Now Reading
Amnesty: ecco le violazioni dei diritti umani nelle RSA durante Covid-19

Amnesty: ecco le violazioni dei diritti umani nelle RSA durante Covid-19

Amnesty diritti umani RSA

Amnesty International denuncia le violazioni dei diritti umani durante la pandemia da Covid 19, soprattutto nelle residenze sociosanitarie e socioassistenziali, le RSA, e chiede l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta.

Nella primavera del 2020, sono stati minacciati e violati il diritto alla vita, alla salute, alla non discriminazione per gli anziani che sono morti a migliaia. Diritto alla libertà di espressione, alla libertà di associazione, a condizioni di lavoro sane e sicure per i lavoratori dei centri anziani. Operatori e operatrici sociosanitari e socioassistenziali che prima hanno lottato a mani nude (letteralmente: non c’erano dispositivi di protezione né mascherine né tamponi) contro la pandemia, poi hanno subito discriminazioni, intimidazioni, fino a licenziamenti ingiusti, quando hanno cercato di raccontare le condizioni di lavoro cui sono stati costretti, riferisce Amnesty International.

Abbandonati nelle RSA

L’associazione ha diffuso due documenti, uno a dicembre del 2020 e l’altro a ottobre di quest’anno.

Abbandonati, è il titolo del rapporto pubblicato a dicembre del 2020 sugli anziani che hanno perso la vita nelle RSA. All’interno di queste strutture Amnesty ha trovato violazioni e mancata tutela del diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione dei pazienti anziani da parte delle istituzioni, a livello nazionale, regionale e locale. (1)

Nel rispondere alla pandemia, il governo italiano e le autorità regionali non sono riusciti a intraprendere misure tempestive per tutelare la vita e i diritti delle persone anziane presenti nelle strutture residenziali sociosanitarie e, di fatto, hanno adottato politiche e consentito pratiche che hanno messo a rischio la vita e la sicurezza sia degli ospiti che degli operatori sanitari.

Tali decisioni e politiche hanno prodotto o contributo a determinare violazioni dei diritti umani degli ospiti anziani residenti, in particolare del diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione. Hanno anche avuto un impatto sui diritti alla vita privata e familiare degli ospiti delle strutture ed è possibile che, in certi casi, ne abbiano violato il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti‘, (Amnesty, Abbandonati).

Le misure di protezione, i tamponi, le procedure di controllo delle infezioni sono state adottate solo quando l’epidemia dilagava. Racconta il direttore di una struttura di Milano: ‘Noi nelle Rsa siamo stati abbandonati; siamo stati messi in situazioni ad alto rischio per le quali non avevamo le capacità e non abbiamo ricevuto alcuna guida, nessun supporto‘.

Combattevamo il fuoco senza estintori e con le mani legate

L’impatto della pandemia sulla RSA è stato devastante. All’inizio non c’erano mascherine e dispositivi di protezione individuali. La maggior parte dei centri per anziani non ha potuto accedere ai tamponi fino dopo il periodo di massima diffusione del virus. In gran parte dei casi, non c’erano sistemi per isolare adeguatamente i pazienti infetti o potenzialmente contagiati. Mancava personale e quello che c’era è stato sottoposto a turni di lavoro massacranti.

Il responsabile di una struttura residenziale sociosanitaria per persone anziane si è espresso così: ‘Combattevamo il fuoco senza estintori e con le mani legate dietro la schiena‘.

Il personale di varie strutture ha raccontato ad Amnesty International di aver ricevuto Dpi solo nella prima metà di aprile, ormai dopo la morte di migliaia di ospiti a causa del Covid.

La carenza di dispositivi di protezione, racconta l’associazione, è certo un problema che ha riguardato l’intera Europa. Agli ospedali è stata data la precedenza rispetto alle RSA. Quello però che emerge dalle denunce raccolte da Amnesty è che non sia stato garantito l’accesso paritario alle cure ospedaliere per gli anziani ospiti delle RSA di cui si sospettava il contagio, pur nella situazione di grave criticità in cui si trovavano gli ospedali oberati di lavoro. Che ci sia stato ‘un rifiuto generalizzato nei confronti di ospiti ultrasettantacinquenni di Rsa‘. Insomma: gli anziani non venivano accettati tour court, senza che ci fosse una valutazione clinica individuale.

Ancora una volta sono le parole dei sopravvissuti a raccontare bene quello che è accaduto.

Dopo forti insistenze, l’8 maggio mia madre è stata trasferita in ospedale in fin di vita‘, racconta la figlia di una residente sopravvissuta al Covid in una Rsa di Milano. ‘Nella Rsa mi è stato detto ripetutamente che non c’era nulla da fare. Tuttavia, secondo il medico del pronto soccorso in ospedale, il problema era la setticemia sanguigna, l’insufficienza renale dovuta a disidratazione e malnutrizione. Nel reparto malattie infettive dell’ospedale hanno fatti miracoli e lei ce l’ha fatta. Ora però si è rinchiusa in se stessa, ha 75 anni ma ha perso 20 anni di vita. Sono morte la metà delle persone nel reparto in cui si trovava mia madre’.

Le conseguenze sono state tragiche anche per gli anziani sopravvissuti alla pandemia, che hanno sofferto l’indebolimento delle funzioni motorie e cognitive, la perdita dell’appetito, la depressione e una generale perdita della voglia e del desiderio di vivere, con un impatto particolarmente significativo per chi soffriva di demenze o Alzheimer.

Lavoratori messi a tacere

Quando i lavoratori dei centri per anziani hanno provato a raccontare quello che è accaduto, sono stati ‘messi a tacere’. Il secondo dossier di Amnesty fa luce su quanto accaduto a operatori e operatrici sanitari e sociosanitari che hanno lanciato l’allarme sulle inadeguate condizioni di lavoro e di sicurezza nei centri per anziani e hanno subìto procedimento disciplinari. Fra febbraio e agosto del 2021 Amnesty ha parlato con 34 tra operatori e operatrici in servizio nelle strutture residenziali durante la pandemia da Covid-19, così come con avvocati, esperti del settore e sindacalisti (2).

I lavoratori hanno vissuto un clima di terrore, con la paura costante di ritorsioni. Sono stati sottoposti a ritorsioni per aver criticato la risposta alla pandemia da Covid-19. Alcuni hanno subito procedimenti disciplinari e licenziamenti, perché avevano sostenuto che le strutture avessero nascosto informazioni sui contagi fra gli anziani e fra i lavoratori e impedito di usare le mascherine sul posto di lavoro. Quasi un lavoratore su tre ha denunciato un clima di paura. I datori di lavoro hanno imposto il silenzio e adottato misure antisindacali.

Un infermiere a contratto in una RSA privata della Lombardia ha dichiarato: ‘Le cooperative e le strutture pubbliche hanno messo un bavaglio alle persone che hanno denunciato o parlato con la stampa‘.

Una infermiera di una struttura pubblica milanese: ‘Ultimamente ci sono state varie ritorsioni e siamo tutti in massima allerta. Ci avevano detto di non usare le mascherine per non creare panico a utenti e famiglie, ma eravamo già in pieno Covid, verso fine febbraio o inizio marzo [2020]. Ci siamo ribellati e abbiamo fatto denuncia contro la persona che ci ha ammonito di non usare le mascherine. Io sono stata messa in quarantena preventiva per motivi politici e al rientro ho dovuto fare il tampone. Anche altri colleghi sono stati allontanati in questo modo. Le ripercussioni sono iniziate subito dopo le denunce. Spesso colleghi sono stati spostati di reparto e allontanati come ritorsione. Anche io ho ricevuto una misura disciplinare per aver partecipato a una manifestazione‘. (2)

See Also
liberta di stampa

Un settore con grandi criticità

Tutto questo interviene in un settore con scarsa sindacalizzazione, con una frammentazione di sigle sindacali e di contratti, cosa che ha creato isolamento fra i lavoratori. Il settore sociosanitario e socioassistenziale è molto femminilizzato, l’85% dei lavoratori è rappresentato da donne, il 12% ha un background migratorio, molti lavoratori sono precari o part time, con contratti esternalizzati e retribuzioni inferiori rispetto a quelle medie di un infermiere nella sanità pubblica.

Sono lavoratori, ancora, che hanno subìto turni di lavoro estenuanti e turni di notte per più giornate di seguito senza adeguati periodo di riposo.

A volte lavoravo anche 16 ore al giorno, oppure facevo il turno di notte e poi lavoravo di nuovo il giorno dopo senza riposo, o facevo tre o quattro notti consecutive, che è anche illegale’, racconta un altro infermiere.

Qualcuno denuncia sintomi da stress post traumatico e incubi notturni.

Amnesty chiede al parlamento italiano di ‘istituire una commissione d’inchiesta parlamentare mirata a condurre un’indagine sulla riposta delle autorità alla pandemia, con un focus specifico sulle strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali per persone anziane. Tale commissione – dice l’associazione – dovrebbe indagare sulle violazioni e sugli abusi del diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione subiti dalle persone anziane nelle strutture residenziali» come pure sui problemi del settore dell’assistenza e sulle preoccupazioni espresse da lavoratori e sindacati riguardato a condizioni di lavoro sane, sicure, eque e dignitose’.

Sabrina Bergamini

Note

(1) Amnesty International. Abbandonati. Violazione del diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione delle persone anziane nelle strutture sociosanitarie e socioassistenziali in Italia durante la pandemia, 17 dicembre 2020 https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2020/12/report-rsa-anziani-.pdf

(2) Amnesty International. Messi a tacere e inascoltati in piena pandemia, 22 ottobre 2021 https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2020/12/Messi-a-tacere-e-inascoltati.pdf

(3) Amnesty, l’appello: https://www.amnesty.it/appelli/firma-diritto-salute-anziani-case-di-riposo/

© 2019 Égalité Onlus,
no-profit Organization
Lungotevere di Pietra Papa 111
00146 Roma
Codice Fiscale 96411760588
  Licenza Creative Commons
Égalité è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale
Scroll To Top