

L’Italia sta vivendo una transizione demografica e sociale senza precedenti. Le ultime previsioni demografiche diffuse da ISTAT il 28 luglio 2025 fotografano un Paese in rapido invecchiamento e con una popolazione in progressivo declino: dagli attuali 59 milioni di residenti si scenderà a 54,7 milioni entro il 2050, con una quota di ultra-65enni e più che passerà dal 24,3% al 34,6%.
Il Rapporto annuale ISTAT 2025 evidenzia al contempo come la disabilità, l’isolamento e la fragilità economica colpiscano in modo crescente la popolazione più anziana, alimentando disuguaglianze già radicate.
Il processo di invecchiamento è già in atto: l’età media della popolazione salirà dai 46,6 anni nel 2024 ai 50,8 anni entro il 2050. Particolarmente significativo è l’aumento degli ultra-85enni – fascia ove si concentra la maggior parte delle fragilità e delle limitazioni funzionali – dal 3,9% (2024) al 7,2% della popolazione (2050).
La trasformazione non riguarda solo l’età anagrafica, ma anche le forme familiari. Le coppie con figli, che oggi rappresentano meno di tre famiglie su dieci, scenderanno a poco più di due su dieci nel 2050. Al contrario, cresceranno le persone sole: da 9,7 milioni nel 2024 a 11 milioni nel 2050, con aumento particolarmente marcato tra le donne anziane. Gli ultra-65enni soli, già 4,6 milioni nel 2024, diventeranno 6,5 milioni nel 2050.
Questi dati mostrano come l’Italia sia destinata a diventare una società sempre più segnata dalla solitudine involontaria, con conseguenze dirette sulla qualità della vita, soprattutto per gli anziani che necessitano di assistenza quotidiana.
Il Rapporto annuale ISTAT 2025, pubblicato a maggio 2025, stima in 2,9 milioni le persone con disabilità in Italia, pari al 5% della popolazione. Si tratta in larga parte di anziani, e la loro condizione è aggravata da due fattori: il calo degli anni di vita in buona salute e la ridotta partecipazione sociale.
Se da un lato l’aspettativa di vita ha toccato il massimo storico (81,4 anni per gli uomini e 85,5 per le donne), dall’altro la speranza di vita in buona salute è ferma a 59,8 anni per gli uomini e 56,6 per le donne, valore minimo dal 2014. Ciò significa che molti italiani vivono più a lungo, ma trascorrono una parte crescente della vecchiaia con limitazioni legate a condizioni critiche di salute.
ISTAT sottolinea che il 57,3% delle persone con disabilità dichiara di stare male o molto male, mentre solo il 9,8% afferma di stare bene. A questo si aggiunge la difficoltà di accesso ai servizi sanitari: una persona su dieci rinuncia a visite o esami specialistici, principalmente a causa delle lunghe liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico o per i costi troppo elevati della sanità privata.
Nonostante il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) sia stato introdotto già nel 1986, la realtà mostra che ostacoli fisici e infrastrutturali permangono in larga parte dei comuni italiani. Ciò limita fortemente la possibilità per le persone con disabilità e per molti anziani di vivere una vita indipendente e di partecipare alla vita sociale, come ribadito nella lettera aperta del presidente di Égalité, Dario Dongo, in occasione della Giornata mondiale della disabilità, che cade il 3 dicembre.
L’isolamento, dunque, non è solo una questione demografica, ma anche di inadeguata assistenza e inclusione. L’Italia registra ritardi nella piena applicazione delle politiche di accessibilità universale, che potrebbero ridurre l’emarginazione e favorire una migliore qualità della vita.
Alla fragilità sanitaria e sociale si aggiunge quella economica. Nel 2023 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta, con un aumento di 2,8 punti percentuali rispetto al 2014. La povertà colpisce in modo particolare le famiglie con minori, i giovani, gli stranieri e i residenti nel Mezzogiorno, aggravando le disuguaglianze territoriali.
In questo contesto, l’assistenza alle persone non autosufficienti ricade in larga misura sulle famiglie, e soprattutto sui caregiver familiari. Tuttavia, la crescente frammentazione delle famiglie, la diminuzione del numero di figli e l’uscita ritardata dei giovani dalla casa dei genitori rendono sempre più difficile sostenere un modello basato quasi esclusivamente sull’assistenza familiare. Per molti nuclei è impensabile ricorrere a un caregiver esterno a pagamento, dato l’elevato costo e la precarietà economica diffusa.
L’Italia si trova davanti a una sfida epocale. Le previsioni demografiche e sociali mostrano che senza politiche adeguate il rischio è quello di una società sempre più vecchia, isolata e diseguale.
Occorrono investimenti strutturali in assistenza domiciliare, servizi sanitari accessibili, abbattimento delle barriere architettoniche e sostegno ai caregiver. In parallelo bisogna affrontare il nodo della natalità e del sostegno alle giovani generazioni, per evitare un ulteriore squilibrio tra popolazione attiva e anziana.
In un Paese che nel 2050 vedrà un anziano ogni tre cittadini, il tema non riguarda solo chi oggi è fragile, ma l’intera società: il modo in cui l’Italia saprà affrontare la questione dell’invecchiamento determinerà non solo il futuro del welfare, ma anche la coesione sociale e il benessere collettivo.
Marta Strinati
Cover art copyright © 2025 Dario Dongo (AI-assisted creation)