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Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia, 30 anni senza soluzione

Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia, 30 anni senza soluzione

Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia

Il 20.11.19 la Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia compie 30 anni. Ma l’effettivo riconoscimento di tali diritti è ancora di là da venire, in Italia come in Europa e nel mondo. Brevi note al riguardo.

La Convenzione ONU per i diritti dell’infanzia

La ‘United Nations Convention on the Rights of the Child’ (CRC, o UNCRC) – adottata dall’Assemblea generale dell’ONU il 20.11.89 – è entrata in vigore il 2.9.90. Ed è stata ratificata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, con la vistosa eccezione degli USA.

La Convenzione è il primo trattato internazionale dedicato ai diritti umani dei bambini. I quali sono definiti come tutti gli esseri umani di età inferiore ai 18 anni. O che comunque non abbiano raggiunto la ‘maggiore età’ (che in alcune legislazioni nazionali può essere anticipata).

Tre protocolli opzionali hanno fatto seguito alla CRC, in merito a:

– conflitti armati. Tutti i minori di 18 anni dovrebbero devono venire esclusi dal loro coinvolgimento attivo,

– vendita di bambini, prostituzione e pornografia minorile,

– procedure di comunicazione (cioè di denuncia delle violazioni dei diritti, da parte dei singoli).

Quali diritti a bambini e minori?

La Convenzione CRC, composta di 54 articoli, raccoglie in un unico trattato le principali questioni che attengono ai diritti dei minori. I quali possono venire suddivisi in quattro macro-categorie:

1) Sopravvivenza. Il diritto alla vita comporta la disponibilità di ciò che è essenziale per vivere. Cibo sano e nutriente, acqua potabile e servizi igienici, alloggio e assistenza medica.

2) Sviluppo. I bambini hanno diritto a quanto serve per raggiungere il loro pieno potenziale. Il diritto a vivere con i propri genitori e frequentarli entrambi in caso di separazione. Alla scuola, attività culturali e d’informazione. Ma anche a gioco e tempo libero, altrettanto fondamentali. Nonché a libertà di pensiero, coscienza e religione.

3) Protezione. I minori devono venire tenuti al riparo da ogni forma di abuso, abbandono e sfruttamento. Ciò comporta l’esclusione di tortura, pena capitale e l’esposizione ai conflitti armati prima dei 18 anni. Ma anche l’assistenza speciale ai minori rifugiati e i divieti di lavoro minorile, sfruttamento sessuale e somministrazione di droghe.

4) Partecipazione. I minori devono anche poter assumere un ruolo attivo nella comunità e nazioni. Venire perciò riconosciuti nelle libertà di esprimere opinioni, anche su questioni che riguardano la propria vita, di unirsi in associazioni e riunirsi pacificamente.

I doveri di 196 Stati nei confronti di bambini e minori

Gli Stati che ratificano la Convenzione accettano di essere legalmente vincolati dalle sue disposizioni. E riferiscono periodicamente a una Commissione internazionale di esperti sui diritti dell’infanzia le misure adottate per conformarsi alle norme. Con risultati peraltro insoddisfacenti, come è evidente.

L’UNICEF è l’agenzia ONU incaricata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a ‘sostenere la protezione dei diritti dei bambini, aiutare a soddisfare i loro bisogni di base e ampliare le loro opportunità per raggiungere il loro pieno potenziale. L’UNICEF è guidata dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e si impegna a stabilire i diritti dei bambini come principi etici e standard internazionali di comportamento nei confronti dei bambini’.

Dalle parole ai fatti, l’Europa delle caste

Il metro delle diseguaglianze si misura già da principio. Basta nascere a pochi metri di distanza da un contesto ‘favorito’, anche nel Vecchio Continente, per ricadere nella quota dei condannati a povertà ed esclusione sociale.

In Europa i minori a rischio povertà sono 1 su 4, in Italia quasi 1 su 3. Ma la scarsità dei servizi scolastici e dell’infanzia comporta diseguaglianze educative che sono destinate a lasciare il segno. L’ascensore sociale è bloccato e così le prospettive di emancipazione sociale, in questa Europa di caste.

I bambini del Sud

I bambini del Sud sono quelli da sempre più vessati, per antonomasia. Senza asili nido al Sud Italia, senza protezione dalle bombe a Sud del Mediterraneo, eccetera. Siamo tutti complici, noi adulti, del perdurare di uno sfruttamento atavico di stampo neo-colonialista. Chi per partecipazione diretta, chi per indifferenza allo status quo.

The ultimate tragedy is not the oppression and cruelty by the bad people but the silence over that by the good people’ (Martin Luther King, Jr.)

Siamo responsabili dello sterminio in corso di 6 milioni di bambini in Yemen, affamati e bombardati nelle loro case con ordigni Made in Italy da un nostro dichiarato partner economico. (1) Come pure per l’assistenza negata ai minori rifugiati, nel (fallito) braccio di ferro con l’UE sui migranti. E la carenza d’integrazione dei figli degli immigrati, in Italia e in Europa. (2)

Lo sfruttamento minorile e noi

Partecipiamo a nostra volta alla globalizzazione dello sfruttamento, acquistando prodotti – alimentari e non solo – che derivano da filiere del tutto insostenibili. Come l’olio di palma, il cacao e le nocciole turche, per citare i primi frutti del lavoro minorile in Asia, Africa e ai margini dell’Europa. O la soia OGM, irrorata di glifosato e altri agrotossici assieme alle famiglie dei residenti, nelle aree rurali del Sud America. (3)

Quali soluzioni?

La campagna #Buycott – che abbiamo lanciato contro olio di palma, soia OGM e carni americane e invitiamo tutti a sottoscrivere, seguendo il link https://www.egalite.org/buycott-petizione/ – non ambisce certo a cambiare il mondo dall’oggi al domani. Piuttosto, a sensibilizzare ciascuno di noi circa l’impatto delle proprie scelte quotidiane sui bambini e le loro famiglie, le società e gli ecosistemi. È necessario interrogarci sui veri costi di ciò che ci viene offerto, dai cibi agli abiti e accessori.

È nostro dovere assumere un impegno etico, in tutte le scelte d’acquisto di ogni giorno, anche a costo di qualche rinuncia ad abitudini e convenienze. E pretendere l’affermazione delle responsabilità, qui e ora, delle Corporation che ovunque speculino sullo sfruttamento. (4)

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Sustainable Development Goals

Proprio ieri i Carabinieri hanno intercettato lo sfruttamento minorile in un laboratorio del Sud Italia che realizza scarpe e accessori per Fendi, Gucci, YSL. (5) Possiamo accettare l’impunità di chi imprime il proprio marchio sulla schiavitù dei bambini, in questo caso come negli altri citati?

Una svolta è indispensabile, per il bene dei figli nostri e di tutti. Nell’agognata direzione dei Sustainable Development Goals (SDGs), in Agenda ONU 2030.

#Égalité!

Dario Dongo

Note

(1) A inizio novembre l‘ex presidente del Consiglio Matteo Renzi – che nel 2016 autorizzò la vendita all’Arabia Saudita di bombe prodotte in Sardegna dalla RWM Italia S.p.A., per € 411 milioni – si trovava a Riyadh per partecipare alla Future Investment Initiative, la c.d. ‘Davos del deserto’. Si veda Mario Neri, Il Renzi d’Arabia (Saudita), su Next, https://www.nextquotidiano.it/renzi-arabia-saudita/

(2) Senza trascurare la disattenzione ai diritti dei figli dei migranti in Italia, per quanto attiene in particolare alla libertà di opinione e di credo. Laddove il problema non è certo rappresentato dalla presenza nelle scuole di un crocifisso che esprime la cultura del Paese ospite. Poiché l’Italia rimane pur sempre uno Stato laico e la religione a scuola una materia facoltativa. V’è piuttosto da chiedersi quali libertà siano riconosciute nel nostro Paese a bambine costrette dai genitori a portare il velo e seguire norme comportamentali non in linea con il modello di integrazione che l’Italia e l’Europa dichiarano di perseguire. Nella delicatissima, ma non perciò trascurabile ricerca di equilibrio tra il rispetto delle culture e i diritti stabiliti dalla Convenzione UNCRC

(3) Circa l’impatto dei pesticidi sulla salute dei bambini del pianeta, si richiama il rapporto UNICEF di gennaio 2018. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/pesticidi-e-bambini-rapporto-unicef

(4) Per mettere fine all’irresponsabilità delle Corporation vi sono anche altre campagne da seguire, #StopISDS e #StopCorporateImpunity, #BindingTreaty. Informazioni e link alle relative petizioni su https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/stopcorporateimpunity-stopisds-petizione-per-i-diritti-umani

(5) Si veda Marco Di Caterino, ‘Gucci, Fendi, Yves Saint Laurent: così gli operai schiavi «creavano» griffe nel Napoletano’. Il Mattino, 16.11.19

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