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	<title>diseguaglianze Archivi - &Eacute;galit&eacute;</title>
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		<title>Un’Europa malata di disuguaglianze: il rapporto EuroHealthNet</title>
		<link>https://www.egalite.org/disuguaglianze-salute-rapporto-eurohealthnet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 08:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[salute pubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Europa non è mai stata così longeva. Con un&#8217;aspettativa di vita media di 81,4 anni, i cittadini europei vivono più a lungo che in qualsiasi altra<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Europa non è mai stata così longeva. Con un&#8217;aspettativa di vita media di 81,4 anni, i cittadini europei vivono più a lungo che in qualsiasi altra epoca della storia. Questo dato nasconde però una verità scomoda: la salute, come la ricchezza, è distribuita in modo profondamente ineguale. Non è solo una questione di geografia – un bambino nato in Spagna può aspettarsi di vivere oltre otto anni in più di uno nato in Bulgaria – ma di classe sociale.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>È questa la fotografia che emerge dal rapporto ‘Disuguaglianze sociali in salute nell’UE’, redatto da EuroHealthNet in collaborazione con il Centre for Health Equity Analytics (CHAIN) e basato sui dati dell&#8217;Indagine Sociale Europea (ESS).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<h2>L&#8217;abisso della disuguaglianza</h2>
<p>La prima, grande mistificazione è la media. Mentre a Malta si possono aspettare 71 anni di vita <b>in buona salute</b>, in Lettonia questo traguardo si ferma a 53. Un divario di 18 anni.</p>
<p>Il cuore del problema non sta solo tra i Paesi, bensì all&#8217;interno di essi. L&#8217;ESS rivela che in tutta Europa, una persona con un basso livello di istruzione (licenza media) ha il <b>40% di probabilità</b> di dichiarare di stare in cattiva salute, contro il <b>20%</b> di chi possiede una laurea. Il doppio. E non si tratta di un confine netto tra ricchi e poveri, ma di un ‘<b>gradiente sociale</b>’: più si scala la piramide sociale, migliore diventa la salute. Il manager ha più probabilità di vivere a lungo e in salute dell&#8217;impiegato, che a sua volta sta meglio dell&#8217;operaio.</p>
<h3>La salute come termometro della società</h3>
<p>Perché, come cittadini e come classe dirigente, dovremmo preoccuparci di questo? La risposta è triplice.</p>
<p>&#8211; <b>etica</b>. La salute è un diritto umano fondamentale. L&#8217;entità delle disuguaglianze è la cartina di tornasole di quanto una società sia giusta e solidale:</p>
<p>&#8211; <b>economica</b>. Una popolazione malata è una popolazione meno produttiva. I costi sanitari diretti si sommano a quelli indiretti per assenteismo, presenteismo (lavorare in condizioni di malessere) e perdita di forza lavoro;</p>
<p>&#8211; <b>sociale e democratica</b>. La ricerca mostra un circolo vizioso tra cattiva salute, sfiducia nelle istituzioni e disimpegno democratico. Una società malata è una società fragile, meno capace di affrontare sfide epocali come la transizione verde e digitale o le crisi geopolitiche.</p>
<h2>I veri colpevoli non sono (soltanto) i geni</h2>
<p>Uno dei luoghi comuni più duri a morire è che la salute sia frutto di scelte individuali e di DNA. Il rapporto smonta questa narrativa: <b>l&#8217;assistenza sanitaria incide solo per il 10%</b> sulle differenze di salute della popolazione. Il restante 90% è governato da <b>determinanti sociali</b>:</p>
<p>1.<span class="Apple-converted-space">  </span>sicurezza finanziaria</p>
<p>2.<span class="Apple-converted-space">  </span>alloggio</p>
<p>3.<span class="Apple-converted-space">  </span>ambiente</p>
<p>4.<span class="Apple-converted-space">  </span>reti sociali</p>
<p>5.<span class="Apple-converted-space">  </span>condizioni di lavoro e di vita.</p>
<p>Questi fattori sono a loro volta il riflesso di disuguaglianze più profonde di potere e opportunità. Il vero problema, denuncia il rapporto, è sistemico. I sistemi politici ed economici determinano l&#8217;equa distribuzione delle risorse attraverso la tassazione, i salari minimi e le politiche di welfare. Inoltre, le pratiche commerciali giocano un ruolo nefasto: i <b>gruppi socioeconomici più bassi </b>sono i bersagli preferiti di prodotti nocivi e a basso costo, come il <b>cibo ultra-processato</b> o l&#8217;<b>alcol</b>.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Prodotti e pratiche commerciali sono responsabili di <b>quasi un decesso su quattro (24,5%)</b> nella regione europea. Combattere le disuguaglianze sanitarie, quindi, richiede un <b>approccio che coinvolga l&#8217;intera amministrazione</b>.</p>
<h2>La mappa del malessere</h2>
<p>Il rapporto analizza i dati ESS del 2014 e del 2024 su 14 Stati membri UE e altri 3 Paesi europei, tracciando un decennio di evoluzioni.</p>
<h3>Salute fisica: un&#8217;Europa a due velocità</h3>
<p>Nel 2024, quasi un europeo su tre (30%) dichiara di avere una salute da ‘discreta’ a ‘pessima’. Il dato aggregato è leggermente migliorato (-1,8% in 10 anni), ma nasconde dinamiche opposte.</p>
<p><b>I virtuosi</b>. Slovenia e Polonia sono i fari di speranza. Sono gli unici Paesi dove il divario tra istruiti e meno istruiti si sta riducendo, mentre contemporaneamente la salute generale migliora per tutti. Hanno trovato la formula per crescere senza lasciare indietro nessuno.</p>
<p><b>I disuguali</b>. Austria, Germania e Ungheria hanno migliorato la salute media, ma a un prezzo altissimo: l&#8217;aumento delle disuguaglianze. In Austria e Germania, i benefici sono andati esclusivamente ai più istruiti, creando un solco sempre più profondo. In Ungheria, tutti stanno meglio, ma i ricchi hanno migliorato più dei poveri.</p>
<p><b>L&#8217;involuzione preoccupante</b>. Belgio, Norvegia e Lituania registrano il peggior risultato: la salute peggiora per tutti e le disuguaglianze aumentano. Un segnale di allarme per modelli sociali considerati tra i più avanzati.</p>
<p><b>Il paradosso scandinavo</b>. Svezia e Irlanda hanno visto ridursi le disuguaglianze, ma non perché i più svantaggiati stiano meglio, ma perché la salute dei più istruiti è peggiorata. È un livellamento verso il basso.</p>
<h3>Salute mentale, la pandemia silenziosa e il peso della professione</h3>
<p>La salute mentale è il termometro più sensibile del malessere sociale. In media, il 12% degli europei (un adulto su otto) dichiara una cattiva salute mentale, un dato stabile dal 2014. Ma anche<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>qui, le disuguaglianze sono marcate.</p>
<p>La forbice si apre in base alla professione: solo l&#8217;<b>8%</b> dei dirigenti e professionisti dichiara problemi, una percentuale che sale al <b>18%</b> tra chi svolge lavori manuali o di routine. Oltre il doppio.</p>
<p>Anche in questo frangente emergono dinamiche nazionali molto differenti.</p>
<p>&#8211; <b>I modelli</b>. Ungheria e Slovenia brillano ancora: salute mentale stabile o in miglioramento per tutti e divari che si riducono.</p>
<p>&#8211; <b>La svolta iberica</b>. Spagna, Portogallo e Lituania mostrano un modello interessante: la salute mentale è migliorata per i gruppi a bassa professionalità e peggiorata per quelli alti, riducendo le disuguaglianze in un contesto di media in rialzo.</p>
<p>&#8211; <b>La crisi del benessere</b>. Belgio, Regno Unito, Norvegia e Irlanda vedono calare le disuguaglianze, ma solo perché la salute mentale di tutti peggiora, con un crollo più accentuato ai piani alti. In Norvegia, paradossalmente, i lavoratori meno qualificati stanno mentalmente meglio di dieci anni fa, mentre i manager stanno peggio.</p>
<p>&#8211; <b>I peggiori in classifica</b>. Germania, Francia, Svezia, Svizzera e Finlandia mostrano la tendenza più allarmante: la salute mentale media peggiora e, contemporaneamente, i divari tra le classi professionali si allarano. È il segno di società sotto stress, dove la pressione sta erodendo il benessere psicologico in modo diseguale.</p>
<h2>I fattori scatenanti le disuguaglianze</h2>
<p>L&#8217;analisi multivariata del rapporto identifica i fattori che più pesano sulle disuguaglianze.</p>
<p>Per la <b>salute fisica</b>, il fattore numero uno è la <b>percezione della sicurezza economica</b> (&#8216;Avere abbastanza soldi per vivere comodamente&#8217;). Al secondo posto c&#8217;è il <b>peso corporeo</b>, seguito da condizioni di lavoro, fumo e difficoltà finanziarie durante l&#8217;infanzia.</p>
<p>Per la salute mentale, ancora una volta, la <b>sicurezza economica</b> è il driver principale. Subito dopo, il <b>controllo sul proprio lavoro</b> (autonomia, potere decisionale) si rivela cruciale. Lo stress e il senso di impotenza nella vita quotidiana completano il quadro.</p>
<p>Questi dati confermano che le politiche per l&#8217;equità devono partire dal portafoglio e dalla dignità sul lavoro.</p>
<h2>Le vie d’uscita: cosa funziona sul campo</h2>
<p>Il rapporto non si limita a diagnosticare il male, ma propone terapie, evidenziando casi di studio virtuosi.</p>
<h3>L&#8217;approccio sistemico: l&#8217;economia del benessere in Finlandia</h3>
<p>La Finlandia ha reso operativo il concetto di &#8216;economia del benessere&#8217; con un Piano d&#8217;Azione Nazionale (2023-2025). Ha creato indicatori e strumenti per integrare il benessere in ogni decisione politica, con una visione al 2050 che bilancia obiettivi sociali, economici e ambientali. Significa che un ministero dei Trasporti, prima di approvare un&#8217;infrastruttura, deve valutarne l&#8217;impatto non solo sul PIL, ma sulla salute e la coesione sociale dei cittadini.</p>
<h3>La tassa mirata: la sugar tax polacca</h3>
<p>La Polonia, con un emendamento del 2015, ha introdotto una tassa sulle bevande zuccherate. L&#8217;obiettivo era duplice: disincentivarne il consumo (specialmente tra le fasce a basso reddito, più esposte al marketing di questi prodotti) e spingere i produttori a riformulare le ricette. È un classico esempio di politica &#8216;universalista&#8217; (riguarda tutti) che ha un impatto &#8216;proporzionale&#8217; (aiuta di più i più vulnerabili).</p>
<h3>L&#8217;universalismo proporzionato: l&#8217;esempio del Belgio Fiammingo</h3>
<p>Il Flemish Institute of Healthy Living supporta le organizzazioni nell&#8217;applicare il principio dell&#8217;<b>universalismo proporzionato</b>: servizi universali a cui tutti hanno accesso, ma erogati con un&#8217;intensità e una scala proporzionale al bisogno. Non è assistenzialismo, è equità. Si offrono programmi per tutti, ma si dedicano più risorse e attenzione alle comunità più svantaggiate.</p>
<h3>Gli interventi mirati: la salute delle donne Rom in Grecia</h3>
<p>Ad Atene, l&#8217;Istituto Prolepsis gestisce un programma di promozione della salute per le donne Rom, coinvolgendole direttamente nella progettazione dei corsi (su salute sessuale, prevenzione oncologica, vaccinazioni). È la dimostrazione che per raggiungere i gruppi più emarginati, è necessario un approccio &#8216;su misura&#8217; e un coinvolgimento diretto della comunità.</p>
<h3>La leadership del settore sanitario: Norvegia e Spagna</h3>
<p>Anche se la salute si decide fuori dagli ospedali, il settore sanitario ha un ruolo di regia.</p>
<p>In <b>Norvegia</b>, il Public Health Act rende la riduzione delle disuguaglianze una responsabilità legale a tutti i livelli di governo, fornendo ai comuni profili sanitari locali per indirizzare gli interventi.</p>
<p>In <b>Spagna</b>, il ministero della Salute ha pubblicato una &#8216;health equity checklist&#8217;, uno strumento pratico per aiutare decisori e professionisti a integrare l&#8217;equità in ogni strategia e programma.</p>
<h2>La sfida di Bruxelles e il ruolo (troppo timido) dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>L&#8217;UE ha gli strumenti per essere un attore decisivo, ma il suo potenziale è sottoutilizzato.</p>
<h3>Il Pilastro europeo dei diritti sociali: una cornice da riempire</h3>
<p>Il Pilastro europeo dei diritti sociali è un insieme di 20 principi e diritti fondamentali, promulgato a Göteborg nel 2017. È il quadro di riferimento più promettente. Il suo Principio 16 sancisce il diritto a un&#8217;assistenza sanitaria di qualità e accessibile. Strumenti come la <b>Garanzia europea per l&#8217;infanzia</b> (per combattere la povertà infantile) e il piano per un&#8217;<b>edilizia abitativa a prezzi accessibili </b>sono iniziative concrete che, se potenziate, possono colpire i determinanti sociali della salute. Tuttavia, l&#8217;UE non può imporre queste politiche; può solo monitorare i progressi attraverso il Semestre europeo e il Social Scoreboard, un processo che spesso manca di &#8216;denti&#8217; vincolanti.</p>
<h3>I poteri inespressi: regolamentare i giganti del commercio</h3>
<p>L&#8217;UE ha il potere di regolamentare i &#8216;determinanti commerciali della salute&#8217; (tabacco, alcol, cibo malsano), ma lo ha fatto con troppa lentezza e timidezza. L’attività di lobbyng dell&#8217;industria ha spesso ritardato o annacquato proposte legislative. Il prossimo Piano d&#8217;azione per la salute cardiovascolare sarà un banco di prova fondamentale.</p>
<h3>I fondi: la coesione che può guarire</h3>
<p>La politica di coesione, con i suoi fondi strutturali, è il più potente strumento di investimento sociale dell&#8217;UE. Il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (2028-2034) sarà cruciale. Se l&#8217;obiettivo è la competitività e la sicurezza, come dichiarato dalle nuove linee guida, allora investire nell&#8217;equità sanitaria non è un costo, ma un prerequisito. Una forza lavoro malata e stressata non può competere a livello globale.</p>
<h2>Conclusioni e raccomandazioni: un&#8217;agenda per un&#8217;Europa più sana e giusta</h2>
<p>Il quadro che emerge è preoccupante. Le disuguaglianze sanitarie sono profonde, ingiuste e, in molti Paesi, in peggioramento. Il fatto che in nazioni ricche come Germania e Svezia la salute mentale stia peggiorando e i divari si stiano ampliando è un campanello d&#8217;allarme che non può essere ignorato.</p>
<p>Le raccomandazioni del rapporto sono una chiamata all&#8217;azione corale e radicale.</p>
<h3><b>Raccomandazioni chiave per affrontare le cause profonde:</b></h3>
<p>1.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>reddito e lavoro</b>. Garantire un reddito minimo adeguato e salari dignitosi. Migliorare le condizioni di lavoro, in particolare il &#8216;controllo&#8217; che i lavoratori hanno sulle loro attività;</p>
<p>2.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>ambienti sani</b>. Affrontare la crisi abitativa e garantire l&#8217;accesso al cibo sano, regolamentando aggressivamente il marketing del cibo spazzatura;</p>
<p>3.<span class="Apple-converted-space">  </span>prevenzione. Riorientare i sistemi sanitari dalla cura alla prevenzione primaria, investendo massicciamente nella promozione della salute mentale.</p>
<h3><b>Raccomandazioni per una governance efficace:</b></h3>
<p>1. <b>integrare l&#8217;equità in tutte le politiche</b>. Inserire obiettivi di equità sanitaria nella strategia anti-povertà dell&#8217;UE, nel Semestre europeo e nei fondi strutturali. Organizzare Consigli UE congiunti tra ministri della Salute, Affari Sociali e Finanze;</p>
<p>2. <b>leadership sanitaria</b>. Il settore salute deve farsi promotore di un&#8217;azione intersettoriale, istituendo meccanismi di alto livello e coinvolgendo i cittadini, specialmente le voci più marginali;</p>
<p>3. <b>dati e trasparenza</b>. Colmare le lacune nei dati, specialmente sui bambini. Raccogliere informazioni più dettagliate e comparabili, e riferire regolarmente sui progressi;</p>
<p>4.<span class="Apple-converted-space">  </span><b>strumenti pratici</b>. Utilizzare sistematicamente le ‘valutazioni di impatto sull&#8217;equità sanitaria’ per tutte le politiche principali e comunicare i risultati ai cittadini.</p>
<p>La diagnosi e le terapie sono individuate. La domanda che rimane è se <b>ci sarà la volontà politica</b>, a livello nazionale e europeo, di agire.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<p>&#8211; EuroHealthNet-CHAIN report. Social inequalities in health in the EU. Are countries closing the health gap? Settembre 2025 <a href="https://eurohealthnet.eu/publication/social-inequalities-in-health-in-the-eu/">https://eurohealthnet.eu/publication/social-inequalities-in-health-in-the-eu/</a><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diseguaglianze e disparità territoriali in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/diseguaglianze-territoriali-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 15:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le diseguaglianze e le disparità territoriali rappresentano una delle sfide più persistenti dell&#8217;Italia contemporanea, superando la tradizionale dicotomia Nord-Sud per configurarsi come un fenomeno complesso e multidimensionale. Il<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p id="22d8112c-b3ab-8003-b782-faa617fa12bd" class="">Le <strong>diseguaglianze</strong> e le <strong>disparità territoriali</strong> rappresentano una delle sfide più persistenti dell&#8217;Italia contemporanea, superando la tradizionale dicotomia Nord-Sud per configurarsi come un fenomeno complesso e multidimensionale. Il recente studio condotto da Prota e Cicatiello (2025) per la Friedrich Ebert Stiftung offre uno <strong>scenario aggiornato</strong> sulle disuguaglianze socioeconomiche italiane, identificando cinque tipologie territoriali distinte attraverso un&#8217;analisi innovativa che considera molteplici dimensioni del <strong>benessere territoriale</strong>.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8062-8304-ec79e18b452f" class="">Questa ricerca si inserisce nel dibattito scientifico europeo sulle <strong>politiche di coesione territoriale</strong>, di particolare rilievo poiché le disparità regionali in termini di reddito e occupazione all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea si sono già dimostrate essere profonde e persistenti (European Commission, 2023). Il caso italiano risulta emblematico, poiché nelle ultime due decadi tutte le regioni hanno sperimentato tassi di crescita del PIL pro-capite inferiori alla media UE27, indipendentemente dalla loro posizione di partenza.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-80d4-b6c3-de91204c9cac" class="">Diseguaglianze e disparità territoriali in Italia, metodologia dell&#8217;analisi</h2>
<p id="22d8112c-b3ab-803b-a70f-eaea94b27b2e" class="">Lo studio di Prota e Cicatiello (2025) adotta un <strong>approccio multidimensionale</strong> che supera le tradizionali analisi economiche mono-indicatore, incorporando sei dimensioni fondamentali dello <strong>sviluppo territoriale</strong>:</p>
<ul id="22e8112c-b3ab-80a6-8e72-f7ada6ad750a" class="bulleted-list">
<li>economia e mercato del lavoro</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8027-9e6f-f09a7c9b0754" class="bulleted-list">
<li>capitale umano</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8062-ad72-d2e0a78499eb" class="bulleted-list">
<li>demografia</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80c4-b500-d983b887f989" class="bulleted-list">
<li>servizi</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8092-93cd-dec4dd99d214" class="bulleted-list">
<li>qualità della vita</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80d6-a42c-f448d62c03b0" class="bulleted-list">
<li>capitale civico.</li>
</ul>
<p id="22e8112c-b3ab-809d-a9dd-efb7c509f7ef" class="">Questo approccio metodologico riflette l&#8217;evoluzione degli studi regionali verso approcci più olistici nella misurazione del benessere territoriale (Rodríguez-Pose &amp; Ezcurra, 2010).</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80b3-884f-d4961660e794" class="">Unità di analisi e campionamento</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-802f-9e16-f8f45b3c7f0b" class="">L&#8217;analisi si basa sulle <strong>107 province italiane</strong> come unità di osservazione, in una scelta strategica che consente di cogliere l&#8217;eterogeneità spaziale anche all&#8217;interno delle medesime regioni.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8033-937f-f3e4f5843b3d" class="">Questa granularità analitica rappresenta un&#8217;innovazione rispetto agli studi precedenti che si limitavano al livello regionale, permettendo di identificare <strong>dinamiche territoriali</strong> più complesse e sfumate.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-803f-bd56-f026a4240cb1" class="">Aggregazione statistica</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80e2-87c2-f0de68d1396e" class="">Il processo di <strong>aggregazione statistica</strong> ha seguito una procedura rigorosa articolata in tre fasi:</p>
<ul id="22d8112c-b3ab-80e1-8b4b-e4a56370360a" class="bulleted-list">
<li><strong>standardizzazione delle variabili</strong> (attraverso trasformazione z-score), per eliminare l&#8217;effetto delle diverse unità di misura;</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8086-9e45-fed6d031d065" class="bulleted-list">
<li><strong>applicazione del metodo di Ward</strong> (agglomerazione gerarchica), per minimizzare l&#8217;aumento della varianza all’interno dei cluster;</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80c1-b3c6-f39682477c7f" class="bulleted-list">
<li><strong>selezione del numero ottimale di </strong><em><strong>cluster</strong></em> (cioè gruppi socioeconomici), attraverso l&#8217;analisi della gerarchia che ne risulta.</li>
</ul>
<p id="22d8112c-b3ab-807f-a5e1-dfe4256673f3" class="">Questa metodologia ha consentito di identificare cinque gruppi socioeconomici e quattro gruppi relativi alla capacità amministrativa, ottimizzando il compromesso tra sintesi informativa e rappresentazione accurata della diversità territoriale.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-80db-8e22-c73ae3e51602" class="">Risultati principali: le cinque Italie</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-802a-be3a-fd67a93326f0" class="">Gruppo 1: innovazione consolidata con rischi di esclusione sociale</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8080-9559-ce75c625986a" class="">Il primo <em>cluster</em> comprende le <strong>province metropolitane</strong> del Centro-Nord (Bologna, Firenze, Milano, Roma, Torino) e i poli industriali di tradizione consolidata (Modena, Parma, Pisa, Pordenone, Reggio Emilia, Rimini). Questi territori presentano le <strong>migliori </strong><em><strong>performance</strong></em><strong> socioeconomiche</strong> nazionali, con tassi di occupazione prossimi al 70%, salari elevati e forte propensione all&#8217;innovazione (223,25 brevetti per milione di abitanti contro una media nazionale di 85,09).</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8019-98e9-dfb0c987c276" class="">Emerge tuttavia un <strong>paradosso dell&#8217;esclusione sociale</strong>: l&#8217;attrattività di questi territori genera pressioni sui mercati immobiliari (prezzi medi di 3.395 euro/mq) e sui servizi pubblici, creando rischi di marginalizzazione per i percettori di redditi bassi. Questo fenomeno riflette dinamiche osservate in altre metropoli europee, dove la crescita economica può coesistere con l&#8217;aumento delle disuguaglianze intra-urbane (Dijkstra et al., 2020).</p>
<h3 id="22e8112c-b3ab-80c9-96c4-d340846ae9b3" class="">Gruppo 2: aree a vocazione industriale strategica</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80aa-992c-da60d904152e" class="">Il secondo <em>cluster</em> include prevalentemente <strong>province settentrionali</strong> (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige) caratterizzate da forte vocazione manifatturiera. Nonostante performance economiche solide (tasso di occupazione al 69,36%), questi territori mostrano <strong>debolezze culturali e sociali</strong>: numero di librerie più basso tra tutti i <em>cluster</em> (5,45 per 100.000 abitanti) e differenziali di genere salariali elevati (33,14% contro 31,61% di media nazionale).</p>
<p id="22d8112c-b3ab-80d4-bb3c-e11dce0be3be" class="">Questa configurazione suggerisce un <strong>modello di sviluppo focalizzato sulla produzione</strong> che potrebbe presentare vulnerabilità nel lungo termine, particolarmente in relazione ai processi di transizione digitale e alle sfide della sostenibilità sociale.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8012-8670-f8cb8c44d530" class="">Gruppo 3: equilibrio tra benessere e vivibilità</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80cd-b874-fdff976a881a" class="">Il terzo cluster rappresenta un <strong>modello equilibrato</strong> di sviluppo territoriale, includendo province di Liguria, Umbria, Marche, alcune aree di Romagna, Piemonte e Toscana, oltre ad Aosta, Pescara e Cagliari. Questi territori combinano performance economiche vicine alla media nazionale con <strong>elevata qualità della vita</strong> e forte capitale civico.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8052-b336-d811297f9223" class="">Il <strong>tasso di occupazione</strong> (67,62%) e la <strong>disponibilità di servizi per l&#8217;infanzia</strong> (22,85% contro il 17,37% nazionale) evidenziano un buon equilibrio tra competitività economica e coesione sociale. L&#8217;elevata dipendenza demografica (61,99%) segnala tuttavia potenziali <a href="https://www.egalite.org/elezioni-amministrative-2021-persone-disabili-e-anziani-esclusi/">sfide legate all&#8217;invecchiamento della popolazione</a>.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8072-af30-f06ea8220ca5" class="">Gruppo 4: aree di fragilità e transizione</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80bd-8fb7-fe351c575e03" class="">Il quarto <em>cluster</em> comprende province prevalentemente centro-meridionali che fungono da <strong>ponte geografico</strong> tra aree con diversi livelli di sviluppo. Include province del Lazio (esclusa Roma), Abruzzo (esclusa Pescara), Molise, Basilicata e diverse province pugliesi, campane e sarde.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-806f-a441-caba22795986" class="">Questi territori presentano <strong>opportunità economiche limitate</strong> (tasso di occupazione al 56,65%, salari medi di 12,64 euro/ora) nonostante un ricco patrimonio storico-culturale spesso sottoutilizzato. La <strong>scarsa propensione all&#8217;innovazione </strong>(24,33 brevetti per milione) e l&#8217;offerta museale inadeguata (0,32 musei per 100 km²) indicano la necessità di politiche mirate per valorizzare le potenzialità territoriali.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80b4-94bb-cd54fbceaf2d" class="">Gruppo 5: ostacoli strutturali allo sviluppo</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8077-9a6a-c844be489ef0" class="">L&#8217;ultimo <em>cluster</em> include territori con <strong>ritardi strutturali persistenti</strong>: province di Caserta, Napoli, Salerno, Barletta-Andria-Trani, Foggia, Taranto, province calabresi (eccetto Catanzaro), siciliane (eccetto Ragusa) e Sud Sardegna.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8049-8b6d-f86a6fbfa940" class="">Il <strong>tasso di occupazione</strong> estremamente basso (44,48%) e l&#8217;alta incidenza di <strong>NEET</strong> (<em>Not in Education, Employment, or Training</em>. 27,27%) evidenziano sfide socioeconomiche profonde.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8013-81a3-e7f34cbc171f" class="">Paradossalmente, questi territori mantengono un <strong>patrimonio museale significativo</strong> (2,53 musei per 100 km²) e una buona disponibilità di medici di base, suggerendo potenzialità inespresse che richiedono interventi sistemici per essere valorizzate.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-8071-9e47-fb97341c6e05" class="">Capacità amministrativa e governance territoriale</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-807a-b34a-f9504739f2dd" class="">Analisi della capacità amministrativa</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80fd-ae4e-c27492978975" class="">L&#8217;analisi della <strong>capacità amministrativa</strong> rappresenta un&#8217;innovazione metodologica cruciale, considerando che l&#8217;efficacia delle politiche pubbliche dipende significativamente dalle competenze e dall&#8217;organizzazione degli enti locali (Andrews &amp; Brewer, 2013). Lo studio esamina alcuni indicatori specifici:</p>
<ul id="22e8112c-b3ab-806a-94f6-f67f5288122b" class="bulleted-list">
<li>capacità di riscossione</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80ec-b462-ec9d849fecad" class="bulleted-list">
<li>presenza di sindaci giovani e donne</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-80aa-9a24-d7270aabd775" class="bulleted-list">
<li>partecipazione ai progetti PNRR</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8059-b84a-c708573f4e6d" class="bulleted-list">
<li>qualificazione del personale</li>
</ul>
<ul id="22e8112c-b3ab-8022-a8ae-dcb365fc945d" class="bulleted-list">
<li>ricambio generazionale.</li>
</ul>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8083-b8a7-c8e9f556b698" class="">Modelli di capacità amministrativa</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80d9-8670-e6d55cb8a4f9" class="">L&#8217;analisi identifica <strong>quattro </strong><em><strong>cluster</strong></em><strong> amministrativi</strong> distinti:</p>
<ol id="22d8112c-b3ab-8033-9e50-dc98a24a0253" class="numbered-list" start="1" type="1">
<li><strong>alta professionalità</strong>. Territori con personale qualificato ma governance tradizionale;</li>
</ol>
<ol id="22d8112c-b3ab-803d-8894-de7b5c38ad9e" class="numbered-list" start="2" type="1">
<li><strong>giovane dinamismo</strong>. Amministrazioni con personale giovane e buona progettualità PNRR;</li>
</ol>
<ol id="22d8112c-b3ab-80d6-8e7d-edfec8526d9f" class="numbered-list" start="3" type="1">
<li><strong>contrasto tra progettualità e debolezza strutturale</strong>. Province meridionali con forte adesione al PNRR ma carenze nelle risorse umane;</li>
</ol>
<ol id="22d8112c-b3ab-8027-ad73-e7cb8d4c141f" class="numbered-list" start="4" type="1">
<li><strong>potenziale inespresso della Sicilia</strong>. Leadership innovativa ma gravi carenze strutturali.</li>
</ol>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80d3-8a5e-dec7ce89ba62" class="">Correlazione tra sviluppo e capacità amministrativa</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80b2-963d-efc659f45289" class="">L&#8217;analisi combinata rivela una <strong>forte correlazione</strong> tra <em>performance</em> socioeconomiche e capacità amministrativa. Delle 11 province del <em>cluster</em> socioeconomico migliore, 10 appartengono anche al <em>cluster</em> amministrativo più efficace. Questa associazione supporta la tesi che lo sviluppo territoriale richieda non solo investimenti economici ma anche <strong>rafforzamento istituzionale</strong> (Rodríguez-Pose et al., 2024).</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-803d-bf44-cbb0e649792a" class="">Discussione e implicazioni</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8076-9e2e-ef03fa5f6115" class="">Superamento del paradigma Nord-Sud</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80b1-9331-e6ebf67fa0e6" class="">I risultati dello studio in esame sfidano la <strong>narrativa tradizionale</strong> della dicotomia Nord-Sud, evidenziando invece una geografia complessa delle disuguaglianze. Questa frammentazione territoriale riflette processi più ampi di <strong>riconfigurazione spaziale</strong> dell&#8217;economia europea, dove la concentrazione geografica delle attività ad alto valore aggiunto genera nuove forme di polarizzazione (Viesti, 2021).</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80a4-aa85-f460da115b6a" class="">Implicazioni per politiche territoriali differenziate</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80df-a4dd-e454aa663513" class="">L&#8217;eterogeneità territoriale identificata supporta l&#8217;adozione di <strong>politiche ‘place-based’ </strong>differenziate piuttosto che approcci uniformi. Come evidenziato da Bailey et al. (2023), le strategie territoriali efficaci devono considerare le specificità locali, i vantaggi comparati e le reti di attori presenti in ciascun contesto.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80c0-a59f-f548f6118d80" class="">Dimensioni multiple del benessere territoriale</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8002-ad96-f1be4ad354e3" class="">Lo studio conferma l&#8217;inadeguatezza degli <strong>indicatori puramente economici</strong> nella misurazione del benessere territoriale. L&#8217;inclusione di dimensioni culturali, ambientali e sociali rivela trade-off complessi che richiedono approcci integrati nelle politiche di sviluppo, allineandosi con il dibattito internazionale su indicatori ulteriori rispetto al prodotto interno lordo (Marques Santos et al., 2024).</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-8018-bd8c-f11fb21a5427" class="">Raccomandazioni politiche</h2>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80a7-9d01-ec16247dc699" class="">Strategia di rilancio degli investimenti pubblici</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8052-85dc-c8bde56ac52a" class="">Lo studio raccomanda una <strong>strategia coordinata</strong> <strong>di investimenti pubblici</strong> focalizzata su due dimensioni cruciali: <a href="https://www.egalite.org/europee-2024-le-richieste-della-rete-europea-la-salute-non-e-in-vendita/"><strong>sanità</strong></a> <strong>e <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/">istruzione</a></strong>. Per il settore sanitario, emerge la necessità di rivedere i <strong>criteri di riparto del fondo nazionale</strong> per considerare i maggiori bisogni socioeconomici dei territori svantaggiati (Bianchi et al., 2024).</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8019-b0a2-c63f10833274" class="">Nel settore educativo, particolare attenzione deve essere rivolta al <strong>rafforzamento del sistema universitario</strong> nelle aree periferiche, considerando l&#8217;impatto positivo documentato della presenza universitaria sullo sviluppo economico e sociale regionale.</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-807c-972b-dffda31c1002" class="">Politiche industriali ‘place-based’</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-8079-abd1-d7571c31ab47" class="">Le <strong>politiche industriali territoriali</strong> devono superare l&#8217;approccio tradizionale focalizzato esclusivamente sulla crescita economica, integrando obiettivi sociali e ambientali.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8087-a5a9-ebfec38f2a11" class="">L&#8217;introduzione di <strong>condizionalità sociali</strong> per i sussidi pubblici può orientare il comportamento delle imprese verso pratiche più inclusive e sostenibili (Aiginger &amp; Rodrik, 2020).</p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-80aa-b7b5-cb285392a50d" class="">‘Capacity building’ amministrativo</h3>
<p id="22d8112c-b3ab-80de-9414-d0d655c2b52a" class="">Per i territori con bassa capacità amministrativa, lo studio raccomanda <strong>interventi combinati</strong> di ‘capacity building’ (rafforzamento delle capacità e sviluppo delle competenze) e supporto esterno da parte di strutture sovraordinate.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-80eb-ae54-fc3a3304fdb2" class="">Questo approccio può garantire l&#8217;efficace implementazione delle politiche anche in contesti con limitazioni istituzionali.</p>
<h2 id="22d8112c-b3ab-80c5-9e03-c5663c5d74ad" class="">Conclusioni e direzioni future</h2>
<p id="22d8112c-b3ab-806b-9202-ccd9404a7ac2" class="">Lo studio di Prota e Cicatiello (2025) contribuisce significativamente alla comprensione delle <strong>disparità territoriali italiane</strong>, offrendo un’analisi innovativa che integra multiple dimensioni del benessere territoriale. L&#8217;identificazione delle &#8216;Cinque Italie&#8217; supera le semplificazioni della dicotomia Nord-Sud, rivelando una geografia complessa che richiede approcci politici differenziati e consapevoli.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-8046-855e-d1f8a7659720" class="">I risultati evidenziano l&#8217;urgenza di ripensare le <strong>strategie di coesione territoriale</strong>, adottando approcci ‘place-based’ che considerino simultaneamente le specificità locali e la necessità di rafforzare la capacità amministrativa degli enti territoriali. Solo attraverso questa <strong>duplice strategia</strong> sarà possibile affrontare efficacemente le persistenti disuguaglianze territoriali che caratterizzano il paese.</p>
<p id="22d8112c-b3ab-80b4-9628-e2dda5399db4" class="">Per le <strong>ricerche future</strong>, emerge la necessità di approfondire i meccanismi causali che generano e perpetuano le disparità territoriali, nonché di sviluppare sistemi di monitoraggio continuo che permettano di valutare l&#8217;efficacia delle politiche implementate. Inoltre, l&#8217;integrazione di <strong>dati </strong>in tempo reale e tecnologie innovative potrebbe migliorare ulteriormente la comprensione delle dinamiche territoriali contemporanee.</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8091-888c-c1306d3f1aa2" class="">#Égalité, #PaceTerraDignità</p>
<p id="22e8112c-b3ab-8073-ac72-f2b44e280327" class=""><em>Dario Dongo</em></p>
<h3 id="22d8112c-b3ab-8069-a0eb-f0c02664f917">Bibliografia</h3>
<ul id="22d8112c-b3ab-80b7-a430-e807f924d1cf" class="bulleted-list">
<li>Aiginger, K., &amp; Rodrik, D. (2020). Rebirth of industrial policy and an agenda for the twenty-first century. <em>Journal of Industry, Competition and Trade</em>, 20(2), 189-207.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80d6-9d88-cdd86e1021e3" class="bulleted-list">
<li>Andrews, R., &amp; Brewer, G. A. (2013). Social capital, management capacity and public service performance: Evidence from the US states. <em>Public Management Review</em>, 15(1), 19-42.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8066-81d4-e745fb308809" class="bulleted-list">
<li>Bailey, D., Pitelis, C. N., &amp; Tomlinson, P. R. (2023). Place-based industrial and regional strategy: Levelling the playing field. <em>Regional Studies</em>, 57(6), 977-983.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80fd-a77d-c2d392d8f65f" class="bulleted-list">
<li>Bianchi, L., Caravella, S., &amp; Petraglia, C. (2024). Un Paese due cure. I divari Nord-Sud nel diritto alla Salute. <em>Informazioni SVIMEZ</em>, febbraio 2024.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80f5-8d47-d746c26a0a7f" class="bulleted-list">
<li>Dijkstra, L., Poelman, H., &amp; Rodríguez-Pose, A. (2020). The geography of EU discontent. <em>Regional Studies</em>, 54(6), 737-753.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8070-b831-e3ecaba25dc1" class="bulleted-list">
<li>European Commission. (2023). Regional Trends for Growth and Convergence in the European Union. SWD(2023) 173 final. Brussels.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80bc-ad4f-fbc2f72fab7a" class="bulleted-list">
<li>Marques Santos, A., Molica, F., &amp; Conte, A. (2024). Assessing economic divide across EU regions between 2000 and 2021. <em>Territorial Development Insights Series</em>, JRC136779, European Commission.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-807d-8e4b-dba90c366dee" class="bulleted-list">
<li>Prota, F., &amp; Cicatiello, L. (2025). <em>Italia (ancora) diseguale: Entità e persistenza delle disparità socioeconomiche territoriali in Italia</em>. Friedrich Ebert Stiftung.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-8074-ad67-eb303551fe03" class="bulleted-list">
<li>Rodríguez-Pose, A., &amp; Ezcurra, R. (2010). Does decentralization matter for regional disparities? A cross-country analysis. <em>Journal of Economic Geography</em>, 10(5), 619-644.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-801f-8f1c-e5bba9d4cc17" class="bulleted-list">
<li>Rodríguez-Pose, A., Dijkstra, L., &amp; Poelman, H. (2024). The Geography of EU Discontent and the Regional Development Trap. <em>Economic Geography</em>, 100(3), 213-245.</li>
</ul>
<ul id="22d8112c-b3ab-80d3-86b8-ca272180686c" class="bulleted-list">
<li>Viesti, G. (2021). <em>Centri e periferie: Europa, Italia, Mezzogiorno dal XX al XXI secolo</em>. Laterza.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/diseguaglianze-territoriali-italia/">Diseguaglianze e disparità territoriali in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Transport Poverty Lab, l’osservatorio sulla povertà nei trasporti</title>
		<link>https://www.egalite.org/transport-poverty-lab-losservatorio-sulla-poverta-nei-trasporti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 06:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7562</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una parte della popolazione non ha la possibilità di accedere in modo adeguato a servizi di mobilità efficienti, sicuri e sostenibili: una condizione definita ‘povertà nei<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/transport-poverty-lab-losservatorio-sulla-poverta-nei-trasporti/">Transport Poverty Lab, l’osservatorio sulla povertà nei trasporti</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una parte della popolazione non ha la possibilità di accedere in modo adeguato a servizi di mobilità efficienti, sicuri e sostenibili: una condizione definita ‘povertà nei trasporti’ ma che non dipende sempre e solo dal disagio economico. Al tema si dedica ora <strong>Transport Poverty Lab</strong>, l’osservatorio promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e dalla Fondazione Transform Transport ETS con il supporto, tra gli altri, di Tper, Nordcom e CDP, con l’obiettivo di proporre soluzioni per affrontare in modo sistemico e strutturato il fenomeno della povertà dei trasporti.</p>
<h2>Cos’è la povertà nei trasporti</h2>
<p>Il Rapporto finale sulla povertà dei trasporti redatto dalla Commissione Europea, definisce la povertà dei trasporti come ‘<em><strong>l&#8217;incapacità o la difficoltà di individui e famiglie di sostenere i costi del trasporto privato o pubblico, o la mancanza o l&#8217;accesso limitato ai trasporti</strong> necessari per accedere a servizi e attività socioeconomiche essenziali, considerando il contesto nazionale e spaziale</em>’.</p>
<p>Il fenomeno si manifesta in due dimensioni, socio-economiche e territoriali, legate all’accessibilità ai servizi di trasporto, in particolare pubblici. Misurando tali dimensioni con un approccio basato sui dati e metriche quantitative, è possibile identificare <strong>le priorità degli interventi</strong> nelle aree di alta vulnerabilità per mitigare la povertà dei trasporti</p>
<h2>I numeri della disparità</h2>
<p>Sei famiglie italiane su 10 possono spendere per i trasporti meno del valore medio nazionale, stimato a <strong>262 €/mese</strong> e, secondo il rapporto della Commissione europea, il 21% delle famiglie a rischio di povertà affronta costi di trasporto insostenibili.</p>
<p>In altri termini, nel bilancio mensile delle famiglie italiane il costo per i trasporti rappresenta in media la <strong>terza voce di spesa</strong>, con il 10% sul valore complessivo, subito dopo le spese legate all’abitazione (39%) e quelle per il cibo (18%).</p>
<h2>Povertà nei trasporti per disabilità</h2>
<p>Tra le cause della povertà dei trasporti una causa non economica è la condizione di <strong>disabilità motoria</strong>. Come ripetutamente denunciato su queste pagine (oltre che a Procure e Antitrust), in città come Roma e Genova l’<a href="https://www.egalite.org/treni-e-disabilita-in-italia-stop-apartheid/">inaccessibilità dei trasporti pubblici</a> &#8211; metro e bus &#8211; per l’utenza con disabilità motoria si traduce in una ‘povertà’ di trasporto ancora più dolente (per l’ignavia dei responsabili di tali servizi).</p>
<p>In Ferrovie dello Stato non va meglio. Si consideri soltanto che l’utenza con disabilità motoria è costretta ad acquistare il biglietto di viaggio soltanto in stazione, con l’impossibilità di eseguirla online comodamente da casa. E talvolta non può proprio salire a bordo di treni e bus, come <a href="https://www.egalite.org/val-di-susa-trasporto-pubblico-inaccessibile-reportage/">in Val di Susa</a>.</p>
<h2>Il progetto del Transport Poverty Lab</h2>
<p>Il Transport Poverty Lab opererà come <strong>piattaforma di progettazione partecipata</strong>, coinvolgendo imprese del settore trasporti, associazioni di categoria, enti locali, istituti di ricerca e <em>stakeholder</em> della mobilità sostenibile.</p>
<p>Tra i primi compiti dell’Osservatorio vi è la redazione del <strong>Rapporto sulla povertà dei trasporti in Italia</strong>, con una mappatura territoriale del fenomeno e approfondimenti sulle correlazioni tra reddito e accessibilità.</p>
<h2>Gli strumenti già attivi</h2>
<p>A livello internazionale, per affrontare la povertà dei trasporti si sono diffusi <strong>strumenti di intervento</strong> mirati alla stimolazione della domanda: misure che riducono le barriere economiche all’accesso alla mobilità, in particolare per le fasce vulnerabili, come ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>Mobility Wallet</strong>: portafogli digitali per pagare TPL, sharing e taxi, legati al reddito (es. Los Angeles, Bruxelles, Francia);</li>
<li><strong>incentivi per veicoli sostenibili</strong>: bonus maggiorati per auto e bici elettriche destinati a famiglie a basso ISEE (Italia, California, Germania);</li>
<li><strong>tariffe agevolate su taxi e ridehailing</strong>: sconti per donne, anziani, disoccupati (es. Trento);</li>
<li><strong>trasporto pubblico sussidiato</strong>: abbonamenti gratuiti o a prezzo ridotto (es. Bonus Trasporti Italia, modello ‘Solidarity Pricing’ in Francia);</li>
<li><strong>trasporto a chiamata</strong> (DRT): servizi su richiesta per aree rurali o periferiche con tariffe sociali;</li>
<li><strong>car-pooling incentivato</strong>: premi o tariffe agevolate per pendolari con redditi bassi (es. Francia, progetto Karos).</li>
</ul>
<p>Strumenti, questi, che puntano soprattutto su incentivi alla domanda e accesso a veicoli sostenibili, ma richiedono un r<strong>afforzamento dell’offerta</strong> di servizi e una maggiore <strong>integrazione con il trasporto pubblico</strong> per risultare realmente inclusivi ed efficaci.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Commissione Europea. <em>Transport poverty: definitions, indicators, determinants, and mitigation strategies &#8211; Final Report</em>. Novembre 2024 <a href="https://employment-social-affairs.ec.europa.eu/transport-poverty-definitions-indicators-determinants-and-mitigation-strategies-final-report_en">https://employment-social-affairs.ec.europa.eu/transport-poverty-definitions-indicators-determinants-and-mitigation-strategies-final-report_en</a></li>
<li><em>Just Transition e trasporti</em>. Fondazione per lo sviluppo sostenibile. 2024 <a href="https://www.transportpoverty.it/wp-content/uploads/Rapporto-Just-Transition.pdf">https://www.transportpoverty.it/wp-content/uploads/Rapporto-Just-Transition.pdf </a></li>
</ul>
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		<title>Disuguaglianze sanitarie, il rapporto OMS</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-oms-determinanti-sociali-equita-sanitaria-2025-analisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:48:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[OMS]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria (OMS, 2025) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il recente rapporto dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità sui <strong>determinanti sociali dell&#8217;equità sanitaria</strong> (<strong>OMS, 2025</strong>) presenta un&#8217;analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i risultati sanitari a livello globale.</p>
<p>Le evidenze fornite nel rapporto mostrano <strong>disuguaglianze radicate e crescenti</strong>, tra le nazioni e al loro interno, con impatto significativo sull&#8217;equità sia nell’accesso all’assistenza sanitaria, sia nella prevalenza di mortalità prematura.</p>
<p>Il rapporto sottolinea l&#8217;<strong>urgente necessità di un&#8217;azione multisettoriale coordinata</strong> per affrontare sfide come il pervasivo, duplice <strong>ruolo degli attori commerciali sulla salute delle popolazioni</strong>, riconoscendo al contempo <strong>significative limitazioni nei dati</strong>.</p>
<p>Aggiungiamo una considerazione essenziale che sfugge alla diplomazia di OMS: il <strong>profondo impatto dei fattori geopolitici</strong> sulla destinazione dei fondi pubblici e l’esigenza di riorientare le priorità. #HealthNotArms.</p>
<h2>Metodologia</h2>
<p>Il rapporto impiega un <strong>approccio multisfaccettato</strong> che combina analisi dei dati, consultazioni di esperti e sintesi delle evidenze. Il processo di sviluppo ha incluso diverse componenti metodologiche chiave:</p>
<ol>
<li>Revisione sistematica della letteratura e raccolta delle evidenze;</li>
<li>Consultazioni di gruppi di esperti, inclusi gruppi di esperti in politiche e scientifici;</li>
<li>Studi di caso e esempi nazionali;</li>
<li>Analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi precedenti della Commissione;</li>
<li>Consultazioni degli stakeholder attraverso settori multipli.</li>
</ol>
<p>Lo sviluppo del rapporto è stato guidato dal <strong>Dipartimento OMS dei Determinanti Sociali della Salute</strong>, con contributi da scrittori tecnici, revisori esterni e rappresentanti degli uffici regionali. L&#8217;analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi della Commissione è stata condotta dal Dipartimento di Dati e Analisi dell&#8217;OMS, mentre istituzioni accademiche esterne hanno fornito revisioni delle evidenze e contribuito alla stesura di sezioni.</p>
<h2>Limitazioni e considerazioni sui dati</h2>
<p>Il rapporto (OMS, 2025) riconosce diverse <strong>limitazioni significative</strong> riguardo alla raccolta e analisi dei dati:</p>
<ul>
<li><strong>la disponibilità dei dati varia considerevolmente</strong> tra paesi e regioni, con molti paesi a basso e medio reddito che mancano di sistemi informativi sanitari completi;</li>
<li><strong>i dati disaggregati</strong> per età, genere, razza, etnia, status migratorio e indicatori socioeconomici rimangono <strong>scarsi in molti contesti</strong>, limitando la capacità di condurre analisi granulari sull&#8217;equità;</li>
<li><strong>le metodologie di misurazione differiscono</strong> tra paesi, rendendo difficili i confronti diretti. Il <strong>ritardo temporale</strong> nella disponibilità dei dati significa che molte valutazioni si basano su indicatori che hanno diversi anni, potenzialmente perdendo sviluppi recenti o impatti delle politiche. <strong>I bias di auto-segnalazione </strong>e<strong> i sistemi di registrazione anagrafica incompleti</strong> in alcune regioni possono portare a una sottostima delle disuguaglianze sanitarie.</li>
</ul>
<p>Il rapporto sottolinea particolarmente l&#8217;<strong>assenza di dati affidabili</strong> per le popolazioni emarginate e difficili da raggiungere, incluse le comunità indigene, i migranti non documentati e coloro che sperimentano la condizione di senza tetto, il che può risultare in una <strong>sistematica sottorappresentazione</strong> delle sfide sanitarie di questi gruppi nelle statistiche nazionali.</p>
<h2>Principali risultati</h2>
<h3>Disuguaglianze sanitarie persistenti</h3>
<p>Il rapporto OMS evidenzia enormi disparità sanitarie globali, <strong>con una speranza di vita che varia di</strong> ben <strong>33 anni tra paesi</strong>. <strong>Anche all&#8217;interno delle nazioni</strong>, si osservano differenze di diversi decenni a seconda della geografia e del gruppo sociale.</p>
<p>Queste <strong>disuguaglianze rimangono radicate</strong>, nonostante i miglioramenti complessivi negli indicatori sanitari globali.</p>
<p>Inoltre, alcuni paesi sono riusciti a <strong>dimezzare le morti premature</strong> nell&#8217;ultimo mezzo secolo, mentre in altri tale valore è rimasto uguale o è persino aumentato, nonostante livelli di reddito simili (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2025).</p>
<h2>Progressi limitati rispetto agli obiettivi precedenti</h2>
<p>L&#8217;<strong>obiettivo aspirazionale</strong> del 2008 della Commissione OMS sui Determinanti Sociali della Salute di chiudere i divari sanitari in una generazione rimane <strong>non realizzato</strong>. I principali risultati includono:</p>
<ul>
<li><strong>la mortalità sotto i cinque anni </strong>è stata dimezzata tra il 2000 e il 2023, ma non raggiunge l&#8217;<strong>obiettivo di riduzione del 90%</strong> entro il 2040;</li>
<li>i paesi a basso reddito mantengono tassi di mortalità sotto i cinque anni <strong>13 volte superiori</strong> rispetto ai paesi ad alto reddito;</li>
<li><strong>la mortalità materna</strong> è diminuita del 40% a livello globale (da 328 a 197 morti per 100.000 nati vivi), richiedendo ulteriori riduzioni per soddisfare gli obiettivi del 2040;</li>
<li><strong>i divari nella speranza di vita</strong> all&#8217;interno dei paesi si sono spesso allargati dove i dati sono disponibili.</li>
</ul>
<h3>Disparità sanitarie legate all&#8217;istruzione</h3>
<p>Il rapporto dimostra che <strong>i livelli di istruzione influenzano significativamente i risultati di mortalità</strong>, con coloro che hanno un livello di istruzione inferiore che sperimentano tassi di mortalità sostanzialmente più elevati in tutti i gruppi di età. Questo <strong>gradiente di mortalità legato all&#8217;istruzione</strong> rappresenta un importante fattore di disuguaglianza sanitaria, poiché gli individui con istruzione limitata affrontano <strong>svantaggi sistemici </strong>nell&#8217;accesso all&#8217;assistenza sanitaria, alle opportunità lavorative e alle risorse che promuovono la salute (Korda et al., 2020).</p>
<p>La disparità ha <strong>radici storiche</strong> ma continua ad allargarsi nonostante il progresso societario complessivo. Ad esempio, in Corea del Sud, nonostante quattro decenni di rapida crescita economica, i tassi di mortalità tra gli adulti con scarsa istruzione sono migliorati a un ritmo molto più lento rispetto alle loro controparti meglio istruite (Bahk et al., 2017).</p>
<p>Questo modello è evidente in <strong>14 paesi europei</strong>, dove le coorti di nascita più recenti mostrano divari sempre più ampi nella mortalità tra i livelli di istruzione, suggerendo che questa sfida trascende i confini nazionali e i sistemi economici (Long et al., 2023).</p>
<h3>Variazioni geografiche e socioeconomiche</h3>
<p><strong>Le disparità geografiche </strong>nei risultati sanitari rimangono pronunciate sia tra che all&#8217;interno dei paesi. I dati da molteplici giurisdizioni rivelano che <strong>il luogo di residenza</strong> impatta significativamente sui risultati sanitari, con differenze urbano-rurali e privazione a livello di area che creano variazioni sostanziali nella speranza di vita (Dwyer-Lindgren et al., 2024; Kataoka et al., 2021).</p>
<p>Le popolazioni rurali, particolarmente le donne, affrontano <strong>sfide sproporzionate</strong> nell&#8217;accesso ai servizi sanitari essenziali, contribuendo a rapporti di mortalità materna più elevati nelle aree rurali rispetto agli ambienti urbani (Samuel et al., 2021; Rossen et al., 2022).</p>
<h3>Disparità sanitarie indigene ed etniche</h3>
<p><strong>Le popolazioni indigene</strong> in tutto il mondo continuano a sperimentare <strong>sostanziali svantaggi sanitari</strong> attraverso molteplici indicatori (Anderson et al., 2016).</p>
<p>I divari sanitari sperimentati dai popoli indigeni sono radicati nella <strong>discriminazione strutturale </strong>e<strong> ingiustizie storiche</strong>, aggravati da continui svantaggi sociali ed economici.</p>
<p>Modelli simili di <strong>disparità sanitarie etniche e razziali</strong> sono evidenti in vari contesti nazionali, richiedendo interventi mirati che affrontano sia i bisogni sanitari immediati che i determinanti sociali sottostanti.</p>
<h2>Raccomandazioni principali</h2>
<p>Il rapporto identifica quattro strategie interconnesse per affrontare i determinanti sociali, come descritto di seguito.</p>
<h3>1. Affrontare la disuguaglianza economica e investire nei servizi pubblici universali</h3>
<ul>
<li><strong>Tassazione</strong> progressiva per espandere lo spazio fiscale per i trasferimenti di reddito</li>
<li><strong>Finanziamento pubblico</strong> adeguato per infrastrutture e servizi equi</li>
<li>Framework di <strong>economia del benessere</strong> oltre la misurazione del PIL</li>
<li><strong>Finanziamento</strong> dello sviluppo che prioritizza l&#8217;<strong>equità sanitaria</strong></li>
</ul>
<h3>2. Superare la discriminazione strutturale</h3>
<ul>
<li>Riconoscimento e <strong>riparazione</strong> della <strong>discriminazione</strong> incorporata nelle politiche e istituzioni</li>
<li><strong>Standard di giustizia ripartiva</strong> che misurano gli impatti sulla salute</li>
<li>Riconoscimento dell&#8217;<strong>indigeneità</strong> come determinante della salute</li>
<li>Protezione dei diritti sanitari delle popolazioni <strong>migranti e sfollate</strong></li>
</ul>
<h3>3. Gestire il cambiamento climatico e la trasformazione digitale</h3>
<ul>
<li>Integrazione dell&#8217;equità sanitaria nella mitigazione e adattamento climatico</li>
<li>Affrontare il <a href="https://www.egalite.org/divario-digitale-istruzione-xiaomi-european-schoolnet/"><strong>divario digitale</strong></a> e garantire un accesso equo alla tecnologiaRegolamentazione dei modelli di business basati su piattaforme</li>
<li>Framework per l&#8217;<strong>equità delle informazioni sanitarie</strong></li>
</ul>
<h3>4. Disposizioni di governance per un&#8217;azione coerente</h3>
<ul>
<li><strong>Empowerment dei governi locali</strong> con risorse adeguate</li>
<li>Impegno comunitario e supporto della <strong>società civile</strong></li>
<li>Approcci di <strong>assistenza sanitaria primaria</strong> con focus sull&#8217;equità</li>
<li><strong>Sistemi di dati</strong> completi per monitorare i progressi</li>
</ul>
<h2>Discussione</h2>
<p>Il rapporto evidenzia che <strong>le disuguaglianze sanitarie sono in gran parte evitabili e derivano da decisioni politiche</strong> e strutture sistemiche, una situazione <a href="https://www.egalite.org/rapporto-gimbe-spesa-sanitaria-privata/">osservata anche in Italia</a>. La persistenza di queste disuguaglianze nonostante <strong>decenni di consapevolezza</strong> indica la necessità di interventi più robusti che affrontino le cause profonde piuttosto che i sintomi.</p>
<p>La natura interconnessa dei determinanti sociali richiede approcci whole-of-government che trascendano i tradizionali confini del settore sanitario. Il rapporto riconosce che mentre gli interventi individuali possono mostrare promesse, <strong>il progresso sostenuto richiede strategie complete</strong> che affrontano simultaneamente fattori economici, sociali, ambientali e politici.</p>
<p>Notevolmente, il rapporto evidenzia il <strong>ruolo degli attori commerciali nel promuovere o minare l&#8217;equità sanitaria</strong>, chiedendo una regolamentazione rafforzata mentre riconosce il potenziale positivo del coinvolgimento del settore privato.</p>
<h2>Determinanti commerciali della salute: il duplice ruolo degli attori del settore privato</h2>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>gli attori commerciali esercitano un&#8217;influenza significativa</strong> nel determinare i risultati sanitari della popolazione, fungendo da determinanti critici dell&#8217;equità sanitaria attraverso le loro pratiche commerciali e il coinvolgimento politico. Riconosce la <strong>natura duale</strong> del coinvolgimento del settore privato, dove le aziende che producono beni che migliorano la salute, supportano buone condizioni di lavoro e impattano positivamente le comunità possono sostanzialmente <strong>ridurre le disuguaglianze sanitarie</strong>.</p>
<p>Al contrario, il rapporto identifica modelli preoccupanti dove gli attori commerciali che producono <strong>prodotti dannosi per la salute</strong> contribuiscono all&#8217;aumento di malattie evitabili, danni planetari e approfondimento delle disuguaglianze. Questi includono:</p>
<ul>
<li><strong>alimenti e bevande ultra-processati</strong> ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi malsani che colpiscono sproporzionatamente le popolazioni a basso reddito con obesità, diabete e malattie cardiovascolari (Dongo, 2025);</li>
<li><strong>prodotti del tabacco</strong> che rimangono una delle principali cause di morte prevenibile con marketing mirato a comunità vulnerabili;</li>
<li><strong>prodotti alcolici</strong> commercializzati irresponsabilmente o resi ampiamente disponibili in aree svantaggiate.</li>
</ul>
<p>Il rapporto affronta anche <strong>rischi per la salute ambientale</strong> come le industrie inquinanti concentrate in aree a basso reddito, creando carichi sproporzionati di malattie respiratorie, e <strong>tecnologie digitali dannose</strong> con modelli di design che creano dipendenza che colpiscono particolarmente la salute mentale dei giovani nelle comunità vulnerabili.</p>
<h3>Leva pubblica per l&#8217;equità sanitaria</h3>
<p>L&#8217;analisi sottolinea che mentre la regolamentazione del settore pubblico mostra promesse nel <strong>mitigare gli impatti commerciali negativi</strong> attraverso framework legislativi e normativi, rimane una sostanziale opportunità per una supervisione rafforzata. Specificamente, il rapporto evidenzia la <strong>considerevole leva degli appalti pubblici</strong> – del valore di oltre 8 trilioni di dollari USA a livello globale – come strumento sottoutilizzato per incentivare pratiche commerciali che promuovono l&#8217;equità sanitaria, dall&#8217;agricoltura sostenibile agli standard di lavoro dignitoso nelle catene di approvvigionamento (Martins &amp; Guerry, 2018).</p>
<p>Il framework chiede <strong>meccanismi di governance più forti </strong>per affrontare i determinanti commerciali massimizzando al contempo le opportunità per i contributi del settore privato agli obiettivi di equità sanitaria attraverso un&#8217;azione coordinata tra settori, responsabilità aziendale rafforzata e uso strategico del potere d&#8217;acquisto del governo per plasmare mercati più sani.</p>
<h3>Crisi geopolitica e l&#8217;urgenza di #HealthNotArms</h3>
<p>I risultati dell&#8217;OMS si svolgono sullo sfondo di un&#8217;escalation di conflitti globali e militarizzazione, dove <strong>la spesa militare annuale supera i 2,2 trilioni di dollari</strong> (SIPRI, 2024) mentre i sistemi sanitari sottofinanziati lottano per affrontare le disuguaglianze prevenibili. Le evidenze del rapporto &#8211; sui divari nella speranza di vita, le disparità sanitarie indigene e le vulnerabilità indotte dal clima &#8211; sono inestricabilmente legate a <strong>scelte geopolitiche che prioritizzano le armi rispetto all&#8217;equità</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>guerra e salute</strong>. I conflitti in Ucraina, Sudan e Gaza hanno distrutto l&#8217;infrastruttura sanitaria, sfollato milioni di persone e esacerbato malnutrizione e malattie. Il <strong>dirottamento diretto di risorse dalla salute alle armi</strong> viola il diritto fondamentale alla salute (Art. 25, UDHR);</li>
<li><strong>violenza strutturale.</strong> Le sanzioni economiche, i sussidi al commercio di armi e le politiche di austerità approfondiscono le disuguaglianze sanitarie. Ad esempio, <strong>il 60% della popolazione dello Yemen manca di accesso all&#8217;assistenza sanitaria</strong> dopo un decennio di guerra alimentata da trasferimenti internazionali di armi (UNOCHA, 2024);</li>
<li><strong>paradosso clima-militare.</strong> I militari del mondo producono il <strong>5,5% delle emissioni globali &#8211; </strong>più di tutta l&#8217;aviazione civile &#8211; mentre i disastri climatici danneggiano sproporzionatamente le comunità emarginate che già affrontano disuguaglianze sanitarie (Lancet Countdown, 2023).</li>
</ul>
<p><strong>Appello all&#8217;azione.</strong> Le raccomandazioni del rapporto richiedono non solo cambiamenti politici ma <strong>un riorientamento delle priorità globali</strong>. Esortiamo a:</p>
<ol>
<li><strong>Disinvestire dalla militarizzazione</strong>. Ridirigere anche solo il 10% della spesa militare globale all&#8217;assistenza sanitaria universale e all&#8217;adattamento climatico, salvando milioni di vite ogni anno.</li>
<li><strong>Imporre embarghi sulle armi</strong> sulle zone di conflitto per proteggere l&#8217;infrastruttura sanitaria e i lavoratori.</li>
<li><strong>Tassare il commercio di armi</strong> per finanziare iniziative di equità sanitaria, come proposto dalla campagna #HealthNotArms.</li>
</ol>
<p>Il percorso verso l&#8217;equità sanitaria richiede lo smantellamento dei sistemi che perpetuano violenza e privazione. Come sottolinea l&#8217;OMS, <strong>&#8220;Salute per Tutti&#8221; è impossibile senza pace, giustizia e il coraggio di scegliere la solidarietà rispetto alla guerra</strong>.</p>
<h2>Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Il rapporto OMS conclude che <strong>raggiungere l&#8217;equità sanitaria</strong> è fattibile ma <strong>richiede</strong> un rinnovato <strong>impegno politico e un&#8217;azione complessiva</strong> attraverso molteplici settori. Le conclusioni chiave includono:</p>
<ol>
<li>I tassi di progresso attuali sono insufficienti per raggiungere gli obiettivi stabiliti;</li>
<li>Le crisi globali (finanziaria, climatica, pandemica) hanno significativamente impattato l&#8217;equità sanitaria;</li>
<li>Gli interventi di successo devono integrare considerazioni sanitarie, sociali e ambientali;</li>
<li>L&#8217;azione locale, supportata da risorse adeguate e supporto politico, è cruciale;</li>
<li>I sistemi di monitoraggio e dati sono essenziali per la responsabilità e il monitoraggio dei progressi.</li>
</ol>
<p>Il rapporto sottolinea che <strong>perpetuare divari sanitari evitabili è fondamentalmente ingiusto</strong> e chiede un&#8217;azione collettiva per affrontare le cause profonde. Posiziona l&#8217;equità sanitaria come centrale allo sviluppo sostenibile, notando che <strong>approcci inclusivi sono essenziali</strong> per raggiungere la prosperità e spezzare i cicli di svantaggio.</p>
<p>#Égalité #HealthNotArms #PeaceLandDignity</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Riferimenti</h3>
<ul>
<li>Anderson, I., Robson, B., Connolly, M., Al-Yaman, F., Bjertness, E., King, A., &#8230; &amp; Cunningham, J. (2016). Indigenous and tribal peoples&#8217; health (The Lancet–Lowitja Institute Global Collaboration): a population study. <em>The Lancet</em>, 388(10040), 131-157. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)00345-7</a></li>
<li>Bahk, J., Lynch, J. W., &amp; Khang, Y. H. (2017). Forty years of economic growth and plummeting mortality: the mortality experience of the poorly educated in South Korea. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 71(3), 282-288. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707">https://doi.org/10.1136/jech-2016-207707</a></li>
<li>Commission on Social Determinants of Health. (2008). <em>Closing the gap in a generation: Health equity through action on the social determinants of health</em>. World Health Organization. <a href="https://iris.who.int/handle/10665/43943">https://iris.who.int/handle/10665/43943</a></li>
<li>Dongo, D. (2025, March 13). <a href="https://www.foodtimes.eu/consumer-en/the-silent-epidemic-ultra-processed-foods/">The silent epidemic: Ultra-processed foods</a>. <em>Food Times</em>.</li>
<li>Dwyer-Lindgren, L., Baumann, M. M., Li, Z., Kelly, Y. O., Schmidt, C., Searchinger, C., … &amp; Murray, C. J. L. (2024). Ten Americas: A systematic analysis of life expectancy disparities in the USA. <em>The Lancet</em>, 404(10469), 2299–2313. <a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(24)01495-8</a></li>
<li>Kataoka, A., Fukui, K., Sato, T., Kikuchi, H., Inoue, S., Kondo, N., &#8230; &amp; Fujiwara, T. (2021). Geographical socioeconomic inequalities in healthy life expectancy in Japan, 2010-2014: An ecological study. <em>The Lancet Regional Health – Western Pacific</em>, 14, 100204. <a href="https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204">https://doi.org/10.1016/j.lanwpc.2021.100204</a></li>
<li>Korda, R. J., Biddle, N., Lynch, J., Eynstone-Hinkins, J., Soga, K., Banks, E., &#8230; &amp; Clements, M. (2020). Education inequalities in adult all-cause mortality: first national data for Australia using linked census and mortality data. <em>International Journal of Epidemiology</em>, 49(2), 511-518. <a href="https://doi.org/10.1093/ije/dyz191">https://doi.org/10.1093/ije/dyz191</a></li>
<li>Long, D., Mackenbach, J. P., Klokgieters, S., Kalėdienė, R., Deboosere, P., Martikainen, P., … &amp; van Raalte, A. A. (2023). Widening educational inequalities in mortality in more recent birth cohorts: A study of 14 European countries. <em>Journal of Epidemiology and Community Health</em>, 77(6), 400–408. <a href="https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342">https://doi.org/10.1136/jech-2023-220342</a></li>
<li>Rossen, L. M., Ahrens, K. A., Womack, L. S., Uddin, S. F. G., &amp; Branum, A. M. (2022). Rural-urban differences in maternal mortality trends in the US, 1999–2017: Accounting for the impact of the pregnancy status checkbox. <em>American Journal of Epidemiology</em>, 191(6), 1030-1039. <a href="https://doi.org/10.1093/aje/kwac023">https://doi.org/10.1093/aje/kwac023</a></li>
<li>Samuel, O., Zewotir, T., &amp; North, D. (2021). Decomposing the urban–rural inequalities in the utilisation of maternal health care services: evidence from 27 selected countries in Sub-Saharan Africa. <em>Reproductive Health</em>, 18, 216. <a href="https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8">https://doi.org/10.1186/s12978-021-01268-8</a></li>
<li>Seventy-fourth World Health Assembly. (2021). <em>Social determinants of health</em> (WHA74.16). World Health Organization. <a href="https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf">https://apps.who.int/gb/ebwha/pdf_files/WHA74/A74_R16-en.pdf</a></li>
<li>UN General Assembly. (2015). <em>Transforming our world: The 2030 agenda for sustainable development </em>(A/RES/70/1). United Nations. <a href="https://sdgs.un.org/2030agenda">https://sdgs.un.org/2030agenda</a></li>
<li>World Health Organization. (2025). <em>World report on social determinants of health equity</em>. Geneva: World Health Organization. ISBN 978-92-4-010758-8. <a href="https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades">https://www.who.int/news/item/06-05-2025-health-inequities-are-shortening-lives-by-decades</a></li>
</ul>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rapporto ISTAT 2024: povertà e disuguaglianze in Italia</title>
		<link>https://www.egalite.org/rapporto-istat-2024-poverta-disuguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 04:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.egalite.org/?p=7541</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ultimo rapporto ISTAT sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie (2023-2024) dipinge un quadro allarmante: povertà in aumento, redditi erosi dall’inflazione e disuguaglianze record. (1)<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/rapporto-istat-2024-poverta-disuguaglianze/">Rapporto ISTAT 2024: povertà e disuguaglianze in Italia</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo rapporto ISTAT sulle <strong>condizioni di vita e reddito delle famiglie</strong> (2023-2024) dipinge un quadro allarmante: <strong>povertà in aumento, redditi erosi dall’inflazione e disuguaglianze record</strong>. (1) Questo articolo analizza i dati ufficiali, evidenziando le cause strutturali della crisi e proponendo soluzioni per un’economia più giusta.</p>
<h2>1. Povertà ed esclusione sociale: l’emergenza in Italia</h2>
<h3>1.1. Il 23,1% degli Italiani è a rischio di povertà</h3>
<p>Nel 2024, <strong>13,5 milioni di persone</strong> (23,1% della popolazione) vivono in condizioni di <strong>rischio di povertà o esclusione sociale</strong>, in aumento rispetto al 22,8% del 2023. Questo indicatore comprende:</p>
<ul>
<li>rischio di <strong>povertà monetaria (18,9%)</strong>. Famiglie con reddito inferiore a <strong>€12.363 annui</strong> (60% della mediana);</li>
<li><strong>bassa intensità lavorativa (9,2%)</strong>: nuclei in cui gli adulti lavorano meno del 20% del tempo disponibile;</li>
<li><strong>grave deprivazione materiale e sociale (4,6%)</strong>. Impossibilità di affrontare spese di base.</li>
</ul>
<h3>1.2. Grave deprivazione materiale e sociale</h3>
<p>Secondo l’ISTAT, <strong>2,7 milioni </strong>di italiani soffrono di <strong>grave deprivazione</strong>, con almeno <strong>7 su 13</strong> indicatori di difficoltà familiari e/o individuali, secondo i criteri stabiliti da Eurostat:</p>
<ul>
<li>non poter affrontare spese impreviste (es. riparazioni urgenti);</li>
<li>rinunciare a una settimana di vacanza annuale;</li>
<li>ritardi nel pagamento di affitto, bollette o mutui;</li>
<li>non assumere proteine (carne, pesce o alternative) almeno ogni due giorni;</li>
<li>non riscaldare adeguatamente casa;</li>
<li>non potersi permettere un’auto;</li>
<li>non poter sostituire mobili rotti;</li>
<li>nessuna connessione internet a casa.</li>
<li>abiti logori e impossibilità di comprarne di nuovi.</li>
<li>meno di due paia di scarpe in buono stato;</li>
<li>non poter spendere piccole somme per sé stessi;</li>
<li>rinunciare a svaghi fuori casa (cinema, ristoranti).</li>
<li>non poter incontrare amici/familiari almeno una volta al mese.</li>
</ul>
<h3>1.3. Chi soffre di più?</h3>
<ul>
<li><strong>Genitori single</strong>: 32,1% a rischio (+2,9% dal 2023).</li>
<li><strong>Famiglie con 3+ figli:</strong> 34,8% (+2,8%).</li>
<li><strong>Anziani soli</strong>: 29,5% (+2,3%).</li>
<li><strong>Mezzogiorno</strong>: 39,2% a rischio (vs. 11,2% nel Nord-Est).</li>
</ul>
<h2><span style="font-size: 30px;">2. Redditi in caduta libera: l’inflazione divora i salari</span></h2>
<h3>2.1. Potere d’acquisto reale</h3>
<ul>
<li><strong>Reddito medio familiare</strong>: €37.511 lordi annui (+4,2% nominale, ma 1,6% reale con l’inflazione al 5,9%).</li>
<li><strong>Reddito mediano</strong>: €30.039 (il 50% delle famiglie guadagna meno di <strong>€2.503</strong> al mese).</li>
<li><strong>Crollo storico</strong>: dal 2007, i redditi reali sono calati dell’<strong>8,7%</strong> (-17,5% per i lavoratori autonomi).</li>
</ul>
<h3>2.2. Disparità territoriali</h3>
<ul>
<li><strong>Nord-Est</strong>: -4,6% di reddito reale (peggiore flessione).</li>
<li><strong>Sud</strong>: reddito mediano inferiore del <strong>28%</strong> rispetto al Nord-Est.</li>
</ul>
<h2>3. Disuguaglianza record: il 20% più ricco guadagna 5,5 volte di più</h2>
<h3>3.1. Dati choc sulla distribuzione della ricchezza</h3>
<ul>
<li><strong>Divario ricchi-poveri</strong>: il 20% più ricco guadagna <strong>5,5 volte</strong> rispetto al 20% più povero (era 5,3 nel 2022).</li>
<li><strong>Indice di Gini</strong>: salito a <strong>0,323</strong> (0 = massima uguaglianza), con picchi al Sud (0,339). (2)</li>
<li><strong>Cause</strong>: precariato, tagli al welfare, fiscalità regressiva.</li>
</ul>
<h2>4. Lavoro precario = povertà garantita</h2>
<h3>4.1. Un occupato su dieci è ‘working poor’</h3>
<ul>
<li><strong>21% dei lavoratori</strong> guadagna meno di <strong>€12.188/anno</strong> (€1.015/mese).</li>
<li><strong>Donne</strong>: 26,6% a basso reddito (vs. 16,8% uomini).</li>
<li><strong>Stranieri</strong>: 35,2% (vs. 19,3% italiani).</li>
<li><strong>Settori più sfruttati:</strong></li>
</ul>
<p>&#8211; <strong>servizi alla persona</strong>: 44,5% <em>low-paid</em>.</p>
<p><strong>&#8211; Contratti temporanei:</strong> 46,6% a basso reddito (vs. 11,6% indeterminati).</p>
<h3>4.2. Povertà lavorativa in aumento (10,3%)</h3>
<ul>
<li><strong>Migranti</strong>: 22,6% a rischio (vs. 8,9% italiani).</li>
<li><strong>Famiglie monoreddito</strong>: 20,1% (vs. 5,5% con 3+ percettori).</li>
</ul>
<h2>5. Emergenza abitativa: affitti e mutui soffocano le famiglie</h2>
<ul>
<li><strong>20% delle famiglie</strong> in affitto spende fino al <strong>40% del reddito</strong> per la casa.</li>
<li><strong>Redditi da capitale</strong>: -22,6% dal 2007, ma concentrati nel <strong>10% più ricco</strong>.</li>
</ul>
<h2>6. Cosa fare? Proposte per un cambiamento reale</h2>
<ul>
<li><a href="https://www.egalite.org/reddito-minimo-poverta-ed-esclusione-sociale/"><strong>Reddito minimo garantito</strong></a>, con il supporto di misure di intervento sociale da finanziare anche con fondi UE dedicati, già a disposizione degli Stati membri (es. FSE+, FESR, InvestEU).</li>
<li><strong>Fiscalità progressiva</strong>: tassare i grandi patrimoni per affrontare l’emergenza sociale con strumenti concreti.</li>
<li><strong>Welfare universale</strong>: reddito di base e servizi pubblici gratuiti per le fasce di reddito più basse;</li>
<li><strong>Lotta al precariato</strong>: misure di sostegno (es. crediti fiscali) alla stabilizzazione dei contratti.</li>
</ul>
<h2>7. Conclusioni provvisorie</h2>
<p>Gli investimenti pubblici devono venire dedicati alla <strong>protezione</strong> della società rispetto ai nemici reali di povertà e diseguaglianze, anziché alla <strong>difesa</strong> militare da nemici immaginari.</p>
<p>Égalité si oppone fermamente al piano ‘<strong>Rearm Europe</strong>’, che aggraverà i guai sopra accennati a esclusivo vantaggio delle oligarchie finanziarie impegnate nell’industria delle armi.</p>
<p>#Égalité, #PaceTerraDignità</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) ISTAT. Nel 2023 il reddito delle famiglie diminuisce in termini reali. 26 marzo 2025 <a href="https://tinyurl.com/2s4yjnh3">https://tinyurl.com/2s4yjnh3</a></p>
<p>(2) Indice di concentrazione di <strong>Gini</strong>: misura il <strong>grado di diseguaglianza</strong> della <strong>distribuzione del reddito</strong> (un valore pari a 0 indica che tutte le unità ricevono lo stesso reddito, un valore pari a 1 indica che il reddito totale è percepito da una sola unità). Nel rapporto ISTAT in esame l’indice di Gini è calcolato su base individuale, attribuendo a ogni individuo il reddito netto equivalente della famiglia di appartenenza. L’indice è calcolato in base al reddito netto familiare senza componenti figurative e in natura.</p>
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		<title>Inquinamento atmosferico, seconda causa di morte per i bambini</title>
		<link>https://www.egalite.org/inquinamento-atmosferico-seconda-causa-di-morte-per-i-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 08:41:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento atmosferico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico è un enorme e crescente problema di salute pubblica. L’aria cattiva uccide. E le persone più esposte sono ancora una volta i più fragili,<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’inquinamento atmosferico è un enorme e crescente problema di salute pubblica. L’aria cattiva uccide. E le persone più esposte sono ancora una volta i più fragili, i bambini prima di tutto. Nel 2021 l’inquinamento atmosferico è responsabile di oltre 700 mila decessi di bambini di età inferiore ai 5 anni, il 15% di tutti i decessi mondiali di bambini di quella età. I dati peggiori sono in Asia e in Africa. La cattiva qualità dell’aria è seconda solo alla malnutrizione come causa di morte fra i bambini al di sotto dei 5 anni e precede fattori critici quali igiene e acqua ed esposizione a temperature troppo alte o troppo basse.</p>
<p>I dati dell’emergenza globale non si fermano ai bambini, anche se fra i più piccoli il livello è particolarmente drammatico.</p>
<h2>Inquinamento atmosferico seconda causa di morte</h2>
<p><strong>L’inquinamento atmosferico</strong>, sempre nel 2021, ha causato 8,1 milioni di decessi a livello mondiale fra adulti e bambini. Ormai è diventato la seconda causa di morte a livello globale, superando il consumo di tabacco, seconda solo all’ipertensione come fattore di rischio per tutta la popolazione e seconda solo alla malnutrizione come fattore di rischio di mortalità per i bambini.</p>
<p><strong>Sul totale dei decessi</strong>, le malattie non trasmissibili, tra cui le malattie cardiache, l&#8217;ictus, il diabete, il cancro ai polmoni e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), rappresentano quasi il 90% del carico di malattia dovuto all&#8217;inquinamento atmosferico.</p>
<p><strong>È il quadro</strong> che viene dal recente dossier State of Global Air 2024, pubblicato dall’Health Effects Institute, organizzazione di ricerca statunitense indipendente, realizzato per la prima volta in partnership con l’Unicef. Il dossier fornisce un&#8217;analisi completa dei dati sulla qualità dell&#8217;aria e sull’impatto sulla salute per i paesi di tutto il mondo nel 2021.</p>
<p><strong>Fra i decessi</strong> attribuiti all’inquinamento atmosferico, il 58% è collegato all’impatto del PM 2.5 diffuso nell’ambiente, il 6% all’ozono e il 38% all’inquinamento dell’aria domestica.</p>
<h2>Bambini vulnerabili già dal grembo materno</h2>
<p><strong>I bambini</strong> sono particolarmente vulnerabili. Nel 2021 più di 700 mila decessi nei bambini sotto i 5 anni sono stati collegati all’inquinamento atmosferico e 500 mila di questi decessi, spiega il dossier, sono collegati all’inquinamento dell’aria domestica dovuta alla cottura con combustibili inquinanti in ambienti chiusi, soprattutto in Africa e in Asia.</p>
<p><strong>L’inquinamento</strong> dell’aria si ripercuote sulla salute, con effetti che iniziano già nel grembo materno e che vanno dal parto prematuro al basso peso alla nascita, dall’asma alle malattie dei polmoni, compromettendo la salute anche negli anni a venire.</p>
<p><strong>Gli inquinanti atmosferici</strong> inalati possono depositarsi nei polmoni, dove alterano le difese polmonari. Alcuni entrano direttamente nel flusso sanguigno e nei tessuti più profondi, compresi cuore, cervello e altri organi. Possono attraversare la placenta e colpire il feto. Tutto questo può avere impatti negativi sullo sviluppo delle vie respiratorie, cardiovascolare, immunitario, endocrino e sul sistema nervoso; ci possono essere esiti avversi nel corso della nascita e un impatto negativo sulla salute che si prolunga nel corso della vita. Significa rischio di difetti cardiaci congeniti, polmonite nel primo anno di vita del bambino, disturbi del neurosviluppo, arresto della crescita, sviluppo di asma, eczema e malattie allergiche e ipertensione arteriosa.</p>
<p><strong>Nell’arco della vita</strong>, le conseguenze della cattiva qualità dell’aria sulla salute di bambini e adolescenti includono infezioni delle vie respiratorie superiori, asma e allergie, polmonite, alterazioni nella crescita e una compromissione dello sviluppo cognitivo.</p>
<h2>Ancora disuguaglianza</h2>
<p><strong>Ancora una volta</strong> c’è un grande problema di disuguaglianza. Come accade anche per la crisi climatica, che sta esacerbando l’inquinamento atmosferico e che spesso ha un impatto disuguale – pesa di più di fasce fragili di popolazione, bambini, anziani, malati e poveri – l’impatto della cattiva qualità dell’aria risulta maggiore e dalle proporzioni più ampie proprio su alcune fasce di popolazione.</p>
<p><strong>&#8216;<em>Come il cambiamento climatico</em></strong><em>, l&#8217;inquinamento atmosferico colpisce tutti noi, ma porta impatti sproporzionati per alcuni: le persone incinte, i neonati e i bambini, gli anziani, coloro che vivono in condizioni di povertà e coloro che sono stati storicamente emarginati</em>&#8216;, evidenzia il dossier.</p>
<p><strong>Eppure l’ambiente sano è un diritto</strong>. State of the global air ricorda infatti, proprio nelle sue prime righe, che &#8216;<em>l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha formalmente dichiarato l&#8217;accesso a</em><br />
<em>un ambiente pulito, sano e sostenibile come un diritto umano universale, specialmente per i bambini. Nel 2023, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell&#8217;infanzia ha sottolineato il diritto dei bambini a un ambiente pulito, sano e sostenibile. Eppure, si tratta di un diritto che rimane non rispettato per miliardi di persone</em>&#8216;.</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) State of the global air <a href="https://www.stateofglobalair.org/sites/default/files/documents/2024-06/soga-2024-report_0.pdf">https://www.stateofglobalair.org/sites/default/files/documents/2024-06/soga-2024-report_0.pdf</a></p>
<p>(2) Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/disuguaglianza-e-crisi-climatica-vanno-di-pari-passo/">Disuguaglianza e crisi climatica vanno di pari passo</a>. Égalité. 4.11.22</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/inquinamento-atmosferico-seconda-causa-di-morte-per-i-bambini/">Inquinamento atmosferico, seconda causa di morte per i bambini</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>La disuguaglianza è questione di potere. Rapporto Oxfam</title>
		<link>https://www.egalite.org/la-disuguaglianza-e-questione-di-potere-rapporto-oxfam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sabrina Bergamini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 08:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La disuguaglianza è una questione di potere. E se al mondo 5 super miliardari fanno 14 milioni di dollari l’ora, mentre 800 milioni di lavoratori hanno<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-disuguaglianza-e-questione-di-potere-rapporto-oxfam/">La disuguaglianza è questione di potere. Rapporto Oxfam</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La disuguaglianza è una questione di potere. E se al mondo 5 super miliardari fanno 14 milioni di dollari l’ora, mentre 800 milioni di lavoratori hanno perso l’equivalente di uno stipendio davanti al caro vita e quasi 5 miliardi di persone povere rimangono in una condizione immobile, dire che il sistema non funziona neanche basta più. È un incubo quello che emerge rapporto di Oxfam “Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi” (1) pubblicato in occasione del vertice di Davos.</p>
<p>“<em>La ricchezza dei cinque miliardari più ricchi al mondo è più che raddoppiata, in termini reali, dall’inizio di questo decennio, mentre la ricchezza del 60% più povero dell’umanità non ha registrato alcuna crescita</em>”, evidenzia in apertura il dossier di Oxfam.</p>
<p>Da anni l’associazione lancia l’allarme sull’acutizzarsi della disuguaglianza nel mondo e ora, in quello che viene definito “<em>un decennio di grandi divari</em>”, all’inizio del 2024, “<em>il vero pericolo è che questa incredibile divaricazione diventi la normalità</em>”.</p>
<p>Spiega Oxfam: “<em>Il potere economico, la sua estrema concentrazione e le rendite di posizione associate favoriscono l’accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi e generano ampi divari nella società. Il potere politico e l’uso che ne viene fatto costituiscono una leva potentissima per contrastare o al contrario alimentare le disuguaglianze. Siamo davanti a un bivio: tra un’era di incontrollata supremazia oligarchica o un’era in cui il potere pubblico riacquista centralità promuovendo società più eque e coese ed un’economia più giusta ed inclusiva</em>”.</p>
<h2>Il decennio di grandi divari</h2>
<p><strong>Miliardi di persone</strong> vedono crescere le proprie difficoltà davanti a epidemie, guerre, carovita e crisi climatica sempre più frequenti. Dall’altro lato ci sono una manciata di paperoni che moltiplicano le loro fortune. I numeri di questo gap sempre più accentuato sono quasi inimmaginabili.</p>
<p><strong>I miliardari globali</strong> oggi, dice Oxfam, sono in termini reali più ricchi di 3.300 miliardi di dollari rispetto al 2020 e il valore dei loro patrimoni è cresciuto tre volte più velocemente del tasso di inflazione.</p>
<p><strong>Dall’inizio della pandemia</strong> (<em>en passant</em>: doveva renderci tutti migliori, ha tracciato un solco sociale ed economico immane) i 5 uomini più ricchi al mondo hanno più che raddoppiato le proprie fortune, a un ritmo di 14 milioni di dollari all’ora. Dall’altro lato la ricchezza aggregata di quasi 5 miliardi delle persone più povere non ha mostrato barlumi di crescita. Se la ricchezza dei cinque più ricchi miliardari al mondo continuasse a crescere così come ora, in una decina di anni si potrebbe avere il primo trilionario della storia dell’umanità. Ai ritmi attuali, invece, ci vorrebbero 230 anni per ridurre la povertà globale sotto l’1%. (2)</p>
<p><strong>Per la maggior parte delle persone</strong> al mondo, l’inizio di questo decennio è stato incredibilmente difficile: 4,8 miliardi di persone hanno tenuto a stento il passo con l’inflazione. Ricchezza e potere sono concentrati nelle mani di pochi miliardari e poche <em>Corporation</em> cui vanno profitti crescenti.</p>
<p><strong>Il valore dei patrimoni</strong> dei miliardari è aumentato del 34% dall’inizio di questo decennio di crisi e si prevede che il numero dei milionari crescerà del 44% da qui al 2027, mentre il numero di individui con un patrimonio pari o superiore a 50 milioni di dollari aumenterà nello stesso periodo di oltre il 50%.</p>
<h2>Capitolo <em>Corporation</em></h2>
<p>Le 10 società più grandi al mondo hanno un valore in borsa che supera il Pil combinato di tutti i paesi dell’Africa e dell’America Latina.</p>
<p><strong>Chi paga</strong> queste disuguaglianze? I lavoratori, che davanti alla corsa dell’inflazione e al caro vita hanno perso potere d’acquisto.</p>
<p><strong>“<em>Per quasi 800 milioni di lavoratori</em></strong><em> occupati in 52 Paesi i salari non hanno tenuto il passo dell’inflazione. Il relativo monte salari ha visto un calo in termini reali di 1.500 miliardi di dollari nel biennio 2021-2022, una perdita equivalente a quasi uno stipendio mensile (25 giorni) per ciascun lavoratore</em>”.</p>
<h2>La disuguaglianza e il potere</h2>
<p><strong>La disuguaglianza</strong> non è però una missione impossibile da combattere. È frutto di precise scelte di politica pubblica, a volte di scelte non fatte. È una questione di potere che attraversa rapporti economici squilibrati ed è frutto della concentrazione del potere nelle mani di pochi. Una sorta di Robin Hood al contrario.</p>
<p><strong>“</strong><em><strong>Le disuguaglianze</strong> sono piuttosto il risultato di scelte (o, talvolta, non-scelte) della politica che hanno prodotto negli ultimi decenni profondi mutamenti nella distribuzione di risorse, dotazioni, opportunità e potere tra gli individui. </em></p>
<p><em><strong>La dinamica del potere</strong> rappresenta, in particolare, la principale chiave narrativa del nostro rapporto. A finire sotto i riflettori, nel contesto internazionale, è la dimensione economica del potere, la cui accresciuta concentrazione – sospinta dal rilassamento delle politiche di tutela della concorrenza e “agevolata” dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla sempre più marcata presenza del settore privato nella sfera pubblica – ha incrementato le rendite di posizione, indebolito il potere contrattuale dei lavoratori, soprattutto quelli meno qualificati, e prodotto forti sperequazioni nei premi distribuiti dai mercati. </em></p>
<p><em><strong>Una redistribuzione alla “rovescia”</strong> con un trasferimento di risorse da lavoratori e consumatori a titolari e manager di grandi imprese monopolistiche con conseguente accumulazione di enormi fortune nelle mani di pochi</em>”, scrive Oxfam. (3)</p>
<h2>Disuguaglianza chiama Italia</h2>
<p><strong>L’Italia non fa eccezione</strong>. Anzi è un paese dalle disparità sempre più marcate, nel quale le opportunità individuali e collettive si ridimensionano e si riducono al lumicino per chi si trova in situazioni di svantaggio a causa della sua appartenenza sociale o per il mancato sviluppo del contesto territoriale in cui vive.</p>
<p><strong>I dati</strong> disponibili dicono che alla fine del 2022 in Italia l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva una ricchezza 84 volte superiore a quella del 20% più povero della popolazione.</p>
<p><strong>Il 20% più ricco</strong> degli italiani possiede oltre i due terzi della ricchezza nazionale mentre il 60% più povere ne detiene solo il 13,5%.</p>
<p><strong>L’Italia</strong> occupa da tempo le ultime posizioni nell’Unione europea per quanto riguarda la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.</p>
<p><strong>Un dato recentissimo</strong>, pubblicato a gennaio di quest’anno da Banca d’Italia, evidenzia che il 5% delle famiglie italiane più ricche possiede circa il 46% della ricchezza netta totale (4).</p>
<p><strong>La crisi</strong> degli ultimi anni ha lasciato un paese impoverito, con una povertà assoluta in aumento, e con un impatto devastante dell’inflazione sulle famiglie con minore capacità di spesa che non possono fronteggiare il caro vita ricorrendo ai risparmi. La dinamica è destinata ad aggravarsi per il rallentamento dell’economia nazionale, la riduzione delle misure di compensazione contro il caro vita e l’abbandono del reddito di cittadinanza che lascia scoperte da un supporto al reddito 500 mila famiglie.</p>
<h2>Tax the Rich</h2>
<p><strong>Davanti a questo bagno di sangue</strong>, cosa fare? Una delle azioni che Oxfam promuove è quella di tassare i grandi patrimoni. Per avere una maggiore equità del sistema fiscale, bisogna partire dall’introduzione di un’imposta progressiva sui grandi patrimoni.</p>
<p><strong>L’Unione europea</strong> si dovrà misurare allora con l’Iniziativa dei cittadini europei Tax the Rich (5). Attraverso questo strumento di partecipazione dei cittadini alle politiche europee, si chiede alla Commissione Ue di introdurre un’imposta europea sui grandi patrimoni. Sono risorse addizionali che vengono chieste a carico di chi ha tanto di più e occupa le posizioni di vertice della società, per dare risposta all’aumento delle disuguaglianze anche in Europa e finanziare una transizione ecologica e sociale giusta ed equa.</p>
<p><strong>Questa tassa sui grandi patrimoni</strong> sarebbe una “risorsa propria dell’Unione”, il cui gettito verrebbe destinato a sostenere le politiche europee di transizione ambientale e di cooperazione allo sviluppo, e contribuirebbe sia alla lotta contro la crisi climatica sia a quella contro le crescenti disuguaglianze (6).</p>
<p><em>Sabrina Bergamini</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi <a href="https://www.oxfamitalia.org/report-disuguaglianza/?ref=023_AS_00_PO_19_V">https://www.oxfamitalia.org/report-disuguaglianza/?ref=023_AS_00_PO_19_V</a></p>
<p>(2) CS Oxfam <a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/">https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/</a></p>
<p>(3) V. <a href="https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/">https://www.oxfamitalia.org/disuguaglianza-il-potere-al-servizio-di-pochi/</a></p>
<p>(4) Banca d’Italia, Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie: prime evidenze sull’Italia <a href="https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/conti-patrimoniali/conti-distributivi/neri-spuri-vercelli-prime-evidenze-2024.01.05.pdf">https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/conti-patrimoniali/conti-distributivi/neri-spuri-vercelli-prime-evidenze-2024.01.05.pdf</a></p>
<p>(5) Tax the Rich <a href="https://tax-the-rich.it/">https://tax-the-rich.it/</a></p>
<p>(6) Tax the Rich, iniziativa dei cittadini europei chiede l’imposta sui grandi patrimoni <a href="https://www.egalite.org/tax-the-rich-iniziativa-dei-cittadini-europei-chiede-limposta-sui-grandi-patrimoni/">https://www.egalite.org/tax-the-rich-iniziativa-dei-cittadini-europei-chiede-limposta-sui-grandi-patrimoni/ </a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/la-disuguaglianza-e-questione-di-potere-rapporto-oxfam/">La disuguaglianza è questione di potere. Rapporto Oxfam</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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		<title>Uno su 10 non può riscaldare casa. I numeri della povertà in Italia nel rapporto di Caritas</title>
		<link>https://www.egalite.org/uno-su-10-non-puo-riscaldare-casa-i-numeri-della-poverta-in-italia-nel-rapporto-di-caritas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 20:31:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[malnutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono oltre 5,6 milioni in Italia i poveri assoluti, pari al 9,7% della popolazione. Si tratta di una povertà che coinvolge anche i lavoratori e si<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/uno-su-10-non-puo-riscaldare-casa-i-numeri-della-poverta-in-italia-nel-rapporto-di-caritas/">Uno su 10 non può riscaldare casa. I numeri della povertà in Italia nel rapporto di Caritas</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono oltre 5,6 milioni in Italia i poveri assoluti, pari al <strong>9,7% della popolazione</strong>. Si tratta di una povertà che coinvolge anche i lavoratori e si trasmette di generazione in generazione. Il 27° Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia di Caritas Italiana offre uno spaccato sul fenomeno. (1)</p>
<h2>Poveri assoluti, oltre 2 milioni di famiglie</h2>
<p><strong>I poveri assoluti</strong> residenti in Italia sono aumentati lo scorso anno da 5 milioni 316mila a 5 milioni 673mila (+ 357mila unità). L’incidenza è passata dal 9,1% al 9,7%.</p>
<p>Se si considerano i nuclei, si contano <strong>2 milioni 187mila famiglie</strong> in povertà assoluta, a fronte dei 2 milioni 22mila famiglie del 2021 (+165mila nuclei), concentrati soprattutto nel Mezzogiorno.</p>
<p>L&#8217;emergenza si riverbera anche sulla <strong>nutrizione</strong>. Oltre il 12% della popolazione italiana non è in grado di assicurarsi ogni giorno un pasto completo dal punto di vista nutrizionale, né di consumare un’adeguata quantità di frutta e verdura, né di riunirsi in convivio con parenti e/o amici una volta al mese, avverte il rapporto di ActionAid. (2)</p>
<h2>Gli stranieri hanno la peggio</h2>
<p><strong>Le disuguaglianze</strong> tra cittadini italiani e stranieri residenti si sono acuite negli ultimi dodici mesi.</p>
<p><strong>La povertà assoluta</strong> si mantiene infatti al di sotto della media per le famiglie di soli italiani (6,4%), mentre si attesta su livelli molto elevati tra i nuclei con soli componenti stranieri (33,2%), in particolare se con figli minori 36,1% (a fronte del 7,8% delle famiglie di soli italiani).</p>
<p><strong>Gli stranieri</strong> rappresentano l’8,7% della popolazione residente, ma costituiscono il 30% dei poveri assoluti.</p>
<h2>Lavorare non basta</h2>
<p><strong>L’istruzione</strong> continua ad essere tra i fattori che più tutelano rispetto al rischio di indigenza (oggi più del passato),</p>
<p><strong>Il lavoro</strong>, invece, non è più causa sufficiente di benessere: il 47% dei nuclei in povertà assoluta risulta avere il capofamiglia occupato.</p>
<h2>Richieste di aiuto raddoppiate</h2>
<p><strong>Nel 2022</strong>, nei Centri di ascolto e servizi delle Caritas diocesane le persone incontrate e accompagnate sono aumentate del 12% rispetto al 2021. Complessivamente il peso degli stranieri tra i beneficiari si attesta al 59,6%.</p>
<p><strong>Gli aiuti erogati</strong> (solo nei Centri d’ascolto collegati alla rete informatizzata) sono stati complessivamente 3,4 milioni, per una media di 13,5 prestazioni per assistito/nucleo. La media del 2021 era di 6,5.</p>
<h2>La povertà energetica</h2>
<p><strong>Il Rapporto</strong> analizza per la prima volta l’effetto della ‘povertà energetica’, ossia l’impossibilità di garantire un livello minimo di consumo energetico, come quello necessario per <strong>riscaldare la casa, lavarsi e cucinare</strong>.</p>
<p><strong>In questa condizione</strong> versa il 9,9% della popolazione. Già nel 2022, degli oltre 86mila sussidi economici erogati dalla rete Caritas nel 2022 il 45% è stato a supporto di ‘bisogni energetici’. I beneficiari di sussidi economici utili per pagamento di bollette/tasse sono state per lo più famiglie povere e genitori fragili (anche mono-genitori).</p>
<h2>Poveri lavoratori</h2>
<p><strong>Altro approfondimento</strong> è dedicato al fenomeno dei ‘working poor’, ossia a quelle situazioni di povertà in cui <strong>non manca il lavoro, ma il reddito non è sufficiente</strong> a una vita dignitosa.</p>
<p>I lavoratori poveri sono soprattutto <strong>lavoratori in nero, in grigio, part time forzati, con contratti regolari ma tutti con salari inadeguati</strong>.</p>
<h2>Dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza</h2>
<p>Il Rapporto dedica anche una riflessione alla riforma del <strong>Reddito di Cittadinanza</strong> e al passaggio verso le nuove misure di <strong>Supporto alla formazione e al lavoro</strong> (SFL) e <strong>Assegno di inclusione</strong> (Adi).</p>
<p>L’abbandono del principio di universalismo selettivo e l’introduzione di nuovi requisiti <strong>lascia scoperte alcune specifiche tipologie di poveri</strong> (per esempio le persone senza dimora). Vi sono inoltre seri dubbi sulla reale possibilità di <strong>trovare un’occupazione entro i 12 mesi</strong> di copertura economica per la formazione garantiti dall’SFL.</p>
<p>Situazione più favorevole invece per i circa <strong>50mila nuclei di stranieri che potranno accedere per la prima volta alla misura</strong> e il fatto che sommando gli importi dell’Adi con quelli dell’Assegno Universale Unico per i figli a carico, la nuova impostazione sostiene maggiormente le famiglie numerose.</p>
<h2>Una sconfitta per tutti</h2>
<p>‘<em>La presenza di oltre 2,1 milioni di famiglie povere è una <strong>sconfitta</strong> non solo per chi ne è direttamente coinvolto, ma anche <strong>per l’intera società</strong>, perché così essa si trova a dover fare i conti con la perdita di capitale umano, sociale, relazionale che produce gravi e visibili impatti anche sul piano dei diritti’</em>,  afferma don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.</p>
<p>‘<em>Come ci chiede papa Francesco, nell’invitarci a celebrare la Giornata mondiale dei Poveri del 19 novembre, siamo tutti chiamati a “<strong>non distogliere lo sguardo dal povero</strong>”. Invitati dunque a partire dai poveri, a metterli al centro delle nostre comunità, a fare la nostra parte per cercare di diminuire le disuguaglianze e dare sollievo e nuove opportunità a chi si rivolge a noi, per sconfiggere insieme la miseria&#8217;</em>.</p>
<p><em>Marta Strinati</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Tutto da perdere. Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia 2023. <em>Caritas Italiana</em> <a href="https://archivio.caritas.it/materiali/Rapporti_poverta/2023/rapportopoverta2023_tuttodaperdere.pdf">https://archivio.caritas.it/materiali/Rapporti_poverta/2023/rapportopoverta2023_tuttodaperdere.pdf</a></p>
<p>(2) Sabrina Bergamini, Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/poverta-alimentare-la-crisi-in-italia-rapporto-action-aid/">Povertà alimentare, la crisi in Italia. Rapporto Action Aid</a>. <em>Égalité</em>. 21.20.23</p>
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		<title>Ente Pro Loco Italiane convoca gli Stati Generali del Sociale</title>
		<link>https://www.egalite.org/ente-pro-loco-italiane-convoca-gli-stati-generali-del-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Strinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2023 18:08:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ente Pro Loco Italiane (EPLI) organizza gli Stati Generali del Sociale, per rilanciare le attività delle nuove forme di solidarietà orizzontale, sempre più urgenti per fronteggiare<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ente Pro Loco Italiane (EPLI) organizza gli Stati Generali del Sociale, per rilanciare le attività delle nuove forme di solidarietà orizzontale, sempre più urgenti per fronteggiare le esigenze delle fasce più deboli della popolazione.</p>
<p>All’appuntamento, venerdì 27 ottobre a Roma, decine di Reti (inclusa Égalité ETS) partecipano un ‘workshop sociale’ volto a illustrare gli obiettivi da raggiungere dal punto di vista dell’inclusione sociale, delle dipendenze, della sostenibilità alimentare, dello sport inclusivo e delle forme di violenza, in considerazione dei dati che testimoniano la dinamicità della trasformazione in atto nel tessuto sociale italiano.</p>
<h2>Gli Stati Generali del Sociale a Roma</h2>
<p><strong>Ente Pro Loco Italiane Aps</strong>, da poco Rete Associativa di Terzo Settore iscritta al RUNTS (il Registro Unico di Terzo Settore), oltre alle attività di promozione dei beni materiali e immateriali, dedica un campo d’azione ai diritti sociali, affidandone la guida a Luca Zarfati, presidente di Roma Open Lab.</p>
<p><strong>Gli Stati Generali del Sociale</strong> muovono dalla necessità di sviluppare nuove forme di solidarietà orizzontale in un&#8217;ottica di scambio circolare grazie al concetto di rete che Ente Pro Loco Italiane sta costruendo in Italia.</p>
<p><strong>Il progetto</strong> rientra a pieno nel percorso #prolocosostenibile2030 perché focalizza il proprio interesse a un intervento di Comunità per soddisfare l’Agenda ONU 2030 che mira alla lotta alla povertà, all’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni.</p>
<p>‘<em>Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano <strong>tutti i Paesi e tutti gli individui</strong>: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità e accessibilità universale</em>’.</p>
<h2>A sostegno dei più fragili</h2>
<p><strong>Gli Stati Generali del Sociale</strong> puntano ad affermare compiutamente i diritti di informazione, assistenza e supporto ai bisogni delle fasce più fragili della popolazione, soprattutto sotto i profilo socio-culturale e socio assistenziale. Bisogna incrementare le attività volte alla tutela e alla promozione dei loro diritti, alla permanenza attiva nel tessuto sociale, garantendo dignità e qualità di vita nei confronti di coloro che vivono in condizione di minore opportunità culturale, non autosufficienza, sociale e/o economica.</p>
<p><strong>L’obiettivo</strong> è rafforzare sul territorio italiano la cultura della solidarietà, sussidiarietà e dell’inclusione sociale attraverso la diffusione di comportamenti attenti alla solidarietà e alla valorizzazione delle diversità.</p>
<p><strong>‘<em>Solo applicando il vero concetto di rete</em></strong><em> si può costruire una Comunità solidale. Gli Stati Generali vorranno accendere i riflettori sulle necessità oggettive che provengono dal basso mettendo insieme più Enti di Terzo Settore che possono iniziare un dialogo comune per interscambiare esperienze e costruire relazioni</em>’, dichiara Pasquale Ciuleo, presidente nazionale di Ente Pro Loco Italiane.</p>
<h2>Il programma</h2>
<p><strong>Il programma</strong> della giornata (vedi allegato) prevede una nutrita serie di interventi, confronti, dibattiti e si conclude con l’elaborazione di una relazione finale contenente il documento programmatico sottoscritto da tutte le organizzazioni presenti, che verrà consegnato al governo.</p>
<p><strong>All’iniziativa partecipano</strong> Roma Open Lab, Fish Onlus e Fish Lazio Onlus, Csv.net, Opes Italia, Modavi, Aisa, Asgi, Associazione Generale Cooperative Italiane Umbria e Lazio, Adam Accessibility, Cooperativa Magliana ’80, Égalité ETS, Alleanza Nazionale per la sovranità alimentare, Altragricoltura, Abili Oltre, Pid Onlus, Cuore Digitale.</p>
<h2>Quando e dove</h2>
<p><strong>L’appuntamento</strong> con gli Stati Generali del Sociale è per venerdì 27 ottobre 2023 presso la Città dell’Altra Economia a Roma, in Largo Dino Frisullo, dalle ore 9.</p>
<p><strong>L’evento</strong> ha il Patrocinio della Regione Lazio e dell’Assessorato delle Politiche Sociali del Comune Roma Capitale.</p>
<p>ALLEGATO <a href="https://www.egalite.org/wp-content/uploads/2023/10/STATI-GENERALI-DEL-SOCIALE-PROGRAMMA.pdf">STATI GENERALI DEL SOCIALE PROGRAMMA</a></p>
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		<title>Malattie gravi e disabilità, tutela del lavoro e diseguaglianze</title>
		<link>https://www.egalite.org/malattie-gravi-e-disabilita-tutela-del-lavoro-e-diseguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dario Dongo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2023 19:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Égalité raccoglie la segnalazione di due donne che hanno vissuto l’esperienza di malattie oncologiche ricevendo una tutela del posto di lavoro &#8211; in quanto dipendenti pubblici<span class="excerpt-hellip"> […]</span></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Égalité raccoglie la segnalazione di due donne che hanno vissuto l’esperienza di malattie oncologiche ricevendo una tutela del posto di lavoro &#8211; in quanto dipendenti pubblici &#8211; sconosciuta alla vasta comunità di liberi professionisti e lavoratori ‘freelance’.</p>
<p>Diseguaglianze inaccettabili che il legislatore europeo come quello italiano dovrebbero mitigare. Gli ordini professionali e le rispettive casse previdenziali potrebbero a loro volta attivarsi, per sostenere in concreto gli iscritti che vivano tali difficoltà.</p>
<h2>1) Malattie gravi, astensione forzata e prolungata dal lavoro</h2>
<p><strong>In caso di gravi patologie</strong> che comportino un&#8217;astensione forzata e prolungata dal lavoro i dipendenti pubblici vengono messi nelle condizioni di affrontare il percorso di cure, grazie alle tutele contrattuali accennate nel paragrafo successivo.</p>
<p><strong>Tale possibilità</strong> è invece negata ai liberi professionisti che spesso si trovano costretti a scegliere se curarsi o meno o comunque ad aggravare l&#8217;apprensione per lo stato di salute con lo stress per la situazione economica, senza tregua.</p>
<h2>2) Dipendenti pubblici, le tutele contrattuali</h2>
<p><strong>La contrattazione collettiva</strong>, nel settore pubblico come in quello privato, è soggetta a diverse variabili. A seguire alcuni cenni alle tutele riconosciute ai dipendenti pubblici affetti da patologie gravi che richiedano terapie salvavita.</p>
<h3>2.1) Garanzie riconosciute per qualsiasi malattia</h3>
<p><strong>Conservazione del posto di lavoro</strong> per un periodo di 18 mesi nel triennio. Durante tale periodo:</p>
<p>&#8211; i primi 9 mesi di assenza sono interamente retribuiti,</p>
<p>&#8211; nei successivi 3 mesi la retribuzione viene decurtata del 10%,</p>
<p>&#8211; negli ultimi 6 mesi la retribuzione viene decurtata del 50%,</p>
<p><strong>A seguire</strong>, il diritto a un ulteriore periodo di conservazione del posto di lavoro per altri 18 mesi senza retribuzione.</p>
<h3>2.2) Tutele aggiuntive per i dipendenti affetti da gravi patologie</h3>
<p><strong>I giorni di assenza </strong>per malattia conseguenti a ricovero ospedaliero o day-hospital, nonché i giorni di assenza dovuti alle terapie salvavita (inclusa la chemioterapia) non incidono sul periodo di conservazione del posto di cui al precedente paragrafo 2.1 e sono interamente retribuiti.</p>
<h3>2.3) Tutele specifiche di settore</h3>
<p><strong>Tutele specifiche</strong> ulteriori sono accordate ai dipendenti pubblici che operano in alcuni settori. Alcuni esempi:</p>
<p>&#8211; esclusione dal computo del periodo di conservazione del posto di lavoro &#8211; per i dipendenti affetti da gravi patologie di cui al paragrafo 2.2 &#8211; anche dei giorni di assenza dovuti alle conseguenze o gli effetti delle terapie salvavita (comparti Scuola, Università e Area VII- università e ricerca),</p>
<p>&#8211; decorrenza retroattiva dei benefici di cui al paragrafo 2.2, a partire dalla data di presentazione della domanda di riconoscimento della grave patologia (comparto Sanità e relative Aree dirigenziali III e IV),</p>
<p>&#8211; agevolazioni per particolari esigenze collegate a terapie o visite specialistiche, mediante un’idonea articolazione dell’orario di lavoro nei confronti dei soggetti affetti dalle particolari patologie di cui al paragrafo 2.2 (Ministeri, Agenzie fiscali, Presidenza del consiglio dei Ministri, Enti pubblici non economici, Sanità. Tale disciplina si applica anche alle Aree dirigenziali III e IV &#8211; Servizio Sanitario Nazionale &#8211; in quanto solo per le stesse è previsto un orario di lavoro giornaliero/settimanale).</p>
<h2>3) Liberi professionisti, partite IVA e ‘freelancer’</h2>
<p><strong>L’immaginario collettivo</strong> associa la categoria dei ‘liberi professionisti’ alle professioni storicamente più agiate, dai notai agli avvocati, commercialisti, ingegneri e architetti, medici e dentisti. Trascurando sia la circostanza che alcune di tali categorie registrano sovraffollamento e/o carenze di lavoro e reddito &#8211; tanto più nella permacrisi che l’Italia vive, ora aggravata dall’inflazione a due zeri &#8211; sia l’esistenza di un ben più ampio novero di professioni, rispetto a quelle citate.</p>
<p><strong>Basti pensare </strong>alle migliaia di agronomi e agrotecnici, dottori forestali, geometri e ragionieri, consulenti del lavoro che hanno finora lavorato alla gestione delle pratiche per gli aiuti europei nei settori agricolo e agroalimentare e si troveranno a breve senza lavoro a causa di un sopruso ‘Coldiretti’ del ministero dell’agricoltura. (1) Piuttosto che ai veterinari spesso assoldati nelle ‘cliniche’ per animali di compagnia a stipendi inferiori a quelli di operai generici.</p>
<p><strong>Si aggiungono</strong> poi le vittime del ‘jobs act’ e delle riforme liberiste di matrice europea, i ‘freelancer’ della ‘gig economy’, gli artigiani e gli ‘imprenditori di se stessi’, i pubblicisti e i ‘rider’. L’universo delle partite IVA anche semplificate e di coloro che vi sono esentati per scarsità reddituale i quali tra l’altro &#8211; come tutti, in varie Regioni d’Italia &#8211; non possono neppure confidare nella sanità pubblica grazie ai drastici tagli che essa ha subito negli ultimi decenni, in barba ai proclami delle Nazioni Unite. (2)</p>
<h2>4) Malattie gravi, disabilità e lavoro. Diseguaglianze abissali</h2>
<p><strong>Malattie gravi e disabilità </strong>provocano disastri individuali e familiari che vanno ben oltre l’aspetto economico contingente. A seconda dei lavori (dipendente, pubblico e privato, o ‘autonomo’) e del contesto (malattia e/o infortunio professionale oppure no), l’abuso delle diseguaglianze non ha limiti.</p>
<p><strong>Assicurazioni</strong> più o meno ampie, o inesistenti, a copertura delle spese di cura e riabilitazione possono incidere in misura ancor più significativa della conservazione del posto di lavoro. A seguire le pensioni, inferiori al tramontato reddito di cittadinanza per i meno ‘fortunati’ (3,4).</p>
<p><strong>L’assistenza alle persone con disabilità</strong>, a sua volta, vive in Italia una diseguaglianza assoluta tra le vittime di infortuni e malattie sul lavoro &#8211; tutelati dall’INAIL, con ampia copertura sui dispositivi medici e ausili necessari a una vita dignitosa, tra i molti ‘benefici’ distintivi (5) &#8211; e tutti gli altri.</p>
<h2>5) Conclusioni provvisorie</h2>
<p><strong>Le malattie</strong> &#8211; più o meno gravi, onerose e invalidanti &#8211; e le disabilità anche invisibili che ne possono conseguire sono eventi possibili in ogni fase della vita di ogni essere umano, dalla nascita alla vecchiaia (6,7), a prescindere dal ceto e lo status lavorativo.</p>
<p><strong>Le discriminazioni </strong>e le diseguaglianze tuttavia permangono, forse anzi si aggravano, senza neppure registrarsi alcuna istanza politica né iniziativa di sorta a favore dei più deboli e dei loro cari, anzi ‘caregiver’. (8) Fino a quando?</p>
<p><em>Dario Dongo</em></p>
<h3>Note</h3>
<p>(1) Dario Dongo. <a href="https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/agea-e-masaf-coldiretti-la-soppressione-dei-liberi-professionisti-in-agricoltura/%C2%A0">AGEA e MASAF ‘Coldiretti’. La soppressione dei liberi professionisti in agricoltura</a>. GIFT (Great Italian Food Trade). 30.9.23</p>
<p>(2) Dario Dongo, Sabrina Bergamini. <a href="https://www.egalite.org/copertura-sanitaria-universale-dichiarazione-onu/">Copertura sanitaria universale, dichiarazione ONU</a>. Égalité. 22.1.20</p>
<p>(3) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/invalidita-civile-un-milione-al-mese-quali-diritti/">Invalidità civile, un milione al mese. Quali diritti?</a> Égalité. 24.6.20</p>
<p>(4) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/1-milione-al-mese-il-sopruso-dellinps-sulle-pensioni-dinvalidita/">1 milione al mese, il sopruso dell’INPS sulle pensioni d’invalidità</a>. Égalité. 27.7.20</p>
<p>(5) Dario Dongo.<a href="https://www.egalite.org/disabilita-ausili-e-sussidi-petizione/"> Disabilità, ausili e sussidi. Petizione</a>. Égalité. 20.11.22</p>
<p>(6) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/inclusione-scolastica-degli-alunni-con-disabilita-un-miraggio-in-italia/">Inclusione scolastica degli alunni con disabilità, un miraggio in Italia</a>. Égalité. 7.5.23</p>
<p>(7) Dario Dongo. Italia, un popolo di anziani e disabili. Rapporto ISTAT 2022. https://www.egalite.org/italia-un-popolo-di-anziani-e-disabili-rapporto-istat-2022/ Égalité. 17.4.23</p>
<p>(8) Dario Dongo. <a href="https://www.egalite.org/se-questo-e-uno-stato-disabilita-gravi-e-caregiver-familiari/">Se questo è uno Stato. Disabilità gravi e caregiver familiari</a>. Égalité. 31.12.19</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.egalite.org/malattie-gravi-e-disabilita-tutela-del-lavoro-e-diseguaglianze/">Malattie gravi e disabilità, tutela del lavoro e diseguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.egalite.org">&Eacute;galit&eacute;</a>.</p>
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