

Yuka ha selezionato le dieci migliori creme solari per la stagione 2025. La app francese – che permette di verificare all’istante l’impatto su salute e ambiente degli alimenti e cosmetici a scaffale, con una semplice scansione dei loro codici a barre tramite smartphone – ha ormai raggiunto un successo planetario, con oltre 70 milioni di iscritti.
La selezione di creme solari con il più alto indice di protezione disponibile (50 e 50+ SPF), in diversi formati (lozione, spray, stick), dimostra la sua grande utilità per identificare i prodotti più idonei a proteggere la pelle e la salute. Tanto più considerato che l’esposizione ai raggi solari richiede la massima cautela.
L’esposizione al sole favorisce la produzione di serotonina con effetti positivi sull’umore ed è notoriamente associata alla produzione di vitamina D. Tuttavia, se prolungata e priva di cautele può tradursi in un pericolo per la salute.
Tutte le radiazioni solari sono potenzialmente nocive:
– raggi infrarossi. Il loro (prezioso) effetto riscaldante può favorire la dilatazione capillare con effetti negativi sulle vene varicose e/o la couperose;
– luce visibile. Le componenti blu-violette ad alta energia possono facilitare la degenerazione maculare della retina. Ed è perciò necessario proteggere con occhiali da sole gli occhi più chiari soprattutto;
– raggi ultravioletti di tipo A (UVA). Queste radiazioni penetrano la pelle in profondità e accelerano la formazione di rughe. Oltre a poter favorire alcuni tumori cutanei;
– raggi ultravioletti di tipo B (UVB). Gli UVB, sebbene filtrati dallo strato di ozono dell’atmosfera, concorrono alla produzione della vitamina D e sono tuttavia i responsabili delle scottature cutanee. L’esposizione eccessiva e sconsiderata favorisce tumori della pelle e degli occhi;
– raggi ultravioletti di tipo C (UVC). I raggi UVC, ancor più pericolosi, vengono bloccati dallo strato di ozono in atmosfera.
Sono trascorsi 40 anni dalla scoperta (il 16 maggio 1985) del ‘buco’ nell’ozono, che in realtà era un assottigliamento del suo strato sull’Antartide.
La pubblicazione su Nature della scoperta degli scienziati del British Antarctic Survey (BAS) generò un allarme che favorì la firma del Protocollo di Montréal, nel 1987. Vennero così banditi i clorofluorocarburi (Cfc), in passato utilizzati nei frigoriferi, oltre che in schiume e solventi.
Grazie al trattato di Montréal, e alla sua responsabile applicazione da parte della comunità internazionale, il ‘buco’ nell’ozono sembra essersi chiuso.
La quota di raggi solari che oltrepassa il filtro planetario dell’ozono richiede sempre e comunque misure di tutela personale, soprattutto nei casi di esposizione prolungata.
Cappelli a falde abbastanza larghe da tenere in ombra viso, orecchie e collo, e abbigliamento adeguato quando si è costretti a lavorare molte ore sotto il sole, sono la regola.
In spiaggia tuttavia, l’intero corpo è esposto alla radiazioni e una protezione ad hoc è essenziale, tanto più quando non sia possibile ripararsi almeno nelle ore centrali della giornata.
La scelta della crema solare deve tenere conto di alcuni fattori. Il primo è sicuramente il fototipo di appartenenza, che varia dal profilo più sensibile all’offesa delle radiazioni solari a quello più resistente. Vale a dire, dai soggetti con pelle chiara e lentigginosa, con capelli e occhi chiari, fino a quelli con carnagione olivastra, chiome e iridi scure.
La classificazione del fototipo, vale a dire della capacità della pelle di produrre melanina, acquisire colorazione e proteggere dai raggi UV, è articolata in sei profili (secondo la classificazione sviluppata nel 1975 dal dermatologo Fitzpatrick).

A prescindere dal fattore di protezione del cosmetico, il fulcro della ricetta delle creme solari è il filtro, che può essere chimico o minerale.
Il filtro minerale (o inorganico) a base di biossido di titanio o ossido di zinco crea sulla pelle una barriera che riflette parte dei raggi solari. È noto per essere anallergico e non fotosensibilizzante. Caratteristiche che lo rendono più indicato per le persone con pelle reattiva o atopica. L’aspetto controverso riguarda la presenza dei minerali in forma di nanoparticelle, i cui effetti sulla salute e l’ambiente non sono definiti.
Il filtro chimico (o organico) penetra nella pelle dove assorbe i raggi ultravioletti. Alcune molecole (come octocrilene, ossibenzone, ottinoxato) sono tuttavia problematiche, possono avere effetti nocivi sulla salute (allergie, fotosensibilizzazione, interferenza endocrina) e sull’ambiente.
Altrettanto nocivi possono essere altri ingredienti, come siliconi e profumi. Tutti componenti vagliati dalla app Yuka nella valutazione dei prodotti.
Ricordando che la protezione solare va applicata 20 minuti prima di esporsi al sole e rinnovata ogni due ore (specie dopo il bagno) e che comunque rappresenta un ausilio da combinare ad attenzione e buon senso, ecco le dieci migliori creme solari selezionate da Yuka.

Marta Strinati
– AIRC. Il sole https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/il-sole
– Daniela Fassini. Il buco nell’ozono compie 40 anni. E quasi non c’è più. Avvenire. 16.5.2025 https://www.avvenire.it/economia/pagine/buco-nell-ozono-quarant-anni
– IDE, Istituto Dermatologico Europeo. Fototipo. https://www.ide.it/patologie/fototipo/
– Yuka. Le dieci migliori creme solari. https://yuka.io/it/tops/creme-solari/