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	<title>Ambiente Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Tetti verdi senza terreno, l’innovazione sostenibile</title>
		<link>https://www.egalite.org/tetti-verdi-senza-terreno-linnovazione-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 21:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[case green]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I tetti verdi rappresentano una soluzione tecnologica sempre più rilevante per affrontare le sfide ambientali urbane, offrendo benefici significativi in termini di efficienza energetica, mitigazione dell&#8217;effetto isola di calore e gestione<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>tetti verdi</strong> rappresentano una soluzione tecnologica sempre più rilevante per affrontare le sfide ambientali urbane, offrendo benefici significativi in termini di <strong>efficienza energetica</strong>, mitigazione dell&#8217;effetto isola di <strong>calore</strong> e gestione delle <strong>acque</strong> meteoriche.</p>
<p>Una recente ricerca condotta dall&#8217;Università di Perugia (Muscas et al., 2022) ha analizzato l&#8217;impatto ambientale di un sistema innovativo di <strong>tetto verde senza terreno</strong> (Pratotetto®) che utilizza la specie <em>Zoysia tenuifolia</em>, attraverso la metodologia <em>Life Cycle Assessment</em> (LCA).</p>
<h2>Metodologia di ricerca e approccio LCA</h2>
<p>Lo studio di Muscas e colleghi (2022) ha adottato un approccio <em><strong>cradle-to-gate</strong></em>, seguendo gli standard ISO 14040:2006 e ISO 14044:2006 per l&#8217;<strong>analisi del ciclo di vita</strong>. La ricerca è stata condotta utilizzando il software SimaPro 8.4.0.0, applicando tre diverse metodologie di valutazione: <em>Ecological Footprint</em> V1.01, IPCC 2013 GWP 100y V1.0 e <strong>ReCiPe H V1.1</strong>.</p>
<p>La metodologia <strong>ReCiPe</strong>, dal termine <em>recipe</em> (ricetta), è un metodo che traduce i complessi inventari LCI (<em>Life Cycle Inventory</em>) in un numero limitato di indicatori di impatto ambientale, per un’analisi su due livelli:</p>
<ul>
<li><em><strong>midpoint</strong></em> (punto intermedio), che si concentra su singoli problemi ambientali come il cambiamento climatico o l&#8217;acidificazione;</li>
<li><em><strong>endpoint</strong></em> (punto finale), che valuta tre aree di protezione principali: salute umana, qualità degli ecosistemi e scarsità delle risorse. Il suffisso ‘H’ indica la prospettiva <em>Hierarchist</em> (gerarchica), che esprime il consenso scientifico più comune e adotta approcci di precauzione moderata per le assunzioni metodologiche.</li>
</ul>
<p>L&#8217;<strong>unità funzionale</strong> stabilita per l&#8217;analisi è 1 m² di Pratotetto®, un sistema modulare che si distingue per il suo peso estremamente ridotto rispetto ad altre soluzioni di tetti verdi. L’analisi LCA comprende tutti i processi produttivi, gli <em>input</em> delle materie prime e gli <em>output</em> fino al cancello della fabbrica (escludendo le fasi di trasporto, installazione e manutenzione per la loro variabilità caso-specifica).</p>
<h2>Caratteristiche di peso del sistema Pratotetto®</h2>
<p>Una delle <strong>caratteristiche distintive</strong> del sistema Pratotetto® è il suo <strong>peso considerevolmente ridotto</strong> rispetto ai sistemi tradizionali di tetti verdi:</p>
<ul>
<li>i tetti verdi estensivi convenzionali presentano pesi che variano da 73 a 270 kg/m² per sistemi poco profondi;</li>
<li>i tetti verdi intensivi possono raggiungere pesi compresi tra 390 e oltre 730 kg/m² con substrati di almeno 15 cm di profondità;</li>
<li>il sistema Pratotetto® è stimato pesare meno di 40 kg/m².</li>
</ul>
<p>La drastica riduzione di peso del sistema Pratotetto® è stata ottenuta mediante la <strong>sostituzione del </strong>tradizionale substrato di crescita (<strong>terreno</strong>) <strong>con</strong> un doppio strato di <strong>feltro riciclato</strong> spesso appena 4 cm. Questa caratteristica lo rende ideale per:</p>
<ul>
<li>interventi di retrofit edilizio, ovvero la <strong>riqualificazione di edifici esistenti</strong> mediante l’integrazione di soluzioni innovative come i tetti verdi, <strong>senza necessità di demolizioni</strong>;</li>
<li>applicabilità diffusa, anche su strutture non predisposte per sopportare i carichi dei tetti verdi convenzionali, come gli edifici storici che caratterizzano il patrimonio edilizio italiano.</li>
</ul>
<h2>Caratteristiche botaniche della <em>Zoysia tenuifolia</em></h2>
<p>La <em><strong>Zoysia tenuifolia </strong>Thiele</em>, comunemente nota come erba mascherene o erba vellutata coreana, è una <strong>graminacea perenne</strong> appartenente alla famiglia delle <em>Poaceae</em>. Dal punto di vista morfologico, la <em>Zoysia tenuifolia</em> si distingue per:</p>
<ul>
<li>le sue<strong> lamine fogliari estremamente fini</strong>, con larghezza tipicamente inferiore a 2 mm, che conferiscono al tappeto erboso una tessitura molto delicata e un aspetto vellutato caratteristico;</li>
<li>un portamento stolonifero &#8211; vale a dire con <strong>espansione orizzontale</strong>, a livello del suolo o appena inferiore &#8211; e una crescita molto lenta, così da formare <strong>tappeti densi</strong> che naturalmente inibiscono la crescita di erbe infestanti.</li>
</ul>
<p>La scelta di <em>Zoysia tenuifolia</em> per i tappeti erbosi e i tetti verdi è soprattutto dovuta a:</p>
<ul>
<li>elevata <strong>tolleranza</strong> allo<strong> stress idrico</strong> e alle <strong>temperature elevate</strong>. Grazie alla sua origine tropicale, Zpysia ha infatti sviluppato un metabolismo fotosintetico di tipo C4, molto efficiente;</li>
<li>un&#8217;eccezionale <strong>resistenza meccanica</strong>, al <strong>calpestio</strong> e all’usura da contatto fisico. Ed è perciò utilizzata nei campo da calcio e altri impianti sportivi in aree subtropicali e tropicali.</li>
</ul>
<p>La notevole capacità di formare tappeti densi e l’adattabilità a condizioni di stress fisico e climatico riducono significativamente i fabbisogni di gestione agronomica e manutenzione.</p>
<h2>Caratteristiche innovative del sistema senza terreno</h2>
<p>Il sistema <strong>Pratotetto®</strong> presenta caratteristiche tecnologiche innovative che lo differenziano dai tradizionali tetti verdi. Il substrato di crescita è costituito da un <strong>materiale feltrato</strong> realizzato con fibre tessili riciclate e trattate termicamente, che conferisce proprietà isolanti termiche e acustiche.</p>
<p>Il sistema di <strong>sub-irrigazione a goccia</strong> è integrato tra due strati di feltro, mentre uno strato geotessile non tessuto funge da barriera anti-radice. Sotto la barriera radicale, un tappetino cuspidato in <strong>polietilene ad alta densità</strong> (HDPE) garantisce il drenaggio delle acque eccedenti.</p>
<h2>Inventario del ciclo di vita e componenti analizzati</h2>
<p>L&#8217;<strong>inventario LCI</strong> ha identificato quattro componenti principali del sistema:</p>
<ul>
<li><strong>Coltivazione e manutenzione della Zoysia</strong>. Il modello agronomico considerato ha incluso l’impiego di fertilizzanti azotati (0,039 kg), fosfatici (0,004 kg) e potassici (0,006 kg), oltre a erbicidi specifici come pendimetalin e composti piridinici. Le operazioni meccaniche comprendono falciatura, coltivazione, fertilizzazione e irrigazione (132 litri/anno per unità funzionale);</li>
<li><strong>Sistema di irrigazione a goccia</strong>. Tubazioni in polietilene con gocciolatori integrati, per adempiere a un fabbisogno di 0,08 metri di tubo HDPE DN 200 equivalente per m²;</li>
<li><strong>Produzione del feltro</strong>. Processo di sterilizzazione delle fibre riciclate a 180°C senza utilizzo di acqua, sostanze chimiche o adesivi, con un consumo energetico di 9,814 MJ per kg di prodotto.</li>
<li><strong>Strato drenante</strong>. Geocomposito drenante con struttura cuspitata accoppiato a geotessile filtrante, costituito da 565 g/m² di HDPE e 150 g/m² di fibre polipropilene (PP).</li>
</ul>
<h2>Risultati della valutazione degli impatti</h2>
<p>L&#8217;analisi <strong>ReCiPe <em>midpoint</em></strong> ha evidenziato che la produzione del feltro rappresenta il componente a maggiore impatto, con 4,44 kg CO₂ eq./m², deplezione dell&#8217;ozono, acidificazione terrestre e formazione di particolato, principalmente a causa dell&#8217;elevato fabbisogno energetico per il trattamento delle fibre riciclate.</p>
<p>La coltivazione della <strong>Zoysia</strong> impatta principalmente sulla trasformazione del suolo naturale e l&#8217;acidificazione terrestre, oltre all&#8217;ecotossicità marina e d&#8217;acqua dolce. I dati normalizzati mostrano che la persistenza ambientale dei nutrienti azotati contribuisce all&#8217;eutrofizzazione marina, mentre i trattamenti erbicidi influenzano le categorie di ecotossicità.</p>
<p>L&#8217;analisi <strong>ReCiPe <em>endpoint</em></strong> ha confermato che lo strato drenante presenta il valore più elevato in termini di costi aggiuntivi per la produzione futura di risorse, mentre la produzione del feltro impatta maggiormente sulla salute umana e sulla perdita di specie ecosistemiche. Il <em><strong>single score</strong></em> totale risulta di 735,92 mPt, con il feltro che contribuisce per il 48% (356,64 mPt).</p>
<h2>Impatto sul cambiamento climatico e impronta di carbonio</h2>
<p>Secondo la metodologia <strong>IPCC 2013 GWP 100y</strong>, la produzione di 1 m² di Pratotetto® comporta un <em><strong>Global Warming Potential</strong></em> di 7,66 kg CO₂ eq. La distribuzione degli impatti vede il feltro come principale contributore (4,47 kg CO₂ eq., 58%), seguito dallo strato drenante (1,77 kg CO₂ eq., 23%), il sistema di irrigazione a goccia (0,73 kg CO₂ eq., 10%) e la coltivazione della Zoysia (0,70 kg CO₂ eq., 9%).</p>
<p>L&#8217;analisi <em><strong>Ecological Footprint</strong></em> ha confermato l&#8217;elevato impatto della produzione del feltro sulla categoria anidride carbonica, mentre gli altri componenti influenzano maggiormente le categorie meno rilevanti di energia nucleare e occupazione del suolo.</p>
<h2>Analisi di sensitività e scenari alternativi</h2>
<p>L&#8217;<strong>analisi di sensitività</strong> ha valutato tre scenari ipotetici per verificare l&#8217;influenza delle variazioni dei componenti a maggiore impatto:</p>
<ul>
<li><strong>scenario 1</strong>. Utilizzo di tappetino drenante con 60% di HDPE riciclato &#8211; riduzione del 9,02% dell&#8217;impatto totale.</li>
<li><strong>scenario 2</strong>. Impiego di elettricità 100% fotovoltaica per la produzione del feltro &#8211; riduzione significativa, &#8211; 48,87%.</li>
<li><strong>scenario 3</strong>. Aumento del 30% di principi attivi fitosanitari e irrigazione &#8211; incremento dello 0,20%.</li>
</ul>
<p>I risultati dimostrano che gli impatti del Pratotetto® sono più sensibili alle variazioni del <strong>mix energetico</strong> utilizzato piuttosto che alla provenienza dei materiali, evidenziando l&#8217;importanza delle fonti energetiche rinnovabili.</p>
<h2>Confronto con la letteratura scientifica</h2>
<p>I risultati ottenuti si allineano con i pochi dati disponibili in letteratura, tenuto conto che gli studi LCA applicati ai <strong>tetti verdi</strong> sono ancora limitati e spesso includono fasi multiple del ciclo di vita:</p>
<ul>
<li>Manso et al. (2018) hanno analizzato il sistema commerciale Geogreen, identificando nello strato di supporto la principale causa di impatto;</li>
<li>Rincón et al. (2014) hanno confrontato diversi tipi di tetti verdi con substrati vari, evidenziando come la gomma riciclata, più simile al substrato analizzato, presenti il maggior carico ambientale nella fase produttiva.</li>
</ul>
<h2>Implicazioni per la sostenibilità edilizia</h2>
<p>L&#8217;analisi evidenzia le <strong>elevate prestazioni</strong> del sistema senza terreno Pratotetto® in termini di <strong>sostenibilità</strong>, particolarmente per la sua applicabilità in scenari di<strong> retrofit edilizio</strong> grazie al suo peso ridotto. Il sistema minimizza gli strati richiesti per l&#8217;assemblaggio di un tetto verde, rendendolo adatto a molti edifici esistenti che sono privi di capacità portante sufficiente per sistemi tradizionali.</p>
<p>La ricerca sottolinea l&#8217;importanza del <strong>riutilizzo di materiali di scarto</strong> dell&#8217;industria tessile, contribuendo all&#8217;economia circolare. Tuttavia, l&#8217;impatto del feltro è causato esclusivamente dall&#8217;elettricità necessaria per trattare le fibre riciclate, suggerendo che un&#8217;ulteriore riduzione dell&#8217;impatto sarebbe possibile utilizzando <strong>fonti energetiche rinnovabili</strong>.</p>
<h2>Raccomandazioni e sviluppi futuri</h2>
<p>Lo studio (Muscas et al., 2022) raccomanda diverse strategie per migliorare ulteriormente la <strong>sostenibilità ambientale</strong> del sistema di tetti verdi senza terreno Pratotetto®:</p>
<ol>
<li><strong>Transizione energetica</strong>. Implementazione di fonti rinnovabili per la fase di trattamento delle fibre, così da ridurre significativamente l&#8217;impatto complessivo della produzione;</li>
<li><strong>Gestione agronomica integrata</strong>. Miglioramento delle pratiche di fertilizzazione e trattamento della Zoysia attraverso approcci di gestione integrata o biologica;</li>
<li><strong>Ottimizzazione dei materiali</strong>. Utilizzo di materiali plastici con maggiore quota di fonti riciclate per lo strato drenante;</li>
<li><strong>Monitoraggio</strong>. Si raccomandano infine ulteriori studi che includano le fasi operative e di fine vita, per una valutazione LCA completa.</li>
</ol>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>La ricerca rappresenta un contributo significativo alla comprensione degli <strong>impatti ambientali </strong>dei sistemi di tetti verdi innovativi, fornendo dati quantitativi essenziali per decisioni informate nel settore edilizio. Il sistema Pratotetto® dimostra potenzialità interessanti per la <strong>mitigazione climatica urbana</strong>, con un impatto di produzione di 7,66 kg CO₂ eq./m² che può essere ulteriormente ridotto attraverso l&#8217;ottimizzazione del mix energetico.</p>
<p>L&#8217;approccio <strong>soil-less</strong> (senza terreno) con <em>Zoysia tenuifolia</em> si configura come una soluzione tecnologica promettente per la diffusa implementazione di <strong>infrastrutture verdi</strong> nei contesti urbani, particolarmente in clima mediterraneo, con beneficio ultimo per la <strong>salute</strong> e il <strong>benessere degli abitanti</strong>. La metodologia LCA fornisce un quadro solido per la valutazione di tecnologie simili, contribuendo allo sviluppo di soluzioni edilizie più sostenibili e resilienti ai cambiamenti climatici.</p>
<p>La ricerca evidenzia inoltre l&#8217;importanza dell&#8217;<strong>innovazione tecnologica</strong> nel settore dei tetti verdi, dimostrando come l&#8217;integrazione di materiali riciclati e tecniche colturali avanzate possa contribuire in misura significativa alla sostenibilità ambientale dell&#8217;ambiente costruito, supportando gli obiettivi di <strong>decarbonizzazione</strong> del settore edilizio.</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Bibliografia</h3>
<ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Qualità dell’aria in Europa, l’inquinamento è ancora elevato</title>
		<link>https://www.egalite.org/qualita-aria-europa-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2025 13:34:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[qualità aria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7544</guid>

					<description><![CDATA[<p>La quasi totalità della popolazione urbana in Europa rimane esposta a concentrazioni di PM2.5 superiori a quelli indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). È il 94%<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La quasi totalità della popolazione urbana in Europa rimane esposta a concentrazioni di PM2.5 superiori a quelli indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). È il 94% dei residenti nelle città, che subiscono soprattutto l’esposizione al particolato fine, quello con un diametro pari o inferiore a 2,5 µm. Sono particelle emesse principalmente dalla combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico, le attività industriali e il trasporto su strada. E contribuiscono, insieme a numerosi altri inquinanti, al (cattivo) stato della <strong>qualità dell’aria</strong> nelle città e nei cieli d’Europa.</p>
<p>L’<strong>Italia</strong> si distingue in negativo perché è fra i Paesi che esibiscono, nel 2023 e nel 2024,<strong> concentrazioni superiori ai limiti</strong> individuati nella Ue. Mentre dall&#8217;OMS sono arrivate, nel 2021, <strong>linee guida</strong> sulla qualità dell’aria globale su particolato (PM2.5 e PM10), ozono, biossido di azoto, biossido di zolfo e monossido di carbonio con valori inferiori a quelli europei, con l’obiettivo di prevenire l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute.</p>
<h2>Rapporto sulla qualità dell’aria in Ue 2025</h2>
<p>L’ultimo <strong>rapporto</strong> sullo stato della qualità dell’aria dell’<strong>Agenzia europea per l’ambiente</strong> (EEA) (1) fornisce gli ultimi dati ufficiali, relativi agli ultimi due anni, sui livelli di inquinanti atmosferici chiave in Europa, e confronta queste concentrazioni con i limiti attuali, con gli standard previsti per la Ue nel 2030 e con più stringenti linee guida dell’OMS.</p>
<p>Secondo i dati raccolti nelle varie stazioni di monitoraggio in Ue, gli standard venivano soddisfatti per il particolato fine (PM 2.5) (99% delle stazioni) e per il biossido di azoto (NO2) (98% delle stazioni), due inquinanti atmosferici significativamente dannosi. Nonostante questo, i <strong>limiti</strong> sono <strong>lontani dai livelli guida dell’OMS</strong>. E l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare il <strong>rischio ambientale più rilevante per la salute</strong> della popolazione, alla base di bassa qualità della vita, di malattie e decessi evitabili.</p>
<p>I <strong>messaggi chiave</strong> del rapporto (2) evidenziano che, nonostante il miglioramento generale, <a href="https://www.egalite.org/isde-linquinamento-in-ue-migliora-ma-la-situazione-rimane-critica/">gli standard di qualità dell’aria non sono pienamente soddisfatti</a> in tutta Europa.</p>
<p>In particolare “<em>dal 2011, tutti i Paesi hanno ridotto l&#8217;esposizione della popolazione urbana al particolato fine PM2.5, l&#8217;inquinante più dannoso per la salute. Tuttavia, la stragrande maggioranza (94%) della popolazione urbana dell&#8217;UE rimane esposta a concentrazioni di PM2.5 superiori al livello indicato dall&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, evidenziando la necessità di misure aggiuntive per ridurre i rischi per la salute associati</em>”.</p>
<p>Le concentrazioni di <strong>CO2</strong> in molte località sono già inferiori agli standard Ue per il 2030. Allo stesso tempo serviranno ulteriori misure per migliorare la qualità dell’aria, soprattutto nelle città.</p>
<h2>Qualità dell’aria, inquinanti e linee guida OMS</h2>
<p>Secondo il rapporto, “<em>la qualità dell&#8217;aria in Europa è migliorata significativamente negli ultimi decenni per la maggior parte degli inquinanti. Per alcuni inquinanti, come <strong>benzene</strong> e <strong>cadmio</strong>, i Paesi europei stanno già rispettando gli standard stabiliti dalla legislazione dell&#8217;Unione Europea sulla qualità dell&#8217;aria. Miglioramenti positivi si possono osservare anche per altri inquinanti atmosferici, come <strong>anidride solforosa</strong>, <strong>monossido di carbonio</strong>, <strong>piombo</strong>, <strong>arsenico</strong> o <strong>nichel</strong>, con solo poche stazioni di monitoraggio in Europa che mostrano valori per questi inquinanti superiori agli standard UE. Tuttavia, un numero significativo di località nell&#8217;UE presenta <strong>concentrazioni di altri inquinanti superiori agli standard</strong> attualmente in vigore, nonché ai più severi valori guida dell&#8217;OMS</em>”.</p>
<p>Il quadro diventa più chiaro se si guarda alla percentuale di stazioni di monitoraggio che, nel 2023, rispettano le linee guida sulla qualità dell’aria. Questa percentuale, che è alta per il rispetto degli attuali limiti per PM2.5, PM10, NO2 (biossido di azoto) e O3 (ozono), scende se si guarda al rispetto dei futuri limiti Ue al 2030. In questo caso, le <strong>percentuali scendono</strong> a valori compresi fra il 59% di stazioni per il <strong>PM2.5</strong> e il 71% per l’<strong>ozono</strong>.</p>
<h2>Solo pochi siti conformi ai valori OMS</h2>
<p>Se valutato rispetto ai livelli delle linee guida dell’OMS, che sono più severi, nel 2023 il numero di siti di monitoraggio in cui la qualità dell’aria è considerata sicura per la salute era relativamente basso, in particolare per il PM 2,5 e l’ozono. Il rischio di impatti sulla salute legati a questi inquinanti include <strong>malattie respiratorie e cardiovascolari</strong>. Il dato emerge appunto se si guarda alle percentuali di stazioni di monitoraggio che rispettano le linee guida dell’OMS. In quest’ultimo caso, <strong>solo l’8%</strong> dei siti di monitoraggio <strong>per PM2.5 risulta conforme</strong> e solo il <strong>2%</strong> per quanto riguarda l’<strong>ozono</strong>. Va un po’ meglio per il PM10 (36%) e per il biossido di azoto (30%).</p>
<p>L’EEA spiega che, “<em>sebbene la combustione di carburanti sia una fonte comune della maggior parte di questi inquinanti, la riduzione del rischio per la salute richiede spesso una combinazione di diverse misure a causa della variazione nelle fonti specifiche che contribuiscono a ciascun inquinante. Ad esempio, per l&#8217;NO2 la fonte principale è il trasporto, in particolare il <strong>traffico stradale</strong>, e quindi l&#8217;NO2 tende a rappresentare un problema particolare nelle aree urbane</em>”.</p>
<p>I trasporti causano anche emissioni di PM 10 e PM 2.5 ma per questi incide anche il contributo delle altre attività economiche e della combustione domestica di combustibili solidi.</p>
<h2>Italia, dati negativi</h2>
<p>L’<strong>Italia</strong> esibisce spesso dati critici.</p>
<p>Se si guarda ai livelli di<strong> PM10</strong>, ad esempio, emerge che (con un limite medio giornaliero nella Ue di 50 μg/m3) “<em>concentrazioni superiori al valore limite giornaliero UE per il PM10 si riscontrano principalmente in <strong>Italia</strong> e in <strong>alcuni Paesi dell&#8217;Europa orientale</strong>. In molti Paesi dell&#8217;Europa centrale e orientale, combustibili solidi come <strong>carbone e legna</strong> vengono utilizzati per il riscaldamento domestico e in alcuni impianti industriali e centrali elettriche. La <strong>Pianura Padana</strong>, nell&#8217;Italia settentrionale, è un&#8217;area densamente popolata e industrializzata con condizioni meteorologiche e geografiche specifiche che favoriscono l&#8217;<strong>accumulo di inquinanti atmosferici </strong>in atmosfera. Alcune concentrazioni <strong>superano il valore limite giornaliero UE</strong> anche nelle <strong>Isole Canarie</strong>, principalmente a causa dell&#8217;apporto naturale di <strong>polvere sahariana</strong></em>”.</p>
<p>Per il <strong>PM2.5</strong>, concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’Ue ci sono ancora in <strong>Italia</strong>, insieme alla <strong>Turchia</strong> e alla maggioranza dei Paesi nei <strong>Balcani occidentali</strong>. Anche per l’<strong>ozono</strong> nel 2023 le concentrazioni più elevate sono state riscontrate nel <strong>Mar Mediterraneo orientale</strong>, in <strong>Italia</strong>, nella <strong>Penisola Iberica</strong> e nell&#8217;<strong>Europa centrale</strong>.</p>
<h2>Le linee guida OMS</h2>
<p>I livelli guida globali per la qualità dell&#8217;aria dell&#8217;OMS (3) sono stati stabiliti nel 2021. Sono inferiori ai valori limite e obiettivo UE e mirano a prevenire impatti significativi dell&#8217;inquinamento atmosferico sulla salute umana.</p>
<p>Le <strong>linee guida dell’OMS</strong> sulla qualità dell’aria non sono giuridicamente vincolanti ma rappresentano un riferimento per i Paesi e gli organi legislativi quando definiscono le politiche e i parametri di riferimento per la qualità dell’aria e per il controllo degli inquinanti atmosferici (4).</p>
<p>Hanno portato a una rivisitazione dei valori raccomandati in precedenza, con <strong>riduzioni dei valori guida</strong> rilevanti per tutti gli inquinanti, in particolare per il valore annuale del PM2,5 e dell’NO2. Ad esempio nel 2005 il livello medio annuo di emissioni più elevato raccomandato per il PM2.5 era di 10 μg/m3; la revisione del 2021 dimezza questo numero, portandolo a soli 5 μg/m3. Il livello medio annuo di emissione raccomandato per il PM10 nel 2021 passa a 15 μg/m3 (era di 20 μg/m3 nel 2005). Vengono abbassati anche i livelli di esposizione giornalieri. Per il <strong>biossido di azoto</strong>, le linee guida dell&#8217;OMS sono state drasticamente riviste da 40 a 10 μg/m3 in media all&#8217;anno.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>1. Air quality steadily improving but EU standards still not fully met, latest EEA data analysis shows</p>
<p><a href="https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/air-pollution-standards-still-not-fully-met-across-europe">https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/air-pollution-standards-still-not-fully-met-across-europe</a></p>
<p>2. Air quality status report 2025</p>
<p><a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/air-quality-status-report-2025">https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/air-quality-status-report-2025</a></p>
<p>3. WHO global air quality guidelines: particulate matter (‎PM2.5 and PM10)‎, ozone, nitrogen dioxide, sulfur dioxide and carbon monoxide</p>
<p><a href="https://iris.who.int/handle/10665/345329">https://iris.who.int/handle/10665/345329</a></p>
<p>4. Qualità dell’aria: le nuove linee guida dell’OMS. <a href="https://www.epicentro.iss.it/ambiente/qualita-aria-linee-guida-oms-2021">https://www.epicentro.iss.it/ambiente/qualita-aria-linee-guida-oms-2021</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/qualita-aria-europa-salute/">Qualità dell’aria in Europa, l’inquinamento è ancora elevato</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>ISDE, l’inquinamento in UE migliora ma la situazione rimane critica</title>
		<link>https://www.egalite.org/isde-linquinamento-in-ue-migliora-ma-la-situazione-rimane-critica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2025 14:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7530</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione Medici per l&#8217;Ambiente (ISDE, International Society of Doctors for Environment) analizza e commenta i contenuti del secondo rapporto Zero Pollution Monitoring and Outlook e del<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/isde-linquinamento-in-ue-migliora-ma-la-situazione-rimane-critica/">ISDE, l’inquinamento in UE migliora ma la situazione rimane critica</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione Medici per l&#8217;Ambiente (ISDE, International Society of Doctors for Environment) analizza e commenta i contenuti del secondo rapporto Zero Pollution Monitoring and Outlook e del quarto rapporto Clean Air Outlook, pubblicati dalla Commissione Europea e dall&#8217;Agenzia Europea per l&#8217;Ambiente (EEA) per fare il punto sui progressi dell&#8217;UE verso gli obiettivi di riduzione dell&#8217;inquinamento entro il 2030. Secondo gli stessi rapporti, urge un’azione molto più incisiva per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento per il 2030.</p>
<h2>Inquinamento in UE, i progressi</h2>
<p>Le politiche della UE hanno finora raggiunto alcuni progressi:</p>
<p>&#8211; hanno contribuito a<strong> ridurre l&#8217;inquinamento atmosferico</strong> nonché, almeno in parte, a mitigare l&#8217;uso di pesticidi e lo smaltimento di rifiuti di plastica in mare</p>
<p>&#8211; la <strong>qualità dell&#8217;aria</strong> è migliorata con una lieve diminuzione, secondo ISDE Italia,? delle morti premature legate all’inquinamento</p>
<p>&#8211; sono stati adottati provvedimenti legislativi, come la <strong>revisione di direttive</strong> su emissioni industriali, qualità dell&#8217;aria, trattamento delle acque reflue e gestione dei rifiuti.</p>
<p>Il nuovo regolamento sul <strong>ripristino della natura</strong> contribuirà inoltre a ridurre ulteriormente le pressioni di inquinamento sugli ecosistemi e ad aumentare la resilienza complessiva degli ecosistemi.</p>
<h2>Sfide persistenti</h2>
<p>La sfida è tuttavia ancora ardua, sottolinea ISDE, che in Italia ha da poco pubblicato il suo nuovo ‘Position Paper sull’inquinamento atmosferico’. Come sperimenta gran parte della popolazione europea, i livelli di inquinamento rimangono elevati, in particolare per <strong>rumore nocivo</strong>, <strong><a href="https://www.foodtimes.eu/food-system-en/special-microplastics-in-the-human-body-scientific-review/">microplastiche</a></strong>, <strong>inquinamento da nutrienti</strong> (es. ammoniaca e ossidi di azoto) e produzione di <strong>rifiuti</strong>.</p>
<p>L&#8217;inquinamento acustico nelle aree urbane e le perdite di nutrienti da deflussi agricoli rimangono tuttavia problemi critici. Anche la produzione di rifiuti continua ad aumentare, richiedendo ulteriori sforzi per la riduzione.</p>
<h2>Le azioni necessarie</h2>
<p>Ulteriori <strong>azioni</strong> sono necessarie e urgenti per ridurre l’inquinamento. Per esempio bisognerebbe</p>
<p>&#8211; integrare i principi di inquinamento zero in tutte le politiche e promuovere l&#8217;economia circolare per ridurre il consumo di risorse;</p>
<p>&#8211; rafforzare l&#8217;attuazione e l&#8217;applicazione della legislazione ambientale esistente;</p>
<p>&#8211;  adottare misure specifiche, come il Regolamento sulla prevenzione delle perdite di pellet di plastica per contrastare l&#8217;inquinamento da microplastiche.</p>
<h2>L’impatto dell’inquinamento sulla salute e sull’ambiente</h2>
<p>L&#8217;inquinamento &#8211; nelle sue varie forme &#8211; contribuisce a <strong>morti premature</strong> e <strong>problemi di salute</strong>, con <strong>disuguaglianze nell&#8217;esposizione</strong> (gruppi socioeconomici più bassi e popolazioni vulnerabili come bambini e anziani sono più colpiti).</p>
<p>‘<em>Questi decessi e malattie associati all’inquinamento sono tutti ampiamente prevenibili riducendo i livelli di inquinamento nell’ambiente e dovrebbero venire considerati come parte delle future misure preventive per la salute in Europa. L’inquinamento è anche una delle cinque principali minacce alla biodiversità</em>’, commenta ISDE.</p>
<h2>15 regioni UE in vantaggio</h2>
<p>I livelli delle varie forme di inquinamento vengono monitorati attraverso lo <strong>Zero Pollution Dashboard</strong>, che confronta i progressi delle regioni UE su aria, acqua e suolo.</p>
<p>Le <strong>migliori condizioni</strong>, in termini di livelli di inquinamento più bassi, sono state raggiunte in 15 regioni in Austria, Finlandia, Francia, Germania, Svezia.</p>
<h2>Piano d&#8217;azione per l&#8217;inquinamento zero</h2>
<p>Per raggiungere un pianeta pulito e sano, nel 2021 è stato avviato lo <strong>Zero Pollution Action Plan</strong> con obiettivi chiave per accelerare la riduzione dell’inquinamento.</p>
<p>Nell’ambito del Piano, la Commissione ha lanciato nove iniziative faro e 33 azioni dedicate per prevenire e ridurre l’inquinamento, tra cui in particolare il pacchetto Zero Pollution per aria e acqua più pulite entro il 2050.</p>
<h2>Intensificare gli sforzi</h2>
<p>Nonostante i progressi, l&#8217;UE deve intensificare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di inquinamento zero entro il 2030. La riduzione dell&#8217;inquinamento non solo <a href="https://www.egalite.org/drastici-benefici-per-la-salute-con-la-riduzione-dellinquinamento-atmosferico-studio-scientifico/">migliorerà la salute pubblica</a> e proteggerà gli ecosistemi, ma sosterrà anche la transizione verso un&#8217;economia più sostenibile e competitiva.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>1. L’UE avanza verso obiettivi di inquinamento zero entro 2030 ma è necessaria un’azione più decisa. <em>ISDE</em>. 3.3.25 <a href="https://www.isdenews.it/lue-avanza-verso-obiettivi-di-inquinamento-zero-entro-2030-ma-e-necessaria-unazione-piu-decisa/">https://www.isdenews.it/lue-avanza-verso-obiettivi-di-inquinamento-zero-entro-2030-ma-e-necessaria-unazione-piu-decisa/ </a></p>
<p>2. Secondo rapporto Zero Pollution Monitoring and Outlook. <em>Commissione Ue e l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA).</em> 3.3.25 <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/zero-pollution-monitoring-and-outlook-report">https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/zero-pollution-monitoring-and-outlook-report </a></p>
<p>3. Clean Air Outlook. Commissione Europea <a href="https://environment.ec.europa.eu/topics/air/clean-air-outlook_en">https://environment.ec.europa.eu/topics/air/clean-air-outlook_en</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/isde-linquinamento-in-ue-migliora-ma-la-situazione-rimane-critica/">ISDE, l’inquinamento in UE migliora ma la situazione rimane critica</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Inquinamento atmosferico, salute umana e ambiente. Rapporto EEA</title>
		<link>https://www.egalite.org/inquinamento-rapporto-eea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 19:50:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7501</guid>

					<description><![CDATA[<p>Smog, particolato fine, ozono e biossido di azoto minacciano la salute umana e quella degli ecosistemi. L’inquinamento atmosferico rappresenta la più grande minaccia ambientale per la<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/inquinamento-rapporto-eea/">Inquinamento atmosferico, salute umana e ambiente. Rapporto EEA</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Smog, particolato fine, ozono e biossido di azoto minacciano la salute umana e quella degli ecosistemi. L’inquinamento atmosferico rappresenta la più grande minaccia ambientale per la salute e concorre a malattie croniche quali ictus, cancro e diabete. I decessi attribuiti all’inquinamento atmosferico e alla cattiva qualità dell’aria sono stimati a tripla cifra in Europa.</p>
<p>L’ultima valutazione dell’impatto sulla salute della qualità dell’aria, pubblicata a dicembre 2024 dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) (1) evidenzia che quasi 240 mila decessi l’anno nella Ue possono essere attribuiti all’esposizione al particolato fine PM 2,5. Gli europei sono esposti a concentrazioni di inquinanti atmosferici superiori a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Ma il danno non riguarda solo la comunità umana. Quasi tre quarti degli ecosistemi europei sono esposti a livelli dannosi di inquinamento atmosferico, che si traducono in acidificazione, eutrofizzazione, danni alle foreste e alla colture, perdita di biodiversità.</p>
<h2>Inquinamento atmosferico e danni alla salute</h2>
<p><strong>Il panorama</strong> viene dalla nota informativa dell’Agenzia «Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status 2024» (Danni alla salute umana dovuti all’inquinamento atmosferico in Europa: incidenza dello stato delle malattie 2024) (2)</p>
<p><strong>I dati</strong> fra l’altro, nel conteggio delle migliaia di decessi attribuibili all’inquinamento, segnalano una tendenza al miglioramento per l’esposizione a lungo termine a particolato fine, biossido di azoto e ozono, i tre principali inquinanti.</p>
<p><strong>Fra il 2005 e il 2022</strong> &#8216;<em>il numero di decessi nell’UE imputabili al particolato fine o PM2,5 è diminuito del 45%, restando in linea per raggiungere l’obiettivo di riduzione del 55% delineato nel piano d’azione dell’UE «inquinamento zero» per il 2030&#8242;</em>, scrive l’Agenzia europea per l’ambiente.</p>
<p><strong>L’obiettivo</strong> dell’Europa è quello di ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico, verso Zero Pollution, con l’introduzione delle nuove norme entrate in vigore lo scorso dicembre.</p>
<p><strong>Certo è che l’inquinamento</strong> atmosferico, scrive l’EEA, &#8216;<em>continua a rappresentare il principale rischio ambientale per la salute degli europei (seguito da altri fattori quali l’esposizione al rumore e alle sostanze chimiche nonché i crescenti effetti sulla salute delle ondate di calore legate al clima) ed è responsabile di malattie croniche e decessi attribuibili, in particolare nelle città e nelle aree urbane&#8217;</em>.</p>
<h2>Inquinamento atmosferico, i decessi stimati nella Ue a 27</h2>
<p><strong>Analizzando i dati</strong> sulla mortalità dovuta a tutte le cause naturali (escludendo cioè le cause accidentali e altre cause non naturali), attribuibili all&#8217;esposizione a lungo termine ai principali inquinanti atmosferici, l’Agenzia europea per l’ambiente stima che nella Ue a 27 nel 2022:</p>
<ul>
<li>239.000 decessi erano attribuibili all&#8217;esposizione a concentrazioni di PM 2,5 superiori al livello guida dell&#8217;OMS di 5 µg/m³ (microgrammi per metro cubo di aria);</li>
<li>70.000 decessi sono stati attribuiti all&#8217;esposizione a concentrazioni di O3 superiori al livello guida dell&#8217;OMS di 60 µg/m³;</li>
<li>48.000 decessi sono stati attribuiti all&#8217;esposizione a concentrazioni di NO2 superiori al livello guida dell&#8217;OMS di 10 µg/m³ .</li>
</ul>
<p><strong>L’Italia</strong> vanta il triste primato del più alto di decessi attribuiti al PM 2,5 nel 2022 (seguono Polonia e Germania).</p>
<p><strong>I decessi</strong> attribuibili al PM 2,5 in Italia sono stimati in oltre 48 mila (il numero è 48.610: in pratica un quinto delle 239 mila vittime stimate nella Ue a 27 si registra nel nostro Paese); 9.620 sono i decessi attribuibili a biossido di azoto e 13.640 quelli attribuibili all’inquinamento da ozono.</p>
<h2>L’inquinamento atmosferico e gli ecosistemi</h2>
<p><strong>L’inquinamento atmosferico</strong> degrada gli ambienti, riduce la biodiversità, danneggia la salute degli ecosistemi in modi diversi.</p>
<p><strong>La nota</strong> dell’Agenzia «Impacts of air pollution on ecosystems in Europe» (Effetti dell’inquinamento atmosferico sugli ecosistemi in Europa) (3) esamina l’esposizione della vegetazione ai principali inquinanti atmosferici e il modo in cui questo si traduce in resa delle colture e perdite economiche.</p>
<p><strong>L’azoto</strong> presente nell’aria e che si deposita negli ecosistemi aumenta il carico di nutrienti (eutrofizzazione) e questo causa cambiamenti nella struttura degli ecosistemi e nelle specie vegetali che possono andare perdute, oppure svilupparsi di più se beneficiano di alti livelli di azoto, cambiando così la struttura di un ecosistema.</p>
<p><strong>Nel 2022</strong>, spiega l’EEA, &#8216;<em>il 73% degli ecosistemi dell’UE si trovava al di sopra dei carichi critici per l’eutrofizzazione&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Un terzo dei terreni</strong> agricoli è stato esposto a concentrazioni di ozono a livello del suolo troppo alte, col risultato di avere danni alle coltivazioni e perdite economiche. L’ozono danneggia le foreste, abbassa i tassi di crescita delle piante, compromette la biodiversità. L’impatto negativo dell’ozono si misura anche con rese ridotte di grano e patate, con perdite stimate nel 2022 di 1,3 miliardi di euro per il grano e 680 milioni di euro per le patate in tutta Europa.</p>
<p><strong>Ci sono poi i metalli pesanti,</strong> inquinanti tossici che si depositano negli ecosistemi, si accumulano sui terreni e successivamente si bioaccumulano (vale a dire che una sostanza si accumula all&#8217;interno di un organismo nel corso della sua vita).</p>
<h2>Zero Pollution</h2>
<p><strong>La direttiva</strong> riveduta relativa alla qualità dell’aria (direttiva (UE) 2024/2881) è entrata in vigore il 10 dicembre 2024 e introduce nuovi standard di qualità dell’aria da raggiungere entro il 2030 (4). Gli inquinanti cui si riferisce comprendono fra gli altri il particolato PM10 e PM2,5, il biossido di azoto e l’anidride solforosa.</p>
<p><strong>Ci sarà però la possibilità di rinviare</strong> il termine per raggiungere gli obiettivi previsti: &#8216;<em>In circostanze specifiche, gli Stati membri possono disporre di più tempo per conformarsi alle nuove norme</em>&#8216;. Inoltre, la legislazione &#8216;<em>garantirà che le persone che soffrono di danni alla salute dovuti all&#8217;inquinamento atmosferico abbiano il diritto di essere risarcite&#8217;</em> in caso di violazione delle norme UE sulla qualità dell&#8217;aria.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Health and environment impacts of air pollution exposure remain high across Europe <a href="https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/health-and-environment-impacts-of-air-pollution?activeAccordion=da162680-29c7-4202-9c94-a9b540c935e7">https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/health-and-environment-impacts-of-air-pollution?activeAccordion=da162680-29c7-4202-9c94-a9b540c935e7</a></p>
<p>(2) Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2024 <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/harm-to-human-health-from-air-pollution-2024">https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/harm-to-human-health-from-air-pollution-2024</a></p>
<p>(3) Impacts of air pollution on ecosystems in Europe <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/impacts-of-air-pollution-on-ecosystems-in-europe">https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/impacts-of-air-pollution-on-ecosystems-in-europe</a></p>
<p>(4) Zero Pollution: entrano in vigore le nuove norme UE per un&#8217;aria più pulita entro il 2030 <a href="https://environment.ec.europa.eu/news/new-pollution-rules-come-effect-cleaner-air-2030-2024-12-10_en">https://environment.ec.europa.eu/news/new-pollution-rules-come-effect-cleaner-air-2030-2024-12-10_en</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/inquinamento-rapporto-eea/">Inquinamento atmosferico, salute umana e ambiente. Rapporto EEA</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>L&#8217;aridità avanza. E ha già divorato il 40% delle terre emerse</title>
		<link>https://www.egalite.org/laridita-avanza-e-ha-gia-divorato-il-40-delle-terre-emerse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 21:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[protezione del suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;aridità che avanza è la “crisi esistenziale” che ridefinisce la vita sulla Terra. A oggi le zone aride coprono già il 40,6% di tutte le terre<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/laridita-avanza-e-ha-gia-divorato-il-40-delle-terre-emerse/">L&#8217;aridità avanza. E ha già divorato il 40% delle terre emerse</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;aridità che avanza è la “crisi esistenziale” che ridefinisce la vita sulla Terra. A oggi le zone aride coprono già il 40,6% di tutte le terre emerse, Antartide esclusa. Ed è un dato in aumento rispetto al 37,5% degli ultimi 30 anni. Negli ultimi tre decenni tre quarti delle terre emerse del Pianeta sono diventate permanentemente più aride. E oggi quasi un terzo della popolazione mondiale, il 30,9%, vive in terre aride (1).</p>
<h2>Drying Lands, la minaccia dell&#8217;aridità</h2>
<p><strong>Il quadro</strong> arriva dal rapporto “ The Global Threat of Drying Lands: Regional and global aridity trends and future proiezioni ”, presentato alla Cop16 dell&#8217;UNCCD (Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta contro la desertificazione) che si è svolto a Riyadh, in Arabia Saudita.</p>
<p><strong>“<em>Questa analisi</em></strong><em> dissipa finalmente un&#8217;incertezza che da tempo circonda le tendenze globali di siccità. Per la prima volta, la crisi di aridità è stata documentata con chiarezza scientifica, rivelando una minaccia esistenziale che colpisce miliardi di persone in tutto il mondo. </em></p>
<p><em><strong>A differenza delle siccità</strong>, periodi temporanei di scarse precipitazioni, l&#8217;aridità rappresenta <strong>una trasformazione permanente e inesorabile</strong>. Le siccità finiscono. Quando il clima di un&#8217;area diventa più secco, tuttavia, si perde la capacità di tornare alle condizioni precedenti. I climi più secchi che ora interessano vaste terre in tutto il mondo non torneranno a essere come erano e questo cambiamento sta ridefinendo la vita sulla Terra</em>”, ha detto Ibrahim Thiaw, Segretario esecutivo dell&#8217;UNCCD &#8211; (1)</p>
<h2>Miliardi di persone su terre aride</h2>
<p><strong>La tendenza</strong> generale del pianeta è verso un aumento generale dell&#8217;aridità. Le terre aride si stanno espandendo e spingono ecosistemi e società che soffrono di impatti potenzialmente letali.</p>
<p><strong>2,3 miliardi di persone</strong> – ben oltre il 25% della popolazione mondiale – vivono in terre aride. E mentre il pianeta continua a riscaldarsi, le proiezioni legate agli scenari peggiori denunciano che fino a 5 miliardi di persone potrebbero vivere su terre aride entro la fine del secolo, alle prese dunque con terreni impoveriti, scarsità di risorse idriche ed ecosistemi al collasso.</p>
<p><strong>Una delle conseguenze</strong> più visibili di questo processo sono le migrazioni forzate. “<em>Dal Medio Oriente all&#8217;Africa e all&#8217;Asia meridionale, milioni sono già in movimento, una tendenza destinata ad intensificarsi nei prossimi decenni</em>”.</p>
<h2>La devastazione dell&#8217;aridità</h2>
<p><strong>L&#8217;aridità</strong> è legata a condizioni climatiche persistenti e a lungo termine, mentre la siccità è un periodo anomalo e a breve termine di carenza d&#8217;acqua che colpisce ecosistemi e persone. Mentre questa può verificarsi in quasi tutti i regimi climatici come parte della variabilità climatica naturale, l&#8217;aridità è una condizione stabile con cambiamenti su lunga scala.</p>
<p><strong>“<em>L&#8217;aridità</em></strong><em> &#8211; la mancanza relativa ea lungo termine di umidità disponibile per la vita nei climi terrestri &#8211; influisce in modo significativo sul degrado del territorio, sulla desertificazione e sulla resilienza complessiva degli ecosistemi e delle comunità umane. Il degrado del terreno e la scarsità d&#8217;acqua legati all&#8217;aridità sono stati collegati a insicurezza alimentare e idrica, scarsa fertilità del suolo, perdita di produttività delle colture e delle piante, declino della biodiversità, degrado degli ecosistemi, intense tempeste di sabbia e polvere, incendi selvaggi, cattiva salute e migrazioni umane su larga scala. Il cambiamento climatico causato dall&#8217;uomo è il principale responsabile del cambiamento dell&#8217;aridità in tutto il mondo</em>”. (2)</p>
<p>Anche se i drammatici disastri legati all&#8217;acqua, come inondazioni e tempeste, si sono intensificati in alcune parti del mondo, <strong>più di tre quarti della terra della Terra sono diventati permanentemente più asciutti</strong> negli ultimi decenni. Ben il 77,6% della Terra ha sperimentato condizioni più asciutte durante i tre decenni precedenti al 2020 rispetto al precedente periodo di 30 anni. Nello stesso periodo, le terre aride si sono espanse di circa 4,3 milioni di km2, un&#8217;area quasi un terzo più grande dell&#8217;India, che è il settimo paese più grande del mondo, e ora copre il 40,6% di tutta la terra sulla Terra (esclusa l&#8217;Antartide).</p>
<p><strong>C&#8217;è un altro 7,6% di terre</strong>, un&#8217;area più grande del Canada, che ha attraversato diverse soglie di aridità passando dalle terre meno aride a terre più secche, da paesaggi umidi ad aridi, con devastanti implicazioni per l&#8217;agricoltura, gli ecosistemi e le comunità umane.</p>
<p><strong>Secondo la ricerca</strong>, se non si riesce a frenare le emissioni di gas serra un altro 3% di aree umide del mondo diventerà arido entro la fine del secolo.</p>
<h2>Ecosistemi e comunità negli hotspot di aridificazione</h2>
<p><strong>L&#8217;Europa</strong> c&#8217;è dentro in pieno. Gli “Hotspot di aridificazione” sono quasi tutta l&#8217;Europa (il 95,9% del suo territorio) e parti degli Stati Uniti occidentali, del Brasile, dell&#8217;Asia (in particolare l&#8217;Asia orientale) e l&#8217;Africa centrale.</p>
<p>Quando si parla di impatto devastante, significa che <strong>un quinto del pianeta potrebbe subire cambiamenti bruschi</strong> negli ecosistemi: foreste che diventano praterie, specie animali e vegetali che si estinguono. In queste condizioni, il 20% del Pianeta è a rischio di subire brusche trasformazioni dell&#8217;ecosistema entro la fine del secolo, con una perdita di habitat per il 55% delle specie tra mammiferi, rettili, pesci, anfibi e uccelli.</p>
<p>Si prevede che <strong>più di due terzi di tutta la terra del pianeta</strong> (esclusa la Groenlandia e l&#8217;Antartide) immagazzinerà meno acqua entro la fine del secolo se le emissioni di gas serra continueranno a seguire una crescita anche modesta. E ancora, ci saranno degrado ed erosione del suolo e una spinta a incendi più intensi e più diffusi.</p>
<p><strong>L&#8217;aumento dell&#8217;impatto</strong> sulla povertà, sulla scarsità dell&#8217;acqua e sul degrado del suolo sono inoltre collegati all&#8217;aumento dei tassi di malattia e al decessi a livello globale, specialmente tra i bambini e le donne.</p>
<p>L&#8217;aumento di aridità e siccità gioca infine un <strong>ruolo chiave sull&#8217;aumento della migrazione</strong> umana in tutto il mondo, in particolare nelle aree iperaride e aride dell&#8217;Europa meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa e dell&#8217;Asia meridionale.</p>
<p><strong>“<em>L&#8217;aumento dell&#8217;aridità</em></strong><em> rimodellerà il paesaggio globale, sfidando i modi di vita tradizionali e costringendo le società a reimmaginare il loro rapporto con la terra e l&#8217;acqua. Come per i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, affrontare l&#8217;aridità richiede un&#8217;azione internazionale coordinata e un impegno incrollabile per lo sviluppo sostenibile</em>” , ha detto Andrea Toreti, co-autore e scienziato senior della Commissione europea</p>
<h2>Accordi rimandati al 2026</h2>
<p>A fronte di tutto questo, la <strong>Cop16 sulla desertificazione</strong> si è conclusa senza raggiungere un accordo vincolante.</p>
<p><strong>Nel comunicato</strong> finale si legge infatti che i quasi 200 paesi riuniti alla Cop16 “s<em>ono impegnati a dare priorità al ripristino del territorio e alla resilienza alla siccità nelle politiche nazionali e nella cooperazione internazionale come strategia essenziale per la sicurezza alimentare e l&#8217;adattamento climatico. Le nazioni hanno anche compiuto progressi significativi nel gettare le basi per un futuro regime globale per la siccità, che intendono completare alla COP17 in Mongolia nel 2026. Nel frattempo, sono stati stanziati oltre 12 miliardi di dollari per affrontare la desertificazione, il degrado del suolo e la siccità in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più vulnerabili</em>”. (3)</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Tre quarti delle terre emerse della Terra sono diventate permanentemente più secche negli ultimi tre decenni: ONU</p>
<p><a href="https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/three-quarters-earths-land-became-permanently-drier-last-three-decades">https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/three-quarters-earths-land-became-permanently-drier-last-three-decades</a></p>
<p>(2) La minaccia globale delle terre inaridite: tendenze regionali e globali dell&#8217;aridità e proiezioni future</p>
<p><a href="https://www.unccd.int/sites/default/files/2024-12/aridity_report.pdf">https://www.unccd.int/sites/default/files/2024-12/aridity_report.pdf</a></p>
<p>(3) La conferenza delle Nazioni Unite a Riyadh traccia un percorso per un&#8217;azione globale sulla terra e la siccità</p>
<p><a href="https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/united-nations-conference-riyadh-charts-path-global-action-land-drought">https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/united-nations-conference-riyadh-charts-path-global-action-land-drought</a></p>
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		<title>Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</title>
		<link>https://www.egalite.org/cop29-il-summit-della-finanza-si-chiude-con-pochi-soldi-e-molto-scontento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 15:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Cop29]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il summit della finanza climatica (1) si ferma a quota 300. Alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, la Cop29 che si è chiusa nei giorni scorsi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il summit della finanza climatica (1) si ferma a quota 300. Alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, la Cop29 che si è chiusa nei giorni scorsi a Baku, i Paesi industrializzati si impegnano a finanziare la lotta globale contro la crisi climatica nei Paesi in via di sviluppo mobilitando solo 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, all’interno di un vago traguardo di 1.300 miliardi che dovrebbe essere raggiunto attraverso il contributo di attori pubblici e privati. I Paesi in via di sviluppo e quelli più colpiti dai disastri climatici avevano chiesto almeno 1000 miliardi di dollari l’anno.</p>
<h2>L’accordo sui soldi scontenta i paesi vulnerabili</h2>
<p><strong>L’accordo</strong> “<em>invita tutti gli attori a collaborare per consentire l&#8217;aumento dei finanziamenti ai Paesi parti per l&#8217;azione per il clima da tutte le fonti pubbliche e private ad almeno 1,3 USD trilioni all&#8217;anno entro il 2035</em>”.</p>
<p><strong>Negli anni scorsi</strong> i Paesi industrializzati avevano accettato di pagare 100 miliardi di finanziamenti per il clima all’anno entro il 2020; alla cifra si è arrivati solo più tardi ma con varie controversie perché gli importi sono stati raggiunti soprattutto attraverso prestiti e non mediante sovvenzioni.</p>
<p><strong>Ora l’accordo raggiunto</strong> a Baku, come si legge nello statement ufficiale, prevede di “<em>triplicare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, passando dal precedente obiettivo di 100 miliardi di dollari annui a 300 miliardi di dollari annui entro il 2035; garantire gli sforzi di tutti gli attori affinché lavorino insieme per aumentare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, da fonti pubbliche e private, fino a raggiungere un importo di 1,3 trilioni di dollari all&#8217;anno entro il 2035</em>”. (2)</p>
<h2>Le critiche alle conclusioni della Cop29</h2>
<p><strong>Troppo poco</strong>, da troppe fonti, con un’agenda climatica disastrosa e con quello che Oxfam international indica come “uno schema Ponzi globale”.</p>
<p><strong>Le critiche</strong> all’accordo si sono moltiplicate perché i finanziamenti sono ritenuti troppo bassi, se non offensivi, e inadatti ad affrontare la crisi climatica nei Paesi che meno vi prendono parte (come le piccole nazioni insulari) ma di più rischiano di venire spazzate via dai disastri sempre più devastanti.</p>
<p><strong>Paesi</strong> come la Bolivia e la Nigeria hanno espresso profonda delusione per quello che hanno definito un obiettivo di finanziamento “insulsamente basso” e per il fatto che il testo concordato non sia riuscito a sviluppare in modo significativo l’accordo raggiunto alla COP28 di Dubai, che chiedeva alle nazioni di “abbandonare i combustibili fossili”. Un rappresentante di un gruppo di piccole nazioni insulari ha dichiarato: “<em>Dopo la fine di questa COP29, non possiamo semplicemente salpare verso il tramonto. Stiamo letteralmente affondando</em>”. (3)</p>
<p><strong>Ha scritto</strong> su X il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres: “<em>Raggiungere un accordo alla COP29 era essenziale per mantenere il limite di 1,5°C di riscaldamento globale. Avevo sperato in un risultato più ambizioso &#8211; sia sul piano finanziario che su quello della mitigazione &#8211; per affrontare la portata della grande sfida che abbiamo di fronte, ma l&#8217;accordo raggiunto fornisce una base su cui costruire. Deve essere rispettato in pieno e nei tempi previsti. Faccio appello ai governi affinché lo facciano con urgenza</em>”. (4)</p>
<h2>Le “false soluzioni” di un’agenda climatica “disastrosa”</h2>
<p><strong>Il vertice è considerato fallimentare</strong> perché ha solo evitato il disastro diplomatico e si è chiuso con una cifra che è “troppo poco, troppo tardi, da troppe fonti” (Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico) anche perché non è fatto solo di finanziamenti pubblici, tutt’altro.</p>
<p><strong>Servono almeno 1000 miliardi</strong> di dollari l’anno fra loss&amp;damage, adattamento e mitigazione ma servono (servirebbero) sotto forma di risorse pubbliche, quindi di sovvenzioni. Secondo Legambiente “<em>gli aiuti ricevuti sino ad ora sono stati soprattutto (69% nel 2022) sotto forma di prestiti</em>” e questo aggrava la crisi debitoria dei Paesi vulnerabili.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>La presunta “COP della finanza climatica”</strong> si è trasformata in “COP di false soluzioni”. Il terribile accordo sulla finanza distrugge la nozione di responsabilità storica dei ricchi grandi paesi inquinanti e spinge il debito privato a creare finanziamenti</em>”, commenta Kirtana Chandrasekaran di Friends of the Earth International. (5)</p>
<p><strong>La Via Campesina</strong> denuncia una serie di storture in spazi di confronto che risultano dominati dagli interessi delle multinazionali e del Nord globale – alle Cop non a caso arrivano centinaia e centinaia di lobbisti delle industrie di idrocarburi.</p>
<p><strong>Le comunità di contadini</strong>, lavoratori rurali e popoli indigeni denunciano sistema agroalimentare industriale, modelli estrattivi, schemi di “greenwashing” aziendale, neoliberismo, soluzioni basate sul mercato, sugli interessi delle imprese e delle nazioni ricche, spesso avvolte nella retorica della green economy, che finiscono per riprodurre sfruttamento e disuguaglianze.</p>
<p><strong>Per la via Campesina</strong> “<em>l’attuale agenda climatica è a dir poco disastrosa. Le false soluzioni, tra cui i mercati del carbonio, i sistemi di compensazione, le colture geneticamente modificate, i megaprogetti di geoingegneria, &#8220;Agricoltura intelligente per il clima&#8221; e le &#8220;Soluzioni basate sulla natura&#8221;, sono promosse come strumenti di mitigazione del clima, ma non riescono ad affrontare le cause profonde della crisi. Questi approcci rafforzano un’agenda di sviluppo imperialista, approfondendo il colonialismo, il patriarcato e il degrado ambientale</em>”. (6)</p>
<h2>Questione di soldi, Oxfam: “Schema Ponzi globale”</h2>
<p><strong>Non solo le risorse sono poche</strong>. Ma non sono neanche “vero denaro”, sferza Oxfam International (7).</p>
<p>Sostiene Nafkote Dabi, responsabile delle politiche sui cambiamenti climatici di Oxfam International: &#8220;<em>Il terribile verdetto dei colloqui di Baku sul clima dimostra che i Paesi ricchi considerano il Sud del mondo come sacrificabile in ultima analisi, come pedine su una scacchiera (&#8230;) E per quanto riguarda le promesse di finanziamenti futuri? Sono vuote tanto quanto l&#8217;accordo stesso. I soldi sul tavolo non sono solo una miseria in confronto a ciò di cui c’è realmente bisogno, non sono nemmeno “soldi” veri e propri. Piuttosto, è un mix eterogeneo di prestiti e investimenti privatizzati, uno schema Ponzi globale che gli avvoltoi del private equity e gli addetti alle pubbliche relazioni ora sfrutteranno</em>&#8220;.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a>. Égalité. 15.11.24</p>
<p>(2) COP29 UN Climate Conference Agrees to Triple Finance to Developing Countries, Protecting Lives and Livelihoods <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(3) COP29: la conferenza si chiude con un impegno di $300 miliardi <a href="https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/">https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/</a></p>
<p>(4) UN Secretary-General Statement on COP29 <a href="https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29">https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29</a></p>
<p>(5) COP29 closing: Pennies for climate finance, billions in false solutions, complicity in genocide <a href="https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/">https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/  </a></p>
<p>(6) “Current climate agenda is nothing short of disastrous as false solutions are promoted as climate mitigation tools” – warns Via Campesina <a href="https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/">https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/</a></p>
<p>(7) COP29 deal is a “global Ponzi scheme”: Oxfam <a href="https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam">https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-il-summit-della-finanza-si-chiude-con-pochi-soldi-e-molto-scontento/">Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</title>
		<link>https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 09:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cop29]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà la Conferenza della finanza e delle defezioni da parte dei grandi, un appuntamento con la crisi climatica che mette al centro soprattutto il tema della<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà la Conferenza della finanza e delle defezioni da parte dei grandi, un appuntamento con la crisi climatica che mette al centro soprattutto il tema della finanza climatica e di quello che va sotto il nome di Loss &amp; Damage , perdite e danni. La Cop29, la 29ma Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si svolge a Baku, in Azerbaigian, fino al 22 novembre (1).</p>
<p>Non si è aperta con grandi aspettative, considerando le annunciate defezioni, e sconta il fatto di essere ospitata in un Paese che è grande esportatore di combustibili fossili. La Cop29 è stata è chiamata la “conferenza del denaro” in quanto si porrà l&#8217;accento sugli approcci finanziari per rimediare e mitigare le conseguenze delle catastrofi climatiche, comprese le “false soluzioni guidate dalle aziende” che finiscono solo per perpetuare la crisi climatica.</p>
<p>Spiega invece FIAN International, organizzazione globale per i diritti umani, che si batte per il diritto all&#8217;alimentazione e alla nutrizione: “<em>Le soluzioni guidate dalle popolazioni dovrebbero essere considerate prioritarie nei colloqui sui cambiamenti climatici e coloro che hanno responsabilità storiche della crisi climatica devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni. Le persone più colpite devono avere accesso a rimedi efficaci per Loss and Damage, in linea con il diritto internazionale. La COP29 dovrebbe promuovere l&#8217;implementazione di una vera e radicale trasformazione dei sistemi alimentari, inclusa una giusta transizione all&#8217;agroecologia</em>” (2).</p>
<h2>Il summit della finanza e l&#8217;assunzione di responsabilità</h2>
<p><strong>Il “Summit della finanza”</strong> è chiamato ad affrontare le cause profonde della <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">crisi climatica</a>, compreso l&#8217;impatto della produzione alimentare, che secondo le stime rappresenta la fonte di un terzo di tutte le emissioni di gas serra.</p>
<p><strong>A Baku</strong> si dovrà rinnovare la promessa di 100 miliardi di dollari annui a sostegno dei Paesi in via di sviluppo, di quelli a basso reddito e più esposti alle conseguenze della crisi climatica (ma meno responsabilità) nell&#8217;affrontare “perdite e danni”, con molti, come l&#8217;Unione Africana, che vorrebbero arrivare a 1000 miliardi l&#8217;anno.</p>
<p><strong>La finanza climatica</strong> rimanda al modo in cui i Paesi più ricchi sono chiamati a finanziare i Paesi più vulnerabili agli effetti della crisi climatica, contrastando gli effetti dei cambiamenti che in prima persona hanno contribuito a causare. Quello che si chiede è un&#8217;assunzione di responsabilità.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>In linea con il diritto internazionale</strong> dei diritti umani, i Paesi che hanno responsabilità storiche per la catastrofe climatica devono fornire un&#8217;adeguata riparazione e un risarcimento per le perdite ei danni, che comprenda restituzione, compensazione, riabilitazione, soddisfazione e garanzie di non ripetizione. Ciò include la cancellazione del debito e riforme fondamentali dell&#8217;infrastruttura finanziaria internazionale</em>”, spiega FIAN International.</p>
<p><strong>Quello che si chiede</strong> sono risarcimenti e creazione di flussi finanziari reali per i Paesi del Sud globale.</p>
<p><strong>“<em>Il fondo per perdite e danni </em></strong><em>deve garantire la mobilitazione dei fondi e l&#8217;accesso diretto delle comunità e deve impedire la creazione di nuovi debiti che vadano ad aggravare l&#8217;onere dei Paesi del Sud globale vulnerabili all&#8217;impatto delle perdite e dei danni</em>”. (2)</p>
<h2>Formazione e sviluppo</h2>
<p><strong>Perdite e danni</strong>, si diceva. Con l&#8217;espressione Loss and Damage (L&amp;D) si intendono i potenziali effetti negativi che si verificano nei Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.</p>
<p><strong>“<em>L&amp;D include una grande varietà di impatti</em></strong><em>, alcuni dei quali possono essere quantificati ed espressi in termini monetari (per esempio, gli impatti sulle infrastrutture o sulla produzione agricola) e altri che sono sempre più spesso indicati come “perdite non economiche”, inclusa la perdita di biodiversità, territorio, patrimonio e identità culturale, conoscenze indigene, e che abbracciano la problematica emergente della mobilità umana indotta dal clima</em>” (3. IPCC Italia).</p>
<h2>Crisi climatica e false soluzioni</h2>
<p><strong>Le “false soluzioni” </strong>che denunciano attivisti della società civile, ambientalisti e associazioni che si occupano di diritto al cibo e di contrasto all&#8217;accaparramento delle terre sono invece quelle che rimandano al commercio dei crediti di carbonio e agli interventi che diventano greenwashing.</p>
<p><strong>“<em>Molte false soluzioni climatiche</em></strong><em> guidate dalle imprese, come i mercati del carbonio, la compensazione o le nuove tecnologie per la protezione del clima come la geoingegneria, sono pericolose distrazioni da una vera azione per il clima e scuse per continuare nel business as usual</em>”, afferma FIAN.</p>
<p><strong>La richiesta alternativa</strong> è di</p>
<ul>
<li>salvaguardare i diritti umani dei contadini e delle comunità rurali,</li>
<li>evitare la mercificazione della natura,</li>
<li>promuovere modelli basati sulla tutela degli ecosistemi e della biodiversità;</li>
<li>garantire “il riconoscimento, la restituzione, la ridistribuzione e il ripristino della terra”;</li>
<li>passare all&#8217;agroecologia e valorizzare conoscenze, competenze e diritti dei piccoli produttori alimentari e delle comunità rurali.</li>
</ul>
<p><strong>Il pericolo</strong> denunciato è che si dia il via libera, invece, a una nuova onda di compensazioni nel mercato del carbonio, mentre l&#8217;azione per il ripristino del terreno degradato richiede di lavorare con le comunità rurali e rafforzare i diritti di piccoli e medi coltivatori (no dunque alla finanziarizzazione della terra) contro il green grab, colonialismo verde, accaparramento delle terre per finalità ecologiche.</p>
<p><strong>“<em>Numerosi processi</em></strong><em> dell&#8217;UNFCCC sono legati ai sistemi alimentari e all&#8217;agricoltura. È fondamentale che la COP29 avanzi con approcci basati sui diritti umani dei popoli, come la transizione all&#8217;agroecologia, e che si eviti il greenwashing degli attori aziendali agroindustriali</em>”, dice Sabine Pabst, coordinatrice per il clima e l&#8217;ecodistruzione del FIAN International.</p>
<h2>Giustizia climatica e giustizia sociale</h2>
<p><strong>Giustizia climatica</strong> chiama giustizia sociale. Non a caso questo è tema affrontato dal Climate Pride, mobilitazione di sabato 16 novembre a Roma.</p>
<p><strong>Nella piattaforma</strong> della mobilitazione si legge: “<em>La COP29, se vuole salvaguardare la vita nel pianeta, deve garantire adeguate risorse finanziarie ai Most Affected People and Areas (MAPA), le persone e i territori più colpiti dalla crisi climatica, per accelerare una transizione ecologica globale veramente in grado di superare la crisi climatica e contenere il surriscaldamento del Pianeta entro la soglia critica di 1,5°C. Come proposto dall&#8217;Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS), servono almeno 1.000 miliardi di dollari l&#8217;anno (di cui 400 per loss&amp;damage e 300 sia per l&#8217;adattamento che la mitigazione) di sole risorse pubbliche da parte dei Paesi industrializzati</em>”.</p>
<p><strong>Oltre 50 associazioni e movimenti</strong> della società civile chiedono di cancellare il debito dei Paesi più colpiti dalla crisi climatica; stabilire che il fondo “ Perdita e Danno” segua criteri di proporzionalità riparativa in base ai danni già subiti da alcuni Paesi; prevedere meccanismi di trasferimento e scambio delle tecnologie e conoscenze ai Paesi più colpiti dalla crisi climatica; e appunto “<em>porre fine al mercato dei crediti del carbonio e dei crediti di biodiversità invece di procedere alla sua estensione e inclusione di sempre più settori</em>”.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Nota</h3>
<p>(1) Cop29 <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(2) FIAN. La COP 29 dovrebbe concentrarsi sulle soluzioni guidate dalle persone e sulla richiesta di responsabilità ai responsabili <a href="http://bit.ly/40NAp3A">http://bit.ly/40NAp3A</a></p>
<p>(3) Perdita e danno <a href="https://ipccitalia.cmcc.it/loss-and-damage-perdite-e-danni/">https://ipccitalia.cmcc.it/loss-and-damage-perdite-e-danni/</a></p>
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		<title>Inquinamento atmosferico, seconda causa di morte per i bambini</title>
		<link>https://www.egalite.org/inquinamento-atmosferico-seconda-causa-di-morte-per-i-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 08:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico è un enorme e crescente problema di salute pubblica. L’aria cattiva uccide. E le persone più esposte sono ancora una volta i più fragili,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico è un enorme e crescente problema di salute pubblica. L’aria cattiva uccide. E le persone più esposte sono ancora una volta i più fragili, i bambini prima di tutto. Nel 2021 l’inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 700 mila decessi di bambini di età inferiore ai 5 anni, il 15% di tutti i decessi mondiali di bambini di quella età. I dati peggiori sono in Asia e in Africa. La cattiva qualità dell’aria è seconda solo alla malnutrizione come causa di morte fra i bambini al di sotto dei 5 anni e precede fattori critici quali igiene e acqua ed esposizione a temperature troppo alte o troppo basse.</p>
<p>I dati dell’emergenza globale non si fermano ai bambini, anche se fra i più piccoli il livello è particolarmente drammatico.</p>
<h2>Inquinamento atmosferico seconda causa di morte</h2>
<p><strong>L’inquinamento atmosferico</strong>, sempre nel 2021, ha causato 8,1 milioni di decessi a livello mondiale fra adulti e bambini. Ormai è diventato la seconda causa di morte a livello globale, superando il consumo di tabacco, seconda solo all’ipertensione come fattore di rischio per tutta la popolazione e seconda solo alla malnutrizione come fattore di rischio di mortalità per i bambini.</p>
<p><strong>Sul totale dei decessi</strong>, le malattie non trasmissibili, tra cui le malattie cardiache, l&#8217;ictus, il diabete, il cancro ai polmoni e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), rappresentano quasi il 90% del carico di malattia dovuto all&#8217;inquinamento atmosferico.</p>
<p><strong>È il quadro</strong> che viene dal recente dossier State of Global Air 2024, pubblicato dall’Health Effects Institute, organizzazione di ricerca statunitense indipendente, realizzato per la prima volta in partnership con l’Unicef. Il dossier fornisce un&#8217;analisi completa dei dati sulla qualità dell&#8217;aria e sull’impatto sulla salute per i paesi di tutto il mondo nel 2021.</p>
<p><strong>Fra i decessi</strong> attribuiti all’inquinamento atmosferico, il 58% è collegato all’impatto del PM 2.5 diffuso nell’ambiente, il 6% all’ozono e il 38% all’inquinamento dell’aria domestica.</p>
<h2>Bambini vulnerabili già dal grembo materno</h2>
<p><strong>I bambini</strong> sono particolarmente vulnerabili. Nel 2021 più di 700 mila decessi nei bambini sotto i 5 anni sono stati collegati all’inquinamento atmosferico e 500 mila di questi decessi, spiega il dossier, sono collegati all’inquinamento dell’aria domestica dovuta alla cottura con combustibili inquinanti in ambienti chiusi, soprattutto in Africa e in Asia.</p>
<p><strong>L’inquinamento</strong> dell’aria si ripercuote sulla salute, con effetti che iniziano già nel grembo materno e che vanno dal parto prematuro al basso peso alla nascita, dall’asma alle malattie dei polmoni, compromettendo la salute anche negli anni a venire.</p>
<p><strong>Gli inquinanti atmosferici</strong> inalati possono depositarsi nei polmoni, dove alterano le difese polmonari. Alcuni entrano direttamente nel flusso sanguigno e nei tessuti più profondi, compresi cuore, cervello e altri organi. Possono attraversare la placenta e colpire il feto. Tutto questo può avere impatti negativi sullo sviluppo delle vie respiratorie, cardiovascolare, immunitario, endocrino e sul sistema nervoso; ci possono essere esiti avversi nel corso della nascita e un impatto negativo sulla salute che si prolunga nel corso della vita. Significa rischio di difetti cardiaci congeniti, polmonite nel primo anno di vita del bambino, disturbi del neurosviluppo, arresto della crescita, sviluppo di asma, eczema e malattie allergiche e ipertensione arteriosa.</p>
<p><strong>Nell’arco della vita</strong>, le conseguenze della cattiva qualità dell’aria sulla salute di bambini e adolescenti includono infezioni delle vie respiratorie superiori, asma e allergie, polmonite, alterazioni nella crescita e una compromissione dello sviluppo cognitivo.</p>
<h2>Ancora disuguaglianza</h2>
<p><strong>Ancora una volta</strong> c’è un grande problema di disuguaglianza. Come accade anche per la crisi climatica, che sta esacerbando l’inquinamento atmosferico e che spesso ha un impatto disuguale – pesa di più di fasce fragili di popolazione, bambini, anziani, malati e poveri – l’impatto della cattiva qualità dell’aria risulta maggiore e dalle proporzioni più ampie proprio su alcune fasce di popolazione.</p>
<p><strong>&#8216;<em>Come il cambiamento climatico</em></strong><em>, l&#8217;inquinamento atmosferico colpisce tutti noi, ma porta impatti sproporzionati per alcuni: le persone incinte, i neonati e i bambini, gli anziani, coloro che vivono in condizioni di povertà e coloro che sono stati storicamente emarginati</em>&#8216;, evidenzia il dossier.</p>
<p><strong>Eppure l’ambiente sano è un diritto</strong>. State of the global air ricorda infatti, proprio nelle sue prime righe, che &#8216;<em>l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha formalmente dichiarato l&#8217;accesso a</em><br />
<em>un ambiente pulito, sano e sostenibile come un diritto umano universale, specialmente per i bambini. Nel 2023, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell&#8217;infanzia ha sottolineato il diritto dei bambini a un ambiente pulito, sano e sostenibile. Eppure, si tratta di un diritto che rimane non rispettato per miliardi di persone</em>&#8216;.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) State of the global air <a href="https://www.stateofglobalair.org/sites/default/files/documents/2024-06/soga-2024-report_0.pdf">https://www.stateofglobalair.org/sites/default/files/documents/2024-06/soga-2024-report_0.pdf</a></p>
<p>(2) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo</a>. Égalité. 4.11.22</p>
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		<title>Automobili, i consumi sono ben superiori a quelli dichiarati. Studio CE</title>
		<link>https://www.egalite.org/automobili-i-consumi-sono-ben-superiori-a-quelli-dichiarati-studio-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 08:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dalla Commissione europea dimostra che i consumi di carburante delle automobili sono molto più elevati di quanto dichiarato dai produttori. (1) Una distorsione<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/automobili-i-consumi-sono-ben-superiori-a-quelli-dichiarati-studio-ce/">Automobili, i consumi sono ben superiori a quelli dichiarati. Studio CE</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio condotto dalla Commissione europea dimostra che i consumi di carburante delle automobili sono molto più elevati di quanto dichiarato dai produttori. (1) Una distorsione della realtà nociva per le politiche ambientali, oltre che per i consumatori.</p>
<h2>Consumi delle automobili, un parametro essenziale</h2>
<p><strong>I consumi di carburante</strong> delle automobili dichiarati dai produttori derivano da una serie di test oggetto di standard internazionali (<em>Worldwide harmonised Light vehicles Test Procedures</em>, WLTP). Questi dati costituiscono un parametro essenziale:</p>
<ul>
<li>nelle scelte di acquisto, leasing e noleggio a lungo termine dei veicoli da parte dei consumatori e delle organizzazioni, pubbliche e private</li>
<li>nella definizione delle politiche ambientali dell&#8217;Unione Europea.</li>
</ul>
<p><strong>Il trasporto stradale</strong> è responsabile di circa un quinto delle emissioni di gas serra dell’Unione europea. Di queste, circa il 70% è causato dai veicoli leggeri, vale a dire le automobili e i veicoli commerciali leggeri.</p>
<h2>Emissioni di gas serra e obiettivi climatici</h2>
<p><strong>L’obiettivo</strong> di raggiungere un impatto climatico neutrale in UE entro il 2050 comporta una riduzione del 90% delle emissioni di gas serra derivanti dai trasporti, rispetto ai livelli del 1990. Come previsto dallo <a href="https://www.egalite.org/european-green-deal-la-nuova-strategia-in-ue/">European Green Deal</a> (2019).</p>
<p><strong>Il regolamento (UE) 2019/631</strong> ha perciò definito gli obiettivi da raggiungere in termini di emissioni medie di CO2 anche per singolo produttore, ma la sua efficacia dipende dalla veridicità dei dati riferiti dai test WLTP delle industrie automobilistiche.</p>
<h2>Diesel e benzina, 18-24% di consumi extra</h2>
<p><strong>La corrispondenza tra i consumi</strong> di carburante dichiarati dai produttori e quelli reali è tuttavia lontana. La Commissione ha analizzato i dati di utilizzo effettivo di 617.194 veicoli messi in circolazione nel 2021 dimostrando che, in media:</p>
<ul>
<li>i veicoli a benzina consumano il 23,7% di carburante in più rispetto a quanto misurato con la procedura WLTP. Un gap che corrisponde a un maggior consumo di 1,5 litri per 100 km</li>
<li>le automobili alimentate a diesel consumano il 18,1% in più di quanto dichiarato, con un maggior consumo di 1,05 litri ogni 100 km.</li>
</ul>
<h2>Case automobilistiche europee e asiatiche, le differenze</h2>
<p><strong>L&#8217;ampiezza della forbice</strong> tra i valori di consumo reali e quelli dichiarati varia a seconda della marca:</p>
<p><strong>&#8211; nelle auto a benzina</strong> BMW, Dacia, Ford e Renault i consumi effettivi superano quelli dichiarati in misura variabile dal 25% fino a oltre il 30%. I consumi delle auto Hyundai, Suzuki e Toyota sono invece più vicini alle misurazioni teoriche dichiarate dai produttori</p>
<p><strong>&#8211; nel settore dei veicoli diesel</strong> lo scarto tra i valori reali e quelli teorici è generalmente meno significativo. Con eccezioni negative per Alfa Romeo, BMW e Seat, i cui consumi medi effettivi superano quelli dichiarati di oltre il 25%.</p>
<h2>Veicoli ibridi plug-in, 238% di consumi extra</h2>
<p><strong>La distanza tra i consumi</strong> effettivi su strada e i consumi teorici da dati WLTP raggiunge livelli sorprendenti per i veicoli ibridi plug-in. I quali &#8211; a differenza dei veicoli ibridi tradizionali, le cui batterie vengono ricaricate dal motore termico &#8211; possono venire collegati alla presa elettrica per la ricarica delle batterie.</p>
<p><strong>Il rapporto</strong> della Commissione europea riferisce che:</p>
<ul>
<li>il divario tra i consumi effettivi e quelli dichiarati varia tra il 170% e il 345%, con una media del 238%. In termini pratici, i consumi extra valgono 4,21 litri di benzina per 100 km</li>
<li>l&#8217;enorme divario viene imputato all&#8217;uso ‘errato’ di questi veicoli da parte dei consumatori, i quali non li ricaricano con sufficiente frequenza presso le colonnine (ammesso di trovarne a sufficienza, ndr) e non si affidano perciò all’esclusiva alimentazione elettrica.</li>
</ul>
<p><strong>Nel 2025</strong> verrà implementato un aggiornamento del protocollo WLTP per rappresentare meglio, si spera, il reale utilizzo di questi veicoli.</p>
<h2>Pratiche commerciali sleali?</h2>
<p><strong>Rimane da chiedersi</strong> se il mero rispetto di uno standard internazionale sia sufficiente a esentare le case automobilistiche da responsabilità per pratiche commerciali sleali, ai sensi della <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/pratiche-commerciali-scorrette-il-codice-del-consumo-nellera-digitale/">Omnibus Directive (EU) 2019/2161</a>. Quali tutele per i consumatori?</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Report from the Commission Commission report under Article 12(3) of Regulation (EU) 2019/631 on the evolution of the real-world CO2 emissions gap for passenger cars and light commercial vehicles and containing the anonymised and aggregated real-world datasets referred to in Article 12 of Commission Implementing Regulation (EU) 2021/392 {COM(2024) 122 final} <a href="https://climate.ec.europa.eu/document/download/5b8549e4-9218-4b55-9429-ae609aca84bc_en?filename=swd.pdf">https://climate.ec.europa.eu/document/download/5b8549e4-9218-4b55-9429-ae609aca84bc_en?filename=swd.pdf</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/automobili-i-consumi-sono-ben-superiori-a-quelli-dichiarati-studio-ce/">Automobili, i consumi sono ben superiori a quelli dichiarati. Studio CE</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Giardini e balconi accoglienti per insetti impollinatori e uccelli</title>
		<link>https://www.egalite.org/giardini-e-balconi-accoglienti-per-insetti-impollinatori-e-uccelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 08:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[insetti impollinatori]]></category>
		<category><![CDATA[protezione del suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giardini con il prato all’inglese e molte piante tropicali sono poco accoglienti per gli insetti impollinatori, le farfalle e gli uccelli. Öko-test, la rivista dei<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I giardini con il prato all’inglese e molte piante tropicali sono poco accoglienti per gli insetti impollinatori, le farfalle e gli uccelli. Öko-test, la rivista dei consumatori tedeschi, consiglia come migliorarli. (1)</p>
<h2>Dalla parte degli insetti impollinatori, e delle farfalle</h2>
<p><strong>Gli insetti impollinatori</strong> hanno un ruolo cruciale, in natura come in agricoltura. Oltre il 60 per cento delle specie di insetti, dalle api selvatiche alle farfalle, è oggi a rischio di estinzione a causa degli agrotossici, l’inquinamento e i cambiamenti climatici. (2)</p>
<p><strong>I proprietari di giardini e balconi</strong> possono peraltro contribuire a preservare la biodiversità, progettando habitat ideali per questi piccoli ma importanti animali.</p>
<h2>Tre regole per giardini e balconi ospitali</h2>
<p><strong>Il rispetto di tre semplici regole</strong> può trasformare giardini e balconi affinché gli animali locali possano trovare accoglienza.</p>
<h2>1) Limitare le piante esotiche</h2>
<p><strong>Le piante esotiche</strong> sono belle da vedere, ma non sono purtroppo molto apprezzate dai nostri animali. Le piante autoctone sono invece ottimi fornitori di polline per api, farfalle e altri insetti.</p>
<p><strong>Nella scelta delle piante</strong> si deve considerare la loro sintonia con gli ecosistemi locali. Un esempio: mentre più di 30 specie di uccelli mangiano i frutti del nostro biancospino autoctono, come il ginepro e il sambuco, che è tra l’altro un arbusto ideale per la nidificazione e il riparo dei piccoli animali selvatici. I frutti del biancospino scarlatto, originano del continente americano, sono viceversa meno appetibili.</p>
<h3>1.1) Un prato di fiori selvatici</h3>
<p><strong>Un prato fiorito</strong> è una calamita per le farfalle. Gli esperti di Öko-test consigliano perciò di convertire parte del prato all’inglese in prato di fiori selvatici. Questa scelta tra l’altro &#8211; oltre ad attirare e nutrire le farfalle e altri insetti impollinatori &#8211; consente di falciare l’erba solo due volte l’anno.</p>
<p><strong>Piante aromatiche</strong> come la lavanda, la santoreggia, la menta piperita, l&#8217;erba cipollina e la salvia a loro volta offrono fiori che attirano api, bombi e farfalle. Ed è importante non raccogliere le erbe prima che esse fioriscano.</p>
<h2>2) Nessun veleno</h2>
<p><strong>Fertilizzanti e insetticidi </strong>danneggiano l&#8217;ambiente e sono pericolosi anche per gli animali. (3) Vi sono peraltro molte alternative naturali per allontare i parassiti, come l’agricoltura biologica e biodinamica insegnano. (4)</p>
<p><strong>Molte molecole pericolose</strong> per gli umani, gli animali domestici e quelli selvatici vengono venduti e ‘consigliati’ senza alcuna attenzione sul loro impatto ambientale.</p>
<h2>3) Meno ordine possibile</h2>
<p><strong>L&#8217;ordine in giardino</strong> non è solo inutile, ma addirittura controproducente. Più il giardino è incolto, più gli animali selvatici saranno felici.</p>
<p><strong>Lasciare in giro vecchi tronchi</strong> d&#8217;albero, mucchi di foglie e steli è molto utile. Il legno morto offre infatti agli insetti un habitat ottimale.</p>
<p><strong>Altrettanto utile </strong>è conservare in giardino un ‘angolo selvatico’ ove lasciare crescere ortiche, denti di leone ed erbacce.</p>
<h2>Un albergo per i piccoli animali</h2>
<p><strong>Installare una casetta per insetti</strong>, in una zona soleggiata e protetta dalla pioggia, può aiutare le api, i bombi e altri piccoli insetti a trovare un luogo di nidificazione e a superare l&#8217;inverno. Con un vantaggio anche per il raccolto dei frutti, più ricco quando gli impollinatori si sentono a proprio agio.</p>
<p><strong>Riserve di acqua</strong> sono fondamentali, durante l’estate, per gli insetti e gli uccelli:</p>
<p><strong>&#8211; le api </strong>possono beneficiare di una ciotola poco profonda fatta di argilla, ceramica o vetro, riempita di sassi e legni per offrire agli insetti un’area di atterraggio e dissetarsi in sicurezza, visto che la maggior parte di loro non sa nuotare. La posizione ideale è in un punto soleggiato e senza vento, vicino a piante adatte alle api</p>
<p><strong>&#8211; gli uccelli</strong> si accontentano invece di una vasca poco profonda, al sicuro dai gatti, a condizione che l&#8217;acqua venga cambiata regolarmente.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) <a href="https://www.oekotest.de/">https://www.oekotest.de/ </a></p>
<p>(2) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/savethebees-salviamo-le-api-iniziativa-dei-cittadini-europei/">#Savethebees, salviamo le api! Iniziativa dei cittadini europei</a>. Égalité. 15.1.21</p>
<p>(3) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/impatto-dei-coadiuvanti-di-pesticidi-sullolfatto-delle-api/">Impatto dei coadiuvanti di pesticidi sull’olfatto delle api</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 7.1.24</p>
<p>(4) Marta Strinati. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/pesticidi-impiegati-nel-convenzionale-e-nel-bio-tossicita-a-confronto/">Pesticidi impiegati nel convenzionale e nel bio. Tossicità a confronto</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 16.3.23</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/giardini-e-balconi-accoglienti-per-insetti-impollinatori-e-uccelli/">Giardini e balconi accoglienti per insetti impollinatori e uccelli</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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