

Non ci sono soglie al di sotto delle quali l’inquinamento atmosferico non comporti rischi per la salute. Allo stesso tempo, ridurre il livello degli inquinanti porta a un miglioramento dello stato di salute della popolazione in tempi rapidi. L’inquinamento atmosferico rimane un’emergenza sanitaria nel mondo, in Europa e in Italia. Lo attestano i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente. E lo ricorda l’ISDE, associazione medici per l’ambiente, che in Italia ha da poco pubblicato il suo nuovo “Position Paper sull’inquinamento atmosferico”, curato dal dottor Paolo Bortolotti, membro della Giunta Esecutiva ISDE Italia, con il contributo di numerosi esperti e ricercatori (1).
L’inquinamento atmosferico è il principale rischio ambientale per la salute pubblica in Europa e in Italia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno nel mondo circa 8,1 milioni di persone muoiono prematuramente a causa dell’aria inquinata. Gli europei sono esposti poi a concentrazione di inquinanti superiori a quelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dovranno aspettare il 1° gennaio 2030 per l’entrata in vigore della nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, che rivede al ribasso i limiti previsti per gli inquinanti.
Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente, nella Ue quasi 240 mila decessi l’anno possono essere attribuiti all’esposizione al particolato fine PM 2,5. Per l’Italia, i decessi attribuibili al PM 2,5 sono stimati in oltre 48 mila, in pratica un quinto delle 239 mila vittime stimate nella Ue a 27, mentre 9.620 sono i decessi attribuibili a biossido di azoto e 13.640 quelli attribuibili all’inquinamento da ozono.
“L’ambiente in cui viviamo gioca un ruolo cruciale nel determinare la nostra salute e quella delle nostre comunità. Secondo un’analisi condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il 23% delle morti nel mondo — e ben il 26% tra i bambini sotto i cinque anni — può essere ricondotto a fattori ambientali modificabili. Il Rapporto State of Global Air (SoGA) ha evidenziato, ad esempio, che nel 2021 l’inquinamento atmosferico ha causato circa 8,1 milioni di decessi a livello globale. Oltre a queste tragiche statistiche, milioni di persone vivono ogni giorno con malattie croniche debilitanti, un peso significativo per i sistemi sanitari e le economie di tutti i Paesi” (Introduzione al dossier ISDE di Roberto Romizi, Presidente ISDE Italia).
Le condizioni cliniche patologiche associate all’inquinamento atmosferico non sono solo le malattie dell’apparato respiratorio. Ce ne sono molte altre, tra cui le patologie cardio-vascolari, cerebro-vascolari, neurodegenerative, il diabete, l’ipertensione arteriosa, le nascite premature, il basso peso alla nascita.
Il dossier ISDE ricorda che l’impatto sulla salute umana c’è sempre, anche a soglie basse.
“Prove crescenti mostrano una relazione causale tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e le infezioni acute delle basse vie respiratorie, la malattia polmonare ostruttiva cronica, l’asma e il cancro ai polmoni. L’esposizione all’inquinamento atmosferico sia a breve sia a lungo termine ha un grave impatto sulla salute respiratoria. Effetti dannosi si verificano anche a livelli di concentrazione di inquinanti molto bassi e non esistono soglie rilevabili al di sotto delle quali l’esposizione può essere considerata sicura per la totalità della popolazione”. (Position Paper ISDE)
Se l’inquinamento dell’aria peggiora lo stato di salute della popolazione, l’impatto si risolve in un’azione ad ampio raggio. Non colpisce solo i fragili ma fa peggiorare lo stato di salute anche di chi è meno fragile, col risultato che il “pool” delle persone fragili non si esaurisce mai. Uno dei saggi ospitati nel Position Paper evidenzia che non esiste alcun “effetto soglia” al di sotto del quale si possa stare sicuri.
“Una valutazione successiva agli studi che abbiamo citato, ha stimato che ogni 10 ug/m3 in più di esposizione a lungo termine al PM2.5 produce un aumento del rischio cioè della probabilità di decesso per cause “naturali”, cioè per cause non violente, del 8% (EEA, 2023). Ricordiamo come il legame tra la concentrazione di particolato fine e la mortalità “naturale” sia lineare, cioè esiste una proporzionalità diretta tra i due, e che per il PM2.5 non esista una soglia di non effetto”.
Studi che hanno usato modelli matematici hanno permesso di indagare il legame causale tra una riduzione nei livelli di esposizione all’inquinamento atmosferico e gli effetti sanitari.
Ne risulta che “i decessi attribuibili al particolato si riducano entro pochi anni dalla diminuzione dell’esposizione; ciò vale anche per patologie quali il tumore al polmone: la diminuzione delle concentrazioni di PM2.5 comporta una diminuzione del rischio di mortalità per neoplasia polmonare già 3 anni dopo il momento in cui l’inquinamento è calato; per la mortalità totale il calo è ancora più repentino”.
Tutto questo offre informazioni importanti sulle politiche ambientali da intraprendere perché “provvedimenti per la riduzione dei livelli di inquinamento possono riflettersi in benefici quasi immediati sulla salute della popolazione”.
La prima Conferenza mondiale dell’OMS sull’inquinamento atmosferico e la salute si è svolta a Ginevra nel 2018. La seconda si svolgerà a Cartagena dal 25 al 27 marzo 2025 (2).
Sul tema “accelerare l’azione per un’aria pulita, l’accesso all’energia pulita e la mitigazione dei cambiamenti climatici”, la Conferenza vuole evidenziare soluzioni multisettoriali per “prevenire malattie trasmissibili e non trasmissibili, salvare vite umane, proteggere la salute dei bambini e limitare i cambiamenti climatici in tutto il mondo”.
Numerosi gli obiettivi che l’Oms si dà:
Sabrina Bergamini
(1) ISDE Italia: l’inquinamento atmosferico è un’emergenza sanitaria. Necessarie misure urgenti per la tutela della salute pubblica. Pubblicato il nostro position paper. ISDE News. 3.2.25 https://tinyurl.com/23737nwa
(2) Second Global Conference on Air Pollution and Health. World Health Organization https://tinyurl.com/mtbc8mt2