

Il recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui determinanti sociali dell’equità sanitaria (OMS, 2025) presenta un’analisi dei fattori sociali, economici, ambientali e politici che guidano i risultati sanitari a livello globale.
Le evidenze fornite nel rapporto mostrano disuguaglianze radicate e crescenti, tra le nazioni e al loro interno, con impatto significativo sull’equità sia nell’accesso all’assistenza sanitaria, sia nella prevalenza di mortalità prematura.
Il rapporto sottolinea l’urgente necessità di un’azione multisettoriale coordinata per affrontare sfide come il pervasivo, duplice ruolo degli attori commerciali sulla salute delle popolazioni, riconoscendo al contempo significative limitazioni nei dati.
Aggiungiamo una considerazione essenziale che sfugge alla diplomazia di OMS: il profondo impatto dei fattori geopolitici sulla destinazione dei fondi pubblici e l’esigenza di riorientare le priorità. #HealthNotArms.
Il rapporto impiega un approccio multisfaccettato che combina analisi dei dati, consultazioni di esperti e sintesi delle evidenze. Il processo di sviluppo ha incluso diverse componenti metodologiche chiave:
Lo sviluppo del rapporto è stato guidato dal Dipartimento OMS dei Determinanti Sociali della Salute, con contributi da scrittori tecnici, revisori esterni e rappresentanti degli uffici regionali. L’analisi dei dati sui progressi rispetto agli obiettivi della Commissione è stata condotta dal Dipartimento di Dati e Analisi dell’OMS, mentre istituzioni accademiche esterne hanno fornito revisioni delle evidenze e contribuito alla stesura di sezioni.
Il rapporto (OMS, 2025) riconosce diverse limitazioni significative riguardo alla raccolta e analisi dei dati:
Il rapporto sottolinea particolarmente l’assenza di dati affidabili per le popolazioni emarginate e difficili da raggiungere, incluse le comunità indigene, i migranti non documentati e coloro che sperimentano la condizione di senza tetto, il che può risultare in una sistematica sottorappresentazione delle sfide sanitarie di questi gruppi nelle statistiche nazionali.
Il rapporto OMS evidenzia enormi disparità sanitarie globali, con una speranza di vita che varia di ben 33 anni tra paesi. Anche all’interno delle nazioni, si osservano differenze di diversi decenni a seconda della geografia e del gruppo sociale.
Queste disuguaglianze rimangono radicate, nonostante i miglioramenti complessivi negli indicatori sanitari globali.
Inoltre, alcuni paesi sono riusciti a dimezzare le morti premature nell’ultimo mezzo secolo, mentre in altri tale valore è rimasto uguale o è persino aumentato, nonostante livelli di reddito simili (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2025).
L’obiettivo aspirazionale del 2008 della Commissione OMS sui Determinanti Sociali della Salute di chiudere i divari sanitari in una generazione rimane non realizzato. I principali risultati includono:
Il rapporto dimostra che i livelli di istruzione influenzano significativamente i risultati di mortalità, con coloro che hanno un livello di istruzione inferiore che sperimentano tassi di mortalità sostanzialmente più elevati in tutti i gruppi di età. Questo gradiente di mortalità legato all’istruzione rappresenta un importante fattore di disuguaglianza sanitaria, poiché gli individui con istruzione limitata affrontano svantaggi sistemici nell’accesso all’assistenza sanitaria, alle opportunità lavorative e alle risorse che promuovono la salute (Korda et al., 2020).
La disparità ha radici storiche ma continua ad allargarsi nonostante il progresso societario complessivo. Ad esempio, in Corea del Sud, nonostante quattro decenni di rapida crescita economica, i tassi di mortalità tra gli adulti con scarsa istruzione sono migliorati a un ritmo molto più lento rispetto alle loro controparti meglio istruite (Bahk et al., 2017).
Questo modello è evidente in 14 paesi europei, dove le coorti di nascita più recenti mostrano divari sempre più ampi nella mortalità tra i livelli di istruzione, suggerendo che questa sfida trascende i confini nazionali e i sistemi economici (Long et al., 2023).
Le disparità geografiche nei risultati sanitari rimangono pronunciate sia tra che all’interno dei paesi. I dati da molteplici giurisdizioni rivelano che il luogo di residenza impatta significativamente sui risultati sanitari, con differenze urbano-rurali e privazione a livello di area che creano variazioni sostanziali nella speranza di vita (Dwyer-Lindgren et al., 2024; Kataoka et al., 2021).
Le popolazioni rurali, particolarmente le donne, affrontano sfide sproporzionate nell’accesso ai servizi sanitari essenziali, contribuendo a rapporti di mortalità materna più elevati nelle aree rurali rispetto agli ambienti urbani (Samuel et al., 2021; Rossen et al., 2022).
Le popolazioni indigene in tutto il mondo continuano a sperimentare sostanziali svantaggi sanitari attraverso molteplici indicatori (Anderson et al., 2016).
I divari sanitari sperimentati dai popoli indigeni sono radicati nella discriminazione strutturale e ingiustizie storiche, aggravati da continui svantaggi sociali ed economici.
Modelli simili di disparità sanitarie etniche e razziali sono evidenti in vari contesti nazionali, richiedendo interventi mirati che affrontano sia i bisogni sanitari immediati che i determinanti sociali sottostanti.
Il rapporto identifica quattro strategie interconnesse per affrontare i determinanti sociali, come descritto di seguito.
Il rapporto evidenzia che le disuguaglianze sanitarie sono in gran parte evitabili e derivano da decisioni politiche e strutture sistemiche, una situazione osservata anche in Italia. La persistenza di queste disuguaglianze nonostante decenni di consapevolezza indica la necessità di interventi più robusti che affrontino le cause profonde piuttosto che i sintomi.
La natura interconnessa dei determinanti sociali richiede approcci whole-of-government che trascendano i tradizionali confini del settore sanitario. Il rapporto riconosce che mentre gli interventi individuali possono mostrare promesse, il progresso sostenuto richiede strategie complete che affrontano simultaneamente fattori economici, sociali, ambientali e politici.
Notevolmente, il rapporto evidenzia il ruolo degli attori commerciali nel promuovere o minare l’equità sanitaria, chiedendo una regolamentazione rafforzata mentre riconosce il potenziale positivo del coinvolgimento del settore privato.
Il rapporto sottolinea che gli attori commerciali esercitano un’influenza significativa nel determinare i risultati sanitari della popolazione, fungendo da determinanti critici dell’equità sanitaria attraverso le loro pratiche commerciali e il coinvolgimento politico. Riconosce la natura duale del coinvolgimento del settore privato, dove le aziende che producono beni che migliorano la salute, supportano buone condizioni di lavoro e impattano positivamente le comunità possono sostanzialmente ridurre le disuguaglianze sanitarie.
Al contrario, il rapporto identifica modelli preoccupanti dove gli attori commerciali che producono prodotti dannosi per la salute contribuiscono all’aumento di malattie evitabili, danni planetari e approfondimento delle disuguaglianze. Questi includono:
Il rapporto affronta anche rischi per la salute ambientale come le industrie inquinanti concentrate in aree a basso reddito, creando carichi sproporzionati di malattie respiratorie, e tecnologie digitali dannose con modelli di design che creano dipendenza che colpiscono particolarmente la salute mentale dei giovani nelle comunità vulnerabili.
L’analisi sottolinea che mentre la regolamentazione del settore pubblico mostra promesse nel mitigare gli impatti commerciali negativi attraverso framework legislativi e normativi, rimane una sostanziale opportunità per una supervisione rafforzata. Specificamente, il rapporto evidenzia la considerevole leva degli appalti pubblici – del valore di oltre 8 trilioni di dollari USA a livello globale – come strumento sottoutilizzato per incentivare pratiche commerciali che promuovono l’equità sanitaria, dall’agricoltura sostenibile agli standard di lavoro dignitoso nelle catene di approvvigionamento (Martins & Guerry, 2018).
Il framework chiede meccanismi di governance più forti per affrontare i determinanti commerciali massimizzando al contempo le opportunità per i contributi del settore privato agli obiettivi di equità sanitaria attraverso un’azione coordinata tra settori, responsabilità aziendale rafforzata e uso strategico del potere d’acquisto del governo per plasmare mercati più sani.
I risultati dell’OMS si svolgono sullo sfondo di un’escalation di conflitti globali e militarizzazione, dove la spesa militare annuale supera i 2,2 trilioni di dollari (SIPRI, 2024) mentre i sistemi sanitari sottofinanziati lottano per affrontare le disuguaglianze prevenibili. Le evidenze del rapporto – sui divari nella speranza di vita, le disparità sanitarie indigene e le vulnerabilità indotte dal clima – sono inestricabilmente legate a scelte geopolitiche che prioritizzano le armi rispetto all’equità:
Appello all’azione. Le raccomandazioni del rapporto richiedono non solo cambiamenti politici ma un riorientamento delle priorità globali. Esortiamo a:
Il percorso verso l’equità sanitaria richiede lo smantellamento dei sistemi che perpetuano violenza e privazione. Come sottolinea l’OMS, “Salute per Tutti” è impossibile senza pace, giustizia e il coraggio di scegliere la solidarietà rispetto alla guerra.
Il rapporto OMS conclude che raggiungere l’equità sanitaria è fattibile ma richiede un rinnovato impegno politico e un’azione complessiva attraverso molteplici settori. Le conclusioni chiave includono:
Il rapporto sottolinea che perpetuare divari sanitari evitabili è fondamentalmente ingiusto e chiede un’azione collettiva per affrontare le cause profonde. Posiziona l’equità sanitaria come centrale allo sviluppo sostenibile, notando che approcci inclusivi sono essenziali per raggiungere la prosperità e spezzare i cicli di svantaggio.
#Égalité #HealthNotArms #PeaceLandDignity
Dario Dongo

Dario Dongo, avvocato e giornalista, PhD in diritto alimentare internazionale, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times) ed Égalité.