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	<title>Diseguaglianze Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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	<description>no-profit organization</description>
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		<title>Disabilità e vita indipendente, rapporto UE</title>
		<link>https://www.egalite.org/disabilita-vita-indipendente-rapporto-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 15:18:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[progetto di vita individuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un recente studio del Parlamento europeo (Šiška et al., 2025) mostra come il diritto delle persone con disabilità a ricevere supporto per condurre una vita indipendente<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disabilita-vita-indipendente-rapporto-ue/">Disabilità e vita indipendente, rapporto UE</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="2c28112c-b3ab-80d6-8e70-cecb58bc97d1" class="">Un recente studio del Parlamento europeo (Šiška et al., 2025) mostra come il <strong>diritto</strong> delle persone con <strong>disabilità</strong> a ricevere supporto per condurre una <strong>vita indipendente</strong> &#8211; benché affermato nella <em>UN Convention for the Rights of Persons with Disabilities</em> (CRPD), che l’Unione europea ha ratificato nel 2010 &#8211; rimanga una promessa mancata a danno di milioni di persone, con notevoli disparità tra gli Stati membri. La situazione in Italia è drammatica, in attesa della concreta attuazione della ‘riforma della disabilità’ introdotta con il decreto legislativo n. 62/2024.</p>
<div dir="auto">
<h2 id="2c28112c-b3ab-80eb-9990-c5dc4487b4bb" class="">Disabilità in Unione Europea</h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-8086-b56a-ed4329324328" class="">La Commissione europea stima che attualmente circa <strong>87 milioni di persone in UE </strong>vivano con una<strong> disabilità</strong>. Le disuguaglianze sono persistenti, atteso che:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-802a-b24a-f6300720c1e3" class="bulleted-list">
<li>solo la metà delle persone con disabilità è occupata (a fronte di tre quarti delle persone senza disabilità);</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-80d8-8f6a-f16b1a59fe6f" class="bulleted-list">
<li>il 28,4% è a rischio di povertà o esclusione sociale;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-80c2-817a-f5912114f61d" class="bulleted-list">
<li>il 52% riferisce di aver subito discriminazioni.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-807e-9f4d-c27fd0608bdc" class="">Il pilastro dei diritti delle persone con disabilità nell&#8217;UE è la <strong>Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (UN CRPD)</strong>, ratificata dall&#8217;UE e da tutti i suoi Stati membri.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2c28112c-b3ab-80ce-9cb6-c0367cba0829" class=""><strong>Vita indipendente, la promessa mancata</strong></h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-8090-9683-db46f4f6aef3" class="">La Convenzione ONU, all&#8217;articolo 19, stabilisce il diritto delle persone con disabilità a vivere in modo indipendente, venire incluse nella comunità e avere la libertà di scegliere dove e con chi vivere, con accesso ai servizi di supporto necessari.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2c28112c-b3ab-80ae-9491-f38c334636ff" class=""><strong>Il divario a livello UE tra politiche e pratica</strong></h3>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-8047-8f6b-c0b9d80ea141" class="">Le revisioni della Commissione ONU CRPD alle politiche UE e alla loro attuazione, nel 2015 e nel 2025, rivelano un persistente <strong>divario attuativo</strong>. Le preoccupazioni principali includono:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-8018-9b7b-ea0a49cee78e" class="bulleted-list">
<li>il sistematico <strong>uso improprio dei fondi strutturali UE</strong> per rinnovare o costruire strutture di assistenza residenziale (‘istituzionalizzazione’), anziché favorire soluzioni di vita indipendente, in contrasto con l&#8217;articolo 19 della Convenzione;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-801a-b425-f20e7eecc89e" class="bulleted-list">
<li><strong>accessibilità insufficiente</strong> in molti ambiti della vita;</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-80fc-ae8e-d9f6500643fd" class="bulleted-list">
<li><strong>partecipazione limitata</strong> delle persone con disabilità al processo decisionale relativo alle soluzioni che le riguardano direttamente.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-804e-997c-df99962af4dd" class="">La <strong>Commissione europea</strong>, nella sua risposta del 2023, ha indicato progressi politici come lo <a href="https://www.egalite.org/european-accessibility-act-avanti-adagio/"><em>European Accessibility Act</em></a> e la <a href="https://www.egalite.org/disabilita-nuova-strategia-europea-2021-2030/">Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030</a>. Riconoscendo tuttavia che la <strong>responsabilità</strong> nella ‘gestione condivisa’ dei fondi ricade principalmente sugli <strong>Stati membri</strong>, mentre le organizzazioni della società civile ribadiscono che i meccanismi di consultazione rimangono insufficienti e inefficaci.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2c28112c-b3ab-80ac-bc70-c4c478534496" class=""><strong>La situazione in Italia</strong></h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-800c-9cc3-f5ceeceda1fc" class="">Lo studio del Parlamento europeo considera lo stato di attuazione dell’articolo 19 della Convenzione ONU nei 27 Stati membri UE. La situazione in <strong>Italia</strong>, come in molti altri Paesi, riflette le principali preoccupazioni esposte nel rapporto. I <strong>dati</strong> italiani sono anzi <strong>allarmanti</strong>, poiché si registra:</p>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-8082-a908-ecb2aaf817ea" class="bulleted-list">
<li>un <strong>aumento del 56%</strong> del numero di minori in strutture residenziali (2010-2020);</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-80d5-b19a-e326c7e2f03c" class="bulleted-list">
<li>un <strong>aumento del 36%</strong> degli adulti in strutture residenziali (2011-2021);</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-8063-83e4-c7b704eb38d7" class="bulleted-list">
<li>una stima di <strong>70.000 adulti</strong> in strutture residenziali nel 2021.</li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-80ae-b0b7-f76b95748244" class="">La <strong>transizione all&#8217;età adulta</strong> è un elemento critico del fallimento. Mentre i minori possono venire supportati in famiglia o in affido, la loro segregazione in grandi istituti residenziali al compimento dei 18 anni diventa spesso l&#8217;opzione predefinita, soprattutto per le persone con disabilità intellettive.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-80b2-9cad-cc1901084db3" class="">Sebbene l&#8217;Italia abbia introdotto concetti come il ‘<strong>Progetto di Vita</strong>’ personalizzato &#8211; con la ‘riforma della disabilità’ (<a href="https://www.egalite.org/riforma-disabilita-italia/">decreto legislativo 62/2024</a>) e alcuni progetti pilota regionali per la vita indipendente, l&#8217;<strong>approccio</strong> rimane <strong>frammentato</strong>. Non esiste una strategia nazionale globale di de-istituzionalizzazione con obiettivi vincolanti. Il Comitato ONU aveva già in passato criticato l&#8217;Italia per il mantenimento di un <strong>modello medico della disabilità</strong> e per l&#8217;accesso disomogeneo ai servizi tra le regioni.</p>
</div>
<div dir="auto">
<h2 id="2c28112c-b3ab-80da-9344-e77615e4751d" class=""><strong>Conclusioni provvisorie </strong></h2>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-80de-aaab-c2fe6c76b96a" class="">Il rapporto UE dipinge un quadro di <strong>progressi lenti e disomogenei</strong>. Sebbene esista un solido quadro normativo a livello UE, la sua traduzione in diritti tangibili e soluzioni abitative nella comunità delle persone con disabilità è in grave ritardo. Stati membri come l&#8217;Italia continuano a fare molto affidamento sulla ‘istituzionalizzazione’ degli aventi diritto, cioè il loro ricovero in strutture residenziali, spesso con il supporto degli stessi fondi UE.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-807e-a1c7-fbb490582773" class="">Il prossimo <strong>bilancio UE 2028-2034</strong> rappresenta un&#8217;opportunità cruciale per applicare condizioni più severe alla gestione dei fondi pubblici e reindirizzare gli investimenti verso una reale inclusione nella comunità. In assenza di un concreto impegno politico verso l’effettiva applicazione dell&#8217;articolo 19 CRPD e delle risorse a ciò necessarie, di strategie nazionali misurabili e dello smantellamento dei modelli istituzionali, il diritto alla vita indipendente proclamato dall’ONU rimarrà un miraggio.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p id="2c28112c-b3ab-8073-97ca-c2f45dabad3f" class="">#Égalité</p>
<p><em>Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@cdc?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">CDC</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-donna-in-una-sedia-a-rotelle-in-una-cucina-rUW_SiE512U?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash</a></em></p>
</div>
<div dir="auto">
<h3 id="2c28112c-b3ab-8029-9cc5-d0709dde2299" class="">Riferimenti</h3>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-8050-8833-eec241c9275d" class="bulleted-list">
<li>Decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62. Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato. Normattiva. <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2024-05-03;62">https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2024-05-03;62</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-80a3-a0d4-ed3f33973bd8" class="bulleted-list">
<li>European Commission. (n.d.). Persons with disabilities. <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/disability/persons-disabilities_en">https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/disability/persons-disabilities_en</a></li>
</ul>
</div>
<div dir="auto">
<ul id="2c28112c-b3ab-802a-8aba-e1147660a65d" class="bulleted-list">
<li>Šiška, J., &amp; Beadle-Brown, J. (2025). <em>Independent living of persons with disabilities in the European Union</em> (PE 759.355). Policy Department for Structural and Cohesion Policies (CASP), European Parliament. <a href="https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/CASP_STU(2025)759355">https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/CASP_STU(2025)759355</a></li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disabilita-vita-indipendente-rapporto-ue/">Disabilità e vita indipendente, rapporto UE</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un’Europa malata di disuguaglianze: il rapporto EuroHealthNet</title>
		<link>https://www.egalite.org/disuguaglianze-salute-rapporto-eurohealthnet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 08:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa non è mai stata così longeva. Con un&#8217;aspettativa di vita media di 81,4 anni, i cittadini europei vivono più a lungo che in qualsiasi altra<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianze-salute-rapporto-eurohealthnet/">Un’Europa malata di disuguaglianze: il rapporto EuroHealthNet</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Europa non è mai stata così longeva. Con un&#8217;aspettativa di vita media di 81,4 anni, i cittadini europei vivono più a lungo che in qualsiasi altra epoca della storia. Questo dato nasconde però una verità scomoda: la salute, come la ricchezza, è distribuita in modo profondamente ineguale. Non è solo una questione di geografia – un bambino nato in Spagna può aspettarsi di vivere oltre otto anni in più di uno nato in Bulgaria – ma di classe sociale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>È questa la fotografia che emerge dal rapporto ‘Disuguaglianze sociali in salute nell’UE’, redatto da EuroHealthNet in collaborazione con il Centre for Health Equity Analytics (CHAIN) e basato sui dati dell&#8217;Indagine Sociale Europea (ESS).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>L&#8217;abisso della disuguaglianza</h2>
<p>La prima, grande mistificazione è la media. Mentre a Malta si possono aspettare 71 anni di vita <b>in buona salute</b>, in Lettonia questo traguardo si ferma a 53. Un divario di 18 anni.</p>
<p>Il cuore del problema non sta solo tra i Paesi, bensì all&#8217;interno di essi. L&#8217;ESS rivela che in tutta Europa, una persona con un basso livello di istruzione (licenza media) ha il <b>40% di probabilità</b> di dichiarare di stare in cattiva salute, contro il <b>20%</b> di chi possiede una laurea. Il doppio. E non si tratta di un confine netto tra ricchi e poveri, ma di un ‘<b>gradiente sociale</b>’: più si scala la piramide sociale, migliore diventa la salute. Il manager ha più probabilità di vivere a lungo e in salute dell&#8217;impiegato, che a sua volta sta meglio dell&#8217;operaio.</p>
<h3>La salute come termometro della società</h3>
<p>Perché, come cittadini e come classe dirigente, dovremmo preoccuparci di questo? La risposta è triplice.</p>
<p>&#8211; <b>etica</b>. La salute è un diritto umano fondamentale. L&#8217;entità delle disuguaglianze è la cartina di tornasole di quanto una società sia giusta e solidale:</p>
<p>&#8211; <b>economica</b>. Una popolazione malata è una popolazione meno produttiva. I costi sanitari diretti si sommano a quelli indiretti per assenteismo, presenteismo (lavorare in condizioni di malessere) e perdita di forza lavoro;</p>
<p>&#8211; <b>sociale e democratica</b>. La ricerca mostra un circolo vizioso tra cattiva salute, sfiducia nelle istituzioni e disimpegno democratico. Una società malata è una società fragile, meno capace di affrontare sfide epocali come la transizione verde e digitale o le crisi geopolitiche.</p>
<h2>I veri colpevoli non sono (soltanto) i geni</h2>
<p>Uno dei luoghi comuni più duri a morire è che la salute sia frutto di scelte individuali e di DNA. Il rapporto smonta questa narrativa: <b>l&#8217;assistenza sanitaria incide solo per il 10%</b> sulle differenze di salute della popolazione. Il restante 90% è governato da <b>determinanti sociali</b>:</p>
<p>1.<span class="Apple-converted-space">  </span>sicurezza finanziaria</p>
<p>2.<span class="Apple-converted-space">  </span>alloggio</p>
<p>3.<span class="Apple-converted-space">  </span>ambiente</p>
<p>4.<span class="Apple-converted-space">  </span>reti sociali</p>
<p>5.<span class="Apple-converted-space">  </span>condizioni di lavoro e di vita.</p>
<p>Questi fattori sono a loro volta il riflesso di disuguaglianze più profonde di potere e opportunità. Il vero problema, denuncia il rapporto, è sistemico. I sistemi politici ed economici determinano l&#8217;equa distribuzione delle risorse attraverso la tassazione, i salari minimi e le politiche di welfare. Inoltre, le pratiche commerciali giocano un ruolo nefasto: i <b>gruppi socioeconomici più bassi </b>sono i bersagli preferiti di prodotti nocivi e a basso costo, come il <b>cibo ultra-processato</b> o l&#8217;<b>alcol</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Prodotti e pratiche commerciali sono responsabili di <b>quasi un decesso su quattro (24,5%)</b> nella regione europea. Combattere le disuguaglianze sanitarie, quindi, richiede un <b>approccio che coinvolga l&#8217;intera amministrazione</b>.</p>
<h2>La mappa del malessere</h2>
<p>Il rapporto analizza i dati ESS del 2014 e del 2024 su 14 Stati membri UE e altri 3 Paesi europei, tracciando un decennio di evoluzioni.</p>
<h3>Salute fisica: un&#8217;Europa a due velocità</h3>
<p>Nel 2024, quasi un europeo su tre (30%) dichiara di avere una salute da ‘discreta’ a ‘pessima’. Il dato aggregato è leggermente migliorato (-1,8% in 10 anni), ma nasconde dinamiche opposte.</p>
<p><b>I virtuosi</b>. Slovenia e Polonia sono i fari di speranza. Sono gli unici Paesi dove il divario tra istruiti e meno istruiti si sta riducendo, mentre contemporaneamente la salute generale migliora per tutti. Hanno trovato la formula per crescere senza lasciare indietro nessuno.</p>
<p><b>I disuguali</b>. Austria, Germania e Ungheria hanno migliorato la salute media, ma a un prezzo altissimo: l&#8217;aumento delle disuguaglianze. In Austria e Germania, i benefici sono andati esclusivamente ai più istruiti, creando un solco sempre più profondo. In Ungheria, tutti stanno meglio, ma i ricchi hanno migliorato più dei poveri.</p>
<p><b>L&#8217;involuzione preoccupante</b>. Belgio, Norvegia e Lituania registrano il peggior risultato: la salute peggiora per tutti e le disuguaglianze aumentano. Un segnale di allarme per modelli sociali considerati tra i più avanzati.</p>
<p><b>Il paradosso scandinavo</b>. Svezia e Irlanda hanno visto ridursi le disuguaglianze, ma non perché i più svantaggiati stiano meglio, ma perché la salute dei più istruiti è peggiorata. È un livellamento verso il basso.</p>
<h3>Salute mentale, la pandemia silenziosa e il peso della professione</h3>
<p>La salute mentale è il termometro più sensibile del malessere sociale. In media, il 12% degli europei (un adulto su otto) dichiara una cattiva salute mentale, un dato stabile dal 2014. Ma anche<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>qui, le disuguaglianze sono marcate.</p>
<p>La forbice si apre in base alla professione: solo l&#8217;<b>8%</b> dei dirigenti e professionisti dichiara problemi, una percentuale che sale al <b>18%</b> tra chi svolge lavori manuali o di routine. Oltre il doppio.</p>
<p>Anche in questo frangente emergono dinamiche nazionali molto differenti.</p>
<p>&#8211; <b>I modelli</b>. Ungheria e Slovenia brillano ancora: salute mentale stabile o in miglioramento per tutti e divari che si riducono.</p>
<p>&#8211; <b>La svolta iberica</b>. Spagna, Portogallo e Lituania mostrano un modello interessante: la salute mentale è migliorata per i gruppi a bassa professionalità e peggiorata per quelli alti, riducendo le disuguaglianze in un contesto di media in rialzo.</p>
<p>&#8211; <b>La crisi del benessere</b>. Belgio, Regno Unito, Norvegia e Irlanda vedono calare le disuguaglianze, ma solo perché la salute mentale di tutti peggiora, con un crollo più accentuato ai piani alti. In Norvegia, paradossalmente, i lavoratori meno qualificati stanno mentalmente meglio di dieci anni fa, mentre i manager stanno peggio.</p>
<p>&#8211; <b>I peggiori in classifica</b>. Germania, Francia, Svezia, Svizzera e Finlandia mostrano la tendenza più allarmante: la salute mentale media peggiora e, contemporaneamente, i divari tra le classi professionali si allarano. È il segno di società sotto stress, dove la pressione sta erodendo il benessere psicologico in modo diseguale.</p>
<h2>I fattori scatenanti le disuguaglianze</h2>
<p>L&#8217;analisi multivariata del rapporto identifica i fattori che più pesano sulle disuguaglianze.</p>
<p>Per la <b>salute fisica</b>, il fattore numero uno è la <b>percezione della sicurezza economica</b> (&#8216;Avere abbastanza soldi per vivere comodamente&#8217;). Al secondo posto c&#8217;è il <b>peso corporeo</b>, seguito da condizioni di lavoro, fumo e difficoltà finanziarie durante l&#8217;infanzia.</p>
<p>Per la salute mentale, ancora una volta, la <b>sicurezza economica</b> è il driver principale. Subito dopo, il <b>controllo sul proprio lavoro</b> (autonomia, potere decisionale) si rivela cruciale. Lo stress e il senso di impotenza nella vita quotidiana completano il quadro.</p>
<p>Questi dati confermano che le politiche per l&#8217;equità devono partire dal portafoglio e dalla dignità sul lavoro.</p>
<h2>Le vie d’uscita: cosa funziona sul campo</h2>
<p>Il rapporto non si limita a diagnosticare il male, ma propone terapie, evidenziando casi di studio virtuosi.</p>
<h3>L&#8217;approccio sistemico: l&#8217;economia del benessere in Finlandia</h3>
<p>La Finlandia ha reso operativo il concetto di &#8216;economia del benessere&#8217; con un Piano d&#8217;Azione Nazionale (2023-2025). Ha creato indicatori e strumenti per integrare il benessere in ogni decisione politica, con una visione al 2050 che bilancia obiettivi sociali, economici e ambientali. Significa che un ministero dei Trasporti, prima di approvare un&#8217;infrastruttura, deve valutarne l&#8217;impatto non solo sul PIL, ma sulla salute e la coesione sociale dei cittadini.</p>
<h3>La tassa mirata: la sugar tax polacca</h3>
<p>La Polonia, con un emendamento del 2015, ha introdotto una tassa sulle bevande zuccherate. L&#8217;obiettivo era duplice: disincentivarne il consumo (specialmente tra le fasce a basso reddito, più esposte al marketing di questi prodotti) e spingere i produttori a riformulare le ricette. È un classico esempio di politica &#8216;universalista&#8217; (riguarda tutti) che ha un impatto &#8216;proporzionale&#8217; (aiuta di più i più vulnerabili).</p>
<h3>L&#8217;universalismo proporzionato: l&#8217;esempio del Belgio Fiammingo</h3>
<p>Il Flemish Institute of Healthy Living supporta le organizzazioni nell&#8217;applicare il principio dell&#8217;<b>universalismo proporzionato</b>: servizi universali a cui tutti hanno accesso, ma erogati con un&#8217;intensità e una scala proporzionale al bisogno. Non è assistenzialismo, è equità. Si offrono programmi per tutti, ma si dedicano più risorse e attenzione alle comunità più svantaggiate.</p>
<h3>Gli interventi mirati: la salute delle donne Rom in Grecia</h3>
<p>Ad Atene, l&#8217;Istituto Prolepsis gestisce un programma di promozione della salute per le donne Rom, coinvolgendole direttamente nella progettazione dei corsi (su salute sessuale, prevenzione oncologica, vaccinazioni). È la dimostrazione che per raggiungere i gruppi più emarginati, è necessario un approccio &#8216;su misura&#8217; e un coinvolgimento diretto della comunità.</p>
<h3>La leadership del settore sanitario: Norvegia e Spagna</h3>
<p>Anche se la salute si decide fuori dagli ospedali, il settore sanitario ha un ruolo di regia.</p>
<p>In <b>Norvegia</b>, il Public Health Act rende la riduzione delle disuguaglianze una responsabilità legale a tutti i livelli di governo, fornendo ai comuni profili sanitari locali per indirizzare gli interventi.</p>
<p>In <b>Spagna</b>, il ministero della Salute ha pubblicato una &#8216;health equity checklist&#8217;, uno strumento pratico per aiutare decisori e professionisti a integrare l&#8217;equità in ogni strategia e programma.</p>
<h2>La sfida di Bruxelles e il ruolo (troppo timido) dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>L&#8217;UE ha gli strumenti per essere un attore decisivo, ma il suo potenziale è sottoutilizzato.</p>
<h3>Il Pilastro europeo dei diritti sociali: una cornice da riempire</h3>
<p>Il Pilastro europeo dei diritti sociali è un insieme di 20 principi e diritti fondamentali, promulgato a Göteborg nel 2017. È il quadro di riferimento più promettente. Il suo Principio 16 sancisce il diritto a un&#8217;assistenza sanitaria di qualità e accessibile. Strumenti come la <b>Garanzia europea per l&#8217;infanzia</b> (per combattere la povertà infantile) e il piano per un&#8217;<b>edilizia abitativa a prezzi accessibili </b>sono iniziative concrete che, se potenziate, possono colpire i determinanti sociali della salute. Tuttavia, l&#8217;UE non può imporre queste politiche; può solo monitorare i progressi attraverso il Semestre europeo e il Social Scoreboard, un processo che spesso manca di &#8216;denti&#8217; vincolanti.</p>
<h3>I poteri inespressi: regolamentare i giganti del commercio</h3>
<p>L&#8217;UE ha il potere di regolamentare i &#8216;determinanti commerciali della salute&#8217; (tabacco, alcol, cibo malsano), ma lo ha fatto con troppa lentezza e timidezza. L’attività di lobbyng dell&#8217;industria ha spesso ritardato o annacquato proposte legislative. Il prossimo Piano d&#8217;azione per la salute cardiovascolare sarà un banco di prova fondamentale.</p>
<h3>I fondi: la coesione che può guarire</h3>
<p>La politica di coesione, con i suoi fondi strutturali, è il più potente strumento di investimento sociale dell&#8217;UE. Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (2028-2034) sarà cruciale. Se l&#8217;obiettivo è la competitività e la sicurezza, come dichiarato dalle nuove linee guida, allora investire nell&#8217;equità sanitaria non è un costo, ma un prerequisito. Una forza lavoro malata e stressata non può competere a livello globale.</p>
<h2>Conclusioni e raccomandazioni: un&#8217;agenda per un&#8217;Europa più sana e giusta</h2>
<p>Il quadro che emerge è preoccupante. Le disuguaglianze sanitarie sono profonde, ingiuste e, in molti Paesi, in peggioramento. Il fatto che in nazioni ricche come Germania e Svezia la salute mentale stia peggiorando e i divari si stiano ampliando è un campanello d&#8217;allarme che non può essere ignorato.</p>
<p>Le raccomandazioni del rapporto sono una chiamata all&#8217;azione corale e radicale.</p>
<h3><b>Raccomandazioni chiave per affrontare le cause profonde:</b></h3>
<p>1.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>reddito e lavoro</b>. Garantire un reddito minimo adeguato e salari dignitosi. Migliorare le condizioni di lavoro, in particolare il &#8216;controllo&#8217; che i lavoratori hanno sulle loro attività;</p>
<p>2.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>ambienti sani</b>. Affrontare la crisi abitativa e garantire l&#8217;accesso al cibo sano, regolamentando aggressivamente il marketing del cibo spazzatura;</p>
<p>3.<span class="Apple-converted-space">  </span>prevenzione. Riorientare i sistemi sanitari dalla cura alla prevenzione primaria, investendo massicciamente nella promozione della salute mentale.</p>
<h3><b>Raccomandazioni per una governance efficace:</b></h3>
<p>1. <b>integrare l&#8217;equità in tutte le politiche</b>. Inserire obiettivi di equità sanitaria nella strategia anti-povertà dell&#8217;UE, nel Semestre europeo e nei fondi strutturali. Organizzare Consigli UE congiunti tra ministri della Salute, Affari Sociali e Finanze;</p>
<p>2. <b>leadership sanitaria</b>. Il settore salute deve farsi promotore di un&#8217;azione intersettoriale, istituendo meccanismi di alto livello e coinvolgendo i cittadini, specialmente le voci più marginali;</p>
<p>3. <b>dati e trasparenza</b>. Colmare le lacune nei dati, specialmente sui bambini. Raccogliere informazioni più dettagliate e comparabili, e riferire regolarmente sui progressi;</p>
<p>4.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>strumenti pratici</b>. Utilizzare sistematicamente le ‘valutazioni di impatto sull&#8217;equità sanitaria’ per tutte le politiche principali e comunicare i risultati ai cittadini.</p>
<p>La diagnosi e le terapie sono individuate. La domanda che rimane è se <b>ci sarà la volontà politica</b>, a livello nazionale e europeo, di agire.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; EuroHealthNet-CHAIN report. Social inequalities in health in the EU. Are countries closing the health gap? Settembre 2025 <a href="https://eurohealthnet.eu/publication/social-inequalities-in-health-in-the-eu/">https://eurohealthnet.eu/publication/social-inequalities-in-health-in-the-eu/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianze-salute-rapporto-eurohealthnet/">Un’Europa malata di disuguaglianze: il rapporto EuroHealthNet</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>La povertà alimentare in Italia, il rapporto ActionAid</title>
		<link>https://www.egalite.org/poverta-alimentare-action-aid-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 20:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La povertà alimentare è una delle espressioni più drammatiche delle disuguaglianze sociali, che colpisce un bisogno primario e quotidiano: il cibo. In Italia, il fenomeno ha<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>povertà alimentare</strong> è una delle espressioni più drammatiche delle disuguaglianze sociali, che colpisce un bisogno primario e quotidiano: il cibo. In Italia, il fenomeno ha assunto proporzioni sempre più rilevanti, soprattutto dopo la crisi economica del 2008 (iniziata con la crisi dei subprime USA) e la pandemia di COVID-19. Il rapporto ‘Fragili Equilibri’ di ActionAid offre una fotografia dettagliata della povertà alimentare nel nostro Paese, attraverso l’analisi delle cause, le dimensioni e le possibili soluzioni.</p>
<h2>Povertà alimentare in tempo di pace</h2>
<p>La povertà alimentare non si limita alla mancanza di cibo &#8211; che vediamo affliggere i palestinesi intrappolati a Gaza &#8211; ma ad altre latitudini e in tempo di pace si manifesta come <strong>impossibilità di accedere a un’alimentazione adeguata</strong> dal punto di vista qualitativo, quantitativo e sociale. Carenze che compromettono salute, relazioni e dignità.</p>
<p>In Italia, il fenomeno è strettamente legato alla precarietà economica, lavorativa e abitativa. Molte famiglie, pur non rientrando nelle soglie ufficiali di povertà, sono costrette a ridurre la <strong>qualità o la quantità del cibo</strong> per far fronte ad altre spese essenziali come affitto, bollette o cure mediche.</p>
<h2>I numeri della povertà alimentare in Italia</h2>
<p>Il rapporto ‘Fragili Equilibri’ di ActionAid utilizza tre indicatori principali per misurare il fenomeno:</p>
<p><strong>1. Deprivazione Alimentare Materiale o Sociale</strong> (DAMS). Nel 2023, l’11,8% della popolazione italiana sopra i 16 anni (circa 6 milioni di persone) ha sperimentato almeno una forma di deprivazione alimentare materiale o sociale, con un aumento di 1,3 punti percentuali rispetto al 2022.</p>
<p>Il 60% di queste persone non è formalmente povero secondo le soglie ISTAT, segnalando una vulnerabilità crescente anche tra le fasce intermedie.</p>
<p>Le regioni più colpite sono Calabria (31,7%), Puglia e Campania, ma il fenomeno riguarda anche il Nord, con la Lombardia che conta oltre 700.000 persone coinvolte.</p>
<p><strong>2. Food Insecurity Experience Scale</strong> (FIES). Nel 2023, il 3,6% della popolazione italiana (1,8 milioni di persone) ha vissuto insicurezza alimentare moderata o grave, con riduzione della qualità o quantità del cibo.</p>
<p>Questo dato è significativamente più basso rispetto al DAMS, suggerendo una possibile sottostima del fenomeno, poiché la FIES è pensata per contesti a basso reddito e meno adatta a cogliere le forme meno gravi ma diffuse di insicurezza.</p>
<p><strong>3. Povertà Alimentare Relativa</strong>. Nel 2023, il 15,6% delle famiglie italiane (oltre 4 milioni) ha speso per l’alimentazione meno della media nazionale.</p>
<p>Le regioni con i valori più alti sono Sardegna (27,2%), Molise (24,6%) e Calabria (21,9%).</p>
<h2>Identikit dei più vulnerabili</h2>
<p>La povertà alimentare colpisce in modo diseguale, seguendo linee di fragilità socio-demografiche ben definite:</p>
<p>&#8211; fascia d’età: 35-44 anni;</p>
<p>&#8211; livello di istruzione: basso;</p>
<p>&#8211; occupazione: disoccupazione e lavoro precario;</p>
<p>&#8211; nuclei familiari: monogenitoriali (separati, single, vedovi) o numerosi;</p>
<p>&#8211; origine: migranti extra-europei (tasso di deprivazione superiore al 23%, il doppio rispetto ai nati in Italia);</p>
<p>&#8211; condizione abitativa: in affitto a prezzi di mercato.</p>
<p>L’interazione tra questi fattori aumenta esponenzialmente il rischio: ad esempio, le donne immigrate nel Sud Italia hanno una probabilità superiore al 30% di trovarsi in condizioni di deprivazione alimentare.</p>
<h3>Le cause strutturali</h3>
<p>La povertà alimentare in Italia è il risultato di dinamiche complesse:</p>
<p><strong>&#8211; Smantellamento del welfare</strong>. Le politiche neoliberali e di austerità hanno ridotto le reti di protezione sociale.</p>
<p><strong>&#8211; Precarietà lavorativa</strong>. L’aumento di lavori instabili e salari troppo bassi (senza riuscire a ottenere una legge sul salario minimo) limita l’accesso a un’alimentazione adeguata.</p>
<p><strong>&#8211; Aumento del costo della vita</strong>. L’inflazione, soprattutto sui beni alimentari, aggrava le difficoltà delle famiglie. Ricordiamo l’effetto delle posizioni assunte con la guerra Russia-Ucraina, con l’impennata del costo del gas (cottura e riscaldamento), dell’olio di girasole e in generale del cibo nutriente di qualità, che costringe molte famiglie a ripiegare su offerte low cost;</p>
<p><strong>&#8211; Disuguaglianze territoriali</strong>. Il divario tra Nord e Sud si riflette anche nell’accesso al cibo.</p>
<h2>Le raccomandazioni di ActionAid</h2>
<p>Per affrontare il problema in modo strutturale, il rapporto ActionAid propone:</p>
<p><strong>1. Rivedere gli strumenti di misurazione.</strong> Adattare la FIES (Food Insecurity Experience Scale) &#8211; un sistema di misurazione della gravità della condizione di insicurezza alimentare di un individuo o di una famiglia &#8211; al contesto italiano e promuovere rilevazioni locali partecipate.</p>
<p><strong>2. Rendere la mensa scolastica un servizio essenziale</strong>. Come nei Paesi a basso reddito, dove il pasto nella mensa scolastica è spesso quello più equilibrato e abbondante dell’intera giornata, viene suggerito di garantire accesso gratuito alla mensa scolastica almeno per i bambini delle scuole primarie.</p>
<p><strong>3. Superare l’approccio assistenziale</strong>. Promuovere politiche integrate che affrontino le cause strutturali della povertà alimentare.</p>
<p><strong>4. Investire in ricerche qualitative</strong>. Ascoltare le esperienze dirette delle persone per costruire risposte efficaci.</p>
<h2>Non solo mense dei poveri</h2>
<p>La povertà alimentare in Italia è un fenomeno multidimensionale che richiede risposte altrettanto articolate. Come evidenzia il rapporto ’Fragili Equilibri’ di ActionAid, non basta distribuire cibo: serve <strong>una strategia nazionale</strong> che combini interventi economici, sociali e culturali, riconoscendo l’accesso a un’alimentazione adeguata come un diritto fondamentale. Solo così sarà possibile rompere il circolo vizioso della povertà e costruire un futuro più equo per tutti.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; ActionAid, &#8220;Fragili Equilibri: I numeri della povertà alimentare tra disuguaglianze, esperienze vissute e dimensioni invisibili&#8221;, 2025. <a href="https://www.actionaid.it/pubblicazioni/fragili-equilibri/"> https://www.actionaid.it/pubblicazioni/fragili-equilibri/ </a></p>
<p>&#8211; ISTAT, &#8220;Condizioni di vita e reddito delle famiglie&#8221;, 2023. <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anno-2023/"> https://www.istat.it/comunicato-stampa/condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-anno-2023/ </a></p>
<p>&#8211; FAO, &#8220;The State of Food Security and Nutrition in the World&#8221;, 2024. <a href="https://openknowledge.fao.org/items/ebe19244-9611-443c-a2a6-25cec697b361">https://openknowledge.fao.org/items/ebe19244-9611-443c-a2a6-25cec697b361 </a></p>
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		<title>Diseguaglianze e disparità territoriali in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/diseguaglianze-territoriali-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 15:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le diseguaglianze e le disparità territoriali rappresentano una delle sfide più persistenti dell&#8217;Italia contemporanea, superando la tradizionale dicotomia Nord-Sud per configurarsi come un fenomeno complesso e multidimensionale. Il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="22d8112c-b3ab-8003-b782-faa617fa12bd" class="">Le <strong>diseguaglianze</strong> e le <strong>disparità territoriali</strong> rappresentano una delle sfide più persistenti dell&#8217;Italia contemporanea, superando la tradizionale dicotomia Nord-Sud per configurarsi come un fenomeno complesso e multidimensionale. Il recente studio condotto da Prota e Cicatiello (2025) per la Friedrich Ebert Stiftung offre uno <strong>scenario aggiornato</strong> sulle disuguaglianze socioeconomiche italiane, identificando cinque tipologie territoriali distinte attraverso un&#8217;analisi innovativa che considera molteplici dimensioni del <strong>benessere territoriale</strong>.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8062-8304-ec79e18b452f" class="">Questa ricerca si inserisce nel dibattito scientifico europeo sulle <strong>politiche di coesione territoriale</strong>, di particolare rilievo poiché le disparità regionali in termini di reddito e occupazione all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea si sono già dimostrate essere profonde e persistenti (European Commission, 2023). Il caso italiano risulta emblematico, poiché nelle ultime due decadi tutte le regioni hanno sperimentato tassi di crescita del PIL pro-capite inferiori alla media UE27, indipendentemente dalla loro posizione di partenza.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-80d4-b6c3-de91204c9cac" class="">Diseguaglianze e disparità territoriali in Italia, metodologia dell&#8217;analisi</h2>
<p id="22d8112c-b3ab-803b-a70f-eaea94b27b2e" class="">Lo studio di Prota e Cicatiello (2025) adotta un <strong>approccio multidimensionale</strong> che supera le tradizionali analisi economiche mono-indicatore, incorporando sei dimensioni fondamentali dello <strong>sviluppo territoriale</strong>:</p>
<ul id="22e8112c-b3ab-80a6-8e72-f7ada6ad750a" class="bulleted-list">
<li>economia e mercato del lavoro</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8027-9e6f-f09a7c9b0754" class="bulleted-list">
<li>capitale umano</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8062-ad72-d2e0a78499eb" class="bulleted-list">
<li>demografia</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80c4-b500-d983b887f989" class="bulleted-list">
<li>servizi</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8092-93cd-dec4dd99d214" class="bulleted-list">
<li>qualità della vita</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80d6-a42c-f448d62c03b0" class="bulleted-list">
<li>capitale civico.</li>
</ul>
<p id="22e8112c-b3ab-809d-a9dd-efb7c509f7ef" class="">Questo approccio metodologico riflette l&#8217;evoluzione degli studi regionali verso approcci più olistici nella misurazione del benessere territoriale (Rodríguez-Pose &amp; Ezcurra, 2010).</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80b3-884f-d4961660e794" class="">Unità di analisi e campionamento</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-802f-9e16-f8f45b3c7f0b" class="">L&#8217;analisi si basa sulle <strong>107 province italiane</strong> come unità di osservazione, in una scelta strategica che consente di cogliere l&#8217;eterogeneità spaziale anche all&#8217;interno delle medesime regioni.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8033-937f-f3e4f5843b3d" class="">Questa granularità analitica rappresenta un&#8217;innovazione rispetto agli studi precedenti che si limitavano al livello regionale, permettendo di identificare <strong>dinamiche territoriali</strong> più complesse e sfumate.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-803f-bd56-f026a4240cb1" class="">Aggregazione statistica</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80e2-87c2-f0de68d1396e" class="">Il processo di <strong>aggregazione statistica</strong> ha seguito una procedura rigorosa articolata in tre fasi:</p>
<ul id="22d8112c-b3ab-80e1-8b4b-e4a56370360a" class="bulleted-list">
<li><strong>standardizzazione delle variabili</strong> (attraverso trasformazione z-score), per eliminare l&#8217;effetto delle diverse unità di misura;</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8086-9e45-fed6d031d065" class="bulleted-list">
<li><strong>applicazione del metodo di Ward</strong> (agglomerazione gerarchica), per minimizzare l&#8217;aumento della varianza all’interno dei cluster;</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80c1-b3c6-f39682477c7f" class="bulleted-list">
<li><strong>selezione del numero ottimale di </strong><em><strong>cluster</strong></em> (cioè gruppi socioeconomici), attraverso l&#8217;analisi della gerarchia che ne risulta.</li>
</ul>
<p id="22d8112c-b3ab-807f-a5e1-dfe4256673f3" class="">Questa metodologia ha consentito di identificare cinque gruppi socioeconomici e quattro gruppi relativi alla capacità amministrativa, ottimizzando il compromesso tra sintesi informativa e rappresentazione accurata della diversità territoriale.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-80db-8e22-c73ae3e51602" class="">Risultati principali: le cinque Italie</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-802a-be3a-fd67a93326f0" class="">Gruppo 1: innovazione consolidata con rischi di esclusione sociale</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8080-9559-ce75c625986a" class="">Il primo <em>cluster</em> comprende le <strong>province metropolitane</strong> del Centro-Nord (Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino) e i poli industriali di tradizione consolidata (Modena, Parma, Pisa, Pordenone, Reggio Emilia, Rimini). Questi territori presentano le <strong>migliori </strong><em><strong>performance</strong></em><strong> socioeconomiche</strong> nazionali, con tassi di occupazione prossimi al 70%, salari elevati e forte propensione all&#8217;innovazione (223,25 brevetti per milione di abitanti contro una media nazionale di 85,09).</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8019-98e9-dfb0c987c276" class="">Emerge tuttavia un <strong>paradosso dell&#8217;esclusione sociale</strong>: l&#8217;attrattività di questi territori genera pressioni sui mercati immobiliari (prezzi medi di 3.395 euro/mq) e sui servizi pubblici, creando rischi di marginalizzazione per i percettori di redditi bassi. Questo fenomeno riflette dinamiche osservate in altre metropoli europee, dove la crescita economica può coesistere con l&#8217;aumento delle disuguaglianze intra-urbane (Dijkstra et al., 2020).</p>
<h3 id="22e8112c-b3ab-80c9-96c4-d340846ae9b3" class="">Gruppo 2: aree a vocazione industriale strategica</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80aa-992c-da60d904152e" class="">Il secondo <em>cluster</em> include prevalentemente <strong>province settentrionali</strong> (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige) caratterizzate da forte vocazione manifatturiera. Nonostante performance economiche solide (tasso di occupazione al 69,36%), questi territori mostrano <strong>debolezze culturali e sociali</strong>: numero di librerie più basso tra tutti i <em>cluster</em> (5,45 per 100.000 abitanti) e differenziali di genere salariali elevati (33,14% contro 31,61% di media nazionale).</p>
<p id="22d8112c-b3ab-80d4-bb3c-e11dce0be3be" class="">Questa configurazione suggerisce un <strong>modello di sviluppo focalizzato sulla produzione</strong> che potrebbe presentare vulnerabilità nel lungo termine, particolarmente in relazione ai processi di transizione digitale e alle sfide della sostenibilità sociale.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8012-8670-f8cb8c44d530" class="">Gruppo 3: equilibrio tra benessere e vivibilità</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80cd-b874-fdff976a881a" class="">Il terzo cluster rappresenta un <strong>modello equilibrato</strong> di sviluppo territoriale, includendo province di Liguria, Umbria, Marche, alcune aree di Romagna, Piemonte e Toscana, oltre ad Aosta, Pescara e Cagliari. Questi territori combinano performance economiche vicine alla media nazionale con <strong>elevata qualità della vita</strong> e forte capitale civico.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8052-b336-d811297f9223" class="">Il <strong>tasso di occupazione</strong> (67,62%) e la <strong>disponibilità di servizi per l&#8217;infanzia</strong> (22,85% contro il 17,37% nazionale) evidenziano un buon equilibrio tra competitività economica e coesione sociale. L&#8217;elevata dipendenza demografica (61,99%) segnala tuttavia potenziali <a href="https://www.egalite.org/elezioni-amministrative-2021-persone-disabili-e-anziani-esclusi/">sfide legate all&#8217;invecchiamento della popolazione</a>.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8072-af30-f06ea8220ca5" class="">Gruppo 4: aree di fragilità e transizione</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80bd-8fb7-fe351c575e03" class="">Il quarto <em>cluster</em> comprende province prevalentemente centro-meridionali che fungono da <strong>ponte geografico</strong> tra aree con diversi livelli di sviluppo. Include province del Lazio (esclusa Roma), Abruzzo (esclusa Pescara), Molise, Basilicata e diverse province pugliesi, campane e sarde.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-806f-a441-caba22795986" class="">Questi territori presentano <strong>opportunità economiche limitate</strong> (tasso di occupazione al 56,65%, salari medi di 12,64 euro/ora) nonostante un ricco patrimonio storico-culturale spesso sottoutilizzato. La <strong>scarsa propensione all&#8217;innovazione </strong>(24,33 brevetti per milione) e l&#8217;offerta museale inadeguata (0,32 musei per 100 km²) indicano la necessità di politiche mirate per valorizzare le potenzialità territoriali.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80b4-94bb-cd54fbceaf2d" class="">Gruppo 5: ostacoli strutturali allo sviluppo</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8077-9a6a-c844be489ef0" class="">L&#8217;ultimo <em>cluster</em> include territori con <strong>ritardi strutturali persistenti</strong>: province di Caserta, Napoli, Salerno, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto, province calabresi (eccetto Catanzaro), siciliane (eccetto Ragusa) e Sud Sardegna.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8049-8b6d-f86a6fbfa940" class="">Il <strong>tasso di occupazione</strong> estremamente basso (44,48%) e l&#8217;alta incidenza di <strong>NEET</strong> (<em>Not in Education, Employment, or Training</em>. 27,27%) evidenziano sfide socioeconomiche profonde.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8013-81a3-e7f34cbc171f" class="">Paradossalmente, questi territori mantengono un <strong>patrimonio museale significativo</strong> (2,53 musei per 100 km²) e una buona disponibilità di medici di base, suggerendo potenzialità inespresse che richiedono interventi sistemici per essere valorizzate.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-8071-9e47-fb97341c6e05" class="">Capacità amministrativa e governance territoriale</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-807a-b34a-f9504739f2dd" class="">Analisi della capacità amministrativa</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80fd-ae4e-c27492978975" class="">L&#8217;analisi della <strong>capacità amministrativa</strong> rappresenta un&#8217;innovazione metodologica cruciale, considerando che l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche dipende significativamente dalle competenze e dall&#8217;organizzazione degli enti locali (Andrews &amp; Brewer, 2013). Lo studio esamina alcuni indicatori specifici:</p>
<ul id="22e8112c-b3ab-806a-94f6-f67f5288122b" class="bulleted-list">
<li>capacità di riscossione</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80ec-b462-ec9d849fecad" class="bulleted-list">
<li>presenza di sindaci giovani e donne</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80aa-9a24-d7270aabd775" class="bulleted-list">
<li>partecipazione ai progetti PNRR</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8059-b84a-c708573f4e6d" class="bulleted-list">
<li>qualificazione del personale</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8022-a8ae-dcb365fc945d" class="bulleted-list">
<li>ricambio generazionale.</li>
</ul>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8083-b8a7-c8e9f556b698" class="">Modelli di capacità amministrativa</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80d9-8670-e6d55cb8a4f9" class="">L&#8217;analisi identifica <strong>quattro </strong><em><strong>cluster</strong></em><strong> amministrativi</strong> distinti:</p>
<ol id="22d8112c-b3ab-8033-9e50-dc98a24a0253" class="numbered-list" start="1" type="1">
<li><strong>alta professionalità</strong>. Territori con personale qualificato ma governance tradizionale;</li>
</ol>
<ol id="22d8112c-b3ab-803d-8894-de7b5c38ad9e" class="numbered-list" start="2" type="1">
<li><strong>giovane dinamismo</strong>. Amministrazioni con personale giovane e buona progettualità PNRR;</li>
</ol>
<ol id="22d8112c-b3ab-80d6-8e7d-edfec8526d9f" class="numbered-list" start="3" type="1">
<li><strong>contrasto tra progettualità e debolezza strutturale</strong>. Province meridionali con forte adesione al PNRR ma carenze nelle risorse umane;</li>
</ol>
<ol id="22d8112c-b3ab-8027-ad73-e7cb8d4c141f" class="numbered-list" start="4" type="1">
<li><strong>potenziale inespresso della Sicilia</strong>. Leadership innovativa ma gravi carenze strutturali.</li>
</ol>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80d3-8a5e-dec7ce89ba62" class="">Correlazione tra sviluppo e capacità amministrativa</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80b2-963d-efc659f45289" class="">L&#8217;analisi combinata rivela una <strong>forte correlazione</strong> tra <em>performance</em> socioeconomiche e capacità amministrativa. Delle 11 province del <em>cluster</em> socioeconomico migliore, 10 appartengono anche al <em>cluster</em> amministrativo più efficace. Questa associazione supporta la tesi che lo sviluppo territoriale richieda non solo investimenti economici ma anche <strong>rafforzamento istituzionale</strong> (Rodríguez-Pose et al., 2024).</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-803d-bf44-cbb0e649792a" class="">Discussione e implicazioni</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8076-9e2e-ef03fa5f6115" class="">Superamento del paradigma Nord-Sud</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80b1-9331-e6ebf67fa0e6" class="">I risultati dello studio in esame sfidano la <strong>narrativa tradizionale</strong> della dicotomia Nord-Sud, evidenziando invece una geografia complessa delle disuguaglianze. Questa frammentazione territoriale riflette processi più ampi di <strong>riconfigurazione spaziale</strong> dell&#8217;economia europea, dove la concentrazione geografica delle attività ad alto valore aggiunto genera nuove forme di polarizzazione (Viesti, 2021).</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80a4-aa85-f460da115b6a" class="">Implicazioni per politiche territoriali differenziate</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80df-a4dd-e454aa663513" class="">L&#8217;eterogeneità territoriale identificata supporta l&#8217;adozione di <strong>politiche ‘place-based’ </strong>differenziate piuttosto che approcci uniformi. Come evidenziato da Bailey et al. (2023), le strategie territoriali efficaci devono considerare le specificità locali, i vantaggi comparati e le reti di attori presenti in ciascun contesto.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80c0-a59f-f548f6118d80" class="">Dimensioni multiple del benessere territoriale</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8002-ad96-f1be4ad354e3" class="">Lo studio conferma l&#8217;inadeguatezza degli <strong>indicatori puramente economici</strong> nella misurazione del benessere territoriale. L&#8217;inclusione di dimensioni culturali, ambientali e sociali rivela trade-off complessi che richiedono approcci integrati nelle politiche di sviluppo, allineandosi con il dibattito internazionale su indicatori ulteriori rispetto al prodotto interno lordo (Marques Santos et al., 2024).</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-8018-bd8c-f11fb21a5427" class="">Raccomandazioni politiche</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80a7-9d01-ec16247dc699" class="">Strategia di rilancio degli investimenti pubblici</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8052-85dc-c8bde56ac52a" class="">Lo studio raccomanda una <strong>strategia coordinata</strong> <strong>di investimenti pubblici</strong> focalizzata su due dimensioni cruciali: <a href="https://www.egalite.org/europee-2024-le-richieste-della-rete-europea-la-salute-non-e-in-vendita/"><strong>sanità</strong></a> <strong>e <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/">istruzione</a></strong>. Per il settore sanitario, emerge la necessità di rivedere i <strong>criteri di riparto del fondo nazionale</strong> per considerare i maggiori bisogni socioeconomici dei territori svantaggiati (Bianchi et al., 2024).</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8019-b0a2-c63f10833274" class="">Nel settore educativo, particolare attenzione deve essere rivolta al <strong>rafforzamento del sistema universitario</strong> nelle aree periferiche, considerando l&#8217;impatto positivo documentato della presenza universitaria sullo sviluppo economico e sociale regionale.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-807c-972b-dffda31c1002" class="">Politiche industriali ‘place-based’</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8079-abd1-d7571c31ab47" class="">Le <strong>politiche industriali territoriali</strong> devono superare l&#8217;approccio tradizionale focalizzato esclusivamente sulla crescita economica, integrando obiettivi sociali e ambientali.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8087-a5a9-ebfec38f2a11" class="">L&#8217;introduzione di <strong>condizionalità sociali</strong> per i sussidi pubblici può orientare il comportamento delle imprese verso pratiche più inclusive e sostenibili (Aiginger &amp; Rodrik, 2020).</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80aa-b7b5-cb285392a50d" class="">‘Capacity building’ amministrativo</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80de-9414-d0d655c2b52a" class="">Per i territori con bassa capacità amministrativa, lo studio raccomanda <strong>interventi combinati</strong> di ‘capacity building’ (rafforzamento delle capacità e sviluppo delle competenze) e supporto esterno da parte di strutture sovraordinate.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-80eb-ae54-fc3a3304fdb2" class="">Questo approccio può garantire l&#8217;efficace implementazione delle politiche anche in contesti con limitazioni istituzionali.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-80c5-9e03-c5663c5d74ad" class="">Conclusioni e direzioni future</h2>
<p id="22d8112c-b3ab-806b-9202-ccd9404a7ac2" class="">Lo studio di Prota e Cicatiello (2025) contribuisce significativamente alla comprensione delle <strong>disparità territoriali italiane</strong>, offrendo un’analisi innovativa che integra multiple dimensioni del benessere territoriale. L&#8217;identificazione delle &#8216;Cinque Italie&#8217; supera le semplificazioni della dicotomia Nord-Sud, rivelando una geografia complessa che richiede approcci politici differenziati e consapevoli.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8046-855e-d1f8a7659720" class="">I risultati evidenziano l&#8217;urgenza di ripensare le <strong>strategie di coesione territoriale</strong>, adottando approcci ‘place-based’ che considerino simultaneamente le specificità locali e la necessità di rafforzare la capacità amministrativa degli enti territoriali. Solo attraverso questa <strong>duplice strategia</strong> sarà possibile affrontare efficacemente le persistenti disuguaglianze territoriali che caratterizzano il paese.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-80b4-9628-e2dda5399db4" class="">Per le <strong>ricerche future</strong>, emerge la necessità di approfondire i meccanismi causali che generano e perpetuano le disparità territoriali, nonché di sviluppare sistemi di monitoraggio continuo che permettano di valutare l&#8217;efficacia delle politiche implementate. Inoltre, l&#8217;integrazione di <strong>dati </strong>in tempo reale e tecnologie innovative potrebbe migliorare ulteriormente la comprensione delle dinamiche territoriali contemporanee.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8091-888c-c1306d3f1aa2" class="">#Égalité, #PaceTerraDignità</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8073-ac72-f2b44e280327" class=""><em>Dario Dongo</em></p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8069-a0eb-f0c02664f917">Bibliografia</h3>
<ul id="22d8112c-b3ab-80b7-a430-e807f924d1cf" class="bulleted-list">
<li>Aiginger, K., &amp; Rodrik, D. (2020). Rebirth of industrial policy and an agenda for the twenty-first century. <em>Journal of Industry, Competition and Trade</em>, 20(2), 189-207.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80d6-9d88-cdd86e1021e3" class="bulleted-list">
<li>Andrews, R., &amp; Brewer, G. A. (2013). Social capital, management capacity and public service performance: Evidence from the US states. <em>Public Management Review</em>, 15(1), 19-42.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8066-81d4-e745fb308809" class="bulleted-list">
<li>Bailey, D., Pitelis, C. N., &amp; Tomlinson, P. R. (2023). Place-based industrial and regional strategy: Levelling the playing field. <em>Regional Studies</em>, 57(6), 977-983.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80fd-a77d-c2d392d8f65f" class="bulleted-list">
<li>Bianchi, L., Caravella, S., &amp; Petraglia, C. (2024). Un Paese due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla Salute. <em>Informazioni SVIMEZ</em>, febbraio 2024.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80f5-8d47-d746c26a0a7f" class="bulleted-list">
<li>Dijkstra, L., Poelman, H., &amp; Rodríguez-Pose, A. (2020). The geography of EU discontent. <em>Regional Studies</em>, 54(6), 737-753.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8070-b831-e3ecaba25dc1" class="bulleted-list">
<li>European Commission. (2023). Regional Trends for Growth and Convergence in the European Union. SWD(2023) 173 final. Brussels.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80bc-ad4f-fbc2f72fab7a" class="bulleted-list">
<li>Marques Santos, A., Molica, F., &amp; Conte, A. (2024). Assessing economic divide across EU regions between 2000 and 2021. <em>Territorial Development Insights Series</em>, JRC136779, European Commission.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-807d-8e4b-dba90c366dee" class="bulleted-list">
<li>Prota, F., &amp; Cicatiello, L. (2025). <em>Italia (ancora) diseguale: Entità e persistenza delle disparità socioeconomiche territoriali in Italia</em>. Friedrich Ebert Stiftung.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8074-ad67-eb303551fe03" class="bulleted-list">
<li>Rodríguez-Pose, A., &amp; Ezcurra, R. (2010). Does decentralization matter for regional disparities? A cross-country analysis. <em>Journal of Economic Geography</em>, 10(5), 619-644.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-801f-8f1c-e5bba9d4cc17" class="bulleted-list">
<li>Rodríguez-Pose, A., Dijkstra, L., &amp; Poelman, H. (2024). The Geography of EU Discontent and the Regional Development Trap. <em>Economic Geography</em>, 100(3), 213-245.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80d3-86b8-ca272180686c" class="bulleted-list">
<li>Viesti, G. (2021). <em>Centri e periferie: Europa, Italia, Mezzogiorno dal XX al XXI secolo</em>. Laterza.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/diseguaglianze-territoriali-italia/">Diseguaglianze e disparità territoriali in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<item>
		<title>Transport Poverty Lab, l’osservatorio sulla povertà nei trasporti</title>
		<link>https://www.egalite.org/transport-poverty-lab-losservatorio-sulla-poverta-nei-trasporti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 06:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7562</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una parte della popolazione non ha la possibilità di accedere in modo adeguato a servizi di mobilità efficienti, sicuri e sostenibili: una condizione definita ‘povertà nei<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/transport-poverty-lab-losservatorio-sulla-poverta-nei-trasporti/">Transport Poverty Lab, l’osservatorio sulla povertà nei trasporti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una parte della popolazione non ha la possibilità di accedere in modo adeguato a servizi di mobilità efficienti, sicuri e sostenibili: una condizione definita ‘povertà nei trasporti’ ma che non dipende sempre e solo dal disagio economico. Al tema si dedica ora <strong>Transport Poverty Lab</strong>, l’osservatorio promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dalla Fondazione Transform Transport ETS con il supporto, tra gli altri, di Tper, Nordcom e CDP, con l’obiettivo di proporre soluzioni per affrontare in modo sistemico e strutturato il fenomeno della povertà dei trasporti.</p>
<h2>Cos’è la povertà nei trasporti</h2>
<p>Il Rapporto finale sulla povertà dei trasporti redatto dalla Commissione Europea, definisce la povertà dei trasporti come ‘<em><strong>l&#8217;incapacità o la difficoltà di individui e famiglie di sostenere i costi del trasporto privato o pubblico, o la mancanza o l&#8217;accesso limitato ai trasporti</strong> necessari per accedere a servizi e attività socioeconomiche essenziali, considerando il contesto nazionale e spaziale</em>’.</p>
<p>Il fenomeno si manifesta in due dimensioni, socio-economiche e territoriali, legate all’accessibilità ai servizi di trasporto, in particolare pubblici. Misurando tali dimensioni con un approccio basato sui dati e metriche quantitative, è possibile identificare <strong>le priorità degli interventi</strong> nelle aree di alta vulnerabilità per mitigare la povertà dei trasporti</p>
<h2>I numeri della disparità</h2>
<p>Sei famiglie italiane su 10 possono spendere per i trasporti meno del valore medio nazionale, stimato a <strong>262 €/mese</strong> e, secondo il rapporto della Commissione europea, il 21% delle famiglie a rischio di povertà affronta costi di trasporto insostenibili.</p>
<p>In altri termini, nel bilancio mensile delle famiglie italiane il costo per i trasporti rappresenta in media la <strong>terza voce di spesa</strong>, con il 10% sul valore complessivo, subito dopo le spese legate all’abitazione (39%) e quelle per il cibo (18%).</p>
<h2>Povertà nei trasporti per disabilità</h2>
<p>Tra le cause della povertà dei trasporti una causa non economica è la condizione di <strong>disabilità motoria</strong>. Come ripetutamente denunciato su queste pagine (oltre che a Procure e Antitrust), in città come Roma e Genova l’<a href="https://www.egalite.org/treni-e-disabilita-in-italia-stop-apartheid/">inaccessibilità dei trasporti pubblici</a> &#8211; metro e bus &#8211; per l’utenza con disabilità motoria si traduce in una ‘povertà’ di trasporto ancora più dolente (per l’ignavia dei responsabili di tali servizi).</p>
<p>In Ferrovie dello Stato non va meglio. Si consideri soltanto che l’utenza con disabilità motoria è costretta ad acquistare il biglietto di viaggio soltanto in stazione, con l’impossibilità di eseguirla online comodamente da casa. E talvolta non può proprio salire a bordo di treni e bus, come <a href="https://www.egalite.org/val-di-susa-trasporto-pubblico-inaccessibile-reportage/">in Val di Susa</a>.</p>
<h2>Il progetto del Transport Poverty Lab</h2>
<p>Il Transport Poverty Lab opererà come <strong>piattaforma di progettazione partecipata</strong>, coinvolgendo imprese del settore trasporti, associazioni di categoria, enti locali, istituti di ricerca e <em>stakeholder</em> della mobilità sostenibile.</p>
<p>Tra i primi compiti dell’Osservatorio vi è la redazione del <strong>Rapporto sulla povertà dei trasporti in Italia</strong>, con una mappatura territoriale del fenomeno e approfondimenti sulle correlazioni tra reddito e accessibilità.</p>
<h2>Gli strumenti già attivi</h2>
<p>A livello internazionale, per affrontare la povertà dei trasporti si sono diffusi <strong>strumenti di intervento</strong> mirati alla stimolazione della domanda: misure che riducono le barriere economiche all’accesso alla mobilità, in particolare per le fasce vulnerabili, come ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>Mobility Wallet</strong>: portafogli digitali per pagare TPL, sharing e taxi, legati al reddito (es. Los Angeles, Bruxelles, Francia);</li>
<li><strong>incentivi per veicoli sostenibili</strong>: bonus maggiorati per auto e bici elettriche destinati a famiglie a basso ISEE (Italia, California, Germania);</li>
<li><strong>tariffe agevolate su taxi e ridehailing</strong>: sconti per donne, anziani, disoccupati (es. Trento);</li>
<li><strong>trasporto pubblico sussidiato</strong>: abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto (es. Bonus Trasporti Italia, modello ‘Solidarity Pricing’ in Francia);</li>
<li><strong>trasporto a chiamata</strong> (DRT): servizi su richiesta per aree rurali o periferiche con tariffe sociali;</li>
<li><strong>car-pooling incentivato</strong>: premi o tariffe agevolate per pendolari con redditi bassi (es. Francia, progetto Karos).</li>
</ul>
<p>Strumenti, questi, che puntano soprattutto su incentivi alla domanda e accesso a veicoli sostenibili, ma richiedono un r<strong>afforzamento dell’offerta</strong> di servizi e una maggiore <strong>integrazione con il trasporto pubblico</strong> per risultare realmente inclusivi ed efficaci.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Commissione Europea. <em>Transport poverty: definitions, indicators, determinants, and mitigation strategies &#8211; Final Report</em>. Novembre 2024 <a href="https://employment-social-affairs.ec.europa.eu/transport-poverty-definitions-indicators-determinants-and-mitigation-strategies-final-report_en">https://employment-social-affairs.ec.europa.eu/transport-poverty-definitions-indicators-determinants-and-mitigation-strategies-final-report_en</a></li>
<li><em>Just Transition e trasporti</em>. Fondazione per lo sviluppo sostenibile. 2024 <a href="https://www.transportpoverty.it/wp-content/uploads/Rapporto-Just-Transition.pdf">https://www.transportpoverty.it/wp-content/uploads/Rapporto-Just-Transition.pdf </a></li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7555</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria (OMS, 2025) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui <strong>determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria</strong> (<strong>OMS, 2025</strong>) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i risultati sanitari a livello globale.</p>
<p>Le evidenze fornite nel rapporto mostrano <strong>disuguaglianze radicate e crescenti</strong>, tra le nazioni e al loro interno, con impatto significativo sull&#8217;equità sia nell’accesso all’assistenza sanitaria, sia nella prevalenza di mortalità prematura.</p>
<p>Il rapporto sottolinea l&#8217;<strong>urgente necessità di un&#8217;azione multisettoriale coordinata</strong> per affrontare sfide come il pervasivo, duplice <strong>ruolo degli attori commerciali sulla salute delle popolazioni</strong>, riconoscendo al contempo <strong>significative limitazioni nei dati</strong>.</p>
<p>Aggiungiamo una considerazione essenziale che sfugge alla diplomazia di OMS: il <strong>profondo impatto dei fattori geopolitici</strong> sulla destinazione dei fondi pubblici e l’esigenza di riorientare le priorità. #HealthNotArms.</p>
<h2>Metodologia</h2>
<p>Il rapporto impiega un <strong>approccio multisfaccettato</strong> che combina analisi dei dati, consultazioni di esperti e sintesi delle evidenze. Il processo di sviluppo ha incluso diverse componenti metodologiche chiave:</p>
<ol>
<li>Revisione sistematica della letteratura e raccolta delle evidenze;</li>
<li>Consultazioni di gruppi di esperti, inclusi gruppi di esperti in politiche e scientifici;</li>
<li>Studi di caso e esempi nazionali;</li>
<li>Analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi precedenti della Commissione;</li>
<li>Consultazioni degli stakeholder attraverso settori multipli.</li>
</ol>
<p>Lo sviluppo del rapporto è stato guidato dal <strong>Dipartimento OMS dei Determinanti Sociali della Salute</strong>, con contributi da scrittori tecnici, revisori esterni e rappresentanti degli uffici regionali. L&#8217;analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi della Commissione è stata condotta dal Dipartimento di Dati e Analisi dell&#8217;OMS, mentre istituzioni accademiche esterne hanno fornito revisioni delle evidenze e contribuito alla stesura di sezioni.</p>
<h2>Limitazioni e considerazioni sui dati</h2>
<p>Il rapporto (OMS, 2025) riconosce diverse <strong>limitazioni significative</strong> riguardo alla raccolta e analisi dei dati:</p>
<ul>
<li><strong>la disponibilità dei dati varia considerevolmente</strong> tra paesi e regioni, con molti paesi a basso e medio reddito che mancano di sistemi informativi sanitari completi;</li>
<li><strong>i dati disaggregati</strong> per età, genere, razza, etnia, status migratorio e indicatori socioeconomici rimangono <strong>scarsi in molti contesti</strong>, limitando la capacità di condurre analisi granulari sull&#8217;equità;</li>
<li><strong>le metodologie di misurazione differiscono</strong> tra paesi, rendendo difficili i confronti diretti. Il <strong>ritardo temporale</strong> nella disponibilità dei dati significa che molte valutazioni si basano su indicatori che hanno diversi anni, potenzialmente perdendo sviluppi recenti o impatti delle politiche. <strong>I bias di auto-segnalazione </strong>e<strong> i sistemi di registrazione anagrafica incompleti</strong> in alcune regioni possono portare a una sottostima delle disuguaglianze sanitarie.</li>
</ul>
<p>Il rapporto sottolinea particolarmente l&#8217;<strong>assenza di dati affidabili</strong> per le popolazioni emarginate e difficili da raggiungere, incluse le comunità indigene, i migranti non documentati e coloro che sperimentano la condizione di senza tetto, il che può risultare in una <strong>sistematica sottorappresentazione</strong> delle sfide sanitarie di questi gruppi nelle statistiche nazionali.</p>
<h2>Principali risultati</h2>
<h3>Disuguaglianze sanitarie persistenti</h3>
<p>Il rapporto OMS evidenzia enormi disparità sanitarie globali, <strong>con una speranza di vita che varia di</strong> ben <strong>33 anni tra paesi</strong>. <strong>Anche all&#8217;interno delle nazioni</strong>, si osservano differenze di diversi decenni a seconda della geografia e del gruppo sociale.</p>
<p>Queste <strong>disuguaglianze rimangono radicate</strong>, nonostante i miglioramenti complessivi negli indicatori sanitari globali.</p>
<p>Inoltre, alcuni paesi sono riusciti a <strong>dimezzare le morti premature</strong> nell&#8217;ultimo mezzo secolo, mentre in altri tale valore è rimasto uguale o è persino aumentato, nonostante livelli di reddito simili (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2025).</p>
<h2>Progressi limitati rispetto agli obiettivi precedenti</h2>
<p>L&#8217;<strong>obiettivo aspirazionale</strong> del 2008 della Commissione OMS sui Determinanti Sociali della Salute di chiudere i divari sanitari in una generazione rimane <strong>non realizzato</strong>. I principali risultati includono:</p>
<ul>
<li><strong>la mortalità sotto i cinque anni </strong>è stata dimezzata tra il 2000 e il 2023, ma non raggiunge l&#8217;<strong>obiettivo di riduzione del 90%</strong> entro il 2040;</li>
<li>i paesi a basso reddito mantengono tassi di mortalità sotto i cinque anni <strong>13 volte superiori</strong> rispetto ai paesi ad alto reddito;</li>
<li><strong>la mortalità materna</strong> è diminuita del 40% a livello globale (da 328 a 197 morti per 100.000 nati vivi), richiedendo ulteriori riduzioni per soddisfare gli obiettivi del 2040;</li>
<li><strong>i divari nella speranza di vita</strong> all&#8217;interno dei paesi si sono spesso allargati dove i dati sono disponibili.</li>
</ul>
<h3>Disparità sanitarie legate all&#8217;istruzione</h3>
<p>Il rapporto dimostra che <strong>i livelli di istruzione influenzano significativamente i risultati di mortalità</strong>, con coloro che hanno un livello di istruzione inferiore che sperimentano tassi di mortalità sostanzialmente più elevati in tutti i gruppi di età. Questo <strong>gradiente di mortalità legato all&#8217;istruzione</strong> rappresenta un importante fattore di disuguaglianza sanitaria, poiché gli individui con istruzione limitata affrontano <strong>svantaggi sistemici </strong>nell&#8217;accesso all&#8217;assistenza sanitaria, alle opportunità lavorative e alle risorse che promuovono la salute (Korda et al., 2020).</p>
<p>La disparità ha <strong>radici storiche</strong> ma continua ad allargarsi nonostante il progresso societario complessivo. Ad esempio, in Corea del Sud, nonostante quattro decenni di rapida crescita economica, i tassi di mortalità tra gli adulti con scarsa istruzione sono migliorati a un ritmo molto più lento rispetto alle loro controparti meglio istruite (Bahk et al., 2017).</p>
<p>Questo modello è evidente in <strong>14 paesi europei</strong>, dove le coorti di nascita più recenti mostrano divari sempre più ampi nella mortalità tra i livelli di istruzione, suggerendo che questa sfida trascende i confini nazionali e i sistemi economici (Long et al., 2023).</p>
<h3>Variazioni geografiche e socioeconomiche</h3>
<p><strong>Le disparità geografiche </strong>nei risultati sanitari rimangono pronunciate sia tra che all&#8217;interno dei paesi. I dati da molteplici giurisdizioni rivelano che <strong>il luogo di residenza</strong> impatta significativamente sui risultati sanitari, con differenze urbano-rurali e privazione a livello di area che creano variazioni sostanziali nella speranza di vita (Dwyer-Lindgren et al., 2024; Kataoka et al., 2021).</p>
<p>Le popolazioni rurali, particolarmente le donne, affrontano <strong>sfide sproporzionate</strong> nell&#8217;accesso ai servizi sanitari essenziali, contribuendo a rapporti di mortalità materna più elevati nelle aree rurali rispetto agli ambienti urbani (Samuel et al., 2021; Rossen et al., 2022).</p>
<h3>Disparità sanitarie indigene ed etniche</h3>
<p><strong>Le popolazioni indigene</strong> in tutto il mondo continuano a sperimentare <strong>sostanziali svantaggi sanitari</strong> attraverso molteplici indicatori (Anderson et al., 2016).</p>
<p>I divari sanitari sperimentati dai popoli indigeni sono radicati nella <strong>discriminazione strutturale </strong>e<strong> ingiustizie storiche</strong>, aggravati da continui svantaggi sociali ed economici.</p>
<p>Modelli simili di <strong>disparità sanitarie etniche e razziali</strong> sono evidenti in vari contesti nazionali, richiedendo interventi mirati che affrontano sia i bisogni sanitari immediati che i determinanti sociali sottostanti.</p>
<h2>Raccomandazioni principali</h2>
<p>Il rapporto identifica quattro strategie interconnesse per affrontare i determinanti sociali, come descritto di seguito.</p>
<h3>1. Affrontare la disuguaglianza economica e investire nei servizi pubblici universali</h3>
<ul>
<li><strong>Tassazione</strong> progressiva per espandere lo spazio fiscale per i trasferimenti di reddito</li>
<li><strong>Finanziamento pubblico</strong> adeguato per infrastrutture e servizi equi</li>
<li>Framework di <strong>economia del benessere</strong> oltre la misurazione del PIL</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> dello sviluppo che prioritizza l&#8217;<strong>equità sanitaria</strong></li>
</ul>
<h3>2. Superare la discriminazione strutturale</h3>
<ul>
<li>Riconoscimento e <strong>riparazione</strong> della <strong>discriminazione</strong> incorporata nelle politiche e istituzioni</li>
<li><strong>Standard di giustizia ripartiva</strong> che misurano gli impatti sulla salute</li>
<li>Riconoscimento dell&#8217;<strong>indigeneità</strong> come determinante della salute</li>
<li>Protezione dei diritti sanitari delle popolazioni <strong>migranti e sfollate</strong></li>
</ul>
<h3>3. Gestire il cambiamento climatico e la trasformazione digitale</h3>
<ul>
<li>Integrazione dell&#8217;equità sanitaria nella mitigazione e adattamento climatico</li>
<li>Affrontare il <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/"><strong>divario digitale</strong></a> e garantire un accesso equo alla tecnologiaRegolamentazione dei modelli di business basati su piattaforme</li>
<li>Framework per l&#8217;<strong>equità delle informazioni sanitarie</strong></li>
</ul>
<h3>4. Disposizioni di governance per un&#8217;azione coerente</h3>
<ul>
<li><strong>Empowerment dei governi locali</strong> con risorse adeguate</li>
<li>Impegno comunitario e supporto della <strong>società civile</strong></li>
<li>Approcci di <strong>assistenza sanitaria primaria</strong> con focus sull&#8217;equità</li>
<li><strong>Sistemi di dati</strong> completi per monitorare i progressi</li>
</ul>
<h2>Discussione</h2>
<p>Il rapporto evidenzia che <strong>le disuguaglianze sanitarie sono in gran parte evitabili e derivano da decisioni politiche</strong> e strutture sistemiche, una situazione <a href="https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/">osservata anche in Italia</a>. La persistenza di queste disuguaglianze nonostante <strong>decenni di consapevolezza</strong> indica la necessità di interventi più robusti che affrontino le cause profonde piuttosto che i sintomi.</p>
<p>La natura interconnessa dei determinanti sociali richiede approcci whole-of-government che trascendano i tradizionali confini del settore sanitario. Il rapporto riconosce che mentre gli interventi individuali possono mostrare promesse, <strong>il progresso sostenuto richiede strategie complete</strong> che affrontano simultaneamente fattori economici, sociali, ambientali e politici.</p>
<p>Notevolmente, il rapporto evidenzia il <strong>ruolo degli attori commerciali nel promuovere o minare l&#8217;equità sanitaria</strong>, chiedendo una regolamentazione rafforzata mentre riconosce il potenziale positivo del coinvolgimento del settore privato.</p>
<h2>Determinanti commerciali della salute: il duplice ruolo degli attori del settore privato</h2>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>gli attori commerciali esercitano un&#8217;influenza significativa</strong> nel determinare i risultati sanitari della popolazione, fungendo da determinanti critici dell&#8217;equità sanitaria attraverso le loro pratiche commerciali e il coinvolgimento politico. Riconosce la <strong>natura duale</strong> del coinvolgimento del settore privato, dove le aziende che producono beni che migliorano la salute, supportano buone condizioni di lavoro e impattano positivamente le comunità possono sostanzialmente <strong>ridurre le disuguaglianze sanitarie</strong>.</p>
<p>Al contrario, il rapporto identifica modelli preoccupanti dove gli attori commerciali che producono <strong>prodotti dannosi per la salute</strong> contribuiscono all&#8217;aumento di malattie evitabili, danni planetari e approfondimento delle disuguaglianze. Questi includono:</p>
<ul>
<li><strong>alimenti e bevande ultra-processati</strong> ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi malsani che colpiscono sproporzionatamente le popolazioni a basso reddito con obesità, diabete e malattie cardiovascolari (Dongo, 2025);</li>
<li><strong>prodotti del tabacco</strong> che rimangono una delle principali cause di morte prevenibile con marketing mirato a comunità vulnerabili;</li>
<li><strong>prodotti alcolici</strong> commercializzati irresponsabilmente o resi ampiamente disponibili in aree svantaggiate.</li>
</ul>
<p>Il rapporto affronta anche <strong>rischi per la salute ambientale</strong> come le industrie inquinanti concentrate in aree a basso reddito, creando carichi sproporzionati di malattie respiratorie, e <strong>tecnologie digitali dannose</strong> con modelli di design che creano dipendenza che colpiscono particolarmente la salute mentale dei giovani nelle comunità vulnerabili.</p>
<h3>Leva pubblica per l&#8217;equità sanitaria</h3>
<p>L&#8217;analisi sottolinea che mentre la regolamentazione del settore pubblico mostra promesse nel <strong>mitigare gli impatti commerciali negativi</strong> attraverso framework legislativi e normativi, rimane una sostanziale opportunità per una supervisione rafforzata. Specificamente, il rapporto evidenzia la <strong>considerevole leva degli appalti pubblici</strong> – del valore di oltre 8 trilioni di dollari USA a livello globale – come strumento sottoutilizzato per incentivare pratiche commerciali che promuovono l&#8217;equità sanitaria, dall&#8217;agricoltura sostenibile agli standard di lavoro dignitoso nelle catene di approvvigionamento (Martins &amp; Guerry, 2018).</p>
<p>Il framework chiede <strong>meccanismi di governance più forti </strong>per affrontare i determinanti commerciali massimizzando al contempo le opportunità per i contributi del settore privato agli obiettivi di equità sanitaria attraverso un&#8217;azione coordinata tra settori, responsabilità aziendale rafforzata e uso strategico del potere d&#8217;acquisto del governo per plasmare mercati più sani.</p>
<h3>Crisi geopolitica e l&#8217;urgenza di #HealthNotArms</h3>
<p>I risultati dell&#8217;OMS si svolgono sullo sfondo di un&#8217;escalation di conflitti globali e militarizzazione, dove <strong>la spesa militare annuale supera i 2,2 trilioni di dollari</strong> (SIPRI, 2024) mentre i sistemi sanitari sottofinanziati lottano per affrontare le disuguaglianze prevenibili. Le evidenze del rapporto &#8211; sui divari nella speranza di vita, le disparità sanitarie indigene e le vulnerabilità indotte dal clima &#8211; sono inestricabilmente legate a <strong>scelte geopolitiche che prioritizzano le armi rispetto all&#8217;equità</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>guerra e salute</strong>. I conflitti in Ucraina, Sudan e Gaza hanno distrutto l&#8217;infrastruttura sanitaria, sfollato milioni di persone e esacerbato malnutrizione e malattie. Il <strong>dirottamento diretto di risorse dalla salute alle armi</strong> viola il diritto fondamentale alla salute (Art. 25, UDHR);</li>
<li><strong>violenza strutturale.</strong> Le sanzioni economiche, i sussidi al commercio di armi e le politiche di austerità approfondiscono le disuguaglianze sanitarie. Ad esempio, <strong>il 60% della popolazione dello Yemen manca di accesso all&#8217;assistenza sanitaria</strong> dopo un decennio di guerra alimentata da trasferimenti internazionali di armi (UNOCHA, 2024);</li>
<li><strong>paradosso clima-militare.</strong> I militari del mondo producono il <strong>5,5% delle emissioni globali &#8211; </strong>più di tutta l&#8217;aviazione civile &#8211; mentre i disastri climatici danneggiano sproporzionatamente le comunità emarginate che già affrontano disuguaglianze sanitarie (Lancet Countdown, 2023).</li>
</ul>
<p><strong>Appello all&#8217;azione.</strong> Le raccomandazioni del rapporto richiedono non solo cambiamenti politici ma <strong>un riorientamento delle priorità globali</strong>. Esortiamo a:</p>
<ol>
<li><strong>Disinvestire dalla militarizzazione</strong>. Ridirigere anche solo il 10% della spesa militare globale all&#8217;assistenza sanitaria universale e all&#8217;adattamento climatico, salvando milioni di vite ogni anno.</li>
<li><strong>Imporre embarghi sulle armi</strong> sulle zone di conflitto per proteggere l&#8217;infrastruttura sanitaria e i lavoratori.</li>
<li><strong>Tassare il commercio di armi</strong> per finanziare iniziative di equità sanitaria, come proposto dalla campagna #HealthNotArms.</li>
</ol>
<p>Il percorso verso l&#8217;equità sanitaria richiede lo smantellamento dei sistemi che perpetuano violenza e privazione. Come sottolinea l&#8217;OMS, <strong>&#8220;Salute per Tutti&#8221; è impossibile senza pace, giustizia e il coraggio di scegliere la solidarietà rispetto alla guerra</strong>.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Il rapporto OMS conclude che <strong>raggiungere l&#8217;equità sanitaria</strong> è fattibile ma <strong>richiede</strong> un rinnovato <strong>impegno politico e un&#8217;azione complessiva</strong> attraverso molteplici settori. Le conclusioni chiave includono:</p>
<ol>
<li>I tassi di progresso attuali sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi stabiliti;</li>
<li>Le crisi globali (finanziaria, climatica, pandemica) hanno significativamente impattato l&#8217;equità sanitaria;</li>
<li>Gli interventi di successo devono integrare considerazioni sanitarie, sociali e ambientali;</li>
<li>L&#8217;azione locale, supportata da risorse adeguate e supporto politico, è cruciale;</li>
<li>I sistemi di monitoraggio e dati sono essenziali per la responsabilità e il monitoraggio dei progressi.</li>
</ol>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>perpetuare divari sanitari evitabili è fondamentalmente ingiusto</strong> e chiede un&#8217;azione collettiva per affrontare le cause profonde. Posiziona l&#8217;equità sanitaria come centrale allo sviluppo sostenibile, notando che <strong>approcci inclusivi sono essenziali</strong> per raggiungere la prosperità e spezzare i cicli di svantaggio.</p>
<p>#Égalité #HealthNotArms #PeaceLandDignity</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Anderson, I., Robson, B., Connolly, M., Al-Yaman, F., Bjertness, E., King, A., &#8230; &amp; Cunningham, J. (2016). Indigenous and tribal peoples&#8217; health (The Lancet–Lowitja Institute Global Collaboration): a population study. <em>The Lancet</em>, 388(10040), 131-157. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7</a></li>
<li>Bahk, J., Lynch, J. W., &amp; Khang, Y. H. (2017). Forty years of economic growth and plummeting mortality: the mortality experience of the poorly educated in South Korea. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 71(3), 282-288. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707">https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707</a></li>
<li>Commission on Social Determinants of Health. (2008). <em>Closing the gap in a generation: Health equity through action on the social determinants of health</em>. World Health Organization. <a href="https://iris.who.int/handle/10665/43943">https://iris.who.int/handle/10665/43943</a></li>
<li>Dongo, D. (2025, March 13). <a href="https://www.foodtimes.eu/consumer-en/the-silent-epidemic-ultra-processed-foods/">The silent epidemic: Ultra-processed foods</a>. <em>Food Times</em>.</li>
<li>Dwyer-Lindgren, L., Baumann, M. M., Li, Z., Kelly, Y. O., Schmidt, C., Searchinger, C., … &amp; Murray, C. J. L. (2024). Ten Americas: A systematic analysis of life expectancy disparities in the USA. <em>The Lancet</em>, 404(10469), 2299–2313. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8</a></li>
<li>Kataoka, A., Fukui, K., Sato, T., Kikuchi, H., Inoue, S., Kondo, N., &#8230; &amp; Fujiwara, T. (2021). Geographical socioeconomic inequalities in healthy life expectancy in Japan, 2010-2014: An ecological study. <em>The Lancet Regional Health – Western Pacific</em>, 14, 100204. <a href="https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204">https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204</a></li>
<li>Korda, R. J., Biddle, N., Lynch, J., Eynstone-Hinkins, J., Soga, K., Banks, E., &#8230; &amp; Clements, M. (2020). Education inequalities in adult all-cause mortality: first national data for Australia using linked census and mortality data. <em>International Journal of Epidemiology</em>, 49(2), 511-518. <a href="https://doi.org/10.1093/ije/dyz191">https://doi.org/10.1093/ije/dyz191</a></li>
<li>Long, D., Mackenbach, J. P., Klokgieters, S., Kalėdienė, R., Deboosere, P., Martikainen, P., … &amp; van Raalte, A. A. (2023). Widening educational inequalities in mortality in more recent birth cohorts: A study of 14 European countries. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 77(6), 400–408. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342">https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342</a></li>
<li>Rossen, L. M., Ahrens, K. A., Womack, L. S., Uddin, S. F. G., &amp; Branum, A. M. (2022). Rural-urban differences in maternal mortality trends in the US, 1999–2017: Accounting for the impact of the pregnancy status checkbox. <em>American Journal of Epidemiology</em>, 191(6), 1030-1039. <a href="https://doi.org/10.1093/aje/kwac023">https://doi.org/10.1093/aje/kwac023</a></li>
<li>Samuel, O., Zewotir, T., &amp; North, D. (2021). Decomposing the urban–rural inequalities in the utilisation of maternal health care services: evidence from 27 selected countries in Sub-Saharan Africa. <em>Reproductive Health</em>, 18, 216. <a href="https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8">https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8</a></li>
<li>Seventy-fourth World Health Assembly. (2021). <em>Social determinants of health</em> (WHA74.16). World Health Organization. <a href="https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf">https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf</a></li>
<li>UN General Assembly. (2015). <em>Transforming our world: The 2030 agenda for sustainable development </em>(A/RES/70/1). United Nations. <a href="https://sdgs.un.org/2030agenda">https://sdgs.un.org/2030agenda</a></li>
<li>World Health Organization. (2025). <em>World report on social determinants of health equity</em>. Geneva: World Health Organization. ISBN 978-92-4-010758-8. <a href="https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades">https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/">Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Colmare il divario digitale nell&#8217;istruzione, l&#8217;iniziativa di Xiaomi e European Schoolnet</title>
		<link>https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 11:15:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[digital divide]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un&#8217;epoca in cui l&#8217;alfabetizzazione digitale è un pilastro fondamentale per il successo, il divario digitale globale rimane una sfida urgente, specialmente nel campo dell&#8217;istruzione. Consapevole<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/">Colmare il divario digitale nell&#8217;istruzione, l&#8217;iniziativa di Xiaomi e European Schoolnet</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;epoca in cui l&#8217;alfabetizzazione digitale è un pilastro fondamentale per il successo, il divario digitale globale rimane una sfida urgente, specialmente nel campo dell&#8217;istruzione. Consapevole di ciò, <strong>Xiaomi Corporation</strong>, leader nel settore dell&#8217;elettronica di consumo e della produzione intelligente, ha collaborato con <strong>European Schoolnet</strong>, una rete di 33 ministeri dell&#8217;Istruzione europei, per lanciare l&#8217;iniziativa ‘<strong>Colmare il Divario Digitale nell&#8217;Istruzione</strong>’. Questo ambizioso programma di responsabilità sociale d&#8217;impresa (CSR) mira a potenziare le comunità svantaggiate in Europa, fornendo accesso a tecnologie all&#8217;avanguardia e all&#8217;educazione digitale, promuovendo un futuro più inclusivo ed equo.</p>
<h2>Divario digitale, una sfida globale</h2>
<p><strong>Il divario digitale</strong> &#8211; il gap tra chi ha accesso a strumenti e competenze digitali e chi ne è privo &#8211; ha implicazioni di vasta portata, <a href="https://www.egalite.org/digital-divide-sicurezza-e-salute/">come si è visto</a>. Secondo il <strong>Rapporto 2023 sullo Stato del Decennio Digitale della Commissione Europea</strong>, oltre il 90% dei lavori in Europa richiede competenze digitali di base. Tuttavia, circa <strong>il 32% degli europei non possiede queste competenze essenziali</strong>, limitando le loro opportunità educative e professionali. Questa disparità non è unica in Europa; è un problema globale che richiede soluzioni innovative.</p>
<h2>La visione di Xiaomi: tecnologia per tutti</h2>
<p>Guidata dalla sua missione di ‘<strong>permettere a tutti nel mondo di godere di una vita migliore attraverso una tecnologia innovativa</strong>’, Xiaomi ha sempre sostenuto l&#8217;inclusività e l&#8217;accessibilità. La collaborazione con European Schoolnet sottolinea il suo impegno a utilizzare la tecnologia per il bene sociale. Integrando la sua esperienza in hardware intelligente e piattaforme IoT (Internet of Things), Xiaomi mira a trasformare le aule in centri di innovazione e creatività.</p>
<h2>L&#8217;iniziativa: potenziare i giovani svantaggiati</h2>
<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa, Xiaomi si unirà alla <strong>Scientix® STEM Alliance</strong>, un&#8217;iniziativa europea per rafforzare l&#8217;educazione STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Il programma identificherà scuole, club scientifici e centri educativi con accesso limitato alla tecnologia e fornirà loro <strong>dispositivi Xiaomi</strong>, <strong>programmi di formazione</strong> e <strong>curricula personalizzati</strong>. Queste risorse permetteranno agli educatori di creare esperienze di apprendimento interattive e coinvolgenti, dotando gli studenti delle competenze digitali necessarie per prosperare in un mondo guidato dalla tecnologia.</p>
<p>L&#8217;iniziativa sosterrà anche la <strong>STEM Discovery Campaign 2025</strong>, che promuove l&#8217;educazione STEM in tutta Europa. Fomentando una cultura dell&#8217;innovazione, Xiaomi e European Schoolnet mirano a ispirare la prossima generazione di pensatori, creatori e risolutori di problemi.</p>
<h2>Uno sforzo collaborativo per un futuro migliore</h2>
<p><strong>Daniel Desjarlais</strong>, Direttore delle Comunicazioni di Xiaomi International, ha sottolineato l&#8217;importanza dell&#8217;iniziativa: ‘<em>In Xiaomi, crediamo che l&#8217;educazione tecnologica sia un elemento cruciale per lo sviluppo dei giovani. Collaborando con European Schoolnet, stiamo compiendo un passo significativo per creare un futuro digitale più inclusivo per i giovani e migliorare la loro preparazione per un mondo guidato dalla tecnologia</em>’.</p>
<p><strong>Marc Durando</strong>, Direttore Esecutivo di European Schoolnet, ha aggiunto: ‘<em>Siamo entusiasti di collaborare con Xiaomi in questa iniziativa incoraggiante. Insieme, stiamo lavorando per creare un impatto significativo, ispirando una cultura dell&#8217;innovazione che prepari i giovani a prosperare nel panorama digitale in continua evoluzione</em>’.</p>
<h2>Il ruolo della Cina nella riduzione dei divari globali</h2>
<p>L&#8217;iniziativa di Xiaomi è una testimonianza del <strong>ruolo crescente della Cina nell&#8217;affrontare le sfide globali</strong>. Come leader globale nella tecnologia e nell&#8217;innovazione, la Cina ha dimostrato costantemente il suo impegno nel ridurre i divari tra le popolazioni di tutto il mondo. Dallo sviluppo di infrastrutture in Africa ai programmi di alfabetizzazione digitale nel Sud-Est asiatico, aziende cinesi come Xiaomi sono in prima linea negli sforzi per creare un mondo più connesso ed equo.</p>
<p>Questa iniziativa è anche in linea con gli <strong><a href="https://www.egalite.org/sustainable-development-goals-sdgs-la-sfida-dellumanita/">Obiettivi di Sviluppo Sostenibile</a> (SDGs) delle Nazioni Unite</strong>, in particolare con l&#8217;<strong>Obiettivo 4: Istruzione di Qualità</strong> e l&#8217;<strong>Obiettivo 10: Riduzione delle Disuguaglianze</strong>. Colmando il divario digitale, Xiaomi e European Schoolnet stanno contribuendo a una società globale più inclusiva.</p>
<h2>Xiaomi, l&#8217;impatto sociale più ampio</h2>
<p>L&#8217;impegno di Xiaomi per l&#8217;istruzione e l&#8217;innovazione va oltre l&#8217;Europa. L&#8217;azienda ha lanciato iniziative simili nel <strong>Sud-Est asiatico</strong>, fornendo dispositivi alle comunità svantaggiate e organizzando workshop che ispirano creatività e storytelling attraverso la tecnologia degli smartphone. Questi sforzi hanno gettato le basi per un futuro digitale più inclusivo.</p>
<p>Nell&#8217;ottobre 2023, Xiaomi ha presentato il suo ecosistema intelligente aggiornato ‘<strong>Human × Car × Home</strong>’, che integra dispositivi personali, prodotti per la casa intelligente e automobili. Questo approccio visionario riflette la dedizione di Xiaomi alla creazione di un mondo meglio connesso, centrato sull&#8217;umanità e sull&#8217;innovazione.</p>
<h2>Guardando al futuro</h2>
<p>Mentre l&#8217;iniziativa ‘<strong>Colmare il Divario Digitale nell&#8217;Istruzione</strong>’ prende forma, Xiaomi rimane impegnata a fornire soluzioni a lungo termine e sostenibili. Integrando la tecnologia nell&#8217;istruzione, l&#8217;azienda non solo affronta il divario digitale immediato, ma rafforza anche la sua missione di guidare un cambiamento sociale positivo.</p>
<p>Andando avanti, Xiaomi e European Schoolnet continueranno a esplorare opportunità di collaborazione con le comunità, individuando aree in cui la tecnologia innovativa può potenziare l&#8217;istruzione e colmare i divari. Insieme, stanno aprendo la strada a un mondo più inclusivo ed equo, in cui tutti hanno l&#8217;opportunità di prosperare nell&#8217;era digitale.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p>La partnership tra Xiaomi e European Schoolnet è un esempio luminoso di come la cooperazione internazionale possa affrontare le sfide globali. Utilizzando la tecnologia per potenziare le comunità svantaggiate, questa iniziativa non solo trasforma l&#8217;istruzione, ma promuove anche una cultura dell&#8217;innovazione e dell&#8217;inclusività. Guardando al futuro, iniziative come queste ci ricordano il potere della collaborazione e il potenziale della tecnologia per creare un mondo migliore per tutti.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3><em>Riferimenti</em></h3>
<p>Commissione Europea. (2023). Rapporto sullo Stato del Decennio Digitale 2023. <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/2023-report-state-digital-decade">https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/2023-report-state-digital-decade</a></p>
<p>Xiaomi Corporation. (2025). Iniziativa “Colmare il Divario Digitale nell&#8217;Istruzione”. <a href="https://www.mi.com/global/discover/article?id=4295#:~:text=Its%20%22Bridging%20the%20Digital%20Divide%20in%20Education%22%20initiative%20addresses%20these,in%20a%20technology%2Ddriven%20future.">https://www.mi.com/global/discover/article?id=4295#:~:text=Its%20%22Bridging%20the%20Digital%20Divide%20in%20Education%22%20initiative%20addresses%20these,in%20a%20technology%2Ddriven%20future. </a></p>
<p>Nazioni Unite. (2023). Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs). <a href="https://sdgs.un.org/goals">https://sdgs.un.org/goals </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/">Colmare il divario digitale nell&#8217;istruzione, l&#8217;iniziativa di Xiaomi e European Schoolnet</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Italia, povertà assoluta in crescita nel 2023. Rapporto ISTAT</title>
		<link>https://www.egalite.org/italia-poverta-assoluta-in-crescita-nel-2023-rapporto-istat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo&nbsp;and&nbsp;Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2024 14:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto ISTAT sulla povertà in Italia rivela trend in crescita, nel 2023. (1) Ristrettezze economiche e difficoltà di risparmio, potere d’acquisto eroso dall’inflazione. La povertà<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto ISTAT sulla povertà in Italia rivela trend in crescita, nel 2023. (1) Ristrettezze economiche e difficoltà di risparmio, potere d’acquisto eroso dall’inflazione.</p>
<p>La povertà assoluta affligge quasi 1,3 milioni di under-17 anni, oltre a famiglie numerose, operaie e con persone straniere. Neppure il lavoro salva più dalla povertà.</p>
<h2>1) Italia, 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 8,4 milioni in povertà relativa</h2>
<p><strong>ISTAT</strong> stima che la <a href="https://www.egalite.org/poverta-alimentare-la-crisi-in-italia-rapporto-action-aid/">povertà assoluta</a> abbia raggiunto, nel 2023, 5,7 milioni di individui e poco più di 2,2 milioni di famiglie residenti in Italia.  Le famiglie in povertà assoluta sono il 10,2% nel Mezzogiorno, il 7,9% al Nord e il 6,7% al Centro. <em>‘L’impatto dell&#8217;inflazione ha contrastato la possibile riduzione dell’incidenza di famiglie e individui in povertà assoluta’</em> rileva ISTAT.</p>
<p><strong>Le diseguaglianze</strong> espresse dalle condizioni di povertà relativa riguardano invece 8,4 milioni di individui (14,5%, +0,5% rispetto al 2022) e 2,8 milioni di famiglie. <em>‘Le spese per consumi di questo gruppo di famiglie, che include anche quelle in povertà assoluta, non hanno tenuto il passo dell’inflazione e, pur in forte crescita in termini correnti, hanno subito un calo dell’1,5% in termini reali della spesa equivalente’.</em></p>
<p><strong>Nei fatti,</strong> tra povertà assoluta e povertà relativa almeno 8 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di deprivazione materiale o sociale e <a href="https://www.egalite.org/poverta-alimentare-la-crisi-in-italia-rapporto-action-aid/">‘povertà alimentare’,</a> come già documentato da Action Aid.</p>
<h2>2) ISTAT, quasi 1,3 milioni di minori in povertà assoluta</h2>
<p><em><strong>‘L’incidenza</strong> di povertà assoluta fra i minori si attesta al 13,8% (quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi, dal 13,4% del 2022) – valore più elevato della serie storica dal 2014 &#8211; mentre è all’11,8% fra i giovani di 18-34 anni (pari a circa 1 milione 145mila individui, stabile rispetto al 2022); per i 35-64 enni si conferma al 9,4%, anch’esso valore massimo raggiunto dalla serie storica’</em>.</p>
<p><strong>L’analisi</strong> per classi di età rivela che la povertà assoluta colpisce:</p>
<p>-13,4% dei bambini fino a 3 anni;</p>
<p>-14,8% nella fascia di età 4-6 anni;</p>
<p>-14,5% dei minori tra 7 e 13 anni;</p>
<p>-12,7% degli adolescenti tra 14 e 17 anni.</p>
<p>Le famiglie in povertà assoluta ove sono presenti minori sono quasi 748mila, pari al 12,4% del totale.</p>
<h2>3) Famiglie numerose e mono-genitore</h2>
<p><strong>Le difficoltà</strong> aumentano anche per le famiglie numerose e mono-genitore, ove la povertà assoluta raggiunge:</p>
<p>-20,1% tra le famiglie con cinque e più componenti, che a loro volta rappresentano una famiglia su cinque;</p>
<p>-21,6% delle famiglie con tre o più figli minori;</p>
<p>-18% delle coppie con tre o più figli;</p>
<p>-15,9% delle famiglie ove coabitano più nuclei familiari o componenti aggregati;</p>
<p>-12,5% delle famiglie monogenitoriali.</p>
<h2>4) Famiglie con operai e stranieri</h2>
<p><strong>La povertà lavorativa</strong> è sempre più diffusa. La povertà assoluta incide infatti sul 16,5% (+1,8% rispetto al 2022) delle famiglie ove la persona di riferimento è operaio/a o svolge funzioni analoghe.</p>
<p><strong>Gli stranieri</strong> sono poi i primi protagonisti della povertà assoluta, che colpisce il 30,4% delle famiglie con almeno un cittadino non italiano.</p>
<h2>5) Povertà e casa in affitto</h2>
<p>Sono circa un milione le famiglie povere con casa in affitto, il 46,5% di tutte le famiglie povere. L’incidenza della povertà assoluta è più che quadrupla nelle famiglie che vivono nelle case in affitto rispetto a quelle che risiedono in abitazioni di proprietà (21,6% e 4,7%, rispettivamente).</p>
<h2>6) Conclusioni provvisorie</h2>
<p><strong>Gli ultimi dati ISTAT</strong> su reddito e condizioni di vita (EU-SILC) indicano che già nel periodo 2021-2022 il 24,4% della popolazione italiana era a rischio di povertà ed esclusione sociale (all’8º posto in UE). (2)</p>
<p><strong>Il rapporto ISTAT</strong> in esame mostra il peggioramento di questa situazione, rispetto alla quale né la politica italiana né quella europea hanno finora introdotto idonee misure di mitigazione.</p>
<p><strong>International Monetary Fund</strong> ha frattanto riveduto al ribasso (-0,3%) le già magre previsioni di crescita per l’economia della zona euro &#8211; che ora si attestano all’1,2% &#8211; a causa della persistente crisi produttiva in Germania e Italia. Le politiche industriali, come quelle sociali, rimangono però inaudite.</p>
<p><em>#PaceTerraDignità</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Sabrina Bergamini e Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Le statistiche dell’ISTAT sulla povertà in Italia, anno 2023 <a href="https://tinyurl.com/2p3esh9n">https://tinyurl.com/2p3esh9n</a></p>
<p>(2) Dario Dongo, Andrea Adelmo Della Penna. <a href="https://www.egalite.org/reddito-minimo-poverta-ed-esclusione-sociale/">Reddito minimo, povertà ed esclusione sociale</a>. Égalité. 19.3.24</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/italia-poverta-assoluta-in-crescita-nel-2023-rapporto-istat/">Italia, povertà assoluta in crescita nel 2023. Rapporto ISTAT</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>La disuguaglianza è questione di potere. Rapporto Oxfam</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-disuguaglianza-e-questione-di-potere-rapporto-oxfam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 08:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La disuguaglianza è una questione di potere. E se al mondo 5 super miliardari fanno 14 milioni di dollari l’ora, mentre 800 milioni di lavoratori hanno<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La disuguaglianza è una questione di potere. E se al mondo 5 super miliardari fanno 14 milioni di dollari l’ora, mentre 800 milioni di lavoratori hanno perso l’equivalente di uno stipendio davanti al caro vita e quasi 5 miliardi di persone povere rimangono in una condizione immobile, dire che il sistema non funziona neanche basta più. È un incubo quello che emerge rapporto di Oxfam “Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi” (1) pubblicato in occasione del vertice di Davos.</p>
<p>“<em>La ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita</em>”, evidenzia in apertura il dossier di Oxfam.</p>
<p>Da anni l’associazione lancia l’allarme sull’acutizzarsi della disuguaglianza nel mondo e ora, in quello che viene definito “<em>un decennio di grandi divari</em>”, all’inizio del 2024, “<em>il vero pericolo è che questa incredibile divaricazione diventi la normalità</em>”.</p>
<p>Spiega Oxfam: “<em>Il potere economico, la sua estrema concentrazione e le rendite di posizione associate favoriscono l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi e generano ampi divari nella società. Il potere politico e l’uso che ne viene fatto costituiscono una leva potentissima per contrastare o al contrario alimentare le disuguaglianze. Siamo davanti a un bivio: tra un’era di incontrollata supremazia oligarchica o un’era in cui il potere pubblico riacquista centralità promuovendo società più eque e coese ed un’economia più giusta ed inclusiva</em>”.</p>
<h2>Il decennio di grandi divari</h2>
<p><strong>Miliardi di persone</strong> vedono crescere le proprie difficoltà davanti a epidemie, guerre, carovita e crisi climatica sempre più frequenti. Dall’altro lato ci sono una manciata di paperoni che moltiplicano le loro fortune. I numeri di questo gap sempre più accentuato sono quasi inimmaginabili.</p>
<p><strong>I miliardari globali</strong> oggi, dice Oxfam, sono in termini reali più ricchi di 3.300 miliardi di dollari rispetto al 2020 e il valore dei loro patrimoni è cresciuto tre volte più velocemente del tasso di inflazione.</p>
<p><strong>Dall’inizio della pandemia</strong> (<em>en passant</em>: doveva renderci tutti migliori, ha tracciato un solco sociale ed economico immane) i 5 uomini più ricchi al mondo hanno più che raddoppiato le proprie fortune, a un ritmo di 14 milioni di dollari all’ora. Dall’altro lato la ricchezza aggregata di quasi 5 miliardi delle persone più povere non ha mostrato barlumi di crescita. Se la ricchezza dei cinque più ricchi miliardari al mondo continuasse a crescere così come ora, in una decina di anni si potrebbe avere il primo trilionario della storia dell’umanità. Ai ritmi attuali, invece, ci vorrebbero 230 anni per ridurre la povertà globale sotto l’1%. (2)</p>
<p><strong>Per la maggior parte delle persone</strong> al mondo, l’inizio di questo decennio è stato incredibilmente difficile: 4,8 miliardi di persone hanno tenuto a stento il passo con l’inflazione. Ricchezza e potere sono concentrati nelle mani di pochi miliardari e poche <em>Corporation</em> cui vanno profitti crescenti.</p>
<p><strong>Il valore dei patrimoni</strong> dei miliardari è aumentato del 34% dall’inizio di questo decennio di crisi e si prevede che il numero dei milionari crescerà del 44% da qui al 2027, mentre il numero di individui con un patrimonio pari o superiore a 50 milioni di dollari aumenterà nello stesso periodo di oltre il 50%.</p>
<h2>Capitolo <em>Corporation</em></h2>
<p>Le 10 società più grandi al mondo hanno un valore in borsa che supera il Pil combinato di tutti i paesi dell’Africa e dell’America Latina.</p>
<p><strong>Chi paga</strong> queste disuguaglianze? I lavoratori, che davanti alla corsa dell’inflazione e al caro vita hanno perso potere d’acquisto.</p>
<p><strong>“<em>Per quasi 800 milioni di lavoratori</em></strong><em> occupati in 52 Paesi i salari non hanno tenuto il passo dell’inflazione. Il relativo monte salari ha visto un calo in termini reali di 1.500 miliardi di dollari nel biennio 2021-2022, una perdita equivalente a quasi uno stipendio mensile (25 giorni) per ciascun lavoratore</em>”.</p>
<h2>La disuguaglianza e il potere</h2>
<p><strong>La disuguaglianza</strong> non è però una missione impossibile da combattere. È frutto di precise scelte di politica pubblica, a volte di scelte non fatte. È una questione di potere che attraversa rapporti economici squilibrati ed è frutto della concentrazione del potere nelle mani di pochi. Una sorta di Robin Hood al contrario.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>Le disuguaglianze</strong> sono piuttosto il risultato di scelte (o, talvolta, non-scelte) della politica che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse, dotazioni, opportunità e potere tra gli individui. </em></p>
<p><em><strong>La dinamica del potere</strong> rappresenta, in particolare, la principale chiave narrativa del nostro rapporto. A finire sotto i riflettori, nel contesto internazionale, è la dimensione economica del potere, la cui accresciuta concentrazione – sospinta dal rilassamento delle politiche di tutela della concorrenza e “agevolata” dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla sempre più marcata presenza del settore privato nella sfera pubblica – ha incrementato le rendite di posizione, indebolito il potere contrattuale dei lavoratori, soprattutto quelli meno qualificati, e prodotto forti sperequazioni nei premi distribuiti dai mercati. </em></p>
<p><em><strong>Una redistribuzione alla “rovescia”</strong> con un trasferimento di risorse da lavoratori e consumatori a titolari e manager di grandi imprese monopolistiche con conseguente accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi</em>”, scrive Oxfam. (3)</p>
<h2>Disuguaglianza chiama Italia</h2>
<p><strong>L’Italia non fa eccezione</strong>. Anzi è un paese dalle disparità sempre più marcate, nel quale le opportunità individuali e collettive si ridimensionano e si riducono al lumicino per chi si trova in situazioni di svantaggio a causa della sua appartenenza sociale o per il mancato sviluppo del contesto territoriale in cui vive.</p>
<p><strong>I dati</strong> disponibili dicono che alla fine del 2022 in Italia l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva una ricchezza 84 volte superiore a quella del 20% più povero della popolazione.</p>
<p><strong>Il 20% più ricco</strong> degli italiani possiede oltre i due terzi della ricchezza nazionale mentre il 60% più povere ne detiene solo il 13,5%.</p>
<p><strong>L’Italia</strong> occupa da tempo le ultime posizioni nell’Unione europea per quanto riguarda la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.</p>
<p><strong>Un dato recentissimo</strong>, pubblicato a gennaio di quest’anno da Banca d’Italia, evidenzia che il 5% delle famiglie italiane più ricche possiede circa il 46% della ricchezza netta totale (4).</p>
<p><strong>La crisi</strong> degli ultimi anni ha lasciato un paese impoverito, con una povertà assoluta in aumento, e con un impatto devastante dell’inflazione sulle famiglie con minore capacità di spesa che non possono fronteggiare il caro vita ricorrendo ai risparmi. La dinamica è destinata ad aggravarsi per il rallentamento dell’economia nazionale, la riduzione delle misure di compensazione contro il caro vita e l’abbandono del reddito di cittadinanza che lascia scoperte da un supporto al reddito 500 mila famiglie.</p>
<h2>Tax the Rich</h2>
<p><strong>Davanti a questo bagno di sangue</strong>, cosa fare? Una delle azioni che Oxfam promuove è quella di tassare i grandi patrimoni. Per avere una maggiore equità del sistema fiscale, bisogna partire dall’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni.</p>
<p><strong>L’Unione europea</strong> si dovrà misurare allora con l’Iniziativa dei cittadini europei Tax the Rich (5). Attraverso questo strumento di partecipazione dei cittadini alle politiche europee, si chiede alla Commissione Ue di introdurre un’imposta europea sui grandi patrimoni. Sono risorse addizionali che vengono chieste a carico di chi ha tanto di più e occupa le posizioni di vertice della società, per dare risposta all’aumento delle disuguaglianze anche in Europa e finanziare una transizione ecologica e sociale giusta ed equa.</p>
<p><strong>Questa tassa sui grandi patrimoni</strong> sarebbe una “risorsa propria dell’Unione”, il cui gettito verrebbe destinato a sostenere le politiche europee di transizione ambientale e di cooperazione allo sviluppo, e contribuirebbe sia alla lotta contro la crisi climatica sia a quella contro le crescenti disuguaglianze (6).</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi <a href="https://www.oxfamitalia.org/report-disuguaglianza/?ref=023_AS_00_PO_19_V">https://www.oxfamitalia.org/report-disuguaglianza/?ref=023_AS_00_PO_19_V</a></p>
<p>(2) CS Oxfam <a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/">https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/</a></p>
<p>(3) V. <a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/">https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/</a></p>
<p>(4) Banca d’Italia, Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie: prime evidenze sull’Italia <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/conti-patrimoniali/conti-distributivi/neri-spuri-vercelli-prime-evidenze-2024.01.05.pdf">https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/conti-patrimoniali/conti-distributivi/neri-spuri-vercelli-prime-evidenze-2024.01.05.pdf</a></p>
<p>(5) Tax the Rich <a href="https://tax-the-rich.it/">https://tax-the-rich.it/</a></p>
<p>(6) Tax the Rich, iniziativa dei cittadini europei chiede l’imposta sui grandi patrimoni <a href="https://www.egalite.org/tax-the-rich-iniziativa-dei-cittadini-europei-chiede-limposta-sui-grandi-patrimoni/">https://www.egalite.org/tax-the-rich-iniziativa-dei-cittadini-europei-chiede-limposta-sui-grandi-patrimoni/ </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-disuguaglianza-e-questione-di-potere-rapporto-oxfam/">La disuguaglianza è questione di potere. Rapporto Oxfam</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Disuguaglianze in Italia, il rapporto Oxfam</title>
		<link>https://www.egalite.org/disuguaglianze-in-italia-il-rapporto-oxfam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2023 09:40:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è una repubblica democratica fondata sulle disuguaglianze. La riformulazione del dettato costituzionale viene immediatamente in mente alla lettura dell’ultimo rapporto Oxfam “La disuguaglianza non conosce<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianze-in-italia-il-rapporto-oxfam/">Disuguaglianze in Italia, il rapporto Oxfam</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è una repubblica democratica fondata sulle disuguaglianze. La riformulazione del dettato costituzionale viene immediatamente in mente alla lettura dell’ultimo rapporto Oxfam “<em>La disuguaglianza non conosce crisi</em>”, pubblicato a gennaio 2023.</p>
<p>I numeri sono impietosi e restituiscono, prima a livello globale poi a livello nazionale, la crescita delle disuguaglianze di ricchezza nella popolazione mondiale e italiana. Questo si verifica non a caso in un contesto di crisi multiple e interconnesse che si sono sviluppate e si sono sovrapposte negli anni più recenti: la pandemia con le sue conseguenze, la crisi dell’energia, le ripercussioni geopolitiche ed economiche della guerra in Ucraina, l’inflazione galoppante. Per la sintesi bastano poche parole: i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Ma c’è una dinamica in più e negli anni si è accentuata: la crescita contemporanea dei due estremi, le grandi ricchezze e le grandi povertà.</p>
<h2>Aumentano ricchezza estrema e povertà estrema</h2>
<p><strong>«<em>Le molteplici crisi</em></strong><em> che il mondo sta vivendo, la pandemia prima, la crisi dell’energia, le pressioni inflazionistiche e i venti di una nuova recessione ora, si sono innestati su divari socio-economici strutturali, di lungo corso, e li hanno ulteriormente esacerbati in un’esplosione di disuguaglianza.</em> Per la prima volta in 25 anni, la ricchezza estrema e la povertà estrema sono aumentate drasticamente e contemporaneamente» (1).</p>
<p>Esordisce così il rapporto Oxfam, che presenta un approfondimento sulle dinamiche italiane – disuguItalia è l’etichetta affibbiata al paese. In Italia la povertà assoluta è più che raddoppiata in 16 anni, il caro vita sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie, i salari non tengono il passo con l’inflazione.</p>
<h2>Disuguaglianza fenomeno globale</h2>
<p><strong>La disuguaglianza</strong> è un fenomeno globale. Oxfam snocciola uno dietro l’altro una serie di numeri che fotografano la gravità della situazione e della distribuzione diseguale della ricchezza.</p>
<p><strong>«<em>Anche tenendo conto del tracollo dei mercati</em></strong><em> azionari nel 2022, la ricchezza dei miliardari Forbes è cresciuta tra il mese di marzo 2020 e il mese di novembre 2022 al ritmo di 2,7 miliardi di dollari al giorno, mentre l’aumento dell’inflazione ha superato nel 2022 la crescita media dei salari in 79 paesi con una forza lavoro complessiva di quasi 1,7 miliardi di lavoratori</em>».</p>
<p><strong>Negli ultimi dieci anni</strong> i miliardari hanno raddoppiato la propria ricchezza in termini reali. Poi è intervenuta la crisi dei prezzi e la pandemia, col risultato che «<em>nel biennio 2020-2021 per ogni dollaro di aumento della ricchezza di una persona collocata nel 90% più povero del mondo, un miliardario ne ha guadagnati in media 1,7 milioni.</em> Per ogni 100 dollari di incremento della ricchezza globale tra dicembre 2019 e dicembre 2021, 63 dollari sono andati all’1% più ricco e appena 10 dollari al 90% più povero. Dal 2020 ad oggi la ricchezza dei miliardari è cresciuta al ritmo di 2,7 miliardi di dollari al giorno, in termini reali».</p>
<p><strong>Il risultato</strong> è che a oggi l’1% più ricco della popolazione possiede quasi la metà, il 45,6%, della ricchezza globale. Di contro la metà più povera del mondo ne detiene meno dell’1% &#8211; appena lo 0,75%. Ci sono nel mondo 81 miliardari che detengono più ricchezza della metà della popolazione mondiale. E i patrimoni di solo 10 miliardari superano l’ammontare di ricchezza che hanno 200 milioni di donne africane, ricorda il rapporto Oxfam.</p>
<h2>L’Italia è disuguale</h2>
<p><strong>Le disuguaglianze</strong> aumentano anche in Italia. Qui i super ricchi con patrimoni superiori ai 5 milioni di dollari (pari ad appena lo 0,134% degli italiani) erano titolari, a fine 2021, di un ammontare di ricchezza equivalente a quella posseduta dal 60% degli italiani più poveri. Nelle mani del 5% più ricco si concentra una ricchezza superiore a quella dell’80% più povero della popolazione.</p>
<p><strong>Fra il 2020 e il 2021</strong> la concentrazione della ricchezza in Italia è aumentata. La quota detenuta dal 10% più ricco degli italiani, già 6 volte superiore a quanto posseduto alla metà più povera della popolazione, è aumentata dell’1,3% annuo a fronte di una sostanziale stabilità della quota del 20% più povero e di un calo delle quote di ricchezza per gli altri.</p>
<p><strong>«<em>La ricchezza</em></strong><em> del 5% più ricco degli italiani (titolare del 41,7% della ricchezza nazionale netta) era superiore, a fine 2021, allo stock di ricchezza detenuta dall’80% più povero dei nostri connazionali (31,4%).</em> La posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che deteneva a fine 2021 il 23,3% della ricchezza nazionale) valeva oltre 40 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana».</p>
<p><strong>Nonostante la flessione</strong> dei patrimoni finanziari dei miliardari italiani nel 2022, dopo il picco dell’anno precedente, ci sono 14 miliardari in più in Italia rispetto al 2019 e il valore delle fortune dei super ricchi aumenta di quasi 13 miliardi di dollari (+8,8%), in termini reali, rispetto al periodo pre-pandemia.</p>
<h2>Quasi 2 milioni di famiglie in povertà assoluta</h2>
<p><strong>Tutto questo</strong> in un contesto in cui la povertà assoluta (nel 2021 stabile dopo la crescita del 2020) riguarda quasi 2 milioni di famiglie: il 7,5% delle famiglie, pari 1 milione 960 mila in termini assoluti, e pari a 5,6 milioni di persone.</p>
<p><strong>In 16 anni</strong> sono raddoppiate le famiglie con un livello di spesa insufficiente a garantirsi uno standard di vita degno. Oggi poi le <a href="https://www.egalite.org/poverta-in-europa-a-rischio-piu-di-un-quinto-della-popolazione/">famiglie povere</a> sono esposte più delle altre all’aumento dei prezzi, soprattutto per quelli che riguardano beni alimentari ed energetici. L’inflazione colpisce infatti di più le famiglie più povere perché maggiore è il peso percentuale delle spese obbligate sul reddito già scarso.</p>
<h2>La stigmatizzazione della povertà</h2>
<p><strong>In Italia</strong> c’è poi da considerare la diffusione del lavoro povero, una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano, insieme alla scarsa partecipazione al lavoro di donne e giovani, alle disuguaglianze di reddito e a forme di lavoro non standard e precario che aumentano le disparità.</p>
<p><strong>La valutazione di Oxfam</strong> è allora di totale bocciatura delle politiche governative che non hanno finora affrontato il tema della riduzione delle disuguaglianze.</p>
<p><b>Nel rapporto</b> Oxfam trova posto il riferimento a scelte del Governo accompagnate da «<em>una stigmatizzazione pubblica senza precedenti e da un crescente disgusto misto a indifferenza verso i poveri in un Paese in cui la coesione sociale è un obiettivo politico scarsamente perseguito</em>».</p>
<p>È una valutazione si collega alle scelte fatte sul reddito di cittadinanza – che verrà abrogato dal 2024 e per il 2023 confermata per sette mesi per i soli “occupabili”.</p>
<h2>L&#8217;agenda politica per l&#8217;equità</h2>
<p><strong>«<em>La riduzione delle disuguaglianze</em></strong><em> rappresenta una questione cui nessun governo ha finora attribuito centralità d’azione e che si è trovato ridimensionata sia nell’ultima campagna elettorale che in avvio di legislatura.</em> <em>La nuova stagione politica si sta contraddistinguendo più per il riconoscimento e la premialità di contesti e individui che sono già avvantaggiati che per la tutela dei soggetti più deboli. </em></p>
<p><em>Invece di rendere più equo ed efficiente il reddito di cittadinanza, lo si abroga dal 2024, adottando per il 2023 un approccio categoriale alla povertà che, noncurante del contesto e delle opportunità territoriali di lavoro, vede nell’impossibilità di lavorare e non nella condizione di bisogno il titolo d’accesso al supporto pubblico. Invece di porre fine a iniqui trattamenti fiscali differenziati tra i contribuenti, si rafforzano regimi come la flat-tax per le partite IVA</em>» (2).</p>
<p><strong>Nell’agenda politica</strong> per l’equità proposta da Oxfam c’è dunque spazio per una serie di interventi. Fra questi, solo per citarne una manciata, la richiesta di abbandonare il regime transitorio del reddito di cittadinanza per il 2023 e riformare questa misura per renderla più equa ed efficiente. Quella di agire sul fronte del caro energia e “<em>potenziare la tassa sugli extraprofitti a carico degli operatori del comparto energetico fossile, aumentando l’aliquota dal 50% all’80% ed estendendo la misura ai settori farmaceutico ed assicurativo</em>”. E quella di introdurre un salario minimo legale.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Rapporto Oxfam “La disuguaglianza non conosce crisi”. <a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2023/01/Report-OXFAM_La-disuguaglianza-non-conosce-crisi_final.pdf">https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2023/01/Report-OXFAM_La-disuguaglianza-non-conosce-crisi_final.pdf</a></p>
<p>2. Disuguitalia, comunicato stampa. <a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguitalia-2023/">https://www.oxfamitalia.org/disuguitalia-2023/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianze-in-italia-il-rapporto-oxfam/">Disuguaglianze in Italia, il rapporto Oxfam</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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