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	<title>emergenza climatica Archivi - Égalité</title>
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	<description>no-profit organization</description>
	<lastBuildDate>Fri, 15 Nov 2024 09:01:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</title>
		<link>https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 09:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop29]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà la Conferenza della finanza e delle defezioni da parte dei grandi, un appuntamento con la crisi climatica che mette al centro soprattutto il tema della<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà la Conferenza della finanza e delle defezioni da parte dei grandi, un appuntamento con la crisi climatica che mette al centro soprattutto il tema della finanza climatica e di quello che va sotto il nome di Loss &amp; Damage , perdite e danni. La Cop29, la 29ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si svolge a Baku, in Azerbaigian, fino al 22 novembre (1).</p>
<p>Non si è aperta con grandi aspettative, considerando le annunciate defezioni, e sconta il fatto di essere ospitata in un Paese che è grande esportatore di combustibili fossili. La Cop29 è stata è chiamata la “conferenza del denaro” in quanto si porrà l&#8217;accento sugli approcci finanziari per rimediare e mitigare le conseguenze delle catastrofi climatiche, comprese le “false soluzioni guidate dalle aziende” che finiscono solo per perpetuare la crisi climatica.</p>
<p>Spiega invece FIAN International, organizzazione globale per i diritti umani, che si batte per il diritto all&#8217;alimentazione e alla nutrizione: “<em>Le soluzioni guidate dalle popolazioni dovrebbero essere considerate prioritarie nei colloqui sui cambiamenti climatici e coloro che hanno responsabilità storiche della crisi climatica devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni. Le persone più colpite devono avere accesso a rimedi efficaci per Loss and Damage, in linea con il diritto internazionale. La COP29 dovrebbe promuovere l&#8217;implementazione di una vera e radicale trasformazione dei sistemi alimentari, inclusa una giusta transizione all&#8217;agroecologia</em>” (2).</p>
<h2>Il summit della finanza e l&#8217;assunzione di responsabilità</h2>
<p><strong>Il “Summit della finanza”</strong> è chiamato ad affrontare le cause profonde della <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">crisi climatica</a>, compreso l&#8217;impatto della produzione alimentare, che secondo le stime rappresenta la fonte di un terzo di tutte le emissioni di gas serra.</p>
<p><strong>A Baku</strong> si dovrà rinnovare la promessa di 100 miliardi di dollari annui a sostegno dei Paesi in via di sviluppo, di quelli a basso reddito e più esposti alle conseguenze della crisi climatica (ma meno responsabilità) nell&#8217;affrontare “perdite e danni”, con molti, come l&#8217;Unione Africana, che vorrebbero arrivare a 1000 miliardi l&#8217;anno.</p>
<p><strong>La finanza climatica</strong> rimanda al modo in cui i Paesi più ricchi sono chiamati a finanziare i Paesi più vulnerabili agli effetti della crisi climatica, contrastando gli effetti dei cambiamenti che in prima persona hanno contribuito a causare. Quello che si chiede è un&#8217;assunzione di responsabilità.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>In linea con il diritto internazionale</strong> dei diritti umani, i Paesi che hanno responsabilità storiche per la catastrofe climatica devono fornire un&#8217;adeguata riparazione e un risarcimento per le perdite ei danni, che comprenda restituzione, compensazione, riabilitazione, soddisfazione e garanzie di non ripetizione. Ciò include la cancellazione del debito e riforme fondamentali dell&#8217;infrastruttura finanziaria internazionale</em>”, spiega FIAN International.</p>
<p><strong>Quello che si chiede</strong> sono risarcimenti e creazione di flussi finanziari reali per i Paesi del Sud globale.</p>
<p><strong>“<em>Il fondo per perdite e danni </em></strong><em>deve garantire la mobilitazione dei fondi e l&#8217;accesso diretto delle comunità e deve impedire la creazione di nuovi debiti che vadano ad aggravare l&#8217;onere dei Paesi del Sud globale vulnerabili all&#8217;impatto delle perdite e dei danni</em>”. (2)</p>
<h2>Formazione e sviluppo</h2>
<p><strong>Perdite e danni</strong>, si diceva. Con l&#8217;espressione Loss and Damage (L&amp;D) si intendono i potenziali effetti negativi che si verificano nei Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>“<em>L&amp;D include una grande varietà di impatti</em></strong><em>, alcuni dei quali possono essere quantificati ed espressi in termini monetari (per esempio, gli impatti sulle infrastrutture o sulla produzione agricola) e altri che sono sempre più spesso indicati come “perdite non economiche”, inclusa la perdita di biodiversità, territorio, patrimonio e identità culturale, conoscenze indigene, e che abbracciano la problematica emergente della mobilità umana indotta dal clima</em>” (3. IPCC Italia).</p>
<h2>Crisi climatica e false soluzioni</h2>
<p><strong>Le “false soluzioni” </strong>che denunciano attivisti della società civile, ambientalisti e associazioni che si occupano di diritto al cibo e di contrasto all&#8217;accaparramento delle terre sono invece quelle che rimandano al commercio dei crediti di carbonio e agli interventi che diventano greenwashing.</p>
<p><strong>“<em>Molte false soluzioni climatiche</em></strong><em> guidate dalle imprese, come i mercati del carbonio, la compensazione o le nuove tecnologie per la protezione del clima come la geoingegneria, sono pericolose distrazioni da una vera azione per il clima e scuse per continuare nel business as usual</em>”, afferma FIAN.</p>
<p><strong>La richiesta alternativa</strong> è di</p>
<ul>
<li>salvaguardare i diritti umani dei contadini e delle comunità rurali,</li>
<li>evitare la mercificazione della natura,</li>
<li>promuovere modelli basati sulla tutela degli ecosistemi e della biodiversità;</li>
<li>garantire “il riconoscimento, la restituzione, la ridistribuzione e il ripristino della terra”;</li>
<li>passare all&#8217;agroecologia e valorizzare conoscenze, competenze e diritti dei piccoli produttori alimentari e delle comunità rurali.</li>
</ul>
<p><strong>Il pericolo</strong> denunciato è che si dia il via libera, invece, a una nuova onda di compensazioni nel mercato del carbonio, mentre l&#8217;azione per il ripristino del terreno degradato richiede di lavorare con le comunità rurali e rafforzare i diritti di piccoli e medi coltivatori (no dunque alla finanziarizzazione della terra) contro il green grab, colonialismo verde, accaparramento delle terre per finalità ecologiche.</p>
<p><strong>“<em>Numerosi processi</em></strong><em> dell&#8217;UNFCCC sono legati ai sistemi alimentari e all&#8217;agricoltura. È fondamentale che la COP29 avanzi con approcci basati sui diritti umani dei popoli, come la transizione all&#8217;agroecologia, e che si eviti il greenwashing degli attori aziendali agroindustriali</em>”, dice Sabine Pabst, coordinatrice per il clima e l&#8217;ecodistruzione del FIAN International.</p>
<h2>Giustizia climatica e giustizia sociale</h2>
<p><strong>Giustizia climatica</strong> chiama giustizia sociale. Non a caso questo è tema affrontato dal Climate Pride, mobilitazione di sabato 16 novembre a Roma.</p>
<p><strong>Nella piattaforma</strong> della mobilitazione si legge: “<em>La COP29, se vuole salvaguardare la vita nel pianeta, deve garantire adeguate risorse finanziarie ai Most Affected People and Areas (MAPA), le persone e i territori più colpiti dalla crisi climatica, per accelerare una transizione ecologica globale veramente in grado di superare la crisi climatica e contenere il surriscaldamento del Pianeta entro la soglia critica di 1,5°C. Come proposto dall&#8217;Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS), servono almeno 1.000 miliardi di dollari l&#8217;anno (di cui 400 per loss&amp;damage e 300 sia per l&#8217;adattamento che la mitigazione) di sole risorse pubbliche da parte dei Paesi industrializzati</em>”.</p>
<p><strong>Oltre 50 associazioni e movimenti</strong> della società civile chiedono di cancellare il debito dei Paesi più colpiti dalla crisi climatica; stabilire che il fondo “ Perdita e Danno” segua criteri di proporzionalità riparativa in base ai danni già subiti da alcuni Paesi; prevedere meccanismi di trasferimento e scambio delle tecnologie e conoscenze ai Paesi più colpiti dalla crisi climatica; e appunto “<em>porre fine al mercato dei crediti del carbonio e dei crediti di biodiversità invece di procedere alla sua estensione e inclusione di sempre più settori</em>”.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Nota</h3>
<p>(1) Cop29 <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(2) FIAN. La COP 29 dovrebbe concentrarsi sulle soluzioni guidate dalle persone e sulla richiesta di responsabilità ai responsabili <a href="http://bit.ly/40NAp3A">http://bit.ly/40NAp3A</a></p>
<p>(3) Perdita e danno <a href="https://ipccitalia.cmcc.it/loss-and-damage-perdite-e-danni/">https://ipccitalia.cmcc.it/loss-and-damage-perdite-e-danni/</a></p>
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		<title>Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo</title>
		<link>https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 09:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo, perché le conseguenze dei cambiamenti climatici hanno un impatto maggiore sui paesi più poveri, che meno contribuiscono all’attuale<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo, perché le conseguenze dei cambiamenti climatici hanno un impatto maggiore sui paesi più poveri, che meno contribuiscono all’attuale emergenza. In media ogni anno 189 milioni di persone vengono colpite da eventi climatici estremi nei paesi in via di sviluppo e questa tendenza non si interrompe da quando, nel 1991, si è iniziato a misurare i costi del cambiamento climatico per i paesi a basso reddito.</p>
<p>L’allarme viene da un nuovo rapporto diffuso dalla <em>Loss and Damage Collaboration</em>, di cui Oxfam fa parte, che in vista dell’inizio della Cop 27 in Egitto denuncia come i Paesi ricchi si siano ripetutamente opposti a qualsiasi tentativo di finanziare la risposta alla crisi climatica nei Paesi poveri, responsabili solo in minima parte dell’attuale emergenza (1).</p>
<h2>Disuguaglianza e crisi climatica, l&#8217;allarme</h2>
<p><strong>Nei primi venti anni</strong> di questo secolo, il costo della crisi climatica in 55 fra i paesi più poveri del mondo conta perdite economiche da eventi climatici estremi per 500 miliardi di dollari.</p>
<p><strong>&#8216;</strong><em><strong>Mentre i profitti per chi vende energia</strong> da combustibili fossili sono aumentati vertiginosamente da anni, milioni di persone che vivono nei luoghi più disagiati del pianeta pagano un conto salatissimo al cambiamento climatico.</em> <em>Il comparto fossile ha realizzato profitti stratosferici tra il 2000 e 2019: un ammontare che supera di quasi 60 volte il costo della crisi climatica nei 55 Paesi più vulnerabili analizzati&#8217;</em>, dice Francesco Petrelli, policy advisor di Oxfam Italia.</p>
<p><strong>Secondo le stime</strong> del <em>report</em>, il 79% delle vittime registrate e il 97% delle persone colpite da eventi climatici estremi dal 1991 viveva nei Paesi in via di sviluppo. Nello stesso periodo il numero di disastri climatici nelle aree più povere del pianeta è più che raddoppiato. E ha causato oltre 676 mila vittime.</p>
<h2>Crisi dei diritti dei bambini</h2>
<p><strong>La crisi climatica</strong> è una crisi dei diritti dei bambini. Mette a rischio la loro stessa sopravvivenza, nonché la tenuta dei servizi destinati all’infanzia. Per i nostri bambini, dice l’Unicef, questo è stato probabilmente l’anno più freddo della loro vita. Le ondate di calore minacciano direttamente la salute dei più piccoli e mettono in pericolo l’accesso al cibo e all’acqua, l’istruzione e i futuri mezzi di sostentamento. Secondo l’Unicef entro il 2050 ci saranno 2 miliardi di bambini che dovranno affrontare frequenti ondate di calore.</p>
<p><strong>Nell&#8217;agosto 2021</strong>, l&#8217;UNICEF aveva lanciato l&#8217;Indice di rischio climatico dei bambini (2). Il <em>dossier</em> già evidenziava che 1 miliardo di bambini a livello globale, quasi la metà dei bambini del mondo, sono esposti a un &#8220;<em>rischio estremamente elevato</em>&#8221; di subire <em>shock</em> climatici come ondate di calore, cicloni, inondazioni e scarsità d&#8217;acqua. La lista è allarmante: ci sono 1 miliardo di bambini esposti a inquinamento atmosferico; 920 milioni a scarsità d’acqua; 820 milioni a ondate di calore; 400 milioni a cicloni; 240 milioni a inondazioni costiere. E non è finita qui. Inoltre i paesi più colpiti da <em>choc</em> climatici e ambientali spesso devono affrontare più rischio sovrapposti.</p>
<p><strong>Quest’anno</strong> l’Unicef ha analizzato più da vicino le ondate di calore e il loro impatto sui bambini in un rapporto il cui titolo dice già tutto: &#8220;<em>L&#8217;anno più freddo del resto della loro vita.</em> Proteggere i bambini dall&#8217;impatto crescente delle ondate di calore&#8221;. (3)</p>
<h2>Uno scenario drammatico</h2>
<p><strong>559 milioni di bambini</strong>, ovvero 1 su 4, sono attualmente esposti a una frequenza elevata di ondate di calore. Entro il 2050, si prevede che quasi tutti i bambini sulla terra &#8211; poco più di 2 miliardi &#8211; dovranno affrontare frequenti ondate di calore, indipendentemente dal fatto che il mondo raggiunga uno &#8220;<em>scenario a basse emissioni di gas serra&#8221;</em>, quindi con un riscaldamento stimato di 1,7 gradi nel 2050, o uno &#8220;<em>scenario a emissioni di gas serra molto elevate</em>&#8220;, con un riscaldamento stimato di 2,4 gradi nel 2050.</p>
<p><strong>In uno scenario a basse emissioni,</strong> ci saranno 100 milioni di bambini esposti a una gravità elevata delle ondate di calore (oggi sono 28 milioni) che diventeranno 212 milioni in uno scenario a emissione elevate.</p>
<p><strong>740 milioni di bambini</strong> vivono oggi in Paesi che registrano un caldo estremo (con 84 o più giorni all&#8217;anno che superano i 35 gradi). Diventeranno circa 816 milioni entro il 2050 in uno &#8220;<em>scenario a emissioni di gas serra molto elevate</em>”.</p>
<h2>Le richieste Unicef alla COP27</h2>
<p><strong>Da questo quadro</strong> allarmante arrivano le richieste dell’Unicef alla COP27 che si svolgerà fra pochi giorni in Egitto:</p>
<p><strong>«</strong><em><strong>I Paesi sviluppati</strong> devono mantenere gli impegni assunti alla COP26 di raddoppiare i finanziamenti per l&#8217;adattamento climatico, portandoli almeno a 40 miliardi di dollari all&#8217;anno entro il 2025, come passo verso la destinazione di almeno 300 miliardi di dollari all&#8217;anno per l&#8217;adattamento entro il 2030.</em> Tutti i governi devono rivedere i loro piani climatici nazionali e ridurre le emissioni di almeno il 45% entro il 2030 per mantenere il riscaldamento a non più di 1,5 °C. I Paesi del G20 dovrebbero agire in prima linea. Inoltre, la COP 27 deve rappresentare un momento per ribadire che tutti i bambini e i giovani devono essere inclusi in tutti i processi decisionali relativi al clima».</p>
<h2>Europa, conto alla rovescia</h2>
<p><strong>Se questo è il quadro</strong> mondiale, l’Europa si ritrova a un punto cruciale, stretta nella triplice crisi della pandemia, della guerra in Ucraina e della crisi climatica. “<em>The 2022 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: towards a climate resilient future</em>” è il <em>report</em> di <em>The Lancet</em> centrato sull’Europa, che evidenzia come il cambiamento climatico sia giù un enorme problema di salute pubblica. Con un mondo “<em>pericolosamente vicino</em>” al punto di non ritorno sul fronte del clima, la “<em>crescente crisi energetica</em>” e “<em>la salute delle popolazioni sempre più minata dal riscaldamento globale</em>”, dice il <em>dossier</em>, “<em>l&#8217;Europa si trova a un punto cruciale per il cambiamento</em>” (4).</p>
<p><strong>I numeri</strong> dello studio sono impressionanti. Il 2022 è stata l&#8217;estate europea più calda mai registrata e l’aumento medio della temperatura in Europa è stata di quasi 1 grado superiore all’aumento medio della temperatura globale. Lancet parla di <em>“impatti sulla salute sovrapposti e interconnessi</em>” dai cambiamenti climatici e non solo.</p>
<p><strong>L&#8217;esposizione della popolazione</strong> alle ondate di calore è aumentata in media del 57% nel periodo 2010-2019 rispetto al periodo 2000-2009 e di oltre il 250% in alcune regioni, e questo mette gli anziani, i bambini piccoli, le persone con patologie croniche di base e le persone che non hanno accesso adeguato all&#8217;assistenza sanitaria ad alto rischio di morbilità e mortalità legate al caldo. Il riscaldamento globale osservato tra il 2000 e il 2020 viene associato a un aumento della mortalità correlata alla temperatura nella maggior parte delle regioni monitorate.</p>
<h2>Bambini e anziani più a rischio</h2>
<p><strong>Tra il 2011 e il 2020</strong>, il 55% delle regioni europee ha vissuto condizioni di siccità estiva da estrema a eccezionale. E gli eventi estremi legati al clima sono associati a perdite economiche record nel 2021 per un totale di quasi 48 miliardi di euro.</p>
<p><strong>La crisi climatica</strong> fa sì che le malattie infettive diventino più trasmissibili. L&#8217;idoneità climatica alla trasmissione della dengue è aumentata del 30% nell&#8217;ultimo decennio rispetto agli anni &#8217;50 e il rischio ambientale di epidemie di virus del Nilo occidentale è aumentato del 149% nell&#8217;Europa meridionale e del 163% nell&#8217;Europa centrale e orientale nel 1986–2020 rispetto al periodo 1951–85.</p>
<p><strong>Le temperature più calde</strong> stanno spostando la stagione di fioritura di diverse specie arboree allergeniche: la stagione di betulle, olivi e ontani iniziano 10-20 giorni prima rispetto a 41 anni fa e questo ha un impatto sulla salute di circa il 40% della popolazione europea che soffre di allergie ai pollini.</p>
<p><strong>Dal 2010 al 2020</strong> rispetto al periodo 2000-2009, l&#8217;esposizione alle ondate di calore nei gruppi vulnerabili (<em>over</em> 65 e bambini fino a 1 anno) è aumentata del 57% in tutta Europa. Ma in alcune aree l’aumento è stato del 157%.</p>
<h2>Decarbonizzare entro il 2035</h2>
<p><strong>«</strong><em><strong>Questi impatti sulla salute</strong> sovrapposti e interconnessi, che si stanno evolvendo sullo sfondo di una pandemia e di una guerra devastante in Ucraina, rivelano l&#8217;urgente necessità di interventi che rafforzino la resilienza nel settore sanitario e proteggano le persone dai crescenti rischi per la salute</em>».</p>
<p><strong>Per evitare</strong> un aumento catastrofico delle temperature globali, il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici ha chiarito che l&#8217;Europa deve decarbonizzare completamente il suo settore energetico entro il 2035, chiudendo tutte le centrali elettriche a livello globale entro il 2040. In realtà rischia di accadere il contrario, anche a causa della risposta alla crisi dell’energia legata alla guerra e a “<em>decenni di ritardo nel passaggio alla produzione di energia a basse emissioni di carbonio</em>”: si rischia di passare a una maggiore produzione di energia da carbone nel breve termine. Ma «<em>anche come misura temporanea, un aumento dell&#8217;uso del carbone potrebbe sommarsi ai circa 8000 decessi annuali associati alle centrali elettriche a carbone, nel settore domestico, invertendo quello che si è guadagnato in sanità nell&#8217;ultimo decennio e minando gli sforzi per soddisfare Impegni dell&#8217;accordo di Parigi</em>».</p>
<p><strong>Nel frattempo</strong> l’Italia è il sesto paese più grande finanziatore internazionale di combustibili fossili. Fra il 2019 e il 2021 ha fornito 2,8 miliardi di dollari all&#8217;anno in finanza pubblica per i combustibili fossili. Solo il 3,5% dei finanziamenti internazionali del nostro Paese in tema di energia va alle rinnovabili (5).</p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Oxfam disastri climatici <a href="https://www.oxfamitalia.org/disastri-climatici-colpiscono-189-milioni-di-persone-ogni-anno/">https://www.oxfamitalia.org/disastri-climatici-colpiscono-189-milioni-di-persone-ogni-anno/</a></p>
<p>(2) Rapporto: un miliardo di bambini a rischio “estremamente elevato” per gli impatti della crisi climatica</p>
<p><a href="https://www.unicef.it/media/rapporto-un-miliardo-di-bambini-a-rischio-estremamente-elevato-per-gli-impatti-della-crisi-climatica/">https://www.unicef.it/media/rapporto-un-miliardo-di-bambini-a-rischio-estremamente-elevato-per-gli-impatti-della-crisi-climatica/</a></p>
<p>(3) UNICEF verso COP27: entro il 2050 oltre 2 miliardi di bambini dovranno affrontare frequenti ondate di calore</p>
<p><a href="https://www.unicef.it/media/unicef-verso-cop27-entro-il-2050-oltre-2-miliardi-di-bambini-dovranno-affrontare-frequenti-ondate-di-calore/">https://www.unicef.it/media/unicef-verso-cop27-entro-il-2050-oltre-2-miliardi-di-bambini-dovranno-affrontare-frequenti-ondate-di-calore/</a></p>
<p>(4) The 2022 Europe report of the Lancet Countdown on health and climate change: towards a climate resilient future</p>
<p>https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(22)00197-9/fulltext</p>
<p>(5) New Report: International public finance for fossil fuels dropped in 2021, but a rebound is likely unless key governments deliver on pledges <a href="https://priceofoil.org/2022/11/01/g20-increased-international-public-finance-for-clean-energy-is-the-solution-to-the-energy-crisis-not-more-fossil-investments/">https://priceofoil.org/2022/11/01/g20-increased-international-public-finance-for-clean-energy-is-the-solution-to-the-energy-crisis-not-more-fossil-investments/</a></p>
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			</item>
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		<title>La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 17:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=5165</guid>

					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici colpiscono tutto il mondo ma non colpiscono tutti allo stesso modo. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale vanno di pari passo. Eventi meteo estremi, alluvioni, inondazioni, siccità, distruzione degli ecosistemi, innalzamento delle temperature, insieme all’impoverimento del suolo e a fenomeni di accaparramento delle risorse, colpiscono in modo più devastante i paesi poveri (nonostante siano quelli ricchi i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra), la popolazione più povera dei paesi ricchi, i bambini soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, le bambine, i minori sfollati e migranti. La crisi del clima accentua le migrazioni causate da eventi meteo estremi o di lungo periodo, per quanto vasto e sfumato possa essere il fenomeno.</p>
<p>C’è ancora di più. La mappa dei paesi più vulnerabili alla crisi climatica si sovrappone alla mappa dei paesi che soffrono situazioni di conflitto e guerra e alla mappa dei paesi dai quali la popolazione è in fuga.</p>
<p>La crisi del clima fa aumentare i migranti climatici, o rifugiati climatici. Fare una stima esatta è forse impossibile, considerata anche l’assenza di una definizione condivisa di migranti climatici e soprattutto di un riconoscimento nella legislazione internazionale. Ma si parla di numeri che variano da un minimo di 25 milioni fino a 1 miliardo di persone costrette a migrare entro il 2050 per cause riconducibili alla questione climatica e ambientale.</p>
<p>A tracciare una sintesi è il dossier <em>I migranti ambientali</em>. L’altra faccia della crisi climatica, con cui Legambiente fa il punto della crisi in atto sulla base dei dati finora noti. (1)</p>
<h2>Cambiamenti climatici, povertà e migrazioni</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> non sono uguali per tutti e non lo saranno neanche in futuro. Colpiscono, come detto, soprattutto i paesi poveri e i poveri dei paesi ricchi. Ingiustizia climatica e ingiustizia sociale si saldano e la migrazione diventa la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici messa in pratica da chi non ha altra alternativa che fuggire dalla povertà e da tutte le sue forme.</p>
<p><strong>Quanti fuggono?</strong> Secondo <em>Global Trends</em> dell’UNHCR 82,4 milioni di persone sono state costrette a migrare nel 2020, quasi il doppio rispetto al 2010. Di questi, poco meno della metà (il 42%) sono minori. In dieci anni le persone costrette a migrare sono quasi raddoppiate e sono aumentate di oltre il 16% nel confronto col 2018 (quando erano 70,8 milioni).</p>
<h2>Gli sfollati interni</h2>
<p><strong>Ma se i contorni del fenomeno</strong> &#8216;migranti ambientali&#8217; sono sfumati perché questa figura non ha riconoscimento internazionale, sono più precisi i numeri degli sfollati interni. Sono le persone costrette ad abbandonare la propria terra ma che rimangono nei confini nazionali. Gli sfollati interni fuggono soprattutto per fenomeni quali terremoti, inondazioni, siccità, desertificazione e incendi.</p>
<p><strong>Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em></strong> (IDMC) &#8216;<em>durante il 2020 si sono registrati 40 milioni e mezzo di nuovi sfollati interni, di cui 30 milioni e 700 mila persone sono state obbligate a fuggire a causa di disastri ambientali; 9 milioni e 800 mila persone a causa di violenze e conflitti&#8217;</em>.</p>
<h2>Migranti ambientali, quanti saranno in futuro?</h2>
<p><strong>La crisi</strong> è in atto ma quantificarla non è facile, anche perché è difficile misurare quei processi lenti di trasformazione e degradazione dell’ambiente che si spalmano sul lungo periodo e che, giocoforza, si intrecciano con altre questioni come l’aumento della conflittualità, lo scoppio di guerre e persecuzioni, gli scontri per contendersi risorse naturali sempre più insufficienti come l’acqua e la terra.</p>
<p><strong>Tutto questo</strong> spiega anche la difficoltà di inquadrare con numeri precisi i migranti ambientali da qui al 2050.</p>
<p><strong>Secondo alcune stime</strong> della Banca Mondiale, in uno scenario sostanzialmente privo di azione (senza misure significative per ridurre le emissioni e con processi di sviluppo iniqui) dalle tre macro regioni Africa sub-sahariana, Sud Asia e America Latina nel 2050 ci saranno circa 143 milioni di persone costrette a migrare. In uno scenario più ottimista, con politiche sostenibili e un riscaldamento globale contenuto sotto i 1,6 gradi, i migranti forzati da queste regioni sarebbero fra 31 e 72 milioni. In uno scenario intermedio, ci sarebbero da 65 a 105 milioni di migranti climatici. Altre stime parlano di 200 milioni di migranti climatici da qui al 2050.</p>
<h2>Guerre, catastrofi e migrazioni in un’unica mappa</h2>
<p><strong>C’è un insieme diverso di cause</strong> alla base delle migrazioni: conflitti e persecuzioni, catastrofi ambientali improvvise o fenomeni di deterioramento degli ecosistemi che si spalmano su tempi lunghi.</p>
<p><strong>Ma già si può vedere</strong> che la mappa dei paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici si sovrappone a quella dei paesi che vivono guerre e conflitti e a quella dei paesi da cui la popolazione fugge. Secondo l’<em>Internal Displacement Monitoring Centre</em>, &#8216;<em>il 95% dei conflitti registrati nel 2020 sono avvenuti in paesi ad alta o altissima vulnerabilità ai cambiamenti climatici e degrado ambientale&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Basta guardare all’Africa subsahariana</strong> dove si mescolano desertificazione, accaparramento dei suoli, perdita di ecosistemi, guerriglia, instabilità. La stessa guerra civile in Siria ha avuto un &#8216;innesco climatico&#8217; a causa di una forte siccità.</p>
<h2>Le migrazioni verso l’Italia</h2>
<p><strong>Se si guarda ai flussi migratori</strong> verso l’Italia e nel dettaglio agli arrivi via mare degli ultimi quattro anni, prosegue il <em>dossier</em> di Legambiente, <em>&#8216;quasi il 38% delle nazionalità dichiarate dai migranti sono riconducibili all’area del Sahel, regione che, come è noto, è attraversata da una vera e propria tempesta ambientale e sociale, tra l’avanzare della desertificazione, l’accaparramento delle risorse e i conflitti anche di matrice terroristica&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Almeno il 68% dei migranti</strong> sbarcati in Italia dal 2017 al 2020, quasi sette su dieci, vengono da aree molto vulnerabili al cambiamento climatico, come Costa d’Avorio, Guinea, Bangladesh, Pakistan.</p>
<p><em>&#8216;Possiamo ritenere, con ragionevole possibilità di non andare troppo lontano dalla verità, che <strong>almeno il 76% dei flussi migratori verso il nostro paese sono dovuti a cause o concause ambientali</strong>&#8216;.</em></p>
<h2>La crisi del clima sui bambini</h2>
<p><strong>I cambiamenti climatici</strong> colpiscono i bambini nati oggi più dei loro nonni e genitori. E i bambini dei paesi poveri più degli altri.</p>
<p><strong>Come denuncia</strong> <em>Save the Children</em>, &#8216;<em>i bambini nati nel 2020 saranno esposti a fenomeni climatici estremi molto più che in passato. Le ondate di calore eccessive li colpiranno in media 7 volte di più rispetto ai loro nonni. I neonati di oggi subiranno anche 2,6 volte in più la siccità, 2,8 volte in più le inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più la perdita dei raccolti agricoli e il doppio degli incendi devastanti&#8217;</em>. (2)</p>
<p><strong>Sono a rischio</strong> assistenza sanitaria e istruzione dei più piccoli. Sono a rischio i bambini dei paesi più poveri rispetto alle altre aree del mondo, le bambine più dei bambini, i bambini migranti più degli altri. &#8216;<em>I bambini dell&#8217;Africa subsahariana dovranno affrontare 2,6 volte più perdite nei raccolti rispetto ai loro coetanei, e i bambini del Medio Oriente e del Nord Africa fino a 4,4 volte di più. Alcuni di questi bambini corrono il rischio di subire questi disastri simultaneamente o in rapida successione, con l’effetto indiretto di rimanere intrappolati in una spirale di povertà a lungo termine&#8217;</em>.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h2>Note</h2>
<p><em>I migranti ambientali. L’altra faccia della crisi climatica</em>, Legambiente 2021<br />
<a href="https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf">https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/09/I-migranti-ambientali_dossier_2021.pdf</a></p>
<p><em>Nati in crisi climatica. Perché dobbiamo agire subito per proteggere i diritti dei bambini e delle bambine</em>, Save the Children 2021. Comunicato stampa e dossier:<br />
<a href="https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26">https://www.savethechildren.it/press/crisi-climatica-i-bambini-nati-oggi-esposti-7-volte-pi%C3%B9-rispetto-ai-nonni-ondate-di-calore-26</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-crisi-del-clima-e-devastante-ma-non-e-uguale-per-tutti/">La crisi del clima è devastante. Ma non è uguale per tutti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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		<title>Biodiversità ed emergenza climatica, il filo comune</title>
		<link>https://www.egalite.org/biodiversita-ed-emergenza-climatica-il-filo-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 12:47:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[COP15]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È attesa a Kunming (Yunnan, Cina), il 15-28.10.20, la 15a Conferenza delle Parti della Convenzione internazionale per la Biodiversità. COP15. La perdita di diversità biologica e l’emergenza<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/biodiversita-ed-emergenza-climatica-il-filo-comune/">Biodiversità ed emergenza climatica, il filo comune</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È attesa a Kunming (Yunnan, Cina), il 15-28.10.20, la 15a Conferenza delle Parti della Convenzione internazionale per la Biodiversità. COP15. La perdita di diversità biologica e l’emergenza climatica, a ben vedere, sono legate da un filo comune. La gestione irresponsabile di terreni, foreste e bacini idrici è causa comune a entrambi i fenomeni, dai quali dipende la vita sul pianeta. #Buycott! Olio di palma, soia OGM, carni del continente americano. Spunti di riflessione e reazione.</p>
<h2>Biodiversità ed ecosistemi</h2>
<p><span style="color: #008000;"><em>‘La diversità biologica è la variabilità degli organismi viventi di tutte le fonti, incluse, tra le altre, quelle terrestri, marine ed altri ecosistemi acquatici. Nonché i complessi ecologici di cui essi fanno parte, tra cui la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi’ (<a href="https://www.cbd.int/doc/legal/cbd-en.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">UN Convention on Biological Diversity</a></em>, CBD, 1992).</span></p>
<p><strong>Le relazioni funzionali</strong> tra gli organismi viventi e l’ambiente caratterizzano i diversi ecosistemi e ne garantiscono la resilienza. La vita umana, a sua volta, dipende proprio dall’equilibrio e dalla varietà degli ecosistemi. Poiché al venir meno della biodiversità si associano la <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/giornate-mondiali-su-desertificazione-e-rifugiati-arido-bilancio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">desertificazione</a> e la perdita di risorse essenziali a garantire la <em>food security</em>, come sottolineato dalla FAO nel <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/biodiversita-in-crisi-rapporto-fao/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto ‘<em>Biodiversity for Food and Agriculture</em>’ (2019)</a>.</p>
<h2>Biodiversità e antropocene</h2>
<p><strong>IPBES</strong> &#8211; <em>Intergovernmental Platform for Biodiversity and Ecosystem Services</em> &#8211; nella propria analisi del 2019 ha indicato l’attuale rischio di estinzione di 1 su 4 specie nel regno vegetale e 1 su 8 (1 su 8 milioni di specie conosciute) in quello animale. (1) Con un ritmo che si stima essere 10-100 volte più rapido rispetto alla media degli ultimi 10 milioni di anni. (2) Nella fase attuale, la c.d. era dell’antropocene, secondo alcuni gruppi di ricercatori, addirittura potrebbe preannunciarsi la sesta estinzione di massa. (3)</p>
<p><strong>La perdita di biodiversità</strong>, in prevalenza attribuita all’azione antropica, si è manifestata con veemenza negli ultimi 50 anni. A causa della devastazione di foreste primarie per fare spazio a monocolture, palma da olio e soia OGM <em>in primis</em>. Con l’aggravante &#8211; caratteristica ormai della quasi totalità delle colture agricole del pianeta &#8211; del sistematico <a href="https://www.egalite.org/ambiente/">abuso di agrotossici</a> che avvelenano ogni organismo vivente, oltre a inquinare acque e suoli e impoverire questi ultimi. Il consumo di suolo è altresì dovuto all’incedere della cementificazione, di cui l’Italia tuttora offre esempio, e alle attività estrattive (minerarie).</p>
<p><strong>Il <a href="https://www.egalite.org/riscaldamento-globale-il-rapporto-wmo/">cambiamento climatico</a></strong>, altresì da ricondursi alle attività antropiche, ha a sua volta un impatto negativo su almeno 700 specie animali nel solo ambito di mammiferi marini e uccelli. Si aggiunge poi l’inquinamento atmosferico e dei mari, ove ogni anno vengono sversate 600mila tonnellate di petrolio e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/il-mare-di-plastica-e-noi-abc" target="_blank" rel="noopener noreferrer">570mila ton di plastica</a>.</p>
<p><strong>La diffusione di specie aliene</strong>, animali e vegetali, rappresenta un’ulteriore minaccia alla diversità biologica su scala planetaria. L’Unione Europea ha quindi vietato l’ingresso delle <em>Invasive Alien Species</em> (IAS) più pericolose, avvalendosi del contributo scientifico di IUCN (<em>International Union for Conservation of Nature</em>) per l’aggiornamento delle relative <a href="https://www.iucn.org/theme/species/our-work/invasive-species/eu-regulation-invasive-alien-species" target="_blank" rel="noopener noreferrer">liste</a>. Altre gravi minacce sono rappresentate dalla pesca illegale (<em>Illegal, Unreported and Unregulated fishing</em>) e dalla caccia di animali terrestri a rischio estinzione. (4)</p>
<h2>La <em>UN Convention on Biological Diversity</em> (CBD)</h2>
<p><strong>L’UNEP</strong> (<em>United Nations Environment Program</em>), alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, costituì un gruppo di lavoro per redigere lo schema della Convenzione internazionale sulla diversità biologica. Il cui testo venne presentato nel 1992 al ‘Vertice della Terra’ di Rio de Janeiro e ha raccolto negli anni le adesioni di 193 Paesi. Gli obiettivi della Convenzione sono essenzialmente tre:</p>
<p><strong>&#8211; conservazione</strong> della biodiversità,</p>
<p><strong>&#8211; uso sostenibile</strong> della biodiversità,</p>
<p><strong>&#8211; giusta ed equa ripartizione</strong> dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche.</p>
<p><strong>COP</strong>, <em>the Conference of Parties </em>(vale a dire, la Conferenza degli Stati aderenti) è l’organismo attribuito del coordinamento delle politiche della Convenzione. Si riunisce in genere con cadenza biennale.</p>
<h2>CBD, tappe e insuccessi decennali</h2>
<p><strong>2000. </strong>Alla quinta Conferenza delle Parti (COP5), a Nairobi (Kenya), è stata adottata la <em>Global Strategy for Plant Conservation</em> (GSPC). Con l’obiettivo di rallentare il processo di estinzione delle piante entro il 2010. Anno in cui si sarebbero dovuti raggiungere gli obiettivi di significativa riduzione della perdita di biodiversità, definiti nella conferenza di Rio e nel secondo Vertice della Terra (2002).</p>
<p><strong>2010. </strong>A Nagoya (Giappone), alla decima Conferenza (COP10), si è dato atto del fallimento degli obiettivi. Riconoscendo al tempo stesso che entro la fine del secolo si potrebbe effettivamente verificare una perdita di biodiversità irreversibile e di gravità tale da condurre a ‘<em>conseguenze disastrose</em>’ per il benessere dell’umanità.</p>
<p><strong>Lo <em>Strategic Plan</em></strong><em> for Biodiversity</em> &#8211; un piano strategico decennale, adottato a Nagoya in vista del 2020 &#8211; comprende alcuni ambiziosi obiettivi, i c.d. <em>Aichi Biodiversity Targets</em>. Dimezzare il ritmo di perdita degli habitat naturali, proteggere il 17% delle aree terrestri e delle acque interne, il 10% delle aree marine e costiere. Ripristinare almeno il 15% delle aree degradate e fare tutto il possibile per arrestare il degrado delle barriere coralline. (5)</p>
<p><strong>2020.</strong> Il 15-28.10.20 a Kunmin (Cina) ha luogo COP15. Il bilancio è ancora negativo, la perdita di <em>biodiversity</em> è accelerata anziché rallentare. La sensibilità pubblica è senza dubbio maggiore, rispetto a 10 anni fa, ma gli impegni assunti dagli Stati su base volontaria sono risultati vacui.</p>
<h2>Emergenza climatica e perdita di biodiversità, la causa comune</h2>
<p><strong>L&#8217;Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici</strong> è stato adottato nel 2015, nell’ambito della 21a ‘<em>World Climate Conference</em>’. (6) I 195 Stati aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si sono impegnati ad adottare ogni misura necessaria a controllare l’aumento della temperatura globale nel XXI secolo entro i 2 gradi Celsius (in più) rispetto ai livelli preindustriali. E a proseguire gli sforzi per limitare ulteriormente l&#8217;aumento della temperatura, entro 1,5 gradi Celsius. Nonché a rafforzare la <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/cop-24-cambiamento-climatico-65mila-in-piazza-a-bruxelles" target="_blank" rel="noopener noreferrer">risposta globale</a> alla minaccia dei cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>L’IPCC</strong> (<em>Intergovernmental Panel on Climate Change</em>), nel proprio <a href="https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/">rapporto 8.8.19</a>, ha evidenziato come alcune delle principali cause del cambiamento climatico siano le stesse che provocano la perdita di biodiversità. La gestione irresponsabile di terreni, foreste e bacini idrici. Vale a dire la rapina delle terre (<em>land grabbing</em>) e le deforestazioni che ne conseguono, per lasciare spazio a monocolture incendiarie e sanguinarie.</p>
<h2>Le responsabilità dell’Europa</h2>
<p><strong>L’Unione Europea</strong> ha un ruolo cruciale nel raggiungimento dei citati obiettivi, a loro volta strettamente legati alla biodiversità. L’Europa è infatti a tutt’oggi la prima area del pianeta per volumi e valori degli scambi di derrate agricole e alimentari. E ha il dovere di mettere fine al <em>dumping</em> sociale e ambientale legato all’importazione di merci che derivano da abusi dei diritti umani fondamentali ed ecocidi.</p>
<p><strong>La Commissione europea</strong> &#8211; sotto la guida di Jean-Claude Juncker (2014-2019) &#8211; è invece venuta meno ai propri doveri di fermare la deforestazione. E ha favorito, anziché ostacolare, le importazioni in Europa delle derrate più insostenibili. Attraverso trattati tossici privi di alcuna condizione volta a impedire gli orrori e gli ecocidi da cui esse derivano.</p>
<p><strong>I trattati commerciali</strong> e politici conclusi dall’UE <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/ue-mercosur-accordo-tossico-sul-commercio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">con i Paesi del Mercosur</a> e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/accordo-tra-ue-e-singapore-trattato-tossico-gia-in-vigore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">con Singapore</a> sono gli esempi della globalizzazione dello sfruttamento a cui l’Europa ha aderito in nome e all’oscuro dei suoi cittadini. I negoziati in corso con l’Indonesia e con gli USA aggraveranno la situazione.</p>
<p><strong>La Presidente della Commissione</strong> europea Ursula von der Leyen ha già rassicurato Donald Trump sul via libera alle <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/pollo-al-cloro-carni-agli-ormoni-e-nuovi-ogm-dagli-usa-ttip-no-grazie" target="_blank" rel="noopener noreferrer">importazioni in Europa di nuovi OGM</a> (o PBT, <em>Plant Breeding Techniques</em>), 45 mila e più dei quali sono già stati <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/usa-45mila-nuovi-ogm-lanno-fuori-controllo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">autorizzati in USA</a> in un solo anno. Con quali garanzie per la salute pubblica e degli ecosistemi, quali valutazioni d’impatto sulla biodiversità?</p>
<h2><em>#Buycott!</em> Olio di palma, soia OGM e carni americane</h2>
<p><a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/indonesia-incendi-e-olio-di-palma-certificato-rspo-rapporto-greenpeace" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Olio di palma</strong></a><strong>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazzonia-i-tweet-non-spengono-i-fuochi-buycott" target="_blank" rel="noopener noreferrer">soia OGM</a> e <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/ristorazione/carni-argentine-in-metro-italia-la-deforestazione-a-casa-nostra" target="_blank" rel="noopener noreferrer">carni del continente americano</a> </strong>derivano dalla devastazione sistematica di foreste vergini primarie in Asia, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/camerun-olio-di-palma-rapina-delle-terre-e-deforestazioni-buycott" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Africa</a> e America Latina.</p>
<p><strong>Chiediamo</strong> ai nostri rappresentanti politici, in Europa e in Italia, di interrompere il dumping socio-ecologico in atto. Non si può accettare di continuare ad alimentare la domanda globale di derrate che mettono a rischio la vita sul pianeta. Bisogna pretendere l’adozione di impegni vincolanti al rispetto delle Linee Guida adottate dal <em>Committee on World Food Security </em>(CFS) presso la FAO, sotto la guida di José Graziano da Silva. (7) Per mettere fine alla rapina delle terre e alle deforestazioni che precedono gli investimenti irresponsabili in agricoltura. E incoraggiare il nuovo <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/fao-la-cina-al-comando" target="_blank" rel="noopener noreferrer">direttore generale della FAO Qu Dongyu</a> a rafforzare i relativi programmi.</p>
<p><strong><em>#Buycott!</em></strong> Olio di palma, soia OGM e carni del continente americano è l’unico strumento a disposizione di tutti noi, per esprimere con le nostre scelte quotidiane di consumo lo sdegno verso gli operatori e i prodotti che continuano ad avvalersi della scelta ‘più facile’ e irresponsabile. Poiché il loro risparmio sulle materie prime ha un costo inaccettabile per il pianeta e chi lo abita.</p>
<p>&#x25b6;&#xfe0f; Invitiamo tutti i nostri lettori a sottoscrivere e fare propaganda alla petizione <em>#Buycott!</em>, seguendo il link <a href="https://www.egalite.org/buycott-petizione">https://www.egalite.org/buycott-petizione</a>. E a considerare l’opportunità di imporre il cambiamento con la pressione dal basso, ogni giorno, grazie a una <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/il-carrello-della-spesa-sostenibile-labc/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spesa sostenibile</a>. Grazie!</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h2><strong>Note</strong></h2>
<p>(1) <a href="https://news.un.org/en/story/2019/05/1037941" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>World in ‘on notice’ as major UN report shows one million species face extinction</em></a>, UN <em>News</em>, 6.5.19,</p>
<p>(2) IPBES, <em>Intergovernmental Platform for Biodiversity and Ecosystem Services </em>(2019). <a href="https://ipbes.net/global-assessment-report-biodiversity-ecosystem-services" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services</em></a>,</p>
<p>(3) R. Gray, <em><a href="https://horizon-magazine.eu/article/sixth-mass-extinction-could-destroy-life-we-know-it-biodiversity-expert.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sixth mass extinction could destroy life as we know it – biodiversity expert</a>, Horizon</em>, 4.3.19,</p>
<p>(4) WWF, <em><a href="https://www.wwf.it/il_pianeta/biodiversita/cause_della_perdita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cause della perdita</a>,</em></p>
<p>(5) L. Marfoli (2012). <em>Biodiversità: un percorso internazionale ventennale</em>. <a href="http://www.rqda.eu/category/rivista-numero-3-2012/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rivista quadrimestrale di diritto dell’ambiente n. 3/2012</a>, G. Giappichelli editore</p>
<p>(6) <a href="https://unfccc.int/files/meetings/paris_nov_2015/application/pdf/paris_agreement_english_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>United Nations Framework Convention on Climate Change, the Paris Agreement</em></a>, in vigore dal 4.11.16,</p>
<p>(7) FAO, <em>Committee on World Food Security (CFS), <a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/nr/land_tenure/pdf/VG_en_Final_March_2012.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forests</a></em>, 9.3.12,</p>
<p>FAO, <em>Committee on World Food Security </em>(CFS), <a href="http://www.fao.org/3/a-au866e.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems</em></a>, 15.10.14</p>
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		<title>Emergenza climatica, XII Forum Qualenergia a Roma, 3-4.12.19</title>
		<link>https://www.egalite.org/emergenza-climatica-xii-forum-qualenergia-a-roma-3-4-12-19/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 16:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Green  New  Deal]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Ecologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il XII Forum Qualenergia &#8211; a Roma, il 3-4.12.19, ore 10-17, allo Spazio HDRÀ (Piazza San Lorenzo in Lucina 4) &#8211; è dedicato al ruolo dell’energia<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il XII Forum Qualenergia &#8211; a Roma, il 3-4.12.19, ore 10-17, allo Spazio HDRÀ (Piazza San Lorenzo in Lucina 4) &#8211; è dedicato al ruolo dell’energia rispetto all’emergenza climatica in atto. (1)</p>
<h2><em>Quale Green New Deal</em>? La transizione energetica necessaria</h2>
<p><strong>‘</strong><em><strong>Quale  Green  New  Deal?</strong> Come rendere la transizione energetica un’opportunità per imprese e cittadini</em>’ è il tema del XII Forum Qualenergia. L&#8217;evento è organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club, in partenariato con Conbat. <a href="http://www.forumqualenergia.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Due giorni di convegni e dibattiti</a> sull’impiego responsabile dell’energia a 360 gradi. <a href="https://www.egalite.org/riscaldamento-globale-il-rapporto-wmo/">Cambiamento climatico</a>, efficienza energetica, limiti delle risorse, mobilità sostenibile e stili di vita.</p>
<p><strong>Fonti energetiche rinnovabili</strong> e decarbonizzazione, sviluppo sostenibile ed <a href="https://www.egalite.org/economia-circolare/">economia circolare</a>, riqualificazione del patrimonio edilizio e risparmio energetico. Sono solo alcuni degli argomenti trattati nella prima giornata di incontri tra gli stati generali dei colossi energetici, la politica e il Terzo Settore. La ricerca rimane cruciale su tutti i fronti, ivi compreso quello della geotermia.</p>
<h2>Gli italiani e l’energia, fonti energetiche e mobilità sostenibile</h2>
<p><em><strong>‘Gli italiani e l’energia’</strong></em> &#8211; indagine Ipsos a cura di Editoriale Nuova Ecologia e Legambiente &#8211; viene presentata la mattina del 4.12.19. Qual è il livello di consapevolezza e sensibilità degli abitanti del Bel Paese rispetto all’esigenza di un cambio di paradigma? Ci si rende davvero conto di quanto sia cruciale superare l’era dell’economia a carbonio?</p>
<p><strong>Mobilità sostenibile</strong>, di che si tratta? La <em>Viral Deception</em>, l’inganno di massa sul biodiesel ha fatto il suo tempo, grazie anche alla campagna di Legambiente <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-e-diesel-la-petizione-notinmytank" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#NotInMyTank</a>, contro l’impiego dell’<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/olio-di-palma-insostenibile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">olio di palma nella produzione di ‘biocarburanti’</a>. Tuttavia non si può credere che il solo impiego di auto ibride rappresenti la soluzione.</p>
<h2>Mobilità sostenibile, trasporto pubblico e micromobilità elettrica. La sedia intelligente di Égalité</h2>
<p><strong>Il trasporto pubblico</strong> è la vera chiave della mobilità sostenibile. Ed è la premessa del trasporto intermodale, l’unica soluzione davvero ecologica. La condivisione dei mezzi, sui percorsi a maggiore intensità di traffico, è la base logica e logistica che va a integrarsi con soluzioni individuali per percorrere il c.d. ultimo miglio.</p>
<p><strong>L’ultimo miglio</strong> potrà venire assistito &#8211; in prospettiva &#8211; da minibus elettrici senza guidatore come i francesi Navaya ora <a href="https://www.corriere.it/cronache/19_novembre_23/merano-autobus-senza-autista-elettrico-bordo-15-passeggeri-75979366-0e36-11ea-8033-a2d631aa9706.shtml?&amp;appunica=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sperimentati anche a Merano</a>. Ma già adesso il trasporto sulle brevi-medie distanze può realizzarsi grazie alla micromobilità elettrica, anche con modalità di <em>sharing</em> (es. <em>bike sharing</em> di bici a pedalata assistita).</p>
<p><strong>Égalité Onlus</strong> presenta i suoi progetti di <a href="https://www.egalite.org/progetti/e-gt-sedia-a-rotelle-intelligente/">sedia a rotelle intelligente</a> con <a href="https://www.egalite.org/e-tr-ruota-elettrica-per-sedie-a-rotelle/">motore elettrico estraibile</a>. Un dispositivo di micromobilità sostenibile a favore delle persone con disabilità, prodotto a livello industriale con approccio no-profit a partire dal secondo semestre 2020.</p>
<h2>Risparmio energetico, edilizia ecologica e bioedilizia</h2>
<p><strong>Risparmio energetico</strong> è un altro concetto spesso circoscritto, nell’immaginario collettivo, a un ambito ben più ristretto di quello reale. L’attenzione si concentra, infatti, sulla classe energetica degli elettrodomestici (compresi i condizionatori), sulla domotica e altre amenità legate a innovazione tecnologica e IoT.</p>
<p><strong>L’edilizia</strong> è un settore cruciale. I consumi energetici tendono ad aumentare anche in Paesi dal clima temperato come il nostro, proprio a causa dell’estremizzazione dei fenomeni climatici. Con l’esigenza che ne deriva di raffreddare e riscaldare i locali. L’attenzione verso l’edilizia ecologica e la bioedilizia va quindi mantenuta viva, attraverso apposite misure di incentivo dei relativi investimenti.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>(1) L’iscrizione è gratuita. Il programma completo dell’iniziativa è disponibile su http://forumqualenergia.it/content/programma-forum-qualenergia-2019. Il modulo d’iscrizione si trova invece a <a href="https://a2f3e0.emailsp.com/frontend/forms/Subscription.aspx?idList=3&amp;idForm=16&amp;guid=3a0cb849-9df7-455a-8512-dc7199ae3fd8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo link</a>. Segreteria organizzativa: telefono 06-3213.054, email forum@lanuovaecologia.it</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/emergenza-climatica-xii-forum-qualenergia-a-roma-3-4-12-19/">Emergenza climatica, XII Forum Qualenergia a Roma, 3-4.12.19</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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