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Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia?

Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia?

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Diverse agenzie Onu, fra cui Unep, Who, Unicef, Unhcr, chiedono il riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano. (1) Il tempo per riconoscere, attuare e proteggere il diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile è ora. Perché la crisi ambientale e climatica, la perdita di biodiversità, l’inquinamento compromettono la salute delle persone e del pianeta.

Il diritto all’ambiente sano e sostenibile: la dichiarazione delle Agenzie Onu

La 46a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che si è svolta da febbraio a marzo 2021, ha di recente approvato una risoluzione che invita gli Stati a conservare, proteggere e ripristinare gli ecosistemi, cruciali per la salute e il benessere umano.

Durante l’appuntamento 15 agenzie dell’Onu hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimono il loro sostegno al riconoscimento globale del diritto a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile.

La dichiarazione congiunta afferma che “il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano sosterrà gli sforzi per non lasciare indietro nessuno, garantire una transizione giusta verso un mondo ambientalmente sano e socialmente equo e realizzare i diritti umani per tutti”.

Il diritto a un ambiente sano è riconosciuto da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite, ma non è stato formalmente riconosciuto a livello globale, ritardando così il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, esacerbando le disuguaglianze e creando lacune nella tutela, in particolare per i difensori dei diritti umani ambientali, bambini, giovani, donne e popolazioni indigene che spesso sono stati e continuano ad essere agenti di cambiamento per la salvaguardia dell’ambiente. Siamo di fronte a una triplice crisi ambientale: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. I diritti delle generazioni presenti e future dipendono da un ambiente sano”.

Inquinamento e cambiamento climatico vs diritto all’ambiente

Se presente e futuro dell’umanità dipendono dallo stato dell’ambiente, questa consapevolezza contrasta però con le conseguenze che inquinamento, cambiamento climatico, perdita di biodiversità hanno sulla salute del Pianeta e delle persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 23% di tutti i decessi sono legati a “rischi ambientali” come l’inquinamento atmosferico, la contaminazione dell’acqua, l’esposizione a sostanze chimiche pericolose e tossiche.

L’elenco, seppur sintetico, delle ragioni per riconoscere come diritto umano il diritto a un ambiente sano è messo giù dall’Unep – il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (2).

Avere un pianeta compromesso dal punto di vista ambientale compromette la salute dei suoi abitanti e il diritto alla salute. Ambiente e salute vanno di pari passo, come forse dovrebbe insegnarci anche la pandemia da Covid-19.

La distruzione degli spazi selvaggi, la deforestazione, l’alterazione delle terre naturali facilita l’insorgenza e la diffusione di malattie zoonotiche e il contatto con la fauna selvatica aumenta la possibilità che gli agenti patogeni passino dagli animali all’essere umano. Si stima, dice l’Unep, che circa il 60% delle infezioni umane siano di origine animale. E ci sono molti virus pronti a fare il salto di specie. La pandemia da Covid-19 potrebbe insomma essere solo un drammatico anticipo di nuove letali epidemie e malattie di cui non sappiamo ancora nulla.

Le conseguenze letali dell’inquinamento

L’inquinamento in tutte le sue forme miete vittime. Quello atmosferico riduce l’aspettativa di vita. In tutto il mondo nove persone su dieci respirano aria inquinata. “Ogni anno circa 7 milioni di persone muoiono per malattie e infezioni legate all’inquinamento atmosferico, più di cinque volte il numero di persone che muoiono in incidenti stradali”.

Miliardi di persone in tutto il mondo sono minacciate dall’inquinamento e dalla permanenza dei rifiuti negli ecosistemi. L’acqua sporca fa ammalare.

L’acqua contaminata da rifiuti, acque reflue non trattate, deflusso agricolo e scarichi industriali mette 1,8 miliardi di persone a rischio di contrarre colera, dissenteria, tifo e poliomielite”.

Milioni di persone soffrono di avvelenamento acuto da pesticidi. L’impatto delle microplastiche che si accumulano nei mari e nella catena alimentare è un fronte continuo di scoperte preoccupanti. I farmaci hanno un impatto negativo quando arrivano a contaminare gli ecosistemi. L’abuso crea resistenza agli antibiotici. E il fatto che gli antibiotici siano diventati meno efficaci ha fatto sì che già oggi ci siano ogni anno circa 700 mila persone che muoiono di infezioni resistenti. Non a caso la resistenza agli antibiotici è uno dei grandi problemi di salute globale che il pianeta già si trova ad affrontare, forse messo in secondo piano nell’ultimo anno proprio dalla pandemia da coronavirus.

Quando la biodiversità si perde

La perdita di biodiversità si risolve in diete alimentari simili in tutto il mondo e compromette il valore nutritivo del cibo. In soli 50 anni, ricorda l’Unep, le diete umane sono diventate più simili l’una con l’altra e solo 12 colture e cinque specie animali forniscono il 75% dell’apporto energetico mondiale.

Oggi, quasi una persona su tre soffre di qualche forma di malnutrizione e gran parte della popolazione mondiale è affetta da malattie legate all’alimentazione, come malattie cardiache, diabete e cancro”.

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Gli effetti del cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è davanti agli occhi di tutti e porta conseguenze immediate e per le generazioni future. Incendi, inondazioni, uragani, siccità ed eventi meteo estremi minacciano già la vita delle persone, i mezzi di sussistenza, la tenuta del territorio, la sicurezza alimentare. E come ricorda l’Unep, il cambiamento climatico facilita la diffusione dei virus.

“Secondo un articolo pubblicato dalla Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, ‘è probabile che le pandemie si verifichino più frequentemente, si diffondano più rapidamente, abbiano un maggiore impatto economico e uccidano più persone’”.

Dietro l’angolo c’è il lancio del Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi 2021-2030, che mira a fermare il degrado degli ecosistemi e a ripristinarli, con scadenza proprio quel 2030 degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile che rappresenta per molti la deadline contro la catastrofe climatica. Il Decennio verrà ufficialmente lanciato il 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente (3).

Sabrina Bergamini

Note

1) Joint statement of United Nations entities on the right to healthy environment. https://www.unep.org/news-and-stories/statements/joint-statement-united-nations-entities-right-healthy-environment

2) Unep: Six reasons why a healthy environment should be a human right https://www.unep.org/news-and-stories/story/six-reasons-why-healthy-environment-should-be-human-right

3) Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi. https://www.decadeonrestoration.org/

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