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	<title>ambiente Archivi - Égalité</title>
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	<item>
		<title>Filippine. Palawan sotto la scure delle estrazioni di ‘minerali critici’</title>
		<link>https://www.egalite.org/palawan-estrazioni-minerali-critici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 14:40:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità indigene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con la transizione energetica globale, la domanda di ‘minerali critici’ come nichel, cobalto e rame è esplosa, trainata soprattutto dal mercato dei veicoli elettrici. Le Filippine<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con la transizione energetica globale, la domanda di ‘minerali critici’ come nichel, cobalto e rame è esplosa, trainata soprattutto dal mercato dei veicoli elettrici. Le <b>Filippine </b>(Palawan in primis), primo esportatore mondiale di minerale di nichel e secondo produttore dopo l’Indonesia, sono al centro di questa corsa. Insieme, i due Paesi coprono il 60% dell’offerta globale, con la Cina come principale acquirente (oltre 1 miliardo di dollari di nichel importato nel 2023). <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. punta a trasformare l’estrazione mineraria in un pilastro dell’economia nazionale, e annuncia riforme per <b>accelerare i permessi</b> e attrarre investimenti. Le Filippine custodiscono riserve minerarie stimate in 1.000 miliardi di dollari, ma solo il 3% è sfruttato. Tuttavia, questa crescita ha un costo elevato per le comunità indigene e l’ambiente. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>L’impatto delle estrazioni sulle popolazioni indigene</h2>
<p>Circa il 60% dei giacimenti minerari si trova in territori indigeni, molti dei quali riconosciuti legalmente attraverso <b>certificati di dominio ancestrale</b> (CADC/T). Un rapporto di Global Witness e Kalikasan People’s Environment Network rivela che negli ultimi 30 anni un quinto di queste terre è stato colpito da progetti minerari, con una <b>perdita territoriale</b> equivalente alla superficie di Timor Est.</p>
<p>Le Filippine sono il Paese più pericoloso in Asia per i difensori dell’ambiente: un terzo degli omicidi documentati è legato all’attività mineraria. Le comunità che resistono all’estrazione affrontano <b>violenze, intimidazioni</b> e la mancanza di consultazioni genuine, nonostante le tutele previste dall’Indigenous Peoples’ Rights Act (IPRA).</p>
<h2>Palawan: paradiso naturale sotto assedio</h2>
<p><b>Palawan</b>, dichiarata <b>Riserva della Biosfera UNESCO</b> nel 1990, è un paradiso di biodiversità minacciato dall’espansione mineraria, dopo le violenze perpetrate dall’industria del legname e quella <a href="https://www.foodtimes.eu/it/pianeta/olio-di-palma-reportage-filippine/">dell’olio di palma</a>. <span class="Apple-converted-space"> </span>Dopo la <b>revoca del divieto nazionale sulle nuove concessioni</b> per estrazioni minerarie varato nel 2021, le compagnie hanno intensificato le attività, spesso violando leggi ambientali e il consenso libero, preventivo e informato (FPIC) delle comunità. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Gli effetti sono devastanti: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; deforestazione di alberi secolari;</p>
<p>&#8211; inquinamento di risaie e habitat marini;</p>
<p>&#8211; declino dei mezzi di sussistenza tradizionali (agricoltura, caccia, raccolta di resina). <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le comunità Palawan, divise tra chi accetta compromessi con le miniere e chi resiste, subiscono tensioni sociali e manipolazioni. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>La moratoria del 2025: una vittoria parziale</h2>
<p>Nel marzo 2025, una mobilitazione internazionale e locale ha portato a una <b>moratoria di 50 anni</b> sulle <b>nuove miniere a Palawan</b>, bloccando 67 richieste pendenti. Tuttavia, <b>11 contratti</b> minerari esistenti restano <b>attivi</b>, incluso quello della MacroAsia Corporation sul Monte Mantalingahan, un’area protetta e vitale per 200.000 persone. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Le <b>irregolarità</b> nei processi di consultazione sono emerse chiaramente: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; la MacroAsia ha ottenuto il certificato FPIC (consenso delle comunità) tramite presunte corruzioni e l’uso di leader indigeni “finti”;</p>
<p><span class="Apple-converted-space">  </span>&#8211; la Ipilan Nickel Corporation (INC) ha avviato attività senza autorizzazioni, distruggendo foreste prima di ricevere il via libera formale. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>I fallimenti della governance</h2>
<p>Nonostante l’Indigenous Peoples’ Rights Act sia una legge progressista, la sua attuazione è compromessa da: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>1. burocrazia corrotta, poiché la NCIP (Commissione Nazionale per i Popoli Indigeni) spesso favorisce le compagnie minerarie;</p>
<p>2. imposizione di strutture gerarchiche su società indigene tradizionalmente egualitarie;</p>
<p>3. violenza e stigmatizzazione nei confronti degli attivisti, etichettati dalle élite come &#8220;terroristi&#8221;. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2><b>Cosa serve per il futuro <span class="Apple-converted-space"> </span></b></h2>
<p>Per proteggere Palawan, è necessario: <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; estendere la moratoria a tutti i contratti esistenti;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; rafforzare il monitoraggio e coinvolgere le comunità nelle decisioni; <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; riformare il NCIP per garantire rappresentanza autentica;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&#8211; rispettare l’Indigenous Peoples’ Rights Act, riconoscendo i diritti territoriali e le pratiche indigene di conservazione. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>La transizione energetica non può replicare gli stessi modelli estrattivi del passato. Senza un cambiamento strutturale, la &#8220;decarbonizzazione&#8221; rischia di sacrificare territori, culture e vite umane. <span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><i>Marta Strinati</i></p>
<p><em>In copertina il bucero di Palawan (Anthracoceros marchei). Foto di <a href="https://www.coalitionagainstlandgrabbing.org/">CALG, Coalition Against Land Grabbing</a>. </em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>Dorothy Mason, Wolfram Dressler, Dario Novellino. Extracting value, losing ground: the critical minerals boom in Palawan. New mandala 13.6.25 <a href="https://www.newmandala.org/extracting-value-losing-ground-the-critical-minerals-boom-in-palawan/">https://www.newmandala.org/extracting-value-losing-ground-the-critical-minerals-boom-in-palawan/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;aridità avanza. E ha già divorato il 40% delle terre emerse</title>
		<link>https://www.egalite.org/laridita-avanza-e-ha-gia-divorato-il-40-delle-terre-emerse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2024 21:53:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[protezione del suolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;aridità che avanza è la “crisi esistenziale” che ridefinisce la vita sulla Terra. A oggi le zone aride coprono già il 40,6% di tutte le terre<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/laridita-avanza-e-ha-gia-divorato-il-40-delle-terre-emerse/">L&#8217;aridità avanza. E ha già divorato il 40% delle terre emerse</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;aridità che avanza è la “crisi esistenziale” che ridefinisce la vita sulla Terra. A oggi le zone aride coprono già il 40,6% di tutte le terre emerse, Antartide esclusa. Ed è un dato in aumento rispetto al 37,5% degli ultimi 30 anni. Negli ultimi tre decenni tre quarti delle terre emerse del Pianeta sono diventate permanentemente più aride. E oggi quasi un terzo della popolazione mondiale, il 30,9%, vive in terre aride (1).</p>
<h2>Drying Lands, la minaccia dell&#8217;aridità</h2>
<p><strong>Il quadro</strong> arriva dal rapporto “ The Global Threat of Drying Lands: Regional and global aridity trends and future proiezioni ”, presentato alla Cop16 dell&#8217;UNCCD (Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta contro la desertificazione) che si è svolto a Riyadh, in Arabia Saudita.</p>
<p><strong>“<em>Questa analisi</em></strong><em> dissipa finalmente un&#8217;incertezza che da tempo circonda le tendenze globali di siccità. Per la prima volta, la crisi di aridità è stata documentata con chiarezza scientifica, rivelando una minaccia esistenziale che colpisce miliardi di persone in tutto il mondo. </em></p>
<p><em><strong>A differenza delle siccità</strong>, periodi temporanei di scarse precipitazioni, l&#8217;aridità rappresenta <strong>una trasformazione permanente e inesorabile</strong>. Le siccità finiscono. Quando il clima di un&#8217;area diventa più secco, tuttavia, si perde la capacità di tornare alle condizioni precedenti. I climi più secchi che ora interessano vaste terre in tutto il mondo non torneranno a essere come erano e questo cambiamento sta ridefinendo la vita sulla Terra</em>”, ha detto Ibrahim Thiaw, Segretario esecutivo dell&#8217;UNCCD &#8211; (1)</p>
<h2>Miliardi di persone su terre aride</h2>
<p><strong>La tendenza</strong> generale del pianeta è verso un aumento generale dell&#8217;aridità. Le terre aride si stanno espandendo e spingono ecosistemi e società che soffrono di impatti potenzialmente letali.</p>
<p><strong>2,3 miliardi di persone</strong> – ben oltre il 25% della popolazione mondiale – vivono in terre aride. E mentre il pianeta continua a riscaldarsi, le proiezioni legate agli scenari peggiori denunciano che fino a 5 miliardi di persone potrebbero vivere su terre aride entro la fine del secolo, alle prese dunque con terreni impoveriti, scarsità di risorse idriche ed ecosistemi al collasso.</p>
<p><strong>Una delle conseguenze</strong> più visibili di questo processo sono le migrazioni forzate. “<em>Dal Medio Oriente all&#8217;Africa e all&#8217;Asia meridionale, milioni sono già in movimento, una tendenza destinata ad intensificarsi nei prossimi decenni</em>”.</p>
<h2>La devastazione dell&#8217;aridità</h2>
<p><strong>L&#8217;aridità</strong> è legata a condizioni climatiche persistenti e a lungo termine, mentre la siccità è un periodo anomalo e a breve termine di carenza d&#8217;acqua che colpisce ecosistemi e persone. Mentre questa può verificarsi in quasi tutti i regimi climatici come parte della variabilità climatica naturale, l&#8217;aridità è una condizione stabile con cambiamenti su lunga scala.</p>
<p><strong>“<em>L&#8217;aridità</em></strong><em> &#8211; la mancanza relativa ea lungo termine di umidità disponibile per la vita nei climi terrestri &#8211; influisce in modo significativo sul degrado del territorio, sulla desertificazione e sulla resilienza complessiva degli ecosistemi e delle comunità umane. Il degrado del terreno e la scarsità d&#8217;acqua legati all&#8217;aridità sono stati collegati a insicurezza alimentare e idrica, scarsa fertilità del suolo, perdita di produttività delle colture e delle piante, declino della biodiversità, degrado degli ecosistemi, intense tempeste di sabbia e polvere, incendi selvaggi, cattiva salute e migrazioni umane su larga scala. Il cambiamento climatico causato dall&#8217;uomo è il principale responsabile del cambiamento dell&#8217;aridità in tutto il mondo</em>”. (2)</p>
<p>Anche se i drammatici disastri legati all&#8217;acqua, come inondazioni e tempeste, si sono intensificati in alcune parti del mondo, <strong>più di tre quarti della terra della Terra sono diventati permanentemente più asciutti</strong> negli ultimi decenni. Ben il 77,6% della Terra ha sperimentato condizioni più asciutte durante i tre decenni precedenti al 2020 rispetto al precedente periodo di 30 anni. Nello stesso periodo, le terre aride si sono espanse di circa 4,3 milioni di km2, un&#8217;area quasi un terzo più grande dell&#8217;India, che è il settimo paese più grande del mondo, e ora copre il 40,6% di tutta la terra sulla Terra (esclusa l&#8217;Antartide).</p>
<p><strong>C&#8217;è un altro 7,6% di terre</strong>, un&#8217;area più grande del Canada, che ha attraversato diverse soglie di aridità passando dalle terre meno aride a terre più secche, da paesaggi umidi ad aridi, con devastanti implicazioni per l&#8217;agricoltura, gli ecosistemi e le comunità umane.</p>
<p><strong>Secondo la ricerca</strong>, se non si riesce a frenare le emissioni di gas serra un altro 3% di aree umide del mondo diventerà arido entro la fine del secolo.</p>
<h2>Ecosistemi e comunità negli hotspot di aridificazione</h2>
<p><strong>L&#8217;Europa</strong> c&#8217;è dentro in pieno. Gli “Hotspot di aridificazione” sono quasi tutta l&#8217;Europa (il 95,9% del suo territorio) e parti degli Stati Uniti occidentali, del Brasile, dell&#8217;Asia (in particolare l&#8217;Asia orientale) e l&#8217;Africa centrale.</p>
<p>Quando si parla di impatto devastante, significa che <strong>un quinto del pianeta potrebbe subire cambiamenti bruschi</strong> negli ecosistemi: foreste che diventano praterie, specie animali e vegetali che si estinguono. In queste condizioni, il 20% del Pianeta è a rischio di subire brusche trasformazioni dell&#8217;ecosistema entro la fine del secolo, con una perdita di habitat per il 55% delle specie tra mammiferi, rettili, pesci, anfibi e uccelli.</p>
<p>Si prevede che <strong>più di due terzi di tutta la terra del pianeta</strong> (esclusa la Groenlandia e l&#8217;Antartide) immagazzinerà meno acqua entro la fine del secolo se le emissioni di gas serra continueranno a seguire una crescita anche modesta. E ancora, ci saranno degrado ed erosione del suolo e una spinta a incendi più intensi e più diffusi.</p>
<p><strong>L&#8217;aumento dell&#8217;impatto</strong> sulla povertà, sulla scarsità dell&#8217;acqua e sul degrado del suolo sono inoltre collegati all&#8217;aumento dei tassi di malattia e al decessi a livello globale, specialmente tra i bambini e le donne.</p>
<p>L&#8217;aumento di aridità e siccità gioca infine un <strong>ruolo chiave sull&#8217;aumento della migrazione</strong> umana in tutto il mondo, in particolare nelle aree iperaride e aride dell&#8217;Europa meridionale, del Medio Oriente e del Nord Africa e dell&#8217;Asia meridionale.</p>
<p><strong>“<em>L&#8217;aumento dell&#8217;aridità</em></strong><em> rimodellerà il paesaggio globale, sfidando i modi di vita tradizionali e costringendo le società a reimmaginare il loro rapporto con la terra e l&#8217;acqua. Come per i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, affrontare l&#8217;aridità richiede un&#8217;azione internazionale coordinata e un impegno incrollabile per lo sviluppo sostenibile</em>” , ha detto Andrea Toreti, co-autore e scienziato senior della Commissione europea</p>
<h2>Accordi rimandati al 2026</h2>
<p>A fronte di tutto questo, la <strong>Cop16 sulla desertificazione</strong> si è conclusa senza raggiungere un accordo vincolante.</p>
<p><strong>Nel comunicato</strong> finale si legge infatti che i quasi 200 paesi riuniti alla Cop16 “s<em>ono impegnati a dare priorità al ripristino del territorio e alla resilienza alla siccità nelle politiche nazionali e nella cooperazione internazionale come strategia essenziale per la sicurezza alimentare e l&#8217;adattamento climatico. Le nazioni hanno anche compiuto progressi significativi nel gettare le basi per un futuro regime globale per la siccità, che intendono completare alla COP17 in Mongolia nel 2026. Nel frattempo, sono stati stanziati oltre 12 miliardi di dollari per affrontare la desertificazione, il degrado del suolo e la siccità in tutto il mondo, soprattutto nei paesi più vulnerabili</em>”. (3)</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Tre quarti delle terre emerse della Terra sono diventate permanentemente più secche negli ultimi tre decenni: ONU</p>
<p><a href="https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/three-quarters-earths-land-became-permanently-drier-last-three-decades">https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/three-quarters-earths-land-became-permanently-drier-last-three-decades</a></p>
<p>(2) La minaccia globale delle terre inaridite: tendenze regionali e globali dell&#8217;aridità e proiezioni future</p>
<p><a href="https://www.unccd.int/sites/default/files/2024-12/aridity_report.pdf">https://www.unccd.int/sites/default/files/2024-12/aridity_report.pdf</a></p>
<p>(3) La conferenza delle Nazioni Unite a Riyadh traccia un percorso per un&#8217;azione globale sulla terra e la siccità</p>
<p><a href="https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/united-nations-conference-riyadh-charts-path-global-action-land-drought">https://www.unccd.int/news-stories/press-releases/united-nations-conference-riyadh-charts-path-global-action-land-drought</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/laridita-avanza-e-ha-gia-divorato-il-40-delle-terre-emerse/">L&#8217;aridità avanza. E ha già divorato il 40% delle terre emerse</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</title>
		<link>https://www.egalite.org/cop29-il-summit-della-finanza-si-chiude-con-pochi-soldi-e-molto-scontento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 15:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[Cop29]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il summit della finanza climatica (1) si ferma a quota 300. Alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, la Cop29 che si è chiusa nei giorni scorsi<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-il-summit-della-finanza-si-chiude-con-pochi-soldi-e-molto-scontento/">Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il summit della finanza climatica (1) si ferma a quota 300. Alla conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici, la Cop29 che si è chiusa nei giorni scorsi a Baku, i Paesi industrializzati si impegnano a finanziare la lotta globale contro la crisi climatica nei Paesi in via di sviluppo mobilitando solo 300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, all’interno di un vago traguardo di 1.300 miliardi che dovrebbe essere raggiunto attraverso il contributo di attori pubblici e privati. I Paesi in via di sviluppo e quelli più colpiti dai disastri climatici avevano chiesto almeno 1000 miliardi di dollari l’anno.</p>
<h2>L’accordo sui soldi scontenta i paesi vulnerabili</h2>
<p><strong>L’accordo</strong> “<em>invita tutti gli attori a collaborare per consentire l&#8217;aumento dei finanziamenti ai Paesi parti per l&#8217;azione per il clima da tutte le fonti pubbliche e private ad almeno 1,3 USD trilioni all&#8217;anno entro il 2035</em>”.</p>
<p><strong>Negli anni scorsi</strong> i Paesi industrializzati avevano accettato di pagare 100 miliardi di finanziamenti per il clima all’anno entro il 2020; alla cifra si è arrivati solo più tardi ma con varie controversie perché gli importi sono stati raggiunti soprattutto attraverso prestiti e non mediante sovvenzioni.</p>
<p><strong>Ora l’accordo raggiunto</strong> a Baku, come si legge nello statement ufficiale, prevede di “<em>triplicare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, passando dal precedente obiettivo di 100 miliardi di dollari annui a 300 miliardi di dollari annui entro il 2035; garantire gli sforzi di tutti gli attori affinché lavorino insieme per aumentare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, da fonti pubbliche e private, fino a raggiungere un importo di 1,3 trilioni di dollari all&#8217;anno entro il 2035</em>”. (2)</p>
<h2>Le critiche alle conclusioni della Cop29</h2>
<p><strong>Troppo poco</strong>, da troppe fonti, con un’agenda climatica disastrosa e con quello che Oxfam international indica come “uno schema Ponzi globale”.</p>
<p><strong>Le critiche</strong> all’accordo si sono moltiplicate perché i finanziamenti sono ritenuti troppo bassi, se non offensivi, e inadatti ad affrontare la crisi climatica nei Paesi che meno vi prendono parte (come le piccole nazioni insulari) ma di più rischiano di venire spazzate via dai disastri sempre più devastanti.</p>
<p><strong>Paesi</strong> come la Bolivia e la Nigeria hanno espresso profonda delusione per quello che hanno definito un obiettivo di finanziamento “insulsamente basso” e per il fatto che il testo concordato non sia riuscito a sviluppare in modo significativo l’accordo raggiunto alla COP28 di Dubai, che chiedeva alle nazioni di “abbandonare i combustibili fossili”. Un rappresentante di un gruppo di piccole nazioni insulari ha dichiarato: “<em>Dopo la fine di questa COP29, non possiamo semplicemente salpare verso il tramonto. Stiamo letteralmente affondando</em>”. (3)</p>
<p><strong>Ha scritto</strong> su X il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres: “<em>Raggiungere un accordo alla COP29 era essenziale per mantenere il limite di 1,5°C di riscaldamento globale. Avevo sperato in un risultato più ambizioso &#8211; sia sul piano finanziario che su quello della mitigazione &#8211; per affrontare la portata della grande sfida che abbiamo di fronte, ma l&#8217;accordo raggiunto fornisce una base su cui costruire. Deve essere rispettato in pieno e nei tempi previsti. Faccio appello ai governi affinché lo facciano con urgenza</em>”. (4)</p>
<h2>Le “false soluzioni” di un’agenda climatica “disastrosa”</h2>
<p><strong>Il vertice è considerato fallimentare</strong> perché ha solo evitato il disastro diplomatico e si è chiuso con una cifra che è “troppo poco, troppo tardi, da troppe fonti” (Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico) anche perché non è fatto solo di finanziamenti pubblici, tutt’altro.</p>
<p><strong>Servono almeno 1000 miliardi</strong> di dollari l’anno fra loss&amp;damage, adattamento e mitigazione ma servono (servirebbero) sotto forma di risorse pubbliche, quindi di sovvenzioni. Secondo Legambiente “<em>gli aiuti ricevuti sino ad ora sono stati soprattutto (69% nel 2022) sotto forma di prestiti</em>” e questo aggrava la crisi debitoria dei Paesi vulnerabili.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>La presunta “COP della finanza climatica”</strong> si è trasformata in “COP di false soluzioni”. Il terribile accordo sulla finanza distrugge la nozione di responsabilità storica dei ricchi grandi paesi inquinanti e spinge il debito privato a creare finanziamenti</em>”, commenta Kirtana Chandrasekaran di Friends of the Earth International. (5)</p>
<p><strong>La Via Campesina</strong> denuncia una serie di storture in spazi di confronto che risultano dominati dagli interessi delle multinazionali e del Nord globale – alle Cop non a caso arrivano centinaia e centinaia di lobbisti delle industrie di idrocarburi.</p>
<p><strong>Le comunità di contadini</strong>, lavoratori rurali e popoli indigeni denunciano sistema agroalimentare industriale, modelli estrattivi, schemi di “greenwashing” aziendale, neoliberismo, soluzioni basate sul mercato, sugli interessi delle imprese e delle nazioni ricche, spesso avvolte nella retorica della green economy, che finiscono per riprodurre sfruttamento e disuguaglianze.</p>
<p><strong>Per la via Campesina</strong> “<em>l’attuale agenda climatica è a dir poco disastrosa. Le false soluzioni, tra cui i mercati del carbonio, i sistemi di compensazione, le colture geneticamente modificate, i megaprogetti di geoingegneria, &#8220;Agricoltura intelligente per il clima&#8221; e le &#8220;Soluzioni basate sulla natura&#8221;, sono promosse come strumenti di mitigazione del clima, ma non riescono ad affrontare le cause profonde della crisi. Questi approcci rafforzano un’agenda di sviluppo imperialista, approfondendo il colonialismo, il patriarcato e il degrado ambientale</em>”. (6)</p>
<h2>Questione di soldi, Oxfam: “Schema Ponzi globale”</h2>
<p><strong>Non solo le risorse sono poche</strong>. Ma non sono neanche “vero denaro”, sferza Oxfam International (7).</p>
<p>Sostiene Nafkote Dabi, responsabile delle politiche sui cambiamenti climatici di Oxfam International: &#8220;<em>Il terribile verdetto dei colloqui di Baku sul clima dimostra che i Paesi ricchi considerano il Sud del mondo come sacrificabile in ultima analisi, come pedine su una scacchiera (&#8230;) E per quanto riguarda le promesse di finanziamenti futuri? Sono vuote tanto quanto l&#8217;accordo stesso. I soldi sul tavolo non sono solo una miseria in confronto a ciò di cui c’è realmente bisogno, non sono nemmeno “soldi” veri e propri. Piuttosto, è un mix eterogeneo di prestiti e investimenti privatizzati, uno schema Ponzi globale che gli avvoltoi del private equity e gli addetti alle pubbliche relazioni ora sfrutteranno</em>&#8220;.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/cop29-finanza-climatica-e-diritti-delle-comunita/">Cop29, finanza climatica e diritti delle comunità</a>. Égalité. 15.11.24</p>
<p>(2) COP29 UN Climate Conference Agrees to Triple Finance to Developing Countries, Protecting Lives and Livelihoods <a href="https://unfccc.int/cop29">https://unfccc.int/cop29</a></p>
<p>(3) COP29: la conferenza si chiude con un impegno di $300 miliardi <a href="https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/">https://unric.org/it/cop29-la-conferenza-si-chiude-con-un-impegno-di-300-miliardi/</a></p>
<p>(4) UN Secretary-General Statement on COP29 <a href="https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29">https://www.un.org/sg/en/content/sg/statement/2024-11-23/un-secretary-general-statement-cop29</a></p>
<p>(5) COP29 closing: Pennies for climate finance, billions in false solutions, complicity in genocide <a href="https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/">https://www.foei.org/cop29-foei-closing-press-release/  </a></p>
<p>(6) “Current climate agenda is nothing short of disastrous as false solutions are promoted as climate mitigation tools” – warns Via Campesina <a href="https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/">https://viacampesina.org/en/current-climate-agenda-is-nothing-short-of-disastrous-as-false-solutions-are-promoted-as-climate-mitigation-tools-warns-via-campesina/</a></p>
<p>(7) COP29 deal is a “global Ponzi scheme”: Oxfam <a href="https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam">https://www.oxfam.org/en/press-releases/cop29-deal-global-ponzi-scheme-oxfam</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/cop29-il-summit-della-finanza-si-chiude-con-pochi-soldi-e-molto-scontento/">Cop29, il summit della finanza si chiude con pochi soldi e molto scontento</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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		<title>Stop a pale eoliche e pannelli solari in Sardegna. Le firme per un referendum</title>
		<link>https://www.egalite.org/stop-a-pale-eoliche-e-pannelli-solari-in-sardegna-le-firme-per-un-referendum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 10:26:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[protezione del suolo]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un comitato di cittadini ha avviato la raccolta di firme necessaria ad attivare un referendum contro l’assedio di pale eoliche e pannelli solari alla regione Sardegna.<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un comitato di cittadini ha avviato la raccolta di firme necessaria ad attivare un referendum contro l’assedio di pale eoliche e pannelli solari alla regione Sardegna. Lo stop transitorio di 18 mesi, introdotto dalla giunta regionale guidata da Alessandra Todde con legge 3 luglio 2024, deve venire rafforzato e assumere natura permanente per salvaguardare l’isola. (1)</p>
<h2>Legge regionale, i limiti a eolico e solare selvaggio</h2>
<p><strong>La legge regionale </strong>3.7.24 indica tutte le aree ove non sarà possibile installare pale e pannelli.:</p>
<p>&#8211; aree naturali protette</p>
<p>&#8211; zone umide di importanza internazionale e quelle di riproduzione di specie faunistiche protette</p>
<p>&#8211; aree agricole interessate da produzioni biologiche e a indicazione geografica protetta (Dop, Doc, Igp)</p>
<p>&#8211; aree a rischio idrogeologico</p>
<p>&#8211; quelle che distano meno di sette chilometri dai beni culturali (1.500 metri per le isole minori)</p>
<p>&#8211; la fascia costiera dei 300 metri dal mare</p>
<p>&#8211; aree che distano meno di 2 chilometri da alberi monumentali.</p>
<p><strong>Sono esclusi dal divieto</strong> &#8211; si noti bene, oltre agli interventi che non comportano uso di suolo e a quelli per autoconsumo &#8211; gli impianti delle comunità energetiche.</p>
<p><strong>Entro sei mesi </strong>verrà redatto il piano energetico regionale e definita la mappa delle aree idonee a ospitare i mega impianti.</p>
<h2>La resistenza contro gli abusi. Il referendum</h2>
<p><strong>Il provvedimento</strong> accoglie le istanze di numerosi comitati spontanei che si oppongono all’installazione scriteriata di impianti nell’isola.</p>
<p><strong>Il Comitato Regionale Sardo per il No</strong> (o Comitato per il No) a luglio 2024 ha avviato la raccolta delle 10.000 firme necessarie per indire un referendum regionale consultivo con il seguente quesito:</p>
<p>‘<em>Volete voi che il paesaggio sardo terrestre e marino sia modificato con l’installazione sul terreno ed in mare di impianti industriali eolici e/o fotovoltaici per la produzione di energia elettrica?</em>’.</p>
<p><strong>Presso ogni Comune</strong> è già possibile firmare. (2)</p>
<h2>Quando il troppo storpia</h2>
<p><strong>La sostituzione dell’energia fossile</strong> con quella rinnovabile sembra essere un percorso ineluttabile. La bulimia degli investitori rischia però di trasformare questa transizione in un danno ambientale, come è finora avvenuto con gli incentivi a terrazzamenti di pannelli solari su suoli sottratti all’agricoltura. (3)</p>
<p><strong>In Sardegna</strong> il rischio di stravolgere l’ecosistema è concreto, se le installazioni programmate verranno realizzate.</p>
<h2>Richieste di impianti inutili</h2>
<p><strong>Il decreto</strong> ‘Aree idonee per le rinnovabili’ del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) assegna alla Sardegna una quota di rinnovabili pari a 6,2 gigawatt totali al 2030. (4)</p>
<p><strong>Le istanze di connessione</strong> di nuovi impianti sull’isola presentate a Terna spa (gestore della rete elettrica nazionale) al 30 giugno 2024 risultano invece complessivamente ben 824, pari a 54,39 GW di potenza, vale a dire quasi 30 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna, i quali esprimono una potenza complessiva di 1,93 GW.</p>
<p><strong>&#8216;<em>Un’overdose di energia</em></strong><em> che </em></p>
<p><em>&#8211; non potrebbe esser consumata sull’Isola (che già oggi ha circa il 38% di energia prodotta in più rispetto al proprio fabbisogno), </em></p>
<p><em>&#8211; non potrebbe esser trasportata verso la Penisola, </em></p>
<p><em>&#8211; non potrebbe esser conservata (a oggi gli impianti di conservazione approvati sono molto pochi e di potenza estremamente contenuta)</em>’, chiarisce il Gruppo d’intervento giuridico, associazione ecologista promotrice della petizione ‘Sì all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!’, che ha già raccolto oltre 13mila firme. (5,6).</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Legge n. 5 del 3/7/2024 ‘Misure urgenti per la salvaguardia del paesaggio e dei beni paesaggistici e ambientali’. BURAS Bollettino n.35 &#8211; Parte I e II del 04/07/2024 <a href="https://buras.regione.sardegna.it/custom/frontend/viewInsertion.xhtml?insertionId=6980e9f8-eb77-41b7-92c7-9090c2e307bb">https://buras.regione.sardegna.it/custom/frontend/viewInsertion.xhtml?insertionId=6980e9f8-eb77-41b7-92c7-9090c2e307bb </a></p>
<p>(2) Comitato Regionale Sardo per il NO. Promotore Responsabile Michele Pala. sardegnaperilno@libero.it</p>
<p>(3) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/rapina-delle-terre-parchi-agrisolari-e-pale-eoliche/">Rapina delle terre, ‘parchi agrisolari’ e pale eoliche</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 3.4.24</p>
<p>(4) Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Decreto 21 giugno 2024. ‘Disciplina per l&#8217;individuazione di superfici e aree idonee per l&#8217;installazione di impianti a fonti rinnovabili’. (24A03360) (GU Serie Generale n.153 del 02-07-2024) <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/07/02/24A03360/SG">https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/07/02/24A03360/SG </a></p>
<p>(5) Sardegna, l’isola della speculazione energetica. Gruppo d’Intervento Giuridico. 9.7.24 <a href="https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2024/07/09/sardegna-lisola-della-speculazione-energetica/">https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2024/07/09/sardegna-lisola-della-speculazione-energetica/ </a></p>
<p>(6) La petizione è disponibile a questo link <a href="https://www.change.org/p/si-all-energia-rinnovabile-no-alla-speculazione-energetica?recruiter=52679190&amp;recruited_by_id=fb3745a0-af82-0130-04ab-00221964dac8&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_campaign=share_for_starters_page&amp;utm_medium=copylink">https://www.change.org/p/si-all-energia-rinnovabile-no-alla-speculazione-energetica?recruiter=52679190&amp;recruited_by_id=fb3745a0-af82-0130-04ab-00221964dac8&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_campaign=share_for_starters_page&amp;utm_medium=copylink </a></p>
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		<title>Eurobarometro, i cittadini europei reclamano tutela di ambiente e salute</title>
		<link>https://www.egalite.org/eurobarometro-i-cittadini-europei-reclamano-tutela-di-ambiente-e-salute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 14:13:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Eurobarometro]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza chimica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cittadini europei sono ben consapevoli dell’impatto sulla salute dei disastri ambientali in corso e invocano misure di protezione. L’indagine di Eurobarometro. (1) Ambiente e salute,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I cittadini europei sono ben consapevoli dell’impatto sulla salute dei disastri ambientali in corso e invocano misure di protezione. L’indagine di Eurobarometro. (1)</p>
<h2>Ambiente e salute, unicità inscindibile</h2>
<p><strong>Oltre tre quarti degli europei</strong> (78%) concordano sul fatto che le questioni ambientali hanno un effetto diretto sulla loro vita quotidiana e sulla loro salute.</p>
<p><strong>Circa quattro intervistati su cinque</strong> (84%) ritengono che la legislazione ambientale dell&#8217;UE sia necessaria per proteggere l&#8217;ambiente nel loro Paese.</p>
<h2>Cittadini europei preoccupati</h2>
<p><strong>Paesi</strong> come Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Portogallo e Italia continuano a a registrare, come nel precedente Eurobarometro 2019, una forte preoccupazione.</p>
<p><strong>Tra l&#8217;88% e il 98%</strong> dei cittadini afferma che l&#8217;ambiente ha un impatto sulla loro vita quotidiana e sulla loro salute.</p>
<h2>Chi inquina paghi</h2>
<p><strong>I cittadini </strong>sono preoccupati anche per i costi dell&#8217;inquinamento.</p>
<p><strong>Il 92%</strong> degli europei afferma che le aziende dovrebbero farsi carico dei costi di bonifica dell&#8217;inquinamento, come in teoria previsto dalla <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/crimini-ambientali-la-nuova-direttiva-ue/">nuova direttiva sui crimini ambientali</a>. Il 74% concorda sul fatto che dovrebbero essere le autorità pubbliche a farsi carico di tali costi.</p>
<p><strong>Speranze vane</strong>, in casi come l’inquinamento da PFAS che attanaglia il Veneto, ove l’industria responsabile dell’avvelenamento delle acque è fallita, lasciando le falde acquifere e i suoli in condizioni disastrose. (2)</p>
<h2>Le priorità ambientali</h2>
<p><strong>Le emergenze</strong> su cui lavorare sono chiare ai cittadini europei:</p>
<p><strong>&#8211; l&#8217;<a href="https://www.egalite.org/economiacircolare/">economia circolare</a></strong> è considerata una priorità essenziale, per affrontare i problemi ambientali, in 11 Stati membri,</p>
<p><strong>&#8211; il <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/nature-restoration-law-via-libera-in-ue/">ripristino della natura</a></strong>, al secondo posto tra le misure urgenti, è considerato il rimedio più importante in Grecia, Portogallo, Spagna, Estonia, Cipro e Bulgaria.</p>
<h2>Il ruolo attivo dei cittadini</h2>
<p><strong>L’indagine</strong> Eurobarometro mostra che i cittadini sono già impegnati a fare la loro parte</p>
<p><strong>&#8211; quasi sei intervistati su dieci</strong> si dichiarano disposti a pagare di più per prodotti sostenibili che siano più facili da riparare, riciclabili e/o prodotti in modo ecosostenibile</p>
<p><strong>&#8211; tutti</strong> sostengono l’obiettivo di riduzione della quantità di rifiuti, attraverso la loro raccolta differenziata e l’impiego di imballaggi riutilizzabili.</p>
<h2>Acqua, inquinamento e sprechi</h2>
<p><strong>Oltre tre quarti </strong>(78%) degli europei ritengono che l&#8217;UE dovrebbe proporre misure aggiuntive per affrontare i problemi legati all&#8217;acqua in Europa, vale dire</p>
<p>&#8211; inquinamento</p>
<p>&#8211; consumo eccessivo</p>
<p>&#8211; spreco.</p>
<p><strong>La protezione della salute</strong> pubblica dall’impatto delle sostanze chimiche pericolose è giudicata <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/rimandata-lapprovazione-delle-modifiche-al-reach-la-lobby-della-chimica-puo-esultare/">troppo scarsa</a> da oltre la metà degli europei (52%), che invoca misure più incisive.</p>
<p><strong>Gli sprechi idrici </strong>sono un’altra questione prioritaria da affrontare, a fronte di inefficienze diffuse che la maggior parte degli intervistati considera inaccettabili a livello nazionale e locale.</p>
<h2>(In)sicurezza chimica</h2>
<p><strong>Oltre quattro intervistati su cinque</strong> (84%) sono preoccupati per l&#8217;impatto sulla loro salute delle <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/sostanze-chimiche-tossiche-in-oggetti-di-uso-quotidiano-il-rapporto-inglese/">sostanze chimiche nocive presenti nei prodotti di uso quotidiano</a>.</p>
<p><strong>Altrettanti</strong> cittadini (84% del campione intervistato) sono preoccupati per l&#8217;impatto di tali sostanze chimiche sull&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Il 72%</strong> degli europei afferma inoltre di tenere conto della sicurezza chimica dei prodotti quando effettua acquisti.</p>
<p><strong>Oltre la metà</strong> degli europei (52%) ritiene tuttavia che il livello effettivo di protezione della salute umana e dell&#8217;ambiente dalle sostanze chimiche nocive sia troppo basso e debba venire aumentato.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Attitudes of Europeans towards the Environment. Eurobarometro. Maggio 2024 <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3173?s=03">https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3173?s=03</a></p>
<p>(2) Marta Strinati, Ylenia Patti Giammello. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/inquinamento-da-pfas-quasi-quattromila-morti-in-piu-in-30-comuni-veneti/">Inquinamento da PFAS, quasi quattromila morti in più in 30 comuni veneti</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 25.6.24</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/eurobarometro-i-cittadini-europei-reclamano-tutela-di-ambiente-e-salute/">Eurobarometro, i cittadini europei reclamano tutela di ambiente e salute</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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		<title>Fast fashion, quando la moda devasta l’ambiente</title>
		<link>https://www.egalite.org/fast-fashion-quando-la-moda-devasta-lambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 20:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli eccessi di produzione e consumo rendono opachi i numeri della moda. L’eccesso di offerta di capi low cost è ‘lo sporco segreto dell’industria tessile’ e<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/fast-fashion-quando-la-moda-devasta-lambiente/">Fast fashion, quando la moda devasta l’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli eccessi di produzione e consumo rendono opachi i numeri della moda. L’eccesso di offerta di capi low cost è ‘<em>lo sporco segreto dell’industria tessile</em>’ e fonte di disastri ambientali. Una recente inchiesta del Guardian approfondisce il tema della fast fashion vista dal versante della eccessiva produzione, o meglio dell’eccesso di offerta. Che ha numeri enormi ma al tempo stesso sconosciuti. (1)</p>
<h2>Il ciclo vizioso della fast fashion</h2>
<p><strong>Da un canto</strong>, dilaga la produzione di capi usa e getta, di bassa qualità, che vengono usati pochissimo. Talvolta mai, vengono gettati con il cartellino del prezzo. Merci inutili, che finiscono nelle discariche dell’Africa, in paesi come Ghana e Nepal, e spargono nell’ambiente particelle di inquinanti, coloranti ma anche micro e nanoplastiche, trovate ovunque, nei mari, nell’ambiente, nel sangue umano. (2)</p>
<p><strong>L’altra faccia</strong> del fenomeno è l’eccesso di consumo, alimentato anche da un marketing pervasivo che riproduce un ciclo di promozioni, sconti e campagne mirate per invitare i consumatori a continuare a comprare di continuo nuovo abbigliamento.</p>
<h2>Mistero sui numeri della fast fashion</h2>
<p><strong>I numeri</strong> in ballo sono in realtà solo stime. Fra il 10% e il 40% degli indumenti prodotti ogni anno non viene venduto. Ma quanti siano gli indumenti prodotti nessuno al momento lo sa con certezza.</p>
<p><strong>Il Guardian</strong> scrive che, secondo le statistiche a oggi disponibili, <em>‘ogni anno vengono realizzati tra 80 e 150 miliardi di indumenti’</em>. La percentuale di vestiti invenduti corrisponderebbe a un numero che varia fra 8 miliardi o 60 miliardi di indumenti all’anno.</p>
<p><em><strong>‘Nessuno sa</strong> esattamente quanti cappotti, jeans, magliette e scarpe da ginnastica vengono prodotti ogni anno, il che significa che nessuno sa quanti capi rimangono invenduti nei magazzini, destinati alla discarica o alla distruzione. Senza queste informazioni, cercare di ridurre l&#8217;impronta di carbonio dell&#8217;industria della moda è un po&#8217; come cercare di risolvere un puzzle al buio</em>’, (The Guardian).</p>
<h2>L’opacità dei dati</h2>
<p><strong>Uno dei problemi</strong> del settore tessile è la misinformation, denuncia Vox. (3). Più che di disinformazione o dell’abusata espressione ‘fake news’ si tratta di cattiva informazione, incompleta, fuorviante, basata su statistiche discutibili, con fonti di studi opache e non troppo chiare. Con il risultato di non avere definito il quadro in cui ci si deve muovere per chiedere nuove legislazioni o azioni effettive di tutela dell’ambiente.</p>
<p><strong>‘<em>L&#8217;8-10% delle emissioni globali</em></strong><em> di gas serra proviene dall&#8217;industria della moda, che è più delle industrie dell&#8217;aviazione e del trasporto marittimo messe insieme. L&#8217;industria della moda produce e vende tra gli 80 e i 150 miliardi di capi all&#8217;anno a livello globale. Quasi tre quinti di tutti i capi di abbigliamento prodotti finiscono negli inceneritori o nelle discariche entro pochi anni dalla produzione</em>’, sottolinea Vox.</p>
<p><strong>La forchetta di numeri</strong> è certo troppo ampia per assumere un significato univoco e dare vita ad azioni significative. Ma le prove che qualcosa non quadra sono tante, dai cumuli di rifiuti tessili in Africa alle acque potabili inquinate dalle microplastiche. ‘<em>La statistica secondo cui il 4% dei rifiuti globali proviene dall&#8217;industria della moda</em>’ è il fatto più documentato, secondo Vox.</p>
<h2>Un sistema di produzione ‘arcaico’</h2>
<p><strong>Alla base della sovrapproduzione</strong> di vestiti, secondo il Guardian, risiedono diversi motivi:</p>
<p>&#8211; i produttori insistono su quantità minime d’ordine,</p>
<p>&#8211; il ciclo di vendite è sempre più veloce,</p>
<p>&#8211; c’è una certa incapacità di interpretare il mercato, di prevedere la domanda dei consumatori.</p>
<p><strong>Un fenomeno</strong> sintomatico di un sistema di produzione arcaico, che incentiva il volume: più magliette vengono ordinate, più economico è il prezzo per ogni capo. Anche perché il fattore di costo più elevato riguarda i macchinari, non i lavoratori o i tessuti.</p>
<p><strong>Il risultato</strong> è uno spreco esorbitante. Ad alimentarlo controbuisce una domanda creata e alimentata dal marketing sui social media, dagli annunci digitali, dalle campagne email e da un ciclo apparentemente infinito di sconti e promozioni.</p>
<h2>Fast fashion out of fashion?</h2>
<p><strong>L’eccessivo consumo</strong> di abbigliamento low cost suscita anche riflessioni sulla responsabilità e la consapevolezza dei consumatori. Prima ancora, della politica.</p>
<p><strong>La legislazione europea</strong> ancora in sospeso sulla responsabilità estesa del produttore ‘<em>non arriverà mai abbastanza presto</em>’, secondo The Guardian.</p>
<p><strong>La Strategia europea per prodotti tessili</strong> sostenibili e circolari (4) stima che nella sola Ue</p>
<p>&#8211; ogni anno vengano buttati via circa 5,8 milioni di tonnellate di prodotti tessili, ossia 11,3 kg a persona,</p>
<p>&#8211; il consumo di prodotti tessili ha il quarto maggiore impatto sull’ambiente e sui cambiamenti climatici, dopo l’alimentazione, l’alloggio e la mobilità ed è una delle tre principali fonti di pressione sull’uso dell’acqua e del suolo.</p>
<h2>Ogni secondo un camion di abiti incenerito</h2>
<p><strong>A livello globale</strong> i numeri si impennano:</p>
<p>&#8211; la produzione tessile è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2015,</p>
<p>&#8211; il consumo di abbigliamento e calzature è destinato ad aumentare del 63% entro il 2030,</p>
<p>&#8211; ogni secondo l’equivalente di un camion carico di materiali tessili è collocato in discarica o incenerito,</p>
<p>&#8211; solo poco più dell’1% dei materiali usati per produrre capi di abbigliamento viene riciclato per produrne di nuovi,</p>
<p>&#8211; fino al 35% dell’insieme delle microplastiche rilasciate nell’ambiente deriva dai prodotti tessili. (5)</p>
<p><strong>C’è molto da lavorare</strong> affinché la fast fashion sia ‘out of fashion’ come auspica l’Europa.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Lucianne Tonti. ’It’s the industry’s dirty secret’: why fashion’s oversupply problem is an environmental disaster. <em>The Guardian</em>. 18.1.24</p>
<p><a href="https://www.theguardian.com/fashion/2024/jan/18/its-the-industrys-dirty-secret-why-fashions-oversupply-problem-is-an-environmental-disaster">https://www.theguardian.com/fashion/2024/jan/18/its-the-industrys-dirty-secret-why-fashions-oversupply-problem-is-an-environmental-disaster</a></p>
<p>(2) Per un riepilogo del ritrovamento di micro e nanoplastiche in ambiente e nel corpo umano, vedi Marta Strinati. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/una-nuova-analisi-svela-lenorme-mole-di-nanoplastiche-nellacqua-in-bottiglia/">Una nuova analisi svela l’enorme mole di nanoplastiche nell’acqua in bottiglia</a>. GIFT (<em>Great Italian Food Trade</em>). 15.1.24</p>
<p>(3) Alden Wicker. Fashion has a misinformation problem. That’s bad for the environment. <em>Vox</em>. 31.1.20 <a href="https://www.vox.com/the-goods/2020/1/27/21080107/fashion-environment-facts-statistics-impact">https://www.vox.com/the-goods/2020/1/27/21080107/fashion-environment-facts-statistics-impact</a></p>
<p>(4) EU strategy for sustainable and circular textiles <a href="https://environment.ec.europa.eu/strategy/textiles-strategy_en">https://environment.ec.europa.eu/strategy/textiles-strategy_en</a>, <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9f3fc2a6-b02f-11ec-83e1-01aa75ed71a1/language-en/format-PDF/source-278929923">https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9f3fc2a6-b02f-11ec-83e1-01aa75ed71a1/language-en/format-PDF/source-278929923</a></p>
<p>(5) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/microplastiche-dai-tessuti-il-ruolo-della-moda-low-cost/">Microplastiche dai tessuti, il ruolo della moda low cost</a>. <em>Égalité</em>. 5.5.22</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/fast-fashion-quando-la-moda-devasta-lambiente/">Fast fashion, quando la moda devasta l’ambiente</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">Égalité</a>.</p>
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		<title>Il Parlamento europeo boccia la proposta SUR per la riduzione dei pesticidi</title>
		<link>https://www.egalite.org/il-parlamento-europeo-boccia-la-proposta-sur-per-la-riduzione-dei-pesticidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 08:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La travagliata proposta di regolamento per la riduzione dei pesticidi di sintesi in agricoltura (SUR) è stata bocciata dal Parlamento europeo. (1) A pochi mesi dalle<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La travagliata proposta di regolamento per la riduzione dei pesticidi di sintesi in agricoltura (SUR) è stata bocciata dal Parlamento europeo. (1) A pochi mesi dalle elezioni europee (giugno 2024), decade così di fatto un pilastro del Green Deal europeo, oltre alla speranza di salvaguardare la salute e l’ambiente dei cittadini europei dalla pervasiva diffusione degli agrotossici.</p>
<h2>Meno pesticidi, più biodiversità e salute</h2>
<p><strong>La proposta SUR</strong> (<em>Sustainable Use and Reduction of Pesticides</em>) della Commissione europea prevedeva</p>
<p>&#8211; il dimezzamento nell&#8217;uso di pesticidi sintetici nella Ue entro il 2030, rispetto al triennio 2015-17,</p>
<p>&#8211; il divieto dell&#8217;uso di agrotossici nelle aree sensibili,</p>
<p>&#8211; la promozione di pratiche ecocompatibili per il controllo delle infestanti.</p>
<p>Presentata nell&#8217;estate del 2022, la proposta ha avuto un iter travagliato in Consiglio agricoltura e nell’Europarlamento e ritardi procedurali. (2,3)</p>
<h2>La responsabilità delle lobby</h2>
<p><strong>Ostacolata in ogni modo</strong>, la proposta SUR è stata infine bocciata il 22 novembre 2023 dal Parlamento europeo in sessione plenaria con il voto favorevole di 299 eurodeputati, 207 contrari e 121 astenuti.</p>
<p><strong>Esultano</strong> in Copa-Cogeca (la rappresentanza europea dei sostenitori degli agrotossici, come l’italiana Coldiretti) e gli europarlamentari sensibili più alle richieste delle lobby che ai diritti della popolazione che rappresentano.</p>
<h2>Terre europee inquinate</h2>
<p><strong>Il ricorso massiccio a sostanze venefiche</strong> come mera scorciatoia in agricoltura ha già prodotto gravi danni.</p>
<p><strong>Il 61,7% della superficie agricola europea</strong>, pari a 2,3 milioni di km2, versa in condizioni di ‘<em>alto rischio di inquinamento da pesticidi</em>’, secondo il più ampio studio mai condotto a livello planetario su questo tema (Tang et al., 2021). E i consumi di pesticidi in UE continua a crescere. (4)</p>
<h2>La soluzione è l’agricoltura biologica</h2>
<p><strong>In un contesto tanto drammatico</strong>, l’unica soluzione è scegliere di consumare prodotti biologici.</p>
<p>‘<em>L&#8217;annacquamento e il rifiuto del regolamento sulla riduzione dei pesticidi da parte del Parlamento europeo sono vergognosi. </em></p>
<p><em>I politici che affermano di difendere gli agricoltori rifiutandosi di ridurre i pesticidi sintetici<strong> ingannano se stessi e l&#8217;opinione pubblica</strong>. </em></p>
<p><em>La mancanza di volontà politica di agire per ridurre i pesticidi rende ancora più evidente che lo sviluppo dell&#8217;agricoltura biologica è il modo migliore per proteggere la salute delle persone e la natura dai pesticidi tossici</em>’, afferma Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe. (5)</p>
<h2>Coltivare per vivere</h2>
<p><strong>L&#8217;uso diffuso di pesticidi sintetici</strong> rappresenta un onere significativo per la salute dei cittadini europei e degli agricoltori in particolare. I pesticidi sintetici sono anche la causa principale della scomparsa di uccelli e insetti nelle campagne europee e sono in gran parte responsabili dell&#8217;inquinamento delle nostre acque con sostanze tossiche.</p>
<p><strong>L&#8217;agricoltura biologica</strong> è la prova che è possibile produrre cibo di qualità sufficiente senza ricorrere ai pesticidi di sintesi. L&#8217;approccio biologico alla cura delle piante si basa principalmente su misure agronomiche preventive e indirette, come la rotazione delle colture, per gestire parassiti e malattie, che possono essere integrate, quando necessario per alcune colture, con soluzioni di biocontrollo come le sostanze naturali, la maggior parte delle quali si degrada facilmente nell’ambiente.</p>
<p><em>Marta Strinati </em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) No majority in Parliament for legislation to curb use of pesticides. Press release. 21.11.23  <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20231117IPR12215/no-majority-in-parliament-for-legislation-to-curb-use-of-pesticides">https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20231117IPR12215/no-majority-in-parliament-for-legislation-to-curb-use-of-pesticides</a></p>
<p>(2) Alessandra Mei. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/regolamento-sulluso-sostenibile-dei-pesticidi-sur-i-travagli-della-riforma-ue/">Regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi, SUR. I travagli della riforma UE</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 20.12.22</p>
<p>(3) Dario Dongo, Alessandra Mei. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/riduzione-dei-pesticidi-in-ue-avanti-con-beffa/">Riduzione dei pesticidi in UE, avanti con beffa</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 25.10.23</p>
<p>(4) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/nature-restoration-law-riduzione-dei-pesticidi-eurodeputati-a-servizio-delle-lobby-agroindustriali/">Nature Restoration Law, riduzione dei pesticidi. Eurodeputati a servizio delle lobby agroindustriali</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 17.10.23</p>
<p>(5) Sprouting discontent: organic movement regrets europeanparliament’s failure to pesticides reduction. IFOAM Organics Europe. 22.11.23 <a href="https://www.organicseurope.bio/news/pesticides-reduction-regulation-organic-movement-rejects-european-parliament-rejection/">https://www.organicseurope.bio/news/pesticides-reduction-regulation-organic-movement-rejects-european-parliament-rejection/</a></p>
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		<title>Sicurezza chimica, nuovi divieti e regole nel 2022</title>
		<link>https://www.egalite.org/sicurezza-chimica-nuovi-divieti-e-regole-nel-2022/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jan 2022 08:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza chimica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza chimica è ancora un miraggio. Prosegue tuttavia, con lentezza, la revisione della legislazione europea sulle sostanze chimiche per proteggere consumatori, lavoratori e ambiente. Tra<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sicurezza chimica è ancora un miraggio. Prosegue tuttavia, con lentezza, la revisione della legislazione europea sulle sostanze chimiche per proteggere consumatori, lavoratori e ambiente.</p>
<p>Tra le novità che entrano in vigore nel 2022 compare il divieto di tre fragranze allergeniche nei giocattoli e restrizioni sulla quantità di IPA (idrocarburi aromatici policiclici) ammesse nei prodotti finiti, come i tappeti erbosi artificiali. Ecco le modifiche più rilevanti, riassunte dall’Agenzia svedese per i prodotti chimici (<a href="https://www.kemi.se/">KEMI</a>, <em>Kemikalieinspektionen</em>).</p>
<h2>Sicurezza chimica, da febbraio 2022 alert sul poliuretano</h2>
<p><strong>I diisocianati</strong> sono sostanze chimiche impiegate principalmente per la produzione di plastica poliuretanica (PUR), molto diffusa in forma di schiume, sigillanti e rivestimenti. Sono riconosciuti da molti anni come allergenici e sensibilizzanti per le vie respiratorie (causando asma grave) e della pelle.</p>
<p><strong>Dal 24.2.22</strong>, la concentrazione di diisocianati è ridotta allo 0,1% di peso del prodotto finito e la vendita è riservata a lavoratori formati sull’uso sicuro del materiale. Un’etichetta deve precisare che tra oltre un anno (dal 24.8.23) l’uso industriale o professionale del prodotto contenente diisocianati sarà consentito solo dopo aver ricevuto una formazione adeguata. (1)</p>
<h2>Etichettatura di pericolo</h2>
<p><strong>Dal 1.3.22</strong> scatta l’armonizzazione obbligatoria di classificazione, imballaggio ed etichettatura di pericolo di un gruppo di sostanze chimiche elencate nell&#8217;allegato VI del regolamento 1272/2008, detto regolamento CLP, <em>Classification, labelling and packaging.</em></p>
<p><strong>Il XV adeguamento</strong> tecnico (ATP 15, <em>Adaption to Technical Progress</em>) dell’elenco delle sostanze riguarda, tra gli altri, il diisottilftalato (DIOP), uno ftalato plastificante classificato come tossico per la riproduzione, vale a dire nocivo per la fertilità o il nascituro, e per il piombo in polvere. (2)</p>
<h2>Cancerogeni e allergizzanti nei giocattoli</h2>
<p><strong>I giocattoli</strong> possono contenere sostanze molto pericolose per la salute dei bambini. Dopo la revisione delle regole nel 2021 su formaldeide e alluminio, alcuni correttivi sono in vista per il 2022. Tre fragranze allergeniche (atranolo, clotraranolo e metil pentano carbonato) dal 5.7.22 si aggiungono alle 55 già vietate. L’etichettatura obbligatoria per le fragranze allergeniche ammesse viene invece estesa da 11 a 72 sostanze.</p>
<p><strong>Sulla anilina</strong> &#8211; genotossica e cancerogena &#8211; dal 5.12.22 scattano nuovi limiti per la presenza nei giocattoli per bambini di età inferiore ai tre anni e negli altri giocattoli destinati a essere messi in bocca. I limiti si applicano ai giocattoli in tessuto e pelle e alle pitture per le dita. (3)</p>
<h2>La chimica nei campetti da gioco</h2>
<p><strong>Gli idrocarburi aromatici policiclici</strong> (IPA) sono composti molto pericolosi per la salute, in quanto cancerogeni e mutageni. Sono presenti nei granuli cosparsi nelle aree giochi per attenuare le cadute e nei prati artificiali, largamente impiegati nelle aree dedicate allo sport.</p>
<p><strong>Dal 10.8.22</strong> ne viene rivista la presenza. Le nuove soglie massime sono di 20 mg/kg (0,002%) per la somma di 8 specifici IPA. (4)</p>
<h2>Etichettatura di pericolo, fine del periodo di transizione</h2>
<p><strong>Il 17.12.22</strong> termina il periodo di transizione stabilito dall’ATP 17 (il diciassettesimo adeguamento tecnico del regolamento CLP) per aggiornare classificazione, etichettatura e imballaggio, nonché terminare le scorte, di altre numerose sostanze chimiche, tra le quali:</p>
<p>&#8211; acido citrico e diverse sostanze attive utilizzate nei pesticidi. Ora soggette a etichettatura  e classificazione vincolanti,</p>
<p>&#8211; d-limonene. Classificato per il rischio di aspirazione,</p>
<p>&#8211; composti del boro. Nuova classificazione ed etichettatura sulla tossicità riproduttiva (‘nuoce alla fertilità e al feto’) ed eliminazione dei limiti speciali, confluiti nel limite generale dello 0,3%,</p>
<p>&#8211; composti di rame. Viene assegnato un valore fisso per la tossicità acuta stimata dei composti impiegati nelle miscele. (5)</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Regolamento (UE) 2020/1149 della Commissione del 3 agosto 2020 recante modifica dell’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) per quanto riguarda i diisocianati. <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32020R1149&amp;from=IT">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32020R1149&amp;from=IT</a></p>
<p>(2) Regolamento delegato (UE) 2020/1182 della Commissione del 19 maggio 2020 <em>recante modifica, ai fini dell’adeguamento al progresso tecnico e scientifico, dell’allegato VI, parte 3, del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele </em><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32020R1182">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32020R1182</a></p>
<p>(3) Le revisioni alla direttiva Giocattoli sono riassunte da KEMI a <a href="https://www.kemi.se/lagar-och-regler/ytterligare-eu-regler/leksaker---leksaksdirektivet/aktuella-andringar-i-leksaksdirektivet">questo <em>link</em> </a></p>
<p>(4) V. Regolamento (UE) 2021/1199 della Commissione del 20 luglio 2021, <em>che modifica l’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) presenti nei granuli o nel pacciame utilizzati come materiale da intaso nei campi sportivi in erba sintetica o in forma sfusa nei parchi giochi o in applicazioni sportive</em> <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021R1199&amp;from=EN">https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021R1199&amp;from=EN</a></p>
<p>(5) V. ATP 9-17 sul sito ECHA <a href="https://echa.europa.eu/it/information-on-chemicals/annex-vi-to-clp">https://echa.europa.eu/it/information-on-chemicals/annex-vi-to-clp</a></p>
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		<title>Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia?</title>
		<link>https://www.egalite.org/diritto-umano-a-un-ambiente-sano-passi-avanti-post-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 14:18:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diverse agenzie Onu, fra cui Unep, Who, Unicef, Unhcr, chiedono il riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano. (1) Il tempo per riconoscere, attuare e<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diverse agenzie Onu, fra cui Unep, Who, Unicef, Unhcr, chiedono il riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano. (1) Il tempo per riconoscere, attuare e proteggere il diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile è ora. Perché la crisi ambientale e climatica, la perdita di biodiversità, l’inquinamento compromettono la salute delle persone e del pianeta.</p>
<h2>Il diritto all’ambiente sano e sostenibile: la dichiarazione delle Agenzie Onu</h2>
<p><strong>La 46a sessione</strong> del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che si è svolta da febbraio a marzo 2021, ha di recente approvato una risoluzione che invita gli Stati a conservare, proteggere e ripristinare gli ecosistemi, cruciali per la salute e il benessere umano.</p>
<p><strong>Durante l’appuntamento</strong> 15 agenzie dell’Onu hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimono il loro sostegno al riconoscimento globale del diritto a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile.</p>
<p><strong>La dichiarazione</strong> congiunta afferma che “<em>il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano sosterrà gli sforzi per non lasciare indietro nessuno, garantire una transizione giusta verso un mondo ambientalmente sano e socialmente equo e realizzare i diritti umani per tutti</em>”.</p>
<p>“<em>Il diritto a un ambiente sano è riconosciuto da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite, ma non è stato formalmente riconosciuto a livello globale, ritardando così il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, esacerbando le disuguaglianze e creando lacune nella tutela, in particolare per i difensori dei diritti umani ambientali, bambini, giovani, donne e popolazioni indigene che spesso sono stati e continuano ad essere agenti di cambiamento per la salvaguardia dell&#8217;ambiente. Siamo di fronte a una triplice crisi ambientale: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. I diritti delle generazioni presenti e future dipendono da un ambiente sano</em>”.</p>
<h2>Inquinamento e cambiamento climatico vs diritto all’ambiente</h2>
<p><strong>Se presente e futuro dell’umanità</strong> <a href="https://www.egalite.org/una-costituzione-per-la-terra/">dipendono dallo stato dell’ambiente</a>, questa consapevolezza contrasta però con le conseguenze che inquinamento, cambiamento climatico, perdita di biodiversità hanno sulla salute del Pianeta e delle persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 23% di tutti i decessi sono legati a “rischi ambientali” come l’inquinamento atmosferico, la contaminazione dell’acqua, l’esposizione a sostanze chimiche pericolose e tossiche.</p>
<p><strong>L’elenco</strong>, seppur sintetico, delle ragioni per riconoscere come diritto umano il diritto a un ambiente sano è messo giù dall’Unep – il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (2).</p>
<p><strong>Avere un pianeta compromesso</strong> dal punto di vista ambientale compromette la salute dei suoi abitanti e il diritto alla salute. Ambiente e salute vanno di pari passo, come forse dovrebbe insegnarci anche la pandemia da Covid-19.</p>
<p><strong>La distruzione degli spazi selvaggi</strong>, la <a href="https://www.egalite.org/land-grabbing-e-cambiamento-climatico-il-rapporto-ipcc/">deforestazione</a>, l’alterazione delle terre naturali facilita l’insorgenza e la diffusione di malattie zoonotiche e il contatto con la fauna selvatica aumenta la possibilità che gli agenti patogeni passino dagli animali all’essere umano. Si stima, dice l’Unep, che circa il 60% delle infezioni umane siano di origine animale. E ci sono molti virus pronti a fare il salto di specie. La pandemia da Covid-19 potrebbe insomma essere solo un drammatico anticipo di nuove letali epidemie e malattie di cui non sappiamo ancora nulla.</p>
<h2>Le conseguenze letali dell’inquinamento</h2>
<p><strong>L’inquinamento</strong> in tutte le sue forme miete vittime. Quello atmosferico riduce l’aspettativa di vita. In tutto il mondo nove persone su dieci respirano aria inquinata. “<em>Ogni anno circa 7 milioni di persone muoiono per malattie e infezioni legate all&#8217;inquinamento atmosferico, più di cinque volte il numero di persone che muoiono in incidenti stradali</em>”.</p>
<p><strong>Miliardi di persone</strong> in tutto il mondo sono minacciate dall’inquinamento e dalla permanenza dei rifiuti negli ecosistemi. L’acqua sporca fa ammalare.</p>
<p>“<em>L&#8217;acqua contaminata da rifiuti, acque reflue non trattate, deflusso agricolo e scarichi industriali mette 1,8 miliardi di persone a rischio di contrarre colera, dissenteria, tifo e poliomielite</em>”.</p>
<p><strong>Milioni di persone</strong> soffrono di avvelenamento acuto da pesticidi. L’impatto delle microplastiche che si accumulano nei mari e nella catena alimentare è un fronte continuo di scoperte preoccupanti. I farmaci hanno un impatto negativo quando arrivano a contaminare gli ecosistemi. L’abuso crea resistenza agli antibiotici. E il fatto che gli antibiotici siano diventati meno efficaci ha fatto sì che già oggi ci siano ogni anno circa 700 mila persone che muoiono di infezioni resistenti. Non a caso la resistenza agli antibiotici è uno dei grandi problemi di salute globale che il pianeta già si trova ad affrontare, forse messo in secondo piano nell’ultimo anno proprio dalla pandemia da coronavirus.</p>
<h2>Quando la biodiversità si perde</h2>
<p><strong>La perdita di biodiversità</strong> si risolve in diete alimentari simili in tutto il mondo e compromette il valore nutritivo del cibo. In soli 50 anni, ricorda l’Unep, le diete umane sono diventate più simili l’una con l’altra e solo 12 colture e cinque specie animali forniscono il 75% dell’apporto energetico mondiale.</p>
<p>“<em>Oggi, quasi una persona su tre soffre di qualche forma di malnutrizione e gran parte della popolazione mondiale è affetta da malattie legate all&#8217;alimentazione, come malattie cardiache, diabete e cancro</em>”.</p>
<h2>Gli effetti del cambiamento climatico</h2>
<p><strong>Il cambiamento climatico</strong> è davanti agli occhi di tutti e porta conseguenze immediate e per le generazioni future. Incendi, inondazioni, uragani, siccità ed eventi meteo estremi minacciano già la vita delle persone, i mezzi di sussistenza, la tenuta del territorio, la sicurezza alimentare. E come ricorda l’Unep, il cambiamento climatico facilita la diffusione dei virus.</p>
<p><em>“Secondo un articolo pubblicato dalla Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, ‘è probabile che le pandemie si verifichino più frequentemente, si diffondano più rapidamente, abbiano un maggiore impatto economico e uccidano più persone</em>’&#8221;.</p>
<p><strong>Dietro l’angolo</strong> c’è il lancio del Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi 2021-2030, che mira a fermare il degrado degli ecosistemi e a ripristinarli, con scadenza proprio quel 2030 degli obiettivi di Sviluppo Sostenibile che rappresenta per molti la deadline contro la catastrofe climatica. Il Decennio verrà ufficialmente lanciato il 5 giugno, Giornata mondiale dell’ambiente (3).</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h2>Note</h2>
<p><em>1) Joint statement of United Nations entities on the right to healthy environment</em>. <a href="https://www.unep.org/news-and-stories/statements/joint-statement-united-nations-entities-right-healthy-environment" target="_blank" rel="noopener">https://www.unep.org/news-and-stories/statements/joint-statement-united-nations-entities-right-healthy-environment</a></p>
<p>2) <em>Unep: Six reasons why a healthy environment should be a human right </em><a href="https://www.unep.org/news-and-stories/story/six-reasons-why-healthy-environment-should-be-human-right" target="_blank" rel="noopener">https://www.unep.org/news-and-stories/story/six-reasons-why-healthy-environment-should-be-human-right</a></p>
<p>3) Decennio delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi. <a href="https://www.decadeonrestoration.org/" target="_blank" rel="noopener">https://www.decadeonrestoration.org/</a></p>
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		<title>Mascherine e guanti monouso, appello contro la catastrofe ambientale</title>
		<link>https://www.egalite.org/mascherine-e-guanti-monouso-appello-contro-la-catastrofe-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo and Martina Novelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 09:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Greco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo smaltimento scorretto di mascherine e guanti monouso rischia di trascinare il pianeta dall’emergenza Covid-19 a una catastrofe ambientale senza precedenti. Guanti e mascherine, appello per il Mediterraneo Silvio Greco &#8211;<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo smaltimento scorretto di mascherine e guanti monouso rischia di trascinare il pianeta dall’emergenza Covid-19 a una catastrofe ambientale senza precedenti.</p>
<h2>Guanti e mascherine, appello per il Mediterraneo</h2>
<p><strong>Silvio Greco</strong> &#8211; biologo marino, Direttore del centro di ricerca della Stazione zoologica Antonio Dohrn (Napoli) nonché presidente del Consiglio scientifico Ambiente e Mare di Coldiretti &#8211; lancia un accorato appello.</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>‘I battelli pulisci mare</strong>, i c.d. Pelikan, stanno ora pescando nei mari italiani guanti monouso e mascherine di diverso tipo. Dispositivi di protezione individuale &#8211; che in un periodo come questo sono necessari per proteggere la nostra salute e per rispettare quella degli altri &#8211; sono però armi letali per gli organismi marini.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>I rettili marini</strong>, come le tartarughe, ma anche i grandi pesci pelagici (come tonni e pesci spada) &#8211; confondono questi oggetti in mare con le loro prede abituali, cioè seppie e calamari. Si rischia una catastrofe marina, in aggiunta al fatto che questa plastica si disintegra in microplastiche e nanoplastiche le quali vengono ingerite dai pesci che poi mangiamo (1,2).</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>L’appello</strong> è duplice:</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8211; alle industrie</strong> chiediamo che le mascherine vengano prodotte in monomateriale. O polipropilene o polietilene, ambedue ampiamente riciclabili,</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8211; a noi tutti</strong>. Non appena torniamo a casa e smettiamo di usare questi dispositivi individuali di protezione, dobbiamo assolutamente gettarli nella plastica, così da poterli riciclare.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;"><strong>Nei prossimi mesi</strong>, in Italia e in tutto il Mediterraneo, utilizzeremo miliardi di queste mascherine: se non smaltite correttamente, porteranno ad una catastrofe ambientale senza eguali.’</span></em></p>
<h2>Il mare di plastica e noi</h2>
<p><strong>Ogni anno</strong>, oltre 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle sole acque del Mediterraneo. L’equivalente di 34 mila bottigliette di plastica ogni minuto (3,4). La direttiva europea SUP (<em>Single-Use Plastics</em>), ora in corso di applicazione, avrebbe dovuto mitigare questa catastrofe ambientale. (5) La continua crescita dei volumi di produzione dei materiali plastici, oltretutto, ha un impatto significativo sulle emissioni di gas-serra. (6)</p>
<p><strong>L’era Covid-19</strong>, nell’imporre il frequente utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI) monouso &#8211; guanti, mascherine, camici, soprascarpe &#8211; a centinaia di milioni di persone, avrà un’incidenza sulla produzione di polimeri e lo smaltimento di rifiuti tuttora privo di stime complessive su scala globale, che è peraltro facile immaginare ben oltre ogni aspettativa.</p>
<p><strong>Il Politecnico di Torino</strong> prevede che solo in Italia, nella fase 2 (progressiva riapertura delle attività lavorative) di emergenza Covid, serviranno circa 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di (paia di) guanti al mese. E ‘<em>se solo l’1% delle mascherine venisse smaltito non correttamente e magari disperso in natura’ &#8211; </em>ammonisce la presidente di WWF Italia Donatella Bianchi<em> &#8211; ‘questo si tradurrebbe in circa 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente</em>’. (7) Una catastrofe ambientale.</p>
<p><strong>Gli ecosistemi</strong> sono nelle mani di ciascuno di noi. In attesa di soluzioni coerenti all’<a href="https://www.egalite.org/economia-circolare/">economia circolare</a> &#8211; es. DPI riutilizzabili, uso di bioplastiche e plastiche da riciclo &#8211; è indispensabile avere cura del corretto smaltimento di ogni singolo oggetto e ogni sua parte, fino all’ultimo elastico di mascherina.</p>
<p>Responsabilità eco-logica.</p>
<p><em>Dario Dongo e Martina Novelli</em></p>
<h2><strong>Note</strong></h2>
<p>(1) <em><strong>Microplastiche nel piatto, due nuovi studi e una petizione</strong></em>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/microplastiche-nel-piatto-due-nuovi-studi-e-una-petizione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/microplastiche-nel-piatto-due-nuovi-studi-e-una-petizione</a></p>
<p>(2) <em><strong>Microplastiche nell’acqua potabile, l’Oms chiede valutazione dei rischi</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nellacqua-potabile-loms-chiede-valutazione-dei-rischi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/microplastiche-nell-acqua-potabile-l-oms-chiede-valutazione-dei-rischi</a></p>
<p>(3) <em><strong>Mediterraneo, un mare di plastica. Rapporto ISPRA 2019</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/mediterraneo-un-mare-di-plastica-il-rapporto-ispra" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/mediterraneo-un-mare-di-plastica-il-rapporto-ispra</a></p>
<p>(4) <em><strong>Plastiche e microplastiche nel Mediterraneo, una sfida culturale</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/plastiche-e-microplastiche-nel-mediterraneo-una-sfida-culturale" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/plastiche-e-microplastiche-nel-mediterraneo-una-sfida-culturale</a></p>
<p>(5) <em><strong>Plastiche monouso, la direttiva SUP</strong></em>, <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/plastiche-monouso-la-direttiva-ue-al-traguardo" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/plastiche-monouso-la-direttiva-ue-al-traguardo</a></p>
<p>(6) <em><strong>Plastica ed emissioni di gas serra, un‘emergenza da prevenire</strong></em>. V. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi-e-moca/plastica-ed-emissioni-di-gas-serra-unemergenza-da-prevenire-studio-scientifico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.greatitalianfoodtrade.it/imballaggi/plastica-ed-emissioni-di-gas-serra-un-emergenza-da-prevenire-studio-scientifico</a></p>
<p>(7) <em><strong>Nello smaltimento di mascherine e guanti serve responsabilità</strong></em>. WWF Italia. 29.4.20, <a href="https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita</a></p>
<p>(8)<em><strong> Il mare di plastica e noi, ABC. </strong></em><a href="https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.wwf.it/news/?53500/Nello-smaltimento-di-mascherine-e-guanti-serve-responsabilita</a></p>
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