<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>pace Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
	<atom:link href="https://www.egalite.org/tag/pace/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.egalite.org/tag/pace/</link>
	<description>no-profit organization</description>
	<lastBuildDate>Thu, 27 Nov 2025 16:46:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.4</generator>
	<item>
		<title>Bilancio UE 2026, welfare non armi</title>
		<link>https://www.egalite.org/bilancio-ue-2026-welfare-non-armi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 16:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7722</guid>

					<description><![CDATA[<p>La discussione sul Bilancio dell’Unione Europea 2026 e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 apre una delle più delicate fasi politiche della legislatura. L’orientamento crescente verso<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/bilancio-ue-2026-welfare-non-armi/">Bilancio UE 2026, welfare non armi</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p id="2b28112c-b3ab-8089-afcc-ec5734ac870b" class="">La discussione sul <strong>Bilancio dell’Unione Europea 2026</strong> e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 apre una delle più delicate fasi politiche della legislatura. L’orientamento crescente verso la spesa militare – incluso il piano <strong>ReArm Europe</strong> – solleva interrogativi profondi sull’equilibrio tra sicurezza, diritti sociali e investimenti pubblici.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-8098-af31-e8369dc69f7e" class="">La <strong>lettera aperta</strong> ai parlamentari europei firmata da oltre <strong>800 organizzazioni della società civile</strong>, tra cui la nostra Égalité, rappresenta un appello forte: invertire la rotta, spostando risorse dal riarmo all’inclusione sociale, alla prevenzione dei conflitti e alla protezione delle fasce più deboli della comunità.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80be-b1f8-c1c9a63472a2" class="">Questa voce collettiva impone un’analisi critica sul rapporto fra <strong>militarizzazione</strong> del bilancio europeo e tutela del <strong>welfare</strong>, inteso come insieme delle politiche che garantiscono coesione, diritti fondamentali e infrastrutture sociali.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-80cb-a21e-fcee2239db75" class=""><strong>La tensione tra sicurezza militare e sicurezza sociale</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-801f-87eb-f09129b3cc14" class="">La lettera evidenzia un nodo centrale: la distinzione tra sicurezza militare e sicurezza umana. La prima si concentra su armamenti e deterrenza; la seconda su <strong>bisogni fondamentali</strong> come salute pubblica, sicurezza del lavoro, stabilità economica, accesso all’alimentazione e all’abitazione, protezione ambientale.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80a5-8458-ff005687e625" class="">Nella prospettiva del welfare, questa distinzione è essenziale. Un aumento massiccio della <strong>spesa militare</strong> non solo assorbe risorse finanziarie, ma produce <strong>costi sociali indiretti</strong>: riduzione degli investimenti in politiche per la salute e l’inclusione sociale, la coesione territoriale, la ricerca civile e la transizione ecologica.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-800f-99ac-dce769ea866b" class="">La lettera richiama esplicitamente il rischio di sottrarre fondi a programmi come politiche di coesione, ricerca (Horizon), digitalizzazione, scuola, mobilità e diplomazia. Questo tipo di riallocazione minaccia l’intero ecosistema del welfare europeo, che si fonda proprio su tali pilastri.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-8014-9982-e6ada5b7f7f1" class=""><strong>La critica della società civile: trasparenza, lobbying e democrazia</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-80d1-b56d-ed8781462f33" class="">Uno degli elementi più rilevanti della lettera riguarda la crescente <strong>influenza dell’industria degli armamenti sulle istituzioni</strong> europee. Secondo i dati riportati:</p>
<ul id="2b28112c-b3ab-800e-9bf4-cd3772017eab" class="bulleted-list">
<li>i budget di lobbying delle prime dieci aziende produttrici di armi sono aumentati del 40% in un solo anno;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80d3-b3af-fda42a35e0d7" class="bulleted-list">
<li>nel 2025 la Commissione ha incontrato i lobbisti dell’industria militare 89 volte, contro sole 15 interazioni con ONG, sindacati o comunità scientifica;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-8020-8482-fc1fab1f098a" class="bulleted-list">
<li>gli europarlamentari hanno avuto 197 incontri con rappresentanti dell’industria degli armamenti in un anno, più del doppio rispetto al quinquennio precedente .</li>
</ul>
<p id="2b28112c-b3ab-80f5-90b5-f94d80c3dc0c" class="">Dal punto di vista della tutela del welfare, queste dinamiche alterano gli equilibri democratici: le politiche sociali – meno strutturate in termini di lobbying, ma cruciali per la vita quotidiana – rischiano di perdere centralità politica.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80cf-8a73-da0bb9a18a74" class="">La lettera denuncia anche l’inserimento, nei pacchetti legislativi ‘<strong>difesa</strong> <strong>omnibus</strong>’, di <strong>deroghe agli standard sociali</strong>, ambientali, etici e di responsabilità d’impresa, che minano decenni di normative europee a tutela dei lavoratori, della salute e dell’ambiente.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-80c8-a4d3-ffcfd3127057" class=""><strong>Il rischio di un nuovo modello economico estrattivo</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-806d-bc06-da07cd3e9417" class="">Nella prospettiva del welfare, la spesa militare non rappresenta solo una deviazione di fondi, ma un <strong>cambio di paradigma economico</strong>.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80d2-824d-f1d745a5a143" class="">Il modello delineato dal piano ReArm Europe e dal QFP 2028–2034 orienta risorse pubbliche verso:</p>
<ul id="2b28112c-b3ab-80b8-bea1-ec59a306256c" class="bulleted-list">
<li>produzione militare;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80df-a593-da479dada5c8" class="bulleted-list">
<li>filiere industriali a basso impatto sociale diretto;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80bb-ad32-e0e532060a2b" class="bulleted-list">
<li>tecnologie <em>dual-use</em> (civile e militare) spesso sottratte a logiche di <em>accountability</em>.</li>
</ul>
<p id="2b28112c-b3ab-809c-a1fb-e2d1834d6459" class="">Si tratta di un <strong>modello estrattivo</strong>, che chiede sacrifici ai cittadini europei e al welfare – attraverso indebitamento, minori investimenti sociali e riduzione dei servizi – per sostenere i colossi dell’industria bellica.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80a5-9ed8-fb02d10f8771" class="">Questo approccio contrasta con la visione promossa dalla lettera, basata su diplomazia preventiva, giustizia sociale, investimenti nella resilienza delle comunità, rafforzamento dei servizi pubblici, promozione della sostenibilità ambientale.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-80db-8a3e-db5474c89dcb" class=""><strong>La pace come politica pubblica: un investimento sociale</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-8061-a3c0-db0084cfb4ca" class="">Il testo propone una concezione ampia di <strong>pace positiva</strong>, fondata su diritti umani, inclusione sociale e riduzione delle disuguaglianze, trasparenza di governo e partecipazione democratica. Gli stessi valori che sorreggono le politiche di welfare.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80ff-85b2-e22a4003d29c" class="">Gli economisti della pace mostrano come <strong>investire in educazione, sanità, reti sociali</strong> e transizione ecologica riduca drasticamente i rischi di conflitto, incrementando stabilità e prosperità.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-8003-a8fd-cf6847dbe4dd" class="">La militarizzazione del bilancio europeo è viceversa destinata a indebolire politiche sociali e ambientali, amplificare le disuguaglianze, ridurre gli spazi democratici, generare dipendenze industriali e finanziarie.</p>
<h2 id="2b28112c-b3ab-802f-9aec-c02942689c20" class=""><strong>Le richieste concrete: un’agenda per il welfare europeo</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-808b-a996-e587027092bd" class="">La lettera avanza proposte coerenti con la tutela del welfare:</p>
<ul id="2b28112c-b3ab-80e7-9fcb-e0a539bd7ce5" class="bulleted-list">
<li>rigettare il Bilancio UE 2026 e riaprire i negoziati per <strong>ristabilire equilibrio</strong> tra spesa militare e politiche sociali;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-8011-8cd9-c11de26a2416" class="bulleted-list">
<li>rafforzare diplomazia, <strong>prevenzione dei conflitti</strong> e diritti umani destinando fondi oggi diretti all’industria militare;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80b8-b832-cc118bc5d630" class="bulleted-list">
<li><strong>proteggere le norme sociali</strong> e ambientali da deroghe e eccezioni introdotte nei pacchetti legislativi per la difesa;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-80c4-bddb-c9d0e11166c7" class="bulleted-list">
<li><strong>contrastare la marginalizzazione</strong> della società civile, essenziale per la qualità democratica dell’UE;</li>
</ul>
<ul id="2b28112c-b3ab-808c-9b14-c78edd82fc5a" class="bulleted-list">
<li>ripensare il QFP 2028–2034, respingendo fondi destinati alla militarizzazione dello spazio e reindirizzando risorse verso salute, povertà, istruzione, clima.</li>
</ul>
<h2 id="2b28112c-b3ab-8069-9417-db77ffcbee08" class=""><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p id="2b28112c-b3ab-80d4-8ff7-ce653d91d1c4" class="">La Lettera aperta ai parlamentari europei non è solo un appello <strong>contro il riarmo</strong>: è un manifesto <strong>per la salvaguardia del welfare europeo</strong>.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-8076-a80a-de44653c187e" class="">La militarizzazione dei bilanci, la pressione crescente dei lobbisti dell’industria degli armamenti e il rischio di indebolimento delle politiche civili rappresentano una sfida diretta alla visione fondativa dell’Unione: pace, giustizia sociale e prosperità condivisa.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80f3-a787-cb19ead184e8" class=""><strong>Riaffermare il primato delle politiche sociali </strong>significa investire nella resilienza delle comunità, nella coesione e nella sicurezza comune, quella che nasce dai diritti, dal lavoro dignitoso, dall’ambiente sano e dal rafforzamento dei servizi pubblici.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-80f3-bb17-e83641907c23" class="">In un’epoca segnata da crisi multiple – climatiche, sanitarie, economiche – la scelta tra riarmo e welfare non è solo di bilancio, ma di modello di società. E il futuro del progetto europeo, oltreché delle nostre vite, dipenderà da quale di queste visioni prevarrà.</p>
<p id="2b28112c-b3ab-807e-8f39-f393de443732" class="">#Égalité #PaceTerraDignità</p>
<p id="2b28112c-b3ab-802a-b389-ef29c7014610" class=""><em>Dario Dongo</em></p>
<p><i>Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)</i></p>
<h3 id="2b28112c-b3ab-80a3-b404-d4a419efcd38" class="">Note</h3>
<ul id="2b28112c-b3ab-80e6-b1a8-e7b09bf5f655" class="bulleted-list">
<li>StopReArm Europe (2025, 21 novembre). Oltre 800 organizzazioni invitano i parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace. <a href="https://stoprearmitalia.it/fermiamo-aumento-spese-militari/">https://stoprearmitalia.it/fermiamo-aumento-spese-militari/</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/bilancio-ue-2026-welfare-non-armi/">Bilancio UE 2026, welfare non armi</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roma, 21 giugno: in piazza per dire NO al riarmo e alla guerra</title>
		<link>https://www.egalite.org/roma-21-giugno-in-piazza-per-dire-no-al-riarmo-e-alla-guerra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 10:33:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7578</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il movimento Pace, Terra e Dignità e Égalité aderiscono alla manifestazione convocata dalla rete StopRearm a Roma, sabato 21 giugno 2025. Un appuntamento cruciale per opporci<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/roma-21-giugno-in-piazza-per-dire-no-al-riarmo-e-alla-guerra/">Roma, 21 giugno: in piazza per dire NO al riarmo e alla guerra</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il movimento <strong>Pace, Terra e Dignità</strong> e <strong>Égalité</strong> aderiscono alla manifestazione convocata dalla rete <em><strong>StopRearm</strong></em> a Roma, sabato <strong>21 giugno 2025</strong>. Un appuntamento cruciale per opporci alla spirale di violenza che minaccia il presente e il futuro dell’umanità.</p>
<h2>No al riarmo, no alla guerra</h2>
<p><strong>La corsa agli armamenti</strong> non è la soluzione, ma la radice di nuove tragedie. Mentre i governi investono miliardi in spese militari – <a href="https://www.egalite.org/europee-2024-le-richieste-della-rete-europea-la-salute-non-e-in-vendita/">sottraendo risorse</a> a sanità, istruzione e diritti sociali – la guerra continua a mietere vittime innocenti.</p>
<p><strong>Le famiglie</strong> dei civili (e dei militari, spesso costretti a servire come carne da cannone) pagano il prezzo più alto. Intanto, dialogo e diplomazia vengono sacrificati sull’altare degli interessi delle oligarchie finanziarie legate ad armi, conflitti e ricostruzioni.</p>
<p><strong>Non possiamo restare in silenzio</strong>. Le guerre in corso dimostrano che la logica del conflitto porta solo distruzione e sofferenza. Ogni missile lanciato, ogni aumento del budget militare è un passo verso la catastrofe. È nostro dovere opporci.</p>
<h2><em>StopRearm!</em></h2>
<p>Scendiamo in piazza per chiedere all’UE e ai suoi politici di rappresentare i veri interessi dei cittadini:</p>
<p><strong>→</strong> <strong>stop al riarmo</strong>. Ci opponiamo con forza al finanziamento del settore bellico, incluso l’inaccettabile e illecito <a href="https://www.egalite.org/ursula-von-der-leyen-piano-riarmo-ue-abuso-potere-democrazia-europea/">piano <em>Rearm Europe</em></a>. Investiamo in pace e <a href="https://www.egalite.org/reddito-minimo-poverta-ed-esclusione-sociale/">giustizia sociale</a>.</p>
<p><strong>→ difesa della vita umana</strong>. Nessuna guerra è ‘giusta’. Salviamo i popoli, i soldati, il pianeta.</p>
<p><strong>Uniamoci tutti</strong> in una protesta corale. La partecipazione di massa è l’unica forza in grado di imporre un cambiamento, e il <strong>21 giugno è solo l’inizio</strong>. Servono azioni concrete per smascherare la falsa retorica della guerra.</p>
<h2>Roma, 21 giugno 2025</h2>
<p>Appuntamento alle <strong>ore 14:00</strong> a <strong>Porta San Paolo</strong> (fermata Metro B) per marciare insieme contro la follia del riarmo e della guerra.</p>
<p><strong>Viaggiare in treno?</strong> Ecco i link per gli sconti:</p>
<ul>
<li><strong>Trenitalia</strong>: <a href="https://www.trenitalia.com/it/informazioni/la-guida-del-viaggiatore/offerte-commerciali.html#accordion-4">Offerte disponibili</a></li>
<li><strong>Italo</strong>: <a href="https://www.italotreno.com/it/offerte-treno">Promozioni attive</a></li>
</ul>
<p><strong>La pace non si arma, non si delega: si costruisce</strong>. Scendiamo in piazza!</p>
<p>#Égalité #PaceTerraDignità</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/roma-21-giugno-in-piazza-per-dire-no-al-riarmo-e-alla-guerra/">Roma, 21 giugno: in piazza per dire NO al riarmo e alla guerra</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7555</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria (OMS, 2025) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/">Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui <strong>determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria</strong> (<strong>OMS, 2025</strong>) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i risultati sanitari a livello globale.</p>
<p>Le evidenze fornite nel rapporto mostrano <strong>disuguaglianze radicate e crescenti</strong>, tra le nazioni e al loro interno, con impatto significativo sull&#8217;equità sia nell’accesso all’assistenza sanitaria, sia nella prevalenza di mortalità prematura.</p>
<p>Il rapporto sottolinea l&#8217;<strong>urgente necessità di un&#8217;azione multisettoriale coordinata</strong> per affrontare sfide come il pervasivo, duplice <strong>ruolo degli attori commerciali sulla salute delle popolazioni</strong>, riconoscendo al contempo <strong>significative limitazioni nei dati</strong>.</p>
<p>Aggiungiamo una considerazione essenziale che sfugge alla diplomazia di OMS: il <strong>profondo impatto dei fattori geopolitici</strong> sulla destinazione dei fondi pubblici e l’esigenza di riorientare le priorità. #HealthNotArms.</p>
<h2>Metodologia</h2>
<p>Il rapporto impiega un <strong>approccio multisfaccettato</strong> che combina analisi dei dati, consultazioni di esperti e sintesi delle evidenze. Il processo di sviluppo ha incluso diverse componenti metodologiche chiave:</p>
<ol>
<li>Revisione sistematica della letteratura e raccolta delle evidenze;</li>
<li>Consultazioni di gruppi di esperti, inclusi gruppi di esperti in politiche e scientifici;</li>
<li>Studi di caso e esempi nazionali;</li>
<li>Analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi precedenti della Commissione;</li>
<li>Consultazioni degli stakeholder attraverso settori multipli.</li>
</ol>
<p>Lo sviluppo del rapporto è stato guidato dal <strong>Dipartimento OMS dei Determinanti Sociali della Salute</strong>, con contributi da scrittori tecnici, revisori esterni e rappresentanti degli uffici regionali. L&#8217;analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi della Commissione è stata condotta dal Dipartimento di Dati e Analisi dell&#8217;OMS, mentre istituzioni accademiche esterne hanno fornito revisioni delle evidenze e contribuito alla stesura di sezioni.</p>
<h2>Limitazioni e considerazioni sui dati</h2>
<p>Il rapporto (OMS, 2025) riconosce diverse <strong>limitazioni significative</strong> riguardo alla raccolta e analisi dei dati:</p>
<ul>
<li><strong>la disponibilità dei dati varia considerevolmente</strong> tra paesi e regioni, con molti paesi a basso e medio reddito che mancano di sistemi informativi sanitari completi;</li>
<li><strong>i dati disaggregati</strong> per età, genere, razza, etnia, status migratorio e indicatori socioeconomici rimangono <strong>scarsi in molti contesti</strong>, limitando la capacità di condurre analisi granulari sull&#8217;equità;</li>
<li><strong>le metodologie di misurazione differiscono</strong> tra paesi, rendendo difficili i confronti diretti. Il <strong>ritardo temporale</strong> nella disponibilità dei dati significa che molte valutazioni si basano su indicatori che hanno diversi anni, potenzialmente perdendo sviluppi recenti o impatti delle politiche. <strong>I bias di auto-segnalazione </strong>e<strong> i sistemi di registrazione anagrafica incompleti</strong> in alcune regioni possono portare a una sottostima delle disuguaglianze sanitarie.</li>
</ul>
<p>Il rapporto sottolinea particolarmente l&#8217;<strong>assenza di dati affidabili</strong> per le popolazioni emarginate e difficili da raggiungere, incluse le comunità indigene, i migranti non documentati e coloro che sperimentano la condizione di senza tetto, il che può risultare in una <strong>sistematica sottorappresentazione</strong> delle sfide sanitarie di questi gruppi nelle statistiche nazionali.</p>
<h2>Principali risultati</h2>
<h3>Disuguaglianze sanitarie persistenti</h3>
<p>Il rapporto OMS evidenzia enormi disparità sanitarie globali, <strong>con una speranza di vita che varia di</strong> ben <strong>33 anni tra paesi</strong>. <strong>Anche all&#8217;interno delle nazioni</strong>, si osservano differenze di diversi decenni a seconda della geografia e del gruppo sociale.</p>
<p>Queste <strong>disuguaglianze rimangono radicate</strong>, nonostante i miglioramenti complessivi negli indicatori sanitari globali.</p>
<p>Inoltre, alcuni paesi sono riusciti a <strong>dimezzare le morti premature</strong> nell&#8217;ultimo mezzo secolo, mentre in altri tale valore è rimasto uguale o è persino aumentato, nonostante livelli di reddito simili (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2025).</p>
<h2>Progressi limitati rispetto agli obiettivi precedenti</h2>
<p>L&#8217;<strong>obiettivo aspirazionale</strong> del 2008 della Commissione OMS sui Determinanti Sociali della Salute di chiudere i divari sanitari in una generazione rimane <strong>non realizzato</strong>. I principali risultati includono:</p>
<ul>
<li><strong>la mortalità sotto i cinque anni </strong>è stata dimezzata tra il 2000 e il 2023, ma non raggiunge l&#8217;<strong>obiettivo di riduzione del 90%</strong> entro il 2040;</li>
<li>i paesi a basso reddito mantengono tassi di mortalità sotto i cinque anni <strong>13 volte superiori</strong> rispetto ai paesi ad alto reddito;</li>
<li><strong>la mortalità materna</strong> è diminuita del 40% a livello globale (da 328 a 197 morti per 100.000 nati vivi), richiedendo ulteriori riduzioni per soddisfare gli obiettivi del 2040;</li>
<li><strong>i divari nella speranza di vita</strong> all&#8217;interno dei paesi si sono spesso allargati dove i dati sono disponibili.</li>
</ul>
<h3>Disparità sanitarie legate all&#8217;istruzione</h3>
<p>Il rapporto dimostra che <strong>i livelli di istruzione influenzano significativamente i risultati di mortalità</strong>, con coloro che hanno un livello di istruzione inferiore che sperimentano tassi di mortalità sostanzialmente più elevati in tutti i gruppi di età. Questo <strong>gradiente di mortalità legato all&#8217;istruzione</strong> rappresenta un importante fattore di disuguaglianza sanitaria, poiché gli individui con istruzione limitata affrontano <strong>svantaggi sistemici </strong>nell&#8217;accesso all&#8217;assistenza sanitaria, alle opportunità lavorative e alle risorse che promuovono la salute (Korda et al., 2020).</p>
<p>La disparità ha <strong>radici storiche</strong> ma continua ad allargarsi nonostante il progresso societario complessivo. Ad esempio, in Corea del Sud, nonostante quattro decenni di rapida crescita economica, i tassi di mortalità tra gli adulti con scarsa istruzione sono migliorati a un ritmo molto più lento rispetto alle loro controparti meglio istruite (Bahk et al., 2017).</p>
<p>Questo modello è evidente in <strong>14 paesi europei</strong>, dove le coorti di nascita più recenti mostrano divari sempre più ampi nella mortalità tra i livelli di istruzione, suggerendo che questa sfida trascende i confini nazionali e i sistemi economici (Long et al., 2023).</p>
<h3>Variazioni geografiche e socioeconomiche</h3>
<p><strong>Le disparità geografiche </strong>nei risultati sanitari rimangono pronunciate sia tra che all&#8217;interno dei paesi. I dati da molteplici giurisdizioni rivelano che <strong>il luogo di residenza</strong> impatta significativamente sui risultati sanitari, con differenze urbano-rurali e privazione a livello di area che creano variazioni sostanziali nella speranza di vita (Dwyer-Lindgren et al., 2024; Kataoka et al., 2021).</p>
<p>Le popolazioni rurali, particolarmente le donne, affrontano <strong>sfide sproporzionate</strong> nell&#8217;accesso ai servizi sanitari essenziali, contribuendo a rapporti di mortalità materna più elevati nelle aree rurali rispetto agli ambienti urbani (Samuel et al., 2021; Rossen et al., 2022).</p>
<h3>Disparità sanitarie indigene ed etniche</h3>
<p><strong>Le popolazioni indigene</strong> in tutto il mondo continuano a sperimentare <strong>sostanziali svantaggi sanitari</strong> attraverso molteplici indicatori (Anderson et al., 2016).</p>
<p>I divari sanitari sperimentati dai popoli indigeni sono radicati nella <strong>discriminazione strutturale </strong>e<strong> ingiustizie storiche</strong>, aggravati da continui svantaggi sociali ed economici.</p>
<p>Modelli simili di <strong>disparità sanitarie etniche e razziali</strong> sono evidenti in vari contesti nazionali, richiedendo interventi mirati che affrontano sia i bisogni sanitari immediati che i determinanti sociali sottostanti.</p>
<h2>Raccomandazioni principali</h2>
<p>Il rapporto identifica quattro strategie interconnesse per affrontare i determinanti sociali, come descritto di seguito.</p>
<h3>1. Affrontare la disuguaglianza economica e investire nei servizi pubblici universali</h3>
<ul>
<li><strong>Tassazione</strong> progressiva per espandere lo spazio fiscale per i trasferimenti di reddito</li>
<li><strong>Finanziamento pubblico</strong> adeguato per infrastrutture e servizi equi</li>
<li>Framework di <strong>economia del benessere</strong> oltre la misurazione del PIL</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> dello sviluppo che prioritizza l&#8217;<strong>equità sanitaria</strong></li>
</ul>
<h3>2. Superare la discriminazione strutturale</h3>
<ul>
<li>Riconoscimento e <strong>riparazione</strong> della <strong>discriminazione</strong> incorporata nelle politiche e istituzioni</li>
<li><strong>Standard di giustizia ripartiva</strong> che misurano gli impatti sulla salute</li>
<li>Riconoscimento dell&#8217;<strong>indigeneità</strong> come determinante della salute</li>
<li>Protezione dei diritti sanitari delle popolazioni <strong>migranti e sfollate</strong></li>
</ul>
<h3>3. Gestire il cambiamento climatico e la trasformazione digitale</h3>
<ul>
<li>Integrazione dell&#8217;equità sanitaria nella mitigazione e adattamento climatico</li>
<li>Affrontare il <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/"><strong>divario digitale</strong></a> e garantire un accesso equo alla tecnologiaRegolamentazione dei modelli di business basati su piattaforme</li>
<li>Framework per l&#8217;<strong>equità delle informazioni sanitarie</strong></li>
</ul>
<h3>4. Disposizioni di governance per un&#8217;azione coerente</h3>
<ul>
<li><strong>Empowerment dei governi locali</strong> con risorse adeguate</li>
<li>Impegno comunitario e supporto della <strong>società civile</strong></li>
<li>Approcci di <strong>assistenza sanitaria primaria</strong> con focus sull&#8217;equità</li>
<li><strong>Sistemi di dati</strong> completi per monitorare i progressi</li>
</ul>
<h2>Discussione</h2>
<p>Il rapporto evidenzia che <strong>le disuguaglianze sanitarie sono in gran parte evitabili e derivano da decisioni politiche</strong> e strutture sistemiche, una situazione <a href="https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/">osservata anche in Italia</a>. La persistenza di queste disuguaglianze nonostante <strong>decenni di consapevolezza</strong> indica la necessità di interventi più robusti che affrontino le cause profonde piuttosto che i sintomi.</p>
<p>La natura interconnessa dei determinanti sociali richiede approcci whole-of-government che trascendano i tradizionali confini del settore sanitario. Il rapporto riconosce che mentre gli interventi individuali possono mostrare promesse, <strong>il progresso sostenuto richiede strategie complete</strong> che affrontano simultaneamente fattori economici, sociali, ambientali e politici.</p>
<p>Notevolmente, il rapporto evidenzia il <strong>ruolo degli attori commerciali nel promuovere o minare l&#8217;equità sanitaria</strong>, chiedendo una regolamentazione rafforzata mentre riconosce il potenziale positivo del coinvolgimento del settore privato.</p>
<h2>Determinanti commerciali della salute: il duplice ruolo degli attori del settore privato</h2>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>gli attori commerciali esercitano un&#8217;influenza significativa</strong> nel determinare i risultati sanitari della popolazione, fungendo da determinanti critici dell&#8217;equità sanitaria attraverso le loro pratiche commerciali e il coinvolgimento politico. Riconosce la <strong>natura duale</strong> del coinvolgimento del settore privato, dove le aziende che producono beni che migliorano la salute, supportano buone condizioni di lavoro e impattano positivamente le comunità possono sostanzialmente <strong>ridurre le disuguaglianze sanitarie</strong>.</p>
<p>Al contrario, il rapporto identifica modelli preoccupanti dove gli attori commerciali che producono <strong>prodotti dannosi per la salute</strong> contribuiscono all&#8217;aumento di malattie evitabili, danni planetari e approfondimento delle disuguaglianze. Questi includono:</p>
<ul>
<li><strong>alimenti e bevande ultra-processati</strong> ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi malsani che colpiscono sproporzionatamente le popolazioni a basso reddito con obesità, diabete e malattie cardiovascolari (Dongo, 2025);</li>
<li><strong>prodotti del tabacco</strong> che rimangono una delle principali cause di morte prevenibile con marketing mirato a comunità vulnerabili;</li>
<li><strong>prodotti alcolici</strong> commercializzati irresponsabilmente o resi ampiamente disponibili in aree svantaggiate.</li>
</ul>
<p>Il rapporto affronta anche <strong>rischi per la salute ambientale</strong> come le industrie inquinanti concentrate in aree a basso reddito, creando carichi sproporzionati di malattie respiratorie, e <strong>tecnologie digitali dannose</strong> con modelli di design che creano dipendenza che colpiscono particolarmente la salute mentale dei giovani nelle comunità vulnerabili.</p>
<h3>Leva pubblica per l&#8217;equità sanitaria</h3>
<p>L&#8217;analisi sottolinea che mentre la regolamentazione del settore pubblico mostra promesse nel <strong>mitigare gli impatti commerciali negativi</strong> attraverso framework legislativi e normativi, rimane una sostanziale opportunità per una supervisione rafforzata. Specificamente, il rapporto evidenzia la <strong>considerevole leva degli appalti pubblici</strong> – del valore di oltre 8 trilioni di dollari USA a livello globale – come strumento sottoutilizzato per incentivare pratiche commerciali che promuovono l&#8217;equità sanitaria, dall&#8217;agricoltura sostenibile agli standard di lavoro dignitoso nelle catene di approvvigionamento (Martins &amp; Guerry, 2018).</p>
<p>Il framework chiede <strong>meccanismi di governance più forti </strong>per affrontare i determinanti commerciali massimizzando al contempo le opportunità per i contributi del settore privato agli obiettivi di equità sanitaria attraverso un&#8217;azione coordinata tra settori, responsabilità aziendale rafforzata e uso strategico del potere d&#8217;acquisto del governo per plasmare mercati più sani.</p>
<h3>Crisi geopolitica e l&#8217;urgenza di #HealthNotArms</h3>
<p>I risultati dell&#8217;OMS si svolgono sullo sfondo di un&#8217;escalation di conflitti globali e militarizzazione, dove <strong>la spesa militare annuale supera i 2,2 trilioni di dollari</strong> (SIPRI, 2024) mentre i sistemi sanitari sottofinanziati lottano per affrontare le disuguaglianze prevenibili. Le evidenze del rapporto &#8211; sui divari nella speranza di vita, le disparità sanitarie indigene e le vulnerabilità indotte dal clima &#8211; sono inestricabilmente legate a <strong>scelte geopolitiche che prioritizzano le armi rispetto all&#8217;equità</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>guerra e salute</strong>. I conflitti in Ucraina, Sudan e Gaza hanno distrutto l&#8217;infrastruttura sanitaria, sfollato milioni di persone e esacerbato malnutrizione e malattie. Il <strong>dirottamento diretto di risorse dalla salute alle armi</strong> viola il diritto fondamentale alla salute (Art. 25, UDHR);</li>
<li><strong>violenza strutturale.</strong> Le sanzioni economiche, i sussidi al commercio di armi e le politiche di austerità approfondiscono le disuguaglianze sanitarie. Ad esempio, <strong>il 60% della popolazione dello Yemen manca di accesso all&#8217;assistenza sanitaria</strong> dopo un decennio di guerra alimentata da trasferimenti internazionali di armi (UNOCHA, 2024);</li>
<li><strong>paradosso clima-militare.</strong> I militari del mondo producono il <strong>5,5% delle emissioni globali &#8211; </strong>più di tutta l&#8217;aviazione civile &#8211; mentre i disastri climatici danneggiano sproporzionatamente le comunità emarginate che già affrontano disuguaglianze sanitarie (Lancet Countdown, 2023).</li>
</ul>
<p><strong>Appello all&#8217;azione.</strong> Le raccomandazioni del rapporto richiedono non solo cambiamenti politici ma <strong>un riorientamento delle priorità globali</strong>. Esortiamo a:</p>
<ol>
<li><strong>Disinvestire dalla militarizzazione</strong>. Ridirigere anche solo il 10% della spesa militare globale all&#8217;assistenza sanitaria universale e all&#8217;adattamento climatico, salvando milioni di vite ogni anno.</li>
<li><strong>Imporre embarghi sulle armi</strong> sulle zone di conflitto per proteggere l&#8217;infrastruttura sanitaria e i lavoratori.</li>
<li><strong>Tassare il commercio di armi</strong> per finanziare iniziative di equità sanitaria, come proposto dalla campagna #HealthNotArms.</li>
</ol>
<p>Il percorso verso l&#8217;equità sanitaria richiede lo smantellamento dei sistemi che perpetuano violenza e privazione. Come sottolinea l&#8217;OMS, <strong>&#8220;Salute per Tutti&#8221; è impossibile senza pace, giustizia e il coraggio di scegliere la solidarietà rispetto alla guerra</strong>.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Il rapporto OMS conclude che <strong>raggiungere l&#8217;equità sanitaria</strong> è fattibile ma <strong>richiede</strong> un rinnovato <strong>impegno politico e un&#8217;azione complessiva</strong> attraverso molteplici settori. Le conclusioni chiave includono:</p>
<ol>
<li>I tassi di progresso attuali sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi stabiliti;</li>
<li>Le crisi globali (finanziaria, climatica, pandemica) hanno significativamente impattato l&#8217;equità sanitaria;</li>
<li>Gli interventi di successo devono integrare considerazioni sanitarie, sociali e ambientali;</li>
<li>L&#8217;azione locale, supportata da risorse adeguate e supporto politico, è cruciale;</li>
<li>I sistemi di monitoraggio e dati sono essenziali per la responsabilità e il monitoraggio dei progressi.</li>
</ol>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>perpetuare divari sanitari evitabili è fondamentalmente ingiusto</strong> e chiede un&#8217;azione collettiva per affrontare le cause profonde. Posiziona l&#8217;equità sanitaria come centrale allo sviluppo sostenibile, notando che <strong>approcci inclusivi sono essenziali</strong> per raggiungere la prosperità e spezzare i cicli di svantaggio.</p>
<p>#Égalité #HealthNotArms #PeaceLandDignity</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Anderson, I., Robson, B., Connolly, M., Al-Yaman, F., Bjertness, E., King, A., &#8230; &amp; Cunningham, J. (2016). Indigenous and tribal peoples&#8217; health (The Lancet–Lowitja Institute Global Collaboration): a population study. <em>The Lancet</em>, 388(10040), 131-157. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7</a></li>
<li>Bahk, J., Lynch, J. W., &amp; Khang, Y. H. (2017). Forty years of economic growth and plummeting mortality: the mortality experience of the poorly educated in South Korea. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 71(3), 282-288. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707">https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707</a></li>
<li>Commission on Social Determinants of Health. (2008). <em>Closing the gap in a generation: Health equity through action on the social determinants of health</em>. World Health Organization. <a href="https://iris.who.int/handle/10665/43943">https://iris.who.int/handle/10665/43943</a></li>
<li>Dongo, D. (2025, March 13). <a href="https://www.foodtimes.eu/consumer-en/the-silent-epidemic-ultra-processed-foods/">The silent epidemic: Ultra-processed foods</a>. <em>Food Times</em>.</li>
<li>Dwyer-Lindgren, L., Baumann, M. M., Li, Z., Kelly, Y. O., Schmidt, C., Searchinger, C., … &amp; Murray, C. J. L. (2024). Ten Americas: A systematic analysis of life expectancy disparities in the USA. <em>The Lancet</em>, 404(10469), 2299–2313. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8</a></li>
<li>Kataoka, A., Fukui, K., Sato, T., Kikuchi, H., Inoue, S., Kondo, N., &#8230; &amp; Fujiwara, T. (2021). Geographical socioeconomic inequalities in healthy life expectancy in Japan, 2010-2014: An ecological study. <em>The Lancet Regional Health – Western Pacific</em>, 14, 100204. <a href="https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204">https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204</a></li>
<li>Korda, R. J., Biddle, N., Lynch, J., Eynstone-Hinkins, J., Soga, K., Banks, E., &#8230; &amp; Clements, M. (2020). Education inequalities in adult all-cause mortality: first national data for Australia using linked census and mortality data. <em>International Journal of Epidemiology</em>, 49(2), 511-518. <a href="https://doi.org/10.1093/ije/dyz191">https://doi.org/10.1093/ije/dyz191</a></li>
<li>Long, D., Mackenbach, J. P., Klokgieters, S., Kalėdienė, R., Deboosere, P., Martikainen, P., … &amp; van Raalte, A. A. (2023). Widening educational inequalities in mortality in more recent birth cohorts: A study of 14 European countries. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 77(6), 400–408. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342">https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342</a></li>
<li>Rossen, L. M., Ahrens, K. A., Womack, L. S., Uddin, S. F. G., &amp; Branum, A. M. (2022). Rural-urban differences in maternal mortality trends in the US, 1999–2017: Accounting for the impact of the pregnancy status checkbox. <em>American Journal of Epidemiology</em>, 191(6), 1030-1039. <a href="https://doi.org/10.1093/aje/kwac023">https://doi.org/10.1093/aje/kwac023</a></li>
<li>Samuel, O., Zewotir, T., &amp; North, D. (2021). Decomposing the urban–rural inequalities in the utilisation of maternal health care services: evidence from 27 selected countries in Sub-Saharan Africa. <em>Reproductive Health</em>, 18, 216. <a href="https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8">https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8</a></li>
<li>Seventy-fourth World Health Assembly. (2021). <em>Social determinants of health</em> (WHA74.16). World Health Organization. <a href="https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf">https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf</a></li>
<li>UN General Assembly. (2015). <em>Transforming our world: The 2030 agenda for sustainable development </em>(A/RES/70/1). United Nations. <a href="https://sdgs.un.org/2030agenda">https://sdgs.un.org/2030agenda</a></li>
<li>World Health Organization. (2025). <em>World report on social determinants of health equity</em>. Geneva: World Health Organization. ISBN 978-92-4-010758-8. <a href="https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades">https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/">Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Von der Leyen e il piano di riarmo UE: un colpo alla democrazia</title>
		<link>https://www.egalite.org/ursula-von-der-leyen-piano-riarmo-ue-abuso-potere-democrazia-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 14:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Ursula von der Leyen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7549</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, nel portare avanti la sua politica belligerante ha cercato di imporre con un colpo di mano antidemocratico il suo<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/ursula-von-der-leyen-piano-riarmo-ue-abuso-potere-democrazia-europea/">Von der Leyen e il piano di riarmo UE: un colpo alla democrazia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, nel portare avanti la sua <a href="https://www.egalite.org/i-signori-della-guerra-alle-elezioni-europee/">politica belligerante</a> ha cercato di imporre con un <strong>colpo di mano antidemocratico</strong> il suo controverso <strong>piano di riarmo da 800 miliardi di euro</strong> &#8211; di valore doppio rispetto all’intera Politica Agricola Comune &#8211; aggirando il Parlamento europeo. Un diktat che ricorda i metodi di un regime autoritario, più di quelli di un&#8217;istituzione che dovrebbe rappresentare i valori democratici dell&#8217;Unione.</p>
<p>Grazie a un cavillo legale – l&#8217;<strong>articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell&#8217;UE (TFUE)</strong> – von der Leyen ha tentato di far passare il suo ‘<strong>Rearm EU</strong>’ (poi rinominato ‘<strong>Readiness 2030</strong>’) senza il voto parlamentare, sfruttando una clausola pensata per le emergenze economiche (Parlamento europeo, Servizio legale, 2023). Ma i <strong>legali del Parlamento europeo</strong> hanno stroncato questa manovra, definendola ‘<strong>priva di giustificazione giuridica</strong>’.</p>
<h2>Il parere tecnico che smaschera l&#8217;illegalità del piano ‘Rearm Europe’</h2>
<p>In un <strong>documento di 11 pagine</strong>, i servizi legali dell&#8217;Europarlamento hanno evidenziato che:</p>
<ul>
<li><strong>l&#8217;articolo 122 non è applicabile</strong> a un piano industriale-militare a lungo termine (Parlamento europeo, Servizio legale, 2023);</li>
<li>il <strong>ReArm EU</strong> avrebbe dovuto seguire altre procedure, come l&#8217;<strong>articolo 173 TFUE</strong>, che regola gli interventi strutturali per l&#8217;industria;</li>
<li>la Commissione <strong>non ha fornito alcuna giustificazione valida</strong> per bypassare il Parlamento.</li>
</ul>
<p>In sostanza, von der Leyen ha <strong>violato le regole</strong> per accelerare un progetto che <strong>non risponde a un&#8217;emergenza reale</strong>, ma a un&#8217;agenda militarista dettata dalla NATO e dagli Stati Uniti (Stop the War Coalition, 2023).</p>
<h2>Un Parlamento europeo troppo debole per opporsi?</h2>
<p>Nonostante il parere schiacciante dei legali, si configura il rischio che la <strong>commissione JURI</strong> (Affari giuridici) approvi comunque il piano, a causa all&#8217;alleanza tra <strong>PPE e S&amp;D</strong> (Popolari e Socialdemocratici, a loro dire), sempre pronti a piegarsi ai voleri della Commissione (Corporate Europe Observatory, 2023).</p>
<p>Ma il vero scandalo è che <strong>la votazione si terrà a porte chiuse</strong>, senza streaming pubblico. Una <strong>mancanza di trasparenza</strong> che dimostra quanto le istituzioni UE siano <strong>distanti dai cittadini</strong> (Transparency International EU, 2023), i quali invece <a href="https://www.egalite.org/la-pace-non-e-unutopia-e-una-scelta-politica/">chiedono la pace</a> e il ripristino di un’economia civile necessaria al <a href="https://www.egalite.org/disabilita-e-lavoro-incontro-con-il-sottosegretario-al-welfare/">sostentamento e la dignità di tutti</a>.</p>
<h2>La nostra alternativa: cooperazione, non confronto</h2>
<p>Mentre i burocrati di Bruxelles discutono a porte chiuse, è ora di mobilitare una <strong>vasta coalizione di movimenti pacifisti, sindacati e organizzazioni della società civile</strong> per organizzare proteste in tutta Europa (European Peace Movement, 2023).</p>
<p>Sosteniamo con determinazione:</p>
<ul>
<li><strong>stop alla militarizzazione dell&#8217;UE</strong> &#8211; Basta fondi per le armi, <a href="https://www.egalite.org/europee-2024-le-richieste-della-rete-europea-la-salute-non-e-in-vendita/">più investimenti in sanità</a> e <a href="https://www.egalite.org/rapporto-istat-2024-poverta-disuguaglianze/">lotta alla povertà</a>;</li>
<li><strong>rispetto della democrazia</strong> &#8211; No ai trattati segreti, sì al controllo parlamentare e alla consultazione dei cittadini;</li>
<li><strong>dialogo con tutti i Paesi</strong> &#8211; l&#8217;Europa divenga ponte di pace e dialogo tra l’Occidente e il resto del mondo.</li>
</ul>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p>#Égalité #PaceTerraDignità</p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Corporate Europe Observatory. (2023). T<em>he militarisation of the EU: How arms lobbyists shape defence policy.</em> <a href="https://corporateeurope.org">https://corporateeurope.org</a></li>
<li>European Peace Movement. (2023). <em>Peace protests across Europe: Report and analysis</em>.</li>
<li>Parlamento europeo, Servizio legale. (2025). <em>Parere giuridico sul ricorso all&#8217;articolo 122 TFUE per il piano ReArm EU</em> (Doc. PE 734.892).</li>
<li>Stop the War Coalition. (2023). <em>EU militarisation and NATO expansion: A threat to peace.</em></li>
<li>Transparency International EU. (2023). <em>Lack of transparency in EU defence policymaking.</em></li>
<li>Trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea. (2012). <em>Articoli 122 e 173</em>. Gazzetta ufficiale dell&#8217;UE C 326/47.</li>
</ul>
<p><strong>Un&#8217;altra Europa è possibile: uniti per la pace!</strong></p>
<p><strong>Contatti utili:</strong></p>
<p>Rete Italiana per il Disarmo: <a href="https://www.disarmo.org/">www.disarmo.org</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/ursula-von-der-leyen-piano-riarmo-ue-abuso-potere-democrazia-europea/">Von der Leyen e il piano di riarmo UE: un colpo alla democrazia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La pace non è un’utopia: è una scelta politica</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-pace-non-e-unutopia-e-una-scelta-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 17:50:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7533</guid>

					<description><![CDATA[<p>Spesso ci viene detto che la pace è un’utopia, un sogno irrealizzabile in un mondo dominato da interessi geopolitici e da logiche di potere. Ma noi,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-pace-non-e-unutopia-e-una-scelta-politica/">La pace non è un’utopia: è una scelta politica</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso ci viene detto che la pace è un’utopia, un sogno irrealizzabile in un mondo dominato da interessi geopolitici e da logiche di potere. Ma noi, come associazione Égalité, rifiutiamo questa narrazione. La pace non è un sogno: è una scelta politica precisa, che richiede coraggio, determinazione e una visione alternativa del futuro.</p>
<p>L’Europa, nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, aveva proprio questo obiettivo: garantire una pace duratura attraverso la cooperazione tra i popoli. Oggi, però, questa missione è stata tradita. Le politiche di riarmo, le spese militari folli e la retorica della ‘difesa’ stanno portando il nostro continente verso un abisso, ove la guerra rischia di diventare permanente e la militarizzazione della società una realtà quotidiana.</p>
<p>Non accettiamo questa deriva. Crediamo che sia possibile e necessario costruire <strong>un’Europa civile e solidale</strong>, un’Europa che sia davvero uno ‘strumento di pace’, come affermava Simone Veil, prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale. Un’Europa che sappia dialogare con tutti, compresa la Russia, e che lavori per un sistema di sicurezza comune basato sul <strong>disarmo</strong> e sul rispetto dei <strong>diritti umani</strong>.</p>
<h2>La lezione della storia: la Russia e la lotta contro il nazismo</h2>
<p>La storia ci insegna che la pace non si costruisce con le armi, ma con la memoria e la collaborazione. Durante la seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica ha pagato un prezzo altissimo per liberare l’Europa dal nazismo: oltre 20 milioni di morti, intere città distrutte, un <strong>sacrificio</strong> immane che non può venire dimenticato. Quel sacrificio ha permesso all’Europa di rinascere e di avviare un processo di <strong>integrazione</strong> che, almeno nelle intenzioni, doveva garantire una <strong>pace</strong> duratura.</p>
<div id="attachment_7534" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://youtu.be/VjcMoDFU1xg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7534" class="wp-image-7534 size-large" src="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-1024x611.jpg" alt="Égalité_ ‘The Geopolitics of Peace’. Professor Jeffrey Sachs" width="1024" height="611" srcset="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-1024x611.jpg 1024w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-300x179.jpg 300w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-768x458.jpg 768w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-1536x917.jpg 1536w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-2048x1222.jpg 2048w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-245x146.jpg 245w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-50x30.jpg 50w, https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2025/03/‘The-Geopolitics-of-Peace.-Professor-Jeffrey-Sachs-126x75.jpg 126w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><p id="caption-attachment-7534" class="wp-caption-text"><strong>Video</strong>: ‘The Geopolitics of Peace’. Professor Jeffrey Sachs’ speech in the European Parliament at the event hosted by former UN Assistant Secretary General and current BSW MEP Michael von der Schulenburg, on 19 February, 2025</p></div>
<p>Oggi, invece di riconoscere questo contributo storico e di lavorare per una collaborazione costruttiva con la Russia, l’Europa sta seguendo gli ordini atlantisti di una nuova guerra fredda, che rischia di dividere ulteriormente il continente e di portare a nuovi conflitti. Noi rifiutiamo questa logica. Crediamo invece che sia possibile e necessario trovare una <strong>via diplomatica</strong> per risolvere le tensioni attuali, senza ricorrere alla forza militare e senza alimentare una corsa al riarmo che avvantaggia solo le oligarchie finanziarie che <a href="https://www.egalite.org/i-signori-della-guerra-alle-elezioni-europee/">investono nell’industria bellica</a>.</p>
<h2>La militarizzazione della società: un pericolo per la democrazia</h2>
<p>Un’altra conseguenza delle politiche di riarmo è la crescente militarizzazione della società. Sempre più risorse vengono destinate alle <strong>spese militari</strong>, sottraendole ai servizi essenziali come <a href="https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/">la <strong>sanità</strong></a>,  l’<strong>istruzione</strong> e il <strong>welfare</strong>. Sempre più spesso, i governi giustificano misure autoritarie e restrizioni delle libertà civili in nome della ‘sicurezza nazionale’.</p>
<p>La militarizzazione della società è un pericolo per la democrazia e per i diritti fondamentali delle persone. Dobbiamo opporci con forza a ogni tentativo di normalizzare la guerra e di trasformare i nostri Paesi in caserme. Dobbiamo <a href="https://www.egalite.org/copertura-sanitaria-universale-dichiarazione-onu/">difendere la nostra salute</a>, la nostra libertà e la nostra <strong>democrazia</strong>, perché senza questi valori non può esserci vera pace.</p>
<h2>La via della pace: disarmo, diplomazia e multilateralismo</h2>
<p>La via della pace è chiara: disarmo, diplomazia e multilateralismo. Dobbiamo ridurre le spese militari e investire in progetti di cooperazione internazionale, in programmi di sviluppo sostenibile e in iniziative per la risoluzione pacifica dei conflitti. Dobbiamo ridare forza alle Nazioni Unite e lavorare per un nuovo sistema di sicurezza comune, che coinvolga tutti i Paesi europei, dalla Spagna alla Russia, dall’Islanda alla Turchia.</p>
<p>Dobbiamo anche promuovere una <strong>cultura della pace</strong>, che parta dalle scuole e arrivi alle istituzioni, e che sappia contrastare la propaganda di guerra e l’odio verso l’’altro’. La pace non è solo assenza di guerra: è la premessa per la <strong><a href="https://www.egalite.org/giustizia-sociale-giornata-mondiale-della-vergogna/">giustizia sociale</a></strong>, è rispetto dei <a href="https://www.egalite.org/disabilita-nuova-strategia-europea-2021-2030/"><strong>diritti umani</strong> di tutti</a>, è <strong>solidarietà</strong> tra i popoli.</p>
<h2>Partecipa alla parata del 15 marzo: unisciti a noi!</h2>
<p>Per tutte queste ragioni, l’associazione Égalité parteciperà alla parata ‘<strong>Disarm Europe</strong>’, il 15 marzo 2025 a Roma. Sarà un’occasione importante per dire no alla guerra, no al riarmo e sì alla pace, alla diplomazia e alla cooperazione internazionale. Invitiamo tutti i nostri lettori, i nostri sostenitori e tutti coloro che credono in un’Europa di pace a unirsi a noi.</p>
<p>La parata si svolgerà sotto la bandiera della pace e del disarmo, e vedrà la partecipazione di associazioni, movimenti e cittadini da tutta Italia. Sarà un momento di unità e di speranza, per dimostrare che un’altra Europa è possibile, un’Europa che sappia fare della pace la sua ragion d’essere.</p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p><strong>Data e ora</strong>: Sabato 15 marzo 2025, ore 10:00<br />
<strong>Punto di ritrovo</strong>: Piazza della Repubblica, Roma<br />
<strong>Percorso</strong>: La parata si snoderà per le vie del centro di Roma, con arrivo in Piazza del Popolo.<br />
<strong>Contatti</strong>: Per ulteriori informazioni, visitate il sito della Rete Italiana per il Disarmo. (1)</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>La pace non è un dono: è una conquista. E per conquistarla, dobbiamo lottare ogni giorno, con coraggio e determinazione. Partecipare alla parata del 15 marzo è un primo passo importante, ma non basta. Dobbiamo continuare a mobilitarci, a informare, a sensibilizzare l’opinione pubblica e a fare pressione sulle istituzioni, perché la pace diventi una priorità assoluta.</p>
<p>Uniamoci sotto la bandiera della pace e del disarmo. Costruiamo insieme un’Europa e un mondo migliori, in cui la <strong>dignità</strong> umana e la <strong>giustizia</strong> sociale siano al centro di ogni azione.</p>
<p>In solidarietà e pacifica lotta,</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<p>#Égalité #PaceTerraDignità</p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Rete Italiana Disarmo <a href="https://www.perlapace.it/non-basta-dire-europa-europa-evitare-linferno/">https://www.perlapace.it/non-basta-dire-europa-europa-evitare-linferno/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-pace-non-e-unutopia-e-una-scelta-politica/">La pace non è un’utopia: è una scelta politica</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Summit in Svizzera, la pace si allontana</title>
		<link>https://www.egalite.org/summit-in-svizzera-la-pace-si-allontana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Masut]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2024 11:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si è concluso in Svizzera il vertice di pace ucraino e dei suoi alleati per proporre una bozza di pace che prevede l’integrità territoriale dell’Ucraina, compresa<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/summit-in-svizzera-la-pace-si-allontana/">Summit in Svizzera, la pace si allontana</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso in Svizzera il vertice di pace ucraino e dei suoi alleati per proporre una bozza di pace che prevede l’integrità territoriale dell’Ucraina, compresa la Crimea, il ritiro delle truppe di Mosca e l’ingresso di Kiev nella Alleanza atlantica (confermato da Stoltenberg e Blinken). Di fatto un avallo a continuare la guerra.</p>
<h2>I grandi assenti</h2>
<p><strong>Hanno firmato</strong> l’accordo 80 paesi, ma 12 Paesi partecipanti non hanno posto il loro sigillo. Questi sono Brasile, India, Sudafrica, Messico, Armenia, Bahrein, Indonesia, Libia, Arabia Saudita, Thailandia, Emirati Arabi Uniti, Colombia e il Vaticano. Se teniamo conto che non hanno partecipato al Summit, Paesi come la Cina e la Russia, possiamo dire che non hanno firmato la maggioranza della popolazione globale.</p>
<p><strong>Putin</strong> manda a dire che la Russia è pronta al cessate il fuoco e ad avviare negoziati, se le truppe ucraine si ritireranno dalle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhya e Kherson e se il governo di Kiev si impegnerà a non aderire alla Nato.</p>
<p><strong>Molti rappresentanti dell’Occidente</strong> irridono Putin, affermando che le sue proposte non sono serie (Scholz), rappresentano una resa per l’Ucraina (Harris e Meloni), che non sono una base ragionevole per la pace (Sullivan). Questi discorsi sono aria fritta, sono parole che non servono a nulla, se non ad alimentare la guerra.</p>
<p><strong>Ma Putin ripete</strong> il massimo delle sue richieste da quando è cominciata la guerra. Anzi a maggio del 2022 le sue richieste erano più basse, bastava l’autonomia del Donbass e la neutralità dell’Ucraina dalla Nato per finire la guerra, ma sull’accordo già concordato tra Russia e Ucraina, la prepotenza di GB ed USA fecero saltare tutto.</p>
<p><strong>Se vogliamo essere sinceri</strong>, anche le richieste ucraine al Summit svizzero, sul piano reale, chiedono la resa a Putin e cioè di abbandonare tutte le regioni dell’Ucraina e la Crimea e di accettare l’ingresso di Kiev nella Nato. Se vogliamo guardare le cose come sono e con un minimo di obiettività, entrambe le richieste sono poco serie e chiedono entrambe la resa del contendente e provengono da due tavoli separati che non vogliono incontrarsi: questa è davvero la questione davvero poco seria.</p>
<h2>Aprire un tavolo negoziale</h2>
<p><strong>L’unica cosa necessaria</strong> da fare è l’apertura di un tavolo negoziale a cui partecipano insieme Ucraina, Russia, USA, ma anche Cina e magari qualche altro grande Paese e una Europa che sappia riprendere per mano i suoi valori fondanti, non certamente l’Europa di adesso della Von der Leyen e di Borrell.</p>
<p><strong>Solo l’apertura di un tavolo</strong> di questo tipo è la cosa seria da fare, l’apertura di un confronto capace di affrontare insieme le causa della guerra e trovare un compromesso che metta fine alla distruzione e ai massacri di civili e soldati, prendendo in considerazione le condizioni che possano garantire sicurezza e sviluppo per tutti nello spirito di una cooperazione pacifica dei popoli.</p>
<p><strong>La Cina</strong> rivendica la sua &#8220;posizione sensata&#8221; riguardo alla conferenza di pace da tenere sulla guerra in Ucraina che poggia sul riconoscimento dell&#8217;iniziativa da entrambe le parti in confitto, sulla parità di partecipazione di tutte le parti coinvolte e sulla discussione equa di tutti i piani di pace disponibili. È la posizione di Pechino, secondo cui la posizione, espressa congiuntamente con il Brasile lo scorso mese, è sostenuta da oltre 100 Paesi, in rappresentanza della maggioranza globale per mettere fine alla tragedia ucraina.</p>
<h2>Devastazione del creato</h2>
<p><strong>Oltre a devastare la vita degli uomini</strong>, ad acuire odio e divisione e uccidere le speranze dei piccoli, stiamo distruggendo il creato, devastando la nostra casa comune.</p>
<p><strong>Secondo una recente ricerca</strong> guidata da “Iniziativa sulla contabilità dei gas serra della guerra” (IGGAN), il costo climatico degli ultimi 2 anni di guerra in Ucraina è stato superiore alle emissioni annuali di gas serra generato singolarmente da 175 Paesi.</p>
<p><strong>Nonostante questo</strong>, la guerra continua ad essere alimentata dai grandi della terra, che nella loro presunzione credono di aver sempre soluzioni a tutto. Ed ancora non è considerata quanta energia ci vorrà per ricostruire l’Ucraina dopo la fine della guerra. E nel calcolo mancano le emissioni dovute alle guerre a Gaza e in Africa. Ma i signori della guerra ci vogliono far credere che per risolvere i problemi bastino i soldi e le armi, mentre la Pace resta un miraggio.</p>
<h2>Più armi nucleari</h2>
<p><strong>La loro perseveranza è diabolica</strong>. La Nato, per voce del suo segretario Stoltenberg è in trattative per schierare più armi nucleari di fronte alla crescente minaccia da parte di Russia e Cina, perché deve mostrare al mondo il suo arsenale per inviare un messaggio diretto ai suoi nemici. Lo stesso segretario, che sarà ricevuto da Biden alla Casa Bianca, dichiara che il cammino verso la pace in Ucraina passa per la consegna di nuove armi.</p>
<p>Una montagna di risorse sottratte alla lotta alla crisi climatica e alla fame, in nome della deterrenza, della sicurezza e di un distorto concetto di pace. Il peggior investimento nell&#8217;ambito di una spesa, già controversa, qual è quella per gli strumenti militari, è la spesa per le armi nucleari, necessaria a mantenere in efficienza un arsenale in grado di scatenare l&#8217;apocalisse totale.</p>
<h2>Sperperati oltre 2.900 dollari al secondo</h2>
<p><strong>I nove Stati dotati di armi nucleari</strong>, Cina, Francia, India, Israele, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, nel 2023 hanno speso complessivamente più di 91 MLD$ per i loro arsenali, pari a 2.900$ al secondo. La denuncia arriva dall&#8217;ultimo Rapporto della campagna internazionale Ican (International Campaing to Abolish Nuclear Weapons), che mostra come l&#8217;anno scorso siano stati spesi 10,7 MLD$ in più per le armi nucleari rispetto al 2022.</p>
<p><strong>La quota degli Stati Uniti</strong>, pari a 51,5 MLD$ (52%), è superiore a quella di tutti gli altri Paesi dotati di armi nucleari messi insieme e rappresenta l’80% dell’aumento della spesa per le armi nucleari nel 2023. A seguire, la Cina che ha speso 11,8 MLD$ (15%), mentre la Russia è al terzo posto con 8,3 MLD$ (11%). La spesa del Regno Unito è aumentata significativamente per il secondo anno consecutivo, con un incremento del 17% a 8,1 MLD$ (8%).</p>
<h2>Armi disumane, una minaccia globale</h2>
<p><strong>“Surge”</strong> è la quinta edizione del rapporto di Ican sulla spesa globale per le armi nucleari. Negli ultimi 5 anni sono stati spesi 387 MLD$ per le armi nucleari: da 68,2 miliardi di dollari a 91,4 miliardi di dollari all’anno.</p>
<p>Alicia Sanders-Zakre della International Campaign to Abolish Nuclear Weapon, coautrice del rapporto, sottolinea come l’accelerazione della spesa per queste armi disumane e distruttive negli ultimi cinque anni non stia assolutamente migliorando la sicurezza globale, ma rappresenti una minaccia globale.</p>
<p><strong>Questi politici con il naso lungo</strong> e che non sanno vedere oltre le unghie dei propri alluci ci stanno portando alla rovina. E la sinistra, se continuerà ad avallare forniture di armi e rimarrà divisa sul tema della pace e del disarmo ci consegnerà inevitabilmente ad un “nuovo” fascismo.</p>
<p><em>Francesco Masut</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/summit-in-svizzera-la-pace-si-allontana/">Summit in Svizzera, la pace si allontana</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Obiezione alla guerra, via alla campagna a Belluno</title>
		<link>https://www.egalite.org/obiezione-alla-guerra-via-alla-campagna-a-belluno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Masut]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jun 2024 17:57:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7301</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venerdì 21 giugno 2024, il coordinamento provinciale di Belluno di Pace &#38; disarmo lancia sul territorio la campagna Obiezione alla guerra, promossa dal Movimento nonviolento. Due<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/obiezione-alla-guerra-via-alla-campagna-a-belluno/">Obiezione alla guerra, via alla campagna a Belluno</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 21 giugno 2024, il coordinamento provinciale di Belluno di Pace &amp; disarmo lancia sul territorio la <a href="https://www.azionenonviolenta.it/obiezione-alla-guerra-2/">campagna Obiezione alla guerra</a>, promossa dal <a href="https://www.azionenonviolenta.it/">Movimento nonviolento</a>.</p>
<p><strong>Due gli obiettivi</strong> della campagna.</p>
<p>1. Di fronte alla sconsiderata accelerazione verso un conflitto armato, che evidentemente ha bisogno di soldati; di fronte alle dichiarazioni di politici e vertici militari circa la necessità di un ripristino della leva obbligatoria, <strong>ribadire che la difesa della patria</strong> (art. 52 della Costituzione) in Italia (Corte Costituzionale, sentenza 164/85) <strong>è adempiuta anche attraverso adeguati comportamenti di impegno sociale non armato</strong>.</p>
<p>Invitare perciò tutti i cittadini, donne e uomini, giovani e adulti, che non intendono farsi mettere l’elmetto a <strong>sottoscrivere la Dichiarazione di Obiezione di coscienza</strong>, per dire no alla chiamata alle armi e ottenere l’istituzione dell’Albo degli obiettori di coscienza che non possono essere richiamati per la guerra, ma che vogliono difendere i principi costituzionali con la difesa civile non armata e nonviolenta.</p>
<p>2. <strong>Sostenere gli obiettori, i renitenti e i disertori</strong> russi, bielorussi, ucraini, israeliani e palestinesi per i quali si chiede che l’Europa apra loro le porte e li accolga con il riconoscimento dello status di rifugiati politici.</p>
<p>In tali Paesi infatti <strong>non è riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza</strong> al servizio militare e all’uso delle armi, principio fondamentale riconosciuto nella Carta dei Diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; vero e proprio diritto soggettivo, riconosciuto dalla Commissione per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite e ritenuto intimamente connesso all’esercizio delle libertà individuali.</p>
<p><strong>L’appuntamento</strong> è a Belluno, in Sala Bianchi, viale Fantuzzi, alle ore 20.30. Presente il gruppo di Pordenone del Movimento nonviolento nazionale. Per informazioni, scrivere a pacedisarmobelluno@gmail.com. Per aggiornamenti, consultare la pagina facebook.com/PaceDisarmoBL.</p>
<p><em>Francesco Masut</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/obiezione-alla-guerra-via-alla-campagna-a-belluno/">Obiezione alla guerra, via alla campagna a Belluno</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni europee 2024, sull’orlo dell’abisso</title>
		<link>https://www.egalite.org/elezioni-europee-2024-sullorlo-dellabisso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Masut]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 15:12:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Europee 2024]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7294</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre a Gaza e Rafah si combatte, si muore, le vittime civili oltrepassano quota 36.000 e un milione di Palestinesi non sa più dove andare, condannato<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/elezioni-europee-2024-sullorlo-dellabisso/">Elezioni europee 2024, sull’orlo dell’abisso</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre a Gaza e Rafah si combatte, si muore, le vittime civili oltrepassano quota 36.000 e un milione di Palestinesi non sa più dove andare, condannato all’inferno da un accanimento violento che si avvicina ad un genocidio, l’amministrazione Biden giustamente fa di tutto per far decollare un piano di tregue e per liberare gli ostaggi, che vede la partecipazione dei più alti esponenti del suo entourage.</p>
<p>Lo stesso presidente degli Stati Uniti ha esplicitamente e ripetutamente fatto riferimento allo sforzo in tre fasi di questo accordo, mettendoci la sua faccia e la sua voce affinché Israele e Hamas concludessero un accordo sul cessate il fuoco. E tutto questo nonostante ipocrisie di veti precedenti degli USA all’ONU e la vendita di armi ad Israele non si sia mai fermata.</p>
<p>Allo stesso tempo, però, in Europa l’amministrazione Biden fa di tutto per alimentare la guerra in Ucraina con una continua escalation, l’alleanza Atlantica si trasforma da difensiva ad offensiva e, su indicazione del suo segretario, chiede di poter usare le armi NATO per colpire obiettivi nel territorio russo.</p>
<p>Si sono espressi favorevolmente USA, Germania, Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Canada e Francia. Tra i contrari si contano Italia, Spagna, Belgio, Ungheria, Turchia, Slovacchia e Bulgaria, almeno per ora.</p>
<h2>Pace o guerra, dipende dalle convenienze politiche</h2>
<p><strong>Un atteggiamento così contrastante</strong> è difficile da comprendere, forse la sofferenza di Gaza è diversa da quella del popolo ucraino? I missili che cadono a Gaza fanno più male di quelli che cadono in Ucraina? Forse il dolore di chi piange le vittime delle guerre è diverso? Forse l’odio accumulato tra le parti è diverso? Allora perché questo atteggiamento di ricerca di pace da una parte e di escalation della guerra dall’altra?</p>
<p><strong>Non si capisce</strong> perché questa volontà negoziale non debba valere anche per la guerra tra Russia e Ucraina, dove da 10 anni si uccide, si distrugge e dove non sono evidenti progressi sul campo per una vittoria di una delle due parti, dopo centinaia di migliaia di soldati morti e feriti sui campi di battaglia.</p>
<p><strong>Ma paradossalmente</strong>, in questo caso, si continuano a diffondere menzogne a piene mani, per giustificare la guerra, il conseguimento di una vittoria irraggiungibile, ripudiando qualsiasi soluzione politica da qualsiasi parte provenga e perseguendo ostinatamente la via della guerra e delle armi, in un processo di distruzione e di esasperazione dell’odio.</p>
<h2>Il dualismo di Biden</h2>
<p><strong>Sicuramente un motivo</strong> più pesante è relativo al fatto che Biden è interessato a far finire la guerra a Gaza per le ripercussioni elettorali negative che ha sul partito democratico la questione che il suo governo continua fornire armi ad Israele, avallando di fatto la distruzione del popolo palestinese, violando il diritto internazionale e delegittimando le Nazioni Unite.</p>
<p><strong>Biden</strong> è un politico e il suo obiettivo è essere eletto. Sta cercando di infilare l’ago tra l’offesa ai democratici progressisti (che minacciano di trattenere i voti) e i grandi battitori finanziari filo-israeliani (che minacciano di trattenere i soldi). Ha mal valutato l’impatto politico della guerra di Gaza e ora sta cercando di recuperare, ma di fatto candidandosi alla rielezione quando c’erano candidati migliori, Biden ha messo a repentaglio il futuro della democrazia americana.</p>
<h2>Più guerra in Europa</h2>
<p><strong>Al contrario, per l’Ucraina</strong>, l’interesse prioritario di Biden e degli USA è continuare la guerra per favorire l’espansione dell’alleanza militare alle porte di Mosca, indebolire e dividere la Russia, come definito nella “strategia di sicurezza nazionale americana”, che vede la Russia come una minaccia immediata.</p>
<p><strong>Ne è prova il blocco di un accordo di pace</strong> già concordato tra Russia e Ucraina, ma fermato dalla Gran Bretagna e dagli Usa a maggio del 2022 a Istanbul, che avrebbe previsto la neutralità dell’Ucraina e l’autonomia del Donbass. In questo contesto si riflette anche un grande indebolimento dello sviluppo politico ed economico dell’Europa, che ormai è prigioniera della guerra.</p>
<h2>Voglia di escalation</h2>
<p><strong>Per il segretario generale della NATO</strong>, Jens Stoltenberg, questa decisione di colpire con armi NATO il territorio russo risulta normale, perché &#8211; ha ricordato &#8211; il Regno Unito fornisce da molto tempo i missili da crociera Storm Shadow senza alcuna restrizione. Quindi è così da molto tempo. È sempre stato così da molto tempo.</p>
<p><strong>Ora però, la ratifica di diversi Stati</strong>, appartenenti alla NATO (più di una dozzina), pone un problema rispetto allo stesso statuto della NATO che diventa una alleanza offensiva.</p>
<p><strong>Zelensky</strong> ha voluto ringraziare gli alleati e, in particolar modo, gli Stati Uniti per la decisione del presidente Biden sull&#8217;uso da parte dell&#8217;Ucraina delle armi NATO. È un passo positivo, ha detto, ma in risposta ai limiti posti da USA e Germania sull’uso delle armi in territorio russo l&#8217;Ucraina deve essere in grado di usare armi “potenti” a lungo raggio, capaci di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo. Forse sarà la prossima linea rossa che cadrà o forse è già caduta.</p>
<h2>NATO, l’alleanza difensiva diventa offensiva</h2>
<p><strong>Marco Tarquinio</strong>, ex direttore di Avvenire appena eletto come eurodeputato, sostiene giustamente che il passaggio della NATO da una alleanza difensiva ad una alleanza militare offensiva ne richiederebbe lo scioglimento.</p>
<p><strong>Dopo la fine della Guerra Fredda</strong> la NATO ha mutato obiettivi strategici e lo ha fatto in sede intergovernativa senza passare dal dibattito e dalla ratifica dei Parlamenti. Poi dice che con l’invasione dell’Ucraina ordinata dal presidente della Russia Vladimir Putin, la NATO è entrata in una fase di guerra ad alta intensità, nella quale sono entrate le frasi di Macron sugli scarponi a terra e poi quelle di Jens Stoltenberg sugli obiettivi da colpire in territorio russo.</p>
<p><strong>Mai, prima d’ora, si erano spinti a tanto</strong> i due grandi Paesi (Francia e Germania), che fanno parte del gruppo dei sei fondatori della Ue, e che con l’Italia hanno costituito per decenni il triplice fondamento della casa comune europea. Infine, il presidente Usa Biden ha detto che si può far bombardare la Russia con le armi americane, mettendo l’ombrello atomico americano in cozzo diretto con quello russo.</p>
<h2>Siamo sull’orlo dell’abisso</h2>
<p><strong>Un ballo sull’orlo dell’abisso</strong>: la dottrina militare di Mosca prevede la risposta, anche nucleare, in caso di attacco portato sul territorio della Federazione Russa. E l’articolo 5 del Patto Atlantico prevede la solidarietà militare di tutti gli alleati nei confronti di ogni Paese membro e, secondo questa logica qualunque paese può schierarsi e pretendere la solidarietà degli altri. Oppure Putin potrebbe rispondere, e a quel punto o la NATO contrattacca unita o è virtualmente sciolta.</p>
<p><strong>Abbiamo cambiato in peggio la NATO</strong>, sciogliamola e diamo vita a un nuovo sistema di difesa. Non si fa in un giorno, ma meglio aver chiaro che in un giorno solo, con questa NATO, si può precipitare nell’abisso nucleare scavato dalla guerra di Putin e alimentata sempre di più da una NATO offensiva.</p>
<p><strong>Siamo sull’orlo dell’abisso</strong>, ma il tema della guerra è ignorato dalle forze politiche in queste elezioni europee. Si parla di tutt’altro, ma la pace ed i rischi che stiamo correndo sono ancora una volta emarginati ed ignorati.</p>
<h2>Gli azzardi di Stoltenberg</h2>
<p><strong>Stoltenberg</strong>, imperterrito, continua nella linea che non ha mai funzionato e mai funzionerà, nella logica che se vuoi la pace prepara la guerra, affermando che più ci prepariamo per la guerra prima finirà. Si dice fermamente convinto che l&#8217;Ucraina abbia bisogno di finanziamenti prevedibili per il futuro: gli alleati hanno dato 40 miliardi all&#8217;anno e serve un impegno simile per il futuro, e questo per definizione significa dare soldi freschi per le armi.</p>
<p><strong>Stoltenberg</strong> afferma che Putin è il responsabile dell’escalation perché sta aprendo nuovi fronti nella regione di Kharkiv.</p>
<p><strong>Curiosa questa tesi</strong>, dopo 10 anni di guerra è nello stato delle cose che uno dei contendenti cerchi di prevalere sull’altro, come in altri periodi aveva prevalso l’Ucraina. Di conseguenza, siccome la guerra si è evoluta a favore della Russia, dice il segretario, anche il supporto della NATO deve evolversi, e adattarsi.</p>
<p><strong>No, caro Stoltenberg,</strong> la verità e che la guerra non si evolve, la guerra è sempre la stessa, ma siccome vuoi vincere la guerra, invece di cercare soluzioni negoziali (che non hai mai voluto), cambi le regole, stravolgi lo statuto della NATO in alleanza offensive, senza passare per i Parlamenti, nel silenzio assordante di intellettuali, artisti e informazione. E se qualcuno prova a svegliarci, viene messo subito alle sbarre o ignorato.</p>
<h2>L’Ucraina nella NATO?</h2>
<p><strong>Anche Blinken rincara la dose bellica</strong>, affermando che l&#8217;Ucraina diventerà un membro della NATO: il nostro obiettivo ora è quello di gettare un ponte, molto solido e molto ben illuminato, per avvicinare l&#8217;Ucraina alla NATO. Aggiunge che dal vertice di Washington emergerà un solido pacchetto di sostegno per l&#8217;Ucraina, che rafforzerà la cooperazione con la NATO e il sostegno a Kiev, e che farà avanzare l&#8217;integrazione dell&#8217;Ucraina nella NATO con passi tangibili.</p>
<p><strong>Addirittura, il segretario alla Difesa americano Austin</strong> parlerà con Zelensky degli obiettivi da colpire con armi Usa: si vedranno a margine del summit di Singapore, per discutere sulla possibilità di espandere la geografia degli attacchi ucraini con armi americane sul territorio russo: sembra che le limitazioni di Biden siano già oltrepassate.</p>
<h2>Zelensky il ventriloquo</h2>
<p><strong>Ormai è evidente</strong> che Zelensky è diventato il ventriloquo degli USA e della Gran Bretagna. Anche le sue parole molto probabilmente sono dettate dall’intelligence, dai suoi fedeli sostenitori della guerra a tutti i costi. Ora Zelensky si scaglia anche contro la Cina, accusandola di lavorare al fallimento del vertice di pace in Svizzera. Ma probabilmente anche Biden sarà assente, perché impegnato a raccogliere fondi per il suo partito a Hollywood.</p>
<p><strong>Forse anche queste parole</strong> di Zelensky sono parte di uno screditamento della Cina, che si era offerta più volte come mediatore e che è il prossimo avversario dell’Occidente. Tra l’altro la Cina aveva già dichiarato che il vertice senza la Russia non aveva alcun senso, in quanto era assente la controparte con cui discutere in modo costruttivo di un accordo di Pace.</p>
<h2>Gli USA a Taiwan</h2>
<p><strong>In Oriente</strong>, il tenente generale cinese Jing Jianfeng, parlando a margine del meeting di Singapore, dove il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha salutato una &#8220;nuova era di sicurezza&#8221; per la regione Asia-Pacifico, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno cercando di costruire una versione della NATO nell’area Asia-Pacifico per mantenere la propria egemonia nella regione.</p>
<p><strong>Nello stesso meeting</strong>, il ministro della Difesa Dong Jun si è lamentato con l&#8217;omologo americano Lloyd Austin per le azioni degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan, ritenute come una grave violazione del principio dell&#8217;unità della Cina.</p>
<h2>Urge una conferenza internazionale per la pace</h2>
<p><strong>Sarebbe davvero necessaria una conferenza internazionale</strong> per la pace, la cooperazione e la sicurezza dei popoli, che affronti in modo multilaterale e pacifico le nuove sfide della sicurezza globale, delle disuguaglianze, del cambiamento climatico e le nuove problematiche che il mondo globalizzato e l’emergere di nuove economie richiede.</p>
<p><strong>Ma anche di questo non si parla</strong> per le elezioni europee, perché metterebbe in luce tante menzogne che ci sono state raccontate.</p>
<p><em>Francesco Masut</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/elezioni-europee-2024-sullorlo-dellabisso/">Elezioni europee 2024, sull’orlo dell’abisso</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Guerre e ingerenze straniere. I fatti da tenere a mente verso le elezioni europee 2024</title>
		<link>https://www.egalite.org/guerre-e-ingerenze-straniere-i-fatti-da-tenere-a-mente-verso-le-elezioni-europee-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Masut]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 14:17:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Europee 2024]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7273</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per i capi di Hamas la richiesta di arresto in campo internazionale veniva data per scontata, ma che una istanza venisse depositata dalla procura dell’Aja contro<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/guerre-e-ingerenze-straniere-i-fatti-da-tenere-a-mente-verso-le-elezioni-europee-2024/">Guerre e ingerenze straniere. I fatti da tenere a mente verso le elezioni europee 2024</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per i capi di Hamas la richiesta di arresto in campo internazionale veniva data per scontata, ma che una istanza venisse depositata dalla procura dell’Aja contro il premier Israeliano Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant non era immaginabile. Il procuratore Khan ha dichiarato di aver richiesto mandati di arresto per il premier, il suo capo della difesa e tre leader di Hamas per presunti crimini di guerra.</p>
<p>Il procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) ha affermato che è necessario dimostrare che il diritto internazionale umanitario, la base fondamentale per la condotta durante i conflitti, si applica a tutti gli individui e si applica allo stesso modo in tutte le situazioni affrontate dal suo ufficio e dal tribunale, perché le vite di tutti gli esseri umani hanno lo stesso valore e la stessa dignità. Se la richiesta verrà accolta il mandato di arresto sarà emesso e diventerà esecutivo.</p>
<h2>Le accuse della CPI</h2>
<p><strong>Netanyahu e Gallant</strong> hanno supervisionato l’offensiva israeliana a Gaza, dopo l’orribile mattanza del 7 ottobre pianificata ed eseguita da Hamas e altri gruppi affiliati. Proprio i tre leader del movimento fondamentalista sono i destinatari del maggior numero di capi di imputazione: Yahya Sinwar capo di Hamas a Gaza, Mohammed Al-Masri il comandante in capo dell’ala militare, Ismail Haniyeh, capo dell’Ufficio politico di Hamas. I leader di Hamas sono accusati di essere responsabili di crimini per lo sterminio e l’omicidio, la presa di ostaggi, la tortura, lo stupro e altri atti di violenza sessuale.</p>
<p><strong>Le accuse</strong> contro Netanyahu e Gallant includono la responsabilità di aver affamato deliberatamente i civili come metodo di guerra, di aver causato intenzionalmente grandi sofferenze e di aver ucciso civili intenzionalmente.</p>
<h2>Israele: ‘parallelo disgustoso’</h2>
<p><strong>Da Tel Aviv</strong> la reazione è stata furibonda.</p>
<p><strong>Il leader dell’opposizione</strong> Yair Lapid ha definito la decisione un disastro. Benny Gantz, ex generale dell’esercito, leader centrista che si è unito al governo di unità nazionale e ritenuto come il predestinato a sostituire Netanyahu, ha definito la richiesta di arresto per il primo ministro e Gallant come “crimine di proporzioni storiche”.</p>
<p><strong>Gallant</strong> ha dichiarato che Israele non riconosce l&#8217;autorità del tribunale. E ha sottolineato che il parallelo tra Hamas e Israele è disgustoso e che il tentativo del Procuratore Khan di negare il diritto di Israele all&#8217;autodifesa deve essere respinto totalmente.</p>
<h2>Metodi criminali</h2>
<p><strong>La procura</strong> della CPI risponde che Israele, come tutti gli Stati, ha il diritto di agire per difendere la propria popolazione.</p>
<p><strong>Tale diritto</strong>, tuttavia, non esime Israele o qualsiasi altro Stato, dall’obbligo di rispettare il diritto internazionale umanitario.</p>
<p><strong>A prescindere dagli obiettivi</strong> militari che si possono perseguire, i mezzi scelti da Israele per raggiungerli a Gaza, causando intenzionalmente morte, fame, grandi sofferenze e gravi lesioni al corpo o alla salute della popolazione civile, sono criminali.</p>
<h2>La sordità di chi non vuole sentire</h2>
<p><strong>Gli Usa protestano</strong> e Blinken afferma, come Gallant, che il suo paese rifiuta l’equiparazione di Israele con Hamas e che tale equiparazione è vergognosa e inaccettabile.</p>
<p><strong>Anche Herzog</strong>, il presidente israeliano, e il ministro degli esteri del nostro paese Tajani affermano lo stesso concetto.</p>
<p><strong>Ma fonti dell’Aja</strong> ribadiscono però che non vi è alcuna equiparazione tra Israele ed Hamas, e che, come spiega la nota della procura, i capi di imputazione sono distinti e differenti. A Israele è in particolare contestata non la reazione contro Hamas, ma di avere reiteratamente violato il principio di distinzione, precauzione e proporzionalità, nella pur legittima risposta militare.</p>
<h2>Stati Uniti, l’ambiguità di Biden</h2>
<p><strong>Il presidente Usa</strong>, Joe Biden, afferma che la richiesta del procuratore della Corte Penale Internazionale rispetto ai mandati di arresto contro i leader israeliani è scandalosa. E incalza affermando, anche lui, che non esiste equivalenza fra Israele e Hamas e quello che sta accadendo a Gaza non è genocidio.</p>
<p><strong>È curiosa la posizione di Biden</strong>: da una parte dice di sostenere le proteste non violente degli studenti delle università a favore del cessate il fuoco e della dignità del popolo palestinese, ma continua ad inviare armi ad Israele che usa per uccidere civili palestinesi, ha messo il veto più volte sul cessate il fuoco al Consiglio di Sicurezza ONU e sul riconoscimento stabile della Palestina all’ONU e condanna le decisioni della CPI sui mandati di arresto per Netanyahu e Gallant per crimini contro il diritto internazionale.</p>
<p><strong>Trump</strong> invece spinge il congresso con l’obiettivo che Biden mandi ancora più armi ad Israele. È drammatico che la potenza militare maggiore del mondo, si trova a scegliere tra queste due figure ottantenni e mitomani il futuro presidente degli Stati Uniti…</p>
<h2>Divisioni e mutismo nella Unione Europea. Il caso Spagna</h2>
<p><strong>Un portavoce</strong> del Servizio di Azione Esterna della Commissione Europea ricorda che, nelle conclusioni del Consiglio Europeo del giugno del 2023, i 27 paesi dell’Unione concordano nel rispettare l&#8217;indipendenza della CPI e chi ha firmato lo Statuto di Roma ha l&#8217;obbligo di rispettare le sue sentenze.</p>
<p><strong>Il governo di Madrid</strong> riconosce il lavoro cruciale, l&#8217;indipendenza e l’imparzialità della CPI dopo la richiesta di ordini di arresto contro il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa, Yoav Gallant, e vari dirigenti di Hamas.</p>
<p><strong>Il ministro della Cultura spagnolo</strong> ha chiesto anche di rompere le relazioni commerciali, economiche e politiche con Israele, dopo che la procura della CPI ha chiesto l&#8217;arresto del premier israeliano Netanyahu per presunti crimini di guerra e contro l&#8217;umanità.</p>
<p><strong>Ma l’Europa</strong> ancora una volta di mostra divisa o rimane in silenzio. Haaretz, un quotidiano israeliano, scrive che Francia e Germania sostengono la CPI, ma disapprovano i mandati di cattura verso Netanyahu e Gallant.</p>
<h2>L’appello della Cina</h2>
<p><strong>Il primo ministro britannico</strong> Rishi Sunak ha dichiarato che la richiesta del procuratore Karim Khan è profondamente inutile e non cambierà nulla per garantire una pausa nei combattimenti.</p>
<p><strong>La Cina</strong>, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha affermato di sperare che la Corte penale internazionale mantenga una posizione obiettiva e imparziale, chiedendo la fine della punizione collettiva del popolo palestinese.</p>
<p><strong>Per gli USA</strong> la CPI vale solo contro i nemici</p>
<p><strong>Il capo del Pentagono</strong>, Lloyd Austin, ha dichiarato che gli Stati Uniti lavoreranno con la Corte penale internazionale sui crimini di guerra in Ucraina nonostante il disaccordo sulla sua richiesta di arresto per i leader israeliani accusati di crimini contro il diritto internazionale.</p>
<p><strong>Gli Usa</strong> negano la legittimità della Corte penale internazionale e minacciano questa organizzazione di sanzioni, attraverso lo speaker della Camera Mike Johnson, quando si pronuncia contro gli interessi di Washington e dei suoi “amici”.</p>
<p><strong>Allo stesso tempo</strong>, utilizzano spudoratamente questo strumento, contro coloro che considerano “nemici&#8221;, e sono perseguiti dalla Corte per crimini contro l’umanità.</p>
<p><strong>Questo riconoscimento della CPI</strong> quando persegue i “nemici” e la sua negazione quando persegue gli “amici” è purtroppo uno dei tanti doppi standard che rivelano l’ipocrisia dell’occidente e la menzogna che la guerra porta con sé.</p>
<h2>Il riconoscimento dello Stato di Palestina</h2>
<p><strong>I rappresentanti di Irlanda, Norvegia e Spagna</strong>, intanto, annunciano che riconosceranno lo Stato di Palestina a partire dal 28 maggio 2024.</p>
<p><strong>Immediata la risposta di Israele</strong> tramite il suo ministro degli Esteri Israel Katz, che ha convocato gli inviati di Irlanda, Norvegia e Spagna facendo loro presente che in questo modo hanno deciso di assegnare una medaglia d&#8217;oro agli assassini di Nazi Hamas.</p>
<p><strong>La Francia</strong> per ora si tira indietro dal riconoscimento della Palestina, facendo sapere che non è il momento giusto.</p>
<p><strong>Ma il riconoscimento della Palestina</strong> è fondamentale per avviare un processo di pace, come anche il riconoscimento di Israele e questi processi si dovrebbero far partire in parallelo, con urgenza e senza giochi politici, perché rappresentano le pietre angolari su cui fondare un serio processo di pace.</p>
<h2>Soluzione a due Stati, ma senza riconoscerne uno</h2>
<p><strong>Il Consigliere per la sicurezza nazionale americano</strong> Jake Sullivan, in un briefing alla Casa Bianca a proposito del riconoscimento da parte di alcuni Paesi europei della Palestina, afferma che ogni Paese è libero di decidere sulla questione.</p>
<p><strong>La posizione del presidente Biden</strong> è chiara: gli Stati Uniti continuano a sostenere una soluzione a due Stati. Anche questo pronunciamento lascia a desiderare in quanto uno di questi due Stati, la Palestina, non è riconosciuta dagli Stati Uniti e poco tempo fa gli USA hanno posto il veto al Consiglio dell’ONU per l’inserimento stabile della Palestina all’Interno delle Nazioni Unite.</p>
<p><strong>Come si può</strong> sostenere la soluzione a due Stati se non si riconosce uno dei due?</p>
<h2>In Cisgiordania come nelle riserve dei nativi d’America</h2>
<p><strong>Non possiamo far finta</strong>, inoltre, di non vedere che le politiche di questi ultimi 20 anni di Israele hanno talmente frammentato il territorio della Cisgiordania, con l’insediamento di 700.000 coloni israeliani, da costringere i palestinesi a vivere in aree separate tra loro, non comunicanti e rendendo quasi impossibile la costituzione di due Stati.</p>
<p><strong>Per rendere l’idea</strong>, Israele ha copiato e sta copiando in toto il metodo adottato dai bianchi americani con gli indigeni indiani, riducendoli a vivere in riserve sempre più limitate, controllate ed isolate.</p>
<h2>Le richieste della CPI a Israele</h2>
<p><strong>Tutti i 15 giudici</strong> della Corte internazionale di giustizia dell&#8217;Aja, all’unanimità, accogliendo la richiesta presentata dal Sudafrica, hanno intimato a Israele di bloccare immediatamente la sua offensiva militare nell&#8217;area di Rafah, in quanto la situazione umanitaria a Rafah è peggiorata ulteriormente ed è diventata disastrosa.</p>
<p><strong>La Corte di giustizia</strong> ingiunge pure a Israele di presentare entro un mese un rapporto sulle misure adottate, in quanto non ci sono prove riguardo le rassicurazioni fornite da Israele sulla sicurezza per i civili, come sull’accesso dei convogli umanitari alla popolazione palestinese.</p>
<p><strong>I giudici</strong> hanno pure chiesto a Tel Aviv di riaprire tutti i valichi di frontiera per permettere l’ingresso senza restrizioni degli aiuti, come anche di qualsiasi commissione, missione o organismo d’inchiesta dell’Onu al fine di indagare sulle accuse di genocidio.</p>
<h2>Rappresaglia su Rafah dopo la sentenza</h2>
<p><strong>Pochi minuti dopo</strong> la lettura della sentenza, aerei da guerra di Tel Aviv hanno lanciato una serie di attacchi sul campo di Shaboura, nel centro della città di Rafah: il lapidario commento del “moderato” Benny Gantz, un ministro del Gabinetto di guerra, è che Israele è obbligato a continuare a lottare ovunque, compresa Rafah.</p>
<p><strong>Secondo Ben Gvir</strong>, ministro della Sicurezza nazionale ed esponente dell’estrema destra, la Corte di Giustizia è “antisemita” e dovrebbe avere una sola risposta: l’occupazione di Rafah, l’aumento della pressione militare e della completa distruzione di Hamas, fino al raggiungimento della completa vittoria nella guerra.</p>
<p><strong>Intanto si continua a morire</strong> a Gaza, ma anche in Cisgiordania si sta combattendo una guerra inosservata dove le forze israeliane stanno lanciando operazioni regolari per distruggere case, demolire strade e smantellare infrastrutture di base, ha scritto Philippe Lazzarini, capo dell&#8217;Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.</p>
<h2>Morte e distruzione in Ucraina e Russia</h2>
<p><strong>Anche in Ucraina</strong>, purtroppo, la guerra continua a mietere centinaia di vittime e di feriti ogni giorno soprattutto nelle trincee, ma spesso anche tra i civili sia da una parte e che dall’altra, nel silenzio di una comunità europea che sa parlare solo di armi, coniugare solo il verbo vincere ed è capace di condannare solo in modo unilaterale, accecata dalla logica di una guerra “santa” contro il male assoluto.</p>
<p><strong>Secondo la Reuters</strong>, notizie ovviamente da verificare, quattro fonti russe di alto livello hanno dichiarato che Putin può combattere per tutto il tempo necessario, ma è anche pronto per un cessate il fuoco negoziato che riconosca le attuali linee del campo di battaglia, per congelare la guerra. Ma sul fronte europeo ed occidentale il silenzio è completo e l’oblio regna sovrano.</p>
<p><strong>Non si dà risalto</strong> a queste parole e si fa finta di non sentire. Ma c’è di peggio.</p>
<h2>La NATO trascina l’Europa in guerra</h2>
<p><strong>Orban</strong> riporta che a Bruxelles sono in atto gruppi di lavoro per organizzare una partecipazione diretta della Nato in Ucraina, per preparare l’Europa all’entrata in guerra.</p>
<p><strong>E Stoltenberg</strong> chiede all’Europa, sulla linea di Blinken, di togliere il veto all’Ucraina di colpire gli obiettivi nel territorio russo e chiede ancora armi perché l’Ucraina può ancora vincere. E richiama l’Europa, come già esplicitato da Blinken nella sua visita da Xi Jinping, a prendere posizione contro la Cina, in quanto responsabile di vendere alla Russia componenti per costruire bombe i missili, come se la Nato vendesse agli ucraini dolci e caramelle.</p>
<p><strong>Povera Europa</strong> ormai militarizzata, quanto sei caduta in basso! Il nostro paese si è opposto a Stoltenberg, a differenza di altri paesi nordici, ma è difficile dire se questa scelta sia dettata da un ripensamento serio o se sia legata a interessi elettorali, considerato che in 27 mesi di guerra l’Italia ha sempre accettato senza battere ciglio di innalzare il livello dello scontro con la fornitura di armi sempre più potenti e ha sempre supportato la guerra e le armi come unica soluzione alla crisi russo-ucraina.</p>
<h2>Cancellare la storia</h2>
<p><strong>Inoltre, sembra che Macron</strong>, dopo aver invitato dei rappresentanti russi per la commemorazione degli 80 anni dello sbarco in Normandia, ci abbia ripensato su pressione di USA, alcuni alleati e Gran Bretagna.</p>
<p><strong>Quest’ultima</strong> ha perfino ammonito la Francia per aver ricevuto il presidente cinese e aver mandato un rappresentante all’insediamento di Putin, sospettando che l’intenzione di Macron sia quella di ergersi a mediatore nella guerra in Ucraina.</p>
<p><strong>A prescindere dalle “ingerenze”</strong> esterne (molto pesante quella del Regno Unito che non è nemmeno parte della UE), il risultato di questa operazione è quello di cancellare 26 milioni di vittime dell’Unione Sovietica occupata dai nazisti. Questo dà proprio l’idea della decadenza politica e culturale in cui stiamo vivendo.</p>
<h2>Georgia sotto attacco</h2>
<p><strong>Proviamo anche ad approfondire</strong> su quanto sta accadendo in Georgia, ex stato dell’URSS e obiettivo, vecchio o nuovo, della Nato insieme all’Ucraina.</p>
<p><strong>In questi giorni</strong> il Parlamento ha votato una legge che prevede che tutte le società, compresi i media e le ong, dovranno essere registrate come &#8220;soggetti che perseguono gli interessi di una potenza straniera&#8221; se ricevono più del 20 per cento dei propri fondi dall&#8217;estero e quindi subire dei controlli.</p>
<p><strong>L’approvazione</strong> di questa legge ha indotto l’UE a dichiarare che in questo modo la Georgia si sta allontanando dall’Unione europea e il segretario di Stato americano Antony Blinken ha annunciato che gli Stati Uniti metteranno in pratica una revisione dei termini della loro cooperazione con la Georgia e introdurranno restrizioni ai visti per “coloro che mettono a rischio la democrazia&#8221; nello Stato del Caucaso meridionale, inclusi quelli che sono legati alla proposta legge sull&#8217;influenza straniera.</p>
<h2>La ‘legge liberticida’ già esiste nelle ‘democrazie occidentali’</h2>
<p><strong>A prescindere</strong> che è incomprensibile questa continua intromissione dell’Europa e dell’America nelle scelte degli Stati sovrani con questo piglio del ricatto, che divide e crea solo conflitti inutili, è necessario considerare che leggi non dissimili esistono negli USA dal lontano 1938, in Russia, in Gran Bretagna dal 2023 e la Commissione europea ha recentemente presentato una proposta di legge che va nella medesima direzione.</p>
<p><strong>Siamo al solito paradosso</strong>: se Stati “nemici” adottano dei controlli per limitare le influenze straniere, calpestano i diritti dei cittadini e la democrazia, se Stati “amici”, adottano provvedimenti similari, lo fanno per proteggere il sistema informativo e le ONG da presunte interferenze straniere.</p>
<h2>La decadenza del mondo ricco</h2>
<p><strong>Tanto per non dimenticare</strong> la decadenza del mondo ricco, il 19 maggio 2024 si è verificato l’Overshoot day italiano, il giorno del sovrasfruttamento delle risorse del pianeta, il giorno da cui cominciamo a usare le risorse dell’anno seguente. E delle prossime generazioni.</p>
<p><strong>Un anno fa</strong> la giornata è caduta il 2 agosto: quest’anno abbiamo anticipato l’Overshoot di quasi due mesi e mezzo. Abbiamo consumato tutto quello che era a nostra disposizione per non gravare sull’ecosistema e sulle risorse disponibili per le generazioni future.</p>
<p><strong>Ma anche qui</strong> chiudiamo gli occhi e facciamo finta di nulla: lo sport preferito dell’Europa e del nostro Paese, mentre il baratro si avvicina. L’importante è produrre armi e alimentare guerre senza fine, senza mai parlare delle sue conseguenze sulla vita delle persone e sulla terra.</p>
<p><strong>Non dimentichiamolo l’8 e il 9 giugno </strong>è assolutamente importante portare al Parlamento dell’Unione uomini che sappiano riportare l’Europa ai suoi valori fondativi: la pace e la cooperazione tra i popoli, la dignità delle persone e della terra, nel ripudio della guerra come strumento per la soluzione delle controversie internazionali. Queste istanze sono al centro del <a href="https://www.egalite.org/pace-terra-e-dignita-il-nostro-movimento-alle-elezioni-europee-2024/">programma</a> di Dario Dongo, fondatore di Égalité, candidato nel Nord-Est per il movimento Pace, Terra, Dignità.</p>
<p><em>Francesco Masut</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/guerre-e-ingerenze-straniere-i-fatti-da-tenere-a-mente-verso-le-elezioni-europee-2024/">Guerre e ingerenze straniere. I fatti da tenere a mente verso le elezioni europee 2024</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roma, 2 marzo 2024. Agricoltori e cittadini uniti in protesta</title>
		<link>https://www.egalite.org/roma-2-marzo-2024-agricoltori-e-cittadini-uniti-in-protesta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2024 09:25:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[#VanghePulite]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura contadina]]></category>
		<category><![CDATA[Altragricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[diritto alla terra]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7147</guid>

					<description><![CDATA[<p>Agricoltori e cittadini uniti in protesta organizzano il 2 marzo 2024 a Roma, in piazza dei Santi Apostoli, una mobilitazione per i diritti umani fondamentali di<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/roma-2-marzo-2024-agricoltori-e-cittadini-uniti-in-protesta/">Roma, 2 marzo 2024. Agricoltori e cittadini uniti in protesta</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Agricoltori e cittadini uniti in protesta organizzano il 2 marzo 2024 a Roma, in piazza dei Santi Apostoli, una mobilitazione per i diritti umani fondamentali di noi tutti.</p>
<p>Il diritto a un cibo sano e un reddito dignitoso, la libertà di associazione e manifestazione, la pace e la cura. Contro una politica repressiva che privilegia le oligarchie e i loro extra-profitti.</p>
<h2>1) Agricoltori e cittadini uniti, una protesta per la dignità</h2>
<p><strong>Gli agricoltori</strong> e allevatori che da 40 giorni occupano coi trattori le strade e piazze d’Italia lottano per la sopravvivenza delle aziende familiari e contadine che invece continuano a chiudere, stritolate tra i costi di produzione alle stelle e i prezzi di vendita che non bastano a coprirli.</p>
<p><strong>I consumatori</strong> sono vittime della stessa speculazione, orchestrata da Coldiretti assieme ai soci della sua Filiera Italia tra i quali figurano Conad, primo gruppo della grande distribuzione organizzata (GDO) in Italia, e Carrefour. (1) E così:</p>
<p>&#8211; le arance pagate agli agricoltori 0,20 €/kg vengono fatte pagare ai cittadini 10 volte tanto</p>
<p>&#8211; la grande distribuzione sceglie l’ortofrutta sulla sola base del prezzo. Nord Africa e Spagna ai primi posti</p>
<p>&#8211; i cittadini subiscono la ‘speculazione sull’inflazione’ e vengono pure privati della possibilità di scelta (2,3).</p>
<h2>2) Pace e diritti</h2>
<p><strong>La popolazione</strong> in Italia e in Europa ha pagato e continua a pagare un costo insopportabile per una guerra che poteva e deve venire risolta al più presto per le vie diplomatiche. (4) L’effetto boomerang delle sanzioni alla Russia e il sabotaggio del North Stream hanno provocato la più grave crisi socio-economica mai vissuta dalla seconda guerra mondiale.</p>
<p><strong>La spesa pubblica</strong> destinata all’ agricoltura sostenibile, la scuola e la sanità, il lavoro e l’assistenza sociale viene interamente dirottata verso la produzione di armi imposta all’Europa da Washington, Londra e Berlino. (5) <em>Ma ‘la guerra che verrà non è la prima. Prima ci sono state altre guerre.</em><br />
<em>Alla fine dell’ultima c’erano vincitori e vinti.</em><br />
<em>Fra i vinti la povera gente faceva la fame.</em><br />
<em>Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente’</em> (Bertolt Brecht).</p>
<h2>3) Libertà di associazione e di manifestazione</h2>
<p><strong>A Bruxelles</strong> in queste ore la polizia sta soffocando coi lacrimogeni la protesta degli agricoltori francesi e belgi che lottano per la dignità del #prezzoequo, il divieto delle vendite #sottocosto, gli aiuti diretti alla transizione ecologica (6,7,8). Così anche in Spagna, Polonia, Grecia.</p>
<p><strong>Coldiretti</strong> millanta di stare dalla parte degli agricoltori italiani che invece protestano proprio contro il suo ‘capo dei capi’ Vincenzo Gesmundo e il suo presidente Ettore Prandini, i quali hanno svenduto l’agricoltura familiare e contadina alla finanza per i loro milionari vantaggi personali (9,10).</p>
<p><strong>A Roma</strong> gli #AgricoltoriUniti rivendicano la libertà di associazione e la cancellazione di un decreto che vorrebbe vincolarli al cappio di Coldiretti per poter ricevere gli aiuti UE che a loro spettano. (11) I cittadini al loro fianco rivendicano il diritto a remunerazioni eque, al cibo sano da filiera corta, alla pace e il benessere anziché la guerra che affama tutti.</p>
<p>&#x1f399;&#xfe0f;<strong>Tutti a Roma!</strong></p>
<p><strong>Sabato 2 marzo 2024</strong> alle 12 a Roma in Piazza dei Santi Apostoli, accanto a Piazza Venezia, per una protesta pacifica e vibrante! Frutta fresca per tutti, manganelli non graditi.</p>
<p>#VanghePulite, #Égalité!</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/pratiche-commerciali-sleali-accordo-di-filiera-al-doppio-ribasso/">Pratiche commerciali sleali, accordo di filiera al doppio ribasso</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 7.3.21</p>
<p>(2) Marta Strinati, Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/greedflation-i-super-profitti-delle-corporation-e-supermercati-in-uk-con-lalibi-dellinflazione/">Greedflation, i super profitti delle Corporation e supermercati in UK con l’alibi dell’inflazione</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 17.3.23</p>
<p>(3) Marta Strinati. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/litalia-se-mesta-consumi-e-mood-degli-italiani-nel-rapporto-coop-2023/">L’Italia s’è mesta. Consumi e mood degli italiani nel Rapporto Coop 2023</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 7.9.23</p>
<p>(4) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/pace-in-europa-appello-al-cancelliere-olaf-scholz-petizione/">Pace in Europa, appello al cancelliere Olaf Scholz. Petizione</a>. <em>Égalité</em>. 4.5.22</p>
<p>(5) Giuseppe Masala. Germania: perché siamo all&#8217;anno zero. <em>L’Antidiplomatico</em>. 21.2.24 <a href="http://tinyurl.com/ycyzxxuc">http://tinyurl.com/ycyzxxuc</a></p>
<p>(6) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/sottocosto-protesta-degli-agricoltori-in-francia/">Sottocosto, protesta degli agricoltori in Francia</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 21.1.24 https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/sottocosto-protesta-degli-agricoltori-in-francia/</p>
<p>(7) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/confederation-paysanne-e-liberiagricoltori-le-ragioni-della-protesta/">Confédération paysanne e LiberiAgricoltori, le ragioni della protesta</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 29.1.24</p>
<p>(8) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/agricoltori-la-protesta-raggiunge-il-belgio/">Agricoltori, la protesta raggiunge il Belgio</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 30.1.24</p>
<p>(9) Dario Dongo.<a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/italia-protesta-degli-agricoltori-contro-coldiretti-vanghepulite/"> Italia, protesta degli agricoltori contro Coldiretti. #VanghePulite</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 26.1.24</p>
<p>(10) Si veda il paragrafo 8 (La casta dorata) all’articolo di Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/agricoltori-in-protesta-linganno-virale-di-coldiretti-co/">Agricoltori in protesta, l’inganno virale di Coldiretti &amp; Co</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 5.2.24</p>
<p>(11) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/riforma-dei-caa-nuovi-costi-e-burocrazia-a-carico-degli-agricoltori/">Riforma dei CAA, nuovi costi e burocrazia a carico degli agricoltori</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 18.2.24</p>
<p>(12) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/protesta-degli-agricoltori-la-reazione-dei-poteri-forti/">Protesta degli agricoltori, la reazione dei poteri forti</a>. <em>GIFT (Great Italian Food Trade)</em>. 13.2.24</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/roma-2-marzo-2024-agricoltori-e-cittadini-uniti-in-protesta/">Roma, 2 marzo 2024. Agricoltori e cittadini uniti in protesta</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
