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Biodiversità ed emergenza climatica, il filo comune

Biodiversità ed emergenza climatica, il filo comune

È attesa a Kunming (Yunnan, Cina), il 15-28.10.20, la 15a Conferenza delle Parti della Convenzione internazionale per la Biodiversità. COP15. La perdita di diversità biologica e l’emergenza climatica, a ben vedere, sono legate da un filo comune. La gestione irresponsabile di terreni, foreste e bacini idrici è causa comune a entrambi i fenomeni, dai quali dipende la vita sul pianeta. #Buycott! Olio di palma, soia OGM, carni del continente americano. Spunti di riflessione e reazione.

Biodiversità ed ecosistemi

‘La diversità biologica è la variabilità degli organismi viventi di tutte le fonti, incluse, tra le altre, quelle terrestri, marine ed altri ecosistemi acquatici. Nonché i complessi ecologici di cui essi fanno parte, tra cui la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi’ (UN Convention on Biological Diversity, CBD, 1992).

Le relazioni funzionali tra gli organismi viventi e l’ambiente caratterizzano i diversi ecosistemi e ne garantiscono la resilienza. La vita umana, a sua volta, dipende proprio dall’equilibrio e dalla varietà degli ecosistemi. Poiché al venir meno della biodiversità si associano la desertificazione e la perdita di risorse essenziali a garantire la food security, come sottolineato dalla FAO nel rapporto ‘Biodiversity for Food and Agriculture’ (2019).

Biodiversità e antropocene

IPBES – Intergovernmental Platform for Biodiversity and Ecosystem Services – nella propria analisi del 2019 ha indicato l’attuale rischio di estinzione di 1 su 4 specie nel regno vegetale e 1 su 8 (1 su 8 milioni di specie conosciute) in quello animale. (1) Con un ritmo che si stima essere 10-100 volte più rapido rispetto alla media degli ultimi 10 milioni di anni. (2) Nella fase attuale, la c.d. era dell’antropocene, secondo alcuni gruppi di ricercatori, addirittura potrebbe preannunciarsi la sesta estinzione di massa. (3)

La perdita di biodiversità, in prevalenza attribuita all’azione antropica, si è manifestata con veemenza negli ultimi 50 anni. A causa della devastazione di foreste primarie per fare spazio a monocolture, palma da olio e soia OGM in primis. Con l’aggravante – caratteristica ormai della quasi totalità delle colture agricole del pianeta – del sistematico abuso di agrotossici che avvelenano ogni organismo vivente, oltre a inquinare acque e suoli e impoverire questi ultimi. Il consumo di suolo è altresì dovuto all’incedere della cementificazione, di cui l’Italia tuttora offre esempio, e alle attività estrattive (minerarie).

Il cambiamento climatico, altresì da ricondursi alle attività antropiche, ha a sua volta un impatto negativo su almeno 700 specie animali nel solo ambito di mammiferi marini e uccelli. Si aggiunge poi l’inquinamento atmosferico e dei mari, ove ogni anno vengono sversate 600mila tonnellate di petrolio e 570mila ton di plastica.

La diffusione di specie aliene, animali e vegetali, rappresenta un’ulteriore minaccia alla diversità biologica su scala planetaria. L’Unione Europea ha quindi vietato l’ingresso delle Invasive Alien Species (IAS) più pericolose, avvalendosi del contributo scientifico di IUCN (International Union for Conservation of Nature) per l’aggiornamento delle relative liste. Altre gravi minacce sono rappresentate dalla pesca illegale (Illegal, Unreported and Unregulated fishing) e dalla caccia di animali terrestri a rischio estinzione. (4)

La UN Convention on Biological Diversity (CBD)

L’UNEP (United Nations Environment Program), alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, costituì un gruppo di lavoro per redigere lo schema della Convenzione internazionale sulla diversità biologica. Il cui testo venne presentato nel 1992 al ‘Vertice della Terra’ di Rio de Janeiro e ha raccolto negli anni le adesioni di 193 Paesi. Gli obiettivi della Convenzione sono essenzialmente tre:

– conservazione della biodiversità,

– uso sostenibile della biodiversità,

– giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche.

COPthe Conference of Parties (vale a dire, la Conferenza degli Stati aderenti) è l’organismo attribuito del coordinamento delle politiche della Convenzione. Si riunisce in genere con cadenza biennale.

CBD, tappe e insuccessi decennali

2000. Alla quinta Conferenza delle Parti (COP5), a Nairobi (Kenya), è stata adottata la Global Strategy for Plant Conservation (GSPC). Con l’obiettivo di rallentare il processo di estinzione delle piante entro il 2010. Anno in cui si sarebbero dovuti raggiungere gli obiettivi di significativa riduzione della perdita di biodiversità, definiti nella conferenza di Rio e nel secondo Vertice della Terra (2002).

2010. A Nagoya (Giappone), alla decima Conferenza (COP10), si è dato atto del fallimento degli obiettivi. Riconoscendo al tempo stesso che entro la fine del secolo si potrebbe effettivamente verificare una perdita di biodiversità irreversibile e di gravità tale da condurre a ‘conseguenze disastrose’ per il benessere dell’umanità.

Lo Strategic Plan for Biodiversity – un piano strategico decennale, adottato a Nagoya in vista del 2020 – comprende alcuni ambiziosi obiettivi, i c.d. Aichi Biodiversity Targets. Dimezzare il ritmo di perdita degli habitat naturali, proteggere il 17% delle aree terrestri e delle acque interne, il 10% delle aree marine e costiere. Ripristinare almeno il 15% delle aree degradate e fare tutto il possibile per arrestare il degrado delle barriere coralline. (5)

2020. Il 15-28.10.20 a Kunmin (Cina) ha luogo COP15. Il bilancio è ancora negativo, la perdita di biodiversity è accelerata anziché rallentare. La sensibilità pubblica è senza dubbio maggiore, rispetto a 10 anni fa, ma gli impegni assunti dagli Stati su base volontaria sono risultati vacui.

Emergenza climatica e perdita di biodiversità, la causa comune

L’Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici è stato adottato nel 2015, nell’ambito della 21a ‘World Climate Conference’. (6) I 195 Stati aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si sono impegnati ad adottare ogni misura necessaria a controllare l’aumento della temperatura globale nel XXI secolo entro i 2 gradi Celsius (in più) rispetto ai livelli preindustriali. E a proseguire gli sforzi per limitare ulteriormente l’aumento della temperatura, entro 1,5 gradi Celsius. Nonché a rafforzare la risposta globale alla minaccia dei cambiamenti climatici.

L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), nel proprio rapporto 8.8.19, ha evidenziato come alcune delle principali cause del cambiamento climatico siano le stesse che provocano la perdita di biodiversità. La gestione irresponsabile di terreni, foreste e bacini idrici. Vale a dire la rapina delle terre (land grabbing) e le deforestazioni che ne conseguono, per lasciare spazio a monocolture incendiarie e sanguinarie.

Le responsabilità dell’Europa

L’Unione Europea ha un ruolo cruciale nel raggiungimento dei citati obiettivi, a loro volta strettamente legati alla biodiversità. L’Europa è infatti a tutt’oggi la prima area del pianeta per volumi e valori degli scambi di derrate agricole e alimentari. E ha il dovere di mettere fine al dumping sociale e ambientale legato all’importazione di merci che derivano da abusi dei diritti umani fondamentali ed ecocidi.

La Commissione europea – sotto la guida di Jean-Claude Juncker (2014-2019) – è invece venuta meno ai propri doveri di fermare la deforestazione. E ha favorito, anziché ostacolare, le importazioni in Europa delle derrate più insostenibili. Attraverso trattati tossici privi di alcuna condizione volta a impedire gli orrori e gli ecocidi da cui esse derivano.

I trattati commerciali e politici conclusi dall’UE con i Paesi del Mercosur e con Singapore sono gli esempi della globalizzazione dello sfruttamento a cui l’Europa ha aderito in nome e all’oscuro dei suoi cittadini. I negoziati in corso con l’Indonesia e con gli USA aggraveranno la situazione.

La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha già rassicurato Donald Trump sul via libera alle importazioni in Europa di nuovi OGM (o PBT, Plant Breeding Techniques), 45 mila e più dei quali sono già stati autorizzati in USA in un solo anno. Con quali garanzie per la salute pubblica e degli ecosistemi, quali valutazioni d’impatto sulla biodiversità?

#Buycott! Olio di palma, soia OGM e carni americane

Olio di palmasoia OGMcarni del continente americano derivano dalla devastazione sistematica di foreste vergini primarie in Asia, Africa e America Latina.

Chiediamo ai nostri rappresentanti politici, in Europa e in Italia, di interrompere il dumping socio-ecologico in atto. Non si può accettare di continuare ad alimentare la domanda globale di derrate che mettono a rischio la vita sul pianeta. Bisogna pretendere l’adozione di impegni vincolanti al rispetto delle Linee Guida adottate dal Committee on World Food Security (CFS) presso la FAO, sotto la guida di José Graziano da Silva. (7) Per mettere fine alla rapina delle terre e alle deforestazioni che precedono gli investimenti irresponsabili in agricoltura. E incoraggiare il nuovo direttore generale della FAO Qu Dongyu a rafforzare i relativi programmi.

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#Buycott! Olio di palma, soia OGM e carni del continente americano è l’unico strumento a disposizione di tutti noi, per esprimere con le nostre scelte quotidiane di consumo lo sdegno verso gli operatori e i prodotti che continuano ad avvalersi della scelta ‘più facile’ e irresponsabile. Poiché il loro risparmio sulle materie prime ha un costo inaccettabile per il pianeta e chi lo abita.

▶️ Invitiamo tutti i nostri lettori a sottoscrivere e fare propaganda alla petizione #Buycott!, seguendo il link https://www.egalite.org/buycott-petizione. E a considerare l’opportunità di imporre il cambiamento con la pressione dal basso, ogni giorno, grazie a una spesa sostenibile. Grazie!

Dario Dongo

Note

(1) World in ‘on notice’ as major UN report shows one million species face extinction, UN News, 6.5.19,

(2) IPBES, Intergovernmental Platform for Biodiversity and Ecosystem Services (2019). Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services,

(3) R. Gray, Sixth mass extinction could destroy life as we know it – biodiversity expert, Horizon, 4.3.19,

(4) WWF, Cause della perdita,

(5) L. Marfoli (2012). Biodiversità: un percorso internazionale ventennale. Rivista quadrimestrale di diritto dell’ambiente n. 3/2012, G. Giappichelli editore

(6) United Nations Framework Convention on Climate Change, the Paris Agreement, in vigore dal 4.11.16,

(7) FAO, Committee on World Food Security (CFS), The Voluntary Guidelines on the Tenure of Land Fisheries and Forests, 9.3.12,

FAO, Committee on World Food Security (CFS), Principles for Responsible Investment in Agriculture and Food Systems, 15.10.14

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