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Mobilità personale dei disabili, diritti negati e blackout a Roma

Mobilità personale dei disabili, diritti negati e blackout a Roma

La mobilità personale è uno dei tanti diritti riconosciuti ai disabili solo ‘sulla carta’, nella teoria. Ecco cosa prevede la Convenzione ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità. A raffronto con i diritti negati in Italia, e il recente blackout a Roma.

Mobilità personale, i diritti dei disabili

La disabilità può esprimersi in varie forme. Fisica e sensoriale, neurologica e psichica. In molti casi il disabile ha la necessità di venire accompagnato e trasportato. Ogni giorno, se pure in molti casi solo per percorrere brevi distanze. A questa necessità corrisponde un preciso diritto, proclamato dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. (1)

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in particolare, ha stabilito il dovere degli Stati di garantire la mobilità personale dei disabili con il più elevato livello di indipendenza possibile. Tenuto conto delle loro esigenze e delle loro libere scelte, a costi accessibili. Per consentire la loro partecipazione a una società inclusiva. (2)

Mobilità personale, i diritti negati in Italia

Il diritto costituzionale delle persone con disabilità di poter ricevere servizi di mobilità personale, in Italia, è tuttavia sistematicamente violato. E soprattutto, i servizi sociali a sostegno della mobilità personale variano sensibilmente da Regione a Regione, oltreché da un Comune all’altro. Con livelli abissali di diseguaglianze, come sempre a discapito degli ‘ultimi degli ultimi’.

Le gravi inadempienze del settore pubblico sono aggravate dall’omessa definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) relativi alla mobilità individuale. Gli svantaggiati sono così spesso costretti alla completa esclusione sociale. Salvo potersi affidare – in alcune aree del Paese ed entro i limiti della provvidenza – a servizi privati di volontariato che in qualche modo suppliscano alle carenze pubbliche.

Le famiglie e i care-giver sono l’unica via di salvezza, per chi almeno abbia questa risorsa. Per poter frequentare la scuola, andare al lavoro, provvedere alle esigenze di vita quotidiana e partecipare alle attività sociali. Oltreché recarsi, all’occorrenza, nei centri di cura e terapia. (2)

Mobilità personale a Roma. Un servizio sociale pubblico antesignano

Il servizio sociale taxi a favore delle persone disabili venne introdotto dal Comune di Roma 3 decadi or sono, proprio per garantire la mobilità personale di almeno alcuni degli individui svantaggiati. In anteprima, tra l’altro, rispetto all’affermazione di tale diritto da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Le liste dei beneficiari di tale servizio, a ben vedere, erano già chiuse da diversi anni. Di conseguenza, coloro che avevano maturato in tempi più recenti il diritto alla mobilità individuale ne erano preclusi, a prescindere dal livello della loro invalidità e dalle situazioni patrimoniali. Ma almeno a un migliaio di persone, tale supporto fondamentale è stato fornito per lungo tempo.

La capitale, oltretutto, è afflitta da barriere architettoniche ubiquitarie e inaccessibilità diffusa dei mezzi di trasporto pubblico. In un contesto che si è di recente aggravato a causa dei guasti diffusi degli ascensori, nelle già poche fermate di metropolitana teoricamente attrezzate. Come abbiamo denunciato più volte, l’estate scorsa, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

Servizio sociale taxi

L’1 ottobre 2019, tuttavia, il servizio sociale taxi per portatori di handicap è stato interrotto improvvisamente, dal Comune di Roma, senza alcun preavviso. Blackout. La testimonianza del nostro amico Carlo Corizza, che ne ha potuto beneficiare per lungo tempo, qui a seguire.

‘Sono disabile al 100% dalla nascita, a causa di emiplegia spastica, e vivo su una sedia a rotelle. Dal 1990 lavoro presso il Comune di Roma, all’ufficio dell’anagrafe.

Fin dall’inizio della mia attività lavorativa ho potuto fruire del servizio di mobilità individuale a favore dei disabili. Un servizio organizzato dai servizi sociali del comune di Roma in convenzione dapprima con tutti i radio-taxi della città, poi soltanto con le cooperative 06-3570 e 06-6645.

Grazie al servizio sociale taxi – che peraltro era stato concesso a un numero limitato di invalidi residenti a Roma – ho potuto recarmi al lavoro ogni giorno per 30 anni, facendomi accompagnare dalla casa all’ufficio e viceversa.

Blackout a Roma

‘A partire dall’1.10.19 il servizio sociale taxi è stato però sospeso, senza alcun preavviso. Il Comune di Roma ha infatti deciso di sostituire questo servizio indispensabile a tanti di noi con un servizio di trasporto collettivo attraverso pulmini inagibili e inaccessibili, della società Tumbo, se non ricordo male’.

I pulmini organizzano giri collettivi per ‘raccogliere e scaricare’ i disabili nelle varie zone della città. Devono venire prenotati con un giorno d’anticipo e tuttavia non garantiscono la continuità del trasporto negli orari che per chi lavora sono imperativi. Oltretutto gli autisti non attendono neppure pochi minuti di ritardo, che a volte per i disabili sono inevitabili a causa di improvvise emergenze.

Ma ciò che è peggio, i pulmini sono privi di pedane per consentire l’accesso di coloro che si trovano sulle carrozzine elettriche, e non hanno un addetto che possa aiutare i disabili in difficoltà per salire e scendere da un mezzo che, a differenza dell’auto dei taxi, è alto e difficile da ‘scalare’.

A seguito della sospensione del servizio sociale taxi, molti di noi sono impossibilitati ad andare al lavoro, altri devono rinunciare alla scuola, altri ancora alle terapie. E pure i pensionati invalidi, che fino a poche settimane fa avevano diritto a 8 corse al mese, devono a loro volta rinunciare ai trasporti per le visite mediche piuttosto che per le attività sociali’.

‘Espulsi’ dal lavoro

‘Questa situazione è del tutto insostenibile. Per chi lavora, affrontare i costi di un trasporto taxi quotidiano è pressoché impossibile. Il rischio è quello di perdere il lavoro e subire ulteriore emarginazione sociale. Per chi non lavora, va da sé come una pensione d’invalidità di 280 euro al mese sia incompatibile con ogni uscita e costringa perciò il disabile all’isolamento più completo.

Da parte del Comune di Roma, nessun segnale. Da parte della Regione Lazio, tanto meno. La situazione è ferma, la discriminazione insostenibile.

Ringraziamo Carlo Corizza per la condivisione, esprimendo la nostra disponibilità a raccogliere testimonianze sui livelli di servizio pubblico offerti ai portatori di handicap nei vari Comuni d’Italia. Nella prospettiva, tra l’altro, di agire in via giudiziaria per ottenere il concreto riconoscimento dei diritti umani fondamentali consacrati nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), all’articolo 20. (2)

Gli interessati sono pregati di scriverci, a egaliteonlus@gmail.com.

#Égalité!

Dario Dongo

Note

(1) UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD), testo originale in inglese su https://www.un.org/disabilities/documents/convention/crpd_english.doc

(2) CRPD, Article 20 – Personal mobility.

States Parties shall take effective measures to ensure personal mobility with the greatest possible independence for persons with disabilities, including by:

(a) Facilitating the personal mobility of persons with disabilities in the manner and at the time of their choice, and at affordable cost (…).’

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