

La quasi totalità della popolazione urbana in Europa rimane esposta a concentrazioni di PM2.5 superiori a quelli indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). È il 94% dei residenti nelle città, che subiscono soprattutto l’esposizione al particolato fine, quello con un diametro pari o inferiore a 2,5 µm. Sono particelle emesse principalmente dalla combustione di combustibili solidi per il riscaldamento domestico, le attività industriali e il trasporto su strada. E contribuiscono, insieme a numerosi altri inquinanti, al (cattivo) stato della qualità dell’aria nelle città e nei cieli d’Europa.
L’Italia si distingue in negativo perché è fra i Paesi che esibiscono, nel 2023 e nel 2024, concentrazioni superiori ai limiti individuati nella Ue. Mentre dall’OMS sono arrivate, nel 2021, linee guida sulla qualità dell’aria globale su particolato (PM2.5 e PM10), ozono, biossido di azoto, biossido di zolfo e monossido di carbonio con valori inferiori a quelli europei, con l’obiettivo di prevenire l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute.
L’ultimo rapporto sullo stato della qualità dell’aria dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) (1) fornisce gli ultimi dati ufficiali, relativi agli ultimi due anni, sui livelli di inquinanti atmosferici chiave in Europa, e confronta queste concentrazioni con i limiti attuali, con gli standard previsti per la Ue nel 2030 e con più stringenti linee guida dell’OMS.
Secondo i dati raccolti nelle varie stazioni di monitoraggio in Ue, gli standard venivano soddisfatti per il particolato fine (PM 2.5) (99% delle stazioni) e per il biossido di azoto (NO2) (98% delle stazioni), due inquinanti atmosferici significativamente dannosi. Nonostante questo, i limiti sono lontani dai livelli guida dell’OMS. E l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare il rischio ambientale più rilevante per la salute della popolazione, alla base di bassa qualità della vita, di malattie e decessi evitabili.
I messaggi chiave del rapporto (2) evidenziano che, nonostante il miglioramento generale, gli standard di qualità dell’aria non sono pienamente soddisfatti in tutta Europa.
In particolare “dal 2011, tutti i Paesi hanno ridotto l’esposizione della popolazione urbana al particolato fine PM2.5, l’inquinante più dannoso per la salute. Tuttavia, la stragrande maggioranza (94%) della popolazione urbana dell’UE rimane esposta a concentrazioni di PM2.5 superiori al livello indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, evidenziando la necessità di misure aggiuntive per ridurre i rischi per la salute associati”.
Le concentrazioni di CO2 in molte località sono già inferiori agli standard Ue per il 2030. Allo stesso tempo serviranno ulteriori misure per migliorare la qualità dell’aria, soprattutto nelle città.
Secondo il rapporto, “la qualità dell’aria in Europa è migliorata significativamente negli ultimi decenni per la maggior parte degli inquinanti. Per alcuni inquinanti, come benzene e cadmio, i Paesi europei stanno già rispettando gli standard stabiliti dalla legislazione dell’Unione Europea sulla qualità dell’aria. Miglioramenti positivi si possono osservare anche per altri inquinanti atmosferici, come anidride solforosa, monossido di carbonio, piombo, arsenico o nichel, con solo poche stazioni di monitoraggio in Europa che mostrano valori per questi inquinanti superiori agli standard UE. Tuttavia, un numero significativo di località nell’UE presenta concentrazioni di altri inquinanti superiori agli standard attualmente in vigore, nonché ai più severi valori guida dell’OMS”.
Il quadro diventa più chiaro se si guarda alla percentuale di stazioni di monitoraggio che, nel 2023, rispettano le linee guida sulla qualità dell’aria. Questa percentuale, che è alta per il rispetto degli attuali limiti per PM2.5, PM10, NO2 (biossido di azoto) e O3 (ozono), scende se si guarda al rispetto dei futuri limiti Ue al 2030. In questo caso, le percentuali scendono a valori compresi fra il 59% di stazioni per il PM2.5 e il 71% per l’ozono.
Se valutato rispetto ai livelli delle linee guida dell’OMS, che sono più severi, nel 2023 il numero di siti di monitoraggio in cui la qualità dell’aria è considerata sicura per la salute era relativamente basso, in particolare per il PM 2,5 e l’ozono. Il rischio di impatti sulla salute legati a questi inquinanti include malattie respiratorie e cardiovascolari. Il dato emerge appunto se si guarda alle percentuali di stazioni di monitoraggio che rispettano le linee guida dell’OMS. In quest’ultimo caso, solo l’8% dei siti di monitoraggio per PM2.5 risulta conforme e solo il 2% per quanto riguarda l’ozono. Va un po’ meglio per il PM10 (36%) e per il biossido di azoto (30%).
L’EEA spiega che, “sebbene la combustione di carburanti sia una fonte comune della maggior parte di questi inquinanti, la riduzione del rischio per la salute richiede spesso una combinazione di diverse misure a causa della variazione nelle fonti specifiche che contribuiscono a ciascun inquinante. Ad esempio, per l’NO2 la fonte principale è il trasporto, in particolare il traffico stradale, e quindi l’NO2 tende a rappresentare un problema particolare nelle aree urbane”.
I trasporti causano anche emissioni di PM 10 e PM 2.5 ma per questi incide anche il contributo delle altre attività economiche e della combustione domestica di combustibili solidi.
L’Italia esibisce spesso dati critici.
Se si guarda ai livelli di PM10, ad esempio, emerge che (con un limite medio giornaliero nella Ue di 50 μg/m3) “concentrazioni superiori al valore limite giornaliero UE per il PM10 si riscontrano principalmente in Italia e in alcuni Paesi dell’Europa orientale. In molti Paesi dell’Europa centrale e orientale, combustibili solidi come carbone e legna vengono utilizzati per il riscaldamento domestico e in alcuni impianti industriali e centrali elettriche. La Pianura Padana, nell’Italia settentrionale, è un’area densamente popolata e industrializzata con condizioni meteorologiche e geografiche specifiche che favoriscono l’accumulo di inquinanti atmosferici in atmosfera. Alcune concentrazioni superano il valore limite giornaliero UE anche nelle Isole Canarie, principalmente a causa dell’apporto naturale di polvere sahariana”.
Per il PM2.5, concentrazioni superiori al valore limite annuale dell’Ue ci sono ancora in Italia, insieme alla Turchia e alla maggioranza dei Paesi nei Balcani occidentali. Anche per l’ozono nel 2023 le concentrazioni più elevate sono state riscontrate nel Mar Mediterraneo orientale, in Italia, nella Penisola Iberica e nell’Europa centrale.
I livelli guida globali per la qualità dell’aria dell’OMS (3) sono stati stabiliti nel 2021. Sono inferiori ai valori limite e obiettivo UE e mirano a prevenire impatti significativi dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana.
Le linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria non sono giuridicamente vincolanti ma rappresentano un riferimento per i Paesi e gli organi legislativi quando definiscono le politiche e i parametri di riferimento per la qualità dell’aria e per il controllo degli inquinanti atmosferici (4).
Hanno portato a una rivisitazione dei valori raccomandati in precedenza, con riduzioni dei valori guida rilevanti per tutti gli inquinanti, in particolare per il valore annuale del PM2,5 e dell’NO2. Ad esempio nel 2005 il livello medio annuo di emissioni più elevato raccomandato per il PM2.5 era di 10 μg/m3; la revisione del 2021 dimezza questo numero, portandolo a soli 5 μg/m3. Il livello medio annuo di emissione raccomandato per il PM10 nel 2021 passa a 15 μg/m3 (era di 20 μg/m3 nel 2005). Vengono abbassati anche i livelli di esposizione giornalieri. Per il biossido di azoto, le linee guida dell’OMS sono state drasticamente riviste da 40 a 10 μg/m3 in media all’anno.
Sabrina Bergamini
1. Air quality steadily improving but EU standards still not fully met, latest EEA data analysis shows
https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/air-pollution-standards-still-not-fully-met-across-europe
2. Air quality status report 2025
https://www.eea.europa.eu/en/analysis/publications/air-quality-status-report-2025
3. WHO global air quality guidelines: particulate matter (PM2.5 and PM10), ozone, nitrogen dioxide, sulfur dioxide and carbon monoxide
https://iris.who.int/handle/10665/345329
4. Qualità dell’aria: le nuove linee guida dell’OMS. https://www.epicentro.iss.it/ambiente/qualita-aria-linee-guida-oms-2021