 milioni).</p>
<h2>Gli sfollati interni</h2>
<p><strong>Ma se i contorni del fenomeno</strong> &#8216;migranti ambientali&#8217; sono sfumati perché questa figura non ha riconoscimento internazionale, sono più precisi i numeri degli sfollati interni. Sono le persone costrette ad abbandonare la propria terra ma che rimangono nei confini nazionali. Gli sfollati interni fuggono soprattutto per fenomeni quali terremoti, inondazioni, siccità, desertificazione e incendi.</p>
<p><strong>Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em></strong> (IDMC) &#8216;<em>durante il 2020 si sono registrati 40 milioni e mezzo di nuovi sfollati interni, di cui 30 milioni e 700 mila persone sono state obbligate a fuggire a causa di disastri ambientali; 9 milioni e 800 mila persone a causa di violenze e conflitti&#8217;</em>.</p>
<h2>Migranti ambientali, quanti saranno in futuro?</h2>
<p><strong>La crisi</strong> è in atto ma quantificarla non è facile, anche perché è difficile misurare quei processi lenti di trasformazione e degradazione dell’ambiente che si spalmano sul lungo periodo e che, giocoforza, si intrecciano con altre questioni come l’aumento della conflittualità, lo scoppio di guerre e persecuzioni, gli scontri per contendersi risorse naturali sempre più insufficienti come l’acqua e la terra.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> spiega anche la difficoltà di inquadrare con numeri precisi i migranti ambientali da qui al 2050.</p>
<p><strong>Secondo alcune stime</strong> della Banca Mondiale, in uno scenario sostanzialmente privo di azione (senza misure significative per ridurre le emissioni e con processi di sviluppo iniqui) dalle tre macro regioni Africa sub-sahariana, Sud Asia e America Latina nel 2050 ci saranno circa 143 milioni di persone costrette a migrare. In uno scenario più ottimista, con politiche sostenibili e un riscaldamento globale contenuto sotto i 1,6 gradi, i migranti forzati da queste regioni sarebbero fra 31 e 72 milioni. In uno scenario intermedio, ci sarebbero da 65 a 105 milioni di migranti climatici. Altre stime parlano di 200 milioni di migranti climatici da qui al 2050.</p>
<h2>Guerre, catastrofi e migrazioni in un’unica mappa</h2>
<p><strong>C’è un insieme diverso di cause</strong> alla base delle migrazioni: conflitti e persecuzioni, catastrofi ambientali improvvise o fenomeni di deterioramento degli ecosistemi che si spalmano su tempi lunghi.</p>
<p><strong>Ma già si può vedere</strong> che la mappa dei paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici si sovrappone a quella dei paesi che vivono guerre e conflitti e a quella dei paesi da cui la popolazione fugge. Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em>, &#8216;<em>il 95% dei conflitti registrati nel 2020 sono avvenuti in paesi ad alta o altissima vulnerabilità ai cambiamenti climatici e degrado ambientale&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Basta guardare all’Africa subsahariana</strong> dove si mescolano desertificazione, accaparramento dei suoli, perdita di ecosistemi, guerriglia, instabilità. La stessa guerra civile in Siria ha avuto un &#8216;innesco climatico&#8217; a causa di una forte siccità.</p>
<h2>Le migrazioni verso l’Italia</h2>
<p><strong>Se si guarda ai flussi migratori</strong> verso l’Italia e nel dettaglio agli arrivi via mare degli ultimi quattro anni, prosegue il <em>dossier</em> di Legambiente, <em>&#8216;quasi il 38% delle nazionalità dichiarate dai migranti sono riconducibili all’area del Sahel, regione che, come è noto, è attraversata da una vera e propria tempesta ambientale e sociale, tra l’avanzare della desertificazione, l’accaparramento delle risorse e i conflitti anche di matrice terroristica&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Almeno il 68% dei migranti</strong> sbarcati in Italia dal 2017 al 2020, quasi sette su dieci, vengono da aree molto vulnerabili al cambiamento climatico, come Costa d’Avorio, Guinea, Bangladesh, Pakistan.</p>
<p><em>&#8216;Possiamo ritenere, con ragionevole possibilità di non andare troppo lontano dalla verità, che <strong>almeno il 76% dei flussi migratori verso il nostro paese sono dovuti a cause o concause ambientali</strong>&#8216;.</em></p>
<h2>La crisi del clima sui bambini</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> colpiscono i bambini nati oggi più dei loro nonni e genitori. E i bambini dei paesi poveri più degli altri.</p>
<p><strong>Come denuncia</strong> <em>Save the Children</em>, &#8216;<em>i bambini nati nel 2020 saranno esposti a fenomeni climatici estremi molto più che in passato. Le ondate di calore eccessive li colpiranno in media 7 volte di più rispetto ai loro nonni. I neonati di oggi subiranno anche 2,6 volte in più la siccità, 2,8 volte in più le inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più la perdita dei raccolti agricoli e il doppio degli incendi devastanti&#8217;</em>. (2)</p>
<p><strong>Sono a rischio</strong> assistenza sanitaria e istruzione dei più piccoli. Sono a rischio i bambini dei paesi più poveri rispetto alle altre aree del mondo, le bambine più dei bambini, i bambini migranti più degli altri. &#8216;<em>I bambini dell&#8217;Africa subsahariana dovranno affrontare 2,6 volte più perdite nei raccolti rispetto ai loro coetanei, e i bambini del Medio Oriente e del Nord Africa fino a 4,4 volte di più. Alcuni di questi bambini corrono il rischio di subire questi disastri simultaneamente o in rapida successione, con l’effetto indiretto di rimanere intrappolati in una spirale di povertà a lungo termine&#8217;</em>.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h2>Note</h2>
<p><em>I migranti ambientali. L’altra faccia della crisi climatica</em>, Legambiente 2021<br />
<a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf">https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf</a></p>
<p><em>Nati in crisi climatica. Perché dobbiamo agire subito per proteggere i diritti dei bambini e delle bambine</em>, Save the Children 2021. Comunicato stampa e dossier:<br />
<a href="https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26">https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia?</title>
		<link>https://www.egalite.org/diritto-umano-a-un-ambiente-sano-passi-avanti-post-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 14:18:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse agenzie Onu, fra cui Unep, Who, Unicef, Unhcr, chiedono il riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano. (1) Il tempo per riconoscere, attuare e<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/diritto-umano-a-un-ambiente-sano-passi-avanti-post-pandemia/">Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia?</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diverse agenzie Onu, fra cui Unep, Who, Unicef, Unhcr, chiedono il riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano. (1) Il tempo per riconoscere, attuare e proteggere il diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile è ora. Perché la crisi ambientale e climatica, la perdita di biodiversità, l’inquinamento compromettono la salute delle persone e del pianeta.</p>
<h2>Il diritto all’ambiente sano e sostenibile: la dichiarazione delle Agenzie Onu</h2>
<p><strong>La 46a sessione</strong> del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che si è svolta da febbraio a marzo 2021, ha di recente approvato una risoluzione che invita gli Stati a conservare, proteggere e ripristinare gli ecosistemi, cruciali per la salute e il benessere umano.</p>
<p><strong>Durante l’appuntamento</strong> 15 agenzie dell’Onu hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimono il loro sostegno al riconoscimento globale del diritto a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile.</p>
<p><strong>La dichiarazione</strong> congiunta afferma che “<em>il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano sosterrà gli sforzi per non lasciare indietro nessuno, garantire una transizione giusta verso un mondo ambientalmente sano e socialmente equo e realizzare i diritti umani per tutti</em>”.</p>
<p>“<em>Il diritto a un ambiente sano è riconosciuto da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite, ma non è stato formalmente riconosciuto a livello globale, ritardando così il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, esacerbando le disuguaglianze e creando lacune nella tutela, in particolare per i difensori dei diritti umani ambientali, bambini, giovani, donne e popolazioni indigene che spesso sono stati e continuano ad essere agenti di cambiamento per la salvaguardia dell&#8217;ambiente. Siamo di fronte a una triplice crisi ambientale: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. I diritti delle generazioni presenti e future dipendono da un ambiente sano</em>”.</p>
<h2>Inquinamento e cambiamento climatico vs diritto all’ambiente</h2>
<p><strong>Se presente e futuro dell’umanità</strong> <a href="https://www.egalite.org/una-costituzione-per-la-terra/">dipendono dallo stato dell’ambiente</a>, questa consapevolezza contrasta però con le conseguenze che inquinamento, cambiamento climatico, perdita di biodiversità hanno sulla salute del Pianeta e delle persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 23% di tutti i decessi sono legati a “rischi ambientali” come l’inquinamento atmosferico, la contaminazione dell’acqua, l’esposizione a sostanze chimiche pericolose e tossiche.</p>
<p><strong>L’elenco</strong>, seppur sintetico, delle ragioni per riconoscere come diritto umano il diritto a un ambiente sano è messo giù dall’Unep – il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (2).</p>
<p><strong>Avere un pianeta compromesso</strong> dal punto di vista ambientale compromette la salute dei suoi abitanti e il diritto alla salute. Ambiente e salute vanno di pari passo, come forse dovrebbe insegnarci anche la pandemia da Covid-19.</p>
<p><strong>La distruzione degli spazi selvaggi</strong>, la <a href="https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/">deforestazione</a>, l’alterazione delle terre naturali facilita l’insorgenza e la diffusione di malattie zoonotiche e il contatto con la fauna selvatica aumenta la possibilità che gli agenti patogeni passino dagli animali all’essere umano. Si stima, dice l’Unep, che circa il 60% delle infezioni umane siano di origine animale. E ci sono molti virus pronti a fare il salto di specie. La pandemia da Covid-19 potrebbe insomma essere solo un drammatico anticipo di nuove letali epidemie e malattie di cui non sappiamo ancora nulla.</p>
<h2>Le conseguenze letali dell’inquinamento</h2>
<p><strong>L’inquinamento</strong> in tutte le sue forme miete vittime. Quello atmosferico riduce l’aspettativa di vita. In tutto il mondo nove persone su dieci respirano aria inquinata. “<em>Ogni anno circa 7 milioni di persone muoiono per malattie e infezioni legate all&#8217;inquinamento atmosferico, più di cinque volte il numero di persone che muoiono in incidenti stradali</em>”.</p>
<p><strong>Miliardi di persone</strong> in tutto il mondo sono minacciate dall’inquinamento e dalla permanenza dei rifiuti negli ecosistemi. L’acqua sporca fa ammalare.</p>
<p>“<em>L&#8217;acqua contaminata da rifiuti, acque reflue non trattate, deflusso agricolo e scarichi industriali mette 1,8 miliardi di persone a rischio di contrarre colera, dissenteria, tifo e poliomielite</em>”.</p>
<p><strong>Milioni di persone</strong> soffrono di avvelenamento acuto da pesticidi. L’impatto delle microplastiche che si accumulano nei mari e nella catena alimentare è un fronte continuo di scoperte preoccupanti. I farmaci hanno un impatto negativo quando arrivano a contaminare gli ecosistemi. L’abuso crea resistenza agli antibiotici. E il fatto che gli antibiotici siano diventati meno efficaci ha fatto sì che già oggi ci siano ogni anno circa 700 mila persone che muoiono di infezioni resistenti. Non a caso la resistenza agli antibiotici è uno dei grandi problemi di salute globale che il pianeta già si trova ad affrontare, forse messo in secondo piano nell’ultimo anno proprio dalla pandemia da coronavirus.</p>
<h2>Quando la biodiversità si perde</h2>
<p><strong>La perdita di biodiversità</strong> si risolve in diete alimentari simili in tutto il mondo e compromette il valore nutritivo del cibo. In soli 50 anni, ricorda l’Unep, le diete umane sono diventate più simili l’una con l’altra e solo 12 colture e cinque specie animali forniscono il 75% dell’apporto energetico mondiale.</p>
<p>“<em>Oggi, quasi una persona su tre soffre di qualche forma di malnutrizione e gran parte della popolazione mondiale è affetta da malattie legate all&#8217;alimentazione, come malattie cardiache, diabete e cancro</em>”.</p>
<h2>Gli effetti del cambiamento climatico</h2>
<p><strong>Il cambiamento climatico</strong> è davanti agli occhi di tutti e porta conseguenze immediate e per le generazioni future. Incendi, inondazioni, uragani, siccità ed eventi meteo estremi minacciano già la vita delle persone, i mezzi di sussistenza, la tenuta del territorio, la sicurezza alimentare. E come ricorda l’Unep, il cambiamento climatico facilita la diffusione dei virus.</p>
<p><em>“Secondo un articolo pubblicato dalla Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, ‘è probabile che le pandemie si verifichino più frequentemente, si diffondano più rapidamente, abbiano un maggiore impatto economico e uccidano più persone</em>’&#8221;.</p>
<p><strong>Dietro l’angolo</strong> c’è il lancio del Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi 2021-2030, che mira a fermare il degrado degli ecosistemi e a ripristinarli, con scadenza proprio quel 2030 degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile che rappresenta per molti la deadline contro la catastrofe climatica. Il Decennio verrà ufficialmente lanciato il 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente (3).</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h2>Note</h2>
<p><em>1) Joint statement of United Nations entities on the right to healthy environment</em>. <a href="https://www.unep.org/news-and-stories/statements/joint-statement-united-nations-entities-right-healthy-environment" target="_blank" rel="noopener">https://www.unep.org/news-and-stories/statements/joint-statement-united-nations-entities-right-healthy-environment</a></p>
<p>2) <em>Unep: Six reasons why a healthy environment should be a human right </em><a href="https://www.unep.org/news-and-stories/story/six-reasons-why-healthy-environment-should-be-human-right" target="_blank" rel="noopener">https://www.unep.org/news-and-stories/story/six-reasons-why-healthy-environment-should-be-human-right</a></p>
<p>3) Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi. <a href="https://www.decadeonrestoration.org/" target="_blank" rel="noopener">https://www.decadeonrestoration.org/</a></p>
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		<title>Cambiamenti climatici, analisi dei rischi in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/cambiamenti-climatici-analisi-dei-rischi-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2020 20:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) ha presentato il rapporto ‘Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia’. (1) L’emergenza climatica &#8211; come si<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Fondazione CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) ha presentato il rapporto ‘<em>Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia</em>’. (1)</p>
<p>L’emergenza climatica &#8211; come si è visto nel rapporto 22.9.19 della <em>World Meteorological Organization</em> (WMO), <a href="https://www.egalite.org/riscaldamento-globale-il-rapporto-wmo/"><em>The Global Climate in 2015-2019</em></a> – non risparmia l’Italia. CMCC stima che il costo di alluvioni e siccità, eventi meteorologici estremi possa incidere sul PIL pro-capite in misura fino all’8%. Con un impatto drammatico su infrastrutture, agricoltura, turismo e la società nel suo complesso. Oltre ad aggravare le diseguaglianze sociali e le condizioni di salute delle categorie più fragili (anziani, bambini e malati).</p>
<h2>Nessuno è immune</h2>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8216;Il rischio</strong> connesso ai cambiamenti climatici interessa l’intero territorio italiano e tutti i settori economici. Pur con differenze tra diverse aree che sono interessate in maniera diversa, non ci sono regioni che possono considerarsi immuni dal rischio climatico che sta già crescendo in questi anni, con particolare riferimento agli eventi estremi’.</span></em></p>
<p><strong>La temperatura in Italia</strong> potrebbe aumentare fino a +5°C nello scenario peggiore. E la probabilità di eventi meteorologici estremi è aumentata del 9% negli ultimi venti anni. Le conseguenze economiche sono di decine di miliardi di euro, con un impatto crescente se non si interverrà con azioni di mitigazione. Rischia l’agricoltura, rischiano gli animali di allevamento, potrebbe cambiare la geografia delle colture e diminuire la qualità nutrizionale degli alimenti.</p>
<h2>Calore e siccità</h2>
<p><strong>L’aumento medio</strong> della temperatura, rispetto al periodo 1981-2010, può variare da +1°C (in ipotesi di effettivo abbattimento delle emissioni di gas-serra) a +5°C (in assenza di efficaci iniziative di mitigazione) entro il 2100. In Italia ciò comporterà:</p>
<p>&#8211; un sostanziale incremento di piogge e alluvioni in inverno, soprattutto al Nord e al Centro. Con aumento dell’intensità massima della pioggia che, in tutti gli scenari considerati, è in grado di aggravare il rischio idro-geologico,</p>
<p>&#8211; molta meno pioggia d’estate, con gravi siccità e maggior rischio di incendi. Da qui al 2050, le notti tropicali (temperatura &gt;20°C) aumenteranno fino a 18 giorni in più rispetto a oggi.</p>
<h2>Impatto economico dei cambiamenti climatici in Italia</h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>‘I costi</strong> degli impatti dei cambiamenti climatici in Italia aumentano rapidamente e in modo esponenziale al crescere dell’innalzamento della temperatura nei diversi scenari, con valori compresi tra lo 0,5% e l’8% del Pil a fine secolo. I cambiamenti climatici aumentano la disuguaglianza economica tra regioni’.</em> (1)</span></p>
<p><strong>Entro fine secolo</strong>, il rischio alluvionale può arrivare a costare 15,3 miliardi di euro l’anno, l’innalzamento del livello del mare 5,7 miliardi di euro. In agricoltura, il decremento del valore dei terreni agricoli potrà oscillare da 87 a 162 miliardi di euro. E la contrazione della domanda turistica potrebbe raggiungere € 52 miliardi/anno.</p>
<h2>Clima, città, persone fragili</h2>
<p><strong>Il cambiamento climatico </strong>colpisce duramente gli ambienti urbani, più vulnerabili a temperature estreme e ondate di calore (fino a 5-10 °C in più rispetto alle aree circostanti), così come alle piogge torrenziali. Soprattutto a causa del fenomeno di urbanizzazione incontrollata, che <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/il-mondo-nel-2050-trasformazioni-necessarie">avanza a livello globale</a>, e della cementificazione selvaggia che ha reso i suoli impermeabili.</p>
<p><strong>I maggiori rischi </strong>riguardano la salute di bambini, anziani, malati, disabili e persone a basso reddito. Si prevede un aumento della mortalità prematura per varie patologie (es. cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico). E un incremento delle malattie respiratorie, dovuto al legame tra innalzamento delle temperature in ambiente urbano (isole di calore) e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10). L’inquinamento, <a href="https://www.egalite.org/inquinamento-atmosferico-e-diffusione-di-covid-19-studi-scientifici/">come si è visto</a>, è la prima vera causa di pandemia.</p>
<h2>Rischi per l’agricoltura</h2>
<p><span style="color: #800080;"><em><strong>‘I sistemi agricoli</strong> possono andare incontro ad una aumentata variabilità delle produzioni con una tendenza alla riduzione delle rese per molte specie coltivate, accompagnata da una probabile diminuzione delle caratteristiche qualitative dei prodotti, con risposte tuttavia fortemente differenziate a seconda delle aree geografiche e delle specificità colturali.</em>’ (1)</span></p>
<p><strong>Il rischio climatico</strong> per l’agricoltura comporta possibili riduzioni di resa per le colture a ciclo primaverile-estivo (es. mais), variazioni negative per il frumento al Sud e nelle isole (a cui potrà corrispondere un aumento nelle regioni del Centro e del Nord), la possibile espansione verso Nord delle colture di vite e olivo.</p>
<p><strong>Alluvioni e allagamenti </strong>dei suoli inariditi dall’agricoltura intensiva, ma anche carenza di acqua con impatto sul ciclo della vita delle piante e il benessere animale. La CO2 in eccesso potrà poi avere un impatto negativo sulla qualità del cibo, in termini di meno contenuto proteico nei cereali e riduzione di assorbimento di minerali quali zinco e ferro.</p>
<h2>Rischi per la zootecnia</h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><em><strong>‘Impatti negativi</strong> sono attesi anche per il settore dell’allevamento, con impatti sia diretti che indiretti sugli animali allevati e conseguenti ripercussioni sulla qualità e la quantità delle produzioni’.</em> (1)</span></p>
<p><strong>Il rapporto </strong>della fondazione CMCC prevede una maggiore esposizione degli animali a stress da caldo e una minore disponibilità di pascoli. Con alta vulnerabilità di ruminanti da latte e suini, una vulnerabilità media per gli avicoli e medio-bassa per i ruminanti da carne.</p>
<p><em>Dario Dongo e Sabrina Bergamini</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) Fondazione CMCC (2020). <em>Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia.</em><br />
ISBN 978-88-97666-15-8. <a href="https://files.cmcc.it/200916_REPORT_CMCC_RISCHIO_Clima_in_Italia.pdf">https://files.cmcc.it/200916_REPORT_CMCC_RISCHIO_Clima_in_Italia.pdf</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Land grabbing e cambiamento climatico, il rapporto IPCC 2019</title>
		<link>https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 14:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[boicottare]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Climate Change]]></category>
		<category><![CDATA[deforestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
		<category><![CDATA[IPCC]]></category>
		<category><![CDATA[soia OGM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Land grabbing e cambiamento climatico. Il rapporto IPCC 2019 del panel Onu intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico sottolinea l’impatto della gestione irresponsabile delle terre sulla crisi ecologica in<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Land grabbing</em> e cambiamento climatico. Il rapporto IPCC 2019 del <em>panel</em> Onu intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico sottolinea l’impatto della gestione irresponsabile delle terre sulla crisi ecologica in atto. La Terra è infatti al centro di abusi e conflitti intollerabili. E l’intera società civile, nella latitanza della politica, deve rispondere con un segnale forte. #Buycott!</p>
<h2><em>Land grabbing</em> e cambiamento climatico, il rapporto ‘<em>Climate Change &amp; Land</em>’</h2>
<p><strong>‘<em>Climate Change &amp; Land</em>’</strong> &#8211; il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc-per-le-nazioni-unite/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto pubblicato </a><a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc-per-le-nazioni-unite/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’8.8.19</a><a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc-per-le-nazioni-unite/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> da IPCC </a> (<em>Intergovernmental Panel on Climate Change</em>) &#8211; evidenzia come la gestione irresponsabile di terreni, bacini idrici e foreste contribuisca in misura rilevante e drammatica al cambiamento climatico in corso. Il documento sofferma l’attenzione sulle acquisizioni di ampie superfici di territori. Le c.d. ‘<em>Large Scale Land Acquisition</em>’ (LSLA).</p>
<p><strong>Gli investimenti irresponsabili</strong> su enormi distese con obiettivi agro-industriali, secondo il rapporto IPCC, sono particolarmente diffusi <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-e-deforestazioni-nelleden-dellafrica-coi-soldi-della-banca-mondiale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in Africa</a> <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/congo-olio-di-palma-e-colonialismo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sub-sahariana</a>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/malesia-olio-di-palma" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sud-Est asiatico</a> e America Latina.E <a href="https://www.egalite.org/brasile-cataclisma-pesticidi-buycott-soia-ogm-e-palma/">Brasile</a>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/argentina-gran-chaco-in-fiamme-per-soia-ogm-e-bovini-da-carne-buycott" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Argentina</a> e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/olio-di-palma-in-peru/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Perù</a> sono solo alcuni degli esempi dei disastri socio-ecologici in atto.</p>
<p><strong>Le <em>Large Scale Land Acquisition</em></strong>, negoziate dai grandi investitori con la <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/i-crimini-dell-amazzonia-nelle-nostre-dop" target="_blank" rel="noopener noreferrer">connivenza dei governi locali</a>, producono impatti sociali e ambientali quasi sempre disastrosi. Essi perseguono infatti gli esclusivi interessi della finanza industriale. Ma senza alcun rispetto dei diritti umani fondamentali e degli ecosistemi. Tutto ciò in barba ai <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/fao-la-cina-al-comando" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criteri</a> definiti dal <em>Committee on World Food Security </em>(CFS) presso la FAO. (2) Lo schema ricorrente è infatti quello di sfrattare con violenza gli abitanti dalle loro terre.</p>
<h2><em>Land grabbing</em> vs. sovranità sulle risorse naturali</h2>
<p><strong>La rapina delle terre</strong>, <em>land grabbing</em>, è appunto funzionale alla conversione di sconfinati appezzamenti di aree naturali vergini. Previa deforestazione, vengono invasi da monocolture intensive di palma da olio e soia OGM. Sono queste infatti le <em>commodities</em> che da decenni guidano le rapine delle terre e le deforestazioni a livello planetario. (3) In attesa delle piantumazioni, i terreni sono altresì destinati, in America Latina, al pascolo dei bovini da carne.</p>
<p><strong>La Convenzione internazionale</strong> sui diritti economici, sociali e culturali (4), adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, già nel 1966 ha affermato il diritto dei popoli a ‘disporre liberamente’ di risorse naturali e mezzi di sussistenza. A ciò corrisponde il divieto di privare le comunità locali di tali risorse. Una previsione però sistematicamente violata da palmocrati e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/ogm-vecchi-e-nuovi-sfruttamenti-e-monopoli-soyalism" target="_blank" rel="noopener noreferrer">imperialisti della soia.</a></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>‘</strong><em><strong>Tutti i popoli </strong>possono, per i propri fini, disporre liberamente della propria ricchezza e risorse naturali, fatti salvi eventuali obblighi derivanti dalla cooperazione economica internazionale, basati sul principio del reciproco vantaggio e sul diritto internazionale. In nessun caso un popolo può essere privato dei propri mezzi di sussistenza</em>’ (ICESCR, articolo 1.2).</span></p>
<h2><strong>La Corte interamericana</strong> dei diritti umani</h2>
<p><strong>La Corte interamericana</strong> dei diritti umani, <em>Inter-American Court of Human Rights</em> (I-ACtHR), a sua volta, ha affermato come tali diritti comprendano la sovranità sulle risorse naturali. Nonché il rispetto delle identità culturali e della dignità della vita a esse intrinsecamente legate.</p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>‘</strong><em><strong>In base al diritto internazionale pubblico</strong>, gli Stati sono i proprietari ultimi delle risorse naturali e il controllo su quelle situate sul loro territorio nazionale è una componente della loro sovranità. […] In base al diritto internazionale dei diritti umani, i popoli hanno il diritto di disporre e beneficiare liberamente dell&#8217;uso delle proprie risorse naturali</em>.’ (5) </span></p>
<h2>Tre garanzie per un &#8216;giusto equilibrio&#8217;</h2>
<p><strong>Un ‘giusto equilibrio’</strong> tra gli interessi in conflitto sulle terre è stato così definito, nella giurisprudenza di I-ACtHR. Vengono prescritte tre specifiche garanzie:</p>
<ol>
<li>l&#8217;effettiva partecipazione, consultazione e raccolta di consenso delle comunità locali a ogni operazione sulle loro terre. A prescindere dalla detenzione di titoli di possesso,</li>
<li>l&#8217;obbligo di condividere con le comunità indigene ‘vantaggi ragionevoli’, allorché vengano condivise modifiche della destinazione d’uso dei territori,</li>
<li>l&#8217;elaborazione preventiva di valutazioni di impatto ambientale e sociale, in relazione a ogni piano di ‘sviluppo’, investimento, esplorazione o estrazione.</li>
</ol>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>È in gioco ‘</strong><em><strong>il valore essenziale</strong> della protezione e della conservazione della diversità culturale nelle società pluralistiche. Pertanto, la protezione del diritto alla proprietà comune delle popolazioni indigene potrebbe essere interpretata come un veicolo, uno strumento giuridico che contribuisce alla salvaguardia del mantenimento e della perpetuazione della loro identità culturale</em>’. (6)</span></p>
<h2>#Buycott! Soia OGM, olio di palma e carni americane</h2>
<p><strong>Il neologismo #Buycott!</strong> è la crasi tra due parole inglesi. <em>Buy</em>, comprare, e <em>boycott</em>, boicottare. La nostra iniziativa si esprime infatti in un invito a boicottare le filiere che derivano dai più atroci abusi su esseri umani ed ecosistemi. Astenendosi in modo radicale dall’acquisto di prodotti che contengano olio di palma, soia OGM (anche se usata come materia prima per mangimi di animali da reddito, da cui derivino carni e latticini da filiere non tracciate ‘senza OGM&#8217;) e carni americane.</p>
<p>#Buycott! Soia OGM, olio di palma e carni americane. #NonNelNostroNome. #NotInOurNames. Ora #Basta!</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) IPCC, UN. (2019). <em>Climate Change and Land, an IPCC special report on climate change, desertification, land degradation, sustainable land management, food security, and greenhouse gas fluxes in terrestrial ecosystems</em>. V. <a href="https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2019/08/2b.-Chapter-1_FINAL.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2019/08/2b.-Chapter-1_FINAL.pdf</a></p>
<p>(2) FAO, Committee on World Food Security (CFS), <em>The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forests</em>, 9.3.12. V.  <a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/nr/land_tenure/pdf/VG_en_Final_March_2012.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/nr/land_tenure/pdf/VG_en_Final_March_2012.pdf</a></p>
<p>FAO, Committee on World Food Security (CFS). <em>Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems</em>, 15.10.14. <a href="http://www.fao.org/3/a-au866e.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">http://www.fao.org/3/a-au866e.pdf</a></p>
<p>(3) Sam Lawson, Art Blundell, Bruce Cabarle, Naomi Basik, Michael Jenkins, and Kerstin Canby (2014). <em>Consumer Goods and Deforestation, An Analysis of the Extent and Nature of Illegality in Forest Conversion for Agriculture and Timber Plantations. Forest Trends</em>, <a href="https://www.forest-trends.org/wp-content/uploads/imported/for168-consumer-goods-and-deforestation-letter-14-0916-hr-no-crops_web-pdf.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.forest-trends.org/wp-content/uploads/imported/for168-consumer-goods-and-deforestation-letter-14-0916-hr-no-crops_web-pdf.pdf</a></p>
<p>(4) <em>International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights</em>, ICESCR</p>
<p>(5) Jérémie Gilbert e Nadia Bernaz. (2015). <em>Natural Resources Grabbing: An International Law Perspective</em>. ISBN-13: 978-9004305656. doi: <a href="https://doi.org/10.1163/9789004305663" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://doi.org/10.1163/9789004305663</a></p>
<p>(6) Alejandro Fuentes. (2016). <em>Exploitation of Natural Resources and Protection of Indigenous Peoples’ Communal Property over Traditional Lands and Territories</em>. Raoul Wallenberg Institute of Human Rights and Humanitarian Law, 28.10.16, <a href="https://rwi.lu.se/app/uploads/2017/04/ExploitationNaturalResources_2016.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://rwi.lu.se/app/uploads/2017/04/ExploitationNaturalResources_2016.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/">Land grabbing e cambiamento climatico, il rapporto IPCC 2019</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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